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Roma è sold-out per il Giubileo 2025

Manca poco all'apertura della Porta Santa e la turistificazione accelera. Tra giugno e settembre, apparsi quasi tremila nuovi annunci su Airbnb, mentre la crisi abitativa dilaga, le case per i residenti sono poche e costose e i poveri vengono lasciati indietro

#CittàInAffitto

18.12.24

Maurizio Franco
Claudia Torrisi

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Roma

Il 28 novembre, Luce, la mascotte ufficiale del Giubileo – una giovane pellegrina in stile manga, con i capelli blu, croce missionaria al collo, k-way giallo e il bastone del pellegrino tra le mani – è apparsa su alcuni volantini nel quartiere romano di San Lorenzo: «Carə proprietariə di questi appartamenti, siamo quellə della foresta di Sherwood che rubano a ricchə per dare a poverə. Luce si è unita a noi per dire, come nel resto del mondo, basta Airbnb! Basta Booking! Basta piattaforme vampiro!». La stessa notte, nella zona, sono stati danneggiati gli smart lock, i lucchetti che permettono ai turisti di fare il check-in da remoto, emblema dell’overtourism. 

Un mese prima messaggi simili erano apparsi sui locker di via San Teodoro, nei dintorni del Circo Massimo: «Se stai cercando i locker e non li trovi, leggi qua sotto». Il messaggio affisso era una chiamata alla contestazione: «Questa è solamente la prima azione che facciamo contro il vostro Giubileo dei ricchi. Il sindaco Gualtieri dovrebbe garantire un patto sociale, che determini una soglia massima degli immobili adibiti agli affitti brevi in città. Che fermi la fame dei grandi proprietari a tutela di chi è fragile. Aiutateci, sabotiamo la speculazione per difendere il diritto alla casa. Costruiamo il Giubileo dei poveri!».

L’inchiesta in breve

  • Il Giubileo alle porte sta amplificando la crisi abitativa di Roma: è diminuita lʼofferta di locazioni a medio-lungo termine a favore degli affitti brevi destinati a turisti e pellegrini, e sono aumentati del 17 per cento i canoni degli immobili residenziali
  • In assenza di una regolamentazione nazionale, il mercato degli affitti brevi è destinato a crescere in maniera incontrollata e, come denunciano gli attivisti delle associazioni per il diritto alla casa, questo accentuerà anche le disuguaglianze socio-economiche
  • Allo stato attuale è comunque impossibile rilevare in tempo reale le conseguenze concrete del Giubileo sul mercato immobiliare romano: l’Osservatorio della condizione abitativa previsto dal Piano Casa che l’Assemblea capitolina ha approvato il 27 luglio 2023, non è mai partito
  • Il comune di Roma si è però impegnato a modificare il Piano Regolatore Generale del 2008, affinché vengano identificate le zone sature dentro le quali non potranno più essere aperte case vacanza. Ma l’approvazione della misura è fissata entro la prossima primavera
  • Il Piano Casa dovrebbe incrementare anche lo stock abitativo pubblico e rispondere entro il 2026 alle esigenze di tremila nuclei familiari in attesa di un alloggio comunale. Ad oggi, però, sono state acquistate soltanto 120 case dell’Inps per una spesa di oltre 15 milioni di euro
  • Intanto non si fermano gli sfratti e gli sgomberi: il Comune di Roma ha avviato una serie di “operazioni anti-degrado” contro i senza dimora, ma sono nate proteste contro le tenso-strutture nate per accogliere queste persone. Anche il Vaticano ha iniziato con gli sfratti per recuperare alcune proprietà

Il 26 ottobre, invece, una serie di realtà riunite nel neonato Social forum per l’abitare ha occupato la sede legale di Booking, a piazza dell’Indipendenza, vicino la stazione Termini.

