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Ucraina, il presidente Zelensky e l’Italia: il filo rosso con la fallimentare avventura del basket a Cantù e l’oligarca Kolomoisky

Un comico diventato presidente, un magnate dell'acciaio finito in bancarotta, un oligarca dato - a torto - per finito. Come Cantù, in provincia di Como, è diventata il crocevia degli interessi dei potenti dell'Ucraina

#OperazioneMatrioska

24.04.19

Lorenzo Bagnoli
Luca Rinaldi

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Oligarchi
Ucraina

Tutte le strade d’Ucraina portano a Cantù. Le hanno percorse, nel 2015, Volodymyr Zelensky, comico che è appena stato eletto presidente a Kiev e l’oligarca Dimitri Gerasimenko, sbarcato nella provincia comasca per fare grande la pallacanestro locale con tanti soldi da spendere. Un approdo che potrebbe però rappresentare un passo falso per entrambi: al primo potrebbe costare un’inchiesta, al secondo la bancarotta. Per i rispettivi avversari, il “burattinaio” dietro le loro mosse sarebbe Igor Kolomoisky, potente uomo d’affari dal triplo passaporto ucraino, cipriota e israeliano. Uno che dal 2015 cerca di conquistarsi un po’ di sostegno governativo in patria e che, come gli altri due, ha mantenuto con la Russia di Vladimir Putin rapporti parecchio ambigui.

È partendo dal fiume di denaro dell’ex comico e del magnate dell’acciaio che si finisce a Cantù, tra lo storico palazzetto dello sport cittadino, il Pianella, e un anonimo caseggiato a tre minuti dal centro. Qui ha sede la immobiliare San Tommaso srl, la cui totalità delle quote è detenuta dal 2015 dalla società cipriota Aldorante Limited, di proprietà di Zelensky. Amministratore unico dell’immobiliare la cui sola consistenza patrimoniale, come rivelato dall’organizzazione ucraina di giornalismo investigativo Slidstvo, sembra essere una lussuosa villa da 15 vani a Forte dei Marmi, è il 44enne ucraino Ivan Bakanov, amico, socio e coordinatore della campagna elettorale di Zelensky. Nessuno dei due ha però dichiarato la villa e il tema sollevato a pochi giorni dal primo turno delle elezioni ha creato non poco imbarazzo tra i protagonisti della vicenda: in Ucraina ogni candidato è obbligato per legge a dichiarare tutto ciò che possiede. Partita la girandola delle smentite, gli elettori hanno dato fiducia a Zelensky, il populista che promette di cambiare l’Ucraina.

La vicenda della casa, di certo, è una macchia nell’immagine pubblica dell’ex comico: a incappare nello stesso genere di scandali ci sono uomini del vecchio establishment di Petro Poroshenko. Un nome per tutti: l’ex ministro dell’Interno Arsen Avakov, proprietario attraverso la moglie di una villa a San Felice Circeo, in provincia di Latina. Zelensky e il suo coordinatore della campagna elettorale Bakanov insieme hanno fondato Studio Quarter 95, la tv con cui il comico ha iniziato la scalata al successo. A Cipro, Bakanov dirige un’altra società, Davegra, proprietaria dei diritti cinematografici di uno dei film di maggiore successo di Zelensky. La società ha quote anche in aziende a Malta e in Spagna. A Zelensky e ai suoi sembra piaccia tenere i risparmi lontano dalle casse patrie: nel complesso societario riconducibile al neo-presidente si trovano anche società off-shore tra Belize e Isole Vergini britanniche.

Delle fortune di Gerasimenko si sono invece quasi perse le tracce. E a rimetterci è stata per prima la Pallacanestro Cantù. Non è bastata la dote di 500mila euro con cui Gerasimenko si è presentato in città quattro anni fa e a fine febbraio ha lasciato la squadra al dodicesimo posto in Serie A – migliorato dopo la sua uscita – e soprattutto con lo spettro del fallimento dietro l’angolo. L’uomo è seguito dalle autorità russe perché secondo Mosca sarebbe responsabile della bancarotta della storica acciaieria russa Red October. Fallimento arrivato nel 2018 dopo che Gerasimenko è stato accusato di aver distratto 65 milioni di fondi che avrebbero dovuto finanziare la produzione delle acciaierie stesse. Nel 2016 arriva l’arresto a Cipro con la libertà pagata 150mila euro di cauzione e un dossier ancora sui tavoli di diversi arbitrati internazionali.

Dietro le mosse dei due ucraini finiti a Cantù, la figura di Igor Kolomoisky (foto a sinistra). Un patrimonio che Forbes stima in 3 miliardi di dollari costruito prima della Rivoluzione arancione del 2014 e una grande abilità nel plasmarsi a seconda della stagione politica. Ex proprietario della Privat Bank, la banca più grande d’Ucraina, poi nazionalizzata nel 2016 da Petro Poroshenko, ex presidente uscito sconfitto dalla tornata elettorale, che da quel momento è il nemico numero uno di Kolomoisky stesso. Non a caso, l’ex presidente considera l‘oligarca “ormai in disgrazia”. Dopo anni di esilio, prima in Israele poi a Ginevra, la vittoria di Zelensky significa per Kolomoisky – proprietario del canale che trasmette la serie tv che ha reso famoso Zelensky – la possibilità di tornare in patria.

Per mantenere il suo status, Kolomoisky si spende da tempo: dal partito di estrema destra Pravy Sector a Julia Tymoshenko, passando per l’ex presidente Viktor Yuschenko, i suoi soldi sono arrivati a tutti. Perfino nelle casse del battaglione Azov, formazione paramilitare d’ispirazione ultra-nazionalista e di estrema destra durante la guerra in Donbass. Un rapporto che di fatto porterà l’oligarca a vantare un piccolo esercito privato. Con Vladimir Putin il suo rapporto è ambiguo: Kolomoisky mantiene importanti interessi commerciali in Russia, ma in Donbass ha finanziato le milizie che combattono contro i filo-russi. Quel che è certo è il suo disprezzo per le posizioni filo-europeiste di Poroshenko.

A legarlo a Gerasimenko è invece la Red October, che è anche stato sponsor della squadra di basket comasca: quando nel 2013 il futuro patron della Pallacanestro Cantù ne diventa direttore generale la società è controllata ancora dalla Uralvaonzavod, azienda di Stato russa che ne resterà tra i principali clienti. L’azienda produce carri armati dall’acciaio che acquista dalla Red October. In quegli anni, seppur senza avere una carica ufficiale, Kolomoisky pesa all’interno dell’azienda. Quando poi Gerasimenko vorrà acquistare la Red October la prima volta, nel 2014, chiederà un prestito a PrivatBank, la banca dell’oligarca. L’ex direttore dell’impianto di Volgograd Valery Yavetsky ha dichiarato a Novosti Volgograd nel 2017 che Gerasimenko “agisce nell’interesse del famigerato oligarca ucraino Kolomoisky”.

Crediti

Autori

Lorenzo Bagnoli
Luca Rinaldi

Editing

Redazione Irpi

In partnership con

Il Fatto Quotidiano

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