19.02.25
Jeane Da Gama Costa è cresciuta in una fattoria isolata vicino a Umburanas, un piccolo comune dello stato di Bahia, nel nord-est del Brasile. È una regione semi-arida, una delle più povere del Paese, e ancora oggi la fattoria è raggiungibile solo da una stretta strada sterrata, quasi impraticabile durante la stagione delle piogge. «Era isolato, molto isolato», racconta.
Ha trascorso qui tutta la sua infanzia con la sua famiglia, allevando bestiame da carne e coltivando fagioli, manioca, mais e angurie. Era una vita tranquilla e modesta.
L’inchiesta in breve
- Con 3,7 miliardi di dollari di investimenti, Enel Green Power è diventata una delle maggiori imprese di energie rinnovabili del continente Sudamericano, ma i suoi progetti non sempre si realizzano senza intoppi
- Per realizzare i suoi progetti, Enel si appoggia ad aziende locali, il cui ruolo principale è l’individuazione di terreni dove si possano installare pale eoliche o parchi solari. Queste aziende però sono a volte accusate di pratiche illecite, di ingannare i residenti e di land grabbing
- Nello Stato di Bahía, nel nord-est del Brasile, il vento è fra i migliori al mondo per la produzione di energia. Molti sono i progetti di parchi eolici in corso di realizzazione, ma alcuni dei residenti locali accusano le aziende di averli privati dei loro mezzi di sussistenza
- Soprattutto, accusano i leader delle comunità locali, manca uno sforzo da parte delle imprese a coinvolgere gli abitanti originari nello sviluppo dei progetti. I contratti fra aziende e abitanti che abbiamo potuto visionare sono infatti a tutto vantaggio delle imprese
Oggi ha 42 anni e, in meno di un decennio, il paesaggio intorno a casa sua è irriconoscibile. Le colline selvagge, appena toccate dalla presenza di rare fattorie, sono diventate un importante parco eolico da 450 milioni di euro. La sua casa è oggi circondata da 80 pale eoliche, alte 150 metri, e un labirinto di strade collega le torri per permettere il passaggio dei furgoni della manutenzione. Linee di trasmissione aeree si snodano da un angolo all’altro dei campi. Una delle turbine è stata piazzata anche all’interno della sua proprietà, afferma Jeane, eppure la fattoria è ancora senza acqua corrente né elettricità.
A volo d’uccello, la casa di Jeane è giusto un puntino rosso-marrone in un mare di mulini bianchi.
Il parco appartiene a Enel, il colosso pubblico dell’energia Italiana, che in Brasile sta consolidando la sua posizione come una delle più grandi aziende di energia eolica e solare del continente sudamericano. A novembre 2023, Enel Américas, una delle principali sussidiarie locali del gruppo, ha annunciato il suo piano strategico triennale per il Continente, che prevede un aumento degli investimenti in Brasile a 3,7 miliardi di dollari, un incremento del 45% rispetto al piano precedente della compagnia.
L’area attorno alla Fazenda Olicuri, la fattoria di Jeane e suo marito, prima (2018) e dopo la costruzione del parco di Aroeira (2024)
Elaborazione: PlaceMarks | Maps data: © Google/Maxar 2020 © Google/Airbus 2025
Enel ha costituito centinaia di sussidiarie in Brasile, per la gestione capillare di tutti questi investimenti. Nonostante ciò, la società tende ad appoggiarsi ad aziende locali, specialmente per assicurarsi nuove terre dove fare impianti.
Nel caso di Jeane Da Gama Costa, assieme a Enel c’è infatti la società brasiliana Maestro Holding de Energia. Jeane e diversi agricoltori della zona sostengono che le due società abbiano occupato illegalmente le loro terre per perseguire i propri piani di sviluppo di energia rinnovabile.
Daniel Carneiro, l’avvocato che rappresenta gli agricoltori della zona, afferma che le azioni di Maestro Holding equivalgono a una forma insidiosa di land grabbing (accaparramento di terre). Enel e Maestro Holding negano queste accuse.
