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Caccia alle linee di rifornimento russe. La strategia ucraina per stabilizzare il fronte

Come funziona e chi mette in atto la campagna di droni avviata dall’esercito ucraino lo scorso marzo e che in sei mesi ha ottenuto risultati impensabili solo un anno fa. Un reportage dal fronte

#AttaccoAllUcraina

02.09.26

Yuri Larin

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Guerra
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Con una sottile sigaretta tra le labbra e lenti da sole gialle a coprirne gli occhi, incontriamo “Cuba” – questo il suo nome di battaglia – in un piccolo bar su una strada nell’oblast di Dnipro, una delle regioni ucraine su cui si estende la linea di contatto con l’esercito russo. Si presenta con un largo sorriso e una decisa stretta di mano prima di tagliare corto con i convenevoli. In guerra il tempo è prezioso, e dopo pochi minuti siamo già nella sua auto con la quale è venuto a prenderci di persona.

“Cuba” è il comandante dell’unità UAV (unmanned aerial vehicle) della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav“, una delle unità specializzate nella guerra con i droni che – da qualche mese a questa parte – hanno consentito all’esercito ucraino di «prendere il sopravvento» nel conflitto russo-ucraino, come descritto da alcuni analisti militari.

In breve

  • Da marzo 2026, l’esercito ucraino ha avviato una “campagna di droni a medio raggio” – colpendo obiettivi militari da decine a poche centinaia di chilometri dalla linea del fronte. L’obiettivo è interrompere i rifornimenti russi
  • I risultati fin qui ottenuti erano impensabili fino a solo un anno fa: le avanzate russe, già limitate, si sono di fatto arrestate; l’offensiva russa di primavera-estate è in gran parte fallita e in alcuni casi l’Ucraina ha liberato piccole sacche di territorio occupato
  • IrpiMedia è stata al fronte, al seguito di una delle unità militari che conduce la campagna di droni a medio raggio
  • Nel breve periodo, l’Ucraina intende soffocare ogni via di rifornimento che alimenta le forze russe nei territori occupati a sud e a est; nel lungo, l’obiettivo è raggiungere un cessate il fuoco e creare le condizioni per spingere Mosca a negoziare
  • Nonostante le contromisure russe, i due comandanti delle unità di droni con cui abbiamo parlato rimangono ottimisti. L’ambizione è «isolare» le città di Luhansk e Donetsk – occupate dal 2014 e oggi simbolo delle retrovie russe –  come successo in Crimea

L’unità UAV della 25ª brigata e centinaia di altri reparti simili dislocati lungo i 1.200 chilometri del fronte rendono possibile la cosiddetta “campagna droni a medio raggio“: uno sforzo collettivo delle Forze Armate ucraine volto a recidere la logistica militare russa nei territori occupati.

La strategia consiste nel colpire obiettivi a quella che viene definita “profondità operativa” – da decine a poche centinaia di chilometri dalla linea del fronte – dove le forniture vengono stoccate prima di essere inviate in prima linea. Vie di rifornimento (strade, ferrovie, ponti, navi), sistemi di difesa aerea, radar, magazzini, posti di comando, depositi di munizioni, centri di controllo droni, cisterne e camion cisterna: l’obiettivo è colpire tutto ciò che alimenta le operazioni offensive e difensive dell’esercito russo.

La campagna – avviata nel marzo di quest’anno – finora ha prodotto risultati senza precedenti: le avanzate russe, già limitate, si sono di fatto arrestate; l’offensiva russa di primavera-estate è in gran parte fallita; e in alcuni casi l’Ucraina è riuscita a liberare piccole sacche di territorio occupato: la più significativa di queste è l’area di 745 Km² (corrispondente a quattro volte l’area di Milano) nel sud-est del Paese, la cui liberazione è stata annunciata lo scorso 12 agosto.

