• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Formati
    • Serie
    • Inchieste
    • Feature
    • Editoriali
  • Speciali
    • Inchiestage
    • Fotoreportage
    • Video
    • Podcast
  • Archivi
    • Archivio generale
  • IrpiMedia
    • Membership
    • SHOP
    • Newsletter
    • IrpiLeaks
    • Editoria
    • Redazione
  • Irpi
    • APS
    • SLAPP
    • Dona
  • In English
    • Investigations
    • Donate
  • Social
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    • YouTube
IrpiMedia

IrpiMedia

Periodico indipendente di giornalismo d'inchiesta

  • Home
  • Menu
  • MyIrpi
  • Login
irpi media

Gli uomini d’affari israeliani con interessi nella “piccola Gaza” della Cisgiordania

Controllano Israel Shipyards, gruppo industriale molto vicino a Netanyahu. Tra gli acquirenti dei loro prodotti, anche una società che acquistato due delle principali vernicerie italiane

23.06.26

Alessandro Stefanelli
Filippo Taglieri

Argomenti correlati

Cisgiordania
Gaza
Israele
Italia
Palestina

Tulkarm, città situata nella parte nord-occidentale della Cisgiordania, da anni ospita un distretto industriale inaccessibile, denominato in ebraico Nitzanei Shalom, “Germogli di pace”.

È stato costruito nel 1995, dopo il secondo tavolo degli accordi di Oslo, una fase storica in cui Israele – commenta la giornalista di Al Jazeera Farah Najjar  – invece di costruire la soluzione dei due Stati in Palestina, ha sfruttato i negoziati per consolidare il suo dominio economico e amministrativo sui palestinesi.

L’inchiesta in breve

  • Nitzanei Shalom è un complesso industriale israeliano sorto in Cisgiordania nel 1995. Da quando è stato realizzato, ha contribuito alla trasformazione economica e ambientale dell’area: sempre meno terra per i palestinesi, sempre più inquinamento dovuto alle industrie israeliane. La chiamano “la piccola Gaza”
  • Dal 2022 – attraverso Cement I.S. Ltd – parte del complesso industriale appartiene a Israel Shipyards Ltd, gruppo guidato da imprenditori vicini ai governi israeliani e attivi nei settori militare, navale e industriale. Tra i protagonisti figurano Shlomo Fogel e Samy Katsav, legato alla produzione di armamenti attraverso Israel Weapon Industries
  • Le condizioni per i palestinesi, che siano agricoltori o impiegati nelle fabbriche del complesso, sono pessime. Dal 2016 non vengono più svolti studi indipendenti sull’inquinamento
  • Il gruppo di affaristi dentro Israel Shipyard ha interessi anche fuori da Israele. Il cantiere navale ha collaborazioni in Grecia e con i Paesi del Golfo, mentre Cement I.S. Ltd ha tra i suoi clienti Tambour, che ha acquisito le italiane Zetagi e Verinlegno
  • Inoltre il cantiere navale israeliano produce la tipologia di motovedette utilizzate dall’esercito per abbordare la Global Sumud Flotilla a maggio 2026

Il risultato: oggi Tulkarm è soprannominata la “piccola Gaza”. Da quando è presente il complesso industriale, la produzione agricola nell’area si è ridotta a causa del progressivo accaparramento di terre per mano israeliana e delle continue difficoltà ad accedere alle terre agricole per lavorarle. 

Come osservano anni di studi e di analisi, l’insediamento industriale israeliano è servito a perseguire in Cisgiordania le pratiche che hanno reso Gaza quello che è oggi, a partire dalla formalizzazione dell’esproprio di terreni di proprietà palestinese, sui quali gli israeliani, già dagli anni Ottanta, avevano cominciato a trasferire industrie chimiche altamente inquinanti.

Questa inchiesta è accompagnata da un fotoreportage di Alessandro Stefanelli sulle comunità che vivono e lavorano all’ombra del complesso industriale di Nitzanei Shalom.

L’ingresso di Israel Shipyard nel complesso di Nitzanei Shalom

Dal 2022 una delle società del complesso di Nitzanei Shalom appartiene al gruppo di Israel Shipyards Ltd, l’ex cantiere navale di Stato che gestisce dal 2007 anche il porto di Haifa.

La società è guidata da un manipolo di imprenditori a cui governi israeliani hanno assegnato la privatizzazione di aziende pubbliche e appalti per forniture militari. Il presidente, Shlomo Fogel, è un uomo d’affari che secondo Haaretz «è conosciuto per avere aperta la porta dell’ufficio del primo ministro (Benjamin Netanyahu, ndr)».

Negli anni all’opposizione, Netanyahu ha anche avuto un ufficio dove aveva sede una delle holding dell’imprenditore. A lui fa riferimento la maggioranza del manipolo di soci che controlla la società.

