Costa Smeralda, per servirla

#RussianAssetTracker

Costa Smeralda, per servirla

Cecilia Anesi
Raffaele Angius

Yacht, camerieri e secchielli di Champagne. Spariscono dalla Costa Smeralda, in Sardegna, i simboli del potere russo che qui, per oltre un decennio, ha stabilito il suo quartier generale con vista sul mare. Dopo l’invasione dell’Ucraina e l’emissione delle sanzioni contro la Russia, tutto l’Occidente si è dato da fare per stanare i beni seminati in giro dai potenti oligarchi: uomini funzionali alla tenuta dello zar Vladimir Putin, che negli anni si sono arricchiti smantellando e appropriandosi di quel che restava dell’Unione Sovietica. Da mesi sulle loro tracce è la Guardia di finanza che, una dopo l’altra, ne ha individuato e congelato ville, yacht, automobili e conti correnti.

Affiora così, da questo sistematico lavoro di sottrazione, il sistema economico e amministrativo che ha finora permesso agli oligarchi di stabilire qui la propria base sul Mediterraneo. Non solo un luogo di vacanza, feste o agi, ma la versione in salsa multimiliardaria dello smart working, permesso da uno Stato nello Stato fatto di consiglieri, amministratori, commercialisti e fornitori di servizi che hanno garantito all’intera area di diventare il punto di riferimento di Mosca in Europa. Il tutto raggiungibile con tre ore di aereo dopo colazione e in tempo per pranzo.

Il progetto Russian Asset Tracker
I 22 anni di governo di Vladimir Putin hanno prodotto enormi fortune per oligarchi, politici, funzionari della sicurezza e altri beneficiari del suo regime corrotto e clientelare. All’inizio del suo governo, Putin venne lodato per aver messo alle strette i magnati che avevano saccheggiato l’economia russa negli anni Novanta. Alcuni gli hanno giurato lealtà, assicurandosi così un posto nel nuovo ordine. Durante il suo governo è poi sorta una nuova generazione di ricchi magnati: sono i suoi alleati, amici, finanziatori.

Sulla scia del brutale assalto della Russia all’Ucraina, i governi di tutto il mondo hanno imposto sanzioni a molti sostenitori di Putin. Come gli altri oligarchi del mondo, però, questi ultimi hanno imparato a tenere nascosta la loro ricchezza in conti bancari segreti e strutture societarie offshore. Capire chi possiede cosa è difficile anche per gli investigatori più esperti.

Insieme a OCCRP e agli altri partner del progetto, IrpiMedia ha partecipato alla creazione di un database delle loro proprietà tracciabili: terreni, ville, aziende, barche, aerei. Il valore complessivo del patrimonio degli uomini di Putin scoperto finora da #RussianAssetTracker è di 17,5 miliardi di dollari.

Gli oligarchi cominciavano ormai a sentirsi “di casa” in Costa Smeralda: dopo avere utilizzato per anni società di comodo per acquistare proprietà, da qualche tempo hanno iniziato a usare i loro veri nomi su atti e utenze.

Alexei Mordashov – presidente del colosso siderurgico Severstal – tra il 2011 e il 2017 acquista a nome proprio 2.400 metri quadri di proprietà, per un valore di almeno 35 milioni di euro, con un cantiere partito nel 2016 per creare un complesso a “basso impatto visivo”. Oggi il “villaggio” di Mordashov è quasi invisibile se non si sa dove cercare.

C’è poi Petr Aven, decimo uomo più ricco della Russia, proprietario di Villa Maureena a Porto Rafael. «Prima la casa era intestata a una società», spiegano persone informate sui fatti, ma da qualche anno figura il cognome di Aven nei documenti e sulle utenze che IrpiMedia ha potuto consultare.

E infine Usmanov, che nel 2020 acquista un’ennesima villa a nome proprio, dopo avere utilizzato per anni società offshore.

L’enclave russa

Chiamata in origine Monti di Mola (nome che darà il titolo anche a una canzone di De André), la Costa Smeralda nasce negli anni ‘60 dalla visione di Karim Aga Khan, allora venticinquenne imam degli ismailiti nizariti, che intende creare in Gallura un’oasi di lusso per i ricchi del pianeta. Gite in barca e partite a golf hanno da allora scandito le giornate di magnati e imprenditori arabi, britannici e svizzeri, che per primi hanno stabilito tra Olbia e Porto Cervo il proprio buen retiro.

