01.04.26
Quando nel settembre 2023 il presidente ungherese Viktor Orbán ha inaugurato la quinta edizione del Summit Demografico di Budapest, Giorgia Meloni è intervenuta nella sessione di apertura, intitolata “Famiglia: la chiave per la sicurezza”. L’evento raduna accademici e leader politici e religiosi a confronto sui temi della famiglia e della natalità. Dal palco, davanti a un pubblico di rappresentanti della destra conservatrice internazionale e dei movimenti pro-life, la presidente del Consiglio ha detto che l’Italia guarda all’Ungheria come modello in tema di politiche familiari.
Dall’insediamento del governo Meloni, in effetti, una rete di soggetti, istituzionali e non, si ispira a quella matrice anti-abortista e ultracattolica che in Ungheria ha già trovato traduzione in politiche concrete, ma che è stata elaborata e promossa da una rete transnazionale che collega think tank statunitensi, fondazioni politiche europee di matrice cristiano-conservatrice e movimenti sovranisti italiani, tutti impegnati a tradurre un’agenda culturale comune in grado di influenzare le politiche globali.
In breve
- Nel 2023, al Summit demografico di Budapest, Meloni dichiara che l’Italia guarda all’Ungheria come modello per le politiche familiari. Orbán ha costruito un “pronatalismo selettivo”: sussidi riservati a coppie eterosessuali sposate con reddito stabile, che escludono famiglie povere, genitori single e separati
- Questo modello viene elaborato e promosso da una rete transnazionale che collega think tank statunitensi, fondazioni cristiano-conservatrici europee e movimenti sovranisti italiani. Fratelli d’Italia e la Fondazione Machiavelli ne fanno parte, con l’obiettivo di influenzare le politiche su aborto, famiglia e diritti Lgbtqia+
- Secondo un report del Forum europeo per i diritti sessuali e riproduttivi, l’Ungheria è il Paese europeo che destina più fondi ai movimenti anti-diritti. L’Italia è al sesto posto: circa 19 milioni di dollari tra il 2019 e il 2023, cifra che gli autori del report definiscono «molto incompleta»
- La “famiglia tradizionale” difesa dai sovranisti, in Italia, ha trovato sponda nell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, rilanciato nel 2023 dalla ministra Roccella. Il suo comitato è composto da figure legate al cattolicesimo tradizionalista e contrarie all’autodeterminazione riproduttiva, molte collegate al Forum nazionale delle associazioni familiari, ente che raduna numerosi gruppi religiosi
- L’Osservatorio ha orientato misure come il bonus Mamme e il Piano nazionale per la famiglia 2025-2027, che promuove i “Centri per la famiglia”: presidi gestiti spesso da associazioni cattoliche, che non effettuano interruzioni di gravidanza e si sovrappongono ai consultori pubblici
Il modello ungherese di famiglia
Il modello di famiglia promosso dal governo di Orbán, al potere dal 2010, è quello di una famiglia bianca, eterosessuale, di classe media e numerosa. Per incentivare la natalità, il suo partito, Fidesz, ha introdotto politiche demografiche fortemente selettive: sussidi e agevolazioni rivolti quasi esclusivamente a coppie sposate con un reddito stabile, escludendo di fatto famiglie povere, genitori single e persone separate. I critici parlano per questo di “pronatalismo selettivo“: un modello che non punta ad aumentare le nascite in generale, ma a favorire un tipo specifico di famiglia.
Il glossario
Movimenti anti-scelta: traduzione dell’espressione inglese anti-choice, usata come antitetico di pro-choice (a favore della scelta). I movimenti anti-scelta sono contrari all’idea che le donne possano autodeterminarsi e scegliere se e quando avere un figlio.
Ultracattolici: gruppi, movimenti e persone che condividono posizioni integraliste cattoliche e conservatrici, esasperando alcune credenze della religione cattolica o non accettando alcuni cambiamenti interni alla Chiesa. Tra i vari principi degli ultracattolici, c’è la difesa della famiglia cosiddetta “naturale” o “tradizionale” e del binarismo di genere (per cui si afferma che esistono solo due generi, quello maschile e quello femminile, negando l’esistenza dell’identità transgender), mentre si oppongono all’aborto e all’autodeterminazione dei corpi.
