Ai tavolini di un bar di via Tiburtina un anziano beve un caffè. Una signora mangia un tramezzino. Un’altra beve una spremuta con ghiaccio. Ci si lamenta del caldo estivo e dei problemi di Roma. Due ragazze arrivate da Bologna si avvicinano e iniziano a chiedere se qualcuno ha notizie di case in affitto a San Lorenzo, quartiere che si trova incastonato tra la stazione Termini e l’università La Sapienza. Tutti scuotono la testa.
Come altri studenti prima di loro, hanno provato a cercare una casa sui gruppi Facebook dedicati agli annunci immobiliari, pieni di richieste senza risposta.
«Cerco una stanza singola urgentemente». «Ho bisogno da subito di una stanza». «Ciao, sto cercando una stanza singola. No brevi periodi!». Le risposte ai messaggi dei giovani alla disperata ricerca di un alloggio sono molto poche e le rare offerte pubblicate online vengono prese d’assalto e spariscono nel giro di poco tempo. Chi riesce, dopo molti sforzi, a firmare un contratto anche solo di un anno, se lo tiene ben stretto. I ragazzi finiscono quindi per fermare le persone in strada, sperando salti fuori qualche immobile.
In breve
- A San Lorenzo, storico quartiere universitario di Roma, trovare un casa in affitto è sempre più difficile: le stanze e gli appartamenti a disposizione per lunghi periodi sono sempre meno e i prezzi sono aumentati di oltre il 17% in un anno
- Come in altri quartieri, anche a San Lorenzo i proprietari degli immobili iniziano a prediligere le piattaforme per affitti brevi come Airbnb. Aumentano anche gli affitti di medio periodo destinati a lavoratori stranieri in smart-working, artisti e a persone di fasce sociali alte
- Con l’aumento degli studenti prima e dei turisti oggi, il tessuto sociale del quartiere si è trasformato: mancano sempre di più spazi e servizi sociali, minacciati anche dall’assenza di politiche comunali attente ai bisogni dei residenti
- Nel vuoto lasciato dalle istituzioni sono i proprietari degli immobili a decidere il futuro del quartiere, soprattutto con il Giubileo alle porte. Molti stanno infatti riconvertendo i loro appartamenti in b&b. Per alcuni l’accoglienza dei pellegrini diventerà la principale fonte di guadagno
Ma dove sono finite le case in affitto a San Lorenzo? La maggior parte sulle piattaforme per soggiorni medio-brevi, come ad esempio Airbnb. Il quartiere, come già avvenuto in altre parti di Roma, è stato investito da un processo di turistificazione che, in un’area di soli 650 metri quadrati, è più lampante che altrove e ha conseguenze tangibili anche sull’identità della zona e sulla sua anima anticonformista e di sinistra.
Nato per accogliere gli operai e poi diventato quartiere studentesco, San Lorenzo sta vivendo ora una nuova trasformazione demografica favorita sia dall’arrivo delle piattaforme per turisti sia dall’assenza di politiche attente ai bisogni dei residenti.
Da dormitorio per operai a quartiere studentesco
«San Lorenzo nasce dalla decisione di alcune cooperative di creare alloggi per chi lavorava nella vicina stazione Termini. Erano per lo più figli del Meridione appartenenti a una classe sociale medio-bassa», spiega Luca Tricarico, ricercatore in Urbanistica dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile del Cnr. «Le case infatti sono spesso piccole e a ringhiera e mancano gli spazi pubblici», aggiunge.
A cavallo tra le due guerre inizia a svilupparsi l’anima politica del quartiere: si insediano movimenti di sinistra e anarchici che segneranno la storia della zona. La popolazione di San Lorenzo partecipa attivamente alla Resistenza e molti sanlorenzini si uniscono a Bandiera Rossa, ai Gruppi di Azione Partigiana del Partito Comunista o alle brigate legate al Comitato Nazionale di Liberazione.
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Con la fine della guerra, a San Lorenzo affluiscono nuove famiglie del Sud Italia che cercano lavoro nella vicina Termini. Oltre alla ferrovia e alle botteghe degli artigiani, sorgono anche piccole fabbriche che consolidano l’anima operaia del quartiere.
Gli anni Sessanta e Settanta sono invece un momento di fioritura della componente politica. Nascono Radio Onda Rossa e Radio Città Futura e aprono qui la loro sede vari gruppi della sinistra extraparlamentare come Autonomia Operaia, Lotta Continua, Potere Operaio.
