05.09.25
Da Roma Termini saliamo sul treno regionale al binario 13 in direzione Aprilia. Il viaggio dura soltanto mezz’ora e all’arrivo, ad aspettarci sulla sua utilitaria rossa, c’è Francesca Romana Tintori, la presidente del Comitato Spontaneo di via Scrivia.
La frazione di Aprilia chiamata Sant’Apollonia, dove Tintori vive, è sede di una delle ex discariche italiane che più avrebbe urgenza di bonifica, un sito ufficialmente considerato ad altissimo rischio, dove l’inquinamento potrebbe già estendersi ben oltre il sito stesso, verso le falde acquifere e i terreni circostanti.
Francesca ci mostra Aprilia, una cittadina alle porte di Roma che conta circa 75 mila abitanti. Mentre ci spostiamo verso le campagne, le strade si fanno più sconnesse e tortuose fino a raggiungere un piccolo raggruppamento di case nella frazione di Sant’Apollonia. «Qui è dove stava la discarica, l’hanno aperta negli anni ‘80 ma venne poi chiusa in poco tempo», ci spiega Francesca mentre imbocca la svolta a destra per Via Scrivia.
In breve
- I cittadini chiedono che la vecchia discarica di Sant’Apollonia venga bonificata e che venga bloccata la costruzione della nuova discarica
- La discarica di Sant’Apollonia è stata attiva dal ‘79 all’88 ma è stata chiusa per rischi ambientali data la vicinanza con il fosso della Moletta e la falda acquifera
- Sono stati stanziati 14 milioni di euro per la bonifica attraverso il Pnrr, ma a causa di lungaggini burocratiche questi soldi sono stati persi
- Adesso la regione vorrebbe attingere ai fondi Fesr, anche se i comitati e alcuni politici locali pensano che il finanziamento perso sia stata un’occasione mancata
- Contestualmente alla tentata bonifica la società Frales srl, controllata da Fabio Altissimi, ha presentato e ricevuto l’approvazione del progetto di una nuova discarica adiacente alla vecchia
- Il nuovo impianto, però, presenta delle criticità considerate secondarie rispetto al fabbisogno regionale dei rifiuti del Lazio. Il nuovo impianto è cruciale per chiudere il Ciclo dei rifiuti della regione Lazio entro il 2031
Nonostante i pochi anni di attività, in questo sito sono stati sepolte migliaia di tonnellate di rifiuti. Secondo i cittadini locali, anche rifiuti tossici e speciali, e sono in molti a denunciare che gli sversamenti sono continuati illegalmente a lungo dopo la chiusura ufficiale del sito.
Quattro anni fa, dopo decenni di attesa, sono stati finalmente stanziati i fondi per la bonifica: 14 milioni di euro dal fondo Pnrr per bonificare l’ex discarica entro il 31 marzo 2026. Ma a causa di lungaggini burocratiche, conflitti tra Comune e Regione, e uno stallo nell’amministrazione comunale che è stato commissariato per mafia il 18 Aprile di quest’anno dopo le dimissioni dell’ex sindaco Lanfranco e del consiglio comunale in seguito al suo arresto a luglio 2024, i ritardi si sono accumulati fino ad arrivare, oggi, all’inevitabile perdita dei 14 milioni del Pnrr, per incompatibilità di tempi.
Nel frattempo, però, è stata approvata una nuova discarica nell’area adiacente alla precedente causando la ribellione dei cittadini che si sono uniti per contrastare la nascita del nuovo impianto. «Non vogliamo una nuova discarica accanto alle nostre case e, soprattutto, vogliamo che la vecchia discarica venga bonificata», ci dice Francesca mentre, scesi dalla macchina, ci mostra gli striscioni davanti alle case che recitano “No discarica”.
