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«Voi con queste gonnelline mi provocate»

Centinaia di ex studentesse e studenti dei dieci master di giornalismo italiani rivelano come sessismo e molestie sessuali siano ancora fin troppo frequenti in classe e negli stage

16.10.24

Francesca Candioli
Roberta Cavaglià
Stefania Prandi

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«Voi con queste gonnelline mi provocate». Un formatore della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia si rivolgeva così alle sue alunne durante le lezioni. Un’esternazione che ha lasciato le studentesse senza parole. L’insegnante andava anche oltre: Giuditta (pseudonimo di un’iscritta al master che, come le altre di questa inchiesta, ha scelto l’anonimato per timore di ripercussioni sulla sua futura carriera) ha raccontato che da parte dell’uomo c’era una «costante ricerca di contatto fisico» con «abbracci non richiesti», «carezzine», «pacche sulle spalle e sulla schiena» e «ammiccamenti».

L’inchiesta in breve

  • Nel corso di un’inchiesta lunga otto mesi abbiamo raccolto testimonianze di molestie e discriminazioni da 239 studentesse e studenti, relative agli ultimi 10 anni di corsi
  • Un terzo delle studentesse ha raccontato di aver subito discriminazioni, molestie verbali e sessuali in classe e negli stage
  • Di fronte a questo dato, estremamente preoccupante, abbiamo scelto di portare le testimonianze di fronte alle stesse scuole, ordini regionali e ordine nazionale
  • In seguito ai confronti, i master e gli ordini si sono impegnati a migliorare la situazione
  • Questo lavoro continua oltre l’inchiesta. Nel testo troverete anche un vademecum su come riconoscere la violenza nei luoghi di formazione e un questionario aperto a studentesse e giornaliste

A ciò si aggiungevano inviti fuori dalla scuola, con il pretesto di un caffè o di una cena, diretti a una o più alunne. Una serie di comportamenti che hanno lasciato Giuditta sdegnata. Sebastiano, un compagno di classe della giovane, ha aggiunto: «C’erano dei momenti in cui l’insegnante si avvicinava alle allieve mettendogli la mano sui fianchi e sulle spalle». Le avances indesiderate sono state talmente insistenti da venire notate da parte della classe che le ha riferite alla scuola. Nella replica – si può leggere per intero qui – l’istituzione ha confermato di essere stata informata dei fatti, reputati «gravi», dagli alunni e di avere preso provvedimenti contro il formatore, mandandolo via e proponendo alle studentesse coinvolte azioni legali, se avessero voluto.

Le scuole di giornalismo e le responsabilità degli ordini dei giornalisti e dei rettori

La Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia e altre nove in Italia (dieci in tutto), di durata biennale, permettono di accedere all’esame di Stato per ottenere il “tesserino” da giornalista professionista. Per la maggior parte degli aspiranti giornalisti sono considerate non soltanto corsi prestigiosi e altamente professionalizzanti, ma un’inevitabile porta di accesso al giornalismo.

Fino a qualche decennio fa la consuetudine per accedere alla professione di cronista era diversa: anche senza una laurea, era possibile intraprendere la pratica – chiamata praticantato – lavorando per diciotto mesi nelle redazioni di giornali, radio e televisioni. Un’opportunità che è diventata un’eccezione a causa della crisi del settore, della contrazione delle redazioni e della precarizzazione della professione. 

Nate negli anni Novanta, le scuole sono convenzionate con gli Ordini Regionali dei Giornalisti e hanno valore di master di primo livello. Per chi non riesce ad accedere alle borse di studio, che variano per numero e importo in base agli istituti, hanno rette impegnative: dagli 8mila ai 21mila euro. Oltre alle lezioni in classe e alle esercitazioni pratiche, prevedono da due a tre mesi di stage all’anno, regolati da convenzioni. Gli stage vengono concordati, di volta in volta, fra la scuola e i media che li ospitano.

Come specificato nel Quadro di indirizzi, c’è una catena di responsabilità  dall’Ordine nazionale fino alle scuole, passando per gli Ordini regionali. Innanzitutto le scuole sono autorizzate dall’Ordine nazionale dei giornalisti che ha anche funzione di controllo (articolo 7, comma 3). Le allieve e gli allievi che frequentano i master vengono iscritti nel Registro dei praticanti dal Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti nella cui regione ha sede la scuola (articolo 6).

L’Ordine regionale competente può segnalare al Consiglio nazionale eventuali irregolarità o violazioni in relazione all’attività delle scuole (articolo 7). Inoltre ogni scuola prevede all’interno degli organi di gestione, comunque denominati, almeno un delegato del Consiglio nazionale e uno del Consiglio regionale competente. Per l’articolo 13, al termine di ciascun biennio la convenzione fra la Scuola e il Consiglio nazionale viene rinnovata attraverso una delibera del Comitato esecutivo, acquisiti i pareri del Comitato tecnico scientifico e del Consiglio regionale competente.

Anche gli stage sono regolati dal Quadro di indirizzi con l’articolo 18, che prevede una responsabilità condivisa tra testata e scuola. Le scuole e i Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale vigilano affinché sia evitata un’utilizzazione impropria degli stagisti. I master in giornalismo, come i percorsi di studi dello stesso tipo, vengono disciplinati nel regolamento didattico di ciascun ateneo in piena autonomia universitaria.

I rettori sono i rappresentanti legali delle Università, esercitano le funzioni di indirizzo, iniziativa e coordinamento delle attività scientifiche e didattiche, sono responsabili del perseguimento delle finalità dell’Università secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza e trasparenza.

Questa inchiesta nasce da tre segnalazioni iniziali di discriminazioni di genere e molestie sessuali che abbiamo ricevuto durante conversazioni informali con studenti di giornalismo e redattrici. Dato che le redazioni di giornali, radio e televisioni sono tra i luoghi di lavoro col più alto tasso di molestie sessuali e sessismo, secondo diverse ricerche internazionali (da un sondaggio dell’International Women’s Media Foundation, quasi due giornaliste su tre hanno dichiarato di aver subito molestie durante la loro carriera), è particolarmente grave che questi fatti possano avvenire già nella fase della formazione, quando la sperequazione di potere tra formatori e alunne è particolarmente accentuata. Abbiamo deciso di approfondire la situazione, per offrire uno spaccato sulla realtà.

L’unica ricerca nazionale a disposizione sul tema è stata pubblicata nel 2019 dalla Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e ha rilevato che, tra le giornaliste assunte in redazione, l’85% ha dichiarato di avere subito molestie sessuali almeno una volta nel corso della vita professionale. Quasi il 3% ha subito uno stupro mentre l’8% una tentata violenza sessuale.

Metodologia

Pur non pretendendo di poter rappresentare un campione statisticamente valido, abbiamo condotto una massiccia serie di interviste per rappresentare i problemi del settore.

Tenendo in conto gli ultimi dieci anni di attività delle scuole convenzionate con l’Ordine dei giornalisti, abbiamo raggiunto e consultato centinaia di fonti. Da febbraio 2024, abbiamo intervistato 239 studentesse e studenti e quattro fonti interne ai dieci master di giornalismo attivi riconosciuti dall’Ordine. La metà delle persone sentite ha riferito di aver assistito o saputo di molestie sessuali e verbali, tentate violenze sessuali, atti persecutori, stalking, ricatti e discriminazioni di genere. Un terzo delle alunne ha descritto nel dettaglio, con nomi e cognomi, gli abusi subiti. Oltre ai racconti, ci hanno fornito screenshot, e-mail, documenti e video. Nessuna delle persone che abbiamo sentito ha sporto denuncia per ciò che ha subito.

Abbiamo scelto di non fermarci alle dolorose testimonianze che ci sono state riportate, ma di avere un confronto con i referenti delle scuole, i rettori degli atenei di riferimento, gli ordini dei giornalisti locali e l’ordine nazionale, attraverso incontri online e risposte scritte alle nostre domande. Per inquadrare le situazioni rilevate, infatti, abbiamo ritenuto utile affrontare la complessità di un sistema nel quale diverse persone in ruoli di responsabilità considerano le molestie sessuali e le discriminazioni di genere non solo un danno individuale per le studentesse, ma per la didattica e l’intera collettività.