Se la prima fase di sviluppo urbanistico e sociale di San Lorenzo ha avuto un’impronta prevalentemente operaia e di sinistra, la seconda è stata dominata dagli studenti.
«La crescita della vicina università negli anni Settanta ha creato una diversa pressione a livello di domanda di alloggi e molti abitanti che ormai erano andati in pensione si sono ricollocati in altre zone, sia all’interno che fuori Roma, mettendo in affitto le proprie case», racconta ancora Tricarico.
Nonostante questo cambiamento, il quartiere è riuscito nel tempo a mantenere la propria anima popolare grazie alla presenza di occupazioni, spazi sociali, gruppi di volontariato e movimenti.



Tutto questo oggi è in pericolo sia per le politiche comunali che minacciano di chiudere i luoghi gestiti dal basso sia perché nel frattempo anche residenti e studenti stanno abbandonando il quartiere a causa del caro affitti e della mancanza di alloggi destinati alle locazioni di lungo periodo.
Non è più un quartiere per studenti
«Quando è arrivato Airbnb, la maggior parte degli appartamenti era già destinata all’affitto, ma con le piattaforme i proprietari hanno scoperto che rendono di più i soggiorni brevi», spiega Tricarico. Se per una stanza a San Lorenzo i prezzi adesso vanno dai 500 ai 600 euro al mese, una sola notte per un turista costa un minimo di 100 euro.
Vincenzo Chiappetta ha iniziato a lavorare per la sede di Tecnocasa a San Lorenzo due anni fa, quando le case in affitto gestite dalla sua agenzia immobiliare erano in media sette-otto al mese. Nel periodo post-Covid, racconta a IrpiMedia, si è scesi a un massimo di tre incarichi al mese, mentre adesso ne arriva uno ogni 20-25 giorni. Diverse agenzie si sono adeguate al cambiamento del mercato e si stanno dedicando anche alla gestione degli affitti a breve termine per conto dei proprietari.
«Gli affitti di breve periodo sono un’attività che sta andando bene. Crea guadagno per i proprietari se è gestita in proprio e preserva lo stato degli immobili», conferma Chiappetta, ma aggiunge: «Chi gestisce un b&b ha delle spese da sostenere. Una casa ti può fruttare anche seimila al mese, ma devi togliere le tasse, il tempo investito nella gestione o lo stipendio che devi pagare a chi gestisce l’appartamento per te. Poi ci sono i costi delle pulizie, del cambio lenzuola. Alla fine al proprietario resta in tasca uno stipendio normale. Il guadagno vero arriva se hai almeno tre immobili».
Nonostante questo, trovare una stanza in affitto nel quartiere per uno studente è diventato impossibile. Su Immobiliare.it, uno dei siti comunemente usati per la ricerca di un alloggio, a settembre 2024 erano presenti solo quattro stanze in tutto il quartiere. A ottobre il numero è leggermente salito, arrivando a dieci. Il prezzo medio di una stanza è di 600-650 euro, spese escluse, ma alcune arrivano anche oltre i 700 euro. Cercando su Idealista.it, la situazione è abbastanza simile. Sia a settembre che a ottobre le stanze disponibili, a partire dai 550 euro al mese, erano solo sei.
Come già raccontato per il quartiere Pigneto, anche a San Lorenzo il costo degli affitti è aumentato in un anno del 17,2% al metro quadro rispetto all’anno precedente (dati di Immobiliare.it). Questo aumento ha influito sulla possibilità di accesso alle stanze e agli appartamenti della popolazione studentesca e dei giovani lavoratori.
Andamento dei prezzi degli immobili in affitto nella zona Pigneto, San Lorenzo, Casal Bertone
Secondo i dati di immobiliare.it, a Novembre 2024 per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media € 18,75 al mese per metro quadro, con un aumento del 17,19% rispetto a Novembre 2023 (€ 16,00 mensili al mq). Negli ultimi 2 anni, il prezzo medio all’interno della zona Pigneto, San Lorenzo, Casal Bertone ha raggiunto il suo massimo nel mese di Ottobre 2024, con un valore di € 19,41 al metro quadro. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è stato Febbraio 2023: € 13,96 al mese per metro quadro

Dati: immobiliare.it 2024 | IrpiMedia | Creato con Datawrapper
«Gli affitti brevi stanno decentrando la popolazione standard verso zone meno costose e più periferiche», spiega Vincenzo Chiappetta, «ma questo vuol dire dover fare avanti e dietro per lavorare e non tutti possono permetterselo».
