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Corvetto vuole i fiori. Ma soprattutto le case

Piazza Angilberto, al centro di un progetto di riqualificazione, racconta le tensioni di una zona in cui abitare diventa sempre più costoso. Anche le trasformazioni estetiche, a Milano, preparano il terreno all'arrivo di abitanti più ricchi

#CittàInAffitto

03.03.25

Sophia Grew

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Milano

«Vogliamo i fiori, ma anche le case», recita una scritta sul muro di un edificio. Siamo nel quartiere Corvetto-Mazzini, nel sud est milanese, una periferia a un quarto d’ora di metro dal Duomo. I balconi del palazzone grigio si affacciano su piazza Angilberto II, che dal 2019 è stata riqualificata; al posto del vecchio incrocio e dei parcheggi, oggi ci sono alberi, vasi, piante, panchine, un tavolo da ping-pong. Completa il tutto l’opera di arte urbana dell’artista olandese Zedz, ispirato all’astrattismo di Piet Mondrian, che copre l’intera facciata di un edificio.

È sera e non c’è più nessuno, ma fino all’ora di pranzo gruppi di anziani e famiglie occupavano queste panchine. Un uomo appoggiato a un lampione fuma una sigaretta. Le persone qui intorno parlano arabo, spagnolo, italiano e l’alimentari indiano-latino rimarrà aperto fino a tardi. «La piazza riqualificata è più bella. Possiamo sederci qui e stare tranquilli insieme», mi dice un ragazzo egiziano, che lavora in una pizzeria del centro. Sul tavolo da ping-pong tre giovani uomini hanno appoggiato una bottiglia di birra e chiacchierano, mentre una signora in bicicletta attraversa la piazza nascosta sotto un cappellino bianco di lana. «La piazza era meglio prima». Alcuni residenti si lamentano del chiasso, che dal tardo pomeriggio prosegue fino a notte inoltrata. «Fanno casino tutta la notte, e poi la mattina per terra è pieno di cocci rotti delle bottiglie», dice un signore.

In breve

  • Piazza Angilberto II, nel quartiere popolare di Corvetto, a Milano, è uno degli esempi di beautification, la gentrificazione portata dall’abbellimento della città
  • L’urbanistica tattica è un approccio di trasformazione urbana che porta a cambiare dei luoghi con pochi investimenti e velocemente. Piazza Angilberto invece di un parcheggio oggi ospita alberi, vasi, piante, panchine, un tavolo da ping-pong e un’opera di street art. Ma a chi giova davvero questa trasformazione?
  • Il quartiere Corvetto è attraversato da tensioni tra popolazioni diverse, per origine e per estrazione sociale. È al centro di un piano di riqualificazione urbana che ha però l’effetto di spingere i costi di affitti e vendite verso l’alto, con un inevitabile effetto di espulsione

Le piante e la street art non cancellano le tensioni fra gli abitanti e nemmeno la grave situazione in cui versa la zona per quanto riguarda l’accesso alla casa. «Mi sposto fuori Milano, qua l’affitto costa troppo». Corvetto, come altri quartieri popolari di Milano, ha visto aumentare vertiginosamente il costo delle case negli ultimi anni; la zona è investita da numerose iniziative di riqualificazione e vive la pressione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026, ormai alle porte, dunque non sorprende che il costo dell’abitare qui stia crescendo più che in ogni altro angolo della città. 

Secondo le quotazioni riportate da immobiliare.it, a Corvetto dal 2019 ad oggi il prezzo medio di una casa è aumentato del 52%, mentre gli affitti sono aumentati del 25%. La costruzione di un ambiente urbano più verde, più sano e più bello, che nell’idea dell’amministrazione dovrebbe agevolare la risoluzione di problemi economici e sociali, spesso rischia di ottenere l’effetto opposto: palazzi dipinti con murales sgargianti non servono tanto a migliorare la vita dei residenti, quanto a creare nuovo valore economico. La zona, divenuta più bella, si prepara ad accogliere abitanti più ricchi.

