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February 25, 2020 | by Cecilia Anesi, Alessia Cerantola, Giulio Rubino

To a group of women from around the world who had come to vacation near Venice, Italy, he seemed like the perfect host. He had all the right online reviews, and was even a police officer. But when the lights went down this sexual predator drugged and assaulted his guests. Across continents and years, these fearless women found each other to bring him to justice. Together, with a relentless team of Italian journalists, they faced down every obstacle thrown at them and triggered an unprecedented trial in Italian court.

Hosted by investigative reporter Natasha Del Toro, this ten-episode, immersive true crime series examines the trust we place in the sharing economy and the power that a simple checkmark or digital review can hold over our lives.

Author Cecilia Anesi with one of the women/Eugenio Pizzorno

1. Maria

A group of friends from Portugal, led by Maria, plan their first trip abroad – a train trip to Italy. They find Leonardo, a host and a police officer with glowing reviews. But he’s not who he seems and their trip takes a terrible turn.

2. Kate

After their harrowing trip to Padua, Maria and her friends discover there are other women who share their story. They want to do everything they can to protect other women from Leonardo. But Kate walks into the same trap.

3. Sleuths

Maria and her best friend Miriam find more survivors from all over the world. The women take comfort in one another. They decide they can’t go it alone, though, and reach out to some scrappy Italian reporters for help.

4. The reporters

The reporters get to work and soon realize Leonardo isn’t who he claims. Unsure how to proceed, they turn to a trusted confidant in Milan.

5. Belinda

Belinda is a single mom on a budget. When she takes her two daughters on a trip to Italy, she’s drawn into Leonardo’s web of deceit. But this time, he’s messed with

6. The abyss

Belinda kicks the Italian justice system into high gear. The Couchsurfing cop is now under investigation. But even the officers assigned to the case are shocked at what they uncover next.

7. Couchsurfing

Couchsurfing was founded with an ethos of free exchange and communal values. It now boasts millions of users worldwide. But what happens when something goes wrong? Who pays the price?

8. Testify

The women and the reporters travel as Dino is held to account for his crimes.The women finally get to face their abuser in court.

9. Photograph

Kate and Maria prepare to return to Padua for the final chapter of the trial. But before they can get there, they learn some terrifying news.

10. Endings and beginnings

After years of fighting for justice, the final day of the trial arrives. Maria, Kate and the reporters come together to hear whether or not the judges will convict Dino. The emotional and legal ramifications of the decision are huge. But is this story over?

Photo: one of the authors together with one of the women/Eugenio Pizzorno

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25 Febbraio 2020 | di Cecilia Anesi, Alessia Cerantola, Giulio Rubino

Alla fine, una decisione l’abbiamo dovuta prendere. Era la fine del 2013 quando nel corso di una riunione discutevamo di una segnalazione arrivata poco tempo prima. Un ragazzo riportava quanto accaduto all’allora fidanzata portoghese e ci chiedeva di occuparci del caso. La giovane donna diceva di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di un carabiniere, che l’aveva ospitata a casa a Padova attraverso l’app di ospitalità Couchsurfing. Aggiungeva, tra l’altro, di non essere stata l’unica a subire violenze: altre donne, con cui lei era in contatto, avevano vissuto la stessa esperienza facendosi ospitare da quel carabiniere che all’anagrafe rispondeva al nome di Dino Maglio, ma che sulla popolare app si spacciava per Leonardo.

Nessuno di noi a IRPI si era mai occupato di violenza sessuale. Eravamo pronti per un tema così sensibile?

Decidiamo così di parlare con le vittime, dando avvio a una indagine giornalistica durata quasi sette anni e che ci ha progressivamente messo davanti a passaggi sempre più complessi e delicati. Si trattava di donne, perlopiù appena maggiorenni e straniere. Molte di loro avevano perso fiducia e speranza di avere giustizia dato che le autorità dei loro Paesi d’origine in cui avevano denunciato l’accaduto non le avevano credute. In altri casi la era stata invece va la collaborazione tra diverse giurisdizioni a non funzionare, come purtroppo spesso accade.