Chi ha bisogno di restare nelle zone più centrali deve fare i conti anche con un altro problema. Sempre più proprietari decidono di affittare a canone libero anziché concordato, per cui possono chiedere la cifra che preferiscono.
«Ci sono persone disperate, quindi puoi trovare anche chi prende case a prezzi folli», aggiunge l’agente immobiliare. Il canone concordato, al contrario, prevede una fascia massima di prezzo e la stipula di un contratto di un minimo di tre anni, rinnovabile per altri due.
Il canone concordato
Un proprietario di casa può ricorrere al canone concordato o a quello libero nel momento in cui stipula un contratto di affitto. Il primo viene prescelto soprattutto in aree densamente popolate, dove è fondamentale equilibrare la domanda e l’offerta di alloggi. Il secondo quando si preferisce adattare il prezzo alle esigenze del mercato e alle caratteristiche specifiche dell’immobile, guadagnando di più.
Nel primo caso, il canone viene stabilito sulla base di accordi territoriali definiti tra le associazioni di proprietari e gli inquilini. È stato introdotto nel 1998 durante la fase di liberalizzazione del mercato degli affitti e al momento è l’unico strumento di regolamentazione esistente.
Questo tipo di contratto offre vantaggi fiscali sia per il proprietario che per l’affittuario. I canoni sono generalmente inferiori rispetto ai contratti a libero mercato e il contratto vale per tre anni, rinnovabile per altri due. Nel caso del libero mercato, invece, il canone è deciso da proprietario e inquilino. La durata minima del contratto però è stabilita per legge ed è di quattro anni iniziali, con un rinnovo automatico di altri quattro.
Il canone concordato è stato spesso proposto come una soluzione alla crisi abitativa che affligge le principali città italiane, ma ha disatteso le aspettative: dati dell’Agenzia delle entrate confermano infatti che in alcune grandi città come Milano, il canone annuo totale dei contratti in concordato è aumentato del 200% rispetto allo scorso anno, diventando quindi comunque inaccessibile per molti. A Roma, nei primi sei mesi del 2024, si è registrata una diminuzione di circa l’11% dei nuovi contratti a canone concordato.
Nella ricerca Housing in Italia e il ruolo delle locazioni brevi, resa pubblica nel novembre del 2024 durante l’assemblea nazionale dell’Associazione dei Comuni italiani (Anci), il centro di ricerca Nomisma e Airbnb hanno escluso che l’aumento degli annunci sulla piattaforma possa aver ridotto da solo la disponibilità di affitti di lungo periodo. Secondo la ricerca, bisognerebbe considerare anche «l’ingente numero di immobili inutilizzati che potrebbero essere destinati, almeno parzialmente, al mercato della locazione tradizionale», ma anche «l’insufficiente attività di riqualificazione immobiliare e di nuove costruzioni».
Secondo i dati di Airbnb, solo l’1,3% delle abitazioni complessive a livello nazionale è destinato alle locazioni brevi, mentre le case attualmente sottoutilizzate o non utilizzate «rappresentano in Italia quasi il 13% del totale del patrimonio abitativo disponibile». Percentuale che raggiunge il 19% a Roma. Pertanto, conclude la piattaforma: «Se consideriamo la quota degli affitti brevi è ragionevole ipotizzare che non abbiano eroso l’offerta abitativa a livello nazionale, se non in modo residuale (con eccezione dei centri storici delle città d’arte dove la presenza di affitti brevi risulta più concentrata)».
Ed è proprio guardando ai dati del centro storico di Roma che il confronto tra affitti brevi e case vuote cambia e il divario è meno netto: gli appartamenti non occupati rappresentano infatti il 19,1% contro il 13% degli affitti brevi.
Questi dati aggregati prodotti da Airbnb dimostrano che in quartieri centrali come San Lorenzo l’incidenza delle case in affitto breve è più alta della media cittadina e quindi che le piattaforme hanno un loro ruolo nell’acuire l’emergenza abitativa delle città come Roma, naturale meta per turisti.