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Fioriere, alberi e grossi cerchi colorati sul cemento hanno fatto la loro comparsa sulla piazza in via temporanea e sperimentale fra il 2018 e il 2019. All’angolo fra via Bessarione e via Comacchio, era stata creata una piccola area pedonale, decorata per terra con forme geometriche di vari colori, ed erano comparse alcune rastrelliere per biciclette, insieme a una nuova stazione delle BikeMI, le bici a noleggio dell’Azienda trasporti milanesi (Atm). Era stata ristretta una parte della carreggiata, nell’idea di restituire spazi vivibili ai pedoni, ed era stata ritagliata una nuova pista ciclabile su via Comacchio. 

Cambiare in poco tempo e con pochi soldi

La riqualificazione di piazza Angilberto è parte del programma Piazze aperte, che il Comune ha sviluppato con l’Agenzia mobilità ambiente e territorio, in collaborazione con Bloomberg associates e Global designing cities initiative. Piazza Angilberto II è una delle 52 piazze rese pedonali e dotate di panchine, rastrelliere, piante, tavoli da ping-pong.

I fondi per la nuova piazza arrivano dal Patto per Milano sottoscritto nel settembre 2016 tra il sindaco Giuseppe Sala e l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, poi confluito nel Piano per lo sviluppo e la coesione. Articolato in vari progetti, uno di questi finanzia la realizzazione di nuovi spazi pubblici di alta qualità ambientale e sociale: «Attraverso il coinvolgimento attivo dei soggetti del territorio (servizi pubblici e privati, no profit, residenti) – si legge nella descrizione sul sito del Comune – il progetto mira a ridare dignità e funzione di welfare urbano a luoghi che hanno un alto potenziale, ma presentano anche criticità in termini di qualità estetica, livello di manutenzione, elementi di sicurezza e degrado».

Sono cinque gli «ambiti», da intendersi come zone di Milano, coinvolti: Giambellino-Lorenteggio, QT8-Gallaratese, Bovisa Niguarda, via Padova e appunto Corvetto.

L’idea era introdurre interventi leggeri e reversibili che potessero rendere più fruibili alcuni spazi che secondo i decisori politici non erano utilizzati al meglio.

«Per esempio – spiega a IrpiMedia Dario Moneta, dal 2019 direttore dell’Autorità di gestione e monitoraggio piani – piazza Angilberto era usata per le soste, regolari e non. Si voleva rendere lo spazio più adatto all’aggregazione».

Il modello da seguire era l’urbanistica tattica, un approccio in voga da qualche anno che prevede interventi rapidi reversibili ed economici. Piazza Angilberto II e piazza Dergano, le prime a essere realizzate a Milano, hanno avuto prima un assetto temporaneo, finché, nel 2021, si è deciso di rendere definitiva la trasformazione, affidata dal Comune di Milano a Metropolitane Milanesi (MM) Spa, la società di ingegneria civili di sua proprietà che, tra le varie cose, gestisce anche una parte delle case popolari di Milano. 

Il modello dell’urbanistica tattica prevede che gli interventi siano progettati con la partecipazione dei cittadini, in uno scambio di saperi fra i decisori politici e le persone che frequentano la zona ogni giorno. Nel caso di piazza Angilberto, questo non è davvero avvenuto.

«Non è mai stata fatta una call diretta ai cittadini ed è un ambito su cui effettivamente si potrebbe lavorare – dice Dario Moneta –. I passaggi principali sono stati fatti esclusivamente col Municipio 4, di cui nel frattempo è anche cambiata l’amministrazione. Sono state fatte solo delle commissioni di presentazione del progetto, soprattutto per la trasformazione definitiva, a cui magari partecipavano associazioni e cittadini».

Così, nel 2023 la trasformazione definitiva di piazza Angilberto II è stata ultimata. 

Oggi lo spazio rinnovato continua a vivere, con gli arbusti ai lati della strada, le rastrelliere spesso vuote, le panchine sempre occupate da qualcuno che si ferma a parlare o a bere una birra. Gli abitanti si sono riappropriati degli oggetti della piazza, ripensata per essere un luogo di aggregazione, ed è raro trovarla vuota. Il problema, qui, è che gli spazi sono pochi e contesi, e la pletora di abitudini e culture che coesistono al Corvetto fatica a trovare un equilibrio.

