Quel filo russo che unisce i leghisti di Intesa a Mosca

Andrea mascetti (“il nostro uomo lì”) e antonio fallico, l’amico di b. a capo della filiale: l’ascesa dei banchieri cari alla lega

C’è un personaggio che assume nuovo spessore nella trattativa della Lega a Mosca per far arrivare al partito 5,5 milioni di euro tramite un accordo tra Rosneft ed Eni. “Un uomo che si chiama Mascetti”, dicono gli italiani che si trovano nell’hotel Metropol di Mosca, finiti nella registrazione pubblicata da BuzzFeed(“è un nostro uomo”). Andrea Mascetti è un uomo del Carroccio nel consiglio di Banca Intesa a Mosca. I sei parlano di lui come di un possibile intermediario della transazione Mosca-Eni. L’interessato, così come Eni, ha già negato di essere a conoscenza di qualsivoglia accordo. Resta un fatto: c’è un filo rosso che tiene insieme la Lega, la Russia e Banca Intesa.

Laureato in Giurisprudenza, un passato nel Movimento Sociale Italiano, Mascetti nel 2004 fonda il suo studio legale in quel di Varese e fa da consulente per svariati enti sul territorio. Parallelamente porta avanti la sua carriera politica legandosi all’amico fraterno Attilio Fontana, attuale presidente di Regione Lombardia. Avversario giurato di Roberto Maroni, è stato presidente di Terra Insubre, associazione osteggiata anche dagli uomini più vicini a Umberto Bossi e addirittura scomunicata durante la Pontida del 2010.

Sono i primi simposi identitari e sovranisti della Lega, tanto che lo stesso Mascetti verrà apostrofato come “fascista” dal senatùr durante il congresso di Varese dell’anno successivo. Le carte poi si mischiano, Matteo Salvini si fa strada e l’avvocato si ritrova perfino a passare dal Consiglio federale leghista. Da lì è una rapida ascesa: nel 2013, con Salvini segretario federale, spicca il volo nella Fondazione Cariplo, guidata da Giuseppe Guzzetti, all’interno della Commissione centrale di beneficenza su segnalazione della provincia di Varese (incarico rinnovato lo scorso maggio su indicazione di Regione Lombardia), due anni dopo verso il board di Banca Intesa in Russia.

Storicamente, a Mosca, l’uomo di Banca Intesa è Antonio Fallico. Classe ’45, in Russia dall’inizio degli anni 70, nel 2007 fonda e dirige Conoscere Eurasia, associazione che promuove le relazioni commerciali tra Russia e Italia. Con quest’ultima, stando a un report del gennaio scorso dell’Osservatorio di Politica Internazionale di Senato, Camera e ministero degli Affari esteri, “ha siglato con l’agenzia federale russa per lo sviluppo tecnologico un accordo per la fornitura di tecnologie alla Russia da parte di imprese italiane ed europee”. Del resto il console onorario di Russia a Verona ha sempre condotto grossi affari da Mosca e l’odore dei soldi porta spesso dalle sue parti. Non a caso condivide il direttivo dell’associazione di Conoscere Eurasia con due pezzi da novanta dell’economia russa: il magnate dell’acciaio Alexander Abramov e Sergey Sudarikov, uomo di Mosca, ma influente in Italia con la sua LTI (Long-Term Investments) che controlla il 6,2% dell’azionariato di Pirelli.

Chiunque volesse allacciare rapporti a Mosca è sempre passato da Fallico. Ex consulente Fininvest (è lui il deus ex machina degli affari di Silvio Berlusconi con Vladimir Putin) fu mandato nell’Ex Unione Sovietica dalla Banca cattolica del Veneto, primo avamposto del credito italiano oltre cortina, in seguito assorbito dal Banco Ambrosiano e a sua volta da Intesa. Nominato console onorario di Russia a Verona dopo la fondazione della filiale italiana di Gazprom, è stato uno dei riferimenti di Flavio Tosi nel momento in cui sembrava poter essere il naturale successore di Roberto Maroni alla guida della Lega Nord. L’iniziò con Salvini non fu dei migliori: nel suo primo viaggio in Russia per incrociare la strada con Putin, il Capitano disse che non avrebbe rifiutato prestiti da banche russe se avessero offerto “condizioni migliori di Banca Intesa”.

Un modo per allontanarsi da Tosi nel pieno della contesa politica sulla Lega. Oggi pare che il tempo sia stato galantuomo.

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