«Qualche mese fa ho iniziato a cercare un’altra casa ma mi sono scontrato con il mercato. Stavo cercando un mono o al massimo un bilocale tra i 500-600 euro, ma a quella cifra è difficile trovare qualcosa che non sia troppo fuori dal centro o almeno dentro al Grande Raccordo», racconta Tommaso, un ragazzo di 32 anni che lavora nel mondo della comunicazione. Prima di cercare un mono o un bilocale da solo, ha anche provato a prendere in affitto un appartamento da dividere con un amico, ma come altri prima di lui si è scontrato con un nuovo ostacolo: i gruppi di intermediari. «Un giorno ho trovato un annuncio che faceva al caso mio. Quando ho chiamato mi hanno detto che l’appartamento era disponibile e che ne avevano altri simili, ma dovevo andare da loro in sede per parlare. Una volta lì ho scoperto che quella casa non c’era più e che dovevo pagare un servizio della durata di sei mesi. Con 200 euro si sarebbero attivati per trovarmi un altro alloggio. Se non ci riuscivano, però, avrei perso i soldi e avrei dovuto pagare di nuovo».
In effetti, facendo una ricerca sui siti online per gli affitti e selezionando la categoria “interi appartamenti”, la maggior parte degli annunci rimanda a siti di intermediari. Come si legge sulla descrizione di uno di questi portali, si tratta di «un inserzionista che offre un servizio informativo di accesso a una banca dati, contenente offerte di immobili di proprietari privati reperibili gratuitamente anche su altri portali». Più persone pagano per vedere la stessa lista di case o stanze, ma solo chi arriva prima riesce a firmare un contratto di affitto. Se non si è fortunati, si rischia di pagare il servizio anche due o tre volte prima di trovare un alloggio.
Non solo affitti brevi
Sui siti degli intermediari è finita anche Laura, che lavora come avvocata per uno studio del centro di Roma. Laura è un nome di fantasia che l’intervistata ci ha chiesto di usare per proteggere la sua identità. Da qualche mese sta cercando un nuovo appartamento per lasciare quello in cui vive dal 2018 e abitare in condizioni più salubri. Il bilocale si trova infatti al piano terra, è poco luminoso e presenta problemi di umidità. Il proprietario ha anche avanzato spesso l’idea di vendere l’appartamento, per cui Laura ha iniziato a cercare una nuova sistemazione, ma dopo mesi di ricerca non ha trovato nulla sotto i 650 euro che valesse la pena prendere in affitto a San Lorenzo. A un prezzo superiore l’offerta era più vasta e di migliore qualità, ma avrebbe speso – tra affitto, condominio e bollette – più della metà del suo stipendio mensile.
Durante le sue ricerche, Laura ha trovato un appartamento che faceva al caso suo in via dei Reti – una delle vie principali di San Lorenzo – ma quando ha contattato l’inserzionista ha scoperto che sarebbe dovuta passare anche lei da un intermediario. Alla fine Laura ha rinunciato al servizio, ma prima di farlo ha deciso di controllare da sola se la casa che aveva visto online esistesse davvero.
Arrivata in via dei Reti, ha scoperto che il palazzo in cui si sarebbe dovuto trovare il bilocale in affitto era occupato da affittacamere. È bastato uno sguardo al citofono e agli immancabili locker con i numeri girevoli per capire che la stanza non esisteva.
Il palazzo ispezionato da Laura non è l’unico di via dei Reti a essere riservato agli stranieri di passaggio.
In questa arteria di San Lorenzo si è fatta spazio Sonder, un’azienda americana che offre stanze per soggiorni di medio periodo. A differenza delle più comuni piattaforme di affitto, si rivolge principalmente a lavoratori che vogliono fare un’esperienza all’estero, ad artisti e in generale a una clientela di una più alta classe sociale.
Sonder gestisce più di novemila appartamenti in 40 città situate in dieci Paesi diversi, tra cui l’Italia. Su Roma è presente in diversi quartieri, compreso San Lorenzo. I prezzi delle abitazioni di Sonder in via dei Reti vanno dai 174 ai 274 euro a notte, come scritto sul loro sito. Si tratta di appartamenti di fascia alta, ristrutturati di recente e dotati di tutti i comfort, come si evince dalle foto presenti sul portale.
