È l’alba del 22 luglio 2022 quando un camion arriva al valico di frontiera della città di Šalčininkai, in Lituania, pronto a entrare in Bielorussia. Il veicolo trasporta beni spediti da Ems Group, un’azienda italiana attiva nella produzione di sistemi per la movimentazione delle merci.
L’autista mostra i documenti di trasporto, ma i funzionari doganali lituani non concedono il via libera a causa delle sanzioni imposte pochi mesi prima alla Bielorussia, per il supporto all’invasione russa dell’Ucraina. Così, il carico di macchinari italiani viene rimandato indietro.
L’inchiesta in breve
- Tra luglio 2022 e 2023 la fabbrica di vetro di Grodno, cittadina bielorussa vicina al confine con Lituania e Polonia, ha importato macchinari prodotti dall’azienda italiana Ems Group. Eppure erano sotto sanzione ed erano già stati fermati una prima volta
- Grazie a video e a documenti forniti da una fonte con conoscenza diretta della vicenda, questa inchiesta – che IrpiMedia ha realizzato con i colleghi bielorussi di Buro Media e lituani di Siena – svela quanto sia facile eludere i controlli
- L’azienda di vetro di Grodno ha ricevuto grande sostegno da Aleksandr Lukashenko, presidente della Bielorussia e stretto alleato di Putin. La Bielorussia è sotto sanzioni europee a causa del suo sostegno all’invasione su larga scala dell’Ucraina
- Secondo quanto ricostruito, i documenti di trasporto dei macchinari sono stati falsificati. A occuparsi di questo servizio sono stati alcuni dipendenti della società di spedizioni lituana Didneriai
- Sei camion hanno varcato la frontiera tra Lituania e Bielorussia con documenti di carico che riportavano come destinatario una società kazaka e avevano un codice identificativo della merce trasportata alterato di una cifra in modo che il carico non risultasse sotto sanzione. Altri 27 camion hanno passato la frontiera solo grazie al codice della merce alterata
- In tutto i macchinari italiani per la produzione di contenitori di vetro arrivati Bielorussia valgono da soli due milioni di euro. Tutti i beni utilizzabili per scopi militari intercettati dall’Ufficio antifrode europeo perché sospettati di essere diretti in Russia valgono poco sopra i tre milioni
Tuttavia, quegli stessi macchinari riusciranno a entrare in territorio bielorusso pochi giorni dopo, per raggiungere la fabbrica di vetro di Grodno, cittadina bielorussa poco distante sia dal confine lituano sia da quello polacco. Stesso esito, nei primi mesi del 2023, avrà un’altra spedizione di macchinari prodotti da Ems Group.
I beni – dal valore totale di oltre due milioni di euro – sono entrati utilizzando due espedienti semplici, ma sufficienti per aggirare le sanzioni: dichiarando un falso cliente fuori dall’Unione europea e falsificando il codice che identifica la merce.
«Abbiamo scelto un codice (doganale, ndr) tale che non risultasse sanzionato. Abbiamo fatto tutto come si deve. Ma, in realtà, se vai a scavare più a fondo, sì, lo è (sanzionato, ndr)», ha ammesso lo spedizioniere lituano che ha permesso al carico di arrivare a destinazione durante una conversazione registrata di nascosto da una fonte che ha condiviso i materiali con i giornalisti.
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In risposta a una richiesta di commento di IrpiMedia, l’Ufficio antifrode dell’Unione europea (Olaf) ha spiegato che «dall’entrata in vigore delle sanzioni contro la Russia e la Bielorussia, i truffatori sono stati attivi nell’ideare modi per aggirarle, attratti dalla prospettiva di guadagni economici».
Per individuare potenziali evasioni delle sanzioni, Olaf esamina «i flussi commerciali, i movimenti insoliti delle merci, le anomalie dei prezzi e altri comportamenti irregolari a livello dei singoli operatori». Tutte informazioni che vengono poi trasmesse agli Stati membri, responsabili di effettuare i controlli.