Il murale di piazza Angilberto © Sophia Grew

«Negli anni ’80 qui vicino c’era ancora chi “scendeva” le sedie in piazza, come nei paesini. Era un altro mondo: anche gli italiani dopo il lavoro non tornavano a casa, ma andavano al bar. Oggi noi italiani questo senso di comunità lo abbiamo perso – racconta un signore che è arrivato a Milano da giovane e ha messo radici in quartiere decenni fa –. La nostra vita è casa, lavoro, supermercato. Gli arabi, i sudamericani, i cingalesi che si fermano qui hanno ancora una dimensione sociale in cui si ritrovano».

Qualcuno, più giovane, osserva che, adesso, «ci sono dei momenti molto belli che prima non c’erano. Mi metto là con le persone sulle panchine e c’è un modo diverso di socializzare». Altri residenti della zona non apprezzano che la piazza sia così frequentata, perché il rumore li tiene svegli. «Da quando c’è la piazzetta, la situazione è peggiorata perché attira persone la sera», dice una signora che abita qui da quasi vent’anni. Anche alcuni proprietari dei negozi che si affacciano sulla piazza sono perplessi dalla situazione: il rumore accompagna i residenti dal pomeriggio fino a tarda notte, e al risveglio il cemento è disseminato da cocci di bottiglie. «C’è un viavai assurdo, alla sera, se guardi alla finestra», riportavano già due anni fa alcuni anziani residenti. 

Sul baccano che divide la piazza, il dottor Moneta sottolinea: «Dal 2018 abbiamo fatto una cinquantina di Piazze aperte: piazza Angilberto sconta un po’ di essere stata la prima. Ma averle realizzate e non vissute solo sulla carta oggi ci dà anche la possibilità di cambiare approccio, per esempio possiamo trovare luoghi più adatti per realizzare spazi di questo tipo, magari non proprio sotto un condominio». 

Attrattiva per chi?

Interrogate sulla situazione in cui versa la zona, le persone raccontano problemi che affondano le radici nella crisi abitativa che ha investito Milano e, in particolare, quartieri come Corvetto. Alcuni abitanti delle case popolari lamentano che l’Aler – l’ente che gestisce buona parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica in città – non si occupa della manutenzione in maniera adeguata. Poi c’è chi non ha ottenuto un alloggio popolare e non ha i mezzi per pagare un affitto privato.

È un problema che riguarda l’intera città di Milano: dal 2015 al 2022 sono stati sfrattati oltre 10mila nuclei familiari, riporta l’Osservatorio casa abbordabile – un progetto promosso e finanziato dal Consorzio cooperative lavoratori (Ccl) di Milano e dalla cooperativa Libera unione mutualistica (Lum) in partnership con il dipartimento di Architettura e studi urbani (Dastu) del Politecnico di Milano – su elaborazione dei dati del ministero dell’Interno.

Chi non riesce a pagare l’affitto delle case private incontra difficoltà a ottenere una casa popolare, perché gli alloggi messi a disposizione sono troppo pochi rispetto alle richieste: nel 2022, hanno fatto domanda quasi 37mila nuclei familiari, a fronte di 1.523 alloggi messi in avviso e 1.297 assegnati. Sono molti, tuttavia, gli appartamenti vuoti. Secondo immobiliare.it, solo a Milano sono 16.423 (10.364 di Aler, 6.059 di MM). Intanto, continuano ad aumentare i prezzi delle case, in vendita e in affitto. 

«Oggi si parla di città attrattiva e seducente – dichiara Laura Raccanelli, antropologa urbana che sta lavorando all’etnografia del quartiere di Corvetto –. Ma rendere la città attrattiva è una volontà politica. La domanda che dovremmo farci è: attrattiva per chi?».