«Abbiamo individuato Booking come luogo fisico simbolico di un fenomeno di portata globale, che parte dalle piattaforme digitali permeando e creando convergenza di interessi tra fondi speculativi immobiliari locali, agenzie e intermediari, palazzinari e singoli proprietari di case», dice in un comunicato il social forum capitolino. Gli attivisti hanno srotolato lo striscione «Il tuo b&b, il nostro sfratto» dentro i locali della piattaforma, urlando al megafono le rivendicazioni che da mesi circolano in città. Chiedono «l’attuazione del Piano Casa comunale, l’adozione di un regolamento per gli affitti brevi, una moratoria per gli sfratti nell’anno giubilare, investimenti sull’edilizia popolare e il recupero del patrimonio immobiliare pubblico e privato, la limitazione della speculazione, combattendo la pratica di lasciare vuoti gli immobili per alzare i prezzi e favorendo un mercato degli affitti equo e sostenibile».

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A novembre la mappa di Roma è stata ancora tagliata trasversalmente da una scia rossa di sanzionamenti: le tronchesi di Robin Hood hanno fatto saltare decine di locker in tutta la città, colpendo in via Merulana, nel rione Monti o in zona Esquilino e allargando il campo di azione in quartieri più periferici dove «la turistificazione sta già iniziando ad accentuare le disuguaglianze socio-economiche».  

In un video pubblicato da Lapresse, i sabotatori bardati di nero e incappucciati manomettono i lucchetti cospargendo di colla le serrature numeriche. Le richiudono appiccicando sul coperchio un adesivo che è la firma oramai delle proteste contro gli affitti brevi: un lucchetto stilizzato con il cappello a punta del famoso fuorilegge inglese. Nel video appare anche un vademecum – con tanto di step da seguire, come ad esempio: «compra la colla dal ferramenta» – per tutti coloro che intendono danneggiare le effigi metalliche dei b&b. «Stai attento a non farti vedere, Robin Hood è silenzioso» è il monito della banda. 

Nel frattempo, il dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, ha emesso una circolare in cui si vieta il check-in da remoto, rendendo inutili gli smart lock. E a dicembre la polizia locale di Roma, su iniziativa del Comune, ha iniziato a rimuoverli dagli spazi pubblici.

Per ostacolare gli affitti brevi, il ministero del Turismo aveva già reso obbligatorio il Codice identificativo nazionale (Cin) per ogni immobile affittato sulle piattaforme online, imponendo multe in caso di violazioni della nuova norma.Azioni limitate da parte delle istituzioni che non risolvono la crisi abitativa delle grandi città come Roma e per i proprietari di immobili non sembrano rappresentare un limite: gli affitti brevi sono comunque redditizi, soprattutto in occasione dei grandi eventi come il Giubileo.

Il Codice identificativo nazionale

Dal primo settembre è entrato in vigore in tutta Italia il codice identificativo nazionale (Cin) per gli affitti brevi che dovrebbe consentire il censimento delle locazioni turistiche inferiori a 30 giorni. Il Cin deve essere esposto sia sull’annuncio sia al di fuori dell’edificio dove è collocato l’immobile. Dal 2 gennaio 2025, chi non rispetterà questa norma rischierà una multa fino a ottomila euro. 

Il Cin si ottiene iscrivendosi alla Banca dati nazionale delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazioni brevi per finalità turistiche (Bdsr), gestita dal ministero del Turismo. All’interno della banca dati sono raccolte le informazioni sugli immobili, come: i dati catastali, le certificazioni degli impianti, la capacità ricettiva e l’ubicazione e i dati dei locatori. I clienti, tramite la piattaforma, possono verificare l’autenticità del Cin di un locatore.

Per il governo il nuovo sistema semplificherà e uniformerà la gestione burocratica degli affitti brevi, eliminando le differenze tra le normative regionali e locali. Il Cin è stato inoltre concepito come strumento per iniziare a regolare e limitare il fenomeno degli affitti brevi, considerato una delle cause principali dell’overtourism e della crisi abitativa in molte città turistiche.

Fermare il declino

Per il Giubileo 2025 a Roma si attendono circa trenta milioni di visitatori. Che a quanto pare saranno gli unici a trovare un alloggio. Mentre la crisi abitativa dilaga, sempre più proprietari di appartamenti decidono di destinare le loro case a locazione turistica, a breve o medio termine. Il risultato è che gli alloggi per i residenti sono sempre più costosi, a tratti proibitivi. Oppure, semplicemente, non ci sono.

