19.06.26
La società turca Redwing Metal nel 2023 e 2024 ha spedito in Russia materiali e macchinari prodotti in Italia, e sotto sanzioni europee, per un valore complessivo di circa 3,2 milioni di euro. I beni sono stati consegnati ad AMR (Aluminium Metallurg Rus) e SMK (Stupino Metallurgical Kompania), due grandi impianti metallurgici specializzati nella lavorazione dell’alluminio e altre leghe. Entrambe le società fanno parte del settore militare della Russia e producono componenti metallici per aerei da combattimento e missili, tra cui i caccia Su-34 e i missili Kh-101.
Lanciati da caccia-bombardieri strategici, i missili da crociera Kh-101 sono considerati una delle armi russe più importanti nella guerra contro le città ucraine. Lo scorso 14 maggio, un missile Kh-101 ha completamente sventrato un condominio residenziale a Kyiv, distruggendo 18 appartamenti e uccidendo 24 civili (tra cui tre bambini). I Kh-101 sono utilizzati per colpire non solo obiettivi militari a lunga distanza ma anche infrastrutture civili e centri urbani. Uno di questi ha colpito l’ospedale pediatrico di Kyiv l’8 luglio 2024.
Secondo i dati raccolti su quattro database commerciali, in due anni la società turca ha esportato in Russia macchinari sotto embargo europeo e prodotti non solo in Italia ma anche in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca, per un valore complessivo di quasi sei milioni di euro.
Il momento in cui un missile Kh-101 colpisce l’ospedale pediatrico Okhmatdyt di Kyiv l’8 luglio 2024



Tra i beni spediti figurano torni di precisione, presse idrauliche, macchine per il pre-assemblaggio di dischi in alluminio, stazioni per sistemi di lubrificazione, nastri trasportatori per strutture in alluminio e forni di essiccazione. Si tratta di macchinari a duplice uso, ossia utilizzabili a scopo civile e militare.
«Nel complesso, non si tratta di una raccolta di prodotti industriali casuale», spiega Alex Bashinsky, cofondatore dell’organizzazione statunitense Global Sanctions Training, specializzata nella formazione aziendale sulla conformità alle sanzioni economiche. Al contrario, «sembrano rappresentare componenti essenziali per il funzionamento di una moderna linea di produzione metallurgica e possono potenzialmente supportare la base industriale della difesa russa», ha aggiunto l’esperto.
L’inchiesta in breve
- Fondata a maggio 2022, la società turca Redwing Metal ha spedito in Russia macchinari prodotti in Italia (dal valore di circa 3,2 milioni di euro) e sotto sanzioni europee a due aziende del comparto bellico russo che producono componenti metallici per aerei da combattimento e missili
- Redwing Metal ha spedito in Russia beni sotto embargo prodotti anche in altri Paesi Ue (Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca) per un valore totale di quasi sei milioni di euro
- Alexander Tattersall, imprenditore olandese residente in Svizzera, detiene una quota di minoranza (40%) della società turca, il rimanente è invece in mano a un avvocato di uno studio legale di Istanbul
- Tattersall dirige una rete di società tra Svizzera, Germania e Stati Uniti per la commercializzazione di alluminio tra Russia, Europa e Stati Uniti. La rete societaria appartiene al gruppo metallurgico russo AMR, di proprietà dell’uomo d’affari russo Nikolay Timokhin
- I macchinari europei hanno raggiunto tre società riconducibili a Timokhin (la AMR, la SMK e la SMS). L’uomo d’affari russo è il genero del vice-direttore di Rostec, colosso statale russo del comparto militare e soggetto a sanzioni occidentali fin dal 2014. L’ecosistema militare di Timokhin e riconducibile a Rostec si alimenta grazie anche a forniture italiane ed europee
- Tre esperti di sanzioni concordano sul fatto che far transitare apparecchiature di fabbricazione europea, soggette a restrizioni, attraverso la Turchia verso la Russia può costituire un aggiramento delle sanzioni dell’Ue. Le conseguenze per le aziende e per i cittadini europei ed extra-europei coinvolti possono essere di tipo amministrativo ma anche penale
Oltre al ruolo di intermediario svolto da Redwing Metal, IrpiMedia e The Kyiv Independent hanno individuato due personaggi chiave di questa triangolazione: un cittadino europeo e l’altro russo.