Le repliche, così come le testimonianze delle giovani donne, sono riportate nelle schede che compongono questa inchiesta realizzata anche attraverso le interpretazioni di avvocate, psicologhe sociali e l’associazione Giulia (Giornaliste unite libere autonome).

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Per capire che cosa si intende per molestia, è opportuno ricordare la definizione di Catharine MacKinnon, avvocata statunitense che ha influenzato profondamente la legislazione americana e non solo. La molestia, ha scritto MacKinnon in Sexual Harassment of Working Women (Yale University Press, 1979), è «l’imposizione indesiderata di comportamenti sessuali nel contesto di una relazione di potere ineguale». Per la giurista, è una forma di violenza che nasce dalla volontà di escludere le donne dal contesto pubblico.

Le studentesse delle scuole italiane, da Nord a Sud, hanno spiegato di essere state vessate, umiliate e molestate: qui di seguito alcuni esempi di casi che vengono approfonditi nelle schede.

Alla Scuola di giornalismo dello Iulm decine di testimonianze su una persona della formazione, definita «laida» e «profondamente maschilista» che chiedeva alle studentesse di cambiare taglio di capelli, sottoporsi a un certo tipo di manicure e truccarsi per andare in video. La sua ossessione per l’estetica era tale che c’è chi si è sentita dire, durante le selezioni, che «avrebbe potuto sceglierci solo guardandoci in faccia, senza farci aprire bocca». Inoltre le giovani non erano considerate in grado di occuparsi di temi importanti come mafia ed esteri. C’erano poi invasioni nella sfera privata con domande sui fidanzati e richieste di aggiornamento sulle relazioni  sentimentali, sfociate anche in un invito a cena.

Sono 10 i master di giornalismo in Italia riconosciuti dall’Ordine nazionale. Tre a Milano, due a Roma, uno a Torino, Bologna, Urbino, Perugia e Bari.

Il nostro campione di indagine si basa su interviste condotte a 239 studentesse e studenti e quattro fonti interne ai dieci master di giornalismo.

La metà delle persone sentite ha riferito di aver assistito o saputo di molestie sessuali e verbali, tentate violenze sessuali, atti persecutori, stalking, ricatti e discriminazioni di genere.

Circa un terzo delle alunne ha descritto nel dettaglio, con nomi e cognomi, gli abusi subiti attraverso racconti, screenshot, email, documenti e video.

Tra le persone che abbiamo sentito, nessuna ha sporto denuncia.

Sempre a Milano, secondo le testimonianze, al master della Cattolica, nel corso di una lezione, un formatore, alla richiesta di una studentessa di alzare un po’ la voce perché in fondo all’aula non si sentiva bene, le ha chiesto al microfono: «Ah, ma come non mi sente dentro?». Lei non ha reagito e lui ha continuato a incalzarla davanti a tutta la classe.

Alla “Walter Tobagi”, durante una cena collettiva in un ristorante, alla presenza di studentesse, studenti e professori (una quarantina in tutto), ci hanno raccontato di come un formatore del master si sia seduto vicino a un’alunna, che indossava una gonna, avvicinandosi al suo viso, parlandole sempre più da vicino ed è arrivato «ad allungare le mani sulla sua coscia». Un’altra allieva, che ha assistito alla scena, ha definito la tentata violenza sessuale «molto disturbante».

C’era pure una situazione di sessismo tra pari: ci hanno riportato come in un biennio gli studenti avessero una chat solo per maschi nella quale commentavano in modo sessualmente esplicito le colleghe e «descrivevano come se le sarebbero scopate».

MILANO

Master biennale di I livello in Giornalismo della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM

All’interno del master in giornalismo dello Iulm, fondato nel 2001 e con in attivo una partnership con il gruppo Mediaset, abbiamo raccolto decine di testimonianze su una persona della formazione, definita «laida» e «profondamente maschilista» con comportamenti discriminatori. Diceva che, già durante le selezioni, avrebbe potuto scegliere le studentesse solo guardandole in faccia, senza che aprissero bocca. Inventava soprannomi offensivi, ad esempio chiamava «mocio vileda» una ragazza di cui non apprezzava i capelli e chi non si adeguava alle sue raccomandazioni estetiche non aveva speranza di emergere.

Alcune alunne hanno raccontato di altri formatori che, parlando all’intera classe, hanno espresso opinioni tipo: «Le donne non sono fatte per questo mestiere, ammettiamolo!». Tutto ciò aveva ripercussioni sulle allieve, come ci è stato detto. Alle ragazze veniva consigliato  di essere più umili e più accondiscendenti.

Inoltre, nei lavori di gruppo i colleghi maschi tendevano a escludere le donne, a non voler collaborare con loro. «E in generale qualsiasi cosa facessero i maschi, loro avevano sempre più credibilità agli occhi dei loro professori», ha affermato un’alunna.

Alcuni insegnanti facevano domande sulla vita privata delle studentesse, mentre altri ne commentavano l’aspetto fisico e il carattere («Che bella ragazza» oppure «come sei aggressiva oggi»). C’era chi sosteneva che esistessero argomenti giornalistici “per femmine” e “per maschi”. Ad esempio Agata ha ricordato di essersi dovuta occupare dei luoghi più celebri dove recarsi per il bacio a San Valentino.

Durante lo stage Adriana ha raccontato di esser stata molestata da un caposervizio. «Penso che si trattasse di un molestatore seriale con un suo metodo». Dopo avere rifiutato le sue avances, Adriana ci ha riportato di aver subito mobbing.

Brigitte, invece, ha riferito di esser stata perseguitata da un membro del personale tecnico: le chiedeva se fosse fidanzata, la invitava a uscire e la seguiva. Brigitte provava un terribile disagio, cercava di evitarlo finché, di fronte all’ennesima avances, è intervenuto un redattore per aiutarla. Dopo che la caporedattrice è stata informata, l’uomo è stato spostato in una sezione diversa della redazione. Brigitte ha poi saputo che non era nuovo a comportamenti simili ed era già stato segnalato.

La replica della scuola e del rettore

«Non siamo a conoscenza di nessuna di queste segnalazioni», hanno spiegato i vertici del master di Giornalismo dello Iulm. «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni dalle allieve su discriminazioni, vessazioni e/o molestie sessuali. Conseguentemente, non abbiamo preso provvedimenti». E hanno aggiunto: «Avendone avuto contezza ora grazie alla vostra inchiesta, saremo pronti con l’Ateneo a verificare qualsiasi episodio per superare atteggiamenti di genere non solo opinabili ma condannabili».

I vertici si sono detti sorpresi da queste segnalazioni: «Abbiamo fatto molto lavoro e stiamo lavorando sulla cultura dei singoli e delle organizzazioni. Lo stimolo che ci viene da questa inchiesta sarà l’occasione per avviare a nostra volta un’inchiesta su questo tema come redazione della scuola sulla nostra testata MasterX: è importante infatti creare una cultura che dia modo alle alunne/i di porre attenzione su atteggiamenti recepiti come discriminatori e parlarne».

Il master, come sottolineano dal rettorato, è integrato nel sistema universitario privato dello Iulm, che possiede un codice etico, un Gender Equality Plan e un comitato per le pari opportunità che fra le varie funzioni ha anche quella di contrasto e prevenzione di comportamenti vessatori e forme di violenza morale, fisica e psicologica. A capo dell’ateneo ci sono due donne: la rettrice Valentina Garavaglia, che entrerà in carica a partire dal primo novembre 2024, e Raffaella Quadri, direttrice generale dal 2017.

MILANO

Master biennale di I livello in giornalismo dell’Università degli Studi di Milano “Walter Tobagi”

La scuola di giornalismo Walter Tobagi esiste dal 2006 ed è intitolata a una delle figure cardine del giornalismo italiano, Walter Tobagi, ucciso sotto casa da un commando della Brigata XXVIII Marzo. L’istituto ha un codice etico, che vale per tutti i corsi dell’Università statale di Milano. 

Da più di una testimonianza è emerso che, durante un’attività esterna alla scuola, alla presenza di diversi formatori e alunni, una studentessa è stata molestata da un insegnante. L’uomo le si è avvicinato sempre di più e ha «allungato le mani sulla sua coscia». Erica ha raccontato a un’amica che ha assistito all’accaduto, di essere «rimasta disgustata», di avere vissuto la situazione «con estremo disagio» e di avere riconosciuto di avere subito una molestia. Entrambe hanno pensato che l’uomo avesse oltrepassato ogni limite.