È da qui che, a inizio stagione, i villa manager mandano i galoppini fino alla Svizzera o alla Germania per recuperare le auto da corsa dei ricchi magnati. Edizioni limitate di Lamborghini e Ferrari – che i fidati lavoratori stagionali vanno a prendere per guidarle per un lungo viaggio stradale e che da luglio iniziano a popolare la Costa Smeralda, raccontano. Così appare tutt’oggi a chi la visita, con siepi curatissime e cancelli in legni lavorati, creando uno stile alieno che nel tempo ha finito per influenzare l’architettura costiera dell’intera isola.

Ben diversa dal resto della Sardegna è la qualità di strade e servizi. Quasi tutto fa capo al Consorzio Costa Smeralda, fondato proprio dall’Aga Khan per garantire ai ricchi abitanti di godere del maggiore comfort possibile. Sull’intero territorio di 3.114 ettari, con 55 chilometri di coste, solo il 3,7% del territorio è occupato da costruzioni private o opere infrastrutturali, così da garantire il noto aspetto selvaggio. Guardianie, servizi medici privati e addirittura tredici unità operative antincendio (con due autobotti e un elicottero) sopperiscono a tutti i bisogni che nel resto dell’isola non sono invece altrettanto garantiti.

Come in un lussuoso ristorante – dove a ogni sigaretta spenta arriva pronto un cameriere a cambiare il posacenere – in Costa Smeralda IrpiMedia ha visto gli operatori ecologici del consorzio sfidare il maestrale e la pioggia sferzante per cambiare la busta di un cestino praticamente vuoto su una spiaggia deserta. Una cura che testimonia il retaggio di lusso diluito negli anni ma ancora presente in questa enclave sul territorio di Sardegna, che di sardo non ha nulla.

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Ad aggiungere pregio all’intero sistema, in particolare per i russi, è la presenza del vicino aeroporto di Olbia, dove atterrano i jet privati dei ricchi inquilini della Costa Smeralda.

Grazie a tabulati di volo ottenuti in esclusiva in collaborazione con OCCRP, IrpiMedia è in grado di ricostruire l’assidua presenza di aerei appartenenti a oligarchi russi che da Mosca, ma anche dall’Austria e dalla Germania, atterrano a Olbia, dove spesso ad attenderli c’è un elicottero per portarli fino alle ville.

E proprio da questa lista emerge il via vai dei cortigiani di Putin, dal magnate della vodka Roustam Tariko – ormai cittadino onorario di Olbia – ad Alexei Ananyev, imprenditore del mondo IT che nel 2017 figurava tra i duemila uomini più ricchi del mondo secondo Forbes.

Gli aerei di entrambi i magnati hanno effettuato numerose sortite nel nord Sardegna tra la primavera del 2017 (i dati più vecchi di cui siamo in possesso) e l’ottobre del 2021.

Ma ad attirare maggiormente l’attenzione è un aereo che, a quanto risulta a IrpiMedia, ha compiuto un solo volo registrato. Si tratta di un Tupolev di fabbricazione russa intestato al Fsb, i servizi segreti eredi del Kgb, che atterra a Olbia il 5 luglio 2017 alle 6:36 del mattino ora locale, la cui ripartenza non è registrata. Gli spostamenti dei servizi segreti russi sono generalmente collegati agli spostamenti del presidente russo, dal quale dipendono direttamente.

Appena due giorni prima, il 3 luglio, atterrava nello stesso scalo l’aereo del magnate ucraino Rinat Akhmetov, originario di Donetsk, recentemente al centro delle polemiche in quanto indicato dall’auto proclamato governatore della repubblica separatista, Pavel Gubarev, quale finanziatore dei movimenti filorussi dell’area.
A 1.300 chilometri da lì, ad Amburgo, il 7 luglio Putin incontrerà per la prima volta l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per discutere di «Ucraina, Siria e altre questioni», riportava all’epoca Associated Press.