Redwing Metal è stata fondata in Turchia poco dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Secondo i registri societari, il 40% delle quote è in mano ad Alexander Tattersall, un imprenditore olandese residente in Svizzera, mentre il 59,9% circa è detenuto da un avvocato di uno studio legale di Istanbul, Cengiz Soylemezoglu.
Le due società russe AMR e SMK, destinatarie delle spedizioni, sono invece controllate da Nikolay Timokhin. L’uomo d’affari russo è il genero di Igor Zavyalov, il quale ricopre il ruolo di vice direttore di Rostec, colosso statale del comparto militare e soggetto a sanzioni occidentali fin dal 2014.
Gli interessi in Cina dell’azionista turco
Oltre a essere azionista di maggioranza di Redwing Metal, l’avvocato Cengiz Soylemezoglu dal 2024 è membro del Consiglio di amministrazione del China Collaborative Group (CCGC), un’associazione internazionale di consulenti aziendali, legali e fiscali. Lo scopo principale del gruppo è assistere le imprese nelle operazioni transfrontaliere e offre un’ampia gamma di servizi legali e commerciali per il settore corporate legati alla Nuova Via della Seta, la strategia globale di sviluppo infrastrutturale e geopolitico lanciata dalla Cina nel 2013.
Turchia, punto d’incontro tra Russia ed Europa
Fondata a maggio 2022, Redwing Metal nasce come impresa di spedizioni per il commercio «di un’ampia varietà di prodotti di alluminio». L’azionista di minoranza Alexander Tattersall risulta essere l’unico referente per clienti e fornitori sul sito web della società ed è indicato come il solo contatto per Redwing Metal anche sul portale dell’Associazione imprenditoriale olandese in Turchia.
Tattersall ha un’esperienza trentennale nel settore dei metalli laminati. Nel suo lungo curriculum figurano anche brevi esperienze in Sual e Rusal, due colossi industriali russi – oggi fusi in un unico conglomerato – e tra i dieci più grandi produttori di alluminio al mondo.
La sua carriera cambia nel 2015 quando, contestualmente alla fondazione della AMR Trading Ag in Svizzera, diventa amministratore delegato della neonata società. L’impresa è una società commerciale, ossia non produce beni bensì li acquista e li rivende, ne cura le fasi di marketing e offre assistenza tecnica. Il core business è rappresentato da prodotti in alluminio laminati.
Da allora, Tattersall gestisce una rete di distributori occidentali per la commercializzazione dell’alluminio – tutte società con nome AMR Trading e sedi in Germania e Stati Uniti, oltre alla Svizzera. La rete societaria si completa nel 2018 quando la filiale svizzera acquisisce una quarta società in orbita AMR, la AMR Trading Rus registrata a Mosca un anno prima.
Tutte le AMR Trading «fanno parte di AMR (Aluminium Metallurg Rus), un gruppo russo multimetallico in rapida crescita, che possiede uno stabilimento per la produzione di semilavorati in alluminio […] situato nella regione di Rostov, nel sud-ovest della Russia». È ciò che si legge su zoominfo.com, una piattaforma online che aggrega informazioni su aziende e professionisti. La stessa descrizioneera presente sul sito web della filiale svizzera almeno fino a dicembre 2020, stando alle informazioni reperibili su archive.org.
