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Spionaggio, razzismo e corruzione. Dietro la campagna elettorale dei leader, i guai giudiziari dei candidati

Un’inchiesta coordinata da Follow The Money, con IrpiMedia e numerosi media partner stima che il 18% dei candidati alle Europee abbia alle spalle scandali e abusi: ecco il risultato di anni di «deeuropeizzazione» delle istituzioni comunitarie

#EUParty

29.05.24

Raffaele Angius
Beatrice Cambarau
Simone Olivelli

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Belgio
Europa
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Germania
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Politica

Sta diventando quasi un’abitudine ormai: la polizia belga che si presenta alle porte del Parlamento europeo, esibisce un mandato di perquisizione per poi dirigersi direttamente verso gli uffici degli onorevoli comunitari. Una presenza che dovrebbe essere considerata eccezionale ma che è invece resa normale dalle molteplici indagini per riciclaggio, corruzione e interferenze straniere.

L’ultimo episodio in tal senso risale a meno di un mese fa, il 7 maggio, quando è stato perquisito l’ufficio del politico tedesco Maximilian Krah, candidato di punta del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Afd).

Il suo assistente, Jian G., è sotto indagine con l’accusa di aver compiuto attività di spionaggio in favore della Cina e di aver passato informazioni su «negoziazioni e decisioni nel Parlamento europeo» a degli agenti di Pechino. 

L’inchiesta in breve

  • Quasi uno su cinque candidati alle prossime elezioni europee è stato coinvolto in scandali o indagini. I casi spaziano dalla corruzione all’incitamento al razzismo
  • È il risultato dell’inchiesta #EUmisconduct: un lavoro corale al quale hanno partecipato decine di giornalisti da tutta l’Unione europea, sotto il coordinamento di Follow The Money
  • Il risultato dell’analisi di migliaia di curriculum e storie personali e politiche confluisce in uno strumento interattivo ed esplorabile dal lettore attraverso il quale è possibile leggere le schede di candidati provenienti da Germania, Francia, Spagna, Polonia, Romania, Paesi Bassi, Belgio, Slovacchia, Croazia e Slovenia
  • Grande assente è l’Italia, il cui sistema elettorale rende sostanzialmente impossibile all’elettore (e a noi giornalisti) di immaginare quale sarà la composizione dei 76 seggi che le spettano 
  • Complice la personalizzazione della campagna elettorale da parte dei leader politici – prima tra tutti la Premier Giorgia Meloni – l’intero dibattito politico intorno alle europee ha ruotato intorno a temi nazionali, ben lontani dalle istanze europee che gli eletti saranno concretamente chiamati a rappresentare a Strasburgo
  • «Un problema di intelligibilità» secondo Alberto Alemanno, docente di Diritto europeo all’École des hautes études commerciales di Parigi, per il quale da tempo «i cittadini sono chiamati a esprimersi per 27 competizioni nazionali di cui a malapena conoscono i candidati»

Prima ancora era stata la volta del cosiddetto Qatargate, lo scandalo che nel 2022 ha travolto il Parlamento europeo e gettato sull’istituzione comunitaria l’ombra di una possibile manipolazione finanziata dalle monarchie arabe.

L’inchiesta ha coinvolto l’allora vicepresidente del Parlamento, Eva Kaili, e il suo compagno Francesco Giorgi, all’epoca assistente dell’europarlamentare italiano del Partito Democratico Andrea Cozzolino, oltre al belga Marc Tarabella. Non sorprende che nessuno dei tre politici si sia ricandidato, mentre il tedesco Krah è rimasto capolista per il suo partito in quanto un eventuale ritiro invaliderebbe l’intera lista elettorale. L’Afd ha in ogni caso deciso di vietargli la partecipazione a qualunque evento elettorale.