Nei quartieri, nuovi investimenti portano nuovi servizi e nuovi canoni estetici; aumenta il costo della vita e l’offerta di consumo culturale tende a rispecchiare la richiesta dei nuovi cittadini, più borghesi. «La gentrificazione – la trasformazione urbana che va a sostituire i vecchi abitanti con abitanti nuovi, di classe più alta – ha bisogno dell’abbellimento, la beautification», aggiunge. 

Le nuove estetiche, di solito, sono proprie di ceti agiati, che hanno ben poco in comune con l’assetto dei quartieri popolari; tendono a nascondere ciò che nell’immaginario comune è associato alla povertà. «Corvetto è un laboratorio per questi processi. Sarà il palcoscenico del grande evento olimpico, perciò adesso, da quartiere “non-voluto” dev’essere messo in scena. Corvetto non più criminale, ma quartiere del futuro, Corvetto diventa quartiere creativo e green».

Come nel resto di Milano, il costo degli immobili e degli affitti qui ha visto un aumento significativo. Un andamento paragonabile si registra nella zona di Pasteur-Rovereto, a nord-est della città, ribattezzata NoLo (North of Loreto) nella sua nuova narrazione di quartiere alla moda, polo culturale e centro per la vita notturna. Insieme ad Affori-Bovisa e Certosa-Cascina Merlata, NoLo e Corvetto sono i quartieri dove il costo dell’abitare ha registrato l’aumento più significativo negli ultimi cinque anni. È un dato che potrebbe essere spiegato dalla rent-gap theory di Neil Smith, secondo cui la gentrificazione avviene in quelle zone dove esiste un divario fra il reddito da locazione delle proprietà e il reddito potenziale che se ne potrebbe ricavare. Di qui sorge l’interesse degli investitori nella rigenerazione del quartiere, che porta a un aumento degli affitti e del costo delle case. 

Beautification da manuale

Nel frattempo, piazza Angilberto II si è riempita di colori e di movimento. Nell’urbanistica tattica, spesso si usano vernici dai colori accesi per pitturare l’asfalto: cerchi gialli e bianchi, sgargianti, avevano coperto il cemento. Opere di questo tipo talvolta assomigliano più a street art che a decoro urbano, tanto che la Bloomberg Associates, l’agenzia di consulenza filantropica fondata dall’ex sindaco di New York Mike Bloomberg con cui Milano collabora per le Piazze aperte, ha pubblicato la Asphalt Art Guide, per riappropriarsi degli spazi urbani attraverso l’arte, che possa ispirare coloro che vogliono rendere le proprie strade più sicure, attrattive e accoglienti. 

«La beautification è ogni cambiamento estetico dello spazio urbano. È l’effetto di pratiche, politiche e azioni che vanno ad agire sulla trasformazione estetica e sull’aspetto del quartiere o dello spazio urbano, la via, la città», spiega Laura Raccanelli.

Nel caso di Corvetto, questa trasformazione prende due strade: il quartiere nei progetti di riqualificazione inizia a essere narrato in maniera nuova: diventa distretto creativo e green, e ciò produce nuove immagini; d’altro canto, sono in corso anche azioni più materiali di trasformazione urbana, come in piazza Angilberto. Muri dipinti con scritte, loghi o immagini sgargianti, quindi, non servono tanto a migliorare la vita dei residenti, quanto a creare nuovo valore economico e il murales, privato della sua natura espressiva dal basso, diviene un mezzo imposto dall’alto per mercificare lo spazio urbano.

Una situazione di cui sono consapevoli anche gli artisti coinvolti, come dimostra il duo di street art Cyop e Kaf, che a Napoli ha sabotato una sua stessa opera “asservita”: «Ferrarelle vuole un murale con degli “scugnizzi” che giocano a calcio, con bottiglia in primo piano –  racconta su Napolimonitor, sito d’approfondimento sulle trasformazioni urbane –. Non cercavano proprio me (il mio stile), ma un writer qualunque “su Napoli”. […] A ogni modo non avevo un soldo e decisi di farlo. Invio la fotografia-prova, mi pagano, e il giorno successivo vado a coprire tutto».