La discarica di Sant’Apollonia
La discarica di Sant’Apollonia, attiva dal 1979 al 1988, è stata chiusa con Ordinanza sindacale n.33/88 per l’estrema vicinanza con il Fosso della Moletta e con la falda acquifera sottostante. La situazione del luogo è ritornata attuale nell’ultimo anno, quando 14 dei 500 milioni di fondi Pnrr per le bonifiche – il 3 per cento del totale – sono stati destinati al sito, definito «ad altissima priorità» perché «potenzialmente inquinato». È la definizione ufficiale che emerge dal Piano regionale delle bonifiche del Lazio che classifica le priorità in quattro gradi di intervento: altissima, alta, media e bassa.
«Io abitavo qui quando l’hanno aperta e ricordo la puzza, i rumori e i disagi che ho vissuto insieme a tutti gli abitanti della zona», ci racconta un abitante della zona che preferisce rimanere anonimo. Ci conduce per le campagne che circondano l’area dell’ex discarica e ci indica una gobba nel terreno: «Adesso voi vedete solo terra», spiega, «ma se scavate sotto potete tirare fuori ancora dei rifiuti». Poi, aggiunge: «Ricordo che dopo la chiusura, la discarica continuava ad essere oggetto di sversamenti».
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La bonifica dell’area, sulla quale insiste il vincolo ambientale di campagna romana, è attesa da quasi quarant’anni: nel 2021, con la creazione di un fondo speciale per la bonifica dei siti orfani, si è deciso di intervenire definendo l’area dell’ex discarica Sant’Apollonia sito orfano – ovvero per il quale non è possibile individuare i responsabili della contaminazione – e ad altissima priorità con il decreto legge 152/2021.
La classificazione delle priorità di intervento di bonifica
Il Piano Regionale delle Bonifiche del Lazio ha definito i criteri di classificazione dei siti di bonifica in quattro livelli di priorità di intervento: altissima, alta, media e bassa. Questa classificazione è quantificata attraverso un indice di rischio calcolato tra 0 e 10. Se l’indice di rischio supera i 6 punti si parla di siti ad altissima priorità; se l’indice di rischio è compreso tra 4,5 e 6 si tratta di siti alta priorità; se, invece è compreso tra 2,5 e 4,5 sono siti a media priorità; sotto i 2,5 punti si definiscono siti a bassa priorità.
Secondo il Piano Regionale delle bonifiche nei siti ad altissima priorità «sono presenti stati di contaminazione in atto estremamente rischiosi per l’ambiente e per le comunità limitrofe o siti per i quali, sebbene non verificato analiticamente, si sospetti – in relazione, ad esempio, alla natura o alle modalità di stoccaggio dei rifiuti presenti nel sito o alla tipologia di attività industriale svolta – la presenza di uno stato di contaminazione e di un danno ambientale in atto. Per tali siti è necessario un intervento di bonifica o di messa in sicurezza urgente o, in ogni caso, è urgente concludere le procedure tecnico amministrative di bonifica del sito».
Nel Piano Regionale delle Bonifiche vengono segnalati 14 siti ad Altissima Priorità Ambientale nel Lazio, di cui cinque in Provincia di Latina. Di questi cinque siti, tre sono ad Aprilia. Sono presenti, però, anche siti ad Alta priorità, ovvero siti in cui, a differenza di quelli identificati come ad altissima priorità, gli stati di contaminazione sono rischiosi e non «estremamente rischiosi». Nella Regione sono stati individuati 87 siti, di cui 16 in provincia di Latina. Di questi 16, quattro sono ad Aprilia. (Discarica Loc. SS n. 148 Pontina; Nordex Srl; Campoverde Di Aprilia e Area Ecolmaci Srl – Loc.Campoleone)
I Fondi Pnrr e la trafila burocratica
Tutto è iniziato il 5 agosto 2020, quando la Giunta regionale retta da Nicola Zingaretti ha inserito il sito di Sant’Apollonia nel Piano regionale dei siti inquinati del Lazio attraverso un ultimo aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti.
Un anno dopo, nell’agosto del 2021, sono stati stanziati i fondi del Pnrr per la bonifica, che sarebbe dovuta terminare entro il 31 marzo 2026. Soltanto il 25 gennaio 2024 il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha pubblicato l’accordo degli interventi di bonifica sottoscritti con la Regione Lazio e il Comune di Aprilia.