Il caso di Jeane fa parte di un fenomeno più ampio che gli esperti definiscono “green grabbing”, un processo per cui le aziende energetiche ottengono l’accesso a vaste porzioni di terreni comunitari con il pretesto di produrre energia rinnovabile pulita. Uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature, che analizza l’appropriazione massiva di terre in Brasile, ha rilevato che Enel è il principale proprietario straniero di progetti di energia rinnovabile nel Paese.
Nel corso di questa inchiesta, condotta in collaborazione con Intercept Brasil e Mongabay, abbiamo scoperto numerosi casi di potenziale land grabbing, operato attraverso l’acquisizione di terre da parte delle aziende che lavorano per Enel, sfruttando il fatto che la maggior parte delle persone che vivono in queste aree non hanno documenti per provare la proprietà della loro terra e non registrano ufficialmente i confini dei territori che occupano o possiedono. Le aziende espandono i propri confini territoriali, inglobando di fatto queste aree non registrate e incorporandole nei loro progetti.
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Enel infatti si affida a società intermediarie locali, note nel settore come “sviluppatori”, per gestire il processo, spesso controverso, di acquisizione della terra. Queste società utilizzano tattiche aggressive per stipulare contratti con i proprietari terrieri locali, a condizioni vantaggiose per le aziende, ma con riconoscimenti economici minimi per chi cede i terreni.
Successivamente, queste terre vengono affittate a Enel per costruire parchi eolici o solari. La multinazionale con sede a Roma non appare direttamente coinvolta in queste pratiche, ma il fatto che le sue operazioni dipendano in modo critico da esse solleva serie domande sulla sua complicità, affermano gli esperti.
Nel corso di questa inchiesta abbiamo individuato numerose cause legali, sia intentate da privati cittadini contro le aziende sviluppatrici che cercano terreni per Enel, sia da Enel stessa contro gli abitanti delle aree interessate dai loro progetti.
«L’azienda rispetta rigorosamente i requisiti di legge, le normative di settore e rispetta tutti i requisiti ambientali», ha affermato l’ufficio stampa di Enel Green Power a San Paolo a Intercept Brasil. «In conformità con la legge brasiliana, Enel non acquista terreni in Brasile. Le aree in cui l’azienda installa turbine eoliche o pannelli solari sono proprietà private con regolare attestazione di regolarità dal punto di vista della proprietà fondiaria».
Enel Italia, contattata con le stesse domande, non ha risposto.
Alessandra Diz, che per Enel ha lavorato come consulente legale per cinque anni, ci racconta: «Quando succede una, due, tre volte, si potrebbe dire: “Okay, non ho fatto bene il mio lavoro”, ma quando inizia a succedere ripetutamente, non si può far finta di non sapere». Diz sostiene che parte del problema è che le società di sviluppo condividono con Enel solo parte delle informazioni su come lavorano: «Gli sviluppatori comunicano circa il 30% delle questioni riguardanti ogni terreno», ha detto.
Enel e altre società hanno la responsabilità di verificare che queste aree non presentino problemi legati al terreno, «ma in termini pratici questo a volte non accade», conclude Diz.
«Enel sa perfettamente cosa sta accadendo e, di fatto, collabora con appaltatori a cui delega il lavoro sporco», ha dichiarato un dipendente di Enel, che ha chiesto di restare anonimo.
«Prima di concludere l’acquisizione o lo sviluppo congiunto di progetti, la società effettua una due diligence, che copre tutti gli aspetti relativi ai diritti di proprietà», ha risposto Enel a Intercept.
Fra le popolazioni coinvolte in questi casi, nessuno degli intervistati ha messo in discussione l’importanza delle energie rinnovabili, ma esperti, comunità indigene e tradizionali, politici e funzionari governativi concordano sul fatto che il loro sviluppo debba tenere conto delle realtà sociali e politiche delle persone che vivono in queste aree.
Accuse di land grabbing
«Per quanto ne sappiamo, la regione del Nordest ha il vento migliore al mondo per la produzione di energia eolica», ha affermato Elbia Gannoum, amministratrice delegata dell’Associazione brasiliana per l’energia eolica.