L’azienda militare russa sanzionata solo dall’Ucraina
Aluminium Metallurg Rus (AMR) è un importante produttore di semilavorati in alluminio e leghe di alluminio in Russia e risulta parte del comparto militare russo, secondo il registro riservato del ministero dell’Industria e del Commercio della Russia reso disponibile dal Dossier Center, un progetto anticorruzione promosso dall’attivista russo e uomo d’affari in esilio, Mikhail Khodorkovsky. AMR è sotto sanzioni ucraine, non è invece destinataria di provvedimenti da parte dell’Unione europea.
L’alluminio e le leghe di alluminio sono materiali fondamentali per l’industria bellica moderna poiché combinano caratteristiche quali la leggerezza, la resistenza meccanica e alla corrosione, e la lavorabilità industriale.
L’importanza dell’alluminio per l’industria militare
Per usare un termine di paragone, l’alluminio rappresenta per l’industria bellica moderna ciò che il petrolio era per la guerra meccanizzata del Novecento: un materiale “abilitante”, senza il quale gran parte della mobilità militare contemporanea diventerebbe molto più costosa, lenta e inefficiente. Combinare l’alluminio con rame, magnesio, zinco e altri elementi consente, infatti, di ottenere leghe che per resistenza sono spesso simili alle prestazioni dell’acciaio, con il vantaggio di essere molto più leggere, più economiche e più duttili. La Russia non fa eccezione quanto a dipendenza da questi materiali per il proprio complesso militare.
«L’alluminio e i prodotti in metallo laminato rimangono strategicamente importanti per la più ampia base industriale e manifatturiera della Difesa russa, grazie alle loro numerose applicazioni a duplice uso», spiega Alex Bashinsky, cofondatore dell’organizzazione statunitense Global Sanctions Training. Questi materiali sono ampiamente utilizzati nella produzione aerospaziale, nei veicoli militari, nei sistemi navali, nei droni, nei componenti missilistici, nelle infrastrutture ferroviarie (settore logistico) e nella produzione industriale in generale.
Il loro utilizzo è fondamentale anche nell’industria elettronica, come spiega Erlend Bjortvedt, co-fondatore della società norvegese per la consulenza sulle sanzioni, Corisk: «Le caratteristiche uniche [dell’alluminio] in termini di reazione all’elettricità e al calore lo rendono utilizzabile in diverse applicazioni avanzate, tra cui l’ottica e il rivestimento di componenti elettronici militari».
Oltre a produrre componenti metallici per aerei da combattimento e missili, dall’analisi di bilanci aziendali e di registri fiscali di AMR emerge che durante la guerra all’Ucraina (i dati arrivano fino al 2025) la società ha rifornito almeno 36 produttori di armi, ai quali ha venduto beni per un valore superiore a 61 milioni di euro. Tra i clienti figurano produttori di artiglieria, di mezzi blindati, carri armati, sistemi missilistici S-300 e S-400, elicotteri militari, missili da crociera Kalibr, Kh-55 e Kh-101, caccia Su-35 e Su-57, bombe aeree, lanciagranate RPG, missili anticarro, bombardieri strategici Tu-95 e Tu-160, e armi leggere.
Inoltre, secondo un documento del 2020, AMR disponeva di una licenza per «svolgere lavori che comportano l’uso di informazioni che costituiscono segreto di Stato» rilasciata dall’Fsb, il servizio segreto interno della Russia, e attiva fino a novembre 2023. Per “segreto di Stato” in Russia si intendono informazioni classificate che riguardano il settore militare, gli apparati di spionaggio, della sicurezza informatica e di dati rilevanti per la sicurezza nazionale. Non è stato possibile stabilire se tale licenza sia stata rinnovata.
L’imprenditore russo al servizio del settore militare
Unico azionista di AMR dal 2015, Nikolay Timokhin è un uomo d’affari relativamente sconosciuto al grande pubblico in Russia. Classe 1978 e figlio di uno scienziato del settore petrolifero, le poche informazioni disponibili raccontano di un passato nel gigante russo dell’alluminio RUSAL nei primi anni 2000 e, soprattutto, di un matrimonio d’eccellenza: è infatti il genero di Igor Zavyalov, vice direttore generale del colosso statale della difesa Rostec e sotto sanzioni da parte di Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Ucraina.

