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Profitto contro valore sociale, le proteste delle associazioni di San Lorenzo contro la delibera 104 del Comune di Roma

Il Comune intende ridisegnare i bandi per le associazioni allo scopo di attrarre canoni più ricchi o riassegnarle a nuovi investitori, anche profit. Una perdita per un quartiere da sempre caratterizzato da una vocazione per attività politiche e sociali

#CittàInAffitto

19.06.24

Futura D'Aprile

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A Roma ogni spazio in affitto deve produrre il massimo del profitto. Così le case invece che essere date in locazione a chi cerca di abitare in città si lasciano vuote per i turisti disposti a spendere di più in occasione di qualche mega evento: capita a un appartamento su due. Il trend dura da anni – e non solo a Roma – ma il Giubileo che inizierà la prossima vigilia di Natale e terminerà il 6 gennaio 2026 darà la spinta finale al mercato degli affitti brevi della Capitale. 

Questa distorsione del mercato degli affitti riguarda anche il Comune di Roma. Anzi, insegna come sfruttare al meglio anche gli spazi sociali, privilegiando le attività che offrono un canone d’affitto più alto, a prescindere dalla loro utilità sociale Soprattutto in vista del Giubileo.

L’inchiesta in breve

  • La Giunta Gualtieri ha approvato una delibera, la numero 104, allo scopo di recuperare il canone non pagato dagli immobili concessi in locazione e ridisegnare i bandi. A San Lorenzo rischia però di sottrarre i beni a chi in questi anni li ha trasformati in luoghi di grande valore sociale
  • La delibera segue quanto era già stato previsto da una delibera precedente, introdotta dalla Giunta Marino, che non è stata completata a causa della caduta della Giunta. Definizioni poco trasparenti e calcoli che non tengono conto della natura sociale dei progetti sono i problemi principali
  • Tra le associazioni che rischiano di essere colpite da questo provvedimento, diverse sono a San Lorenzo, quartiere che dentro Roma ha sempre avuto una sua identità forte, anche per le attività sociali e politiche

Giunta dopo Giunta, prima Ignazio Marino, oggi Roberto Gualtieri, i sindaci di Roma hanno fatto approvare una serie di delibere – una più intricata dell’altra – per riprendere il controllo di spazi comunali affidati a enti del terzo settore e associazioni. Immobili per i quali, dopo la pandemia, le associazioni non sempre sono state in grado di pagare l’affitto ma che senza il loro contributo in questi anni sarebbero sfitti o in stato di abbandono. E che il Campidoglio vorrebbe riassegnare per ottenere canoni più vantaggiosi. 

Tra i quartieri più coinvolti da questa operazione c’è San Lorenzo, il reticolo di strade che si allarga a a triangolo tra stazione Termini, il cimitero del Verano e un tratto iniziale di via Tiburtina.

La sua è una storia di resistenza: è l’unico quartiere che cercò di fermare la Marcia su Roma nel 1922 (atto che pagò con una strage fascista lo stesso anno), è storicamente casa di ferrovieri, artigiani e operai ed è stato bersaglio dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, con un bilancio di oltre 700 morti tra i suoi abitanti. Oggi è un quartiere frequentato da universitari, dove il prezzo delle case in affitto (+15,7%) e in vendita (+6,9%) è in crescita costante.

Il sepolcro nel cimitero di Verano nel quartiere San Lorenzo in onore ai partigiani caduti durante la Liberazione © Stefano Montesi/Getty

L’ultima delibera in ordine di tempo che minaccia le realtà associative di quartiere è la 104 del 2022, sotto il sindaco Roberto Gualtieri, Partito democratico. Basta fare una passeggiata in quartiere per rendersi conto di cosa rischia di perdere San Lorenzo senza le associazioni che lo abitano. 

I beni dello Stato: tre definizioni

I beni dello Stato, cioè i beni comuni, si dividono in beni demaniali, beni indisponibili e beni disponibili.

I beni demaniali sono beni immobili che appartengono a Stato, Regioni, Province, o a Comuni. Sono inalienabili e inespropriabili.

I beni indisponibili sono mobili e immobili e appartengono a qualunque ente dello Stato. Esempio: cave, miniere, acque termali, uffici pubblici. La loro concessione e il loro possibile cambio di destinazione d’uso hanno delle regole proprie.

I beni disponibili sono i beni pubblici che non rientrano nelle due categorie precedenti. Sono alienabili ed espropriabili.

