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Capitali italiani per l’acciaio russo

A Stankomash, un vecchio parco industriale sovietico, hanno investito da un decennio diverse imprese italiane. Fra queste la storica acciaieria friulana Cividale, che possiede le quote di una fonderia oggi sanzionata dagli Usa

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15.01.25

Lorenzo Bodrero

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Convertire industrie civili alla produzione militare nel minor tempo possibile è una tradizione di lunga data in Russia. Questo principio vale anche per il parco industriale Stankomash a Čeljabinsk, città con oltre un milione di abitanti nella zona sud-orientale dei monti Urali. Voluto nel 1936 dal Commissariato del popolo per l’industria pesante, Stankomash era nato in epoca sovietica per la produzione di macchine utensili. Con l’inizio della Seconda guerra mondiale era stato convertito all’industria bellica, diventando il complesso militare più grande del Paese. Era tornato brevemente all’industria civile dopo la fine della Guerra fredda, per poi venire abbandonato fino al 2014. 

Oggi quest’area di quasi due chilometri quadrati è tornata a nuova vita anche grazie a diverse società europee. Tra queste, l’Italiana Cividale Spa, con sede in provincia di Udine, che – stando ai suoi bilanci – nel 2012 ha contribuito alla nascita della società russa BVK, oggi proprietaria della locale fonderia, con un investimento di 4,5 milioni di euro. 

L’inchiesta in breve

  • L’acciaieria Cividale è azionista di minoranza della russa BVK, fonderia oggi sotto sanzioni americane
  • BVK si trova all’interno di Stankomash, parco industriale di epoca sovietica negli Urali nato per l’industria civile ma convertito alla produzione bellica durante la Seconda guerra mondiale
  • Dopo l’abbandono a seguito del crollo dell’Urss, oggi Stankomash è tornato a nuova vita grazie a diverse società italiane, e come novant’anni fa ricopre una posizione strategica per l’«economia di guerra» russa
  • Artefice della rinascita è l’imprenditore russo di origine kazake Valerii Bondarenko, azionista di maggioranza non solo di BVK ma anche dell’intero parco industriale e delle società sanzionate al suo interno
  • Il gruppo Cividale continua a fare affari con la Russia, anche tramite le quote in BVK: tra il 2014 e il 2023 ha registrato a bilancio ricavi dalla Federazione per circa 93 milioni di euro

A maggio 2024, con il protrarsi della guerra contro l’Ucraina, il Cremlino ha raggiunto il traguardo di 850 imprese civili convertite alla produzione militare e imposto la produzione 24 ore su 24. Le nuove direttive coinvolgono anche la regione di Čeljabinsk, dove ha sede Stankomash. Un impianto che, oggi come novant’anni fa, è tornato ad avere una posizione strategica per l’industria bellica russa. 

A causa del ruolo che la fonderia BVK ricopre all’interno di Stankomash nella realizzazione di «prodotti per l’industria navale della Russia», la società controllata in parte da Cividale è stata sanzionata dal Dipartimento di Stato americano a giugno dello scorso anno. BVK è parte del gruppo Konar – si legge nel comunicato delle autorità statunitensi – il quale è stato incaricato dal presidente Vladimir Putin di incrementare la produzione per l’industria delle macchine utensili, «così da aumentare la capacità industriale della Difesa russa e mitigare gli effetti delle sanzioni internazionali». Anche Konar, insieme all’intero parco industriale di Stankomash, sono stati messi sotto sanzioni.

Contattata da IrpiMedia, Cividale ha affermato di essere «estranea alla gestione ordinaria e straordinaria» di BVK non prendendo parte all’amministrazione della società. «Non sussistono elementi – ha concluso il gruppo friulano – per commentare il provvedimento assunto dal Dipartimento di Stato Usa» del quale Cividale «si è limitata a prendere atto». 

La rinascita dell’impianto abbandonato

È il dicembre 2011 quando, presso il complesso di Stankomash, viene registrata la società BVK. Fondatore è Valerii Bondarenko, un imprenditore russo nato in Kazakistan. Ingegnere, si è formato nella vicina Čeljabinsk e dal 1991 è a capo di Konar, all’epoca piccola azienda di valvole per tubature. In quel momento l’area industriale non è che una pallida versione di quella operativa nel ventesimo secolo: con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, e la bancarotta della società fondatrice, sono infatti rimasti solo capannoni abbandonati e fabbriche in rovina.