Inizialmente Sonder prediligeva gli affitti a breve termine, ma con il Covid ha puntato sui soggiorni di maggior durata consolidando la sua posizione in questo settore.
Come scrive la ricercatrice Sara Gainsforth nel libro Dopo la gentrificazione – che raccoglie i contributi anche di altri ricercatori – un punto di svolta nella predilezione delle piattaforme per gli affitti a medio-lungo periodo è stato proprio la pandemia di Covid-19. A causa delle limitazioni agli spostamenti imposti dai governi nazionali in tutto il mondo, il turismo low-cost si è fermato, ma dopo la fase acuta della pandemia si è sviluppato un mercato degli affitti medio-lunghi, guidato da chi poteva permettersi di lavorare in smart-working in altre località.
Nel 2023, però, sono tornati i turisti. Come si legge sul sito del ministero del Turismo, l’anno scorso si sono registrati oltre 134 milioni di arrivi e 451 milioni di presenze negli esercizi ricettivi presenti sul territorio nazionale. Questi valori sono i più elevati osservati da sempre dalle rilevazioni sul turismo, superiori quindi ai livelli pre-pandemici del 2019, quando gli arrivi sono stati 131 milioni e 436 milioni le presenze.
Come cambia la popolazione di San Lorenzo
Gli ultimi dati relativi a San Lorenzo presenti su Mappa Roma – un progetto che raccoglie e analizza dati pubblici sulla Capitale – risalgono al 2019 e mostrano una diminuzione del 20,5% dei residenti nel quartiere: dagli 11.146 del 2001 sono arrivati a 8.866 nel 2019. Per capire come Airbnb e le altre piattaforme hanno influito su questo processo già iniziato, bisognerebbe raccogliere dati più recenti, ma al momento non sembrerebbero essere stati predisposti degli osservatori dedicati.
Le voci dei pochi sanlorenzini rimasti raccontano intanto di un quartiere che si è impoverito socialmente e culturalmente. La forte presenza di gente di passaggio implica che ci sono molte meno persone disposte a rivendicare spazi sociali e servizi per il quartiere. La gran parte degli abitanti di San Lorenzo oggi è rappresentata da studenti, stranieri e turisti di passaggio poco interessati a quello che accade al suo interno.
Il fatto che certe aree diventino solo appannaggio dei turisti ha quindi degli effetti negativi. «Vuol dire che i lavoratori devono andare a vivere fuori e in questo modo si aggrava il peso sui servizi di mobilità. Ma si smarrisce anche l’identità e il patrimonio culturale del quartiere, si impoverisce la natura dei servizi e prevale quella commerciale», spiega ancora il ricercatore Luca Tricarico. La comunità locale diventa allora sempre più frammentata. «Le relazioni sociali aiutano a vivere meglio anche dal punto di vista della salute, della ricerca del lavoro, dell’accesso a cultura e istruzione, dal punto di vista dell’accrescimento personale, e persino della felicità. Sono tutti valori che hanno a che fare con comunità stabili e che hanno a disposizione spazi di relazione».
I servizi di prossimità rientrano tra questi spazi di relazione, data la loro natura di socialità e di presidio, ma anche questa geografia ha subito grossi cambiamenti negli anni.
Facendo un giro per il quartiere, si trovano soprattutto bar, pub e ristoranti, mentre si notano a stento le poche botteghe ancora in funzione o i negozi di vendita al dettaglio. San Lorenzo è diventato uno spazio monofunzionale, il che impoverisce il quartiere e la vita dei suoi abitanti.
A criticare il modo in cui il quartiere si è evoluto è anche Marco, un uomo di 52 anni, sanlorenzino da generazioni e padre di tre figli. «Qui non c’è più nulla. Hanno chiuso la bocciofila per gli anziani, per i bambini ci sono giusto due giochi nel Parco dei Caduti. Villa Mercede è in stato di abbandono. Anche il cinema non è più quello di un tempo. Ora fanno solo film intellettuali, non ci sono quasi mai quelli per i più piccoli».