Con partecipazioni in più di 800 imprese industriali e 200 enti di ricerca, l’80% degli armamenti utilizzati dalla Russia nella guerra contro l’Ucraina proviene dai cantieri delle aziende sotto il controllo di Rostec ed è sotto sanzioni economiche da parte della Ue, degli Stati Uniti, del Regno unito, dell’Ucraina e altri.
Nikolay Timokhin detiene quote in altre due imprese del settore militare della Russia: il 46% di azioni di WILS, una società che fornisce prodotti di metallo, alluminio e titanio ad aziende del settore aeronautico e militare, e l’11,5% di Kamaz, una delle principali aziende in Russia per la produzione di veicoli militari su gomma. In quest’ultima, il suo suocero Igor Zavyalov ricopre il ruolo di membro del Consiglio di amministrazione, mentre Rostec ne è il principale azionista.
«Sebbene la Russia mantenga capacità metallurgiche interne – spiega Alex Bashinsky – il settore della Difesa dipende ancora da macchinari, input industriali, attrezzature di precisione e alcuni materiali specializzati provenienti dall’estero, reperiti direttamente o indirettamente attraverso Paesi terzi».
Beni italiani ed europei per l’esercito russo
Nel mese di dicembre del 2023, Redwing ha fatto un’altra importante spedizione in Russia. Si tratta di quattro torni di precisione prodotti in Italia dal valore di circa 1,7 milioni di euro, macchinari considerati a duplice uso nell’ambito delle sanzioni Ue contro la Russia. Alex Bashinsky di Global Sanctions Training li ha definiti come beni «estremamente significativi» per l’industria bellica.
L’azienda che li ha ricevuti è la Stupino Metallurgical Kompania (SMK), impresa che produce semilavorati in leghe metalliche e titanio per i settori della difesa, aerospaziale ed energetico. Una quota minoritaria di SMK è in mano a Nikolay Timokhin, il rimanente è detenuto da un’altra società della quale Timokhin controlla il 100% del capitale azionario. L’imprenditore russo è dunque il titolare effettivo di SMK.
Come AMR, anche SMK compare nel registro riservato delle imprese appartenenti al settore militare del ministero dell’Industria e del Commercio della Russia pubblicato dal Dossier Center, e, come AMR, rifornisce importanti aziende militari russe.
Tra queste, tre società sotto sanzioni occidentali: Sukhoi – il principale produttore di aerei da combattimento in Russia alla quale SMK rifornisce metalli e leghe per ali e fusoliere; ODK e ODK-Saturn, che producono motori per jet militari e caccia bombardieri. Al momento, soltanto il Regno Unito – nel febbraio 2026 – ha emesso sanzioni economiche nei confronti di SMK.
I macchinari europei spediti in Russia da Redwing Metal hanno raggiunto anche la Sistemi di fornitura metallurgica (SMS), società che commercia metalli e minerali ferrosi. Nel 2024 ha ricevuto beni soggetti a sanzioni Ue prodotti in Italia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Croazia e Slovenia per oltre un milione di dollari. Tra questi figurano sistemi italiani per il trattamento delle acque reflue e la desalinizzazione destinati a due navi della marina russa, una entrata in servizio nel luglio 2025.
Tra il 2016 e il 2024 (l’anno delle spedizioni analizzate) la società era controllata dalla SMK di Nikolay Timokhin. SMS al momento non è destinataria di alcuna sanzione economica da parte dell’Unione europea e dei Paesi del G7.
Sanzioni, come eluderle senza aggirarle
Tre esperti di sanzioni contattati concordano sul fatto che far transitare apparecchiature di fabbricazione europea, soggette a restrizioni, attraverso la Turchia verso la Russia può costituire un aggiramento delle sanzioni dell’Ue.