Droni al fronte

“Cuba” è originario di Nikopol, una piccola città sul fiume Dnipro a pochi chilometri dai territori sotto controllo russo. Qualche settimana fa, racconta al volante lungo la strada che ci porta al comando della sua unità, ha dovuto far evacuare la moglie e il figlio di nove anni dalla città: i piloti di droni russi si stanno addestrando in quella direzione, dando la caccia ai civili per strada e colpendo le aree residenziali.

Muoversi nelle vaste zone vicino al fronte è pericoloso. I piccoli ma letali droni kamikaze russi sono pressoché ovunque. Alcuni tratti della strada che percorriamo sono coperti da reti anti-drone ormai danneggiate – tunnel metallici ricoperti di reti agricole o da pesca progettati per impedire ai droni di colpire veicoli militari e civili, e montati dall’esercito ucraino e dalla popolazione – ma la maggior parte del percorso è campo aperto.

Lungo la strada che percorriamo, così come su tutto il fronte, droni “dormienti” russi attendono un bersaglio sul bordo della strada anche per ore, prima di decollare e inseguirlo. Si tratta di velivoli dalle dimensioni limitate che, in mancanza di bersagli immediatamente disponibili, vengono fatti atterrare in angoli nascosti (dietro macerie, tra la vegetazione, su tetti di edifici distrutti, ecc.) in attesa di un obiettivo, anche per ore. Al passaggio di quest’ultimo, prendono il volo e inseguono la preda fino all’impatto. 

Per questo motivo “Cuba” guida a quasi 200 km/h. Passando un incrocio, indica il punto da dove pochi mesi prima un drone dormiente si era levato in volo per inseguirlo, salvo poi mancare il bersaglio.

Non solo le strade al fronte e nelle aree circostanti. Le reti anti-drone sono ormai comuni anche nelle città ucraine. Qui un video girato a Kherson, capoluogo dell’omonima regione nel sud-est dell’Ucraina © x.com/IrynaVoichuk

Un drone “dormiente” russo nascosto a bordo strada prende il volo nel momento in cui il pilota, in remoto, si accorge del passaggio di un veicolo ucraino © x.com/dim0kq

«Stiamo mettendo fuori combattimento i loro camion cisterna, le loro attrezzature, la loro logistica sta cedendo», dice “Cuba” quando arriviamo al posto di comando, nella direzione della città ucraina di Pokrovsk. Mentre scarichiamo la macchina, spiega che uno degli obiettivi della sua unità è colpire i generatori di corrente alimentati a gasolio ovunque si trovino, così come le cisterne e i camion che li riforniscono, privando il nemico dei mezzi per produrre l’energia elettrica necessaria per un’ampia gamma di dispositivi elettronici. In questo modo, «le nuove unità [nemiche] che arrivano si trovano a corto di carburante», dice “Cuba”, «e le conseguenze si fanno sentire su scala più ampia» lungo il fronte.

Al nostro arrivo, i preparativi per il lancio del drone ucraino sono già in corso. Possono richiedere fino a un’ora, spiegano i militari della 25ª brigata. Il team è composto da un navigatore che riceve le coordinate dell’obiettivo e prepara sia la rotta di terra sia quella aerea del velivolo, in modo da aggirare la difesa aerea nemica; un osservatore, responsabile dell’esplosivo trasportato dal drone e della rampa di decollo, controlla la catapulta e tutti i componenti meccanici ed elettronici; infine il pilota, che riceve l’ordine di avviare il volo.

I preparativi sono terminati, la rampa è pronta al decollo. «La rampa è in aria, buon volo!», dice l’osservatore con nome di battaglia “Student“.