Forse è proprio per questo che Enel sta concentrando così tanti dei suoi progetti in quell’area. Per facilitare questo processo di espansione, nel 2020 lo Stato di Bahia ha introdotto una guida normativa che semplifica l’iter per ottenere licenze ambientali e la regolarizzazione delle proprietà fondiarie in aree con alto potenziale eolico.
«Si assiste a un conflitto di interessi», ha affermato Michael Klingler, autore di uno studio pubblicato su Nature e ricercatore in sviluppo economico sostenibile presso l’Università di Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna. «Da un lato ci sono le comunità tradizionali che lottano da decenni per essere riconosciute in termini di diritti fondiari, e dall’altro c’è la nuova pressione esercitata dalle imprese del settore eolico».
Questi progetti però non si sono sempre realizzati senza intoppi. Una delle aree più contese è il parco eolico di Aroeira, nello Stato Bahia, quello che coinvolge anche la fattoria di Jeane, e che vanta la capacità di generare energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno di quasi 850.000 abitazioni, evitando al contempo emissioni di quasi un milione di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Il parco Aroeira, nello stato Bahia, prima e dopo la sua piena operatività nell’aprile 2024
Elaborazione: PlaceMarks | Maps data: © Sentinel 2025
Il progetto promette molti benefici, ma Jeane e decine di altri residenti della zona affermano che la sua costruzione è avvenuta a scapito della loro sussistenza. Nei documenti giudiziari, Jeane e gli altri, che non dispongono di documenti che riconoscano ufficialmente il loro diritto alla terra, sostengono di essere i legittimi “proprietari” poiché ci hanno vissuto e lavorato per decenni.
Il codice civile brasiliano difende questo diritto, affermano i residenti, citando che «chiunque eserciti, totalmente o parzialmente, uno dei poteri inerenti alla proprietà è considerato possessore».
Ma Maestro Holding de Energia sostiene che la terra sia stata acquisita e affittata loro negli anni precedenti per costruire il parco eolico di Aroeira, e accusa gli occupanti di averla “espropriata”.
La disputa risale ai primi anni 2000, quando Maestro si avvicinò per la prima volta alla comunità. Un dipendente di Maestro trascorreva del tempo con i residenti, che lo accoglievano con caffè e lo invitavano a pranzo. Lui assicurava i residenti che le loro case sarebbero rimaste intatte, racconta Jeane. «Pensavamo fosse nostro amico», ha detto.
Durante la fase di costruzione, Jeane racconta di essere stata contattata da rappresentanti del progetto per mappare il proprio territorio. «Dissero: “Fai una mappa della tua terra così possiamo localizzare tutto correttamente e fare le cose nel modo giusto”». Jeane assunse un topografo per completare il lavoro e fornì le informazioni.
Oggi, una turbina eolica alta 150 metri si erge all’interno dei confini della mappa da lei prodotta, secondo le coordinate che abbiamo potuto visionare.
Prima che il progetto potesse essere completato, diversi residenti protestarono, bloccando l’accesso dei dipendenti di Enel ai principali cantieri utilizzando auto, moto e trattori. Maestro ed Enel (tramite una controllata locale) avviarono cause legali per riottenere il possesso dell’area, affermando che erano «già stati investiti più di due miliardi di reais (336 milioni di euro, ndr) per la generazione di energia eolica» e che tali blocchi avevano causato «danni incalcolabili».
La polizia militare intervenne per sgomberare la protesta. Successivamente, Maestro Holding assunse guardie di sicurezza private che impedirono ai residenti locali di accedere alle terre contese per oltre due mesi, durante i quali Jeane e suo marito persero diversi capi di bestiame, racconta Dermivalto José de Souza, marito di Jeane.
Ad oggi, sia Maestro che Enel hanno presentato cause legali separate contro i residenti locali, sostenendo di avere acquisito tutti i diritti sulle terre in questione.
Daniel Carneiro, avvocato dei residenti, contesta fermamente queste affermazioni, accusando le aziende di basarsi su pratiche ingannevoli legate al georeferenziamento.
