A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto non offre segnali di allentamento. Al contrario, le prove raccolte sui crimini commessi dall’esercito russo e i dati sugli attacchi alla popolazione e alle città ucraine dicono che da un anno e mezzo la violenza è aumentata.
Sono 15.172 le vittime civili dall’inizio dell’invasione su larga scala (2.514 nel 2025, secondo i dati della Missione Onu per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina). Se da un lato l’aggressore ha cambiato in corsa le ragioni alla base dell’invasione – in principio, per «proteggere la popolazione soggetta al regime di Kyiv» e «denazificare l’Ucraina» e, oggi, per difendersi da un’immaginaria aggressione occidentale – dall’altro non sono cambiati gli obiettivi: assimilare l’Ucraina e cancellarne l’identità.
Lo strumento principale per raggiungerli doveva essere il successo dell’operazione militare, avviata nel 2014 ed esplosa nel 2022. Mere strategie militari sembrano aver lasciato spazio a una gamma di strumenti già utilizzati dalla Russia in altri contesti bellici (Cecenia, Siria e, in parte, Georgia): i crimini di guerra. La loro «diffusione» e «sistematicità» da parte delle forze armate russe suggeriscono, infatti, che vanno ben oltre i singoli episodi e diventano strumento politico e militare.
E così, da un lato, colpire le città e le strutture energetiche, torturare civili e prigionieri di guerra rappresentano un modo per esercitare pressione sulla popolazione e costringere il governo ucraino a cedere alle richieste russe; dall’altro, l’indottrinamento imposto ai bambini ucraini nei territori occupati (1,7 milioni) e a quelli deportati in Russia (tra i 20mila e i 700mila) mira a erodere l’identità ucraina e comprometterne l’esistenza in quanto Stato sovrano.
Dati i numeri dei presunti crimini di guerra raccolti, capita spesso che le autorità del Paese che subisce l’abuso non siano in grado di sostenere il carico di indagini e processi. L’Ucraina non fa eccezione, con i suoi 210mila casi di possibili crimini di guerra registrati dalla procura di Kyiv. Inoltre, la guerra “fa meno notizia” rispetto ai primi mesi dell’invasione, con il rischio che a un calo dell’attenzione mediatica segua un calo del sostegno politico e quindi militare a un Paese, l’Ucraina, che combatte per la propria esistenza. La mobilitazione interna e internazionale rischiano di non essere sufficienti a portare giustizia alle vittime e a fare in modo che la Russia risponda delle proprie responsabilità.