L’inchiesta
Questa inchiesta – realizzata da IrpiMedia insieme alla testata bielorussa Buro Media e ai colleghi lituani di Siena grazie all’analisi di documenti di trasporto e video sotto copertura – racconta come siano state evase le sanzioni che impediscono l’export di macchinari per la movimentazione di carichi pesanti in Bielorussia.
In questo caso l’azienda acquirente, fortemente sostenuta dal governo bielorusso, produce vetro. Esiste però il rischio che la stessa tecnica per aggirare le sanzioni abbia permesso il passaggio di materiale di altro tipo.
L’Ufficio antifrode europeo ha aggiunto di aver contribuito all’intercettazione di 237mila componenti – come chip, circuiti elettrici e dispositivi per le telecomunicazioni, tutti beni ad uso potenzialmente militare – sospettati di essere diretti in Russia attraverso Paesi terzi.
Il valore dei beni bloccati è stato di oltre tre milioni di euro, una cifra bassa considerando che i macchinari italiani arrivati alla fabbrica di Grodno valgono da soli quasi due milioni. Olaf non ha fornito dati sui beni diretti in Bielorussia.
La svolta ecologista di Lukashenko
Nel 2019 il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha firmato una direttiva per favorire un graduale abbandono degli imballaggi in plastica e fare spazio a contenitori più ecosostenibili, come quelli in vetro.
Nella città di Grodno, sede dell’omonima fabbrica di vetro, il primo impianto aperto nel 1922 non era sufficiente a rispondere alla domanda. Così Lukashenko – storico alleato della Russia di Vladimir Putin e al potere ininterrottamente dal 1994 – ha ordinato la costruzione di un ulteriore sito produttivo. Il luogo prescelto era uno dei dodici siti della zona economica speciale della regione di Grodno gestita dall’ente Grodnoinvest. L’investimento totale, coperto anche con fondi pubblici, era di circa 50 milioni di euro.
Le sanzioni funzionano o no?
di Lorenzo Bodrero
Esaminiamo la situazione economica della Russia per fare un bilancio dell’impatto delle sanzioni nei suoi confronti.
I dati sul Pil
Negli anni 2023 e 2024 è cresciuto del 4% l’anno. Un’analisi del think tank britannico Chatham House stima però che dal 2014 (primo anno di sanzioni) sia cresciuto dell’1% in meno ogni anno rispetto a uno scenario senza sanzioni. Significa che a fine 2025 il prodotto interno lordo russo sarà inferiore dell’11-12% rispetto a quanto poteva essere. Quindi, con le sanzioni, l’economia russa ha enormemente rallentato il suo tasso di crescita e, se si esclude il comparto militare, il Paese è in recessione.
L’«economia di guerra»
La formula descrive la condizione in cui un Paese converte il proprio sistema produttivo allo sforzo bellico. Per la Russia è un obiettivo da tempo: fin dai primi anni Duemila la dottrina seguita in Russia era essere pronti per un conflitto mondiale. Poi, nel 2016, si è fissato l’obiettivo di convertire il 50% dell’intera capacità produttiva al settore militare entro il 2030 (oggi siamo al 30%). Infine è arrivato il 2022, l’anno dell’invasione su larga scala dell’Ucraina: è nato il Gruppo di coordinamento governativo delle forze armate, con lo scopo di emanare leggi su richiesta dell’esercito, un ordine esecutivo ha imposto alle industrie del complesso militare-industriale un ciclo operativo 24 ore su 24 e a quelle metallurgiche di aumentare la produzione per il comparto militare. Il 40% del budget federale va a sostenere la guerra, e l’8% del Pil è destinato al settore militare (in Italia l’1,2%). Questo comporta dei problemi: 1. I prodotti che escono da quelle fabbriche non generano ricchezza. Proiettili di artiglieria, droni e carri armati sono progettati per essere distrutti. È un ciclo che mantiene alta l’occupazione e l’attività industriale solo nel breve periodo. 2. Le persone che fanno la guerra costano: 26 miliardi di dollari nel primo semestre 2025 tra stipendi, bonus ai militari e compensazioni alle famiglie dei soldati morti. Principali soluzioni del Cremlino: l’aumento della pressione fiscale su aziende e redditi, l’aumento dell’iva al 22% cioè due punti in più rispetto a due anni fa, e una sempre più aggressiva campagna di nazionalizzazione di beni e proprietà private.