Il georeferenziamento, diventato obbligatorio per le proprietà rurali di dimensioni superiori a 25 ettari nel 2023, è un processo burocratico costoso, che può arrivare a 2.500 euro, e che richiede l’assunzione di un topografo o un ingegnere civile per stabilire con precisione i confini di una proprietà fondiaria. Chiaramente molti degli abitanti di queste zone non hanno potuto affrontare un investimento così oneroso, e le aziende come Maestro possono arrivare a georeferenziare porzioni di terreno prima dei proprietari o degli occupanti originari.
Carneiro spiega che in questo modo possono appropriarsi illecitamente di molti terreni: «A volte acquisiscono una piccola area di 40 ettari, e con il georeferenziamento la trasformano in un area da migliaia di ettari. Come fanno? Sanno che la maggior parte delle proprietà confinanti non sono georeferenziate, quindi lo fanno per primi e inseriscono tutte le proprietà vicine all’interno di quella che già possiedono», racconta.
Se Jeane e la sua famiglia rappresentano un caso di residenti privi di documenti immobiliari, nel corso di questa inchiesta abbiamo visto che anche chi ha tutte le carte può trovarsi nella stessa situazione. Sandoval Alves da Silva, ad esempio, è un agricoltore di Umburanas in possesso di tutti i documenti. Tuttavia, nel 2022 non aveva ancora registrato i confini della sua proprietà con il georeferenziamento.
Quando Sandoval ha tentato di georeferenziare la sua proprietà però, ha ricevuto un messaggio di errore. La sua terra risultava già registrata come parte della Fazenda Montevidéu. Senza che lui lo sapesse, Maestro aveva georeferenziato la sua proprietà e l’aveva inserita nel suo territorio, ha affermato Carneiro.
Fazenda Montevidéu è un’area di 3.200 ettari che costituisce una porzione significativa di tutto il parco di Aroeira. Maestro sostiene di aver comprato la terra dai legittimi eredi della fattoria, e di averla poi affittata a Enel.
Ma secondo la ricostruzione dei legali degli abitanti, la porzione di terreno a cui fanno riferimento i documenti di Maestro si troverebbe a circa 30 chilometri dal parco di Aroeira, e sarebbe stata poi georeferenziata in una posizione diversa da quella originale.
Maestro Holding, per risolvere la questione, ha fatto un’offerta di un milione di reais (circa 167mila euro) per l’intera proprietà. Inizialmente, Sandoval ha rifiutato, ma dopo mesi di negoziati ha accettato una somma non divulgata. La proprietà è stata poi affittata a Enel, che ha costruito cinque turbine eoliche sul suo ex terreno, ha affermato Carneiro.
Maestro Holding de Energia non ha risposto alle domande inviate.
Land-grabbing nel XXI secolo
Maestro Holding non sembra essere l’unica azienda, fra i partner di Enel in Brasile, ad aver usato il georeferenziamento come strumento per l’accaparramento di terre.
Casa Dos Ventos, un altro sviluppatore partner di Enel, e fra le prime aziende a impegnarsi nella regolarizzazione dei terreni per progetti di rinnovabili in Brasile, utilizza spesso questa tecnica, secondo un ex dipendente dell’azienda che preferisce rimanere anonimo.
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Quando gli abitanti rifiutano categoricamente di vendere, Casa Dos Ventos ricorrerebbe a un processo di «regolarizzazione forzata», sostiene l’ex dipendente. L’azienda parte da quelle proprietà, all’interno di un area di interesse, che è riuscita ad acquisire legalmente, e con il georeferenziamento ne espande i confini. «Così, una proprietà che 60 anni fa era registrata come avente circa 20 ettari, finisce per averne 200 grazie a un nuovo georeferenziamento» conclude l’ex dipendente.
Il primo passo, naturalmente, è esplorare aree con un elevato potenziale eolico o solare. Se nella zona ci sono fattorie o case, si cerca intanto di stipulare quanti più contratti di locazione possibili con queste persone.
«Visito la zona come un commesso viaggiatore», ha detto Julio Passos, un altro ex dipendente di Casa Dos Ventos. «Presentandomi a tutti i proprietari che rientrano nella nostra area di interesse. Parlo con tutti, uno per uno, per vendere la nostra idea».