«Alcuni di questi beni erano già stati vietati nella prima metà del 2022 – spiega Erlend Bjortvedt di Corisk, società norvegese per la consulenza sulle sanzioni – a dimostrazione di quanto siano stati riconosciuti come cruciali per lo sforzo militare della Russia già nelle prime fasi del conflitto» contro l’Ucraina.
I dati sulle spedizioni e le risposte delle società europee
I dati sulle spedizioni citate in questo articolo provengono da portali pubblici a pagamento sui quali sono disponibili informazioni di base raccolte dalle dogane di tutto il mondo. Per ciascuna spedizione sono disponibili la data di partenza e di arrivo, il codice identificativo (cosiddetti codici HS) della merce spedita, una descrizione scritta della merce stessa, la società che spedisce, la società destinataria, il Paese in cui il bene è stato prodotto e l’azienda che lo ha realizzato. IrpiMedia e Kyiv Independent hanno messo a confronto i codici HS con la lista dei codici sotto embargo europeo dal 2014 a oggi a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.
Il fatto che un codice HS analizzato per questa inchiesta coincida con quello sotto embargo non significa necessariamente che sia avvenuto un aggiramento delle sanzioni in corso.
La violazione, infatti, è accertabile soltanto attraverso l’analisi di documenti ufficiali – come il contratto siglato tra le parti coinvolte e la bolla di accompagnamento dei beni spediti – di cui IrpiMedia e Kyiv Independent non sono in possesso. In ultima analisi, la valutazione sulla possibile esistenza di evasione delle sanzioni economiche contro la Russia da parte degli attori coinvolti spetta alle autorità competenti. Questa inchiesta pone l’attenzione sui beni arrivati in Russia e sulle persone e le società coinvolte su entrambe le sponde della filiera.
Gli autori hanno inviato domande e richieste di commento a tutte e 13 le società europee i cui prodotti sono stati spediti in Russia da Redwing Metal. Qui sotto la lista completa:
A.S.T. (Italia): non ha risposto.
Bontempi (Italia): non ha risposto.
Madar Costruzioni Meccaniche (Italia): ha risposto, aggiungendo: «Per quanto concerne alla [sic] scrivente, non risulta la riesportazione in Russia dei beni venduti».
Mectiles Italia (Italia): non ha risposto.
Adria Winch (Croazia): non ha risposto.
Alwo Sp. (Polonia): ha risposto, sostenendo di non avere mai sentito nominare la società turca né di aver venduto loro alcunché.
Electrotherm Electrical & Metal (Israele): ha risposto. La società «non controlla né è coinvolta nell’utilizzo o nella rivendita a valle dei suoi prodotti una volta che questi vengono venduti a terzi indipendenti». Ha poi aggiunto: «Electrotherm non effettua transazioni vietate dal quadro giuridico applicabile alle sue attività e si aspetta che i suoi clienti e partner commerciali rispettino tutte le leggi e i regolamenti applicabili».
Heinen & Hopman Engineering (Paesi Bassi): non ha risposto.
Palfinger Marine (Slovenia): ha risposto, sostenendo di non avere mai intrattenuto rapporti commerciali con la società turca.
Schlager Industriefenbau (Germania): non ha risposto.
Shuton (Spagna): non ha risposto.
UVB Technik (Rep. Ceca): non ha risposto.
Wolter (Germania): ha risposto, sostenendo di non avere mai intrattenuto rapporti commerciali con la società turca.
In base alle nuove norme sulla “responsabilità oggettiva” introdotte a giugno 2024, i produttori europei sono pienamente responsabili del fatto che i loro beni non entrino in Russia, indipendentemente da chi sia il rivenditore.
Sono infatti obbligati a «richiedere non solo garanzie passive da parte dell’utente finale, ma anche di effettuare indagini e ispezioni nei Paesi terzi dove esportano, come la Turchia, quando esportano in quel Paese», spiega Erlend Bjortvedt, in particolare quando sono coinvolte giurisdizioni ad alto rischio, società intermediarie, attrezzature a duplice uso o industriali e possibili collegamenti con il settore industriale della difesa russo.
