L’imprenditore passeggia fra i pini marittimi di Bolgheri, frazione di un centinaio di abitanti a Castagneto Carducci, in provincia di Livorno. «A mio giudizio la Toscana è la quintessenza dell’italianità, quella che meglio riassume stile, tradizioni culinarie e modo di vivere», esordisce di fronte alla telecamera. Parla in russo e gesticola, seduto su una poltrona color crema in un salone maestoso con un pianoforte a coda alle spalle. «Ho sempre sognato di fare vino e Bolgheri è un posto straordinario per questo, naturalmente!». Così, dice, «non appena ho avuto l’occasione ho comprato la mia tenuta qui».
Il video risale a quattro anni fa, ed è ancora disponibile sul canale YouTube del consorzio di tutela dei vini Doc Bolgheri e Sassicaia. La tenuta, comprata dall’imprenditore russo nel 2013, è La Madonnina: 70 ettari sulla via Bolgherese, con oliveti, vigneti, villa, casa colonica e piscina. Al catasto la villa conta 29 stanze, per un totale di 930 metri quadrati.
L’inchiesta in breve
- Konstantin Nikolaev è un oligarca russo sanzionato dall’Unione europea. È proprietario della tenuta vinicola La Madonnina a Bolgheri, nel livornese. Tra il 2017 e il 2025 ha ricevuto più di 100mila euro di fondi europei per l’agricoltura
- Torre Civette, azienda che produce vino nella Maremma grossetana, ha ricevuto 140mila euro di fondi europei in dieci anni. È di proprietà di Roman Trotsenko, magnate degli aeroporti russo, anche lui sotto sanzioni Ue
- Secondo la Corte dei conti, società controllate da chi è sottoposto a misure restrittive europee non potrebbero ricevere questo tipo di fondi. I controlli, però, sono insufficienti e in Italia non risultano procedimenti aperti in merito
- I due casi di Trotsenko e Nikolaev potrebbero non essere gli unici. IrpiMedia e The Insider hanno individuato altri sei oligarchi che possiedono tenute vinicole in Toscana. In totale, queste otto aziende hanno ricevuto oltre un milione di euro di fondi europei in dieci anni
- Un caso sospetto riguarda Fattoria della Aiola, nel Chianti senese. Socio di minoranza è Ilya Eliseev, vicepresidente di Gazprombank, sanzionato da Stati Uniti e Gran Bretagna ma non dall’Ue. È ritenuto il gestore del patrimonio di Dimitry Medvedev, che è sanzionato anche nell’Unione. La proprietaria formale di Fattoria della Aiola è una società cipriota, di cui non si conosce il reale proprietario
- Inoltre, tra le aziende vinicole toscane, 64 sono protette da invalicabili società anonime che ne schermano il titolare effettivo. Così il numero delle vigne toscane di oligarchi sanzionati potrebbe essere più alto
Sul sito del consorzio dei vini Doc di Bolgheri, di cui La Madonnina fa parte, si trova ancora il nome e la foto del proprietario. È Konstantin Nikolaev, nato 54 anni fa a Dnipropetrovsk – all’epoca in Unione Sovietica, oggi in Ucraina – imprenditore con interessi nel settore militare russo che ha un patrimonio netto stimato da Forbes in 1,2 miliardi di dollari. E, soprattutto, oligarca sottoposto a sanzioni dall’Unione europea nel maggio del 2025 per aver fornito, come si legge nella decisione del Consiglio, «materiali militari che sono stati utilizzati nella guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina» e aver «finanziato gruppi mercenari».
Fra le aziende in cui ha interessi Nikolaev ci sono la fabbrica di fucili Promtekhnologiya e quella di munizioni Tula, entrambe – come aveva già raccontato IrpiMedia – coinvolte in un progetto per sviluppare un fucile di precisione anche grazie a macchinari italiani.
Nel catalogo dei vini prodotti da La Madonnina ce ne sono alcuni – come il Viator, un rosso ottenuto solo da vitigno Syrah «che rappresenta l’espressione massima della produzione della tenuta» – venduti a oltre 130 euro a bottiglia.