Ma non sono gli unici scandali che flagellano l’emiciclo di Strasburgo, o quantomeno i suoi membri. Per questo, tre mesi fa, IrpiMedia, in collaborazione con Follow The Money e 36 giornalisti da tutta Europa ha pubblicato Mep Misconduct, un’inchiesta su tutti gli scandali che rischiano di minare la reputazione e l’efficacia delle istituzioni europee.

Se allora ci si concentrava sui parlamentari in carica, oggi lo stesso team d’inchiesta ha analizzato le storie dei candidati che corrono per un posto a Strasburgo, le cui elezioni si terranno tra il 6 e il 9 giugno prossimi (l’8 e il 9 in Italia).

Ne esce un quadro scoraggiante, con una grande quantità di candidati europei coinvolti in scandali e indagini nel proprio Paese d’origine. Sebbene imperfetta, questa indagine vuol essere un modo per realizzare un quadro generale dell’integrità dei politici dell’Ue che rappresenteranno i cittadini per i prossimi cinque anni.

L’anomalia Italia

A differenza di praticamente tutti i 27 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è l’unico i cui dati non concorrono alle statistiche di Follow The Money. A modo suo, questo dato è di per sé molto indicativo, in quanto il sistema elettorale rende impossibile una proiezione concreta di quali candidati hanno maggiore probabilità di essere eletti.

Il primo problema riguarda il fatto che le liste dei candidati sono pubbliche solamente dal 2 maggio. Dopo mesi in cui la gran parte dei Paesi membri avevano iniziato le loro campagne elettorali, in Italia ancora non si sapeva chi sarebbe stato in corsa, lasciando alla fantasia e alle voci di corridoio il compito di immaginare quantomeno i nomi illustri che si sarebbero messi in gioco.

Previsioni che, una dietro l’altra, sono state smentite quando le liste sono state rese pubbliche. 

L’unica certezza è il numero di seggi, 76 per l’Italia, la cui assegnazione nel nostro Paese avviene in due fasi diverse: prima, tenendo conto delle percentuali ottenute dai partiti su base nazionale e poi passando alla distribuzione dei seggi all’interno delle singole circoscrizioni – cinque in totale – in relazione ai risultati ottenuti dalle liste.

Troppe variabili impediscono di immaginare la gran parte dei nomi che finiranno tra i 76 deputati europei, soprattutto contando che ben tre partiti, secondo le proiezioni, rischiano di non superare la soglia del 4%. Potrebbero entrare tutti e tre come nessuno e questo cambierebbe in modo radicale la ripartizione dei seggi. 

Mid-term italiane e la personalizzazione delle campagne

Tolta la composizione delle liste, formate in larga parte da candidati poco noti e dal peso politico limitato, i veri protagonisti della campagna elettorale in alcuni Paesi tra cui l’Italia sono stati i leader nazionali, gran parte dei quali a loro volta candidati e in ogni caso forieri di una personalizzazione del dibattito politico nel quale temi nazionali e istanze locali hanno fatto da padroni più che le priorità europee. 

Il caso più eclatante è quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, primo nome in tutte e cinque le circoscrizioni (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud, Isole) per Fratelli d’Italia. Sebbene sia chiaro che non rinuncerà alla guida del governo per andare al Parlamento europeo, l’appello agli elettori di Meloni è stato più sulla persona che sui programmi.

A conferma di ciò lo slogan «Vota Giorgia», che ancora di più rafforza il senso di personalizzazione della strategia di Fratelli d’Italia.


«Il modo di presentarsi, così come fa Meloni in Italia, come una leader che vuole la grandezza del proprio Paese funziona. Questo vento di destra c’è in Germania, in Olanda e i partiti stanno pescando nei bisogni classici che la destra promette di soddisfare, come per esempio la sicurezza», spiega a IrpiMedia Sara Gentile, docente di Scienza politica e Analisi del linguaggio politico dell’università di Catania.