I preparativi per il lancio di un drone Hornet da parte dell'unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata "Sicheslav" dell'esercito ucraino
I preparativi per il lancio di un drone Hornet da parte dell’unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav” dell’esercito ucraino © Yuri Larin
Droni Hornet in dotazione all'unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata "Sicheslav" pronti all'utilizzo
Droni Hornet in dotazione all’unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav” pronti all’utilizzo © Yuri Larin

Tra i droni più utilizzati nella campagna a medio raggio c’è l’Hornet, un velivolo di dimensioni relativamente contenute e prodotto dalla Perennial Autonomy – una società di tecnologia della difesa statunitense fondata dall’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt – in grado di volare in modalità automatica e di identificare il bersaglio con il supporto dell’intelligenza artificiale.

Fino a poco tempo fa, gran parte del territorio immediatamente oltre la linea di contatto era per lo più al riparo dai droni aerei ucraini, permettendo alle truppe e ai rifornimenti russi di muoversi con relativa libertà. Gli Hornet, apprezzati dai combattenti della 25ª brigata per la loro aerodinamica e autonomia, ora colmano quel vuoto.

Secondo i dati raccolti da ACLED – un’organizzazione indipendente che monitora i conflitti in tutto il mondo – ed elaborati da IrpiMedia, il numero di attacchi ucraini con droni a medio raggio effettuati a luglio di quest’anno è sette volte superiore rispetto allo stesso mese del 2025. La svolta ucraina, arrivata a inizio 2026, è stata favorita anche dalla decisione di SpaceX, nel febbraio scorso, di escludere l’esercito russo dall’utilizzo del sistema satellitare Starlink, compromettendo le operazioni con droni e le comunicazioni nelle zone occupate dell’Ucraina.

Starlink e Telegram: il loro ruolo nell’invasione russa

di Lorenzo Bodrero

I satelliti Starlink ricoprono un ruolo cruciale per entrambe le parti in conflitto, sebbene i russi lo utilizzino senza l’autorizzazione della casa madre, SpaceX. Il servizio di connessione satellitare, infatti, non è mai stato commercializzato in Russia, come riporta think tank Carnegie. Eppure, nel 2024 è emerso che alcuni terminali erano stati importati in Russia attraverso Paesi terzi e registrati a prestanome, per poi essere impiegati nei territori dell’Ucraina occupati. Una volta sollevato il problema, l’allora ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha raggiunto un accordo con SpaceX per bloccare l’accesso non autorizzato dell’esercito russo alla rete, a partire dal 1° febbraio 2026.

Nonostante il blocco, continuano a emergere notizie di utilizzi sporadici da parte dei russi,  reclutando cittadini ucraini per attivare terminali di contrabbando e manipolando i dispositivi stessi per alterarne i numeri di serie.

L’esercito ucraino ha acquisito decine di migliaia di terminali Starlink nel 2022. Al fronte, le antenne vengono utilizzate per pilotare droni a lunghe distanze, raccogliere e scambiare informazioni e garantire le comunicazioni tra le unità. Con un limite: i droni non possono superare gli 80 Km/h di velocità, soglia sopra la quale l’antenna si disattiva. La caratteristica, che rende i vettori più vulnerabili agli intercettori, è stata progettata per impedire che fossero utilizzate su droni più potenti e quindi più distruttivi.

Il 10 febbraio, pochi giorni dopo il blocco di Starlink per l’esercito russo, l’agenzia federale russa responsabile del controllo e della censura nel campo dei media — Roskomnadzor — ha rallentato la connettività dell’app di messaggistica Telegram, adducendo come motivazione l’utilizzo della piattaforma per alimentare il dissenso interno e diffondere contenuti vietati. Molte unità dell’esercito russo dispongono di propri gruppi Telegram sui quali comunicano, condividono coordinate e filmati dei droni. Nonostante le autorità russe abbiano più volte negato che i soldati non ne facciano uso, diversi canali Telegram filo-bellici hanno definito la misura presa da Mosca come «una zappata sui piedi».

Sia Starlink che Telegram hanno colmato il vuoto lasciato dalle piattaforme di comunicazione militare di produzione russa. Il Sistema Unificato di Controllo Tattico – una piattaforma pensata per collegare su una rete digitale sicura quartieri generali, ricognizione, artiglieria e aviazione – non è ancora pienamente operativa, nonostante miliardi di rubli investiti e anni di test, come riporta Carnegie.