Le loro storie avevano molto in comune. Si ripetevano gli stessi schemi, gli stessi luoghi e le stesse scene. Erano cadute nella rete di un predatore seriale che agiva sempre allo stesso modo. L’uomo le ospitava tramite la piattaforma Couchsurfing, un social network che permette di offrire e trovare un letto gratuito a milioni di viaggiatori iscritti alla community. Il profilo di Maglio era giudicato come “affidabile”, una persona “verificata” con numerose recensioni positive da parte degli utenti sulla stessa piattaforma. Così le donne, spesso contattate direttamente dallo stesso Maglio, decidevano di soggiornare a casa sua, ancora più rassicurate dal fatto che l’uomo fosse un carabiniere.

Una volta arrivate sul posto iniziava il “rituale”. Pomeriggi di visite turistiche, seguite da aperitivi, poi cena e locali, sfilate e balli, condito da alcool a fiumi, tutto offerto da Maglio. Ero uno schema consolidato che l’uomo ripeteva scientificamente all’arrivo di ogni nuovo gruppo di ospiti. Dai racconti delle ragazze emergeva come di quella vacanza restasse un miscuglio disorientante di ricordi positivi trascorsi a visitare la città di Padova, i suoi locali e i dintorni, ad altri dai contorni più bui, trascorsi nella casa del proprio ospite, con momenti di lunghe amnesie.

E poi c’erano quelli più dolorosi, dove alla mente delle ragazze riaffiorava il ricordo della violenza, non solo fisica, dell’impossibilità di reagire, di gridare aiuto senza che la voce uscisse e il corpo rispondesse ai comandi, di essere diventate burattini nelle mani di un uomo.

Cecilia Anesi con una delle donne / Eugenio Pizzorno

Era l’effetto della cosiddetta “droga dello stupro”, benzodiazepine si è scoperto in seguito, usata da Maglio. Si tratta di una sostanza che nelle persone non abituate all’assunzione può diventare causa di perdita di coscienza e ingenerare stati confusionali in grado di durare giorni. Il senso di colpa fa il resto: “te la sei cercata”, “in fondo lui è stato carino con te”, “hai bevuto troppo”, diceva una voce dentro di loro che le accompagnava per ore, giorni, settimane, mesi, addirittura anni. Il ritorno alla consapevolezza dell’accaduto avveniva solo in seguito e con un forte senso di rabbia: si trattava di uno stupro, fisico e psicologico. Molte di loro oscillavano tra il voler dimenticare per sempre e il voler cercare a tutti i costi la verità per quanto dolorosa.

Non è stato immediato capire cosa fare con questi racconti, con queste vite ferite. Abbiamo stabilito nel tempo con loro un rapporto di fiducia e per farlo ci siamo affidati a esperti per poter essere preparati a intervistare persone che avessero subito un trauma e provenienti, per di più, da diverse culture del mondo, dove lo stupro ha diverso peso e la violenza di genere ha una diversa considerazione nelle rispettive società. Abbiamo imparato ad ascoltare. E abbiamo dunque deciso di andare oltre, preparando insieme a un legale un dossier con le testimonianze scritte di ciascuna delle giovani donne che aveva deciso di farsi avanti. Documenti utili a loro stesse per sporgere denuncia.

Maglio è stato arrestato nella primavera del 2014, accusato di aver stuprato una minorenne australiana. A febbraio 2015 viene pubblicata su L’Espresso e su dieci altre testate di tutto il mondo la nostra inchiesta giornalistica. Nei cinque anni successivi abbiamo seguito le vicende giudiziarie del carabiniere, ultima delle quali una condanna in primo grado nel giugno del 2019 a 14 anni e quattro mesi di carcere.