Villa Mercede: un abbandono lungo sei anni
La villa, che sorge tra via dei Marrucini e via Tiburtina, fu ceduta nel 1931 dalla sua proprietaria, la signora Lemoine, all’Istituto delle Suore Ausiliatrici. Nel 1975 l’area fu acquistata dal Banco di Santo Spirito, che la utilizzò come centro sportivo aziendale. Nel 1979 il parco fu aperto al pubblico e nel 1983 fu ceduto al Comune. Nella villa si trova la Biblioteca comunale e un piccolo parco giochi per bambini. Quest’ultimo è inagibile dal dicembre 2018, quando un pezzo del muro di cinta dal lato di via Marrucini è crollato, per fortuna senza causare feriti. Dopo sei anni, la Sovrintendenza Capitolina che gestisce la villa ha annunciato l’inizio dei lavori di rifacimento del muro, che dovrebbero terminare entro giugno 2025. Ad aggiudicarsi la gara è stata un’associazione temporanea di imprese composta dalla Galadini Srl di Civita Castellana, e le romane Gi.Fe. Costruzioni e Icofond Srl.
Quella di Villa Mercede non è l’unica criticità visibile nel quartiere San Lorenzo. Da tempo il municipio chiede alla Sovrintendenza di intervenire anche sulla torre F9 di Porta Labicana, protagonista di alcuni crolli nel 2019. Ma al momento manca un cronoprogramma chiaro per gli interventi necessari su quel tratto delle Mura Aureliane.
Ma a mancare sono principalmente le relazioni tra gli abitanti. «Prima ci conoscevamo tutti. Gli studenti ci sono sempre stati, ma noi originari del quartiere eravamo di più e molte delle persone che venivano qua a studiare sono rimaste e hanno messo su famiglia. Adesso non è più così». Per Marco meno relazioni vuol dire anche meno sicurezza: «Io e i miei amici giravamo da soli anche da piccoli, adesso non lascerei mai fare lo stesso a mio figlio».
Quando Marco era piccolo, il quartiere non aveva molto da offrire ai suoi abitanti. La presenza di famiglie numerose e di posti di aggregazione formali e informali – come le sedi di partito o le osterie – sopperiva alla mancanza di servizi. L’afflusso di studenti negli ultimi decenni aveva già comportato una prima modifica del tessuto sociale del quartiere, ma la recente turistificazione incontrollata sta erodendo quel che ancora rimane.
A ciò si aggiunge anche la mancanza di politiche attente ai bisogni dei residenti. Marco ricorda bene le promesse fatte negli anni e mai mantenute, come quella per la riqualificazione dell’area tra via de Lollis e via dei Dalmati. Nel 2003, il Municipio aveva in mente di realizzare lì una piscina pubblica e altre infrastrutture sportive, ma nel 2009 l’Agenzia del Demanio-Filiale Lazio, il Comune di Roma, Laziodisu (l’ente per il diritto agli studi universitari nel Lazio, ndr), il Municipio II del Comune di Roma e La Sapienza firmano un protocollo d’intesa per realizzare un parcheggio multipiano da 252 posti auto. «Prima lì c’era un campo. Se doveva finire così potevano almeno lasciare tutto com’era, almeno avevamo un posto dove andare a giocare».
Anche le ultime delibere comunali per la gestione degli spazi comunali affidati a enti e associazioni del terzo settore non aiutano a migliorare i servizi offerti alla popolazione di San Lorenzo. Come abbiamo già spiegato in questo articolo, il Comune sta cercando di riprendersi luoghi gestiti ormai da decenni da collettivi molto attivi nel quartiere e che rispondono proprio alle mancanze della politica.
Alla luce di tutto ciò, è facile immaginare un quartiere senza identità in cui studenti e famiglie saranno solo una presenza marginale. Uno spazio in cui ci si continuerà a muovere, ma a cui sarà difficile appartenere.
Lo spettro del Giubileo
La carenza di stanze e appartamenti in affitto per lunghi periodi, e le conseguenze sul tessuto sociale del quartiere, rischiano di aumentare ulteriormente dalla fine del 2024, con l’inizio del Giubileo. Secondo uno studio realizzato dall’università Roma Tre, l’Anno Santo dovrebbe portare a Roma 32 milioni di nuovi pellegrini. Un’opportunità da non perdere per gli affittacamere.
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È il caso di Enrico (nome di fantasia), proprietario di un bilocale nella parte bassa di San Lorenzo. Enrico è arrivato nella zona da studente e i suoi genitori hanno avuto l’opportunità di comprargli l’appartamento in cui vive tuttora. «Sono rimasto anche dopo l’università, perché sono attivo all’interno delle dinamiche sociali e politiche del quartiere». Enrico fa parte di alcuni collettivi del quartiere e partecipa ad assemblee e incontri pubblici in cui si discute dei problemi di San Lorenzo e della turistificazione incontrollata.