Consultando una serie di registri pubblici, IrpiMedia è riuscita a scoprire che la produzione della vigna dell’oligarca russo oggi sanzionato è stata supportata da vari fondi europei: principalmente dalla Politica agricola comune (Pac) – un contributo comunitario fondamentale per il sostegno dei piccoli agricoltori – per più di 100mila euro fra il 2017 e il 2025. A cui si aggiunge l’assegnazione di un bando del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) per installare pannelli fotovoltaici da quasi 30mila euro, ancora da incassare. Nikolaev non ha risposto alle domande di IrpiMedia.
La newsletter quindicinale sul meglio del giornalismo di inchiesta internazionale
La Corte dei conti italiana ha spiegato a IrpiMedia che società riconducibili a persone sanzionate dall’Ue non potrebbero beneficiare di fondi comunitari, perché questo costituirebbe un danno per le finanze pubbliche. Ciascun caso, tuttavia, va valutato singolarmente e alla Procura generale della Corte dei conti non risultano procedimenti aperti in materia.
A livello Ue, le istituzioni che possono indagare le frodi sui contributi comunitari sono due: l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) e la Procura europea (Eppo). Entrambi hanno confermato a IrpiMedia la propria competenza nel caso in cui fondi europei possano essere stati ottenuti da individui sottoposti a sanzioni, senza tuttavia entrare nel merito di eventuali procedimenti specifici. Fonti inquirenti in Italia hanno spiegato a IrpiMedia di non aver mai trattato casi di questo tipo, ipotizzando però che possano configurare una violazione delle regole generali sull’erogazione dei fondi europei.
I dati per questa inchiesta
I dati sui fondi europei per l’agricoltura sono stati aggregati da diverse fonti, fra cui il portale FarmSubsidy e le piattaforme Beneficiari Pac e Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea).
Le informazioni sui bandi Pnrr sono state ricavate da OpenCup e OpenPnrr. I dati sulle aziende vinicole in Toscana e sui loro proprietari effettivi sono stati estratti da Datacros III, un software sviluppato dal centro Transcrime dell’Università Cattolica di Milano.
Chi si nasconde dentro il Magic Forest Trust?
Proprietaria de La Madonnina è Cetrezza Trading, una società con sede a Cipro, che ha investito nella tenuta toscana quasi 40 milioni di euro. La stessa holding cipriota possiede anche l’Enoteca Tognoni, un ristorante e wine shop nel centro storico del borgo livornese, di cui fino al 2024 è stato socio di maggioranza Konstantin Nikolaev.
In passato, le quote di Cetrezza Trading erano in mano a una società delle Isole Vergini Britanniche che secondo il database Offshore Leaks – una raccolta di informazioni dai registri imprese di vari paradisi fiscali – ha avuto come titolare effettivo lo stesso Nikolaev.
Attualmente Cetrezza è gestita da una fiduciaria svizzera, Tenuta Gmbh. Nell’ultimo bilancio disponibile della società cipriota, i revisori dei conti specificano che l’azienda non ha «alcuna connessione con la Russia». Tenuta amministra i beni per conto di un trust elvetico, il Magic Forest Trust, di cui non è possibile conoscere i beneficiari.
Da giugno 2025 anche la Svizzera ha imposto sanzioni contro Konstantin Nikolaev.
Le vigne del magnate russo degli aeroporti
La sede legale de La Madonnina è a Firenze, presso lo studio di commercialisti Sbf Consulting, in un elegante palazzo a tre piani vicino allo stadio Artemio Franchi. Allo stesso indirizzo sono registrate altre società vinicole, tra cui Torre Civette, che dal 2014 possiede l’omonima tenuta a picco sul mare fra Punta Ala e Cala Violina, nella Maremma grossetana.
Con La Madonnina condivide vari elementi: ha ottenuto, negli ultimi dieci anni, oltre 140mila euro di fondi agricoli europei, e risulta aggiudicataria di circa 40mila euro per installare pannelli fotovoltaici attraverso lo stesso bando Pnrr vinto dall’azienda di Bolgheri. E, soprattutto, ha legami con la famiglia di un oligarca russo sanzionato.