Passeggiata a San Lorenzo

Una volta superati i tre archi delle mura aureliane che segnano l’inizio del quartiere San Lorenzo, uno dei primi posti in cui fermarsi per un caffè nel poco verde che punteggia questa zona di Roma è il Parco dei caduti. Qui ogni giovedì pomeriggio si incontrano i ragazzi del GioveDJ, un progetto organizzato dall’associazione Il Grande Cocomero per dare ai giovani con fragilità fisiche e psicologiche uno spazio sicuro in cui chiacchierare, fare una passeggiata o anche solo sedersi insieme a uno dei tavolini del bar che anima il parco.

Mano a mano che i ritardatari arrivano al luogo di incontro, il tavolo dei ragazzi e delle ragazze del GioveDJ si allunga sempre di più inglobando quelli vicini, le sedie si moltiplicano e il volume delle voci si alza tra saluti e ordinazioni che si sovrappongono, causando ilarità e un po’ di confusione.

C’è chi discute di affittare un pulmino per muoversi tutti insieme e visitare altri posti della città, chi si scambia opinioni sul ristorante in cui è stata organizzata l’ultima cena del gruppo, mentre un’altra racconta del lavoro che ha iniziato da poco. Il tutto mentre la cameriera cerca di capire chi ha ordinato cosa e dove posizionare le bevande e i bicchieri con ghiaccio e limone che affollano i tavolini un po’ traballanti.

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Lasciandosi alle spalle il parco e proseguendo per via dei Latini, si arriva rapidamente a via dei Volsci, una delle strade che taglia il quartiere da est a ovest e che dalle mura romane porta fino al limite ultimo del cimitero del Verano. 

Prima di arrivare all’estremità opposta di San Lorenzo, ci si imbatte nella Palpop, spazio occupato dal 1998 che ha ricevuto nel 2008 la prima assegnazione in concessione diretta. Il pomeriggio il marciapiede stretto su cui la palestra si affaccia è affollato di bambini e bambine e di genitori fermi davanti alla porta d’ingresso gialla dell’associazione sportiva. Mentre aspettano, tanto i più piccoli quanto gli adulti si riuniscono in capannelli per chiacchierare del più e del meno o per aggiornarsi sulle ultime novità e sulle attività del quartiere.

Tra un gruppetto e l’altro fanno slalom i passanti, alcuni incuriositi da quel concentrato di persone e voci un po’ insolito e altri disinteressati, ormai abituati a quella scena.

Gettando uno sguardo verso l’interno, oltre la zona dedicata alla segreteria, si vedono i bambini e le bambine che sul tatami rosso e blu seguono le indicazioni del loro maestro di karate, mentre oltre il ring i ragazzi e le ragazze della boxe colpiscono i sacchi appesi sul fondo della palestra lungo due file ordinate. Sulla parete alle loro spalle sono appese le bandiere di Cuba, del Kurdistan, dei Paesi Baschi, dell’Irlanda e della Palestina, a sottolineare la visione politica e movimentista della Palpop.

Spostandosi dal civico 94 al 159, si arriva poi a Esc Atelier, spazio autogestito dal 2004 e rinato, dopo un primo sgombero, nel 2009, anno in cui ha ricevuto in assegnazione un immobile. L’edificio basso a un piano con la facciata decorata da un murales e con la porta di ingresso ricoperta di adesivi e volantini sotto cui si intuisce il grigio originale ospita dibattiti, presentazioni e corsi, ma è anche la casa di una redazione, di un sindacato, del movimento transfemminista e di uno sportello migranti.

Per entrare di solito bisogna superare le persone ferme sulla soglia, strette nel poco spazio che il parcheggio circostante lascia libero e con in mano un bicchiere di birra o una sigaretta. Oltre il calore di quei corpi – un po’ sudati oppure infreddoliti a seconda della stagione – si apre la prima grande sala di Esc, riempita con i tavoli, il palco e il bar, anche questo ricoperto di adesivi e volantini e dietro cui si alternano i volontari del centro.

Le associazioni rendono San Lorenzo un quartiere anticonformista, alternativo, con una lunga tradizione di sinistra dove si sperimentano nuove forme di aggregazione e dove i movimenti possono ancora trovare una casa. In questa parte di Roma che non si identifica né con il centro né con la periferia e che funziona come un piccolo paese all’interno della metropoli, nel Dopoguerra hanno installato la propria sede il Partito Comunista e vari gruppi della sinistra extraparlamentare come Autonomia Operaia, Lotta Continua, Potere Operaio, il Movimento Studentesco e Radio Onda Rossa, ancora in attività.