«Abbiamo assistito a una campagna elettorale caratterizzata da una estrema personalizzazione (della campagna elettorale, ndr) che somiglia a un duello fra persone che si contendono una grande torta, mentre i temi che avrebbero dovuto riempire queste settimane rimangono appena sullo sfondo», chiosa l’esperta.

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Infatti Meloni non è la sola leader a rivendicare oneri e onori della campagna elettorale europea: Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico e deputata, è capolista in due collegi elettorali (Sud e Isole) nei quali si vedrà di fatto il primo confronto diretto tra le due leader. Ma ancora, tra i candidati si annoverano Carlo Calenda di Azione e l’ex premier Matteo Renzi, capo di Italia Viva, che si presenterà in quattro collegi nella lista Stati Uniti d’Europa. 

Infine, sarà possibile votare per Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, che ha scelto di mantenere la dicitura “Berlusconi Presidente” sul simbolo del suo partito, probabilmente per non rinunciare al senso di familiarità con l’ex premier Silvio Berlusconi, deceduto un anno fa e quindi evidentemente ineleggibile.

A oggi l’unico leader di partito che ha promesso che sarebbe andato al parlamento europeo in caso di elezione, rinunciando al suo seggio in senato, è Matteo Renzi. 

Ma l’Italia non è il solo Paese in cui le elezioni europee si sono confuse con una sorta di impropria elezione di metà mandato.

È questo il caso del primo ministro croato Andrej Plenković, a sua volta candidato principale per il suo partito al Parlamento europeo. Questa decisione sembra essere parte di una manovra strategica del suo partito Hdz (membro del Partito popolare europeo a Bruxelles) per massimizzare la visibilità sia a livello nazionale sia all’interno dell’Unione europea.

Oltre al primo ministro, anche il candidato croato Ivan Penava, leader del Domovinski pokret (Movimento patriottico), ha deciso di utilizzare questa tattica chiarendo che, se pure fosse eletto, non rinuncerà al suo ruolo attuale.

L’inchiesta e le cifre

Come detto, l’Italia è esclusa dall’analisi di Follow The Money ai fini statistici. Tuttavia, l’indagine ha permesso di ricavare un quadro preoccupante per le sorti del Parlamento europeo.

Su oltre 472 candidati sottoposti a scrutinio provenienti da dieci Paesi, il 18% (86 persone) è risultato coinvolto in scandali ed episodi tanto rilevanti da finire citati sulla stampa nazionale o internazionale. Il dato può sembrare positivo: utilizzando la stessa metodologia, a febbraio di quest’anno Follow The Money ha dimostrato come il 23% dei Parlamentari europei in carica fosse interessato da scandali.

Metodologia

L’indagine ha raccolto i ritagli di giornale della maggior parte dei candidati di dieci Paesi dell’Ue che probabilmente saranno eletti nel prossimo Parlamento europeo, sia in inglese che nelle lingue locali, in cui uno qualsiasi di loro viene menzionato in relazione a uno scandalo fino al 23 maggio 2024, contandoli in base a diversi gradi di gravità.

I Paesi ricercati sono: Germania, Francia, Spagna, Polonia, Romania, Paesi Bassi, Belgio, Slovacchia, Croazia e Slovenia, che insieme coprono 413 dei 720 seggi del Parlamento europeo. Sebbene anche molti candidati italiani siano stati vagliati nell’ambito di questa inchiesta, il sistema elettorale nazionale non consente di capire chi abbia maggiori probabilità di conquistare un seggio. Pertanto, questi candidati non sono stati inclusi nel database.

Gli unici candidati selezionati sono quelli che hanno una possibilità realistica di occupare uno dei 720 seggi del prossimo Parlamento. A tal fine, ci siamo basati principalmente sui sondaggi nazionali più aggiornati in combinazione con le liste di candidati raccolte e fornite dalla Ong Europe Elects. Con questo metodo, è stato ricercato un numero totale di 471 candidati.