Gas e petrolio
Il loro export genera il 30% delle entrate fiscali. Circa l’11% delle esportazioni di gas arrivano ancora a Paesi membri Ue – contro il 40% del 2021 – soprattutto grazie a Ungheria e Slovacchia. L’export di petrolio nel 2024 ha generato 189 miliardi di dollari. Il 75% delle consegne è effettuato dalla cosiddetta “flotta fantasma” contro la quale l’Unione europea ha imposto sanzioni economiche soltanto da dicembre 2024. L’Europa oggi ne importa solo il 3% rispetto al 2021 ma Cina, Turchia e India hanno compensato il dietrofront della Ue. Morale: i pacchetti sanzionatori hanno, da un lato, lasciato pressoché invariata la quantità di petrolio esportato ma, dall’altro, hanno ridotto gli introiti a seguito dell’imposizione del “tetto al prezzo” per barile. Gas e petrolio, però, sono ancora fonti da cui la Russia produce ricchezza.
E dunque?
Le sanzioni non hanno dissuaso la Russia dal continuare militarmente l’aggressione dell’Ucraina. Lo sforzo bellico è aumentato, non diminuito. L’economia della Russia è votata alla guerra e ne ha bisogno. Tra il 2014 e il 2022 – tra le prime sanzioni emanate dopo l’annessione della Crimea e quelle decise dopo l’invasione su larga scala – la Russia ha potuto prepararsi, anche economicamente, a questo evento. Oggi però il tempo non è più a favore della Russia. I dati macroeconomici per il 2025 sono negativi. Fino a quando, allora, il Paese potrà reggersi sull’economia di guerra?
Il nuovo sito aveva però bisogno di macchinari all’altezza. Meglio se europei, considerati più affidabili rispetto a quelli russi, come ha spiegato in un’intervista con i colleghi di Buro Media uno dei manager dell’impianto. La scelta della fabbrica del vetro di Grodno era ricaduta su Ems Group, azienda con sede a Montecchio Emilia specializzata in macchinari per il packaging.
Il contratto firmato a febbraio 2021 tra la fabbrica di vetro di Grodno ed Ems, di cui IrpiMedia è venuta in possesso, prevedeva la fornitura di tre linee di macchinari per il trasporto, l’ispezione e l’assemblaggio di contenitori di vetro, per un valore complessivo di poco superiore ai due milioni di euro, installazione e formazione comprese.

Da contratto, la merce sarebbe dovuta arrivare nel 2022. A marzo dello stesso anno, però, l’Unione europea ha imposto i primi pacchetti sanzionatori contro Russia e Bielorussia, di fatto impedendo l’invio di alcune merci verso i due Paesi.
Le restrizioni hanno colpito anche macchinari come quelli necessari alla nuova fabbrica di contenitori in vetro di Grodno. Fino a quando uno spedizioniere lituano non ha trovato un modo per aggirarle.
Due aziende in crisi, per motivi diversi
Dopo l’arrivo del materiale dall’Italia, la fabbrica di vetro di Grodno ha chiuso il bilancio 2023 con oltre il 20% di utili in più rispetto all’anno precedente. A dicembre 2024, però, è dovuto intervenire un fondo pubblico bielorusso per aiutare l’azienda per coprire i debiti. L’azienda si è dovuta riorganizzare dopo l’implementazione di un nuovo pacchetto di sanzioni che impedisce ai Paesi europei di importare contenitori in vetro prodotti in Bielorussia, in vigore dall’ottobre 2024.
Secondo documenti raccolti da Buro Media, «le restrizioni imposte dalle sanzioni hanno avuto un impatto estremamente negativo sul funzionamento dell’impresa che ha dovuto affrontare una riduzione dei flussi di cassa per i prodotti spediti e, di conseguenza, una carenza di capitale circolante per effettuare i pagamenti».