Tulkarm, West Bank, Palestina. Agricoltori palestinesi al lavoro nei propri campi che sorgono accanto al complesso industriale di Nitzanei Shalom. I loro raccolti crescono all’ombra delle fabbriche che emettono particolato bianco nell’area
Agricoltori palestinesi al lavoro nei propri campi che sorgono accanto al complesso industriale di Nitzanei Shalom. I loro raccolti crescono all’ombra delle fabbriche che emettono particolato bianco nell’area © Alessandro Stefanelli
Tulkarm, West Bank, Palestina. Oday, 36 anni, e sua madre Mona, 62 anni, agricoltori, attraversano a piedi i loro terreni agricoli dirigendosi verso l’uscita per evitare di essere scoperti dai soldati israeliani che pattugliano la zona e impediscono l’accesso ai terreni. Alle loro spalle si ergono i silos del complesso industriale di Nitzanei Shalom. Hanno raccolto in fretta i peperoni per evitare di essere sorpresi, ma il raccolto è stato scarso rispetto a quanto era stato seminato
Tulkarm, West Bank, Palestina. Oday, 36 anni, e sua madre Mona, 62 anni, agricoltori, attraversano a piedi i loro terreni agricoli dirigendosi verso l’uscita per evitare di essere scoperti dai soldati israeliani che pattugliano la zona e impediscono l’accesso ai terreni. Alle loro spalle si ergono i silos del complesso industriale di Nitzanei Shalom. Hanno raccolto in fretta i peperoni per evitare di essere sorpresi, ma il raccolto è stato scarso rispetto a quanto era stato seminato © Alessandro Stefanelli

Un’ulteriore quota del 20% appartiene a Samy Katsav, storico socio di Fogel con il quale ha attività in settori che spaziano tra difesa, oil&gas, immobiliare, chimica e finanza. Attraverso la Israeli weapons industry (Iwi), Katsav collabora insieme all’esercito israeliano (Idf) nella ricerca e nello sviluppo di armi leggere.

Il management di Israel Shipyards Ltd è stato indagato per corruzione in diversi filoni d’indagine. Uno di questi riguardava una commessa da 25 milioni di dollari per la fornitura di due imbarcazioni militari alla Nigeria. Nel 2018, nell’ambito di quest’ultimo procedimento, Katsav e l’allora vicepresidente del marketing sono stati interrogati e sottoposti agli arresti domiciliari, mentre parte dei conti bancari della Israel Shipyards sono stati congelati. L’indagine, però, è stata archiviata due anni dopo senza arrivare nemmeno a un rinvio a giudizio.

Israel Shipyards nel 2022 ha acquistato una società chimica, Keshet Cement Solutions Ltd, che dal 1987  fa parte di Nitzanei Shalom. Apparteneva prima a un altro gruppo industriale, Geshuri Industries Ltd, dal cognome di un’altra famiglia di imprenditori vicini ai governi della destra israeliana, pionieri dello sviluppo dei fertilizzanti in Israele.

La carriera di Sami Katsav, il socio nato in Iran

Samy Katsav è socio di Shlomo Fogel da oltre 20 anni. È nato ad Abadan, in Iran, da una famiglia di origini irachene. Nel 1962 è emigrato in Israele con i genitori e i quattro fratelli, stabilendosi nel quartiere Aleph di Be’er Sheva.

Dopo una lunga carriera nelle forze armate israeliane, Katsav ha lavorato per Soltam, azienda di attrezzature militari che fornisce l’Idf. Per lavoro, è stato poi trasferito in Iran durante il regno di Muhammad Reza Shah Pahlavi, l’ultimo scià di Persia.

All’epoca, Iran e Israele avevano strette relazioni economiche e militari. La sua holding SK Group Ltd controlla la Israel Weapon Industries (Iwi), società che fino al 2005 era la divisione Armi leggere dell’allora azienda militare di Stato. Quest’ultima è stata poi privatizzata ed è confluita dal 2018 in Elbit Systems Ltd.

Nel 1999 l’allora amministratore delegato del gruppo Ben Zion Geshuri ha dichiarato a una commissione della Knesset, il parlamento israeliano, che è stato il governo – dal 1996 al luglio di quell’anno guidato per la prima volta da Netanyahu – a spingerlo ad aprire un nuovo stabilimento nella zona industriale di Nitzanei Shalom.

Lo stabilimento era originariamente situato in Israele ma è stato spostato ufficialmente per questioni di sicurezza per la forza lavoro israeliana e palestinese. La denuncia di alcuni parlamentari israeliani ha fatto emergere anche cause legali che ne avevano interrotto le attività in Israele per l’impatto sulla salute dei cittadini dell’area dove operava inizialmente.