Per garantire un trattamento equo dei candidati, abbiamo basato la nostra indagine su un metodo sviluppato da due scienziati sociali e un giornalista investigativo. Solo gli scandali che sono stati chiaramente accertati attraverso la copertura mediatica o che hanno avuto determinate conseguenze, come sanzioni o indagini, sono stati presi in considerazione.

I tipi di scandali raccolti sono stati:

  • corruzione (sia corruzione che favoritismi)
  • frode e furto di risorse
  • conflitto di interessi 
  • uso improprio dell’autorità
  • uso improprio e manipolazione delle informazioni
  • spreco e abuso di risorse organizzative
  • comportamento inappropriato o trattamento indecente 
  • comportamento scorretto nella sfera privata

Anche se un politico ha negato ogni accusa, il suo nome compare ugualmente nel database se da fonti affidabili è possibile desumere dubbi sulla sua integrità.

Non sono stati inclusi i candidati che si sono ritirati nel periodo intercorso tra la loro candidatura e il 23 maggio.

Anche se imperfetta, questa indagine è un modo per quantificare la (mancanza di) integrità dei politici dell’Ue. Utilizzando la stessa metodologia tra qualche anno, saremo in grado di dire con cognizione di causa se l’integrità sia migliorata o meno. 

«Stando a questi dati almeno un candidato su cinque ha già in qualche modo destato sospetti circa la propria indipendenza e mancanza di potenziali conflitti d’interessi, e questo è un dato allarmante», commenta a IrpiMedia Alberto Alemanno, professore di Diritto europeo all’École des hautes études commerciales di Parigi:

«Purtroppo da più di un decennio ci si è posti il problema della “de-europeizzazione” del voto comunitario e quindi di superare l’idea comune che si tratti di 27 elezioni nazionali a sé stanti. Persino il trattato di Lisbona stabilisce che i parlamentari non sono rappresentanti ciascuno dei suoi elettori, ma di tutti i cittadini europei, mentre oggi ci troviamo nella situazione che chi vota uno schieramento non sappia nemmeno chi andrà davvero in Parlamento, trasformandolo in un luogo dove allontanare persone scomode o come canale di prepensionamento di alcuni rappresentanti politici».

I principali episodi registrati da Follow the Money in effetti ricadono soprattutto in alcune categorie: corruzione (sia concussione che favoritismi), frode e furto di risorse, conflitto d’interessi, uso improprio dell’autorità, abuso e manipolazione delle informazioni, spreco e abuso delle risorse organizzative, comportamenti inappropriati o scorretti nella sfera privata.

Casi che più facilmente passano sotto traccia in una competizione caratterizzata dalla poca esposizione pubblica dei candidati.

Secondo quanto emerso dall’indagine, i partiti con la maggior parte dei candidati interessati da episodi controversi sono quelli di estrema destra, con accuse che vanno dalle dichiarazioni antisemite all’uso improprio di fondi pubblici.

Di questi, 22 confluiscono nel Partito popolare europeo (Ppe), seguito dal gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) con 19 candidati problematici e infine Identità e democrazia (I&d) con 21 candidati problematici. Questi sono scesi però a sei dopo l’espulsione del partito tedesco AfD di Maximilian Krah in seguito alle dichiarazioni rese a Repubblica a cui ha dichiarato che «una SS non è automaticamente un criminale».

Come detto, quest’affermazione ha suscitato un’immediata risposta dell’Afd che ha interdetto il proprio capolista dalla partecipazione a qualunque evento elettorale. Ma è troppo tardi per cambiare le liste, dunque il nome di Krah non può che rimanere saldo in cima ai candidati per la formazione di estrema destra. 

Ecr, Identità e democrazia e l’AfD non hanno risposto a una richiesta di commento da parte di Follow The Money.

Il leader tedesco non è l’unico candidato principale di un partito di estrema destra attualmente sotto stretta osservazione: Maciej Wąsik, il principale candidato del partito polacco PiS, è accusato di corruzione, accusa che ha respinto come «repressione politica».