Domande e richieste di chiarimento sono state inviate a tutte le 12 società europee coinvolte in questa inchiesta.
I quattro torni spediti alla russa SMK dalla Redwing Metal nel 2023 sono stati prodotti dall’italiana Madar Costruzioni Meccaniche (MCM). Contattata da IrpiMedia e The Kyiv Independent, la società ha confermato di aver venduto a Redwing Metal «alcuni prodotti» nel 2023 e ha precisato che «la vendita è avvenuta in Turchia nel pieno rispetto delle disposizioni di legge», comprese «quelle concernenti i prodotti a duplice uso e quelle volte a prevenire fenomeni di riesportazione verso Paesi, aree o entità sottoposte a misure restrittive», aggiungendo di aver ricevuto «le necessarie licenze di esportazione» dall’autorità preposta.
Gli oneri di due diligence imposti ai produttori si scontrano spesso con la difficoltà di effettuare un effettivo controllo su una catena commerciale che a volte coinvolge numerosi attori. Come spiega Michael Kresse, amministratore delegato di Wolter (Germania), una delle aziende produttrici dei ventilatori navali finiti alla russa SMS: «In base alle informazioni fornite è difficile stabilire chi possa aver effettivamente venduto questi prodotti a questa azienda turca», pertanto, ha aggiunto Kresse, potrebbero essere stati acquistati attraverso «diversi canali», inclusi rivenditori terzi che hanno comprato dall’azienda tedesca.
«Se dovesse emergere da ulteriori indagini e sentenze che aziende dell’Unione europea hanno effettivamente effettuato tali esportazioni verso la Turchia – precisa Bjortvedt – rischierebbero sia sanzioni amministrative che pene detentive individuali. La legislazione italiana prevede entrambe le opzioni».».
Le altre società coinvolte non hanno risposto oppure hanno dichiarato di non aver mai avuto a che fare con la società turca.
Alexander Tattersall ha comunicato a IrpiMedia e The Kyiv Independent di avere una «conoscenza limitata delle operazioni di Redwing Metal» e di essere «un consulente part-time della società». Nella mail inviata ai giornalisti, ha aggiunto: «Per quanto ne so, Redwing Metal non è mai stata coinvolta in alcun “piano” per la spedizione di merci soggette a sanzioni verso la Russia». Ha inoltre precisato che le società AMR Trading di cui è amministratore delegato «non sono, e non sono mai state, coinvolte in attività connesse all’elusione delle sanzioni europee alla Russia».

Secondo Alex Bashinsky di Global Sanctions Training, se le autorità europee dimostrassero che un cittadino dell’Unione europea ha consapevolmente facilitato o eluso le esportazioni soggette a restrizioni, potrebbe incorrere in sanzioni di tipo penale. Una portavoce della Commissione europea ha confermato ai giornalisti che il quadro sanzionatorio europeo consente di imporre sanzioni a singoli individui e a società anche di Paesi terzi. La legislazione è infatti rivolta a quelle entità coinvolte nell’elusione delle sanzioni, ha precisato la portavoce, «anche non russe» le quali «hanno il divieto di ricevere dall’Ue beni a duplice uso o ad alta tecnologia».
L’avvocato Cengiz Soylemezoglu, azionista di maggioranza di Redwing Metal, non ha risposto alle domande poste al telefono e via email. Ha però inviato una lettera nella quale mette in discussione la legittimità legale delle informazioni ottenute dai giornalisti – raccolte su database commerciali pubblici – e ha definito le domande poste come «speculative e prive di fondamento».
Le domande e richieste di commento inviate a Nikolay Timokhin e alla direzione di Aluminium Metallurg Rus (AMR) sono rimaste senza risposte.
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