Gli ‘identitari’, successori dell’estrema destra europea

In Italia la Lega Nord incarna per eccellenza l'ideale degli identitari configurandosi come il partito vero successore dell'estrema destra europea

27 dicembre 2020 | di Lorenzo Bagnoli e Alessia Cerantola

MILANO – La festa nazionale della Lega appare a prima vista una sagra paesana: i sostenitori del partito di estrema destra si ritrovano a Pontida, in provincia di Bergamo, gironzolando tra griglie, birre, chiacchiere e qualche canzone. Sembra una festa più che l’incontro di un partito. I politici che partecipano – lo fanno tutti i big della Lega – sono facili da approcciare e disponibili alle domande (dei militanti, non dei giornalisti).

Per i simpatizzanti della Lega è come un Natale pagano – chi si è comportato male durante l’anno verrà relegato sullo sfondo, mentre chi si è comportato bene calcherà il palco, osannato da una folla festante che intonerà cori con il suo nome mentre terrà il suo discorso. L’ultimo spetta a lui, Matteo Salvini, il leader del partito dal 2013. Quest’anno riserverà gli onori per Luca Toccalini, il volto nuovo del partito.

Questo racconto, pubblicato insieme a The Atlantic, esplora un altro aspetto di “Colpire gli stranieri”, una delle puntate della serie podcast The Authoritarian’s Playbook realizzata in lingua inglese da Ground Truth Project. Per IrpiMedia hanno partecipato Lorenzo Bagnoli e Alessia Cerantola: la puntata “Targeting outsiders in Italy” è ascoltabile nella sezione Podcast di IrpiMedia.

L’attrazione dei giovani per la Lega

Nato nel 1990, Toccalini è membro del Parlamento da più di un anno, ma viene all’appuntamento di Pontida fin da quando era uno studente delle superiori. All’epoca le sue ambizioni erano decisamente più umili: nel suo piccolo paese d’origine – Basiglio, nel milanese – avrebbe voluto diventare il cassiere di un ristorante in cui i suoi due migliori amici avrebbero fatto i cuochi. Ha cominciato a frequentare la Lega (allora ancora la padana Lega Nord) non appena ha ricevuto un volantino. La relazione con il partito è diventata presto più profonda. All’ultima Pontida, il segretario federale Salvini lo ha nominato coordinatore nazionale della sezione giovanile del partito, la Lega Giovani.

È un ruolo di potere, responsabile per organizzazione di eventi e campagne. Il legame tra i due uomini si porta appresso già un simbolismo potente: se Salvini, ex ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio, rappresenta l’avanguardia dell’estrema destra che sta crescendo in Europa – il volto più noto, secondo i populisti – allora Toccalini è l’uomo rivolto al futuro del movimento.

Toccalini ed altri come lui rappresenta la crescita del movimento tra i giovani in Italia e in tutta Europa. Giovani che non si identificano nell’estrema destra tradizionale, nemmeno in quella strettamente nazionalista, ma che si definiscono identitari, preoccupati soprattutto di preservare ciò che ritengono essere le identità profonde delle società a cui appartengono. Sono promotori dei valori cristiani contro quella che ritengono essere l’Islamizzazione forzata dell’Europa; le famiglie eterosessuali invece delle unioni civili o dei matrimoni omosessuali e le tradizioni locali opposte alla migrazione di massa. In tutto il continente, dall’Europa orientale alla Francia, dalla Grecia alla Scandinavia, gli identitari hanno affermato con forza la loro presenza, forse in questo momento soprattutto in Italia, forse nessuno più dello stesso Toccalini. «Sono nato nella Lega – spiega Toccalini – e morirò nella Lega».

Le radici del pensiero identitario

Come idea il movimento identitario non è nuovo, nonostante l’uso dell’etichetta sia meno diffuso e la parola in sé molto meno definita e chiara di termini come nazionalismo o populismo. Racchiude al suo interno un raggio di politici e movimenti che cercano di far emergere le difficoltà «di un segmento della società ignorato, marginalizzato, oppresso, privato del diritto di sentirsi rappresentato o altrimenti mal integrato», ha scritto la giornalista Kathleen Parker sul Washington Post. Si prendano a riferimento parole d’ordine come «America first», che in Italia diventa «Prima gli italiani».