La Regione ha delegato la realizzazione della bonifica al Comune che, nell’arco di qualche mese, ha subito un terremoto interno: il sindaco forzista Lanfranco Principi, eletto nel maggio del 2023, è stato indagato con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso e concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso.
Principi è agli arresti domiciliari dal 3 luglio 2024, arrestato insieme ad altre 24 persone, tra cui spiccano i nomi di Massimo Nicoletti, il figlio del boss della Banda della Magliana e Antonio Senese, figlio del famoso boss camorrista. Gli indagati sono stati arrestati in seno all’operazione Assedio condotta dalla Procura di Latina su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma.
Dopo le indagini e le dimissioni dei consiglieri comunali è subentrato il commissario straordinario Paolo d’Attilio. Fino a quel momento l’amministrazione non aveva avviato nessun procedimento per la bonifica.
D’Attilio – comprendendo il rischio di mancato completamento dei lavori nei tempi previsti – il 28 aprile 2025 ha deciso di rinunciare alla delega e rimettere in mano alla Regione la gestione della bonifica di uno dei siti orfani più critici per tutto il territorio laziale.
Il rischio per Aprilia sarebbe stato un buco finanziario di 14 milioni senza poter ottenere i fondi del Pnrr.
La richiesta di spiegazioni al Governo
La Regione – rappresentata dall’assessore al Ciclo dei rifiuti e alla Tutela del territorio Fabrizio Ghera, in quota FdI – si è dimostrata inerte finché, il 15 luglio, il gruppo parlamentare di Avs (Alleanza Verdi-Sinistra), tramite il deputato Filiberto Zaratti, ha proposto un’interrogazione parlamentare durante un question time col sottosegretario di Stato con delega ad ambiente e sicurezza energetica Claudio Barbaro.
Zaratti ha chiesto «quali iniziative di competenza intenda (Barbaro, ndr) assumere affinché la regione Lazio […] adotti tutte le immediate ed opportune misure ai fini della realizzazione degli interventi di bonifica del sito orfano di Santa Apollonia».
Il sottosegretario di Fratelli d’Italia Barbaro ha risposto, però, che i fondi Pnrr sono persi: «Il Ministero ha rilevato l’incoerenza delle tempistiche proposte per la realizzazione dell’intervento con le modalità di finanziamento previste dal Pnrr».
Specifica, però, che dei 14 milioni del Pnrr «è stata emessa un’anticipazione pari a 1,4 milioni». Abbiamo provato a capire dove siano finiti questi soldi, ma nonostante le domande agli esponenti politici locali nessuno sa come siano stati spesi. I 14 milioni del Pnrr sono perduti.
Per recuperarli – afferma il sottosegretario Barbaro – la Regione ha chiesto di rendicontare la spesa per la bonifica all’interno dei Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2021-2027 che, però, non gode delle stesse agevolazioni del fondo Pnrr: il fondo ha un portafoglio totale di 1,7 miliardi di euro da ripartire in cinque linee strategiche che coprono un ampio raggio di intervento.
Il problema è che, a differenza degli stanziamenti a fondo perduto del Pnrr, il Fesr utilizza una parte dei fondi regionali, gravando sul bilancio in caso di utilizzo.
«Il Pnrr è come vincere la lotteria. Il Fesr, invece, è come pagare un mutuo. Quei 14 milioni persi graveranno molto», ci ha spiegato Filippo Treiani, coordinatore regionale dei Verdi, durante una manifestazione indetta il 19 luglio presso il Comitato Grattacielo contro il nuovo deposito di rifiuti ad Aprilia, in concomitanza con l’inizio dei lavori del nuovo impianto. «Prima la mancata bonifica e ora la nuova discarica. Hanno bisogno di chiudere il ciclo dei rifiuti rendendo la nostra città il deposito della Capitale», commentano alcuni dei presenti, esasperati per i nuovi sviluppi.
