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Diritto alla casa«Per vivere ricevo un aiuto economico dalla mia famiglia». Anna ha 28 anni, insegna in una scuola privata dove guadagna 800 euro al mese e vive a Roma Sud, nel quartiere Marconi dell’XI Municipio. Senza il sostegno dei propri genitori non potrebbe permettersi ogni mese la spesa di 500 euro necessaria ad affittare la camera in cui vive. Oltre il 60% delle sue entrate mensili è infatti destinato a coprire i costi di alloggio, laddove il limite comunemente accettato per uno stile di vita dignitoso è il 30%.
La difficoltà per Anna, e per molti residenti romani come lei, di trovare un piccolo appartamento tutto per sé a costi accessibili all’interno della capitale, è sempre maggiore. Tra settembre 2017 e lo stesso mese di quest’anno, il costo medio al metro quadro per gli appartamenti in affitto della capitale è aumentato del 31%, passando in otto anni da 14 a 18,30 euro al metro quadro.
I dati sono stati raccolti da IrpiMedia nell’ambito di The Housing Games, un progetto europeo – coordinato dallo Urban Journalism Network – che ha lo scopo di mostrare quanto il mercato immobiliare delle capitali europee, e non solo, abbia costi insostenibili per quelle figure professionali considerate essenziali per il regolare funzionamento della nostra società.
Il progetto The Housing Games
Il progetto europeo The Housing Games vuole mostrare come i professionisti essenziali per il funzionamento delle nostre comunità non possano spesso più permettersi di vivere nelle nostre città. Infermieri e addetti alle pulizie, insegnanti, autisti e soccorritori, sono il personale chiave di una città. Rendono possibile la vita quotidiana e le nostre società urbane funzionano grazie a loro. Eppure, sono sempre più esclusi dai luoghi in cui lavorano.
L’era del Covid-19 ha reso chiaro che le città non possono funzionare senza la loro manodopera e che il loro lavoro non può essere svolto da dietro uno schermo. È quindi fondamentale per il nostro benessere fisico e sociale che trovino un alloggio nelle città in cui lavorano. Tuttavia, alcuni di questi dipendenti spesso guadagnano salari bassi, rendendo difficile conciliare lavoro e vita.
Questo progetto confronta i salari con gli affitti e i prezzi degli immobili nelle città europee per evidenziare il divario crescente tra il valore del lavoro essenziale e il costo di un luogo da chiamare casa.
Il progetto è stato sviluppato e coordinato dallo Urban Journalism Network in collaborazione con i seguenti media partner: Tagesspiegel (Germania), Denik Referendum (Repubblica Ceca), Apache (Belgio), ORF (Austria), Wiener Zeitung (Austria), IrpiMedia (Italia), Gazeta Wyborcza (Polonia), iTromso (Norvegia), Goteborgs-Posten (Svezia).
Il progetto ha ricevuto il sostegno finanziario del Journalism Fund e di IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).
Il team:
- Bene Brandhofer (UJN) – Progettazione del quiz e delle visualizzazioni dei dati
- David Meidinger (UJN) – Analisi e sviluppo dei dati
- Hendrik Lehmann (UJN) – Responsabile dello sviluppo dei dati visivi
- Gaby Khazalova (UJN) – Responsabile della ricerca e dell’analisi dei dati
- Sarah Pilz (UJN) – Raccolta e analisi dei dati
- Markus Günther (UJN) – Progettazione del quiz e delle visualizzazioni dei dati
- Johan Schuijt (UJN) – Sviluppo
Insegnanti, poliziotti, infermieri, medici di base e vigili del fuoco sono le categorie di lavoratori che abbiamo preso in considerazione come esempi.
I risultati della nostra inchiesta ve li presentiamo in una modalità finora inedita sul nostro giornale. Vi chiediamo di interagire con le infografiche sottostanti, in cui potrete confrontare la vostra situazione con quella di tanti altri lavoratori che soffrono delle condizioni ormai insostenibili del mercato immobiliare delle grandi città europee.
I dati raccolti e poi analizzati riguardano Roma, Milano e Bologna. I risultati sono a dir poco deprimenti: gli affitti hanno costi insostenibili nella stragrande maggioranza dei quartieri delle tre città analizzate per quattro delle cinque professioni essenziali prese in considerazione.