Questa è una storia di mala e buona giustizia, di buono e cattivo uso dei social media. È una storia di confini professionali che diventano sfumati nel momento in cui si è chiamati ad agire prima di tutto come cittadini ancor prima che come giornalisti.

Dopo anni trascorsi a seguire le vicende di questo caso abbiamo pensato di far sentire le voci di queste donne. Abbiamo seguito le conseguenze e l’impatto che queste vicende hanno avuto fin nell’intimo delle loro vite. Alla fine ne siamo diventati parte.

Abbiamo deciso che il modo migliore per farlo fosse quello del podcast, viaggiando da una parte all’altra del mondo, nelle aule di un tribunale e nelle stanze degli investigatori sempre a microfoni accesi.

Verified è il frutto di più di due anni di collaborazione tra IRPI e la piattaforma di podcast Stitcher. Dieci episodi che ricostruiscono e fanno sentire in viva voce sette anni di relazioni, domande, dubbi e risposte di una storia che riguarda tutti noi.

Buon ascolto.

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Il podcast è interamente in lingua inglese.

1. Maria

Un gruppo di amiche portoghesi organizzano il loro primo viaggio all’estero – un viaggio in treno in Italia. Dell’organizzazione si occupa una di loro, Maria e trovano in Leonardo, un carabiniere, un ospite con ottime recensioni online. Ma non è ciò che appare e il loro viaggio prende una brutta piega.

2. Kate

Dopo il loro straziante viaggio a Padova, Maria e le sue amiche scoprono che altre donne hanno vissuto la stessa esperienza. Vogliono fare il possibile per proteggere altre donne da Leonardo. Tuttavia Kate finisce nella loro stessa trappola.

3. Sleuths

Maria e la sua migliore amica Miriam rintracciano altre ragazze abusate da Maglio, tra cui Olga. Le donne si consolano l’un l’altra e trovano assieme la forza di reagire. Ma decidono di non potersi fare giustizia da sole, così contattano i giornalisti di IRPI per denunciare la loro storia.

4. I giornalisti

I giornalisti di IRPI si mettono al lavoro e realizzano che Leonardo non è la persona che sembra sui social network. Per procedere con precauzione, decidono di parlare con un avvocato di fiducia a Milano.

5. Belinda

Belinda è una ragazza madre con risorse limitate. In un porta viaggio in Italia con le sue due figlie minorenni, cade nella trappola di Leonardo. Ma questa volta, Leonardo sbaglia i conti.

6. L’abisso

Belinda fa scattare indagini approfondite presso la Procura di Padova. Lo “stupratore di couchsurfing” finisce sotto indagine, ma anche i poliziotti che si occupano del caso rimarranno scossi dalle scoperte.

7. Couchsurfing

Couchsurfing è stato fondato con uno spirito di ospitalità gratuita come valore comune. Oggi ha milioni di iscritti in tutto il mondo. Ma cosa succede se qualcosa va storto? Chi ne risponde?

8. Testimoniare

Le vittime viaggiano da ogni parte del mondo per testimoniare in Tribunale a Padova dove si svolgerà il processo contro Dino. Queste giovani donne hanno finalmente l’opportunità di confrontare il loro stupratore in Tribunale. Chiamati a testimoniare, oltre a vari teste, sono anche i giornalisti di Irpi.

9. Fotografia

Kate e Maria si preparano per tornare a Padova e affrontare l’ultima parte del processo. Ma prima di partire, vengono a sapere una notizia che le terrorizza.

10. La fine è un nuovo inizio

Dopo anni di lotta per ottenere giustizia, arriva il giorno della sentenza. Maria, Kate e i giornalisti di Irpi decidono di assistere all’udienza del processo di primo grado per vedere cosa decideranno i giudici: Dino verrà condannato? E la storia, finirà qui?

Foto: una delle donne insieme a una delle autrici di Verified/Eugenio Pizzorno

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