Movimenti pro-life/anti-aborto: l’espressione pro-life, tradotta in italiano come pro-vita, indica i movimenti contro l’aborto e la possibilità di scelta per una persona incinta. È il modo in cui questi gruppi e movimenti preferiscono identificarsi, perché sottintende che chi difende invece il diritto all’aborto sia “contro la vita”.
Famiglia tradizionale/normo-costituita: anche detta “famiglia naturale”, è il modello difeso dai partiti conservatori e movimenti ultracattolici, composta da una coppia eterosessuale sposata in Chiesa (madre e padre) e figli.
Anti-gender: movimenti, gruppi e persone che si oppongono alla cosiddetta “teoria gender”, una teoria inventata per travisare studi di genere e rivendicazioni femministe e dei diritti Lgbtqia+. Chi si oppone alla teoria gender (o ideologia gender) sostiene che attivisti di sinistra, femminismi e gruppi Lgbtqia+ vogliano imporre «l’eliminazione delle naturali e positive differenze» tra uomini e donne, la «normalizzazione del transgenderismo» e la fluidità di genere in particolare sui bambini.
Il Piano di azione per la protezione della famiglia (Családvédelmi Akcióterv), introdotto nel 2019 e modificato più volte da allora, offre una serie di incentivi economici, tra cui il babaváró hitel, un prestito fino a 28mila euro per chi attende un figlio, senza interessi e senza vincoli di utilizzo, e l’esenzione a vita dall’imposta sul reddito per le madri. I requisiti per accedervi sono però rigidi: oltre a essere una coppia eterosessuale sposata, chi fa richiesta non deve avere debiti con lo Stato e almeno uno dei due partner deve avere alle spalle tre anni continuativi di contributi previdenziali, di cui almeno 180 giorni versati in Ungheria.
Parallelamente alle misure economiche selettive, Fidesz ha rafforzato negli anni la narrazione sulla “famiglia tradizionale” attraverso campagne di disinformazione e alleanze strategiche con movimenti anti-aborto e contrari ai diritti Lgbtqia+. A questo processo contribuisce anche la diffusione di studi e ricerche critici verso la parità di genere, come il report pubblicato dalla Corte dei conti ungherese, secondo cui un aumento delle laureate rischia di rendere le donne meno propense a sposarsi e ad avere figli.
Fondazioni e organizzazioni vicine al partito di governo hanno più volte alimentato teorie che giustificano e avvalorano le politiche di Fidesz in tema di famiglia. Secondo i relatori presenti alla Conferenza sulla famiglia del 2025, le «tendenze ideologiche mainstream» hanno un impatto psicologico negativo sulla percezione che i giovani hanno della propria identità e della vita familiare.
I rappresentanti del Mathias Corvinus Collegium, istituto scolastico privato che, secondo un’inchiesta della testata indipendente Telex, sarebbe il centro di formazione della nuova classe dirigente di Fidesz, hanno sostenuto che queste tendenze devono essere affrontate tramite «politiche educative nazionali forti».
L’ultimo report del Forum europeo per i diritti sessuali e riproduttivi (Epf) — una rete che riunisce parlamentari di diversi Paesi europei con l’obiettivo di mappare attori, finanziamenti e strategie dei movimenti che puntano a limitare l’accesso all’aborto, alla contraccezione e all’educazione sessuale— mostra che l’Ungheria è il Paese che in Europa rivolge la quota più alta di finanziamenti alle organizzazioni contrarie ai diritti di genere e a quelli Lgbtqia+.
Dal 2019 al 2023 questi movimenti, spesso di matrice religiosa ultraconservatrice, hanno ricevuto in totale 172,2 milioni di dollari, più del doppio della media europea. Tra i gruppi anti-scelta — ovvero quelli che si oppongono all’autodeterminazione nell’ambito dei diritti sessuali e riproduttivi, come il diritto all’aborto — nel report compare anche il programma di educazione sessuale e affettiva Teen Star (acronimo di Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility), definito da Epf come un programma di «indottrinamento religioso» rivolto ai giovani, che dal 2018 riceve supporto ufficiale da Fidesz.
Si definisce un programma laico, ma la direzione internazionale è affidata alla dottoressa Pilar Vigil, membro della Pontificia accademia per la vita dal 2017 al 2022, sostenitrice dell’astinenza sessuale per prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili e contraria all’aborto.