L’export in Ue e Ucraina valeva tra il 20 e il 30% del volume d’affari della fabbrica di vetro, si legge nel documento. Per Ems Group, invece, la crisi dura da molto più tempo. Dopo essere stata acquistata nel 2018 dal fondo di private equity lussemburghese Xenon, dal 2023 ha subito una forte riduzione degli ordini, a causa delle condizioni del mercato.
Ems ha chiuso il bilancio di quell’anno con quasi 260 milioni di perdite. IrpiMedia ha chiesto all’azienda emiliana se le sanzioni avessero avuto un impatto sulla situazione economica ma non ha ottenuto risposta. Da ottobre 2025 la società è entrata in concordato preventivo ma sta cercando di salvare sia l’attività sia i posti di lavoro.
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Falsificare i contratti
«Non ci limitiamo a spostare le merci. Ti liberiamo dallo stress», è lo slogan che campeggia sul sito di Didneriai, azienda di logistica lituana con esperienza trentennale nei trasporti internazionali.
Non è chiaro se a pagare il suo servizio sia stata l’azienda bielorussa o quella italiana. Secondo quanto ricostruito dai giornalisti di Buro Media, però, sarebbero stati dei dipendenti dell’azienda lituana ad agevolare l’ingresso della merce in Bielorussia, falsificando i documenti di trasporto.
L’alterazione ha riguardato due dati: la destinazione del materiale e il codice identificativo della merce. In una prima fase, entrambi i dati sono stati modificati, in una seconda solo il codice. I funzionari della dogana lituana, che avrebbero dovuto controllare il carico, non si sono accorti delle falsificazioni.
Nella prima fase, tra luglio e settembre 2022, sei autocarri hanno raggiunto Grodno trasportando macchinari prodotti da Ems per un valore di 450mila euro. Alla dogana lituana gli spedizionieri hanno mostrato un contratto falso in cui era riportata Ems Group come mittente e come destinatario una società kazaka, Quarry Service Kazakhstan, invece della fabbrica di vetro bielorussa. Il numero di contratto, la data, la quantità, il peso e il costo delle merci combaciavano con la prima spedizione respinta.
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Il finto contratto con l’azienda italiana era stato firmato da un tale Rustam Altynov, che non risulta avere alcun ruolo nella società kazaka. Le sanzioni europee non prevedono restrizioni nei confronti del Kazakistan, così gli autocarri hanno ricevuto il via libera per entrare in territorio bielorusso. Secondo l’agenzia Bloomberg, l’Ue starebbe considerando di arginare l’importazione nel Paese caucasico di macchinari europei che vengono poi triangolati «in grandi volumi» verso la Russia.
La seconda strategia di falsificazione è stata adottata per almeno 27 camion, con a bordo 1,8 milioni di euro di macchinari italiani, entrati in Bielorussia sempre via Lituania tra gennaio e marzo 2023. Per questi carichi, invece che modificare il Paese d’arrivo, gli impiegati della società di spedizioni lituana hanno alterato solo una cifra del codice che classifica le merci: da 8428 a 8438.
Il primo codice identifica i macchinari per il sollevamento, lo spostamento, il carico e lo scarico di merci, sotto sanzioni Ue dal 2 marzo 2022, con una deroga fino al 4 giugno 2022 per evadere i contratti chiusi. Il secondo codice, invece, riguarda macchinari per la preparazione di cibi e bevande, mai inclusi nelle sanzioni. Nessun agente lituano si è accorto della discrepanza tra la merce trasportata dai camion e la tipologia dichiarata.
A giugno 2023, tre mesi dopo l’arrivo dell’ultimo carico di Ems Group, Lukashenko ha presenziato all’inaugurazione del nuovo sito produttivo della fabbrica di vetro, finalmente in funzione su tre linee produttive grazie ai macchinari arrivati dall’Italia.
I manager della vetreria di Grodno hanno confermato ai giornalisti di Buro Media che nell’impianto vengono utilizzate tre linee di produzione di Ems Group, assicurando però di non sapere come siano arrivate in Bielorussia. Ems Group non ha risposto alla richiesta di commento di IrpiMedia.
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