Un ufficio sul mare

Fra le trame della politica e del commercio internazionali, in Costa Smeralda è normale trovare anche misure di sicurezza eccezionali, a protezione della privacy dei suoi facoltosi inquilini e dei loro affari.

Qui ha le sue residenze il magnate russo che più di tutti ha investito nell’area e che da molti è considerato alla stregua di un “re”. È Alisher Usmanov, imprenditore di origine uzbeka, naturalizzato russo, fondatore di USM Holdings, gruppo che controlla diverse aziende di rilievo, tra cui Metalloinvest, produttore di acciaio; Baikal Mining, che si occupa di estrazione di rame, e Mail.ru, il principale operatore russo di servizi internet. Usmanov è anche il proprietario di Kommersant, il più noto giornale economico-finanziario russo. Secondo l’Unione europea – che ha sanzionato l’oligarca lo scorso febbraio – «da quando Usmanov ne ha assunto il controllo la libertà della redazione è stata limitata e il giornale ha assunto una posizione manifestamente favorevole al Cremlino».

Proprio Usmanov ricorre a misure di sicurezza straordinarie, sia in tempo di vacanza – Usmanov ha passato in Costa Smeralda gran parte della pandemia – sia quando lavora da uno dei suoi complessi immobiliari tra Punta Capaccia e Piccolo Pevero: villa Capaccia, villa L’Aldiola, villa Mimosa, Li Nibani e ancora villa Cormorano, Villa Sa Piantesa, Villa Sa Pedra.

Le ville di Alisher Usmanov e Dmitri Mazepin a Capo Capaccia, Romazzino, comune di Arzachena, Sassari, per particelle catastali
Le ville di Alisher Usmanov e Dmitri Mazepin a Capo Capaccia, Romazzino, comune di Arzachena, Sassari, per particelle catastali

L’intero ecosistema delle ville di Punta Capaccia infatti è interconnesso da una rete interna in fibra ottica, sulla quale si collegano sia internet sia gli impianti di videosorveglianza. Un’informazione in esclusiva ottenuta da IrpiMedia grazie a fonti confidenziali. È così che le immagini di ogni angolo del giardino e di tutti gli ingressi vengono trasmesse a una sala di controllo degna di una base militare, con decine di monitor che riportano qualsiasi attività sotto l’occhio attento della vigilanza.

A protezione del traffico internet del complesso, specifiche configurazioni generano tutto l’anno traffico internet casuale creando un “rumore bianco” che rende impossibile a un’analisi esterna di capire se e quando qualcuno sia in casa.

Un capitolo a parte lo meritano le auto: la Guardia di Finanza ne ha sequestrate almeno una, blindata. Si tratta di una Mercedes-Benz S650 Maybach a prova di bombe e assalti armati del valore di oltre 1.2 milioni di euro simile a quella acquistata pochi mesi fa dal primo ministro indiano, Narendra Modi. Intestata a una società di “noleggio auto”, Machina srl, che risulta domiciliata in una stradina alle porte di Arzachena – il paese dell’entroterra nel cui vastissimo comune ricade buona parte della Costa Smeralda.

È una strada dismessa, nella quale si trovano un meccanico di auto e officine di rimessaggio barche. “Via del Rimessaggio” si chiama, d’altronde. Ma di Machina srl o di auto blindate neppure l’ombra: qui non l’ha sentita nominare nessuno.

Uno yacht al largo della Costa Smeralda - Foto: IrpiMedia
Uno yacht al largo della Costa Smeralda – Foto: IrpiMedia
Via del Rimessaggio nel comune di Arzachena - Foto: IrpiMedia
Via del Rimessaggio nel comune di Arzachena – Foto: IrpiMedia

Anche se la società non è conosciuta, lo è il suo proprietario: Usmanov. L’oligarca la possiede attraverso un trust delle Bermuda, la Pauillac Property Ltd, che controlla anche altre due società italiane proprietarie delle sue di Punta Capaccia. Tutte queste società sono amministrate da un avvocato cipriota e dal commercialista Ruggero Tusacciu.