I giovani della Lega Nord a Pontida – Foto: Alessia Cerantola e Lorenzo Bagnoli/IrpiMedia

In Europa questo movimento ha trovato le sue fondamenta intellettuali nel libro La Grande Sostituzione, scritto dal sociologo francese Renaud Camus, secondo cui gli europei di nascita verranno scalzati nella loro stessa patria da nuovi cittadini globali, senza origini. I sostenitori del movimento identitario con i quali abbiamo parlato credono in un’Europa delle piccole patrie, in cui ognuna può celebrare la sua specifica identità. Eppure i singoli movimenti identitari in Europa hanno al loro interno un paradosso. L’obiettivo è chiaro: svuotare o almeno limitare il potere delle istituzioni come l’Unione europea, che accusano di essere tra le cause della perdita dei valori tradizionali. Per ottenere ciò che vogliono, per proteggere le loro identità locali, devono costruire uno slancio collettivo transnazionale. L’Italia e la Lega offrono un esempio dei valori che sostengono il movimento identitario e dei fattori che lo aiutano ad essere sempre più florido. Dalla fondazione della Lega all’inizio degli anni ’80 il partito ha sempre chiesto la decentralizzazione del potere da Roma. Agli inizi, tra gli appuntamenti organizzati dai militanti del partito c’erano le ritualità celtiche alla foce del Po, la lotta contro i versamenti delle tasse del ricco Nord a beneficio di tutto il Paese, compreso il povero Sud. Ciò ha comportato una minore diffusione della Lega sul piano geografico.

La Lega Nord dalla secessione all’agenda identitaria

La leadership di Salvini ha cambiato direzione. La Lega ha gradualmente adottato l’agenda identitaria, con cambi di direzione sia leggeri (il motto del partito è passato da “Prima il Nord” a “Prima gli italiani”), sia molto decisi (la difesa dei “valori tradizionali” e della Chiesa). Il partito ha anche messo in discussione elementi di storia e identità italiana; politici della Lega dicono di sentirsi eredi più di popolazioni medievali che dell’Impero romano, quando invece la retorica nazionalista ha fatto sempre ricorso al mito della Roma antica.

«I primi secoli del Medioevo sono fondanti per la nostra nazione», dice Lorenzo Fiato, militante leghista in Lega Giovani e a Paullo, nel milanese. Anche Salvini ha cambiato la sua retorica: nel 2012, durante la crisi del debito in Grecia e in generale nell’ Europa meridionale, il leader leghista, all’epoca consigliere comunale a Milano, diceva che voleva mantenere l’euro solo nel Nord Italia «perché noi siamo Europa», sostenendo al contrario che il Sud non si potesse permettere la moneta comunitaria. In tempi più recenti, ha sempre lasciato aperta la domanda in merito al futuro dell’euro in un’Italia guidata da lui come primo ministro.

Durante questi anni, la Lega ha ampliato il suo elettorato, diventando il primo partito in Italia nel 2019. Salvini si è aggiudicato un posto nel primo governo Conte insieme al Movimento 5 Stelle, mentre quello attuale, una coalizione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, sopravvive in gran parte per un motivo: tenerlo lontano dalle stanze del potere.

Insieme alle scelte di strategia, dal cambio di messaggio alla costruzione dell’immagine di un leader forte, ci sono state anche diverse circostanze storiche a lasciare un vuoto per la crescita della Lega. L’Italia è storicamente in cerca di partiti tradizionali di centro destra, probabilmente dalla fine del ventennio di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, e ha assistito alla crescita del Movimento Cinque Stelle diventato membro principale della coalizione di governo, mentre non ci sono partiti di centro sinistra popolari capaci di attirare masse al voto. Tutto questo ha lasciato un vuoto sul quale la Lega ha saputo capitalizzare il suo successo.