Reduce da un viaggio d’affari in Italia nel 2010, Bondarenko viene affiancato nel rilancio dell’impianto dalla famiglia Valduga, proprietaria del gruppo siderurgico Cividale, con sede nell’omonimo paesino friulano. Il gruppo è tra le poche fonderie rimaste nel nostro Paese: se negli anni Novanta se ne contavano oltre 150, dieci anni più tardi ne erano rimaste appena una quindicina, di cui sei in mano a Cividale. 

BVK, acronimo dei cognomi delle persone coinvolte («Bondarenko Valduga & Co.»), nasce con un investimento iniziale da parte di Cividale di 4,5 milioni di euro, corrispondenti al 30% del capitale azionario della joint venture. Un altro 30% è in mano allo stesso Bondarenko mentre il rimanente 40 è detenuto da altri due soci russi, oggi usciti dalla compagine. Nella relazione del 2011 agli azionisti di Cividale Spa, l’operazione viene definita «un’importante apertura internazionale» per realizzare la «prima fonderia di acciai di qualità in Russia». Da lì a due anni la partnership italo-russa avvierà la produzione all’interno del rinnovato parco industriale di Stankomash.

Stankomash, il più grande parco industriale per macchine utensili dell’Urss

Stankomash viene inaugurato nel 1936 come stabilimento per la produzione civile. Ben presto, però, la sua vocazione cambierà radicalmente.

© museumstankomash.ru

1941: la Grande guerra patriottica

A seguito dell’invasione tedesca, circa 60 fabbriche vengono trasferite a Čeljabinsk dai territori occupati. L’intero parco industriale viene convertito alla produzione bellica.

A Stankomash vengono prodotti i razzi Katyusha, milioni di proiettili per l’artiglieria e componenti per carri armati.

© museumstankomash.ru

La bancarotta dopo il crollo dell’Urss

Nei primi anni Novanta, l’intero parco industriale viene abbandonato a seguito della bancarotta dell’ex società proprietaria.

Rimarrà così fino ai primi anni Duemiladieci.

La rinascita

La rinascita di Stankomash comincia nel 2011 quando l’imprenditore russo di origini kazake, Valerii Bondarenko, coinvolge l’acciaieria Cividale nella prima joint venture del parco industriale: nasce così BVK, la locale fonderia.

BVK comincia la produzione nel 2013, mentre il nuovo parco viene inaugurato nel 2015 e dal 2018 è completamente operativo.

Cividale in Russia

Tra il 2014 e il 2023, il gruppo Cividale ha registrato a bilancio ricavi complessivi dalla Russia per circa 93 milioni di euro.

Dopo forti perdite iniziali, BVK ha iniziato a registrare utili significativi a partire dal 2021: oltre 4 milioni di euro, poi più di 2,5 milioni di euro sia nel 2022 che nel 2023. In questi ultimi due esercizi, la società russa ha distribuito dividendi alla controllante italiana Cividale Srl per quasi 1,4 milioni di euro.

Le sanzioni

Da giugno 2024, BVK è sotto sanzioni americane in quanto parte del gruppo Konar, il quale «è stato incaricato dal presidente Vladimir Putin […] di incrementare la produzione per l’industria delle macchine utensili, per aumentare la capacità industriale della Difesa russa e mitigare gli effetti delle sanzioni internazionali».

Le sanzioni

La stessa società che prende il nome dal parco industriale, la Stankomash LLC, è sotto sanzioni, insieme ad altre cinque società all’interno dello storico impianto.

BVK è però solo la prima tappa di un percorso volto a rinnovare completamente lo storico impianto. Promotore è lo stesso Bondarenko, il quale per completare il parco è riuscito a coinvolgere dodici società straniere, in gran parte italiane. L’intero complesso, invece, ha aperto ufficialmente i battenti nel 2014.