Solo tra giugno e settembre 2024 su Airbnb sono spuntati quasi 3.200 nuovi annunci di appartamenti disponibili per affitti brevi nella Capitale. Se all’inizio dell’estate turisti o persone di passaggio potevano contare su un ventaglio di 21.715 case, le ultime rilevazioni di settembre di Inside Airbnb ne calcolano 24.912. Un incremento ancora più abnorme se paragonato alla penuria di case disponibili per chi cerca un affitto a lungo termine: facendo una ricerca sul sito Immobiliare.it vengono fuori solo 3.283 risultati in tutto il comune di Roma, fuori e dentro il Grande Raccordo Anulare.

Secondo il report Turistificazione: l’impatto del Giubileo su Roma, realizzato da SoloAffitti e Izi Lab, il Giubileo «amplificherà a dismisura il fenomeno», riducendo lʼofferta di locazioni a medio-lungo termine e determinando un aumento dei canoni di immobili residenziali del 17 per cento. Lo studio rileva come il centro di Roma presenti già «uno squilibrio significativo tra case vacanze e affitti residenziali», ma che il problema si sta espandendo anche alle aree limitrofe. Durante il prossimo anno, «la pressione turistica sarà elevatissima ma il tema è come la compromissione conseguente degli ambiti urbani sarà riassorbita» dopo il 2025.

«Sul tema degli affitti brevi ci sono tendenze già in corso, ma il Giubileo sarà sicuramente un grande acceleratore di questi processi», spiega a IrpiMedia Barbara Brollo, ricercatrice del dipartimento di Geografia economico-politica dell’università La Sapienza di Roma. «Siamo abbastanza preoccupati perché non c’è ancora una regolamentazione, si inizia a parlarne con molta calma e timidezza a livello comunale, ma prevediamo che sarà un evento che senz’altro darà una spinta a un mercato che è già in una grande espansione incontrollata».

A chiedere da tempo un intervento da parte del comune di Roma è anche GRoRAB, il Gruppo romano per la regolamentazione e il controllo degli affitti brevi, che ha elaborato un manifesto contro la turistificazione e avviato una campagna di raccolta firme a luglio scorso con una serie di richieste alla giunta capitolina.Da oltre un anno il Campidoglio si è impegnato per deliberare una modifica delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale del 2008, con l’obiettivo di gestire le attività ricettive all’interno del centro storico. Nella delibera, dovrebbe essere contenuto un richiamo a un regolamento cittadino in base al quale, in assenza di una legge nazionale sul tema, dovranno essere identificate delle zone sature dentro le quali non potranno più essere aperte case vacanza. La misura, secondo un ordine del giorno presentato dal Pd romano e approvato dall’assemblea capitolina lo scorso 28 novembre, dovrà essere approvata entro la prossima primavera, quando ormai saremo a metà dell’anno giubilare.

«Non esiste oggi una legislazione nazionale che consenta ai comuni di intervenire in modo chiaro e definito su questa materia. Per questo stiamo tentando, attraverso le norme tecniche del piano regolatore, di gestire la situazione, mettendo dei limiti al proliferare, soprattutto in alcune aree della città, degli affitti brevi. Ma una legge nazionale è necessaria», spiega l’assessore all’Urbanistica di Roma Maurizio Veloccia. 

«L’esempio di Firenze è un caso scuola di come tutti gli interventi fatti soltanto a livello locale rischiano poi di doversi confrontare con ricorsi continui», afferma Veloccia. Il riferimento è al tentativo dello scorso anno dell’allora sindaco di Firenze Dario Nardella, che aveva introdotto con una variante al regolamento urbanistico il divieto di affittare per periodi brevi immobili nell’area Unesco del centro storico. La delibera è stata poi annullata dal Tar della Toscana, perché, secondo i giudici, la norma era da considerarsi decaduta in quanto non presente nel piano operativo approvato dal Comune.  

In ogni caso, gli affitti brevi si diffondono ormai «in zone anche lontane dai siti di interesse, magari ben collegate dai mezzi pubblici» spiega ancora Barbara Brollo. «Stiamo già assistendo a una crescita esponenziale di appartamenti in offerta su Airbnb in quartieri come San Lorenzo o Pigneto, via via sempre più allontanandosi dal centro» aggiunge. Secondo la ricercatrice, la soluzione che sta tentando il comune di Roma con la modifica delle Norme Tecniche di Attuazione è un primo tentativo che «prova a regolare il fenomeno, ma legittima l’esistente, che invece è qualcosa di molto problematico perché fin troppo diffuso, anche solo nel centro storico». 