Una volta in volo, il pilota prende il controllo della consolle dell’Hornet guidando il drone attraverso la “zona grigia” – quella fascia lungo la linea di contatto che si estende per decine di chilometri in entrambe le direzioni, satura di droni sia ucraini sia russi – per poi raggiungere la periferia della città di Donetsk. Qui, dopo circa un’ora di volo, il sistema di intelligenza artificiale dell’Hornet individua l’obiettivo primario: un complesso energetico inquadrato da un rettangolo rosso.

Il software in dotazione all’Hornet è in grado di individuare possibili bersagli e di dirigersi verso di essi in maniera del tutto automatizzata. Il pilota ha facoltà di decidere se lasciare il controllo all’AI o se intervenire manualmente, in questo caso il colore dei bersagli passa dal rosso al verde.

Al momento dell’attacco  – a causa di interferenze elettroniche provenienti probabilmente da sistemi anti aerei russi – il drone devia improvvisamente. La tensione nell’equipaggio sale all’istante. Il pilota attiva il controllo manuale della consolle in una frazione di secondo, procede con un secondo giro di volo e, al secondo tentativo, colpisce un obiettivo di riserva: un’antenna satellitare militare mimetizzata. Tutto l’equipaggio tira un sospiro di sollievo e grida di gioia. L’impatto ha con ogni probabilità distrutto un’antenna radar o un’antenna di comunicazione militare.

I preparativi per il lancio di un drone Hornet da parte dell’unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav” dell’esercito ucraino © Yuri Larin

Il video in presa diretta del monitor attraverso il quale il “pilota” dell’unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav” manovra il drone Hornet. Sono visibili le interferenze causate all’ultimo momento dai sistema di difesa russo e le contromisure prese dal pilota ucraino fino al bersaglio di riserva © Yuri Larin

Sulle interferenze subite dal drone, “Cuba” riferisce che i russi nelle ultime settimane potrebbero aver trovato il modo di disturbare le comunicazioni Starlink. Secondo i comdandante, dallo scorso inverno fino a maggio di quest’anno gli Hornet ucraini volavano nel territorio occupato di Donetsk «come se fossero a casa». Oggi è più difficile: i russi dispiegano un numero crescente di sistemi anti-drone, droni intercettori e sistemi di disturbo elettronico.

Nonostante questo, “Cuba” rimane ottimista. Solo nel mese di luglio, dice, le Forze di difesa ucraine hanno ottenuto risultati significativi sul campo, distruggendo grandi quantità di logistica russa e di veicoli corazzati. «A mio avviso», dice “Cuba”, «le cose dovrebbero andare per il meglio».

Droni a medio raggio: gli obiettivi a medio e lungo termine

I risultati della campagna ucraina a medio raggio sono più tangibili lungo l’autostrada M-14, un’arteria che collega la città russa di Rostov-on-Don con la Crimea occupata, passando per le città ucraine di Mariupol e Melitopol. Le forze russe la chiamano “Novorossiya” (Nuova Russia): una via di rifornimento che corre lungo la costa del Mar d’Azov, cruciale per le forze di occupazione nelle aree di combattimento orientali e meridionali e nella penisola occupata. Insieme al ponte di Kerch, che collega la penisola alla terraferma russa, la M-14 è l’unica via d’accesso dalla Russia alla Crimea.

Lungo questo asse, autisti di camion e automobilisti civili hanno registrato centinaia di filmati che mostrano camion cisterna e di rifornimento in fiamme dopo essere stati colpiti da droni ucraini e, in alcuni casi, gli attacchi stessi. Con i successi ottenuti dagli attacchi a medio raggio, nei mesi scorsi le forze ucraine l’hanno ribattezzata “l’autostrada della morte“. A maggio, la Russia ha vietato la maggior parte del traffico civile su questa strada.

