Il glossario del truffatore online

30 Novembre 2020 | di Lorenzo Bagnoli, Lorenzo Bodrero

Ads

Advertisement, pubblicità in inglese. I pacchetti di pubblicità dei prodotti di trading prevedono diversi strumenti: pseudo-articoli, e-book, video, newsletter, siti di recensioni.

Bitcoin e criptovalute

Monete digitali che hanno fatto il loro debutto nel 2009. Mentre una moneta fisica è regolamentata da organi preposti, le criptovalute sono create, gestite, commercializzate e conservate in un sistema decentralizzato noto come blockchain. I prezzi delle criptovalute sono soggetti a fluttuazioni molto ampie, come spiega la Consob.

Bot

Abbreviazione di robot, sono dei programmi o algoritmi in grado di svolgere azioni in autonomia. Nel trading online hanno un duplice utilizzo: da un lato, consentono la raccolta a strascico sul web dei dati di potenziali clienti; dall’altro, di replicare gli ads e le finte piattaforme di trading. Le pubblicità con i vip millantano di vendere presunti bot predittivi in grado di investire automaticamente in bitcoin, con grandi risultati. Sono una truffa.

Cfd, rolling spot forex e opzioni binarie

Sono gli strumenti finanziari attraverso cui, secondo i falsi banner pubblicitari, i vip sarebbero diventati ricchi investendo in bitcoin. La Consob avvisa che si tratta di «prodotti estremamente rischiosi» che «non sono adatti alla maggior parte degli investitori». Al contrario, le pubblicità inducono a pensare che dei robot siano in grado di gestire automaticamente questa tipologia di investimenti. Cfd, rolling spot forex e opzioni binarie sono prodotti derivati particolarmente diffusi nell’ambito del Forex. Questo significa che il loro valore e il loro prezzo derivano dal valore di un altro elemento, che si chiama “attività sottostante”. La particolarità di questi derivati, prosegue l’autorità di vigilanza, è che «agli investitori può essere richiesto il versamento di ulteriori somme ad integrazione del capitale inizialmente investito». Secondo gli stessi disclaimer dei siti di trading, tra il 75 e l’89% circa dei clienti che investono in questi prodotti – CFD soprattutto – perde i propri soldi.

E-mail marketing

Strategia di marketing digitale che prevede l’invio di email verso potenziali o consolidati clienti. Nel trading online ne è frequente l’abuso, che consiste nell’invio di email a destinatari che non hanno dato il consenso alla ricezione oppure a persone che hanno sottoscritto un servizio diverso da quello presente nella mail ricevuta. Sovente tale email è considerata uno spam, cioè cliccando su un link all’interno di essa l’utente è rimandato a una pagina progettata per una truffa, come nel caso delle finte piattaforme di trading.

Forex

Anche FX. Il foreign exchange market è un un mercato non regolamentato – cioè fuori dal controllo delle autorità di vigilanza delle Borse – dove si fanno CFD, i contratti regolati per differenza, di valute. In altri termini, si fanno investimenti altamente speculativi sul tasso di cambio tra diverse valute. È un mercato con un’altissima volatilità, cioè molto instabile. La Consob sottolinea che i software che generano automaticamente operazioni sulle valute, in base ad algoritmi, finiscono per far «perdere completamente il controllo sui nostri investimenti». «Su dieci persone che investono sul forex, e si badi bene con società autorizzate, nove perdono» è l’avvertimento dell’autorità di vigilanza.

Offshore

In ambito societario, indica compagnie registrate in paradisi fiscali, ossia in quei Paesi che garantiscono tassazioni minime o nulle sui depositi bancari e sui redditi nonché elevate garanzie di segretezza circa i reali titolari delle società in essi registrate. Seppur legali, le giurisdizioni offshore favoriscono l’elusione fiscale e l’indebito accumulo di ricchezza.

Programma di affiliazione

Consiste in un accordo commerciale tra due entità in cui la prima (affiliato) si impegna a promuovere prodotti o servizi dietro compenso per conto della seconda (merchant). Nel mondo delle truffe online l’affiliato è retribuito per reclutare illecitamente potenziali vittime diffondendo i prodotti.

Trading online

In generale, è la compravendita di strumenti finanziari tramite internet. Equivale a investire in Borsa, ma online. Nei nostri articoli ci riferiamo sempre a investimenti nel settore dei bitcoin.

