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La parabola di BlackRock. La rinuncia alla sostenibilità

#FinanzaVerde

01.08.25

Giorgio Michalopoulos
Stefano Valentino

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Greenwashing

Nel 2016 Larry Fink, amministratore delegato della società di investimenti BlackRock, esortava gli amministratori delegati delle maggiori aziende del mondo, in una lettera aperta, a una maggiore attenzione alle questioni ambientali e sociali: «Nel lungo periodo – scrive – le questioni ambientali, sociali e di governance (Esg), hanno impatti finanziari reali e quantificabili».

Con il tempo, l’Ad della più grande società di gestione patrimoniale al mondo ha cambiato opinione: «Il motivo per cui ho fatto marcia indietro sull’uso del termine Esg è che significa qualcosa di diverso per ciascuno. È così indefinito da essere ormai diventato ineffabile», Fink dichiarava nel 2023, quando era ospite del podcast del Wall Street Journal, Free Expression.

In breve

  • Nel corso degli anni BlackRock, società di gestione patrimoniale fra le più grandi al mondo, ha progressivamente ridotto il suo impegno per il clima
  • Molti dei fondi da loro gestiti, che pure richiamano nel nome o nei prospetti informativi l’idea di sostenibilità, contengono però investimenti milionari in aziende di combustibili fossili
  • I criteri di scelta delle aziende, che permettono gli investimenti nel fossile, sono indicati nelle informazioni dei fondi, ma sono spesso quasi introvabili per un cliente inesperto. Infatti, anche fondi che dichiarano di escludere «l’estrazione di combustibili fossili» in realtà possono investire in aziende petrolifere
  • L’associazione ambientale ClientEarth, proprio per l’incongruenza fra i nomi dei fondi di investimento e le reali politiche che li governano, ha denunciato l’anno scorso BlackRock all’autorità di vigilanza fiscale francese per greenwashing

BlackRock gestisce 11,6 bilioni (migliaia di miliardi) di dollari e negli ultimi anni ha cambiato drasticamente le sue politiche Esg e sugli investimenti sostenibili. Nella lettera ai clienti del 2020 BlackRock, usando 26 volte il termine Esg, scriveva: «Crediamo che la sostenibilità debba diventare il nostro nuovo standard per investire». Poi ha promesso di creare un’offerta «che consenta ai clienti di investire in aziende con i più alti punteggi Esg, includendo i nostri criteri di esclusione più estesi, compreso uno per i combustibili fossili».

Ma nella stessa lettera ai clienti del 2025, non c’è alcun riferimento a sostenibilità, Esg o all’Accordo di Parigi sul clima, e nel frattempo BlackRock ha lasciato la Net Zero Asset Managers, un’iniziativa globale lanciata nel 2020 che riuniva i gestori patrimoniali impegnati a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. Dopo l’uscita di grandi gestori come BlackRock e JP Morgan, Net Zero Asset Managers ha sospeso le sue attività.

Nonostante questa parabola però, i fondi di investimento di BlackRock continuano ad attrarre capitali con etichette legate a Esg e clima mentre investono nei combustibili fossili.

Gli investimenti sostenibili di BlackRock nel fossile

Dal 2023 al 2025 tramite i suoi fondi Esg, BlackRock ha investito in media 2,3 miliardi di dollari nell’industria fossile. Questo calcolo è stato fatto conteggiando quei fondi che fanno riferimento al Regolamento Ue sulla finanza sostenibile (Sfdr), entrato in vigore nel 2021. Gli articoli 8 e 9 del Sfdr riguardano rispettivamente la promozione di obiettivi «ambientali o sociali» e gli «investimenti sostenibili».

Il regolamento europeo sui prodotti finanziari

Il Regolamento europeo relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (detto Sfdr) introduce due categorie di investimenti verdi: quelli che si limitano a promuovere «caratteristiche ambientali e/o sociali» (articolo 8), detti in gergo “verde chiaro” , e quelli che invece devono essere propriamente «sostenibili» (articolo 9), noti come “verde scuro”. In entrambi i casi dovranno essere fornite al consumatore/investitore alcune informazioni aggiuntive, ovvero: 1) informazioni su come tali caratteristiche sono rispettate e 2) se viene indicato un indice di riferimento, la spiegazione di come tale indice sia coerente con le caratteristiche pubblicizzate. 