Il nome di Vigil è rimbalzato a livello internazionale quando l’allora presidente brasiliano Jair Bolsonaro citò i suoi studi per giustificare una politica pubblica di promozione dell’astinenza sessuale tra gli adolescenti, presentata come strumento di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate.
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Dal 2021, Teen Star è stato introdotto nelle scuole ungheresi e nel 2023 ha iniziato a ricevere sostegno finanziario dallo Stato attraverso la Fondazione Bethlen Gábor, fra i principali enti nazionali ungheresi, insieme al Mathias Corvinus Collegium, a fornire aiuti economici alle iniziative legate al conservatorismo radicale.
Questo impianto ideologico e le critiche legate alla riduzione dei diritti civili in Ungheria potrebbero influenzare l’esito delle prossime elezioni, previste per il 12 aprile 2026. Gli ungheresi sono chiamati a votare per il rinnovo del parlamento e, per la prima volta in sedici anni, il partito di Orbán sembra in difficoltà nei sondaggi: il partito di opposizione Tisza di Péter Magyar è avanti con circa il 45%, contro il 41% di Fidesz.
Chi orienta le politiche per la famiglia in Italia
Sempre in occasione del Summit Demografico di Budapest, Giorgia Meloni ha sottolineato che la famiglia e la natalità rappresentano un tema centrale del governo italiano guidato da Fratelli d’Italia: «Abbiamo iniziato inserendo per la prima volta il termine “natalità” nel nome di un ministero, e abbiamo collegato il tema della natalità a quello della famiglia e delle pari opportunità. Non è stata una scelta formale, ma di sostanza. È la scelta di avere il punto di vista della famiglia in tutte le politiche del governo. Siamo ovviamente solo all’inizio, ma abbiamo già tracciato una direzione».
Lo strumento principale attraverso cui questa visione prende forma istituzionale è l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, rilanciato nel 2023 dal ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità guidato da Eugenia Roccella.
L’Osservatorio è un «organismo di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali per la famiglia» di durata triennale. È presieduto dal presidente del Consiglio o dal ministro delegato, e riunisce esperti, rappresentanti delle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, sindacati, associazioni datoriali e società civile.
L’evoluzione dell’Osservatorio nazionale per la famiglia: dal 2007 a oggi
Istituito per la prima volta nel 2007 per poi essere modificato nella sua struttura nel 2009, l’Osservatorio ha da sempre avuto al suo interno figure legate al mondo fondamentalista cattolico e anti-scelta. La presenza più costante è quella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Del primo Osservatorio, per esempio, faceva parte Giovanna Rossi, ex professoressa di Sociologia della famiglia e direttrice del Centro di ateneo studi e ricerche sulla famiglia della stessa università, ma anche co-fondatrice del Réseau Européen des Institut de la Famille (Redif), parte della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc).
Quest’ultima mette insieme circa 200 università cattoliche in tutto il mondo, inclusa quella italiana, e ha lo scopo di fare ricerca di matrice cattolica e promuoverla in ambito istituzionale.
Con il governo Meloni, l’orientamento cattolico e tradizionalista è diventato ancora più marcato, come emerge dalla composizione del suo comitato tecnico-scientifico. Al suo interno ci sono diverse figure legate a vario titolo al Forum nazionale delle associazioni familiari, un ente che raduna numerosi gruppi religiosi e che nel proprio statuto dichiara: «Bisogna affermare il diritto di ogni essere umano fin dal concepimento, alla vita, alla famiglia, all’identità genetica e psicologica».
Nel 2023, la ministra Roccella ha nominato come membro dell’Osservatorio Elisabetta Carrà, docente dell’Università Cattolica di Milano e parte del consiglio scientifico del Centro di ateneo studi e ricerche sulla famiglia. Questi sono gli istituti che organizzano e gestiscono in Italia i corsi per diventare tutor Teen Star, già citati per l’Ungheria, rivolti a studenti e docenti. Il programma è accreditato dal 2016 presso il ministero dell’Istruzione italiano, su iniziativa del governo Gentiloni, che lo riconosce come ente qualificato per la formazione nelle scuole. Dal 2023, i finanziamenti e la sua diffusione sul territorio italiano hanno registrato un aumento significativo, come mostrano i risultati della nostra inchiesta che approfondiremo nella prossima puntata.
