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Il Lago Bullicante, un esproprio lungo trent’anni

Nel cuore di Roma c’è un lago naturale, nato su un terreno privato, che è dalla sua nascita al centro di una contesa fra i cittadini, che vorrebbero diventasse un parco, e attori privati, che ne hanno finora impedito l’esproprio

#CittàInAffitto

23.10.25

Gabriele Ciraolo
Giulia Rocchetti

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Nel cuore di Roma Est, tra tonnellate di cemento, c’è un lago nato dopo un abuso edilizio. Era il 1992. La ditta Ponente 1978, posseduta da Antonio Pulcini, un grosso costruttore romano, stava lavorando alla costruzione di un parcheggio che avrebbe dovuto servire il centro commerciale di Roma Est. 

Lo sbancamento però provoca lo sfondamento della falda del fosso della Marranella, un affluente dell’Aniene che sgorga tra i Colli Albani. Da un giorno all’altro i residenti hanno assistito alla rinaturazione urbana rappresentata dal Lago Bullicante, l’unico lago naturale della città. Il lago, però, è ancora proprietà del privato. Da decenni comitati e cittadini si battono affinché tutti ne possano usufruire e il Bullicante diventi della cittadinanza.

In breve

  • Il 27 febbraio scorso il Campidoglio ha approvato l’esproprio per la parte del Lago Bullicante ancora di proprietà del costruttore Antonio Pulcini, ma la strada è ancora lunga e ci sono ancora ipotesi contrastanti sul suo destino
  • Il Lago Bullicante è nato per errore, dopo un abuso edilizio del 1992 da parte della Ponente 1978, di Pulcini, e rappresenta un raro caso di “rinaturazione spontanea” riconosciuto dagli studiosi di tutta Europa
  • In più di trent’anni di lotte gli attivisti del Csoa Ex-Snia hanno ottenuto l’esproprio della maggior parte dei 14 ettari. Oggi rimangono tre ettari in mano al privato, tra cui proprio il Lago Bullicante 
  • È l’unico lago naturale di Roma che adesso ospita un ecosistema con centinaia di specie di animali e piante, in un ambiente che non ha neppure bisogno di bonifiche, nonostante i terreni fossero originariamente ad uso industriale 
  • In questi anni molti progetti hanno rischiato di cancellare la biodiversità a favore di strutture che avrebbero portato a una ulteriore cementificazione dell’area

Il 27 febbraio di quest’anno, alle ore 12:40 circa, nella sala Giulio Cesare del Comune di Roma è iniziata la votazione per l’approvazione dell’esproprio del Lago Bullicante.

Su 26 votanti, 21 si sono dichiarati favorevoli e hanno emesso un verdetto positivo: sì all’esproprio. L’agenzia del demanio tenterà di acquistare l’area del lago. Il lotto del Lago Bullicante e i ruderi dell’ex Fabbrica Snia Viscosa, nata nel 1924 e attiva fino al 1956, appartiene ancora oggi ad Antonio Pulcini, tra i più famosi “palazzinari” di Roma. A gestire gli affari del Pulcini Group adesso c’è il figlio Daniele Pulcini che, alla nostra richiesta di commentare l’esproprio del lago, non ha dato alcuna risposta.

Il Comune aveva precedentemente quantificato il valore dell’area da espropriare in cinque milioni di euro. Una cifra irrisoria in confronto alla richiesta del privato che ammonta a 12 volte tanto, ovvero 60 milioni di euro. 

Lo stato delle cose

L’area dell’ex-Snia è attualmente in gran parte espropriata, ma mancano gli ultimi tre ettari. Di questi tre ettari fanno parte due nuclei: il Lago Bullicante e l’area circostante, insieme ad alcuni edifici. Entrambi i lotti appartengono a Pulcini. Abbiamo chiesto a Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica di Roma, quali siano le finalità dell’esproprio.

L’obiettivo è quello di acquistare l’area del Lago, definita già da diversi anni monumento naturale. Sarà l’Agenzia del demanio, qualora dovesse andare a buon fine la trattativa con il privato, ad assumersi l’onere dell’acquisto. È attualmente in corso la quantificazione del terreno che diversi anni fa è stato valutato molto a ribasso rispetto alla proposta di Pulcini.