Secondo l’avvocata Irene Iannelli, dal punto di vista penale, «il fatto avrebbe potuto configurarsi come una violenza sessuale di lieve entità». Erica non ha segnalato la vicenda ai referenti della scuola. 

Altre studentesse hanno riferito di essere state scelte da un insegnante per collaborare con la sua redazione. Sono seguiti inviti a uscire a pranzo con lui, accompagnati da messaggi con complimenti sul loro aspetto. Alessandra, dopo avere accettato di pranzare con lui, si è ritrovata in difficoltà nel gestire la conversazione che verteva esclusivamente su questioni private. A fine pasto l’imbarazzo è aumentato quando ha ricevuto un regalo. Ne ha parlato con le altre compagne e ha scoperto che un trattamento simile era stato riservato anche a loro. Ha detto che quando ha deciso di interrompere la collaborazione e il formatore si è risentito le ha telefonato «facendole una sfuriata», accusandola di essersi approfittata di lui.

Isadora ha riportato di essersi sentita dire, sempre dallo stesso formatore, «che carina che sei, vorrei regalarti un peluche». Ha segnalato il fatto alla scuola che ha allontanato l’uomo. L’avvocata Irene Iannelli ha segnalato che «il comportamento del giornalista sarebbe stato essere passibile di atti persecutori (stalking) o reato di molestia e disturbo delle persone».

Un altro insegnante usava i social per seguire le alunne e fare domande sulla loro vita privata. Giada ha raccontato che faceva avances molto insistenti a una sua compagna e un giorno l’ha invitata a cena. Lei ha rifiutato e lui non le ha più parlato, escludendola da un’attività scolastica.

Secondo un’altra studentessa, c’era anche un clima di sessismo tra pari. I suoi compagni avevano una chat solo per maschi nella quale commentavano in modo sessualmente esplicito le colleghe, descrivendo «come se le sarebbero scopate». Una situazione che non è mai stata segnalata alla direzione e che, per la penalista Iannelli, si sarebbe potuta configurare come «diffamazione in base al contenuto delle chat».

La replica della scuola e del rettore

«Una sola segnalazione ricevuta negli ultimi dieci anni. Decisione immediata: docente allontanato. Non sapevamo nulla di altri casi di molestie, altrimenti saremmo intervenuti in modo netto e deciso», ha spiegato Venanzio Postiglione, direttore della Tobagi, che ha aggiunto come non ci sia spazio per comportamenti inopportuni all’interno di un master «fondato non solo per formare bravi giornalisti, ma persone che portino i principi di correttezza assoluta nei media e nella società». E poi: «Parte il nuovo biennio, saremo ancora più chiari, espliciti, presenti». 

La Tobagi esiste dal 2006 e, per la prima volta dalla sua nascita, quest’anno ci sarà una direttrice accademica, così come la Statale ha la sua prima rettrice.

«Per noi episodi come quelli che vi sono stati raccontati sono orribili e inaccettabili, non solo perché stiamo parlando di molestie, ma perché in qualche modo legati alle scuole di giornalismo, in un ambiente di formazione», ha sottolineato il vicedirettore giornalista della Tobagi Claudio Lindner. «Le scuole di giornalismo sono vitali per il futuro della professione, il brillante percorso di ex della Tobagi ci riempie di gioia». 

Anche all’Università Milano Statale non sono arrivate segnalazioni di molestie sulla scuola  di Giornalismo.

«Malgrado la nostra attenzione e le molteplici iniziative messe in campo non abbiamo ricevuto segnalazioni ascrivibili ai casi indicati», ha spiegato Marilisa D’Amico, prorettrice delegata alle Pari Opportunità della Milano Statale. Inoltre, «in ateneo è anche attiva la figura della Consigliera di fiducia» e nelle prossime settimane entrerà in funzione uno sportello antiviolenza dentro l’università, in collegamento con il Centro antiviolenza della Mangiagalli.

MILANO

Master biennale di I livello in Giornalismo a Stampa, Radiotelevisivo e Multimediale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Sulla Cattolica abbiamo raccolto testimonianze di molestie negli stage. Mariella ha riferito di avere avuto problemi con un redattore, vicino di scrivania, che le inviava messaggi su Whatsapp. Le scriveva «come sei bella oggi vestita da gitana» e commenti sul suo fisico. Si confidava con lei, criticando i colleghi, e aggiungendo che era una fortuna che fosse arrivata «una ventata di aria fresca mentre gli altri erano tutti rimbambiti”. «Io ero una stagista e non sapevo come comportarmi – ha raccontato Mariella –. Vivevo la situazione con grande disagio. Lui era fisicamente molto vicino a me, era difficile da ignorare. Vedeva quando guardavo il telefono e ricevevo i suoi messaggi». La ragazza ne ha parlato con un collega del master e lui l’ha invitata a farsi una risata. Le ha detto: «È ovvio che gli anziani ci provino con la giovane stagista, è la storia più vecchia del mondo». Finito lo stage, il giornalista ha continuato a scriverle messaggi, chiedendole di vederla fuori dalla redazione.

Sempre durante uno stage, una studentessa ha assistito alla scena di un direttore che invitava redattori e colleghi a guardare video e foto pornografici nel suo ufficio a vetri. Il materiale veniva commentato alla macchinetta del caffè, indipendentemente da chi c’era nei paraggi. Lo stesso direttore, quando incontrava le redattrici o le stagiste nei corridoi, le accarezzava o dava buffetti sulle guance. Inoltre faceva commenti estetici. Quando era di cattivo umore, esordiva chiedendo se «avessero le loro cose». 

A lezione, un formatore, alla richiesta di una alunna di alzare un po’ la voce perché in fondo all’aula non si sentiva bene, ha chiesto al microfono: «Ah, ma come, non mi sente dentro?». Lei non ha reagito e lui ha continuato a incalzarla davanti a tutta la classe.

La replica della scuola e del rettore

Marco Lombardi, direttore della scuola di giornalismo dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha commentato con queste parole gli esiti della nostra inchiesta.

«È un peccato che queste praticanti non si siano rivolte ai membri del master. Il primo caso riguarda un uso decisamente inappropriato del linguaggio in classe: una segnalazione di questo tipo avrebbe avuto immediatamente un esito nei confronti di chi l’ha usato. Rispetto agli altri due casi avvenuti all’esterno delle classi, purtroppo procurare in media 30 stage all’anno è difficile e si tendono a ripetere le convenzioni già avviate con le stesse testate. Per questo, credo che per risolvere i problemi emersi grazie a questa inchiesta ci sia bisogno della collaborazione di chi ha vissuto questi episodi, che dovrebbero sempre venire segnalati alla scuola. Dobbiamo rompere il meccanismo del silenzio che rinforza solo chi mette in atto questi comportamenti».

Non sono arrivate segnalazioni nemmeno all’Ateneo che ha un codice etico nel quale si legge che non è tollerato il comportamento, da parte di uno qualsiasi dei suoi componenti, di abusi o molestie morali e sessuali e assicura protezione alle vittime. Due dei tre casi segnalati, hanno sottolineato dal rettorato, fanno riferimento al periodo degli stage.

«Per la nostra Università è fondamentale assicurare ai nostri studenti l’accesso ad ambienti sicuri – ha spiegato la rettrice Elena Beccalli -, anche quando le attività di formazione si svolgono al di fuori delle nostre sedi. Tuttavia è necessario considerare che in queste circostanze è più difficile effettuare un controllo puntuale. Per questo è importante sviluppare un rapporto di fiducia con gli studenti e lavorare sull’educazione e la sensibilizzazione a questi fenomeni, affinché, davanti a fatti come quelli descritti, le cui dirette responsabilità sono ascrivibili a persone o strutture che non dipendono dall’Ateneo, le possibili vittime possano sentirsi supportate e segnalare quanto accaduto».

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA

Sul tavolo del Consiglio di disciplina dell’Ordine regionale dei giornalisti della Lombardia non è arrivata nessuna segnalazione da parte degli studenti del master della Cattolica e dello Iulm.