Mentre i gestori patrimoniali possono definire in modo autonomo i criteri in base ai quali considerano che un fondo promuova caratteristiche ambientali e/o sociali i fondi articolo 9 devono rispondere a criteri più stringenti in materia di energie rinnovabili, emissioni di gas a effetto, ecc.  Tuttavia, facendo leva sulle ambiguità semantiche, alcuni gestori decidono comunque di vendere come investimenti sostenibili e responsabili (verde scuro) dei fondi che di fatto non rientrano nell’articolo 9, bensi nell’articolo 8.

Considerando poi i fondi fuori dalle categorie del regolamento Sfdr, gli investimenti di BlackRock promossi come “Esg”, “Sostenibili” o di “transizione” in mercati in cui la finanza sostenibile non è regolamentata, arrivano a 1,8 miliardi di dollari solo nel primo trimestre del 2025. Il fatto che la finanza sostenibile sia quasi del tutto deregolamentata in Paesi come gli Stati Uniti, permette a BlackRock di utilizzare nomi più arditi mentre investe nel fossile. Alcuni esempi sono lo iShares ESG Aware, iShares Global Clean Energy, e un BlackRock Sustainable Advantage.

Gli investimenti di BlackRock nelle società fossili

IrpiMedia | Creato con: Flourish

Tra questi, un investitore statunitense potrebbe trovarsi davanti ad un fondo BlackRock Carbon Transition Readiness che investe più di dieci milioni di dollari in società fossili tra cui Eni, BP, Equinor, Shell, TotalEnergies. Oppure un altro fondo, chiamato Climate Conscious and Transition che investe 65 milioni di dollari in Chevron, ConocoPhillips, EOG, Exxon e Occidental Petroleum.

Tra le società fossili in cui BlackRock investe tramite i suoi fondi cosiddetti verdi ci sono TotalEnergies, Shell, Equinor, Chevron, Eni, Repsol, cosiddette “carbon majors” – forti emettitori di gas a effetto serra responsabili del riscaldamento globale – che, come spiegato nei precedenti articoli di questa serie, non sono attualmente in linea con l’Accordo di Parigi.

I criteri di esclusione usati di BlackRock per le major del fossile 

Analizzando i fondi di investimento offerti da BlackRock, si può vedere come oltre 20 fondi  classificati come Articolo 8 (categoria di fondi “verdi” secondo la regolamentazione europea sulla finanza sostenibile) e che contengono nei loro prospetti degli impegni Esg, investano in realtà proprio in aziende petrolifere. 

Il fondo iShares MSCI Europe Screened UCITS ETF nelle prime righe di descrizione dice in maniera esplicita di escludere l’esposizione a «estrazione di combustibili fossili». Un cliente di BlackRock non sufficientemente esperto per interpretare le frasi contraddittorie che si accavallano nella documentazione si aspetterebbe quindi in buona fede che ne vengano escluse aziende come Shell, TotalEnergies ed Eni.

Il prospetto informativo del fondo iShares MSCI Europe in cui BlackRock dichiara di escludere l'estrazione di combustibili fossili dai propri investimenti
Il prospetto informativo del fondo iShares MSCI Europe in cui BlackRock dichiara di escludere l’estrazione di combustibili fossili dai propri investimenti © iShares.com

Continuando a leggere l’informativa sulla sostenibilità emerge però che il fondo è a gestione passiva e punta a promuovere le caratteristiche ambientali e sociali replicando l’andamento dell’indice MSCI Europe Screened. I criteri di esclusione sono quindi quelli del fornitore dell’indice, in questo caso MSCI, uno dei più grandi fornitori di servizi finanziari al mondo. 

L’investitore che voglia conoscere i criteri di esclusione di MSCI dovrà entrare sul sito del fornitore e aprire il documento che spiega la metodologia Esg utilizzata per la creazione dell’indice. Nella lista di fattori ambientali presi in considerazione in effetti si dichiara che petrolio e gas sono elementi di esclusione. Bisogna poi entrare nella metodologia specifica dell’indice per capire quali aziende vengano effettivamente escluse e qui emerge che le esclusioni non riguardano l’industria fossile in generale: sono infatti escluse le aziende delle quali almeno il 5% dei ricavi proviene dallo sfruttamento di carbone, petrolio e gas non convenzionali, olio di palma o produzione di petrolio e gas artico, e quelle non conformi ai principi del Global Compact ONU (una carta che detta gli impegni di sostenibilità che si assumono volontariamente le aziende).