Il Piano Casa

«Il proprietario mi ha dato un mese per lasciare la casa dove vivo da febbraio 2023. Ora la ricerca è surreale perché non si trovano appartamenti almeno che tu non sia studentessa o abbia un lavoro fisso», racconta Mariana, 35 anni, lavoratrice con un contratto co.co.co. che abita nel quartiere Tuscolano, zona est della città. La sua esperienza ricorda quella delle molte altre persone intervistate da IrpiMedia al Pigneto e a San Lorenzo.

Stando alle elaborazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate (Omi), dal 2019 al 2023, le abitazioni in affitto a canone libero sono diminuite di 8.599 unità mentre quelle a canone concordato sono aumentate di 869. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio, nel secondo trimestre del 2024, il calo delle locazioni a lungo termine ha caratterizzato sia i contratti ordinari (calo dell’1,3 per cento) sia quelli a canone concordato (diminuiti dell’11,8 per cento).

«Un bel crollo», commenta Enrico Puccini, urbanista e ricercatore, che ha scavato a fondo nelle banche dati dell’Omi evidenziando il buco. «È possibile che molti di questi appartamenti siano finiti nel calderone degli affitti brevi», azzarda. «Ad oggi, però, che ci sia questo travaso, nessuno può dirlo con certezza. Il Giubileo ha impresso una forte accelerazione a dinamiche del mercato immobiliare, ma allo stato attuale non abbiamo nessuno strumento che ne consenta il rilevamento in tempo reale». Lo strumento a cui Puccini fa riferimento è l’Osservatorio della condizione abitativa a Roma, previsto dal Piano Casa che l’Assemblea capitolina ha approvato il 27 luglio 2023. Un polo istituzionale di aggregazione e analisi dati, dove politica, entità sociali, università ed enti di ricerca avrebbero dovuto radiografare lo stato delle cose romano. Il condizionale è d’obbligo: ancora non è partito.

Oltre all’Osservatorio, il Piano Casa intende incrementare lo stock abitativo pubblico: 220 milioni di euro, stanziati nel 2022, per rispondere alle esigenze, entro il 2026, di tremila nuclei familiari in graduatoria. Con l’impegno a «rendere questo investimento strutturale nel tempo, reintegrando la somma coerentemente con gli obiettivi del Piano». Ad oggi, però, sono state acquistate soltanto 120 case dell’Inps per una spesa di oltre 15 milioni di euro e «al contempo si sta lavorando alla nuova acquisizione di centinaia di alloggi Inps da destinare a un organico programma di interventi di recupero del patrimonio capitolino inutilizzato, da convertire in nuovi alloggi pubblici».

Inoltre, lo scorso dicembre, il Comune ha pubblicato un avviso per l’acquisizione da soggetti privati. A rispondere sono stati 13 operatori, tra società del mattone e imprese immobiliari che hanno in pancia stabili occupati, progetti edilizi in via di costruzione e appartamenti su cui l’amministrazione capitolina paga già un affitto. Obiettivo: circa duemila case.

«Servirebbe attuarlo perlomeno, perché a distanza di due anni dalla sua approvazione alle promesse del Piano non sono seguiti i fatti», dice Silvia Paoluzzi, segretaria nazionale dell’Unione inquilini, sindacato per il diritto all’abitare. «Non è stato fatto nessun passo in avanti e le conseguenze sono palesi: il Giubileo peserà come un macigno sulla città mentre la bolla della speculazione degli affitti brevi continua a ingrossarsi senza freni».

Ora pro nobis

L’Osservatorio immobiliare del Gruppo Tecnocasa conferma come a Roma sia «in forte ripresa il mercato degli acquisti della casa vacanza alla luce del futuro Giubileo», con investitori pronti a spendere anche 700-800mila euro per un immobile da frazionare e affittare a turisti e pellegrini. Secondo un recente studio della Federazione italiana degli agenti immobiliari professionali, nel primo semestre del 2024, il 12-15 per cento delle compravendite di immobili (diminuite in via generale del 3,4 per cento) ha avuto come finalità il cambio di destinazione a uso turistico.