«Mi descrivete una realtà che avrei immaginato trent’anni fa, e mi sorprende sentirla ancora oggi» commenta Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine della Lombardia. «Voglio dire alle studentesse di non farsi problemi a segnalarci anche le molestie, ogni testimonianza verrà presa in seria considerazione dal nostro Consiglio di disciplina», continua Sorrentino, che ha riconosciuto la difficoltà di denunciare, soprattutto nel settore del giornalismo. «È  fondamentale che si sviluppi una cultura che rompa il silenzio e soprattutto non permetta ai docenti e ai giornalisti di abusare del loro potere». Dall’altro lato, ha aggiunto che il ruolo degli ordini regionali nelle scuole  è molto limitato. «Noi inviamo una persona nella fase di selezione dei candidati al master – spiega Sorrentino – e qualche volta ci chiedono qualche indicazione per il docente di deontologia, ma nulla di più». 

Sorrentino ha poi aggiunto: «Devo ringraziarvi se sollevate il coperchio su questi fatti, magari si facessero lo stesso lavoro anche per le redazioni, sono comportamenti correlati e intollerabili».

Con la scuola Tobagi l’Ordine regionale della Lombardia ha un rapporto di lunga data perché è stato fondata dall’Ordine stesso. Sorrentino spiega: «Se avessimo ricevuto segnalazioni come quelle che ci avete riportato le avremmo comunicate direttamente al Consiglio di disciplina. Mi rammarica molto che fatti del genere siano avvenuti a scuola dove esiste una chiara disparità di potere». 

La legge professionale 69/1963, che ha istituito l’Ordine dei giornalisti in Italia, è chiara. All’articolo 48 si legge: «Ogni giornalista in Italia, iscritto all’albo, negli elenchi o nei registri, che si renda colpevole di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettono la propria reputazione o la dignità dell’Ordine, è sottoposto a procedimento disciplinare (che prevede la sospensione dell’attività del reporter da 2 a 12 mesi, con il congelamento dello stipendio, e nei casi più gravi la radiazione)».

Una legge da tenere sempre a mente, ricorda Sorrentino.

«Ci sono dei codici deontologici da seguire quando si è giornalisti che valgono anche fuori dalle redazioni. Il giornalista resta tale, anche quando insegna. E non dimentichiamo che alcuni dei casi di molestie che ci avete raccontato sono a tutti gli effetti dei reati che sarebbero sanzionati davanti ad un tribunale».

A Bologna, una praticante ha raccontato di aver ricevuto messaggi da un formatore, che sono diventati sempre più espliciti fino a dettagliati resoconti delle sue pregresse esperienze sessuali. L’ha invitata a un evento apparentemente al solo scopo – ha riferito l’ex-studentessa – di cercare di convincerla a salire nella sua stanza. La giovane è rimasta traumatizzata, non ha voluto lavorare con nuovi colleghi, nei mesi successivi, per paura di venire molestata e ha dovuto intraprendere una psicoterapia.

Nella stessa scuola, un gruppo di studentesse aveva deciso di aderire allo sciopero dell’8 marzo in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne con un comunicato da pubblicare sulla testata scolastica, ma sono state minacciate di querela da un formatore. Ne è seguita una discussione interna, con i docenti coinvolti, ma il testo non è mai diventato pubblico.

BOLOGNA

Master biennale di I livello in Giornalismo – Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Moira ci ha raccontato di avere contattato un formatore per ricevere consigli professionali, ma lui invece ha iniziato a chiederle dettagli sulla sua vita sentimentale, a raccontarle le sue esperienze sessuali e a videochiamarla a qualsiasi ora. Poi, a detta della giovane, l’ha invitata a partecipare a un festival, al quale lei avrebbe dovuto moderare un panel, che alla fine non c’è stato. Una volta arrivati sul posto lui l’ha invitata in piscina e le ha chiesto di salire nella sua camera d’hotel. Lei ha rifiutato e, una volta a casa, lo ha bloccato su tutti i social. 

Moira è rimasta così traumatizzata che ha evitato di andare all’estero con un collega, per un reportage. E si è dovuta rivolgere a una psicoterapeuta che le ha spiegato che era stata vittima di «un abuso di potere». Dal punto di vista penale, per l’avvocata Iannelli, «la vicenda si sarebbe potuta costituire come un reato di disturbo alla persona o stalking via messaggio in base alla gravità della condotta e delle conseguenze sull’equilibrio psicofisico della vittima».

La studentessa Aurora ci ha riferito di aver subito mobbing durante uno stage. Ha segnalato l’accaduto a un insegnante che ha sminuito la sua esperienza. Nella discussione è intervenuto un altro insegnante che si è sentito dire dal collega: «La difendi perché te la sei scopata? Se l’hai fatto, complimenti». Stando ad Aurora e Katia, praticante in un biennio diverso, il formatore assegnava voti alle ragazze basandosi sulla loro «bellezza».

Un gruppo di studentesse ci ha inviato il comunicato scritto per aderire allo sciopero dell’8 marzo. Nel testo mettevano in discussione il maschilismo generalizzato nel giornalismo, chiedendo «maggiore attenzione all’uso di termini inappropriati» anche in riferimento «alla redazione» del master. La direzione ha respinto l’idea di pubblicare il comunicato su InCronaca, la testata della scuola. A detta delle alunne e di due altri formatori, uno degli insegnanti ha paventato di querelarle se avessero disubbidito.

«Durante lo stage c’era un redattore che mi molestava ogni volta che mi vedeva: non potevo indossare pantaloni stretti o maglie un po’ scollate perché faceva battute a doppio senso». Aurora ha raccontato che il comportamento del giornalista era risaputo e tollerato. Il malessere derivato da queste esperienza l’ha accompagnata anche nelle esperienze lavorative successive.

Michela, invece, in stage si è ritrovata in un ambiente in cui ha riferito di avere subito molestie verbali («quanto sei fregna», «ti metti le maglie attillate per far vedere le tette», «mia moglie sarà gelosa se sa che lavoro con ragazze come voi») e fisiche. Ad esempio, un massaggio sulle spalle per mezzo minuto circa da parte di un giornalista («Non lo conoscevo, e sono rimasta paralizzata»). Infine, ci ha detto di esser stata l’unica stagista ad aver ricevuto un messaggio da un caporedattore con la foto del sedere di una donna .

La replica della scuola

Fulvio Cammarano, direttore del master, ha commentato i casi che abbiamo segnalato: «Rispetto al comunicato per l’8 marzo, l’unico dei tre che ci è risultato noto, ci siamo subito attivati per capire e chiarire con studentesse, studenti e formatori». Secondo i tutor, c’era un passaggio problematico che lasciava intendere che nella redazione di InCronaca venissero usati «termini inappropriati, razzisti, omofobi, grassofobici o islamofobi». Per i formatori non solo non era mai stato usato un linguaggio simile, ma si trattava di un’accusa generica, senza nomi e cognomi, che avrebbe potuto suscitare l’attenzione impropria di altre testate, perché basata su un malinteso. «Secondo i tutor non si è trattato di una minaccia – ribadisce Cammarano – ma dell’enunciazione del principio di giusta autodifesa».

Per discutere della questione, puntualizza il direttore, è stata indetta un’assemblea e sono stati inseriti nel piano didattico due seminari, per un totale di 12 ore, sul linguaggio inclusivo ed etico. Nel master, a gennaio 2023, c’era già stato un seminario sul giornalismo di genere.

Cammarano ha segnalato anche che il master di giornalismo di Bologna si rifà alle normative dell’Alma Mater, in particolare al codice etico e di comportamento e a quello per la prevenzione delle molestie morali e sessuali. Inoltre, da nove anni l’università di Bologna redige un Bilancio di Genere e si è dotata di un Gender Equality Plan.

La replica del rettore

Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna, ha affermato che l’Ateneo non ha mai ricevuto segnalazioni di molestie provenienti dalla scuola di giornalismo.

«Il nostro ateneo è dotato di un sistema capillare di organi e servizi volti a intercettare segnalazioni di questo tipo, a sostenere le persone vittime di soprusi e ad intervenire tempestivamente anche presso le autorità competenti», ha spiegato Molari.