Tre anni più tardi, su proposta del governo Gentiloni, Valerii Bondarenko ha ricevuto a Roma l’onorificenza di cavaliere della Repubblica, riconoscimento assegnato dal Quirinale a chi si distingue in ambito politico, artistico, lavorativo, sociale o militare.

Solo nel 2018, con l’avvio dell’impianto per la produzione di motori elettrici, il rinnovamento della vecchia area industriale può considerarsi completato. A darne l’annuncio era stato Vladimir Putin in persona, insieme all’allora primo ministro italiano Giuseppe Conte, per l’occasione ospite d’onore al Cremlino. «Nel parco industriale di Stankomash», aveva dichiarato il presidente russo, «la collaborazione italiana ci ha aiutato a creare un intero polo industriale che comprende importanti imprese high tech».

L’allora Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ospite di Vladimir Putin al Cremlino a ottobre 2018. Per l’occasione, è stato inaugurato l’intero parco industriale Stankomash visibile in videoconferenza al centro della sala © kremlin.ru

Sacrificare tutto per la vittoria

Con l’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista nel 1941 e la rapida avanzata delle truppe di occupazione, non solo i civili ma anche l’intero comparto industriale sovietico cercò rifugio verso i territori più lontani dal fronte. A Čeljabinsk furono traslocate oltre 60 fabbriche provenienti dai territori occupati e l’intera area di Stankomash fu immediatamente convertita alla produzione militare, con il trasferimento di oltre diecimila persone. Qui cominciò la produzione dei razzi Katyusha e di milioni di proiettili per artiglieria all’anno, mentre la locale fonderia provvedeva alla fabbricazione di componenti per carri armati. 

«Pagheremo qualsiasi prezzo per la vittoria», è la strofa di una celebre canzone russa degli anni Settanta. È diventata l’inno delle truppe aviotrasportate sovietiche e, secondo Davis Petraitis, consulente militare per il ministero della Difesa lituano, ben riassume l’approccio sul quale si fonda l’apparato militare russo dalla fine del secondo conflitto mondiale in poi. «L’economia bellica è al centro dell’economia di Stato, il che significa che l’economia stessa deve provvedere a tutto il necessario per la guerra», scrive Petraitis nel report Russia’s war economy pubblicato dal think tank tedesco Konrad Adenauer Stiftung ad agosto 2024.

L’approccio seguito da gran parte dei Paesi occidentali, a partire dal Ventesimo secolo, è stato invece diametralmente opposto: presuppone che una guerra, qualora diventi troppo costosa, debba essere interrotta per evitare la bancarotta. Non per l’Urss, in cui, scrive Petraitis, lo Stato è in grado di soddisfare – con risorse pubbliche pressoché illimitate – la domanda delle aziende produttrici di armamenti. Un simile obiettivo è però raggiungibile a una condizione: l’intero comparto industriale, che prima produceva beni a uso civile, deve essere in grado di «produrre tutto ciò che serve alle forze armate in massicce quantità», conclude Petraitis.

Questa tradizione ha accompagnato tutti i decenni della Guerra fredda e ha superato indenne il crollo dell’Unione Sovietica. È stata ufficializzata nel 1992 sotto Boris Yeltsin con la «Legge per la conversione militare», che ha autorizzato il comparto militare-industriale a produrre beni sia per uso civile che per uso militare. Un’ulteriore accelerazione è arrivata nel 2003 – durante la prima presidenza di Vladimir Putin – a seguito dell’emanazione della cosiddetta «Dottrina Ivanov», secondo cui il comparto militare post-sovietico dovrà essere in grado di sostenere un conflitto mondiale. Per questo è necessario che il ministero della Difesa abbia il controllo completo sugli ordini e sui contratti da stipulare con le industrie civili e gli stabilimenti militari. 

Dopo 25 anni di dominio di Putin, l’economia russa di oggi «è un’economia di guerra», afferma Elio Calcagno, ricercatore nel settore militare europeo per l’Istituto Affari Internazionali. La conversione industriale da civile a militare «è difficile da immaginare per chi come noi vive in una democrazia occidentale, poiché un’economia di guerra è realizzabile solo laddove il Paese è coinvolto in un conflitto, oppure quando il potere è nelle mani di pochissimi, o di uno solo – spiega il ricercatore – in quanto presuppone la sospensione di alcuni aspetti democratici» a noi estranei ormai da 80 anni.