La bonifica avrebbe comportato molto probabilmente lunghe procedure, tali da non poter approvare in tempi brevi il permesso per la realizzazione del nuovo deposito di rifiuti nel terreno adiacente. Invece, l’approvazione del deposito di rifiuti, senza sapere da quali materiali è contaminato il terreno circostante, è sembrata ai comitati e ai partiti di opposizione un’operazione sbrigativa e politicamente eterodiretta.
Fondi Fesr e fondi Pnrr
Ci sono delle differenze tra il fondo del Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr) e il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). Il Pnrr è un’iniziativa italiana finanziata dall’Ue a medio termine (2021 – 2026), mentre i Fesr sono fondi europei – nati nel 1975 per appianare le disparità tra regioni e Stati – con progetti pluriennali. L’ultimo è del periodo 2021-2027.
La gestione dei fondi è diversa: se da un lato i fondi Pnrr sono direttamente gestiti dal governo italiano, quelli Fesr sono gestiti a livello regionale e nazionale. Il nodo della questione sono i 14 milioni per la bonifica.
Il finanziamento della bonifica di Sant’Apollonia può avvenire sia attraverso Fesr che Pnrr. Sebbene entrambi i fondi siano prevalentemente a fondo perduto – non è prevista quindi alcuna restituzione -, i fondi Fesr potrebbero necessitare di un co-finanziamento che graverebbe sui bilanci regionali.
Un’altra questione riguarda poi l’allocazione specifica di questa tipologia di finanziamento: se da un lato il macro-portafoglio del Pnrr ha previsto una fetta di 500 milioni di euro per la bonifica dei siti orfani italiani, il Fesr – e in questo caso fa fede il Fesr Lazio – prevede cinque priorità strategiche in cui far rientrare la spesa: Europa più competitiva e intelligente; Europa più verde; Mobilità urbana sostenibile; Europa più sociale e inclusiva; Europa più vicina ai cittadini.
Il nuovo impianto di rifiuti inerti
Il 5 dicembre del 2022 la società Frales Srl Società agricola ha chiesto la Valutazione di impatto ambientale (Via) per un nuovo impianto di rifiuti inerti che dovrebbe sorgere nell’area adiacente al sito orfano di Sant’Apollonia.
La Frales Srl è una società che fa capo alla M.T.S Ambiente innovazioni e tecnologie Srl, che controlla tra le altre cose anche la Rida ambiente, fiore all’occhiello per lo smaltimento dei rifiuti del Lazio, con uno stabilimento proprio ad Aprilia. Il proprietario, Fabio Altissimi, controlla insieme alla moglie Cristina Meloni la Frales Srl, anche se l’amministratore unico è Alessandro Spuntoni.
La società attualmente risulta inattiva e con un bilancio in rosso di qualche migliaio di euro per il triennio 2021-2023. Il progetto del nuovo impianto prevede un costo totale di 28 milioni, di cui 22 solo per la costruzione, e una capacità totale di abbancamento di quasi un milione di tonnellate di rifiuti. Si tratta di un intervento cruciale per la chiusura del Ciclo dei rifiuti della regione Lazio e, soprattutto, per l’autosufficienza dell’Ambito territoriale ottimale (Ato) di Latina.
Tuttavia, diverse sono state le problematiche emerse durante le tre Conferenze di servizi. La prima, tenutasi il 23 gennaio 2024, ha riunito allo stesso tavolo – oltre al team della società proponente capeggiato da Altissimi e Meloni – il Comune, la Regione, l’Asl di Latina e il ministero della Cultura.
Alcuni degli organi amministrativi presenti alle conferenza, sulla spinta del malcontento delle associazioni e dei movimenti, hanno sollevato delle perplessità sull’impianto.
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L’8 maggio 2023, infatti, è emerso «unanime dissenso alla proposta progettuale» da parte della Commissione congiunta Urbanistica-Ambiente per la necessità di bonificare l’area adiacente prima della costruzione del nuovo impianto.
Dissenso che contrasta con il quadro progettuale della società proponente che ha sottolineato quanto, in realtà, «l’area in oggetto non interessa le aree coltivate in precedenza ed oggetto di bonifica».