L'autostrada M-14, che collega la città russa di Rostov-on-Don con la Crimea occupata, passando per le città ucraine di Mariupol e Melitopol
L’autostrada M-14, che collega la città russa di Rostov-on-Don con la Crimea occupata, passando per le città ucraine di Mariupol e Melitopol

“Kraken” è una formazione per operazioni speciali alle dipendenze della Direzione principale dell’intelligence dell’Ucraina. Nata a Kharkiv nel marzo del 2022, subito dopo l’invasione su larga scala da parte della Russia, l’unità è composta da personale con esperienza militare pregressa e da volontari. Fin dalla sua fondazione è impiegata in missioni ad alto rischio, tra cui ricognizioni, sabotaggi e rapide manovre offensive in zone contese. Nel settembre dell’anno scorso “Kraken” si è scissa in due unità, una delle quali ha dato vita al 21° Reggimento sistemi senza pilota. IrpiMedia ha parlato con “Ruble“, capitano e comandante dell’unità droni di “Kraken”.

Gli attacchi con i droni non sono in alcun modo azioni isolate di singole unità, spiega “Ruble”: rappresentano una strategia collettiva pianificata dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine. Da un lato, aggiunge, i droni a lungo raggio colpiscono le raffinerie di petrolio a centinaia – a volte più di mille – chilometri di profondità nel territorio russo. Secondo stime conservative, tra il 20 e il 30 per cento della capacità di raffinazione del petrolio russo è stata compromessa entro luglio 2026, con oltre 25 raffinerie colpite – alcune più volte: un risultato che solo un anno fa sarebbe sembrato impensabile. Gli attacchi ucraini hanno causato carenze di carburante e restrizioni in 78 delle 83 regioni federali della Russia.

«Quindi le riserve [di carburante] ora scarseggiano», dice “Ruble”, «e ciò che resta cerca di raggiungere il fronte».

Ed è qui che entra in gioco la campagna a medio raggio, prosegue il comandante: le vie di rifornimento russe, i camion cisterna e i magazzini vengono colpiti mentre il carburante è immagazzinato o è in transito verso le truppe al fronte.

L’ultima fase della strategia per soffocare le linee di approvvigionamento dell’esercito russo si svolge invece sulla linea del fronte con i droni a corto raggio, entro i 30 chilometri, spiega “Ruble”. Qui, il poco carburante sopravvissuto agli attacchi a lunga e media gittata viene preso di mira dai droni FPV (first person view) ucraini – piccoli droni impiegati in battaglia fin dall’inizio dell’invasione su larga scala.

Caccia alle linee di rifornimento russe

Il numero di droni lanciati dall’esercito ucraino nell’ambito della “campagna di droni a medio raggio” e che hanno colpito un obiettivo militare. I dati arrivano al 31 luglio 2026

IrpiData | Dati: ACLED | Creato con: Flourish

«La vita del nemico al fronte dipende da fonti di energia alternative, ovvero i generatori», spiega il comandante della “Kraken”. E i generatori necessitano di carburante. «Stazioni radio, batterie per droni, dispositivi di comunicazione, sistemi di controllo, laptop e quant’altro: tutto ciò che è elettronico ha bisogno di energia». Come conseguenza degli attacchi a medio raggio, continua “Ruble”, i russi hanno dovuto «spostare indietro il limite per la consegna di carburante e rifornimenti a oltre 120 chilometri dalla linea del fronte, e ora magazzini e retrovie si trovano sempre più lontano». Di conseguenza, «gli occupanti devono fare sempre più affidamento su piccoli trasporti [per colmare il divario] o addirittura su soldati che camminano 20 chilometri a piedi».

Tutto ciò ha lo scopo di impedire agli occupanti di attaccare. «Se il nemico rimane senza carburante o con una carenza di munizioni per qualche giorno, è un problema per la singola unità ma non rappresenta un punto di svolta», continua “Ruble”. «Se invece la stessa unità è impossibilitata a far volare droni, o rimane senza senza un componente per droni o una batteria per un mese, allora si creano problemi su un tratto del fronte ben più ampio».