Petrolio e gas non convenzionali sono risorse estratte con tecniche complesse (es. fracking, sabbie bituminose), diverse dai tradizionali pozzi onshore/offshore che dominano la produzione globale.

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L’indice in questione dunque non esclude l’estrazione di combustibili fossili di per sé, ma solo alcuni casi molto specifici, ed è per questo che BlackRock è in grado di dichiarare nelle prime righe del prospetto di escludere l’estrazione di combustibili fossili, salvo poi correggere il tiro nei documenti sulla sostenibilità delegando la responsabilità dei criteri a MSCI: «Questo Fondo mira a conseguire le caratteristiche ambientali e sociali che promuove replicando l’andamento dell’MSCI Europe Screened Index, il suo Indice di riferimento, che incorpora i criteri di selezione Esg del fornitore dell’indice». 

Nell’informativa sulla sostenibilità BlackRock sembra poi fornire informazioni confusionarie, che potrebbero generare perplessità anche presso il cliente più attento: «Questo Fondo promuove caratteristiche ambientali o sociali, ma non ha come obiettivo investimenti sostenibili». Un’affermazione che sembra in conflitto con la descrizione dell’investimento, in cui dichiara invece di avere «un approccio significativo» all’investimento sostenibile. 

Per tutelarsi ulteriormente, BlackRock dichiara che i parametri di sostenibilità «non modificano l’obiettivo di investimento di un fondo né limitano l’universo di investimento dello stesso, e non vi è alcuna indicazione che un fondo adotti strategie di investimento incentrate su fattori Esg, di impatto, o su criteri di esclusione». Di fatto la società d’investimento smentisce da sola la propria promessa di esclusione delle energie fossili.

In risposta alle nostre domande, un portavoce di BlackRock ha dichiarato che l’azienda «opera in uno dei settori più regolamentati al mondo e i nostri fondi, i loro prospetti e la documentazione annessa aderiscono a tutte le regole […] Le partecipazioni degli ETF per i fondi iShares vengono pubblicate quotidianamente per garantire piena trasparenza ai nostri investitori,e la nostra offerta di fondi sostenibili permette ai nostri clienti di scegliere i desiderati obiettivi di investimento».

Nicolas Koch, dell’ong Sustainable Finance Observatory, sostiene al contrario che questa confusione e frammentazione delle informazioni possa fuorviare gli investitori: «Non possiamo aspettarci che i clienti leggano tutte le informazioni ed è prevedibile che la maggior parte di loro venga facilmente fuorviata dalle menzioni secondo cui alcune attività siano completamente escluse, mentre in realtà non lo sono. Tuttavia, l’Sfdr rappresenta una grande vittoria in termini di trasparenza sotto questo aspetto e dovrebbe fornire le informazioni necessarie all’intermediario, ad esempio il consulente finanziario, che grazie all’Sfdr potrebbe facilmente escludere questo fondo».

BlackRock detiene azioni fossili per un totale di 850 milioni di dollari in fondi “verdi” che dichiarano di escludere dai portafogli l’estrazione di fonti di energia fossili. Le prime righe dei prospetti, oltre ai criteri di esclusione dichiarano che gli investimenti sono progettati per ridurre l’impatto carbonico. Prima del 21 maggio il fondo iShares MSCI Europe Screened UCITS ETF conteneva nel suo nome il termine “Esg” e investiva 177 milioni di dollari nel fossile. Oggi investe 156 milioni in Shell, TotalEnergies, Eni, Equinor, EQT, Aker, OMV e scrive nella descrizione che l’investimento è ideato per investitori «che desiderano escludere aree di attività controverse e ridurre l’intensità di carbonio».

Nell’agosto 2024 l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha adottato linee guida più severe sull’uso di parole legata alla sostenibilità nei nomi dei fondi, vietando l’uso di etichette come “green”, “Esg” o “sostenibile” per i fondi con investimenti rilevanti nei combustibili fossili, entrate in vigore questo 21 maggio.

Nel primo trimestre 2025 il fondo iShares MSCI EMU ESG Enhanced CTB UCITS ETF investiva 160 milioni di dollari in attività fossili e contiene l’etichetta CTB, acronimo per Carbon Transition Benchmark, ovvero dovrebbe promuovere degli standard di decarbonizzazione. Secondo le nuove linee guida dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), BlackRock è tenuta a dimostrare nell’informativa sulla sostenibilità in che modo gli investimenti siano «su un percorso chiaro e misurabile verso la transizione sociale o ambientale».