Oltre alla consigliera di fiducia e al garante degli studenti, Molari ha segnalato che all’interno dell’Ateneo è attivo uno sportello universitario contro la violenza di genere e che a breve verranno avviati dei corsi per il personale dell’università per imparare a riconoscere i segni della violenza di genere.

ORDINE DEI GIORNALISTI DELL’EMILIA ROMAGNA

L’Ordine regionale dei giornalisti dell’Emilia-Romagna non ha ricevuto nessuna segnalazione di casi di molestie, anche se di fatto gli allievi del master hanno un rapporto marginale con l’ordine regionale.

«Noi siamo pubblici ufficiali: se ci fosse arrivata una notizia del genere, avremmo avuto l’obbligo di denunciarla immediatamente. Oltre alla valutazione su possibili provvedimenti disciplinari interni, l’Ordine è un ente pubblico: se non denunci è omissione di atti d’ufficio», ha spiegato Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna. 

Del caso segnalato di molestie tra alunni, denunciato alla scuola, l’Ordine non era a conoscenza: in quella situazione gli uffici avevano saputo che uno studente aveva lasciato gli studi per una sua scelta personale. Non erano stati fatti accenni al suo comportamento e al vero motivo del suo allontanamento volontario.

«Tutto quello che avete raccontato è agghiacciante. Per le donne che si trovano in tali situazioni, si sa purtroppo, non è mai facile denunciare. Per questo va tenuta alta la guardia per dare aiuto a tutte le colleghe vittime di molestie sessuali e verbali. Mi dispiace che le ragazze non abbiamo trovato un punto di riferimento tra i docenti o il personale del master per confidarsi di fronte a tali disdicevoli comportamenti. Per quanto riguarda l’Ordine regionale dei giornalisti non è arrivata alcuna segnalazione, ma di fronte ai dati dell’inchiesta è importante un impegno da parte di tutti noi per evitare altri casi del genere nelle scuole e in qualunque luogo di lavoro relativo alla nostra professione», ha affermato Rosalba Carbutti, consigliera dell’Ordine emiliano-romagnolo.

Rispetto alla questione della lettera aperta scritta dagli studenti per l’8 marzo, Serena Bersani, presidente di Giulia (Giornaliste unite libere autonome) e consigliera dell’Ordine dell’Emilia Romagna ha commentato:

«Rispetto al comunicato scritto dalle studentesse di Bologna e censurato, credo che avrei semplicemente cambiato una frase, per poi pubblicarlo senza problemi. Mi dispiace molto sapere che non sia stato pubblicato perché è un comunicato bellissimo e mi meraviglia che ci sia stata una forma di censura. Ricordo che non è democratico negare il comunicato di uno sciopero, dato che era stato scritto per essere pubblicato l’8 marzo. In qualsiasi giornale, se la redazione chiede di pubblicare le ragioni di uno sciopero il direttore è tenuto a farlo. Ci piacerebbe pubblicare questa lettera su Giulia giornaliste il prossimo 8 marzo».

Al master “Giorgio Bocca” di Torino una studentessa ha riportato di aver ricevuto avances da un formatore che aveva già importunato anni prima un’altra giovane. Un insegnante, invece, ha perso le staffe quando un’alunna a lezione, parlando di un femminicidio che ha avuto molto risalto mediatico, ha chiamato in causa la responsabilità collettiva maschile. La scuola, informata del fatto, è intervenuta, difendendola. 

TORINO

Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università degli Studi di Torino

Fondato nel 2004 il master è stato intitolato al giornalista e partigiano Giorgio Bocca nel 2013. Una delle allieve è stata Sara, che durante il suo biennio ha iniziato a scambiare messaggi sui social con uno dei suoi insegnanti. Con il tempo, racconta, i messaggi si sono fatti più frequenti, con insistenti inviti a uscire insieme. Un giorno lui le ha scritto: «Sono ubriaco, quando torni ci ubriachiamo insieme». Sara, sentendosi a disagio, si è confrontata con i compagni e le compagne di corso e ha scoperto che qualche anno prima l’insegnante si era comportato allo stesso modo con un’altra ragazza.

Nonostante l’uomo abbia molestato Sara per circa quattro mesi, la studentessa non ha mai riferito nulla alla scuola, cercando di arginare la situazione da sola. «Solo vedere il suo nome sul telefono mi creava sempre più disagio», ci ha riferito.

Più volte si è chiesta se tutto ciò potesse avere delle conseguenze sulla sua carriera giornalistica. Lui ha continuato a contattarla con insistenza fino a quando lei gli ha detto esplicitamente di smetterla. Una ventina di giorni dopo, l’uomo le ha mandato un offerta di lavoro. 

Sara ci ha anche segnalato che, a pochi giorni da un femminicidio che ha avuto molto risalto mediatico, un insegnante ha deciso di dedicare la lezione al modo in cui i media si stavano occupando del caso. Sara ha apprezzato l’iniziativa, che però durante la lezione si è trasformata in un attacco alle redazioni che chiamavano in causa la responsabilità collettiva maschile. «Credeva fosse assurdo parlare di responsabilità maschile, che lui come uomo non c’entrava niente, che quello che aveva ucciso era solo un mostro», ci ha raccontato Sara. Un’altra alunna ha confermato lo stesso episodio, aggiungendo che dopo la lezione un gruppo di allievi si è lamentato dell’accaduto con la segreteria del corso. La direzione poi ha preso provvedimenti, decidendo di non far concludere il corso all’insegnante.

La replica della scuola

«La direzione e la segreteria del master hanno sempre orientato il proprio approccio al dialogo e all’ascolto», hanno spiegato Laura Scomparin, direttrice scientifica della scuola, e Marco Ferrando, direttore delle testate. «Per questo ci rammarica sapere di un episodio che non ci è stato segnalato, impedendoci di intervenire con tempestività e incisività». Qualche anno fa, invece, «abbiamo segnalato a un docente l’inopportunità di alcune sue contestabili riflessioni espresse in aula su un recente caso di cronaca», hanno aggiunto.

La replica del rettore

Dall’Università degli Studi di Torino è arrivata la conferma di non aver mai ricevuto segnalazioni su discriminazioni, abusi o violenze di nessun tipo da studentesse o studenti del master in giornalismo “Giorgio Bocca”.

«L’Università di Torino è sempre stata in prima linea sulle politiche di sensibilizzazione al contrasto delle discriminazioni e delle molestie», ha segnalato il rettore Stefano Geuma. Tra gli strumenti di supporto o denuncia offerti dall’Ateneo ci sono uno Sportello antiviolenza, un servizio di supporto psicologico, uno di counseling e la figura della Consigliera di fiducia.

ORDINE DEI GIORNALISTI DEL PIEMONTE

«All’Ordine non sono mai arrivate segnalazioni né sugli episodi che avete riportato, né su altri, e mi dispiace molto per quello che è successo», ha affermato Stefano Tallia, presidente dell’ordine regionale dei giornalisti del Piemonte. 

«Nonostante i poteri ispettivi dell’Ordine regionale siano minimi, se ci fosse giunta una segnalazione avremmo certamente allertato il Consiglio di disciplina». 

Tallia ha ipotizzato che «canali di whistleblowing anonimi» potrebbero risultare efficaci per spingere le scuole a indagare, senza però esporre le vittime a timori di ritorsione.

Infine, Tallia ha affermato che l’Ordine piemontese insiste molto sulla formazione sulle questioni di genere, come ad esempio il linguaggio inclusivo, e ha ricordato che tra i docenti del master di Torino c’è anche Pasquale Quaranta, Diversity editor di La Stampa, che è stato il primo giornale a inserire questa figura in Italia.

Al master di giornalismo della Luiss un formatore ha molestato un’alunna su Whatsapp, diventando sempre più insistente e scrivendole, senza che lei avesse dimostrato consenso: «Ti voglio, vieni a casa mia stasera». E ancora: «Ho bisogno di sentire la tua voce, quando l’ho sentita la prima volta mi sono eccitato». A una sua amica è andata peggio: una sera, durante un concerto, il formatore ha incontrato per caso la ragazza e, dopo averle detto «so che anche tu mi vuoi» le ha preso la testa fra le mani e ha tentato di baciarla. Lei lo ha respinto decisa.