Gli effetti della campagna di droni a medio raggio

“Ruble” sottolinea anche che i risultati della campagna a medio raggio sono già visibili in Crimea dove la penisola, occupata militarmente dal 2014, si avvicina a un isolamento sempre più debilitante. Lo scorso 26 giugno, le autorità russe della penisola annessa hanno dichiarato lo stato di emergenza a causa di carenze di carburante e frequenti interruzioni di corrente. Nel prossimo futuro, aggiunge con una punta di ottimismo il comandante dell’unità “Kraken”, il corpo a cui appartiene la sua unità potrebbe essere in grado di mostrare risultati fin nelle aree di Luhansk, una delle città ucraine illegalmente occupata dalla Russia dal 2014 e che rappresenta la retroguardia dell’esercito di Mosca.

Come i droni hanno rivoluzionato cent’anni di guerra

di Lorenzo Bodrero, Yuri Larin

I droni non conquistano posizioni militari. Non ancora. Per quanto straordinaria sia l’evoluzione nella guerra digitale portata dal conflitto russo-ucraino — e dalle Forze Armate ucraine in particolare — anche nell’era dei robot e dei sistemi senza pilota vale ancora una regola antica quanto la guerra stessa: senza soldati sul terreno, un esercito non può controllare il territorio.

Eppure, il tipo di guerra di oggi in Ucraina è irriconoscibile rispetto a quella che le due parti hanno combattuto all’inizio dell’invasione su larga scala. Dopo soli quattro anni e mezzo, analisti militari di tutto il mondo mettono in discussione il ruolo che carri armati e veicoli blindati hanno ricoperto per oltre un secolo. Quando nel febbraio del 2022 le truppe russe attraversarono il confine ucraino su più fronti, la superiorità militare di Mosca – in termini di artiglieria, sistemi lanciarazzi, aviazione, carri armati, mezzi corazzati e uomini – era così schiacciante da far credere, a buon motivo, che Kyiv sarebbe caduta nel giro di pochi giorni. Alcune battaglie decisive e una resistenza imprevista guadagnarono al fronte ucraino le settimane necessarie per respingere le minacce più pericolose e riorganizzarsi.

Da lì in poi, i sistemi senza pilota hanno preso il sopravvento, mese dopo mese con crescente intensità. L’Ucraina ha cominciato a convertire i piccoli droni di fabbricazione cinese di tipo Mavic – fino ad allora usati per il tempo libero – in strumenti da guerra, impiegandoli sul campo per la ricognizione e per lanciare munizioni sui bersagli. Da quel momento è partita un’accelerazione tecnologica vertiginosa, che ha dato il via all’ultima fase della corsa agli armamenti. Oggi una colonna di una decina di veicoli blindati dal valore di centinaia di milioni di euro può essere distrutta o neutralizzata in pochi minuti senza esporre un solo soldato – come è accaduto nei pressi della città di Dobropillya alla fine di luglio 2026, o attorno a Lyman a marzo.

Secondo i dati del governo ucraino, nel Paese vengono prodotti oggi circa dieci milioni di droni di ogni dimensione all’anno – circa 27.000 al giorno. I funzionari militari intervistati dal nostro inviato nel corso degli ultimi quattro anni concordano sul fatto che droni e sistemi senza pilota compiono un salto generazionale ogni due o tre mesi, in uno scenario bellico che fonde droni aerei, droni di terra e fanteria in un unico sistema di combattimento integrato. Proprio in questo momento, qualcosa di nuovo viene testato sul campo di battaglia – da entrambe le parti – e chi riesce ad adattarsi e a progredire più in fretta è favorito.