In Belgio, il parlamentare dell’Ue di estrema destra Tom Vandendriessche, del Vlaams Belang, è stato richiamato lo scorso febbraio dal presidente del Parlamento per aver diffuso una teoria del complotto nazista sulla migrazione durante un dibattito parlamentare. Archiviata la reprimenda come un tentativo di repressione delle proprie idee, anche lui è di nuovo tra i principali candidati per le prossime elezioni europee.

Per approfondire

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In Italia, invece, il generale Roberto Vannacci, senza alcuna esperienza politica precedente e ora candidato per la Lega come capolista nelle circoscrizioni Centro e Sud, ha fatto scalpore per le sue posizioni omofobe, xenofobe, razziste e contro la libertà delle donne. Attualmente è sotto inchiesta per istigazione all’odio razziale, peculato e frode.

La sinistra

Ma se i partiti di centro ed estrema destra possono vantare la maggior parte degli scandali eclatanti, anche i partiti di sinistra in Parlamento hanno la loro parte di candidati che hanno fatto notizia nel corso degli anni. 

Uno di questi è il socialdemocratico rumeno Dan Nica, che siede in Parlamento dal 2014. Nica è stato indagato in uno dei più noti casi di corruzione in Romania, il caso Microsoft, per abuso d’ufficio commesso quando era ministro delle Comunicazioni del Paese tra il 2000 e il 2004. Il caso non è mai stato dibattuto in tribunale perché nel 2018 è andato in prescrizione. Nica ha negato ogni accusa.

In Austria i Verdi devono invece affrontare le ripercussioni delle accuse mosse nei confronti di Lena Schilling, 23 anni, attivista per il clima e principale candidata, che sembra aver mentito in più occasioni sul fatto che una sua ex amica sia stata picchiata dal marito e che lei stessa sia stata molestata da diverse persone. 

A differenza di praticamente tutti i 27 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è l’unico i cui dati non concorrono alle statistiche di Follow The Money. Il database qui sopra, dunque, è privo dei candidati italiani: il nostro sistema elettorale rende impossibile una proiezione concreta di quali candidati hanno maggiore probabilità di essere eletti

Infine, merita una menzione il caso di Ilaria Salis, candidata con l’Alleanza Verdi e Sinistra, attualmente agli arresti domiciliari dopo più di un anno di prigione in Ungheria, dove è sotto processo con l’accusa di aver aggredito dei manifestanti neonazisti. 

Dagli scandali sanitari al riciclaggio

Uno degli episodi che più colpisce è quello dell’attuale presidente della Commissione Ursula von der Leyen, spitzenkandidat del Partito popolare europeo, il cui incarico non è stato privo di scandali. In primis quello che ha riguardato i suoi rapporti con il capo della Pfizer Albert Bourla, in occasione dell’approvvigionamento di vaccini durante la pandemia di Covid-19. 

Non avendo reso pubblici i messaggi scambiati tra i due, von der Leyen si è attirata le critiche di chi l’accusa di mancanza di trasparenza. Tanto che il New York Times ha deciso di portare in tribunale la Commissione europea sostenendo l’obbligo legale di rendere pubblici i messaggi, che potrebbero contenere informazioni sugli accordi per l’acquisto di dosi di Covid-19 per un valore di miliardi di euro.

Ma ci sono anche i politici Ruggero Razza e il romeno Vlad Voiculescu accusati di reati legati alla pandemia.

Voiculescu è accusato dai pubblici ministeri anticorruzione di aver ordinato più dosi di vaccino Covid-19 del necessario autorizzando l’acquisto aggiuntivo di oltre 14,4 milioni di dosi di vaccino da Pfizer e Moderna, anche se solo 10,7 milioni di rumeni avevano diritto alla vaccinazione e la Romania aveva già firmato un contratto per oltre 30 milioni di dosi.