Del primo fatto è stata informata la scuola che ha subito preso provvedimenti. Il direttore Gianni Riotta ha detto: «La persona che si è resa responsabile di quanto accaduto non ha mai più messo piede alla Luiss».

ROMA

Scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” dell’Università LUISS Guido Carli

Ida, una delle alunne della Luiss, ci ha raccontato che una sera, durante uno scambio di messaggi su Whatsapp con un insegnante, lui ha iniziato a passare dai discorsi professionali alle avances.

L’insegnante ha poi avviato una chat segreta su Telegram, dove le ha scritto: «Ti voglio, vieni a casa mia stasera». I messaggi, a detta di Ida, sono continuati nel corso delle ore diventando sempre più molesti e insistenti. «Mi scriveva una serie di schifezze». Quando Ida ci ripensa, le viene «ancora il mal di stomaco». Nonostante lei gli avesse chiesto di essere lasciata in pace, lui ha poi iniziato a chiamarla a ripetizione al telefono, senza che lei rispondesse. Poi ha continuato: «Ho bisogno di sentire la tua voce, quando l’ho sentita la prima volta mi sono eccitato». Di fronte al silenzio di Ida, si è arreso e ha cancellato tutti i messaggi. 

Anche Tamara ha riferito di aver ricevuto messaggi inopportuni, che sono finiti di fronte al silenzio della ragazza. 

A Fiona è andata peggio. Secondo la sua testimonianza una sera, durante un concerto, il giornalista l’ha incontrata per caso e, dopo averle detto «so che anche tu mi vuoi», le ha preso la testa fra le mani e ha tentato di baciarla. Lei lo ha respinto decisa. Né Tamara, né Fiona hanno voluto parlarne con la scuola, mentre Ida ha deciso di riportare l’accaduto sia a un formatore che alla direzione, che ha preso provvedimenti.

L’insegnante, l’anno successivo, non è più stato richiamato. A livello penale, l’avvocata Iannelli ritiene che si sarebbero potuti configurare come reati di stalking abbastanza lieve o di molestie con mezzo del telefono. Il tentativo di bacio, invece, sarebbe potuto passare per una tentata violenza sessuale.

La replica della scuola

«Per noi è ancora una ferita aperta», ha spiegato Gianni Riotta, il direttore giornalista del master di Giornalismo e Comunicazione multimediale della Luiss. «L’alunna ci ha raccontato di aver subito una molestia – ha continuato Riotta –. Per noi è stata la dimostrazione che c’è un clima di fiducia tra noi docenti e gli alunni. La persona che si è resa responsabile di quanto accaduto non ha mai più messo piede alla Luiss». 

Da quel giorno  la scuola ha deciso di cambiare la sua politica, impedendo a tutti i formatori di portare con sé collaboratori esterni (come è successo nel caso segnalato), in modo tale avere un controllo maggiore all’interno della scuola.

Riotta ha specificato di non essere stato a conoscenza degli altri episodi da noi citati e di esserne rammaricato. 

Inoltre il master, oltre a seguire il codice etico dell’università Luiss, usa gli stessi standard in termini di parità, molestie e bullismo che si praticano nei principali atenei americani. «Per esempio – ha continuato Riotta – noi non facciamo mai nessun panel dove a parlare ci sono solo uomini o c’è una sola donna a rappresentare la categoria».

Riotta ha poi sottolineato che inchieste come la nostra sono importanti e ci ha invitate a presentare in classe questo lavoro, una volta pubblicato.

La replica del rettore

«Con specifico riferimento alla nostra Scuola di giornalismo, l’Università non ha mai avuto notizia o segnalazioni di questo tipo», ha spiegato Paolo Boccardelli, rettore della Luiss Guido Carli. «Nel caso in cui dovesse accadere, oltre ad offrire l’assistenza dovuta, le nostre policy interne prevedono l’avvio di un procedimento disciplinare, la risoluzione del rapporto di collaborazione o di lavoro con l’autore dell’illecito e la costituzione dell’Università quale parte civile in un eventuale processo». 

Boccardelli ha segnalato che l’Ateneo ha attivato un canale di «whistleblowing che consente l’anonimato a quanti cerchino un modo sicuro per poter denunciare atti di molestie sessuali e verbali, tentate violenze, atti persecutori, stalking, ricatti e discriminazioni di genere» e uno sportello di accoglienza e consulenza psicologica.

Per inoltrare segnalazioni e ricevere assistenza nel rispetto della privacy, della dignità della persona e dei diritti umani, gli studenti possono anche contattare Advisor per Diversity & Inclusion dell’Università. Dal 2022, inoltre, la Luiss ha adottato un Gender Equality Plan.

ROMA

Master biennale di I livello in Giornalismo della Libera Università SS. Assunta (LUMSA)

Al master dell’Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) ci sono stati riferiti casi di molestie soltanto durante gli stage.

Durante un tirocinio negli uffici di una televisione nazionale, Ottavia ha raccontato di essere stata avvicinata da un membro del personale tecnico, che le ha fatto delle avances e le ha chiesto di uscire con insistenza. L’uomo arrivava addirittura ad aspettare la fine del suo turno per seguirla fino alla macchina. Spaventata, Ottavia ha chiesto aiuto a un’altra stagista che ogni volta che poteva la accompagnava al parcheggio. Ottavia non ha mai parlato di quello che le stava succedendo con i caporedattori, né con la direzione della scuola. Da un punto di vista penale, l’avvocata Iannelli ha precisato che «il fatto che lui la seguisse e che lei avesse paura sarebbe potuto essere sufficiente per integrare il reato di stalking, a patto che ci siano stati due episodi, anche in un arco temporale ristretto». 

Un’altra studentessa, Ivana, ha detto di avere subito molestie nel corso di uno stage nella redazione di una televisione nazionale. Il suo primo giorno è iniziato con un redattore che, ancor prima di salutarla, le si è presentato chiedendole se volesse vedere la foto del suo pene. Ma per Ivana, le molestie non sono finite qui.

L’alunna ha riportato il caso di un caporedattore che in un primo momento era molto gentile nei suoi confronti. Il giornalista seguiva la ragazza, aiutandola a muovere i primi passi nel giornalismo, ma piano piano ha iniziato con gli apprezzamenti estetici, accompagnati da domande private sulla propria vita intima. La situazione è continuata nel tempo e la stagista si è sentita sempre più a disagio. In particolare, un giorno, il caporedattore le ha detto davanti a tutti: «Con quelle gambe tu mi puoi chiedere quello che vuoi».

In redazione tutti hanno iniziato a pensare che l’allieva fosse diventata la sua amante e, anche per questo, ha raccontato di aver subito mobbing dai colleghi. Il caporedattore, vedendo che lei non rispondeva alle sue avances, a un certo punto non le ha fatto fare più nulla.

Una terza studentessa, sempre durante uno stage, ha riportato di essersi trovata in una situazione molto difficile con un caporedattore di un noto programma televisivo italiano. Un giorno lui le ha chiesto di darle una sigaretta. Lei, che era in piedi, si è chinata per prenderla nella borsa per terra, lui le ha messo le mani sulle spalle e l’ha immobilizzata all’altezza del suo organo sessuale. Poi l’ha guardata e ha riso, lei è rimasta bloccata. Da allora ha cercato di evitarlo ogni giorno.

La replica della scuola e del rettore

«Non ne sapevamo nulla: i casi di molestie segnalati mi colpiscono moltissimo, soprattutto in una scuola dove il rapporto con i nostri allievi è sempre stato il nostro punto forte». Non ha usato mezzi termini Carlo Chianura, direttore dal 2016 del master di Giornalismo della Lumsa.

«Siamo sempre stati molto selettivi nella scelta delle redazioni dove far svolgere gli stage ai nostri alunni, ma qui siamo in tutt’altro campo, quello delle molestie, dei reati».

In passato sono arrivate alcune segnalazioni al master, da parte di qualche stagista che denunciava una situazione di sfruttamento del lavoro in una testata, ma sul tavolo non è mai arrivata una denuncia di molestia.

«Se ci fossero state segnalate, avrei immediatamente tolto la giovane in questione dalla redazione e avrei fatto subito una segnalazione all’Ordine – continua il direttore -. La cosa non sarebbe passata sotto silenzio».