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Franco, Torrisi

Nel loro complesso, le trasformazioni estetiche nei quartieri fungono da magnete per turisti e nuovi residenti ad alto reddito. Promuovere un ambiente più verde, più sano e più bello è considerato un catalizzatore per la risoluzione di problemi economici e sociali, ma a questa costruzione sociale del bello e del brutto, di spazi urbani buoni e cattivi, corrispondono anche i cittadini giusti e i cittadini sbagliati – un marchio che rischia di essere inciso sulla pelle di coloro che vivono la piazza infrangendo le norme estetiche di decoro. 

Francesco Rocca, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, scriveva su Facebook, a ottobre 2024: «Profondamente scettico sul progetto piazze aperte che prevede isole pedonali, con panchine, tavoli da ping-pong e da picnic installati nei pressi delle scuole. Basta osservare le diverse piazze tattiche dall’asfalto colorato realizzate in città e diventate catalizzatrici di degrado e illegalità come quella in piazza Angilberto, in viale Molise e in piazzetta Santi Patroni d’Italia, luoghi mal frequentati soprattutto negli orari serali e notturni». 

La sostituzione degli abitanti che accelera la sua corsa nelle case qui intorno fatica ad avvenire tra le panchine e i tavoli da ping-pong di Angilberto II. Nel 2022 qui aveva aperto l’Oh La La, un pub-birreria aperto anche per il co-working e per eventi culturali. Era stato accolto da un’altra scritta sul muro: «Hipster demmerda» (il «demmerda» oggi è cancellato). Meno di due anni dopo, l’Oh La La ha chiuso. Il locale è stato preso in gestione dai proprietari storici dei ristoranti adiacenti; a ogni ora del giorno servono piatti arabi e sudamericani.

Cos’è Corvetto. Tutte le narrazioni di un quartiere

Corvetto, nel sudest di Milano, prende il nome dal piazzale dove ferma la metropolitana e una lingua di cemento si getta in città dall’Autostrada del Sole. Nasce tra gli anni ’20 e il secondo Dopoguerra come quartiere di edilizia residenziale pubblica; da allora, la zona è stata interessata da ondate migratorie e, nel 1991, dall’arrivo della metropolitana. Oggi la linea gialla collega Corvetto e Porto di Mare al centro della città, a Porta Romana e al Duomo. In quartiere esiste una rete di associazioni impegnate per il verde urbano, la mobilità sostenibile, la promozione di attività culturali, accoglienza, contrasto a povertà e violenza. Il centro città preme per entrare a Corvetto, i prezzi si alzano e arrivano nuovi abitanti. 

Stando a un articolo uscito da poco su Milano Città Stato (popolare testata online che ha spesso preso posizioni critiche sulle ultime amministrazioni della città), Corvetto sarebbe il quartiere in assoluto più odiato dai milanesi. «Forse ha guastato il risultato i recenti fatti di cronaca», si legge. Il riferimento è a un fatto accaduto nel novembre del 2024 e alle sue conseguenze, il caso di Ramy Elgaml. Il ragazzo di Corvetto, diciannove anni, ha perso la vita dopo essersi schiantato con lo scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi contro un palo. Li inseguiva la polizia e le circostanze dell’incidente sono tuttora poco chiare: il motorino è scivolato o è stato speronato dalla gazzella dei carabinieri? Video diffusi nel gennaio 2025 mostrano come il motorino prima dell’impatto sia stato urtato dall’auto dei carabinieri che lo aveva inseguito per chilometri, dal centro della città fino a Corvetto. L’indagine per stabilire le responsabilità penali della morte di Ramy è ancora in corso. 

Nei giorni successivi all’incidente, gruppi di giovani hanno manifestato a Corvetto per chiedere giustizia, dapprima mostrando striscioni, poi accendendo petardi e piccoli roghi. Diverse persone hanno partecipato a una fiaccolata nel quartiere per ricordare Ramy mentre alcuni esponenti della Lega durante un presidio hanno coperto di vernice una scritta sul mercato di piazza Ferrara: «L’unico sbirro buono è quello morto». Matteo Salvini ha commentato, in un post Instagram: «Mentre la sinistra si schiera con i criminali che hanno messo a fuoco e fiamme Corvetto, la Lega ripulisce nel quartiere le infamanti scritte contro le forze dell’ordine. Sempre dalla parte di donne e uomini in divisa». 