In tempi recenti, il fervore politico che lo caratterizza ha continuato ad animare occupazioni, spazi sociali, gruppi di volontariato e movimenti di cui fanno parte anche Grande Cocomero, Palpod ed Esc. E non è la prima volta che si mobilitano per evitare uno sfratto.

Un labirinto di delibere

La delibera voluta dalla Giunta Gualtieri per riassegnare al Comune gli spazi occupati dalle associazioni si inserisce nel solco di un’altra delibera con lo stesso obiettivo, il cui iter si è interrotto a causa della caduta della Giunta comunale.

Si tratta della delibera 140 varata nell’aprile 2015 dalla Giunta dell’allora sindaco Ignazio Marino, dimessosi quattro mesi dopo a seguito di una serie di contestazioni legate alla gestione dei rimborsi e a spese per cene di lusso. Scopo della delibera 140 era mettere ordine nel patrimonio immobiliare comunale assegnato in concessione – circa 860 beni – e rivedere le regole dei bandi di gara.

Con la delibera prima si sarebbero individuati i soggetti che usano quegli spazi nonostante i contratti scaduti e poi si sarebbero chiesti i canoni d’affitto arretrati. La Giunta Marino è caduta prima dell’introduzione di un secondo regolamento per definire le nuove modalità di assegnazione.

Non ci sarebbe stato niente di male di per sé a chiedere il pagamento del canone previsto, se non fosse che la delibera 140 prevedeva che le associazioni pagassero un’indennità del «100% del valore di mercato a decorrere dal giorno successivo alla data di scadenza della concessione fino alla data di rilascio dell’immobile», recitava il testo.

Il debito quindi non veniva calcolato sul canone previsto per le associazioni – che pagano il 20% sul prezzo di mercato – ma sul valore totale dell’immobile, già all’epoca aumentato nel corso di anni grazie ai lavori di ristrutturazione effettuati da chi lo aveva gestito fino a quel momento. Le realtà che avevano speso tempo e denaro per migliorare il posto che era stato loro assegnato si trovavano quindi a dover pagare di più sulla base delle migliorie che avevano apportato, senza ricevere alcun indennizzo in caso di sfratto. Con il Comune che invece poteva riavere indietro immobili di valore superiore rispetto al passato senza aver speso un euro.

La Delibera 104 della Giunta Gualtieri avrebbe dovuto trovare un migliore compromesso con le realtà associative e risolvere il problema dei debiti con il Comune, che nel frattempo sono continuati ad aumentare.

Secondo l’avvocato Giuseppe Libutti della Comunità per le autonome iniziative organizzate (Caio) – una rete che si batte per il riconoscimento del valore sociale dei presidi pubblici – la delibera della Giunta Gualtieri però non ha risolto il problema. Anzi, intende valorizzare il patrimonio pubblico attraverso logiche di mercato, invece che considerare la funzione sociale del bene pubblico, ragiona l’avvocato in un articolo pubblicato dalla rivista specializzata Questione giustizia. 

La 104 ha come scopo primario quello di stabilire i criteri per l’uso e l’assegnazione del patrimonio indisponibile di Roma Capitale, ossia quei beni mobili e immobili che possono appartenere solo a un ente pubblico – in questo caso il Comune – e destinati a un servizio pubblico – come una palestra, un teatro, uno spazio di aggregazione – ma non vi è chiarezza sulla definizione di questo patrimonio né sulle procedure di assegnazione.

A complicare ulteriormente la situazione è sopraggiunta un anno dopo la delibera 102 del 2023, che riguarda invece i beni comuni.

In questo macro gruppo ricadono tanto piazze, strade e aree verdi, quanto il patrimonio culturale, progetti digitali, gli appuntamenti culturali, tutti beni – mobili e immobili – considerati funzionali al benessere della comunità. La loro gestione spetta all’ente pubblico, ma anche la cittadinanza può essere coinvolta tramite i patti di collaborazione, ossia degli accordi che la pubblica amministrazione usa per assegnare i beni comuni a organismi non profit come associazioni del territorio, gruppi informali, comitati di quartiere senza passare per un bando pubblico.