Come scuole di giornalismo, ci sono degli obblighi precisi da seguire. In ogni redazione infatti viene scelto un tutor che deve seguire lo stage dello studente, sia dal punto di vista professionale che di convivenza sul posto di lavoro.

«Se avessimo saputo di questi casi, il tutor avrebbe subito una sanzione disciplinare, oltre che, molto probabilmente, lo stesso direttore di quella testata, una volta acclarato che erano avvenuti episodi del genere».

Nemmeno al rettorato della Lumsa sono arrivate segnalazioni di casi di molestie.

«Il nostro Ateneo possiede tutti gli strumenti tipici delle comunità universitarie volti alla sensibilizzazione su queste tematiche – ha spiegato il rettore della LUMSA, Francesco Bonini-. Gli studenti del master, nel corso del biennio, sono formati specificatamente in ambito etico ed essendo inseriti pienamente nella comunità usufruiscono di una serie di strumenti: dal codice etico ai consiglieri di fiducia dell’ateneo».

ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO

Nessuno dei casi di molestia dei master in giornalismo della Luiss e della Lumsa che ci sono stati riportati è stato segnalato all’Ordine regionale dei giornalisti del Lazio.

«Non essendo possibile interferire nell’autonomia didattica dei vari atenei, il nostro intento sarà quello di promuovere, attraverso incontri con i dirigenti delle due scuole di giornalismo del Lazio, la presenza femminile nel personale docente, in modo da garantire al meglio la corretta parità di genere», ha spiegato il presidente dell’Ordine del Lazio, Guido D’Ubaldo, insieme ai consiglieri Maria Lepri e Pietro Suber.

Le scuole di giornalismo sono autonome per quanto riguarda la scelta di docenti e tutor che comunque devono rispettare l’obbligo formativo.

«In ogni caso – hanno spiegato dall’Ordine del Lazio – vorremmo attivare, in collaborazione con le altre istituzioni della nostra categoria, un centro di ascolto ad hoc per proteggere le vittime di eventuali molestie, violenze sessuali e discriminazioni di genere che vogliono segnalare anche in forma anonima, oltre che eventuali comportamenti ed azioni contrarie alla deontologia professionale». 

«Parliamo di comportamenti che se accertati, devono essere combattuti con grande severità», hanno sottolineato D’Ubaldo, Lepri e Suber. «Una volta verificata l’attendibilità, ogni segnalazione deve passare dal coinvolgimento dell’autorità giudiziaria. Trattandosi, almeno per quanto ci riguarda, di una nuova tipologia di segnalazioni, abbiamo comunque intenzione di promuovere un dibattito sul tema con altri enti, dall’Ordine nazionale alla Fnsi, fino alle scuole di giornalismo per arrivare, in tempi brevi, a soluzioni concrete in grado di rispondere al meglio alle problematiche in questione. Funzionando anche da deterrente nei confronti di possibili reiterazioni di comportamenti contrari alla deontologia professionale, come quelli segnalati».

Le dieci scuole di giornalismo chiamate in causa, così come gli ordini regionali di riferimento, hanno accettato le nostre richieste di confronto. Oltre a Perugia e alla Luiss, anche Torino e Tobagi hanno confermato di avere ricevuto segnalazioni di episodi di molestie e sessismo negli ultimi dieci anni e di avere preso provvedimenti. Luiss e Tobagi ci hanno invitate a presentare l’inchiesta alle studentesse e agli studenti del biennio in corso.

Tutte le scuole hanno affermato di non essere intervenute per i casi che non conoscevano, perché non gli sono stati comunicati in alcun modo, ma di essere sorprese e dispiaciute rispetto alle testimonianze che abbiamo riportato. Hanno sottolineato che si impegneranno per monitorare la situazione e lavorare sulla prevenzione. Una posizione simile a quelle dei rettori e delle rettrici degli atenei coinvolti.

Gli ordini regionali hanno sottolineato di avere possibilità di manovra limitate, ma nonostante ciò si sono impegnati ad affrontare la questione con le scuole cercando possibilità di intervento.

PERUGIA

Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia

Oltre al caso raccontato all’inizio dell’articolo, la scuola di Perugia, fondata nel 1992 dall’Università degli Studi di Perugia e dalla RAI, ha riconosciuto di essere stata a conoscenza di un secondo caso, compiuto da un altro formatore, che era stato notato da parte della classe.

Anche in questo caso dichiara di aver preso provvedimenti, allontanandolo, come specifica nella comunicazione che ha inviato in data 11 ottobre 2024 in risposta alle nostre domande che pubblichiamo integralmente. 

Secondo una delle nostre fonti, durante un incontro casuale con il formatore allontanato, questi avrebbe detto, vantandosi di una nuova posizione lavorativa: «Adesso guadagno più di prima, avete perso voi, non io» .

La replica del rettore

La segreteria del rettore dell’Università di Perugia ha affermato di non aver ricevuto segnalazioni di episodi di molestie all’interno della scuola di giornalismo e ha precisato che, nel rispetto del Codice etico di Ateneo, «l’Università non tollera abusi di natura sessuale e assicura alle vittime una sollecita protezione libera dal pregiudizio».

In caso di molestie o discriminazioni, il personale studentesco e scolastico dell’Università di Perugia può rivolgersi allo sportello antiviolenza gratuito o al Comitato Unico di Garanzia, un organismo che «opera contro ogni forma di discriminazione diretta o indiretta riferita a genere, età, orientamento sessuale, origine etnica, disabilità e lingua».

L’Università ha anche istituito un Garante di Ateneo, una figura che esamina gli esposti relativi ad atti o comportamenti di organi, strutture o singoli componenti dell’Università.

ORDINE DEI GIORNALISTI DELL’UMBRIA

In data 4 ottobre 2024, Mino Lorusso, presidente dell’Ordine regionale dell’Umbria, ha affermato di non aver mai ricevuto segnalazioni rispetto a questi due casi, né da parte degli alunni, né da parte della scuola.

«Sono sorpreso e amareggiato. Se ne fossimo stati a conoscenza avremmo coinvolto il Consiglio Nazionale dell’Ordine e se ci fossero stati risvolti penali ci saremmo rivolti alla magistratura». 

Lorusso ha sottolineato tuttavia il ruolo marginale dell’Ordine regionale all’interno della scuola, che si limita a esprimere un membro del comitato scientifico, uno di quello esecutivo e alcuni membri delle commissioni di esame.

«Non vogliamo zone d’ombra nella condotta nostra, né in quella di altri legati a noi», ha aggiunto Lorusso, che in data 11 ottobre 2024 ha affermato che il racconto dei due casi riportati in sede di confronto con IrpiMedia (4 ottobre 2024) è già stato riportato al Consiglio dell’Ordine dell’Umbria, che solleciterà un chiarimento con la scuola.

La decisione del Consiglio di «avviare un approfondimento sugli episodi ai quali fa riferimento l’inchiesta» è stata comunicata anche al presidente dell’Ordine nazionale, Carlo Bartoli.

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, ha affermato di non avere mai ricevuto, neppure in via informale, alcuna segnalazione in merito. Se gli fossero giunte notizie in tal senso assicura che «sarebbe stata immediatamente avvertita la Procura interessata». Infatti, sostiene che per casi simili non ci possono essere mezze misure. «Si tratta di comportamenti, se accertati, gravissimi. Chi ha notizia, a qualunque titolo, di fatti del genere non deve indugiare neppure un istante. Deve denunciare tutto e subito». Ha aggiunto che «il Consiglio nazionale dell’Ordine è impegnato a combattere senza alcuna esitazione, molestie, violenze e comportamenti simili non solo nelle scuole, ma anche sui luoghi di lavoro e, in generale, in qualsiasi contesto».

Rispetto alle azioni per prevenire la violenza di genere, Bartoli afferma che «le scuole di giornalismo sono strutture totalmente in capo alle università che le organizzano. All’Ordine compete solo la vigilanza sulle materie insegnate e la verifica dei requisiti dei docenti. Non siamo noi a scegliere i docenti e i tutor. Sono certo che i rettori e i direttori delle scuole abbiano la massima sensibilità riguardo a temi così delicati. In caso contrario avremmo provveduto a rescindere immediatamente la convenzione. In ogni caso, ho provveduto a inviare una lettera ai rettori, ai direttori dei master e ai presidenti degli Ordini regionali interessati».