Tra i fattori principali della reputazione di Corvetto, scrive ancora Milano Città Stato, «c’è l’alto tasso di criminalità a causa dell’elevata presenza di residenti stranieri». Le narrazioni intorno a questo “quartiere difficile” vanno a infiammare la tensione fra gli abitanti – italiani e stranieri, giovani e anziani, di ceto medio-alto e di ceto popolare – senza toccare le cause profonde dei conflitti esistenti. Le proteste avvenute in quartiere dopo la morte di Ramy sono state definite guerriglia urbana e si sono sprecati i paragoni con le banlieue parigine, mentre i due giovani investiti dai carabinieri venivano additati come criminali. «Ci sono ragazzi, anche di seconda e terza generazione, che non si sono integrati – ha detto Silvia Sardone, europarlamentare della Lega –. Non si sentono italiani, ci odiano per quello che siamo». 

Le narrazioni che lavorano sugli stigmi – quello del disagio, del degrado, della mancanza di integrazione – a loro volta generano la percezione di un alto tasso di criminalità, e contribuiscono a far sentire le persone insicure nelle strade che abitano. Per contro, anche i muri del quartiere hanno iniziato a parlare. Il nome di Ramy, accompagnato da cuori tracciati con le bombolette spray, ha ricoperto tutti i muri della via che da piazzale Gabriele Rosa conduce alla metropolitana di Corvetto, mentre nelle vie antistanti all’incidente sono comparsi, insieme a fiori e candele, striscioni che reclamavano verità per Ramy e Fares: «Non condanniamo un innocente». Dal cavalcavia che sovrasta piazza Corvetto spesso vengono calati lenzuoli con frasi di protesta, contro il genocidio in Palestina, la gentrificazione, e adesso l’omicidio del ragazzo di diciannove anni.

«Ci sentiamo un po’ abbandonati a noi stessi perché mancano opportunità, dalla più banale che potrebbe essere un campetto da calcio sistemato. È così questa zona», ha raccontato un amico di Ramy. C’è chi racconta il quartiere ricordando i negozi che oggi non ci sono più; Corvetto è il luogo dove ci si ritrova, ogni giorno, con gli amici. C’è chi abita nelle case popolari da decenni e desidera un quartiere migliore, il cortile in ordine o un balcone che non cada a pezzi. E pare quasi che il Corvetto debba per forza scegliere fra il vecchio degrado e la rigenerazione, come se queste fossero le uniche due vie possibili. La nuova faccia che gli investitori hanno voluto dare al quartiere arriva con prepotenza: fra i luoghi chiave di questa trasformazione vi sono Fondazione Prada, Fondazione ICA Milano, galleria ZERO, Viafarini Work. Come i quartieri a nord di Loreto, ora chiamati NoLo e la zona Canonica-Sarpi, divenuta Chinatown, anche a Corvetto e alle vie vicine sarà imposto un nome nuovo: SouPra, South of (Fondazione) Prada.

Due velocità per un solo quartiere

Da piazza Corvetto, scesi dalla linea metropolitana gialla, la M3, basta percorrere un centinaio di metri per arrivare a piazzale Gabriele Rosa, luogo di ritrovo per gli abitanti del quartiere, che il pomeriggio e la sera sulle panchine chiacchierano, fumano, bevono una birra. Con la luce del giorno, talvolta il piazzale è animato dalle iniziative del Comune e delle associazioni del quartiere: marce della pace coi bambini delle scuole, teatro, boxe popolare.