L’Università Cattolica e la ricerca sulle politiche familiari
L’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il suo Centro di ateneo studi e ricerche sulla famiglia, si occupa di ricerca in ambito familiare. Nel 2020 il Centro ha brevettato il cosiddetto FamILens, un modello per l’analisi dell’impatto delle politiche sulle famiglie, sviluppato da un gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Elisabetta Carrà, membro dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. Di ispirazione statunitense, il FamILens vuole definire i principi che istituzioni e policy maker dovrebbero seguire quando vengono approvate nuove leggi, per comprenderne poi gli effetti sulle famiglie.
In fase di strutturazione e messa alla prova, il FamILens ha visto il coinvolgimento di una serie di attori. Tra questi, ci sono il Forum Ligure delle Associazioni Familiari, con cui è stata organizzata una formazione sul tema della denatalità, e i Centri per le famiglie lombarde. Nel saggio Il Manuale del FamILens, di cui Carrà è co-autrice insieme al ricercatore della Cattolica Matteo Moscatelli, questi centri sono descritti come in grado di promuovere «interventi in ottica preventiva e di empowerment», e per cui si definisce «necessario» il loro consolidamento economico.
Come esempi di buone pratiche nella valutazione delle politiche familiari, Carrà ha citato due casi regionali. Il primo è la Provincia autonoma di Trento, che nel 2011 ha approvato una legge che prevede sostegni economici per le famiglie numerose, includendo tra i beneficiari anche «il concepito». Il secondo è la Regione Veneto, che nel 2020 ha approvato una legge «a sostegno della famiglia e della natalità»: la norma istituisce un fondo per i comuni che attivano progetti destinati alle famiglie con parti trigemellari o con quattro o più figli, e promuove protocolli d’intesa con organizzazioni private per sostenere, tra le altre cose, la formazione di nuclei familiari, la prevenzione dell’interruzione di gravidanza e il supporto a genitori separati o divorziati.
Oltre al FamILens, il Centro produce e promuove anche altre ricerche in ambito familiare in senso ampio. Nella sua sezione bibliografica, ad esempio, viene inserito un saggio sul perdono come via «per affrontare il male ricevuto e per provare a rilanciare il legame»; due studi su donne e uomini musulmani alla voce «violenza familiare»; e una ricerca di cui Carrà è co-autrice, sugli effetti negativi del divorzio sulla salute, sulle difficoltà dei genitori separati e sulle associazioni che li tutelano.
Del nuovo comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio fa parte Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari. Bordignon ha definito una «brutta pagina» la proposta del Parlamento europeo di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea perché «non esiste alcun diritto all’aborto» e la gestazione per altri sarebbe «una pratica inumana e una disdicevole attività commerciale».
Nel board dell’attuale Osservatorio compare anche Luisa Capitanio Santolini, ex presidente del Forum, che nel 2008 aveva presentato una proposta di legge per rendere i consultori luoghi di «prevenzione dell’aborto volontario», sostenendo che la vita umana comincia al concepimento.
Il Forum nazionale delle associazioni familiari
Il Forum nazionale delle associazioni familiari è un ente che dichiara di voler «promuovere e salvaguardare i valori e i diritti della famiglia». Tra i suoi obiettivi c’è quello di realizzare uno statuto giuridico dell’embrione umano e una revisione dell’accesso all’aborto.
Sul sito si legge: «In materia di aborto, pur dovendosi tener conto delle grandi attuali difficoltà politico-culturali, occorre reintrodurre il principio orientatore del diritto alla vita e provvedere a un ripensamento della Legge 194 (la legge che sancisce il diritto all’aborto, ndr), quanto meno per renderla coerente con il dettato costituzionale».
Promuove inoltre la regolazione naturale della fertilità e un maggiore protagonismo della famiglia nell’educazione scolastica. Il Forum si compone prevalentemente di gruppi religiosi tra cui: Azione Cattolica, Confederazione italiana dei Centri per la regolazione naturale della fertilità, il movimento Rinnovamento nello Spirito Santo, Associazione genitori scuole cattoliche, Associazione italiana maestri cattolici, Confederazione italiana consultori familiari di ispirazione cristiana e l’Unione giuristi cattolici italiani.
Un altro membro è Luciano Malfer, che per la Provincia autonoma di Trento si è occupato principalmente di politiche familiari, collaborando più volte con associazioni aderenti al Forum. Nel 2010 ha contribuito a redigere il “Protocollo d’intesa per la concessione di contributi alle famiglie numerose per abbattere i costi connessi ai consumi idrici ed energetici”, che prevedeva agevolazioni per le famiglie con tre o più figli, compresi incentivi per il trasporto e la mensa scolastica.