Our investigations for an international audience

Our investigations for an international audience
In modern era, criminal organisations and corporate crimes are necessarily intertwined with the global economy. Hence the need to offer our investigations in English to be available to a wider audience

#inEnglish

Inside the Sinaloa cartel’s move toward Europe

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A recent Italian police investigation, code-named Operation Halcon, has provided the most in-depth look yet into how Mexico’s leading drug traffickers, the Sinaloa Cartel, do business in Europe

The unswept corners of Daphne’s murder

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Three years after the assassination of Daphne Caruana Galizia, several clues point to the powerful businessman Yorgen Fenech as alleged mastermind. He denies involvement, but several revelations suggest otherwise.

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This is not a story about victims. This is a story about women who fight back.

“Uniti contiamo, contiamoci insieme”

17 Giugno 2020 | di Redazione

Acta, l’associazione che rappresenta i freelance in Italia, e Slow News, il primo progetto italiano di slow journalism, sono felici di presentare i risultati di “Uniti contiamo, contiamoci insieme”, il sondaggio sulle criticità e le reali condizioni di lavoro di una categoria di professionisti troppo spesso priva di strumenti di tutela e di concrete strategie di sostenibilità: i freelance dell’informazione e della comunicazione. La rilevazione, che non ha finalità statistiche*, è stata condotta dal 3 al 20 aprile 2020 tramite indagine anonima online su un campione di 609 intervistati in tutta Italia appartenenti al mondo del giornalismo e della comunicazione ed è consultabile a questo link.

L’indagine, a cura di Acta e Slow News, conta sul supporto di IRPI e Fior di Risorse-Senza Filtro.

Il contesto

In Italia i professionisti della comunicazione e dell’informazione sono migliaia, ma di difficile stima. Per quanto riguarda l’informazione, ad esempio, su oltre 40 mila iscritti alla previdenza giornalistica – la cassa INPGI – nel 2017-2018, solo poco più di 15 mila profili erano inquadrati come lavoratori con contratto a tempo indeterminato e quindi assunti all’interno di realtà editoriali, giornali, testate, radio, tv (qui i dati più aggiornati, fonte INPGI). Nella comunicazione si stima siano oltre 10 mila gli addetti stampa e i comunicatori (dati Agenda del Giornalista 2019). Ma il mercato si è arricchito di professionalità nuove e altamente competenti che però raramente possono contare su un riconoscimento o un inquadramento contrattuale del proprio ruolo: social media manager, esperti di marketing e consulenti editoriali, addetti stampa con competenze digitali avanzate.

Ciò significa che oggi il precariato e l’attività freelance nel settore non sono eccezione, ma regola e occorrono misure urgenti per tutelare queste professionalità.

I risultati

L’indagine è stata suddivisa in due filoni:

  • un sondaggio rivolto a giornalisti o comunque collaboratori di realtà giornalistiche, tanto redattori quanto fotografi, illustratori o consulenti;
  • un sondaggio rivolto invece a chi lavora principalmente all’interno di aziende o come ufficio stampa, addetto/a stampa, social media manager e consulente in comunicazione e marketing.

Sono state raccolte in tutto 609 risposte, 408 per il sondaggio giornalisti e 201 per il sondaggio comunicatori.

Su 609 rispondenti, il 44% ha 30 anni mentre solo il 14% ha dai 50 anni in su e la maggioranza è donna. I livelli di istruzione sono elevati: i due terzi dei rispondenti ha almeno una laurea magistrale.

Per quanto riguarda i giornalisti:

  • Oltre il 40% dei giornalisti intervistati ha una partita Iva e oltre il 35% viene pagato con collaborazioni occasionali e diritto d’autore. Inoltre il 29% degli intervistati dichiara di lavorare per 1 sola testata o committente o il 28% con due.
  • Il 52,7% degli intervistati svolge esclusivamente la professione di giornalista;
  • Il 41,2 svolge anche altre attività per necessità economica, diversificazione del rischio e ricerca di varietà;
  • Il 66% dei giornalisti del campione viene pagato solo se il servizio/pezzo o prodotto editoriale – es. vignetta o foto – è effettivamente pubblicata;
  • Il 42% riceve meno di 5.000 euro lordi annui;
  • Il 68,1% degli intervistati porta a casa meno di 10 mila euro lorde all’anno.