“Ruble” aggiunge che nei prossimi mesi la campagna a medio raggio ucraina è destinata ad intensificarsi ulteriormente, nonostante i russi stiano saturando la “zona grigia” con sistemi di difesa aerea. Il comandante è però convinto che questo «non cambierà il risultato finale: entro la fine dell’anno gli occupanti sperimenteranno una carenza di armi e carburante ovunque lungo tutta la linea del fronte». Ciò che “Ruble” si augura di vedere è una svolta determinata da un deficit nella logistica nemica «in cui le unità russe al fronte non ricevono più carburante, rifornimenti, cibo, dove i droni non vengono consegnati, non ci sono munizioni né proiettili… e allora la loro volontà di combattere verrà meno».

Uno dei risultati più evidenti della campagna di droni a medio raggio è la liberazione di circa 745 Km² nell’area tra le regioni di Dnipro, Donetsk e Zaporizhzhia annunciata dalle autorità di Kyiv lo scorso 12 agosto.

Se lungo la linea di contatto l’esercito ucraino vive forse il momento migliore dopo la controffensiva mossa nell’autunno del 2022, nelle retrovie gli attacchi russi alle città e ai civili ucraini sono senza precedenti, soprattutto a Kyiv. La Russia ha infatti aumentato il numero di missili balistici diretti verso l’Ucraina: 126 nel solo mese di giugno. Dei 27 lanciati contro le città ucraine il 31 agosto, solo uno è stato neutralizzato causando la morte di 10 civili nella capitale. La mancanza dei missili intercettori Patriot, di cui gli Stati Uniti non intendono privarsi a causa del conflitto con l’Iran, suggerisce che il prossimo inverno si prospetta ancor più difficile di quello passato per l’Ucraina. 

Prospettive future

Dal punto di vista militare, la campagna ucraina di droni a medio raggio rappresenta una sfida importante per la Russia. Tuttavia, da sola difficilmente sarà in grado di ribaltare le sorti del conflitto. Sia “Cuba” che “Ruble” ne esprimono però con chiarezza gli obiettivi strategici: nel breve periodo, soffocare ogni via di rifornimento che alimenta le forze russe nell’Ucraina meridionale occupata e, al tempo stesso, costringere la Russia a dirottare risorse dal fronte verso il proprio territorio; nel lungo periodo, invece, l’obiettivo è di raggiungere un cessate il fuoco e creare le condizioni per spingere Mosca a negoziare. Sia “Cuba” sia “Ruble” esprimono ottimismo sulla possibilità di raggiungere il primo obiettivo, mentre il secondo rimane una questione aperta.

Nel frattempo, con l’avvicinarsi dell’autunno la vegetazione non offrirà più quella copertura al fronte essenziale soprattutto per chi attacca, esponendo le incursioni russe alle difese ucraine. Le statistiche degli anni precedenti, infatti, mostrano come il numero di vittime nell’esercito russo tenda ad aumentare nei mesi più freddi. Inoltre, i danni causati dalle campagne ucraine a medio e lungo raggio, unite all’impossibilità per i russi di usare Starlink, continueranno verosimilmente a farsi sentire.

Mentre Mosca perde truppe più velocemente di quanto riesca a rimpiazzarne e con i morti e i feriti tra le fila dell’esercito russo che sfiorano 1,5 milioni di unità, Mosca risponderà probabilmente inviando al fronte centinaia di migliaia di nuove reclute entro la fine del 2027: 600mila in tutto, secondo fonti dell’intelligence ucraina.

Crediti

Autori

Yuri Larin

Editing

Lorenzo Bagnoli
Lorenzo Bodrero

Fact-checking

Lorenzo Bagnoli

Visuals

Lorenzo Bodrero

Ha collaborato

Lorenzo Bodrero

In partnership con

Dumka

Foto di copertina

I preparativi per il lancio di un drone Hornet da parte dell’unità UAV della 25ª brigata aviotrasportata “Sicheslav” dell’esercito ucraino © Yuri Larin

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