L’acquisizione, quindi, non sarà un onere comunale: una volta definita la cifra che accontenta pubblico e privato, l’Agenzia del demanio potrà consegnare anche quest’area all’adiacente Parco delle energie – nato nel 1997 a seguito dell’impegno dei cittadini che hanno chiesto e lentamente ottenuto l’esproprio di gran parte dell’area – il cui obiettivo era fin dal principio inglobare anche il Lago Bullicante.

«Per la restante parte», spiega l’assessore Veloccia, «auspichiamo che sia avviato un progetto con l’università per rendere gli immobili dell’ex Snia aule universitarie o ad uso degli studenti». Per quanto riguarda le tempistiche, invece, è evidente che la situazione è molto più complessa. «Prevedere quando questi progetti saranno portati a termine è praticamente impossibile. Di certo c’è che non sarà questione di qualche mese. Ci vorranno degli anni. Intanto noi prevediamo di definire il prezzo della quantificazione dell’area entro l’estate».

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Sul futuro del lago si sono a lungo paventate tre ipotesi. La prima è la totale restituzione ai cittadini del lago e dell’area circostante inglobandolo al Parco esistente. La seconda prevede l’affidamento dell’area ad uso della Sapienza per gli studenti. La terza destinazione possibile è – ci raccontano gli attivisti del Forum territoriale permanente del Parco delle Energie – il partenariato tra Sapienza e privato per la creazione di uno studentato che, ufficialmente, dovrebbe venire incontro agli studenti. 

Si tratterebbe, però, dell’ipotesi peggiore. Il rischio, come accaduto allo studentato The Social Hub di San Lorenzo, è che si faccia un’opera che risponde agli interessi speculativi degli attori privati, piuttosto che ai reali bisogni degli abitanti.

L'ingresso del Parco delle energie
L’ingresso del Parco delle energie © Gabriele Ciraolo

«La nostra proiezione a valle di un percorso pluridecennale di lotta con la popolazione», ci dice Sabrina Baldacci, attivista del Forum Parco delle Energie, «è la restituzione al pubblico di quattordici ettari di parco, ancora in mano al privato, tramite esproprio».

Il Lago Bullicante: un raro caso di rinaturazione spontanea

L’esproprio di tutta l’area è l’ambizione massima per tutti, soprattutto per i cittadini che potranno usufruire, una volta finiti i progetti, di uno spazio verde che comprende l’unico lago naturale di Roma.

Nel 1992, durante i lavori di costruzione di un parcheggio che avrebbe dovuto servire un centro commerciale mai realizzato di Roma Est, La Ponente 1978 ha forato la falda acquifera che si trovava cinque metri sotto il terreno che stava scavando. Inizialmente i lavoratori dell’azienda di Antonio Pulcini hanno tentato di dirottare l’immenso flusso d’acqua nelle fogne. La pressione dell’acqua ha però comportato la rottura del collettore che ha allagato non solo il sito del cantiere ma anche gran parte delle strade vicine, fino a Largo Preneste, rendendo la zona inservibile.

L’esondazione su strada è rientrata, ma è rimasto il Lago Bullicante, che ha ora un’estensione di circa diecimila metri quadri e una profondità massima di 9 metri. L’area del lago si trova sopra il tracciato del fosso della Marranella e gran parte dell’acqua proviene dalla falda acquifera sottostante. Tuttavia, l’incidente ha aperto anche altri percorsi sotterranei, come quello delle antiche sorgenti del Bullicame, documentate in diverse mappe storiche e note per le emissioni gassose sulfuree che facevano ribollire l’acqua. Da qui il nome del Lago che è uno dei rari casi – un altro esempio è il lago di Marais Wiels a Bruxelles – di rinaturazione spontanea in Europa.

In mezzo a centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, il Lago Bullicante potrebbe rappresentare un’oasi per i cittadini. Abitato da 360 specie diverse di flora e più di 120 specie di fauna, il Lago nell’arco di 33 anni si è trasformato in un ecosistema che ospita 90 specie di uccelli, 30 specie di libellule – un terzo di tutte le specie presenti in Italia – e alcuni nidi di fagiani, falco pellegrino e civette che abitano la zona dei ruderi.