Un fenomeno che nel piccolo ha cambiato anche il palazzo in cui vive. Lo stabile è abitato interamente dai proprietari, ma di recente due appartamenti sono stati messi in affitto su Airbnb. Enrico ha deciso di fare lo stesso in vista del Giubileo. Metterà la sua casa su piattaforme per soggiorni brevi e si trasferirà a Ostia, in un’altra casa di proprietà della famiglia. L’intenzione è di massimizzare il più possibile i profitti derivanti dall’evento religioso, per questo si occuperà lui stesso dell’accoglienza degli ospiti e della pulizia della casa. «Devo ancora registrare ufficialmente l’appartamento su Airbnb, ma facendo una stima dei prezzi della zona penso di poter chiedere intorno ai 150-180 euro a notte per un massimo di quattro ospiti».
Registrare l’appartamento sulla piattaforma non dovrebbe essere difficile per Enrico, che non percepisce come un limite neanche le nuove regole per gli affitti brevi decise dal governo con l’obiettivo sia di controllare la loro diffusione sia di contrastare l’abusivismo, soprattutto nelle grandi città come Roma interessate dall’overtourism e dalla crisi abitativa che abbiamo raccontato.
Dal primo settembre, infatti, è entrato in vigore in tutta Italia il codice identificativo nazionale (Cin) per gli affitti brevi che dovrebbe consentire il censimento delle locazioni turistiche inferiori a 30 giorni. Il Cin dovrà essere esposto sia sull’annuncio sia al di fuori dell’edificio dove è collocato l’immobile. Dal 2 gennaio 2025, chi non rispetterà questa norma rischierà una multa fino a ottomila euro.
Non è la prima volta che Enrico mette in affitto il suo appartamento. Anche quando ha partecipato al programma Erasmus ha aperto la propria casa ai turisti, ma in quel caso aveva scelto un prezzo molto più basso di 60 euro a notte. «Un amico mi aiutava a gestire il tutto. Per me era solo un modo per integrare l’Erasmus. Adesso invece lo considero la mia principale fonte di reddito». Al momento infatti non ha un lavoro stabile e le sue entrate derivano da piccoli lavori nell’ambito sportivo.
Enrico è convinto che mettere in affitto la casa di proprietà sarebbe un modo per far fronte alle carenze economiche. Prima di registrare il suo appartamento su Airbnb si è comunque confrontato con i compagni degli spazi sociali che frequenta.
«Io stesso mi sento in difficoltà ad affittare il mio appartamento, perché vedo la crisi sociale e abitativa che c’è a Roma e le difficoltà che hanno gli studenti nel trovare una stanza in affitto. Ma ho bisogno di cambiare la mia condizione economica e non penso che una mia scelta più etica cambierebbe la situazione generale».
Il problema della proliferazione incontrollata degli affitti brevi non può essere infatti risolto solo dall’iniziativa individuale. Servono prima di tutto politiche locali e nazionali in grado di porre dei limiti a piattaforme come Airbnb, così come sarebbe necessario aumentare il numero di posti letto per gli studenti nelle strutture pubbliche. Questo potrebbe evitare sia l’allontanamento della popolazione locale dal quartiere sia l’aumento incontrollato dei prezzi delle stanze.
La necessità di nuove politiche abitative diventa urgente con il Giubileo alle porte, ma i problemi continueranno anche dopo che i pellegrini andranno via. In molti nel quartiere si chiedono cosa ne sarà del mercato immobiliare dopo l’Anno Santo. I proprietari torneranno ad affittare agli studenti? O si continuerà a puntare sul turismo?
Enrico a questa domanda ha dato già una risposta. Non vuole trasformare la sua casa di San Lorenzo nella sua unica fonte di guadagno, né desidera diventare l’ennesimo proprietario che specula sulla carenza di stanze nel quartiere. «Negli anni è diventato sempre più faticoso abitare a San Lorenzo. Stando di fronte alla tangenziale si è continuamente esposti ai rumori delle macchine e delle persone. Non penso di tornare a vivere qui, ma una volta trovato un lavoro stabile voglio affittare a studenti o coppie e per lunghi periodi».
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