Aziende vinicole schermate
In Toscana ci sono 926 società vinicole . Di queste, 64 sono schermate da una società straniera.
Quelle legate a oligarchi russi sono 8 , di cui 3 sanzionati
Fondi pubblici agli oligarchi
I fondi europei ottenuti dalle vigne degli oligarchi russi in Toscana tra il 2015 e il 2025 ammontano a
IrpiMedia | Dati: Transcrime, IrpiMedia, The Insider, Beneficiari Pac, Farmsubsidy | Lug 2025 | Creato con Flourish
Nel 2018, come riporta Il Tirreno, Torre Civette è stata acquistata da Roman Trotsenko, uno degli uomini più ricchi di Russia, con un patrimonio di oltre 2,5 miliardi di euro. Magnate degli aeroporti, possiede anche lo scalo di Grosseto, nel cui consiglio di amministrazione – come rivelato da L’Espresso nel 2023 – siede Tommaso Francalanci, il commercialista che segue anche La Madonnina. Francalanci non ha voluto rispondere alle domande di IrpiMedia, appellandosi al segreto professionale.
Trotsenko è considerato un protetto di Igor Sechin, amministratore delegato e presidente della compagnia petrolifera statale Rosneft dal 2012, anno in cui si è dimesso da vice primo ministro della Russia quando il premier era Vladimir Putin. Anche lui sanzionato dall’Ue, che lo descrive come «uno dei consiglieri più fidati e più stretti di Vladimir Putin, nonché suo amico personale», Sechin è ritenuto da tempo dagli analisti internazionali il leader della fazione dei siloviki, gli ex uomini dei servizi segreti diventati businessman di Stato nella Russia post-sovietica.
Nel 2021, su proposta dell’allora ministro degli Esteri Luigi di Maio, Trotsenko è stato insignito dell’Ordine della stella d’Italia, un riconoscimento della presidenza della Repubblica per chi promuove l’amicizia con il nostro Paese. Tre anni dopo, lo stesso Trotsenko è stato sottoposto a sanzioni europee per il suo ruolo nell’industria siderurgica ed energetica russa. L’oligarca ha presentato ricorso contro la decisione del Consiglio dell’Ue. A IrpiMedia non ha rilasciato alcun commento.
Oggi, una piccola quota di azioni della tenuta Torre Civette, dove si producono anche olio e vino, è in mano al figlio di Roman, Gleb Trotsenko (che non ha risposto alle nostre domande), anche lui messo sotto sanzioni da Canada, Stati Uniti e Regno Unito.
Il mistero della fattoria nel Chianti
Fattoria della Aiola è una tenuta di cento ettari nel borgo duecentesco di Vagliagli, in provincia di Siena. Qui si produce il Chianti Classico, vino rosso toscano per eccellenza, del cui consorzio la Fattoria è parte. Anche questa azienda vinicola ha ricevuto, fra il 2019 e il 2024, quasi 110mila euro di fondi europei per l’agricoltura.
Formalmente è posseduta da una società di Cipro, Dockell Limited, messa in liquidazione a giugno di quest’anno. Fattoria della Aiola ha tre manager russi e nel 2023 ha spedito bottiglie di vino in Russia per decine di migliaia di euro.
Nel 2017, l’attivista russo Alexander Navalny – morto in una colonia penale siberiana nel febbraio dell’anno scorso – ha dichiarato che la Fattoria era di proprietà dell’ex presidente russo Dimitry Medvedev, attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa.
Dockell ha acquistato la Fattoria da un’altra società di Cipro che, secondo i media russi, apparteneva a Ilya Eliseev, vicepresidente del consiglio di amministrazione di Gazprombank messo sotto sanzione nel 2022 da Stati Uniti e Gran Bretagna per il suo ruolo nel sistema finanziario russo. Dal 2023 Eliseev è direttamente socio di minoranza di Fattoria della Aiola.
Diverse fonti russe ritengono Eliseev confidente di Medvedev e gestore del suo patrimonio. Nessuno dei due ha risposto alle domande di IrpiMedia e The Insider.