Il botanico Giuliano Fanelli ha rilasciato il 19 maggio 2021 a RomaToday un’intervista sulle peculiarità naturalistiche dei restanti ettari posseduti dal privato. Al di là delle varie specie presenti, emerge l’elemento della rigenerazione spontanea a partire dai rovi erroneamente chiamati “infestanti”. È sbagliato associare, secondo Fanelli, la ricrescita dei rovi al degrado.

«Il discorso del degrado dobbiamo togliercelo dalla testa. Degrado è il benzene nell’atmosfera prodotto dalle automobili o i rifiuti non raccolti per la strada. La vegetazione che ricresce non è mai degrado. È rinaturazione», afferma il botanico, precisando che la cultura del nord Europa – che ha molta meno natura selvaggia rispetto all’Italia – ha molto a cuore il concetto di rinaturazione spontanea.

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È il caso della Germania con le fabbriche abbandonate della zona della Ruhr, nella Renania Settentrionale. «Quando dei professori tedeschi sono venuti a visitare l’ex Snia hanno riconosciuto subito che si tratta di un bell’esempio di rinaturazione spontanea, perché l’ambiente mediterraneo è più ricco sia dal punto di vista della flora sia della fauna».

La lunga storia dell’esproprio

L’esproprio dei circa 14 ettari dell’area ha una storia molto lunga e articolata. Già nei giorni immediatamente successivi all’abuso edilizio che ha portato alla nascita del lago, numerosi cittadini si sono mobilitati per difendere la zona. I cittadini del quartiere hanno presentato un esposto contro il costruttore, manifestando subito la volontà di usufruire di un bene naturale.

Nel 1997 è nato il Parco delle energie, gestito dal Forum permanente, un’assemblea di cittadini che si riunisce il primo mercoledì di ogni mese per discutere delle attività che ormai da diversi anni gestiscono informalmente. Hanno infatti attrezzato l’area di beni necessari alla fruizione del parco, incentivando la partecipazione dei cittadini a corsi sportivi, di scacchi, camminate ed esperienze di condivisione. All’ordine del giorno di ogni riunione c’è la questione dell’esproprio, che da più di trent’anni si gioca sul campo tra la cittadinanza, il privato e il Comune di Roma, che ha più volte promesso un esproprio totale, salvo poi non dare seguito alle promesse.

Ora la situazione, che per diversi anni sembrava degenerare, sembra più vicina ad una risoluzione. Già subito dopo l’incidente, La Ponente 1978 aveva manifestato la volontà di trasformare l’area in un polo logistico. Ma nel 2009, l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, che attualmente sta scontando la pena residua di un anno e dieci mesi nel carcere di Rebibbia per il reato di traffico di influenze illecite nell’inchiesta Mondo di Mezzo, stava per dare l’assenso alla realizzazione di una piscina che avrebbe ospitato i mondiali di nuoto di quell’anno.

Anche questo progetto è decaduto, non trovando un seguito. Il privato non ha mai mollato la presa, manifestando continuamente la volontà di costruire il polo logistico. Pulcini, ci ha raccontato l’assessore Veloccia, «sconta anche un rapporto complicato con l’amministrazione e soprattutto con il territorio» perché «sono stati presentati negli anni tanti progetti differenti, tutti progetti che andavano ad appesantire il carico urbanistico del territorio». Qualcosa si sta muovendo, dunque, per quello che riguarda le sorti del lago, pur essendo la destinazione d’uso ancora non del tutto certa.

IrpiMedia ne ha parlato con il Consigliere Alessandro Luparelli, capogruppo di Sinistra Civica Ecologista (SCE) all’interno dell’Assemblea Capitolina di Roma, che ci ha raccontato come in Comune l’idea di costruire uno studentato sembri purtroppo la più attraente. 

«L’ipotesi che propone l’amministrazione di Roma Capitale è un accordo con un fondo di investimento – ci racconta – che rileverebbe tutta l’area dall’attuale privato». Il fondo d’investimento avrebbe il compito di “liquidare” il privato, nonché di realizzare lo studentato che poi diventerà di proprietà del Comune di Roma. Questo avviene tramite una permuta, poiché al fondo di investimento verranno ceduti – come compensazione – altri edifici di Roma Capitale in stato fatiscente. «Esproprio in questo caso forse non è il termine tecnico adatto, perché si tratterebbe di uno scambio fatto tramite un fondo d’investimento, ma quel che conta è che la situazione del lago si sblocchi», continua Luparelli. 