«Dopo nove anni di coinquilini e case condivise sto provando ad andare a convivere. Non ci sono stati mai così pochi annunci, non si trova nulla. Cinque anni fa sotto l’annuncio di una stanza su Facebook non c’erano commenti, oggi ce ne sono almeno venti. Tre amiche sono state cacciate per l’apertura di un bed & breakfast. A mali estremi ci si affida alle agenzie, che non hanno niente in affitto, e si pagano fior fior di quattrini», testimonia una ventinovenne romana che ha sempre vissuto nell’ottavo Municipio, in zona Ostiense.

La sua storia è tra quelle raccolte dalla campagna Cara Casa, lanciata dagli attivisti del circolo Arci Sparwasser del Pigneto e del banco di mutuo soccorso Nonna Roma. «L’abbiamo lanciata tra maggio e giugno, ma in realtà è da un po’ che ragioniamo sul problema, anche semplicemente ascoltando i racconti delle persone che attraversano il nostro circolo. Emergono spesso storie di gente che non riesce a trovare casa o il cui proprietario o proprietaria sta trattando per dare in vendita la casa o destinarla ad affitto breve», spiegano da Sparwasser.

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Come l’esperienza di Gaia, 35 anni, che abita insieme al compagno in un appartamento nel quadrante Est della città: «Siamo in questa casa dal 2022, non è in buono stato ma l’affitto allora non era troppo alto per tre stanze più terrazzo. La proprietaria non ha mai rispettato le sue promesse di ristrutturare la casa. Con il passare dei mesi, ha provato in tutti modi a farci pagare più del dovuto. Con il Giubileo ci ha chiesto di andare via. Cerchiamo altro da mesi ma non c’è niente. Dobbiamo andare via entro la fine dell’anno e sicuramente lasceremo Roma».

Ma l’emergenza abitativa di Roma non è iniziata quest’anno. Nella capitale ci sono più di 18mila famiglie in attesa di una casa popolare, 20mila persone senza dimora, 10mila nuclei sotto sfratto: numeri che indicano le difficoltà che la città affronta quotidianamente. Nel 2024 ci sono state soltanto 87 assegnazioni di alloggi pubblici in graduatoria, a cui ne vanno aggiunti 50 per coloro che vivevano nell’occupazione in via di Porto Fluviale, dove un cantiere da 11 milioni di euro del Pnrr darà nuova vita all’edificio, e altri 16 per tamponare sgomberi ed emergenze.

Le operazioni anti-degrado di Roma

Lo scorso 23 settembre, le forze dell’ordine con i vigili urbani e gli operai dell’azienda municipale per i rifiuti, l’Ama, hanno sgomberato decine di persone accampate in viale Pretoriano, lungo le mura Aureliane, tra la stazione Termini e il quartiere San Lorenzo. Al loro posto, è stata montata una cancellata per evitare che coperte e cartoni si riversassero di nuovo sul prato che costeggia le antiche mura. Lo sgombero ha destato polemiche, non solo tra le associazioni e le realtà che da sempre si occupano della precarietà abitativa, ma anche nella maggioranza di governo di Roma. Poche sono state le alternative messe in campo dal sistema di accoglienza capitolino. 

Operazioni come questa, definite “anti-degrado”, hanno accompagnato l’avvio del Giubileo 2025.

Per dare un riparo e assistenza ai senza fissa dimora, le istituzioni hanno approntato solamente quattro tensostrutture. Una avrebbe visto la luce a piazzale dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. Dopo le proteste del centrodestra e di alcuni gruppi di cittadini, il macro-tendone con docce e letti ha circumnavigato lo scalo ferroviario, atterrando in uno spazio concesso da Rfi, a ridosso di San Lorenzo, proprio a pochi passi da Viale Pretoriano e vicino alla mensa sociale e all’ambulatorio Caritas. 