Fornitori di servizi

Sebbene non sia stato possibile parlare con Tusacciu direttamente, IrpiMedia ha incontrato chi ha aperto a Tusacciu la porta del regno di Usmanov: Antonio Brigaglia. Brigaglia è un commercialista di Calangianus e titolare dello studio di riferimento per quelli che hanno proprietà nella parte più ricca della Gallura. Era stato proprio Brigaglia a creare la struttura di società italiane che curano l’ultimo miglio di gestione degli asset di Usmanov: Sardegna Servizi, Machina nonché Delemar e Punta Capaccia. Società che ormai non gestisce più lui, avendole passate al socio Tusacciu.

Da tutti indicato come “il commercialista della Costa Smeralda”, Brigaglia eredita l’attività dal padre – racconta – che fu tra i primi a intuire il potenziale del nord della Sardegna. Il suo studio, affacciato sulla provinciale 59 tra un ristorantino dove mangiano gli operai e un negozio di prodotti per piscine, è di soli due locali. Il professionista, con i modi gentili tipici della zona, riceve nella sua stanza: un divano, due poltroncine, neanche un pc sulla scrivania.

«Quando mio padre ha aperto lo studio, il mercato della Costa Smeralda ancora non esisteva», ricorda: «Parliamo di sessant’anni fa, quando sono iniziate le lottizzazioni e contestualmente la costruzione di servizi». In quegli anni gli stranieri che volevano acquistare degli immobili dovevano per forza aprire una società in Italia, e acquistare il bene tramite quella.

Tra i servizi che ha offerto la Brigaglia Service agli acquirenti stranieri c’è anche quello di rappresentante tributario: di fatto un codice fiscale con cui l’Agenzia delle entrate può interfacciarsi. Ma è evidente che per gli oligarchi russi Brigaglia è stato soprattutto il punto di riferimento per le questioni fiscali ed economiche che riguardavano le ville, dal momento dell’acquisto fino alla gestione negli anni. Parlando con lui emerge chiaramente: gli ultraricchi russi non vogliono problemi, e il sistema ville deve funzionare perfettamente e senza intoppi. E quindi si è rafforzata la figura del “fornitore di servizi”, perché lo studio Brigaglia si è dovuto occupare di costituire “società interinali” che potessero assumere e gestire il personale delle ville, le auto di lusso, nonché seguire i lavori di ristrutturazione o manutenzione.

Certo, ci spiega Brigaglia stesso, se l’oligarca assumesse il personale direttamente risparmierebbe molto. Ma non tutti lo vogliono fare. «Da anni suggerisco che le società che gestiscono i dipendenti vengano sciolte: parliamo di domestici, giardinieri e in generale persone che svolgono il ruolo di collaboratori domestici – precisa. Se venissero assunti direttamente come tali dal padrone di casa, anziché come dipendenti di una società, costerebbero molto meno e si pagherebbero meno tasse», spiega.

Un murale lungo la statale che collega Arzachena alla Costa Smeralda - Foto: IrpiMedia
Un murale lungo la statale che collega Arzachena alla Costa Smeralda – Foto: IrpiMedia

Parliamo di dieci o quindici dipendenti per villa, tra giardinieri, manutentori e il villa manager, che lavorano tutto l’anno e ai quali si aggiunge il personale assunto stagionalmente, quando le ville sono in piena operatività. Ed effettivamente, girando tra le proprietà, neanche nei mesi più freddi si ha la sensazione di essere in una località turistica deserta. Furgoni e piccole utilitarie fanno avanti e indietro senza sosta, aprendo e chiudendo cancelli di legno il cui valore è probabilmente equiparabile a quello delle stesse auto che li varcano. È il sottobosco di dipendenti che curano le ville, in attesa che il proprietario o i suoi ospiti si manifestino.

Risalire la china

Brigaglia incalza: converrebbe chiudere le società di comodo, e non solo assumere direttamente i dipendenti ma anche intestare le ville direttamente ai proprietari reali, anche nel caso degli oligarchi. Spiega che negli anni il Fisco ha cambiato strategia, oggi si può acquistare come persona fisica e anzi, conviene, perchè si risparmia in tasse. Ma acquistare beni come società ha un vantaggio: schermare la proprietà dell’asset.