Giunta Francesco Rutelli

Delibera 26 del 1995

Obiettivo della delibera era la regolarizzazione e l’assegnazione ad uso sociale, assistenziale, culturale, ricreativo e sportivo di spazi e strutture di proprietà comunale facenti parte del patrimonio sia disponibile che indisponibile di Roma Capitale, il Comune di Roma.

Serviva a regolarizzare le occupazioni senza titolo formale e per assegnare a nuove assegnazioni i beni immobiliari del Comune.

Giunta Ignazio Marino

Delibera 140 del 2015

Furono censiti 860 spazi assegnati nella maggior parte dei casi sotto la Giunta Rutelli, molti dei quali con contratti ormai scaduti. Il Comune ha provveduto a individuare eventuali morosità rispetto ai canoni dovuti, mettendo a rischio sfratto le realtà morose.

A diverse realtà è stato chiesto di pagare i canoni arretrati ricalcolati sulla base del valore acquisito dall’immobile stesso grazie ai lavori di ristrutturazione effettuati dagli assegnatari.

Giunta Roberto Gualtieri

Delibera 104 del 2022

La delibera 104 è stata pensata per superare i problemi della 140 e in particolare la questione relativa al pagamento dei canoni arretrati calcolati sul valore totale dell’immobile e non su quello agevolato.

La norma però torna a distinguere tra patrimonio mobiliare e immobiliare e continua a non riconoscere il valore delle migliorie apportate da chi ha gestito lo spazio, oltre a comportare un aumento del canone agevolato.

Giunta Roberto Gualtieri

Delibera 102 del 2023

La Giunta Gualtieri ha approvato anche una delibera sulla gestione dei beni comuni, al cui interno ricadono sia luoghi fisici, come le aree verdi, le piazze, le scuole, che immateriali, come le feste patronali, gli eventi di commemorazione, gli appuntamenti musicali e culturali.

Questi beni vengono affidati tramite patto di collaborazione.

Giunta Francesco Rutelli

Delibera 26 del 1995

Obiettivo della delibera era la regolarizzazione e l’assegnazione ad uso sociale, assistenziale, culturale, ricreativo e sportivo di spazi e strutture di proprietà comunale facenti parte del patrimonio sia disponibile che indisponibile di Roma Capitale, il Comune di Roma.

Serviva a regolarizzare le occupazioni senza titolo formale e per assegnare a nuove assegnazioni i beni immobiliari del Comune.

Giunta Ignazio Marino

Delibera 140 del 2015

Furono censiti 860 spazi assegnati nella maggior parte dei casi sotto la Giunta Rutelli, molti dei quali con contratti ormai scaduti. Il Comune ha provveduto a individuare eventuali morosità rispetto ai canoni dovuti, mettendo a rischio sfratto le realtà morose.

A diverse realtà è stato chiesto di pagare i canoni arretrati ricalcolati sulla base del valore acquisito dall’immobile stesso grazie ai lavori di ristrutturazione effettuati dagli assegnatari.

Giunta Roberto Gualtieri

Delibera 104 del 2022

La delibera 104 è stata pensata per superare i problemi della 140 e in particolare la questione relativa al pagamento dei canoni arretrati calcolati sul valore totale dell’immobile e non su quello agevolato.

La norma però torna a distinguere tra patrimonio mobiliare e immobiliare e continua a non riconoscere il valore delle migliorie apportate da chi ha gestito lo spazio, oltre a comportare un aumento del canone agevolato.

Giunta Roberto Gualtieri

Delibera 102 del 2023

La Giunta Gualtieri ha approvato anche una delibera sulla gestione dei beni comuni, al cui interno ricadono sia luoghi fisici, come le aree verdi, le piazze, le scuole, che immateriali, come le feste patronali, gli eventi di commemorazione, gli appuntamenti musicali e culturali.

Questi beni vengono affidati tramite patto di collaborazione.

Con la delibera 104 questa modalità di assegnazione, spiega Libutti, non si applica solo ai beni comuni, ma anche a quelli indisponibili – destinati cioè a sede di uffici pubblici o a un pubblico servizio – nonostante il parere contrario di buona parte della giurisprudenza. Inoltre, aggiunge l’avvocato della rete Caio, ad oggi non si conoscono i patti di collaborazione già stipulati tra l’amministrazione capitolina e i cittadini, non è chiaro quali siano gli immobili che la Giunta ha classificato come beni comuni, né sulla base di quali criteri un certo spazio sia considerato indisponibile o comune. 