Chi non accetta, dev’essere pronto a ribadire il suo “no”. «L’azienda non si arrende facilmente», ha affermato. «Tornerò sempre a cercare di trasformare un no in un sì».
Se le persone non hanno documenti, Casa Dos Ventos stipula intanto un contratto preliminare per assicurarsi il terreno e poi svolge le pratiche burocratiche per loro: raccogliendo tutti i documenti che possiedono, comprese le bollette energetiche e le tasse, georeferenziando il sito, registrando il terreno e depositando i documenti pertinenti alle autorità competenti.
Casa Dos Ventos e altre aziende impegnate nella regolarizzazione fondiaria utilizzano tattiche aggressive per cercare di stipulare contratti con i residenti, ha affermato Fernando Joaquim Ferreira Maia, professore di diritto ambientale presso l’Università Federale di Paraíba, in Brasile, il cui team conduce ricerche sul campo e parla spesso con le comunità locali. Queste aziende competono ferocemente tra loro e, a volte, aspettano fuori dalle chiese, cercano le persone nei bar la sera o bussano direttamente alle loro porte per cercare di concludere gli accordi fondiari.
In alcuni casi cooptano persone della comunità per aiutarle. Altre volte sono più dirette, dicendo ai proprietari terrieri che le turbine eoliche saranno installate sulle loro terre, indipendentemente dal loro consenso, afferma Maia. Passos, l’ex dipendente di Casa dos Ventos, riconosce che l’insistenza faceva parte della cultura aziendale.
I contratti stipulati da queste aziende sono altamente riservati e spesso contengono una clausola che vieta di divulgare informazioni. Nel corso di questa indagine, abbiamo ottenuto otto contratti diversi tra compagnie energetiche locali e privati; due di questi provengono da Casa Dos Ventos.
Questi documenti rivelano che i contratti possono durare oltre 40 anni e rinnovarsi automaticamente per decenni, concedendo di fatto alle aziende l’accesso a queste terre per più generazioni.
I compensi sono esigui: Casa Dos Ventos paga tra 16 e 85 euro al mese prima che la turbina eolica diventi pienamente operativa e successivamente l’1,5% dei ricavi generati, al netto delle tasse. In Spagna, questa percentuale è più del doppio, ha dichiarato Maia.
Per approfondire
Tuttavia, in molti sono attratti dalla prospettiva di un reddito aggiuntivo e finiscono per firmare. Spesso queste persone hanno un’istruzione minima, e non riescono a leggere o comprendere appieno questi testi legali. A volte, ha affermato Passos, i dipendenti delle società intermediarie fanno promesse che le aziende non hanno mai confermato e che poi non rispettano, come ad esempio il pagamento delle tasse arretrate.
La maggior parte dei contratti visionati — inclusi quelli legati a Casa Dos Ventos — include una clausola che trasferisce di fatto tutti i diritti relativi al contraente a chi alla fine affitta o acquista la terra. Alessandra Diz, l’ex consulente legale di Enel, spiega che avere questa clausola è tipicamente un requisito per Enel, poiché garantisce che il progetto possa essere acquistato nello stato in cui si trova, minimizzando la possibilità di ulteriori negoziazioni.
Casa Dos Ventos non ha risposto alle domande inviate.
La vita accanto ai parchi eolici
Con o senza contratto, decine di persone che vivono in prossimità delle turbine eoliche sviluppate da Enel affermano che la loro qualità di vita sia peggiorata notevolmente.
Molti si lamentano del rumore incessante prodotto dalle pale eoliche. «Sembra un camion che arriva al cancello di casa, quando c’è vento il rumore è fortissimo», racconta Maria dos Humildes, lavoratrice rurale di Queimada Nova e presidente dell’Associazione Indigena Cariri della Comunità Serra Grande. Un recente studio condotto su oltre 100 persone che vivono vicino a parchi eolici ha rilevato che molti soffrono di una serie di sintomi, tra cui mal di testa, ansia, insonnia e irritabilità.