Secondo Brigaglia però, la schermatura è comunque parziale, perché al rappresentante tributario di una società di comodo è richiesto per legge di depositare all’Agenzia delle entrate il nome dell’amministratore delegato con fotocopia del documento di identità. «Quindi alla fine trovi il passaporto di Petr Aven o chi per lui», dice Brigaglia.

«L’Agenzia delle entrate dovrebbe poter dire agevolmente chi sono i reali beneficiari di ogni proprietà, perché noi siamo obbligati a comunicarli per le norme antiriciclaggio», sostiene.

Nella pratica però, le cose non funzionano esattamente come racconta Brigaglia. Infatti per alcuni oligarchi – compreso Usmanov – poter tutelare la propria riservatezza è la priorità numero uno. E quindi si preferisce creare complesse strutture di scatole cinesi offshore che gestiscono asset in tutto il mondo, comprese le ville in Costa Smeralda. Non tanto per evadere il fisco italiano, quanto per proteggersi da eventuali indagini del proprio Paese d’origine, o da misure straordinarie come le sanzioni attuali.

All’Agenzia delle entrate italiana infatti, alla fine della catena di società, spesso non c’è depositato il documento di identità dell’oligarca proprietario della villa, bensì quello dell’amministratore delegato, di fatto un prestanome, o del trust manager della società di comodo creata in qualche paradiso fiscale.

Nel caso di Usmanov, il sistema di schermatura non ha funzionato e le ville e i beni sono stati congelati. Ma solo grazie alla collaborazione di Cipro, che è un’eccezione portata dalla gravità dei tempi, più che una regola. Infatti Oleg Deripaska, magnate dell’alluminio, è per ora riuscito a salvare dal congelamento la sua magione a Porto Cervo – Villa Walkirie – pur essendo sotto sanzioni dal 10 marzo 2022. Questo perché ha costituito una complessa rete di società offshore, costi quel che costi in termini di tasse e commercialisti, che le autorità italiane hanno difficoltà a comprovare.

L’ingresso di Villa Walkirie nel comune di Arzachena - Foto: IrpiMedia
L’ingresso di Villa Walkirie nel comune di Arzachena – Foto: IrpiMedia

Villa Walkirie, ha scoperto IrpiMedia, è infatti intestata a una società delle Isole Vergini Britanniche, che è controllata da un’azienda cipriota, la Advante Management Corp. In un documento ottenuto tramite un leak, è messo nero su bianco che il beneficiario finale della Advante e di tutte le sue controllate è, appunto, Oleg Deripaska. Un dato ormai noto, che resta però insufficiente a congelare il bene da parte delle autorità italiane, alle quali serve che i paradisi fiscali collaborino e consegnino la documentazione comprovante. E Deripaska resta così intoccato nel suo fortino sul mare.

Brigaglia – che tiene a precisare che Deripaska non è un suo cliente – invece paga pegno nel suo ruolo di “service provider”. Infatti, dopo aver segnalato spontaneamente due conti riconducibili a clienti sanzionati, si è visto chiudere dalla banca ben dieci conti correnti intestati alla sua azienda di consulenza: quelli da cui passa il denaro corrente legato alla gestione delle varie ville e società, anche non di russi, dove i clienti versavano il denaro per le spese.

Insomma, a questa torrida estate la Costa Smeralda si affaccia con la previsione di una stagione più “povera” e con meno ombra. Verrà a mancare sicuramente quella proiettata dal Dilbar, lo yacht di 156 metri di proprietà di Usmanov che già in passato ha causato lo scontento dei diportisti che gli si affiancano e che si sentono sminuiti dalla sua ingombrante presenza. L’imbarcazione è attualmente imprigionata in Germania, in attesa che la Corte europea di giustizia si esprima sul ricorso presentato dall’oligarca. La risposta è attesa a giorni.

CREDITI

Autori

Cecilia Anesi
Raffaele Angius

Editing

Giulio Rubino

Foto di copertina

La villa Rocky Ram di Dmitry Mazepin a Punta Capaccia
(IrpiMedia)

La villa Rocky Ram di Dmitry Mazepin a Punta Capaccia - Foto_ IrpiMedia