Il problema della trasparenza non è l’unico vulnus evidenziato dalla rete Caio.

Nemmeno questa delibera riconosce il valore dei lavori effettuati dalle realtà che si trovano già negli spazi messi a bando e anzi prevede un aggiornamento del canone in base alle migliorie apportate. Chi gestirà il patrimonio indisponibile continuerà a pagare il 20% del canone, ma il costo finale sarà il doppio rispetto al passato. Un problema non da poco per associazioni con finalità sociale e non profit che si troveranno tra l’altro a competere con privati profit, a cui è consentito l’accesso a un bando in teoria pensato per le realtà sociali.

Per partecipare al bando, poi, è necessario saldare tutti i debiti pregressi. L’unico passo avanti fatto dalla delibera 104 rispetto alla 140 è che il debito è calcolato solo sul 20% del valore di mercato totale dell’immobile e non su quello totale, ma nel mentre è subentrato un ulteriore problema: i canoni non pagati in pandemia tra il 2020 e il 2021.

Molte realtà non hanno potuto pagare perché costrette a sospendere le attività, ma alcune non hanno nemmeno avuto accesso ai sussidi previsti dal Decreto ristori perché le loro procedure di assegnazione non sono mai state perfezionate dal Comune, finendo in un limbo amministrativo tra l’approvazione di una delibera e l’altra.

Il profitto al primo posto

Secondo tutte le associazioni sentite a San Lorenzo, la delibera 104 tiene conto solo del valore di mercato degli spazi messi a bando e non del loro valore sociale. Chi offre servizi rischia così di doverli mettere a pagamento con prezzi sempre più simili a quelli di mercato per poter stare in piedi, snaturando il senso del non profit.

La Giunta attuale, accusano, sta facendo un passo indietro di trent’anni. Con la delibera 26 del 1995, l’allora sindaco Francesco Rutelli aveva deciso di assegnare immobili abbandonati di Roma Capitale alle realtà sociali che avevano bisogno di spazi, senza fare differenza tra patrimonio disponibile e indisponibile (quest’ultimo occupato quindi da uffici comunali). 

«Larga parte del patrimonio di Roma Capitale è abbandonato – spiega l’avvocato Libutti della rete Caio -. Affidare questi spazi alle associazioni dovrebbe essere un obiettivo primario per un’amministrazione che guarda al futuro di Roma».

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A gettare un’ombra sul futuro delle realtà sociali è anche il Giubileo e il più generale processo di gentrificazione che sta affliggendo anche San Lorenzo.

«I regolamenti vigenti consentono di affidare il patrimonio indisponibile anche per attività non sociali. L’immobile viene riaccatastato come patrimonio disponibile e non può essere riportato nel patrimonio indisponibile. Parliamo di una privatizzazione surrettizia», spiega l’avvocato Michele Trotta, collega di Libutti nello studio legale.

Il rischio è che gli immobili in periferia siano destinati a uso sociale, mentre quelli in centro diventino patrimonio disponibile per altre attività monetizzabili, anche in vista della fame di case per il Giubileo. 

Futuro incerto per le associazioni del quartiere

Per le associazioni si apre adesso un iter pieno di incertezza e la cui conclusione non sarà mai del tutto positiva.

«In caso di assegnazione non diremo che andiamo avanti grazie al contributo dell’amministrazione, bensì “nonostante”», spiega Paolo, uno dei fondatori della Palestra popolare di San Lorenzo e insegnante di boxe.

Per partecipare al bando, la Palpop ha dovuto versare diecimila euro per i canoni non pagati nel 2021 – morosità dovuta alla pandemia – nonostante le rassicurazioni del Comune.

«In tutte le vertenze e forum pubblici, l’assessorato al Patrimonio pubblico diceva che stavano lavorando affinché alle associazioni non venissero chiesti i canoni arretrati del periodo in cui erano stati chiusi. Oltretutto, siccome non avevamo la concessione perfezionata sempre per colpa della Giunta, non abbiamo potuto accedere ai ristori», aggiunge Paolo.

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Mentre Paolo parla, seduto in segreteria, giovani e meno giovani entrano ed escono dalla Palpop, e altri si fermano a chiedere informazioni per l’iscrizione. La palestra è attiva ormai da 25 anni, quando un gruppo di abitanti del quartiere decise di occupare uno stabile pubblico abbandonato per rispondere alla mancanza di impiantistica sportiva e dove parlare di qualità della vita e di cura del corpo nel momento in cui Roma era inondata dalla cocaina.