L’ex assessore alla Sanità della Regione Siciliana, Ruggero Razza, attuale candidato alle Europee nella lista di Fratelli d’Italia, è sotto processo per il reato di falso ideologico commesso durante il mandato da assessore nel periodo più critico della pandemia di Covid-19.

Lo stesso è anche accusato di aver contribuito a pilotare la procedura di selezione di un esperto nella sanità regionale: l’udienza preliminare si sarebbe dovuta tenere il 15 maggio, ma in seguito a un rinvio per legittimo impedimento Razza saprà se andrà a processo solamente il 18 giugno, quando potrebbe essere già diventato europarlamentare.

Tra coloro invece sotto inchiesta per riciclaggio, finanziamenti illeciti, abuso d’ufficio e appropriazione indebita ci sono gli italiani Vittorio Sgarbi, Matteo Renzi e Roberto Cota, la francese Marine Le Pen e il romeno Dan Nica.

Volto noto della televisione, politico di carriera e critico d’arte, Vittorio Sgarbi è sotto inchiesta per riciclaggio di opere d’arte dopo che è stata trovata in suo possesso una tela molto simile a un pezzo rubato anni fa.

Un’altra figura di spicco con problemi giudiziari è Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che è stato al centro di un processo per presunti finanziamenti illeciti alla fondazione che lo sostiene da anni. Per l’ex presidente della Regione Piemonte e neo-candidato di Forza Italia Roberto Cota, indagato nel caso Rimborsopoli, invece sono stati confermati un anno e sette mesi per uso improprio dei fondi dei gruppi in Consiglio regionale durante il mandato 2010-2014.

Anche Marco Falcone e Giuseppe Milazzo, candidati nella destra italiana nelle circoscrizioni Sud e Isole, risultano indagati per corruzione e peculato. Candidato di Forza Italia nelle Isole e assessore regionale all’economia della Regione Siciliana, Falcone è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo Interporti siciliani.

Insieme ad altri collaboratori dovrà rispondere di induzione indebita a dare e promettere utilità, peculato, corruzione per atti contrari ai propri doveri d’ufficio e uso di pubblici sigilli. Falcone e Giuseppe Milazzo, parlamentare europeo uscente e candidato nella lista di Fratelli d’Italia, sono indagati nell’ambito di un’inchiesta sull’Istituto autonomo case popolari di Palermo.

In Francia invece Marine Le Pen, deputata dell’Assemblea nazionale, insieme al padre andrà a processo nell’autunno 2024, con l’accusa di appropriazione indebita di fondi europei tra il 2004 e il 2016 dopo che, nel 2017, era stata accusata di aver usato i soldi europei per necessità del suo partito a livello nazionale.

Un problema di trasparenza

«Credo che in Europa più che un problema di democrazia vi sia un problema di intelligibilità», spiega ancora Alemanno.

«I cittadini sono chiamati a esprimersi per 27 competizioni nazionali di cui a malapena conoscono i candidati e ancor meno conoscono l’orientamento nell’arco europeo: il problema deriva sia dal fatto che non si vota su programmi europei ma più su istanze nazionali e anche dall’opacità di ciascun partito nel chiarire a quale “famiglia europea” appartiene». 

Secondo l’esperto è questo il meccanismo che ha permesso ad alcuni partiti di accreditarsi come “antisistema” di fronte agli elettori, pur essendo partecipi e votanti e ormai inglobati nell’istituzione che così a lungo è servita come «capro espiatorio» di problemi nazionali.

«Un elettore di Meloni sa che sta votando anche per Vox in Spagna? Un elettore del Movimento 5 Stelle sa se i suoi rappresentanti hanno votato più per istanze di destra o di sinistra?».

Purtroppo nessuno di questi dati è disponibile e non sembra che assisteremo presto a un cambiamento. 

Crediti

Autori

Raffaele Angius
Beatrice Cambarau
Simone Olivelli

Editing

Giulio Rubino

In partnership con

Follow The Money

Foto di copertina

© Frederick Florin/Getty

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