Da Fattoria della Aiola, fin dal 2017, hanno sempre sostenuto che la proprietà fosse di Eliseev, non di Medvedev, e che i due non fossero legati. Nel 2023, in un’intervista a La Nazione, l’allora comandante della guardia di finanza di Siena Giuseppe Antonio Marra ha detto che il legame tra la Fattoria e l’ex presidente russo «era una voce, l’abbiamo monitorata, senza riscontri. Se li avessimo avuti, trattandosi di Medvedev, avremmo agito».
Impossibile conoscere i reali beneficiari
La normativa sui contributi europei non cita esplicitamente il caso di beneficiari sottoposti a sanzioni. Nel caso della Russia, però, le misure restrittive prevedono che tutte le risorse economiche di una persona sanzionata vengano congelate. Il regolamento finanziario dell’Unione europea stabilisce inoltre che chiunque «riceva fondi dell’Unione coopera pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione».
Ascolta il podcast di Newsroom
Su questo sono tenuti a vigilare gli Stati membri. Il regolamento che ha attuato il Piano di ripresa e resilienza dopo la pandemia da Covid-19 prevede che i Paesi beneficiari si attivino per prevenire e reprimere le frodi, individuando non solo il nome di ciascun «destinatario finale dei fondi», ma anche del titolare effettivo, cioè della persona che – anche per il tramite di società o trust – beneficia di quei contributi. Questo anche nell’ottica della direttiva europea contro il riciclaggio di denaro sporco, che fra le situazioni ad alto rischio identifica proprio quelle legate a «paesi soggetti a sanzioni».
In sostanza, le autorità italiane devono controllare non solo quali società hanno chiesto e ottenuto finanziamenti del Pnrr, ma pure verificare le persone che attraverso quelle società ne hanno beneficiato. Lo prevede anche il bando per i pannelli solari nel settore agricolo vinto da La Madonnina e Torre Civette, che fa parte dell’investimento del ministero dell’Agricoltura denominato «Parco agrisolare», attuato dalla società pubblica Gestore servizi energetici (Gse).

L’Unità di informazione finanziaria (Uif) – l’ufficio della Banca d’Italia che si occupa di contrasto al riciclaggio – ha elaborato una serie di fattori di anomalia specifici per il monitoraggio dei bandi Pnrr. Fra questi, vengono indicate «catene partecipative opache che impediscono la corretta identificazione del titolare effettivo». Come quelle che, in molti casi, possiedono le aziende vinicole degli oligarchi russi in Toscana.
La Uif ha pubblicato dati sul numero di segnalazioni di transazioni sospette per rischio riciclaggio legate ai bandi del Pnrr. Contattata da IrpiMedia, non ha però fornito dati su eventuali segnalazioni che avessero a che fare con individui sanzionati.
Anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) è uno degli organismi coinvolti nel monitoraggio contro le frodi sui fondi Pnrr. IrpiMedia ha chiesto all’Anac se avesse dati su eventuali aziende beneficiarie riconducibili a persone sanzionate dall’Ue. L’Autorità ha risposto di non avere queste informazioni, perché nelle proprie banche dati non sono presenti i titolari effettivi delle aziende italiane, tantomeno quelli di società estere.
Aiutaci a tracciare gli investimenti degli oligarchi russi in Italia
Regala l’adesione a MyIrpi+
e ricevi in omaggio la nostra T-shirt IrpiMedia.
Diventa una fonte.
Con IrpiLeaks puoi comunicare con noi in sicurezza.
«Conoscere i titolari effettivi, cioè le persone fisiche che in ultima istanza controllano un’impresa, è un requisito essenziale per garantire l’integrità e la correttezza nella gestione dei fondi pubblici, specialmente quelli europei», ha spiegato in un’intervista con IrpiMedia Marco Vianello, membro del consiglio di amministrazione della European business registry association (Ebra), l’associazione che riunisce i registri delle imprese europei. «La trasparenza sulla proprietà delle imprese – secondo Vianello – consente di prevenire o contrastare frodi, conflitti di interesse e magari tentativi di aggirare le normative, incluse le sanzioni internazionali».