Queste stesse misure sono state successivamente recepite nella legge provinciale sul benessere familiare del 2011, che ha stabilito sostegni economici principalmente per i nuclei numerosi, chiarendo che «è da considerare a carico anche il concepito»: in altre parole, una donna incinta può già conteggiare il feto come familiare a carico per accedere ai benefici. Sarà lo stesso Malfer poi a dire che le risorse necessarie per questi interventi non richiedono molti investimenti, perché «purtroppo le famiglie numerose sono poche», ma «con poche risorse si dà un grande segnale alla comunità».
Sentito da IrpiMedia, Malfer ha precisato di non voler proporre un modello unico di famiglia ma di voler «valorizzare quelle che sostengono maggiori carichi, come le famiglie con più figli» e di «creare le condizioni affinché ogni famiglia possa esprimere pienamente le proprie scelte». Questo per Malfer significa «spostare l’attenzione dalle sole misure economiche a un approccio più ampio, capace di incidere sui contesti di vita: servizi accessibili, tempi conciliabili, qualità dell’abitare, reti di prossimità». Le misure economiche da lui proposte sarebbero un modo di riconoscere la famiglia come «un bene pubblico e non come una questione privata».
Per farlo, sostiene, non servono necessariamente grandi risorse: bastano approcci in grado di moltiplicare quelle esistenti, come il cosiddetto new public family management — un modello che premia con punteggi negli appalti pubblici e accreditamenti le organizzazioni che promuovono politiche familiari — e l’economia della saturazione, che punta a valorizzare spazi, servizi e infrastrutture già disponibili ma sottoutilizzati.
La direttrice tecnico-scientifica dell’Osservatorio è la professoressa Elena Macchioni. Docente all’Università di Bologna, negli anni ha collaborato con lo stesso Malfer e con i membri dei precedenti osservatori. Ha lavorato alla stesura del saggio Famiglia come capitale sociale, pubblicato nel 2012 all’interno del volume Famiglia risorsa della società, presentato al VII incontro mondiale delle famiglie, un evento promosso dalla Chiesa cattolica.
Il volume voleva dimostrare il ruolo sociale e virtuoso della cosiddetta “famiglia normo-costituita”, ovvero «ordinata sul matrimonio fra un uomo e una donna e sulla stabilità delle loro relazioni orientate alla procreazione ed educazione dei figli attraverso la complementarietà e reciprocità fra i sessi».
Macchioni, sentita da IrpiMedia, ha tuttavia sottolineato che l’Osservatorio «non ha mai dibattuto su una definizione di famiglia. Si è invece sempre concentrato sui bisogni che derivano dai compiti e ruoli di cura», un’impostazione documentata nei verbali di tutte le assemblee, che però non sono pubblici. Quanto alla sua presenza nell’organismo, la distingue dal suo lavoro di ricerca: «Poi ci sono io nei panni di sociologa che studia la famiglia rispetto ai bisogni di cura e alle possibili risposte fornite dalle politiche e dai servizi».
Nell’Osservatorio figura anche Roberto Volpi, statistico e autore di libri sulla denatalità, sul «crepuscolo della riproduzione sessuale in Occidente», sulla cosiddetta «fobia del concepimento» e sul «declino della famiglia» a cui avrebbe contribuito la conquista di diritti come quello all’aborto e al divorzio.
L’organo così composto ha lavorato per un anno e mezzo, attraverso tre gruppi di lavoro, alla stesura del Piano nazionale per la famiglia 2025-2027, composto da «14 schede-azioni».
Cardine di tutto il piano è il sostegno alla natalità, da perseguire tramite un’alleanza tra le istituzioni nazionali, gli enti territoriali, le comunità locali, il mondo del lavoro e dell’impresa, il terzo settore.
In più punti emerge la visione esplicitata da Malfer a IrpiMedia. Nella scheda-azione otto del Piano si citano, per esempio, le «misure attuate in attuazione dell’economia saturata» come buona pratica per offrire opportunità a bambini e famiglie a costo zero. Il new public family management e i sistemi premianti si traducono nell’azione tre del Piano, che prevede la creazione di un elenco nazionale e di un marchio per le imprese «amiche della famiglia» (family friendly), e nell’azione otto, che istituisce la «rete dei comuni per la famiglia» con relativi incentivi e premialità.