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Nel 2016 Putin ha fissato l’obiettivo di convertire il 50% dell’intera capacità produttiva per il settore militare entro il 2030: secondo stime ufficiali, la media è oggi del 30%. L’ambizioso programma ha visto implementate nel dicembre 2022 due condizioni fondamentali: la prima, la creazione di un «Gruppo di coordinamento governativo delle forze armate» con lo scopo di emanare leggi su richiesta dell’esercito; la seconda, un ordine esecutivo che impone alle industrie del complesso militare-industriale un ciclo operativo 24 ore su 24 e a quelle metallurgiche di aumentare la produzione per il comparto militare. 

La spinta imposta dal Cremlino al settore siderurgico a supporto dell’industria bellica non sorprende Calcagno: «Le armi si fanno con l’acciaio», spiega, «pensiamo per esempio al solo comparto delle munizioni per artiglieria, che è una delle differenze più marcate tra le forze russe e ucraine oggi: la Russia ne utilizza decine di migliaia alla settimana, numeri che sono altissimi per qualsiasi Paese e una simile richiesta non può che essere soddisfatta che con l’imposizione di un aumento di produzione del settore siderurgico». 

Forniture militari

IrpiMedia ha rintracciato atti ufficiali che confermano l’esistenza di contratti stipulati tra le aziende che compongono Stankomash e società che fanno parte del complesso militare russo, a riprova del ruolo svolto dal parco industriale per l’industria bellica.

Tra i documenti c’è un procedimento arbitrale, risalente a ottobre scorso, tra BVK e una società russa sotto sanzioni, la Power Machines. I procedimenti arbitrali sono contenziosi affidati a un giudice privato, solitamente derivanti dal mancato rispetto di determinate condizioni contrattuali ad opera di una delle parti coinvolte. I documenti visionati non chiariscono se i contratti siano ancora in corso, ma dimostrano che BVK abbia rifornito aziende oggi sanzionate fino almeno alla fine del 2024.

IrpiMedia ha chiesto a Cividale quali beni siano stati forniti da BVK a Power Machines e se il contratto sia tuttora valido. L’azienda friulana ha però risposto di non essere in possesso di queste informazioni, specificando che «nessuna società del Gruppo Cividale ha lavorato con la JSC Power Machines nel periodo indicato».

Discorso simile vale per un procedimento arbitrale con Metalist Togliatti, un’azienda non sanzionata che produce armi e munizioni, con cui BVK ha firmato un contratto nel 2019.

La struttura societaria di Stankomash

L’imprenditore russo Valerii Bondarenko è proprietario sia dell’intero parco industriale sia di alcune delle società sanzionate che ne fanno parte.

La struttura societaria di Cividale

La holding Cividale Spa è a capo dell’intero gruppo, nel quale l’omonima Srl controlla il 30% di BVK, società russa sotto sanzioni da giugno 2024.

Né Konar né BVK realizzano direttamente prodotti per l’industria bellica. A essere coinvolta nel settore militare russo è invece Stankomash LLC, società omonima dell’impianto industriale in cui le due aziende hanno sede. Di proprietà di Valerii Bondarenko fino ad aprile 2023, la Stankomash produce armamenti e munizioni, oltre a fornire manutenzione, sviluppo e assemblaggio per componenti militari. Insieme a Konar e BVK è stata sanzionata dagli Usa. 

Dalle sue officine esce lo Smerch, un sistema lanciarazzi multiplo evoluzione del Katyusha sovietico. Il suo utilizzo nella guerra contro l’Ucraina è documentato. L’8 luglio 2023, ad esempio, missili Smerch hanno colpito – secondo Human Rights Watch – un’area residenziale del centro storico della città di Lyman, nell’Oblast di Donetsk, uccidendo nove civili e ferendone una dozzina.