Il 10 gennaio 2025 la stessa Asl di Latina ha preso una posizione sul nuovo progetto sostenendo come esso possa «esporre la popolazione ad ulteriori fattori di insalubrità oltre quelli derivanti dal persistere della presenza di rifiuti nei remoti impianti di discarica (la vecchia discarica, ndr) presenti nella zona per i quali si debba procedere senza indugio ai necessari interventi di bonifica». Senza la bonifica l’impianto non si può fare.
Ma ad aprile, nonostante i dissensi e mentre il Comune di Aprilia veniva commissariato per infiltrazioni mafiose, il progetto per il nuovo impianto di deposito rifiuti è passato.
Il via libera alla realizzazione del progetto è stato ottenuto grazie soprattutto al cambio di posizione della Soprintendenza del ministero della Cultura che, se nell’ultima conferenza dei servizi aveva espresso parere negativo, visto anche che il progetto ricadrebbe dentro un’area di 4000 ettari sottoposta a vincolo di interesse paesaggistico, ha poi accumulato ritardi tali nel procedimento di dichiarazione del vincolo in questione che le norme di salvaguardia sono decadute.
«Lo stesso delegato della Soprintendenza, inspiegabilmente, ha dichiarato essere venute meno le norme di salvaguardia», ha dichiarato l’On. Claudio Fazzone di Forza Italia durante un’interrogazione parlamentare al Senato. «La Soprintendenza ha assunto un atteggiamento diametralmente opposto rispetto all’origine, quasi a volersi liberare del fardello ricorrendo ad un cavillo burocratico».
Il fardello di cui parla Fazzone, quindi, potrebbe proprio essere la necessità da parte della Regione Lazio di garantire il fabbisogno regionale complessivo di rifiuti fino al 2031. Ed è proprio la Direzione ciclo dei rifiuti ad evidenziare come «la mancata realizzazione dell’impianto […] potrebbe generare la insufficienza impiantistica della regione». Secondo Davide Zingaretti, segretario comunale del Pd, «la regione ha trovato un Comune dove è facilmente possibile insediare questi impianti».
Ma secondo l’Asl locale e i comitati civici rimarrebbero comunque altri vincoli che dovrebbero impedire la realizzazione del nuovo progetto, almeno nella sua forma attuale. Infatti, secondo il Piano regionale di gestione dei rifiuti del Lazio 2019-2025 (Prgr) approvato dalla giunta Zingaretti, gli impianti non possono trovarsi a una distanza inferiore di 500 metri dalle case, limite che non sarebbe rispettato in questo caso. La Deliberazione di Giunta regionale n.622 del 17 gennaio 2013 a firma dell’architetto Marco Paccosi, riporta che «l’area di impianto è posta ad una distanza inferiore a 500 mt da case sparse e dal nucleo abitato “Fossignano 5”».
Il vincolo della vicinanza alle case già nel 2016 aveva determinato il fallimento di un progetto di deposito di rifiuti molto simile a questo, presentato all’epoca dalla società Paguro Srl. Il progetto di nove anni fa è stato respinto proprio per la presenza di vincoli paesaggistici e per la vicinanza dai centri abitati, tra cui quello di Fossignano. Nel mentre, anche la storica Tenuta Calissoni Bulgari – produttrice di olio di alta qualità – ha fatto ricorso al Tar per annullare la costruzione della nuova discarica, sospendendo i lavori fino alla trattazione dell’istanza cautelare in sede collegiale.
La Tenuta, che si estende per 60 ettari, si trova infatti vicino al sito orfano di Sant’Apollonia. L’istanza della Calissoni Bulgari è stata respinta a metà luglio dal Tar di Latina che ha poi successivamente fissato la camera di consiglio per il 10 settembre prossimo. Intanto i lavori per la costruzione della nuova discarica – dopo l’ottenimento dell’Aia e del Paur lo scorso 23 giugno – sono iniziati in un clima tutt’altro che disteso. Questi e altri elementi saranno discussi in udienza al Tar di Roma il 10 settembre prossimo.