«Per me la Palpop è un esperimento molto riuscito – prosegue Paolo -. Abbiamo dato un luogo in cui riconoscersi a una intera collettività e abbiamo reso pubblico un luogo lavorandoci insieme e mantenendoci sempre indipendenti rispetto alla politica. Non c’è un nucleo familiare a San Lorenzo che non abbia qualcuno che è venuto in palestra».

Il tono di voce di Paolo si fa più dolce quando spiega quale valore ha per lui la Palpop: «È una scelta di vita – dice -. Lavoro qui da 25 anni, qui ho cresciuto i figli e ho conosciuto le persone che frequento normalmente. È un’esperienza appagante ed è anche quello che ho saputo restituire alla collettività della mia visione politica e della società. Avrei voluto fare meglio, avrei potuto fare di più, ma mi ritengo abbastanza soddisfatto».

La stessa soddisfazione per il lavoro realizzato in tanti anni di volontariato anima Lorenzo del Grande Cocomero, un’associazione nata nel 1993 per offrire uno spazio sicuro ai bambini e ai ragazzi ricoverati in regime diurno nel reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Policlinico Umberto I.

Nel tempo, l’associazione ha organizzato attività anche per adolescenti con disabilità e offerto i propri spazi ad altre realtà che si occupano di fragilità. L’idea di occupare un ex orfanotrofio in via dei Marsi 77 nasce dopo le riprese del film Il grande cocomero diretto da Francesca Archibugi e sulla scia dell’esperienza di Marco Lombardo Radice, il neuropsichiatra sperimentatore di terapie innovative nella cura dei disturbi psichici dei minori.

Il Grande Cocomero non è ancora stato messo al bando, ma a fine 2024 scade la concessione al momento in essere e l’iter per la riassegnazione passerà per la delibera 104, con tutte le problematicità del caso. 

«Abbiamo un rapporto stretto con il Policlinico, non possiamo che stare qui a San Lorenzo. Siamo una parte del percorso terapeutico dei ragazzi. Alcuni volontari sono ex del reparto o vengono da altri reparti psichiatrici, ma tutti qui in quartiere hanno avuto qualcosa a che fare con il Grande Cocomero», racconta Lorenzo con evidente soddisfazione. «La nostra chiusura sarebbe una grande perdita per tutti, ma non pensiamo sia in dubbio l’esistenza del Grande Cocomero. Al limite ci devono portare via. Finché ci sarà la necessità di mantenere un presidio legato alla salute mentale e alle fragilità, un luogo in cui entrare e sentirti subito accolto senza giudizio, noi ci saremo».

Anche per Milos, attivista di Esc Atelier, immaginare San Lorenzo senza le realtà sociali che lo animano è un esercizio impossibile. Il centro culturale di cui fa parte nasce per connettere l’Università con la città, ma negli anni la visione di base è andata ampliandosi sempre più.

Studentesse de La Sapienza di fronte al murales nel quartiere di San Lorenzo dedicato alle vittime di femminicidio © Pacific Press/Getty

«Il movimento studentesco ha caratterizzato Esc soprattutto nel 2008-2010, ma da più di dieci anni qui ci sono DinamoPress, un giornale online indipendente che segue le dinamiche di movimento anche fuori Italia, le Camere del lavoro autonomo precario (Clap), un sindacato di base che si occupa di lavoro precario, lo sportello legale per persone migranti ed è la casa del movimento transfemminista di Non una di meno».

Basta dare uno sguardo ai manifesti appesi sulle pareti di Esc per capire quante realtà sono passate da quello spazio e quante vi hanno trovato un luogo in cui stabilirsi.

«Non si può parlare di Esc senza parlare dei movimenti che lo hanno attraversato e di tutte quelle persone che hanno poi dato vita ad altri progetti andando oltre questo spazio», aggiunge. Il quartiere è con loro. Il Comune di Roma, invece, non ha risposto alle richieste di commento di IrpiMedia.

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Crediti

Autori

Futura D'Aprile

Editing

Lorenzo Bagnoli

Visuals

Lorenzo Bodrero

Foto di copertina

Festeggiamenti di Carnevale per le strade del quartiere San Lorenzo © Stefano Montesi/Getty

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