Tra le azioni da mettere in campo contro il crollo demografico, il Piano propone anche un’indagine sociologica sulla Generazione Z per capire come i giovani guardano alla vita di coppia e alla genitorialità, individuando cosa spinge o frena la scelta di mettere su famiglia. I dati raccolti dovranno «fornire analisi utili alla messa a punto di politiche strutturali e interventi in favore della natalità».
La scheda principale è però la numero cinque: «Il Centro per la famiglia come hub di una nuova governance territoriale», considerata la «scheda madre» da cui si generano e articolano tutte le altre azioni. Il Centro per la famiglia (Cpf) è infatti il «centro gestionale e operativo di tutti gli interventi realizzati per promuovere il benessere della famiglia su uno specifico territorio», siano essi realizzati «dalle imprese, dal terzo settore e/o dagli enti locali». Questi presidi, a cui il governo sta già destinando oltre 100 milioni di euro, sembrano sovrapporsi ai consultori, con un chiaro orientamento politico e ideologico: vari centri già esistenti in Italia organizzano per esempio progetti con Teen Star e sono stati presi in gestione da associazioni cattoliche, che non effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.
Il Piano cita poi l’Associazione famiglie numerose e l’Associazione famiglie, entrambe aderenti al Forum, come esempi per l’integrazione di politiche locali, e loda le già raccontate iniziative a sostegno delle famiglie numerose della Provincia autonoma di Trento e del Veneto.
Bonus e sgravi fiscali: la politica del governo Meloni per la natalità
«Una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società»: con queste parole Meloni ha motivato una delle misure simbolo della sua politica familiare. Nel discorso di insediamento, Meloni aveva già annunciato un piano «economico ma anche culturale, per riscoprire la bellezza della genitorialità e rimettere la famiglia al centro della società», definendo la famiglia «forse la più importante istituzione formativa, accanto a scuola e università». Al Summit Demografico di Budapest dell’anno successivo aveva ribadito: «Una grande battaglia per chi difende l’umanità e i diritti delle persone è anche quella di difendere le famiglie».
In linea con l’approccio ungherese di sostegno alla famiglia tradizionale e numerosa, questa visione si è tradotta in una serie di misure concrete. Con la legge di bilancio 2024 è stato approvato ad esempio il Bonus mamme, per cui le madri con almeno due figli e un contratto a tempo indeterminato hanno diritto all’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali.
Nel 2025 il bonus è stato riproposto con un’integrazione al reddito per le madri lavoratrici con almeno due figli pari a 40 euro mensili, aumentate a 60 euro nel 2026. Nell’ultima legge di bilancio 2026 è stato inoltre confermato il Bonus nuovi nati: un contributo di mille euro per ogni nuovo nato, adozione o affidamento approvato nella legge di bilancio precedente, e potenziato ancora il congedo parentale. Ma la maggioranza di governo ha, al tempo stesso, affossato alla Camera la proposta delle opposizioni che avrebbe esteso il congedo di paternità da dieci giorni a cinque mesi retribuiti al 100 per cento, rifiutando persino un rinvio per trovare le coperture finanziarie.
Al contempo, il governo Meloni ha anche preso posizioni contrarie all’autodeterminazione in materia di diritti sessuali e riproduttivi tutelando le istanze antiabortiste, come la decisione di impugnare una legge della Regione Sicilia che prevedeva l’assunzione dei medici non obiettori nelle strutture sanitarie pubbliche, per garantire l’accesso all’aborto.
Secondo la classifica elaborata da Epf, l’Italia si colloca al sesto posto in Europa per i finanziamenti destinati ai movimenti anti-scelta. Tra il 2019 e il 2023, questi gruppi avrebbero ricevuto circa 19 milioni di dollari, provenienti da fonti diverse: finanziamenti pubblici nazionali, sostegno di organizzazioni private straniere — principalmente statunitensi, come Heartbeat International e Heritage Foundation, e ungheresi, come il Centro per i Diritti Fondamentali (Alapjogokért Központ) — e sovvenzioni dell’Unione europea, in particolare nell’ambito del programma Erasmus+ Women’s Health Goes Digital.