L’importanza di un registro europeo sui titolari effettivi
«Le decisioni che vengono prese all’interno dell’economia si basano su informazioni. Più sono veritiere queste informazioni migliore sarà la decisione presa. Ecco che in Europa si sono sviluppati, negli ultimi 200 anni, i registri delle imprese, che danno un primo step di informazioni e permettono al mercato di essere trasparente», ragiona Marco Vianello di Ebra.
Un’ulteriore passo avanti è arrivato con la quarta e quinta direttiva antiriciclaggio dell’Unione europea (emanate rispettivamente nel 2015 e nel 2018), che hanno imposto agli Stati membri di istituire un registro dei titolari effettivi. Questa, afferma Vianello «è una grande novità perché, se guardiamo ai 27 Paesi, in molti non c’è informazione sulla proprietà, oppure se c’è è limitata. Quindi è naturale che si sia sentita la necessità di avere un’informazione completa sulla proprietà dell’impresa». Questi dati, secondo Vianello, sono fondamentali non solo per le autorità pubbliche – incluse le pubbliche amministrazioni a livello locale e nazionale –, ma anche per giornalisti e Ong.
Nel 2022, tuttavia, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un accesso generalizzato da parte del pubblico ai registri dei titolari effettivi viola il diritto alla riservatezza. La sfida, dice Vianello, è evitare «tanto l’opacità quanto l’esposizione indiscriminata». Attualmente, l’implementazione dei registri dei titolari effettivi è sospesa, in attesa di una nuova decisione della Corte di giustizia Ue, a cui è stato trasmesso un ricorso presentato in Italia dall’associazione di categoria delle fiduciarie.
«Il registro del titolare effettivo è importante per avere una sicura una fonte di informazione ufficiale nazionale che ci dice esattamente chi è il proprietario dell’impresa», conclude Vianello. «È però altrettanto fondamentale avere degli strumenti che leggano queste informazioni e che le incrocino tra di loro. Sono molto importanti quindi progetti come Datacros (a cui partecipano sia Ebra che IrpiMedia, ndr) in cui un coordinatore come Transcrime mette insieme le fonti ufficiali, ma anche gli esperti di queste informazioni, come le università e i giornalisti».
Il regolamento sui fondi della Politica agricola comune prevede controlli simili a quelli del Pnrr. In Italia vengono effettuati da Agecontrol, una partecipata dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’organismo pubblico che si occupa di pagare i contributi europei per il settore. Queste verifiche, effettuate dopo che i contributi sono stati erogati, prevedono una analisi dettagliata della struttura societaria dei beneficiari, incluse le «persone fisiche» anche con un legame «indiretto» rispetto ai finanziamenti ricevuti. Agea ha fornito a IrpiMedia i dati sul numero di controlli, ma non ha risposto alle domande relative alle sanzioni.
I controlli sui fondi europei per l’agricoltura
I dati riguardano i cosiddetti «controlli ex-post», ovvero successivi all’erogazione dei fondi del Fondo europeo agricolo di garanzia della Politica agricola comune effettuati da Agecontrol nel periodo 01/07/2021 – 23/06/2025. In rosso i controlli in cui sono state riscontrate irregolarità
IrpiMedia | Dati: Agea 2025 | Creato con: Flourish
Capire chi ha effettivamente beneficiato dei contributi europei non è semplice. Il centro Transcrime dell’Università Cattolica di Milano ha calcolato che in Toscana, delle oltre 900 aziende che si occupano di produzione vinicola, 64 sono gestite da società straniere che ne schermano la proprietà. Il loro titolare effettivo potrebbe essere di qualunque nazionalità e tra coloro che hanno interesse a nascondere i propri beni ci sono certamente gli oligarchi sanzionati.
Oltre a Nikolaev, Trotsenko e Eliseev (da solo o per conto di Medvedev), IrpiMedia e The Insider, con l’aiuto di Transcrime, hanno tracciato almeno altri cinque oligarchi, alcuni dei quali vicini a Putin, che hanno aziende vinicole in Toscana, quasi sempre schermate da società registrate in paradisi fiscali come Irlanda, Singapore, Isole Vergini Britanniche. Negli ultimi dieci anni, complessivamente, le vigne degli oligarchi hanno ricevuto oltre un milione di euro di fondi europei.
Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.