Prima Cement Ltd, il nome di Keshet Cement Solutions Ltd dopo l’acquisto di Israeli Shipyards, appartiene a Cement I.S. Ltd, controllata della stessa Israel Shipyards e principale importatore di cemento in Israele. La società nel 2025 ha registrato circa 290 milioni di euro di ricavi, un aumento del 25% rispetto al 2024 e del 575% rispetto al 2023.

Amministratore delegato e socio di minoranza al 5% è Eyal Hecht, manager e imprenditore con una lunga esperienza nel settore dei materiali edili, sempre al fianco di Fogel da quando nel 2011, come dichiarato da lui stesso in un’intervista, gli ha proposto di investire in una società di import-export di cemento, proprio la Cement I.S. Ltd.

Un gruppo delle dimensioni di Israel Shipyards Ltd potrebbe aver investito in attività all’interno di Nitzanei Shalom per beneficiare degli incentivi previsti dalla legge israeliana per i complessi industriali di questo tipo e dell’accesso a manodopera palestinese a basso costo.

Di certo, in questi ultimi dieci anni, l’area di Tulkarm è diventata progressivamente più militarizzata e dal 2016 non si effettuano studi nell’area sugli impatti ambientali. Il silenzio intorno alle attività del distretto e la mancanza di trasparenza sono costanti.

Tulkarm, West Bank, Palestina. Oday cammina nel suo campo. Alle sue spalle, il muro di separazione della Linea Verde. Il terreno di Oday si trova tra il muro di separazione e il muro perimetrale del complesso industriale. Dal 7 ottobre 2023 gli è vietato accedervi, poiché l’intera area è stata dichiarata zona militare chiusa. La costruzione delle fabbriche ha ridotto il suo terreno di un terzo, confiscato per ordine militare
Tulkarm, West Bank, Palestina. Oday cammina nel suo campo. Alle sue spalle, il muro di separazione della Linea Verde. Il terreno di Oday si trova tra il muro di separazione e il muro perimetrale del complesso industriale. Dal 7 ottobre 2023 gli è vietato accedervi, poiché l’intera area è stata dichiarata zona militare chiusa. La costruzione delle fabbriche ha ridotto il suo terreno di un terzo, confiscato per ordine militare © Alessandro Stefanelli
Tulkarm, West Bank, Palestina. Il terreno di Mona, madre di Oday, è diventato quasi improduttivo. I raccolti sempre più scarsi sono dovuti all’inquinamento industriale e alle restrizioni all’accesso imposte dall’esercito israeliano. Nella foto, Mona si prende cura delle colture all'interno di una serra scoperta
Tulkarm, West Bank, Palestina. Il terreno di Mona, madre di Oday, è diventato quasi improduttivo. I raccolti sempre più scarsi sono dovuti all’inquinamento industriale e alle restrizioni all’accesso imposte dall’esercito israeliano. Nella foto, Mona si prende cura delle colture all’interno di una serra scoperta © Alessandro Stefanelli

Gli affari internazionali (che arrivano, indirettamente, anche in Italia)

Cement I.S. Ltd, la controllata di Israel Shipyard Ltd, in Israele vende i suoi prodotti alla Tambour Ltd, azienda che produce materiali per l’edilizia e smalti. L’attuale manager di Cement I.S. Ltd Hecht, prima di entrare nella società, è stato per sei anni amministratore di una società del gruppo Tambour.

Nel 2019, in linea con il piano di internazionalizzazione del gruppo, Tambour ha acquisito l’azienda chimica italiana Colorificio Zetagi, che prima dell’arrivo del nuovo azionista era sull’orlo del fallimento in seguito al crollo di una delle più grandi banche cooperative italiane, Banca Popolare di Vicenza.

Grazie a questo, nel 2024 Tambour è riuscita ad acquisire una quota dell’80% di anche di Verinlegno. Zetagi e Verinlegno sono due delle principali aziende di settore in Italia.

Tambour è di proprietà di un gruppo di Singapore, Kusto group, gestito da imprenditori kazaki legati a un ex oligarca in esilio, oppositore dell’ex presidente Nazarbayev. È attivo nei settori dei pesticidi, dell’oil&gas, dei materiali per costruzioni, nella logistica e nell’immobiliare.

Tulkarm, West Bank, Palestina. Fayez, 66 anni, agricoltore, mostra la sua radiografia del torace, che evidenzia segni di danni polmonari. Secondo i medici, ha una capacità polmonare ridotta e non può più coltivare i suoi terreni agricoli situati accanto al complesso industriale di Nitzanei Shalom a causa dell’inquinamento atmosferico nella zona
Tulkarm, West Bank, Palestina. Fayez, 66 anni, agricoltore, mostra la sua radiografia del torace, che evidenzia segni di danni polmonari. Secondo i medici, ha una capacità polmonare ridotta e non può più coltivare i suoi terreni agricoli situati accanto al complesso industriale di Nitzanei Shalom a causa dell’inquinamento atmosferico nella zona © Alessandro Stefanelli

In Grecia, invece, il gruppo di Israel Shipyards Ltd collabora con il più importante cantiere navale del Paese, ONEX Shipyards & Technologies Group nello sviluppo di una nuova classe di navi militari leggere. Dal 2025 la società è anche in lizza per acquisire il controllo di Lavrio, il terzo porto dell’Attica, nell’area metropolitana di Atene.