Le condizioni migliorano per posizioni cosiddette senior (5 o 10 anni di esperienza) rispetto a posizioni junior (inizio carriera) ma rimangono comunque proibitive per una vita indipendente in un appartamento di dimensioni dignitose e in una zona non periferica.
Anzianità professionale è una delle variabili tenute in considerazione in alcuni dei nostri quiz. Il lettore può scegliere di modificare la dimensione dell’alloggio e anche inserire il proprio stipendio . Il tutto in forma anonima.
Luigi, per esempio,è un giovane agente della Polizia di Stato a Roma con la qualifica di allievo e quindi neo-assunto. Tra retribuzione fissa e indennità di rischio, il suo stipendio mensile netto è di circa 1.300 euro. Supponendo che debba destinare all’affitto mensile non più del 30%, vuol dire che per ambire a un alloggio di almeno 50m² può permettersi di vivere soltanto nelle zone più periferiche di Roma, al confine con i limiti urbani della capitale, dove i costi sono inferiori a 7,5 euro al m².
Se escludiamo la professione di medico di base, delle cinque posizioni a inizio carriera solo il vigile del fuoco che vive e lavora a Bologna o a Roma può a malapena permettersi un alloggio da 50 m².
Delle cinque professioni analizzate, è l’insegnante di asilo a inizio carriera a incontrare maggiori difficoltà: con lo stipendio base può permettersi in media un alloggio da 34 m² a Bologna, da 32 m² a Roma e da 20 m² a Milano – una stanza appena, dunque. Il capoluogo lombardo è di gran lunga la città meno accessibile delle tre analizzate per le professioni prese in considerazione. Per la stessa insegnante, vivere a Milano significa destinare quasi 18 giorni di lavoro al mese per coprire i costi di affitto.
Cliccando su Salta vengono mostrati i risultati delle nostre analisi in base ai dati forniti dai contratti collettivi nazionali delle diverse professioni e a quelli dell’Agenzia delle entrate sui costi massimi degli immobili.
Se i costi per gli affitti sono proibitivi, non sono da meno quelli per l’acquisto di alloggi. Abbiamo immaginato quanti anni cumulativi di lavoro un professionista dovrebbe impiegare prima di permettersi l’acquisto di un appartamento, in base ai costi medi degli immobili nelle tre città: più di 14 anni per un’insegnante di asilo a Milano, sette anni per un vigile del fuoco a Bologna, nove anni per un poliziotto a Roma.
A livello europeo, i dati sulle città italiane non sono purtroppo un’eccezione. A Praga, capitale della Repubblica Ceca, in media l’affitto di un appartamento da 50 m² drena tra il 30 e il 50% dei salari delle “professioni essenziali”.
In Belgio, nessuno dei quartieri di Bruxelles è accessibile agli stessi lavoratori con posizioni junior. Solo dopo dieci anni di esperienza lavorativa, e quindi con un incremento significativo degli stipendi, diventano abbordabili i quartieri più popolari della “capitale europea”, dove non esistono alloggi affittati a meno di 1.000 euro al mese.
Le condizioni sono meno drammatiche a Vienna, dove su 750.000 appartamenti in affitto più della metà hanno forme di agevolazione simili a quelle delle nostre case popolari. Il mercato immobiliare nella capitale austriaca, tuttavia, è tutt’altro che roseo: paramedici e insegnanti d’asilo, ad esempio, destinano ben più del 30% del proprio stipendio in tutti i 23 quartieri della città.
Sia Anna (insegnante) sia Luigi (poliziotto) sono obbligati a vivere nell’estrema periferia di Roma. La possibilità per loro di trasferirsi in quartieri meno marginali aumenta con il passare dell’anzianità professionale, ma anche dopo dieci anni di servizio le zone più centrali rimangono un miraggio, senza contare che il trend dell’aumento dei prezzi del settore immobiliare è molto più alto di quello dell’aumento dello stipendio con anzianità di servizio.
Il risultato è una situazione già estremamente problematica che tende ad aggravarsi sempre di più, spingendo i lavoratori essenziali sempre più ai margini delle stesse città che non possono fare a meno di loro per funzionare.