Anche la salute e il benessere degli animali che allevano sono influenzati dal rumore, secondo diversi agricoltori. «L’irrequietezza degli animali è ciò che ci rende più tristi», dice Maria Francisca Perreira Ferreira, leader della stessa comunità indigena.
Interrogata, Enel risponde che le pale eoliche vengono sempre costruite a un minimo di 400 metri dalle abitazioni.
«Non siamo contrari allo sviluppo di progetti energetici», ha dichiarato Maria Rosalina dos Santos, che rappresenta la comunità quilombola nello stato del Piauí per il Coordinamento Nazionale per l’Articolazione delle Comunità Rurali Nere Quilombola, «ma vogliamo uno sviluppo che preveda il coinvolgimento della popolazione: dove le persone vengono ascoltate, dove le persone partecipano. Questo è lo sviluppo che difendiamo».
Le comunità quilombola sono gruppi afro-brasiliani discendenti da popolazioni di schiavi fuggiti dalle piantagioni e che hanno formato insediamenti autonomi, noti come quilombos, in tutto il Brasile. Ancora oggi continuano a lottare per i diritti territoriali, la preservazione della cultura e il riconoscimento da parte della legge brasiliana. Oggi molte di queste comunità si trovano nelle aree soggette al nuovo sviluppo delle rinnovabili.
Jeremias Da Cruz, allevatore di capre della comunità quilombola di Lagoa, a Queimada Nova, oltre al rumore si trova a lottare contro le enormi quantità di polvere sollevate dai veicoli che trasportano attrezzature pesanti e che passano davanti alle loro case lungo strade sterrate. «Mia moglie pulisce la casa due o tre volte al giorno», racconta.
Ma più del rumore e della polvere, quello che danneggia le comunità è la mancanza di partecipazione nello sviluppo di questi progetti: diversi leader delle comunità indigene e quilombola hanno infatti raccontato che non sono mai stati contattati o invitati a riunioni relative ai progetti di energia rinnovabile.
Ferreira ha affermato che Enel non ha mai avuto riunioni dirette con la sua comunità. Ha detto che un incontro ha avuto luogo a Queimada Nova, quando Enel e altre aziende sono arrivate nella zona intorno al 2019, ma nessuna delle comunità indigene o quilombola della zona è stata invitata. Al contrario, l’incontro ha riunito rappresentanti di diversi comuni. «Sono venuti a incontrare solo uomini d’affari», ha detto Ferreira.
Dos Santos, del Coordinamento Nazionale per l’Articolazione delle Comunità Rurali Nere Quilombola, sostiene che Enel non abbia mai tenuto udienze pubbliche sull’installazione di turbine eoliche con le varie comunità quilombola della regione. Alcuni incontri hanno avuto luogo tra il 2017 e il 2019, ma non si era parlato di parchi eolici, quanto solo di linee di trasmissione, e anche in quel caso la comunità ha dovuto insistere affinché venissero organizzati, ha aggiunto.
Eppure, il documento del 2023 sulla Politica sui Diritti Umani di Enel elenca le “relazioni con le comunità e le società” come uno dei suoi 12 principi fondamentali.
«Le comunità situate entro un raggio massimo di otto km dal sito del progetto vengono coinvolte in studi partecipativi per valutare i rischi e gli impatti generati dai lavori», ha affermato Enel Green Power Brasile.
Di fronte alla continua espansione dei progetti di rinnovabili, e ai profondi cambiamenti che questi portano in tutta la regione, molte comunità locali e indigene si sono unite in una resistenza collettiva. Una comunità è riuscita a protestare con successo davanti a una torre eolica di prova, ottenendone la rimozione. Altre hanno registrato ufficialmente le loro terre per proteggersi da potenziali tentativi di land grabbing. Alcuni gruppi hanno organizzato workshop per discutere le esperienze reciproche e informarsi sui propri diritti.
L’obiettivo, spiega dos Santos, non è bloccare la transizione verso le energie rinnovabili, ma orientarla in modo che possa beneficiare tutti, non solo le compagnie energetiche.
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