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A oggi, nessuna delle grandi società fossili, tra cui quelle in cui investono i fondi verdi di BlackRock, sembra presentare piani di transizione coerenti con gli obiettivi climatici internazionali. Anzi, molte sembrano aver annacquato le proprie strategie climatiche nell’ultimo anno, come denuncia un rapporto di Carbon Tracker pubblicato nell’aprile 2025. 

Secondo gli esperti, affinché gli investimenti “sostenibili” abbiano un impatto, il coinvolgimento con le aziende (engagement) e il voto in sede di assemblea degli azionisti sono i meccanismi più efficaci. Un recente rapporto dell’Osservatorio sulla finanza sostenibile mostra che il 51 per cento degli investitori europei vuole avere un impatto con i propri investimenti.

Ma nelle informative sulla sostenibilità BlackRock dichiara di non utilizzare il cosiddetto “engagement” con le aziende. Il termine definisce l’interazione tra gli asset manager e le aziende in cui detengono partecipazioni azionarie attraverso fondi “verdi” con l’obiettivo di influenzare positivamente le loro politiche di sostenibilità ambientale. BlackRock adotta una strategia differente e, stando alle informative, «non effettua direttamente attività di engagement con le società, puntando piuttosto alla qualità dei dati Esg». 

«Questo non è un buon modo per generare impatto e offrire un portafoglio di investimenti più decarbonizzato», afferma Nicolas Koch. L’ultimo rapporto di Shared Action ha rivelato infatti che BlackRock ha ridotto il proprio sostegno alle risoluzioni Esg nelle assemblee degli azionisti fino a quasi lo zero per cento.

Abbiamo chiesto all’Esma se ritiene che le dichiarazioni di BlackRock sulla sostenibilità siano contraddittorie. «L’autorità di vigilanza del fondo collegato dovrà stabilire se intende indagare se l’informativa possa essere poco chiara, scorretta o fuorviante per gli investitori» ha dichiarato un portavoce.

BlackRock è stata denunciata da ClientEarth per greenwashing

L’incoerenza tra i nomi dei fondi “sostenibili” e gli investimenti nel fossile era stata denunciata da ClientEarth, organizzazione legale e ambientale senza scopo di lucro, nell’ottobre 2024.

L’organizzazione ambientalista ha presentato un reclamo legale all’autorità di vigilanza finanziaria francese, l’Amf, contestando l’etichettatura da parte di BlackRock di alcuni fondi d’investimento venduti al pubblico come “sostenibili”. Si tratta di fondi come il BSF Systematic Sustainable Global Equity Fund. ClientEarth contestava il fatto che nonostante l’utilizzo di parole come “sustainable”, questi fondi avessero investito un miliardo di euro nel settore dei combustibili fossili, ingannando così i clienti.

Nel reclamo ClientEarth sosteneva che questo tipo di etichettatura trae in inganno i consumatori e potrebbe violare le norme finanziarie dell’Ue. «Esistono regole che richiedono che le comunicazioni siano corrette, chiare e non fuorvianti», spiega Robert Clarke, esperto di ClientEarth: «Dovrebbe essere competenza delle autorità di regolamentazione [del Paese] in cui i fondi sono commercializzati intervenire per combattere il greenwashing, non solo nei nomi dei fondi ma anche nei prospetti, al fine di proteggere il proprio settore di investimento, ma al momento le autorità nazionali non riescono a prendere provvedimenti». In seguito al reclamo, BlackRock ha cambiato i nomi o i criteri di esclusione di diversi fondi.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Voxeurop; fa parte di un ciclo di inchieste sulla finanza verde e realizzato con il sostegno dello European Media and Information Fund (Emif). 

La responsabilità di qualsiasi contenuto sostenuto dal European Media and Information Fund è esclusivamente degli autori e non riflette necessariamente le posizioni dell’Emif e dei partner del Fondo, la Calouste Gulbekian Foundation e l’European University Institute.

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Crediti

Autori

Giorgio Michalopoulos
Stefano Valentino

Editing

Giulio Rubino

In partnership con

Voxeurop

Foto di copertina

© Emanuele Cremaschi/Getty

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