Lorenzo Fiato – Foto: Alessia Cerantola e Lorenzo Bagnoli/IrpiMedia

Questi diversi fattori sono culminati in Italia durante le elezioni in Umbria di ottobre nelle quali una coalizione guidata dalla Lega ha avuto il 57% dei voti in una regione che non è mai stata un feudo leghista. È la prima volta che in Umbria c’è un governo non di centro sinistra da decenni. Il messaggio della Lega durante la campagna elettorale? Difesa dei valori tradizionali, critiche all’Unione europea e alle regole europee che funzionari lontani hanno imposto all’Italia. Un messaggio identitario.

Insieme alle scelte di strategia, dal cambio di messaggio alla costruzione dell’immagine di un leader forte, ci sono state anche diverse circostanze storiche a lasciare un vuoto per la crescita della Lega

Al momento, il successo della Lega è principalmente legato a Salvini: il partito non ha profili altrettanto spendibili sul piano nazionale e sembra probabile che sia destinato a restare in carica anche in in futuro. Questo fatto è vero per diversi leader identitari, come Jaroslaw Kaczynski in Polonia e Jair Bolsonaro in Brasile.

Ma poiché la Lega abbraccia un messaggio identitario, che ritiene risuonerà in tutta Italia, persone come Toccalini saranno quelle che determineranno se il successo del partito sarà in grado di sopravvivere al di là della sua attuale leadership. L’incontro di Pontida suggerisce che Luca Toccalini potrebbe essere un degno successore di Salvini nella Lega identitaria.

Matteo Salvini incontra il vice presidente americano Mike Pence – Foto: The White House/Flickr

Ma poiché la Lega abbraccia un messaggio identitario, che ritiene risuonerà in tutta Italia, persone come Toccalini saranno quelle che determineranno se il successo del partito sarà in grado di sopravvivere al di là della sua attuale leadership. L’incontro di Pontida suggerisce che Luca Toccalini potrebbe essere un degno successore di Salvini nella Lega identitaria.

Fin da bambino, Toccalini non è mai stato estraneo alla politica: suo nonno, comunista, fu per un periodo dopo la seconda guerra mondiale il sindaco del suo paese, Basiglio. Suo nipote Luca oggi è un discendente di Salvini – un elemento che lo stesso Luca ci ha apertamente confessato – riferendosi alla Lega come alla sua «seconda famiglia» che gli ha offerto da più di un decennio «la maggior parte dei valori [che ha] adottato». Nelle sue parole riecheggia la retorica di Salvini: la sinistra, ha detto, «parla da comunisti, ma quando si tratta di politiche del lavoro e economiche, si comportano come se fossero di destra». L’argomento rispecchia in pieno ciò che il leader della Lega ha detto in più occasioni.

A dire il vero, Salvini rimane la stella del partito con cui passare all’incasso, il politico più riconoscibile in Italia. Un fatto molto evidente a Pontida: durante il suo discorso, la folla lo ha acclamato come una rockstar, inneggiando mentre Salvini faceva dichiarazioni contro i principali leader europei, vedi il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel; i politici italiani che vogliono ribaltare le sue politiche per frenare la migrazione e persino i suoi ex partner nel governo di coalizione, i colleghi del Movimento Cinque stelle.

Ma Toccalini ha mostrato i suoi talenti. Mentre subentrava come capo del braccio giovanile della Lega, la folla ha intonato un coro: «Luca uno di noi!». Salvini quindi lo ha abbracciato stretto, consacrandolo come il prossimo leader della stirpe identitaria leghista. Come per rendere omaggio al partito e al suo leader, Toccalini ha afferrato il microfono scandendo: «Lunga vita alla Lega! Lunga vita a Matteo Salvini!».

In partnership con: The Atlantic e Ground Truth Project | Foto: Matteo Salvini parla ai giovani della Lega Nord a Pontida nel 2019 – Alessia Cerantola e Lorenzo Bagnoli/IrpiMedia

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