«Il progetto che c’è stato oggi presentato può essere da noi accolto solo come misura del tutto emergenziale e temporanea perché non rappresenta certo una di quelle misure strutturali che invece sarebbe indispensabile adottare e che continuiamo a invocare anche in questa sede», ha dichiarato Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, alla riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, tenutasi l’8 agosto e convocata dal prefetto Lamberto Giannini per discutere del piano. Inizialmente la tensostruttura avrebbe dovuto ospitare 70 persone al giorno, poi il trasloco ne ha dimezzato la capienza a 34, secondo quanto riportato da RomaToday. Il 18 dicembre, il comitato di quartiere di San Lorenzo ha indetto una manifestazione per opporsi alla realizzazione della maxi tenda.

Le altre tre strutture, da 70 posti ognuna, sorgeranno accanto alla stazione Tiburtina e Ostiense e nella zona di San Pietro. Circa 250 posti in snodi nevralgici della città durante il Giubileo a fronte di oltre 20mila persone nell’area metropolitana di Roma che vivono per strada.

Nel 2023, a Roma, su 3.528 provvedimenti di sfratto, ne sono stati eseguiti 2.058. Una media di oltre cinque sfratti al giorno. Secondo l’ultimo Rapporto della Caritas sulla povertà a Roma, vagliando i dati forniti dal ministero dell’Interno, la morosità incolpevole, ovvero l’impossibilità a pagare l’affitto a causa di un evento imprevisto come la perdita del lavoro, ha inciso per l’85 per cento.

Sono 454, invece, gli sgomberi per finita locazione. Da più parti si fa largo la proposta di una sospensione degli sfratti per il periodo del Giubileo.
«Io da qui non me me ne vado se non da morta», dice Anna, 65 anni, la mattina del 21 novembre, piantata davanti al portone della sua casa, in via del Gonfalone, nel cuore di Roma, ad aspettare l’ufficiale giudiziario. Per scongiurare lo sfratto, l’Unione inquilini e Rifondazione comunista hanno organizzato un presidio chiamando a raccolta solidali e attivisti. «Devono trascinare fuori il mio cadavere», ribadisce la donna sull’uscio della palazzina, sormontata da uno striscione rosso che recita: «La casa è un diritto».

Anna vive dal 1993 in un appartamento di proprietà del Capitolo di San Pietro in Vaticano, collegio dei chierici che sovrintende la cura liturgico-sacramentale della Basilica pontificia. Alla scadenza del contratto – dopo 150 milioni di lire spesi di suo pugno per ristrutturare l’immobile con la rassicurazione che lì sarebbe rimasta per sempre – il rinnovo le è stato negato. E l’ordinanza di sfratto non si è fatta attendere. Il provvedimento, però, non è stato eseguito e da allora per oltre 20 anni Anna ha pagato un’indennità di occupazione: circa 5.400 euro all’anno, versati con un bollettino elettronico inviato dall’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa). Fino ad oggi, quando la richiesta di rilascio immediato dell’immobile è venuta a bussare alla porta. 

«Quanto è paradossale che il Vaticano possa cacciare una persona con diverse patologie dopo che il Papa ha esortato le realtà ecclesiali di Roma a offrire gli spazi a disposizione per aiutare chi è in precarietà abitativa?», commenta Silvia Paoluzzi, riferendosi alla lettera che il pontefice ha inviato alla diocesi capitolina affinché «siano attivate forme di tutela nei confronti di coloro che non hanno una casa o che rischiano di perderla», in vista del Giubileo.

Il picchetto sotto casa di Anna ha portato a un risultato concreto: posticipare di tre mesi, al prossimo 17 febbraio, lo sfratto così da guadagnare tempo per intavolare una trattativa con il Comune e il Vaticano. Eppure Anna non ha alternative al momento: è in graduatoria per una casa popolare ma con i 48 punti racimolati ha poche speranze di accedere a un alloggio pubblico. «Vedremo cosa succederà. Non arretreremo di un passo», dice Paoluzzi.

* Alcuni nomi sono stati modificati per tutelare la privacy delle persone intervistate

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Franco, Torrisi

Crediti

Autori

Maurizio Franco
Claudia Torrisi

Editing

Francesca Cicculli

Ha collaborato

Centro di giornalismo permanente

Foto di copertina

© Vincenzo Pinto/Getty

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