È però in Medio Oriente che il manipolo di imprenditori intorno a Shlomo Fogel concentra i suoi interessi. «Sono coinvolto in una zona di libero scambio tra Israele e Giordania, nel commercio nel mondo arabo, nel settore delle materie prime come l’acciaio, nell’agricoltura in Giordania e ho anche un progetto per Gaza, per la Giordania, per i palestinesi e per il Sinai settentrionale. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita e il Qatar, abbiamo un progetto comune», raccontava alla polizia durante un interrogatorio del 2017, quando Israel Shipyard era indagata per corruzione.

I lavoratori palestinesi escono dal complesso industriale di Nitzanei Shalom al termine del loro turno. Passano attraverso un piccolo cancello incastonato nel muro orientale - l’unico punto di ingresso e di uscita per i lavoratori palestinesi - sorvegliato da guardie di sicurezza private israeliane, armate
I lavoratori palestinesi escono dal complesso industriale di Nitzanei Shalom al termine del loro turno. Passano attraverso un piccolo cancello incastonato nel muro orientale – l’unico punto di ingresso e di uscita per i lavoratori palestinesi – sorvegliato da guardie di sicurezza private israeliane, armate © Alessandro Stefanelli

L’anno precedente, l’imprenditore aveva anche condiviso pubblicamente il suo piano di “pace economica” con Gaza: nonostante la presenza di Hamas, scrive Haaretz nel marzo 2025, Shlomo Fogel fino al 7 ottobre 2023 ha proposto di sviluppare infrastrutture in cambio di sicurezza, anche con l’aiuto del Qatar, uno dei finanziatori dell’organizzazione al comando della Striscia.

Secondo scopo dell’operazione sarebbe stato, riporta il quotidiano israeliano, isolare l’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania.

Le navi da guerra che hanno fermato la Flottilla

Israel Shipyards produce e ripara navi da guerra che secondo il Database delle esportazioni militari e di sicurezza israeliane, progetto di mappatura del movimento femminista e antimilitarista israeliano New Profile, sono state vendute anche a Paesi Ue come Cipro, Grecia e Romania.

Le navi classe Shaldag svolgono un ruolo chiave nel blocco della Striscia di Gaza e nell’esecuzione degli attacchi israeliani contro di essa, e sono state implicate in attacchi mortali, compresi gli attacchi avvenuti nella Striscia durante ottobre e novembre 2023.

Le stesse navi che hanno fermato le imbarcazioni della Sumud Flotilla dirette a Gaza per la consegna di aiuti umanitari, sia nel 2025 sia in questi ultimi mesi.

Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.

Crediti

Autori

Alessandro Stefanelli
Filippo Taglieri

Editing

Lorenzo Bagnoli

Fact-checking

Lorenzo Bagnoli

In partnership con

The New Arab
The New Lines Magazine
Green European Journal
Altreconomia

Con il supporto di

Foto di copertina

Tulkarem, West Bank, Palestina. La sagoma di un contadino che si reca al lavoro con un secchio in mano all’interno di una serra parzialmente distrutta ©Alessandro Stefanelli

Condividi su

Potresti leggere anche

#TerraPromessa
Feature

Non solo Gaza. Come funziona l’occupazione della Cisgiordania

04.07.25
Siniscalco
#TerraPromessa
Feature

Come Israele strumentalizza l’antisemitismo

29.11.24
Elia
#GiudiziUniversali
Inchiesta

L'urgenza della Giustizia. Palestina e Israele sotto le lenti del diritto internazionale

17.01.24
Bellingreri, Spocci
#TerraPromessa
Inchiesta

La galassia che sostiene l’ultradestra israeliana

23.09.22
Bagnoli, Elia

Logo IRPI media
Logo IRPI media

IrpiMedia è una testata registrata al Tribunale di Milano n. 13/2020.
IRPI | Investigative Reporting Project Italy | Associazione di promozione sociale | C.F. 94219220483
I contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

  • Serie
  • Inchieste
  • Feature
  • Editoriali
  • Inchiestage
  • Fotoreportage
  • Video
  • Podcast
  • Newsletter
  • IrpiLeaks
  • Irpi
  • Cookie Policy
WhatsApp Facebook X Instagram LinkedIn YouTube
Gestisci consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}