Stankomash LLC è anche fornitrice diretta del ministero della Difesa russo. Lo dimostra un procedimento arbitrale in cui viene citato un contratto statale firmato nel 2021 dalla società, all’epoca nelle mani di Bondarenko. Il documento tuttavia non riporta quali servizi o prodotti l’azienda abbia fornito al ministero, né se il contratto sia ancora in corso. Valerii Bondarenko non ha risposto alle richieste di commento inviate da IrpiMedia.

Stankomash LLC era anche tra i clienti di BVK, secondo una pagina del sito web di quest’ultima, disponibile fino a pochi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina e oggi non più online. Interpellata sul punto da IrpiMedia, Cividale ha ribadito di non avere un ruolo nella gestione di BVK e, dunque, di non possedere queste informazioni, aggiungendo che «attualmente non ci sono più rapporti commerciali con la società Konar, né con altre società facenti capo» a Bondarenko.

Solidi rapporti

Tra il 2014 e il 2023, il gruppo Cividale ha registrato a bilancio ricavi complessivi dalla Russia per circa 93 milioni di euro. Dopo aver toccato un picco negli anni successivi all’invasione della Crimea, i ricavi russi dell’azienda friulana sono scesi al minimo fino al 2020, per poi tornare a crescere. Nel 2022 Cividale ha incassato 12,3 milioni di euro da vendite verso la Federazione russa. Nel 2023 il fatturato è calato di nuovo – 5,6 milioni di euro – ma i rapporti commerciali con la Russia sono rimasti solidi. 

Gli affari di Cividale in Russia dal 2008 al 2023

Dati: Registro imprese | Gen 2025 | Creato con Flourish

IrpiMedia ha analizzato le spedizioni effettuate da Cividale verso la Russia per gli anni 2022 e 2023. Dai dati doganali, emerge che nel 2022 la Russia ha importato beni a marchio Cividale per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Questi comprendono pale d’elica per navi rompighiaccio, parti per turbine a vapore e pompe per l’oil&gas, blocchi in metallo, e strumentazione per tornitura e fresatura di grosso calibro. Nel 2023 il valore delle esportazioni è calato rispetto all’anno precedente, in linea con il calo dei ricavi, pur rimanendo sostanziale: circa sette milioni di euro.

Delle 67 spedizioni di Cividale effettuate verso la Russia nel solo 2023, almeno cinque riguarderebbero beni con codice merceologico sanzionato dall’Unione europea, per un valore di oltre 850mila euro. In mancanza dei contratti non è però possibile stabilire se si tratti di una violazione delle sanzioni.

Nelle risposte a IrpiMedia, il gruppo Cividale ha sottolineato di aver rispettato «scrupolosamente quanto previsto dai pacchetti di sanzioni via via approvati ottenendo, ove previste, le necessarie autorizzazioni all’esportazione in Russia». La società friulana ha inoltre aggiunto di aver completato la consegna di commesse chiuse prima dell’entrata in vigore delle sanzioni e che «i codici doganali indicati […] non sono stati oggetto di esportazione in Russia». 

Alla domanda su una possibile rivalutazione del proprio coinvolgimento in Russia alla luce delle sanzioni americane, la società ha fatto sapere che sta attuando una separazione di BVK, per porre la società russa «al di fuori del perimetro del bilancio consolidato della Cividale Spa». 

A scissione ultimata, quindi, i ricavi provenienti dalla fonderia di Stankomash non contribuiranno al bilancio di tutto il gruppo. «La normativa attuale non consente alternative», ha scritto Cividale a IrpiMedia, senza specificare a quale legge facesse riferimento. Non si parla, almeno per adesso, di abbandonare il mercato russo anche se, secondo l’azienda, il proprio fatturato «verso la Russia si è attualmente azzerato».

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Crediti

Autori

Lorenzo Bodrero

Editing

Edoardo Anziano

Fact-checking

Edoardo Anziano

Visuals

Lorenzo Bodrero

Ha collaborato

Iuliia Balakhonova
Roman Steblivskyi

Foto di copertina

Vladimir Putin ascolta Valerii Bondarenko, amministratore delegato di Konar, durante una visita all’impianto industriale Stankomash a Čeljabinsk (Russia) a febbraio 2024 © Anadolu/Getty

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