La stima delle proprietà del privato viene stabilita anche in base alla valutazione dell’Ufficio delle entrate e Pulcini non ha la facoltà di decidere quanto valga il terreno, ma ha quella di dichiararsi disponibile o meno a venderlo. «Credo che si arriverà a un accordo per l’acquisto del terreno», dice ancora Luparelli. «Mi auguro che l’università diventi il gestore dello studentato e che una parte degli edifici venga adibita ad ospitare servizi pubblici rivolti al territorio».

Tra le proposte, oltre allo studentato e a un polo di ricerca universitario, era stata avanzata anche quella di costruire un agriasilo. L’opzione migliore sarebbe evitare che l’intera superficie diventi adibita ad alloggi, potenzialmente più facili da convertire in appartamenti da vendere. «L’ideale è creare all’interno del monumento naturale un centro di ricerca dell’Università La Sapienza. Questo diminuirebbe il rischio di un eventuale cambio della destinazione d’uso in un complesso residenziale, che avrebbe un pessimo impatto sul territorio», conclude Luparelli. Nonostante dei passi in avanti siano stati fatti, la situazione del lago è tutt’altro che risolta.

Nel comunicato stampa che il Forum del Parco delle energie ha pubblicato sul suo sito e sui profili social in data 20 giugno, viene ribadita l’importanza di intervenire rispondendo a dei bisogni collettivi della cittadinanza. L’esproprio, nella visione degli attivisti del Forum, dovrebbe essere fatto direttamente dal Comune, e non coinvolgere fondi di investimento.

«L’esproprio è l’acquisto dell’amministrazione pubblica, che non vede altri soggetti coprotagonisti», dice Sabrina Baldacci, con la quale abbiamo parlato anche delle possibili destinazioni d’uso del luogo. «Ci preme soprattutto non portare nuove costruzioni nella zona e su questo, con l’attuale amministrazione, si è fatto un passo avanti. L’idea di tirare su un polo logistico per un totale di 280 mila metri cubi di cemento è stata accantonata, così come quella di realizzare un partenariato pubblico-privato. Vorremmo che gli edifici rimanenti – il 30% di quelli dell’originaria fabbrica Snia – venissero riconvertiti per finalità di pubblico interesse».

Tra le opzioni di cui abbiamo discusso con Sabrina c’è sia quella di costruire un agriasilo che quella di un centro di osservazione sulla biodiversità in città.

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«Sarebbe una soluzione compatibile con l’orizzonte del parco naturalistico archeologico, coerente con il percorso fatto negli ultimi trent’anni. Il dialogo con l’amministrazione e con le realtà del territorio stesso è importante e riteniamo che realizzare un tavolo di progettazione condiviso dalla popolazione sia uno strumento che permette di avvicinarsi a una soluzione sostenibile, che non sacrifichi il parco». 

Gli habitat vegetali e animali sviluppatisi nelle rovine dei vecchi edifici della fabbrica hanno fatto sì che nel 2022 il Parco fosse riconosciuto monumento naturale. Sabrina ci racconta perché ci sia tanta differenza tra quanto offerto dal Comune e quanto chiesto da Pulcini.

«La valutazione fatta dalla Società ambientale di geologia italiana (Sigea), acquisita agli atti dalla commissione ambiente, ha stabilito che non sia necessaria alcuna bonifica dai costi milionari, perché il suolo non presenta inquinamenti dovuti a metalli pesanti e residui della lavorazioni che renderebbero necessaria una bonifica per consentire la presenza umana nel luogo».

La richiesta di 60 milioni avanzata da Pulcini, anche alla luce di queste osservazioni, appare sempre più eccessiva. «Rivendicare il valore ecosistemico di quest’area, ha sempre avuto la funzione di invitare il Comune ad agire in merito. Riconosciamo che ci sono stati dei progressi negli ultimi mesi, ma non siamo noi a dover trovare una soluzione di compromesso tra il Comune e il privato. Noi continuiamo a domandare l’esproprio e la demanializzazione del lago, nonché la realizzazione di un progetto di recupero che sia compatibile con il monumento archeologico naturale».

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Crediti

Autori

Gabriele Ciraolo
Giulia Rocchetti

Editing

Giulio Rubino

Ha collaborato

Federico Paparusso

Foto di copertina

© Giulia Rocchetti

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