Nadia Zoller, architetto, è stata coordinatrice del Laboratorio di Quartiere Mazzini fino a dicembre 2024: «Il quartiere va a due velocità. Da un lato, il Corvetto delle case private vede l’aumento dei prezzi, ma anche l’arrivo di nuove forme d’arte ed eventi creativi, che portano nuove opportunità e rendono la zona più attrattiva per il resto della città. D’altro canto, si lascia indietro il Corvetto popolare, rischiando di creare sempre più ghettizzazione. Per fortuna, molti enti e associazioni locali lavorano per arginare il processo. La Rete Corvetto unisce più di 50 associazioni ed enti locali, mensilmente, e permette a tutti coloro che ruotano intorno al quartiere di relazionarsi e incontrarsi, scambiarsi buone pratiche, collaborare anziché competere per i fondi o per i bandi del Comune e del Municipio. È un unicum nel panorama cittadino».

Il mercato di piazza Ferrara © Sophia Grew

Dal piazzale alberato le vie si dipartono a raggiera. Verso ovest c’è via Barzoni, che, con le sue case circondate di verde, porta dritti verso la fermata successiva della metropolitana: Porto di Mare. Qui 60 abitazioni del Comune, gestite da MM, saranno presto demolite; quasi un centinaio di persone dovranno lasciare la propria casa, e aspettare che venga ricostruita – si parla di anni – per tornarci. 

Se invece da piazzale Gabriele Rosa ci si incammina verso est, imboccando via Mompiani coi suoi edifici di edilizia residenziale pubblica gestiti da Aler, si arriva fino in piazzale Ferrara, dove il Mercato Comunale è sotto scrutinio per essere riqualificato, e dove nel gennaio 2017 qualcuno ha dato fuoco all’albero di Natale simbolo di una Corvetto nuova, lontana dal “degrado” e dalla criminalità. 

Nelle case qui intorno nuovi abitanti faranno presto la loro venuta. Il Politecnico di Milano ha trasformato un edificio pubblico in residenza universitaria. 288 alloggi a prezzo calmierato – a partire da circa 350 euro al mese per un posto in camera doppia – accoglieranno studenti, con cucine, sale per studiare e fare musica, una palestra.

In via Comacchio, che si estende per poche centinaia di metri e sbuca su piazza Angilberto, la Regione ha deciso di mettere a disposizione 70 appartamenti di edilizia residenziale pubblica alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco. L’idea è che la loro presenza possa aumentare la sicurezza nella zona.

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In via Sile, poco lontano, il Comune ha aperto nuovi uffici. Da quartiere popolare, con più di 36mila abitanti dei quali il 25% è di origini straniere, Corvetto si accinge quindi a trasformarsi in maniera profonda. Qui intorno presto lo scalo di Porta Romana ospiterà il villaggio olimpico, e anche Rogoredo e Porto di Mare sono nel mirino della riqualificazione; nuovi abitanti, più agiati, si sposteranno ad abitare qui. 

La nuova piazza Angilberto – che preannuncia come sarà il nuovo quartiere: bello, alla moda, creativo e green – è diventata teatro della tensione fra i suoi abitanti. Fra chi è qui da una vita e reclama un po’ di tranquillità, e chi, arrivato da poco, si riappropria degli spazi comuni per svagarsi; chi decide di stabilirsi qui e chi si trova costretto ad andare via per l’aumento dei prezzi.

«All’estetica dall’alto della riqualificazione si sovrappongono le pratiche dal basso, in uno scontro che crea un meccanismo di stranezza, crea la percezione che la piazza non vada bene. A usare la piazza sono i cittadini “per male” anziché i cittadini “per bene“, una divisione che ha preso piega col berlusconismo degli anni ‘90 –. dice Laura Raccanelli –. Il degrado si associa a un certo tipo di comportamento; una prostituta in strada non va bene, mentre quella di lusso che lavora con l’élite è accettata e considerata decorosa».

Tra qualcuno che sbuffa e qualcuno che sorride, la piazza aspetta il futuro. È una sera di fine dicembre 2024, si celebra un compleanno con balli, canti e candeline, esplodono fuochi d’artificio. La gente si ritrova mentre tutto cambia, tra la ricerca di spazi da abitare e la voglia di vivere in un posto che non sia bello solo per il mercato immobiliare.

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Crediti

Autori

Sophia Grew

Editing

Christian Elia

Fact-checking

Lorenzo Bagnoli

Con il supporto di

Foto di copertina

© Sophia Grew

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