Per quanto riguarda i comunicatori:

  • Solo l’8% di coloro che hanno risposto al questionario sono specializzati in una sola attività o strumento di comunicazione;
  • Il 25% degli intervistati svolge oltre 5 mansioni contemporaneamente, mentre mediamente chi lavora nella comunicazione svolge almeno 4 mansioni diverse;
  • L’attività più diffusa, svolta dall’80% degli intervistati è quella di social media e content management;
  • Il 55% riceve un compenso fisso mensile, il 35% viene pagato in base alle ore di lavoro svolte o all’impegno effettivamente impiegato e il restante 10% al raggiungimento degli obiettivi;
  • Il 32,8% dei casi guadagna meno di 10 mila euro lordi all’anno, mentre circa il 25% riesce ad assestarsi tra i 10 mila e i 20 mila euro.

Per entrambe le categorie, il dato più preoccupante riguarda la previdenza e il futuro pensionistico, con una elevata la percentuale di chi non ha alcuna cassa di riferimento in cui versare contributi: 14% dei comunicatori e 17,2% dei giornalisti (tra questi ultimi il 67% di chi non è iscritto all’albo giornalisti e il 12,9% dei pubblicisti).

In conclusione ci sono alcuni elementi che emergono con forza dai risultati:

  1. Degli intervistati, tra i giornalisti meno di 1/4 lavora in redazione o in un coworking ma solo il 5% non lavora mai da casa, per contro i 3/4 dei rispondenti non lavorano mai in redazione. Tra i comunicatori è più frequente il lavoro presso i clienti (il 56% vi lavora almeno un giorno la settimana) e anche il lavoro dai coworking (utilizzati dal 21%);
  2. Nonostante la richiesta di professionisti della comunicazione e dell’informazione da parte del mercato e nonostante l’aumento del carico di lavoro proprio nel periodo dell’emergenza Covid-19, i rispondenti segnalano un calo ulteriore dei compensi – già bassi – e un allungamento dei tempi di pagamento;
  3. Nell’attività giornalistica “classica” ormai i collaboratori non possono più svolgere la professione in modo esclusivo, ma svolgono attività di comunicazione collaterale – ad esempio come social media manager – per sostenersi.

Nasce il gruppo di lavoro per il settore media, comunicazione e informazione

Grazie al confronto tra freelance e ai risultati di questa indagine nasce Acta-media, un punto di riferimento interno ad Acta dedicato al lavoro nei media, nella comunicazione e nell’informazione.

“All’inizio del 2020, alcuni comunicatori e giornalisti, in gran parte esterni ad ACTA, hanno iniziato a riunirsi per confrontarsi sulle difficoltà della propria situazione lavorativa. Insieme hanno deciso di realizzare un sondaggio per ampliare il confronto. L’indagine, articolata in due parti, una rivolta ai giornalisti e l’altra ai comunicatori, ha aiutato a fotografare alcune specificità di attività che sono sempre più svolte da freelance, accomunati dall’avere pochi diritti e bassi compensi”, dichiara Anna Soru, presidente di Acta. “Il gruppo che ha promosso questa indagine ha continuato a confrontarsi attraverso la rete durante la crisi Covid e si è ora costituito in Acta-media, una sezione specifica di ACTA che ha l’obiettivo di elaborare delle proposte e delle strategie per valorizzare il lavoro dei freelance della comunicazione in quanto freelance, senza inseguire la strada della stabilizzazione dei contratti, che comunque non sarebbe accessibile ai più”.

“In un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, la crisi economica che ci apprestiamo a vivere colpirà duro soprattutto le fasce più deboli del mondo del lavoro e, nel nostro settore, questa fascia debole sono i freelance”, dichiara la redazione di Slow News. “Per questo abbiamo organizzato questo sondaggio, ideato prima della crisi ma lanciato in piena quarantena: perché per unirsi e per agire serve contarsi, conoscersi, allearsi, ora più di prima. E questo vorrebbe essere il punto di partenza di un percorso di unità di cui tutti noi abbiamo bisogno per batterci per i nostri diritti. In Slow News siamo freelance atipici, piccoli imprenditori/autori/editori particolari, e conosciamo le varie problematiche del settore da moltissimi punti di vista. Per questo pensiamo anche di poter dare attivamente il nostro contributo”.

*Non avendo finalità statistiche non può essere presa come riferimento per l’universo dei comunicatori e giornalisti in Italia, ma solo del campione di intervistati effettivi

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