La cifra reale potrebbe essere però ancora più alta: gli autori del report avvertono che i dati italiani sono «molto incompleti», a causa dei requisiti minimi di trasparenza finanziaria previsti per le associazioni e dell’assenza, nei rapporti ufficiali, di indicazioni sull’origine specifica dei fondi. Tra i destinatari identificati figurano sicuramente Pro Vita e Famiglia, il Movimento per la Vita e, anche in Italia, il programma Teen Star.
La “famiglia tradizionale” dentro e fuori i confini
L’indirizzo del governo italiano in tema di famiglia non resta confinato alla composizione dell’Osservatorio e alle politiche fiscali, ma si riflette anche sul piano delle alleanze internazionali.
Think tank, fondazioni politiche, lobby religiose e movimenti sovranisti compongono una vera e propria infrastruttura transnazionale che lavora per influenzare politiche pubbliche e dibattito culturale su aborto, famiglia e diritti Lgbtqia+, operando tra Stati Uniti, Europa e America Latina attraverso lobbying, ricerca, programmi educativi e conferenze internazionali.
IrpiMedia ha già ricostruito parte di queste connessioni nella serie di inchieste #OperazioneMatrioska, che ha documentato i legami tra lobby pro-vita statunitensi, organizzazioni ultracattoliche europee e movimenti sovranisti italiani.
Dagli Stati Uniti all’Europa: la rete della “famiglia tradizionale”
Organizzazioni, think tank e figure politiche collegate tra più Paesi costruiscono una rete transnazionale che influenza le politiche familiari e il discorso pubblico sui diritti riproduttivi
Fratelli d’Italia, insieme a think tank e fondazioni della destra italiana — come il Centro Studi Machiavelli, Fondazione Magna Carta e Nazione Futura — collabora a vario titolo con alcuni di questi attori internazionali.
Il Centro Studi Machiavelli, ora Fondazione Machiavelli, è un think tank fondato nel 2017 e svolge attività di analisi e advocacy su temi di politica estera, sicurezza e identità culturale ed è diventato negli anni uno dei punti di collegamento tra ambienti conservatori italiani e reti internazionali della destra. Dalla sua rete provengono diversi protagonisti della destra italiana: tra questi l’ex sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi e il suo consigliere speciale su immigrazione e terrorismo, il ricercatore Daniele Scalea.
Secondo l’analisi dell’Epf, questi ambienti intrattengono rapporti con una serie di organizzazioni conservatrici attive a livello internazionale. Tra queste figurano Sallux, fondazione politica collegata al European Christian Political Movement (Ecpm) — partito europeo che riunisce formazioni cristiano-conservatrici e promuove una visione esplicitamente religiosa della politica europea —, il think tank statunitense Heritage Foundation e il Centro per i diritti fondamentali ungherese, vicino al governo di Viktor Orbán e punto di riferimento per la rete internazionale dei partiti nazional-conservatori.
La Heritage Foundation è uno dei nodi più influenti di questa rete transatlantica. Storicamente vicina al Partito repubblicano statunitense, la fondazione è tra gli autori del Project 2025, il programma politico elaborato dall’area trumpiana per riorganizzare l’amministrazione federale americana secondo una linea fortemente conservatrice. Negli ultimi anni ha intensificato i rapporti con think tank e movimenti sovranisti europei, promuovendo incontri e collaborazioni su temi come sovranità nazionale, opposizione alle politiche climatiche e difesa della “famiglia tradizionale”.
In questo stesso ecosistema politico e culturale si muovono anche figure come Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump, che negli ultimi anni ha promosso diverse iniziative per coordinare i movimenti populisti e nazionalisti europei attorno a un’agenda politica comune. La collaborazione con questi soggetti in Italia è attiva e funzionale anche alla strategia di influenza promossa dall’area trumpiana in Europa.
Come riportato dalla testata Politico, a febbraio 2026 Paul McCarthy, senior research fellow della Heritage Foundation, è intervenuto a un dibattito a Roma co-ospitato proprio dalla Fondazione Machiavelli, dove ha affermato che «la Heritage Foundation sta promuovendo legami con gruppi in Europa attraverso l’organizzazione congiunta di summit di alto livello e attività di ricerca. Il loro obiettivo è contrastare il “federalismo europeo” e la “follia della transizione verde”, promuovendo al contempo una visione per le famiglie che escluda le coppie gay, i diritti delle persone transgender e promuova tassi di natalità più elevati».
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