Patrizia Romito, psicologa sociale, docente in pensione all’Università di Trieste e autrice di numerose ricerche e testi sulla violenza di genere, tra i quali Le molestie sessuali. Riconoscerle, combatterle, prevenirle (Carocci, 2019), non è rimasta stupita dello spaccato emerso dalla nostra inchiesta. Ha commentato che, nonostante negli ultimi trent’anni ci sia stato un cambiamento a livello normativo e di consapevolezza, restano numerosi gli uomini che, «appena sono in una posizione di potere, la usano per appropriarsi del corpo delle donne in varie maniere, ma anche per umiliarle, tenerle sotto controllo e impedire loro di vivere, di fare carriera, di lavorare».

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Chiara Volpato, ordinaria di Psicologia sociale all’Università degli Milano-Bicocca, autrice di pubblicazioni come Deumanizzazione. Come si legittima la violenza (2011) e Psicosociologia del maschilismo (2013), entrambi per Laterza, ha spiegato che «il settore della stampa, soprattutto la televisione, tradizionalmente è stato maschile. A un certo punto le donne hanno cominciato ad essere più visibili e probabilmente gli uomini sentono la minaccia femminile: prima erano loro i padroni e poi sono apparse le donne, sempre più competitive. Penso che questo sia uno dei fattori correlati alle molestie che servono soprattutto per dire alle donne di stare al proprio posto, in secondo piano». Il fatto che le molestie accadano a chi si sta affacciando alla professione, per  Volpato, è ancora più grave, perché si tratta di persone ancora giovani, con «meno armi di difesa». Se poi, in certi casi, «non c’è solidarietà da parte dei colleghi, le studentesse si ritrovano a essere sole e quindi diventano veramente vittime o comunque molto ricattabili».

Le conseguenze delle molestie possono essere diverse, dipende dall’entità, ha aggiunto Volpato. «Con le nostre ricerche abbiamo visto che le donne, dopo le molestie, vivono male il proprio uscire nel mondo, e quindi hanno ripercussioni sulla loro autonomia. Inoltre si rileva un aumento dello stress, ci si sente in colpa per come si era vestite, per come si è reagito. E poi ci sono disagi molto più profondi: chi non dorme più, chi deve andare in terapia, chi ha una vera e propria depressione, chi pensa al suicidio. Ciò accade con offese apparentemente minori, che però non vengono elaborate».

Le segnalazioni di molestie che abbiamo raccolto non si riferiscono soltanto alle ore trascorse dentro le scuole, ma anche in quelle degli stage.

URBINO

Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Fondato nel 1990, l’Istituto organizza corsi di formazione al giornalismo e di aggiornamento professionale per giornalisti e gestisce la Scuola di giornalismo di Urbino.

Durante uno degli stage, una studentessa ci ha raccontato di avere incontrato un giornalista che ha iniziato a mandarle da subito messaggi con complimenti sul suo aspetto. Una sera ha insistito per portarla a casa in macchina. «Ha fatto tutto il tragitto fissandomi. Ho provato un grande disagio e senso di insicurezza». Una volta a casa, il giornalista le ha scritto: «Ti avrei dato un bacio, ma sei scappata. Hai paura di me?», «Non ti piaccio o non ti interessa il sesso?». Franca non ha mai riportato alla scuola l’accaduto, ma ne ha parlato con alcuni colleghi della redazione. Secondo loro, il giornalista si era comportato in modi simili con altre ragazze, le hanno quindi consigliato di smettere di rispondere.

Secondo l’avvocata penalista Iannelli, il fatto si sarebbe potuto configurare come «reato di molestia o disturbo alla persona con mezzo del telefono».

Un’altra alunna di Urbino, Benedetta, ci ha riferito di essere stata molestata durante uno stage da due caposervizio di due aree diverse. Entrambi hanno iniziato a mandarle messaggi prima per aiutarla con dei pezzi, poi per invitarla a uscire, scrivendole anche molto tardi la sera. Inizialmente, Benedetta ha risposto ai loro messaggi: «Non mi sentivo nella posizione di non rispondere, erano comunque dei capi». Aveva paura di incontrarli di persona, perché non sapeva che cosa sarebbe potuto accadere. 

Iannelli segnala che potrebbero entrambi trattarsi di reati «di disturbo alla persona o stalking via messaggio», in base a una serie di fattori, tra cui «la frequenza e quantità dei messaggi, se e come è mutata la condotta dopo la mancata risposta e se si capisce chiaramente che sono molestie non volute e di quale intensità».

La replica della scuola

Lella Mazzoli, direttrice dell’istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, ha affermato di non aver mai ricevuto segnalazioni di molestie dalle studentesse. «Sono stupita e dispiaciuta». 

Mazzoli ha aggiunto: «Succede che i praticanti si lamentino per le attività che svolgono in stage, ma non mi è mai capitato di venire a sapere di episodi di molestie». Rispetto al bilanciamento di genere nel corpo docenti, Mazzoli ha sottolineato che le scelte di Urbino sono legate alla professionalità «Chiamiamo chi è a nostro giudizio il giornalista più attento e rigoroso in un certo campo».

La direttrice ha ricordato inoltre che due delle testate del master, la TV e la radio, sono dirette da donne.

Mazzoli ha fondato e dirige il Festival del giornalismo culturale, che nel 2024 è stato dedicato allo sguardo femminile nel giornalismo culturale. Durante il nostro confronto ha affermato che alla presentazione del festival, all’inizio di ottobre, avrebbe «fatto un accenno anche a questo lavoro per dire quanto è importante non abbassare mai la guardia». 

La replica del rettore

Il rettore dell’Università di Urbino, Giorgio Calcagnini, ha affermato di non aver ricevuto nessuna segnalazione dalle studentesse del master in giornalismo.

In casi di molestie o discriminazioni di genere, ha consigliato «in prima battuta di rivolgersi al Consigliere di fiducia» e ha segnalato che iniziative per sensibilizzare sulle discriminazioni e le molestie sessuali vengono svolte dal Comitato unico di garanzia. Ha affermato anche che è necessario «creare le condizioni affinché donne e uomini abbiano le stesse opportunità professionali e implementare un monitoraggio che verifichi il rispetto della parità».

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLE MARCHE

Alla data di pubblicazione non abbiamo ottenuto commenti da parte dell’Ordine dei giornalisti delle Marche.

A Urbino, un’alunna ha detto di avere incontrato un redattore, durante lo stage, che da subito le ha inviato messaggi commentando il suo aspetto. Lei rifiutava le sue avances: lui si offriva di accompagnarla a casa dopo il lavoro fino ad arrivare a prospettare un contatto fisico. Le ha chiesto: «Non ti piaccio o non ti interessa il sesso?» Alcuni colleghi della redazione le hanno confermato che si era già comportato così in precedenza. Un’altra studentessa ha raccontato di essere stata molestata nel corso di uno stage da due caposervizio di due aree diverse.

A Bari, invece, una studentessa, in occasione di una attività organizzata dalla scuola, si è vista avvicinare un formatore invitato dalla scuola che le ha chiesto se fosse fidanzata. Quando lei ha risposto in modo affermativo, lui le ha chiesto: «Ah, e il tuo ragazzo ti lascia andare in giro così?». Poi ha iniziato a indicare la sua scollatura e a toccarle i capelli lunghi, che lei cercava di spostare per coprirsi, dicendo: «No, no, fai vedere». 

BARI

Master biennale di I livello in Giornalismo dell’Università di Bari

Il master dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari è l’unico attivo nel Sud Italia.

In uno dei bienni, un gruppo di studenti e studentesse ha partecipato a un’attività organizzata dalla scuola, durante la quale erano presenti anche alcuni insegnanti e un giornalista esterno. Secondo il racconto di Irene, una delle alunne, nel corso dell’attività il giornalista ha iniziato a fissarla e a commentare il modo in cui era vestita. A un certo punto, le si è avvicinato e le ha chiesto: «Tu sei fidanzata?». Lei ha risposto di sì, e lui ha replicato: «Ah, e il tuo ragazzo ti lascia andare in giro così?». Irene non sapeva cosa rispondere. 

Un compagno di Irene ha registrato in video l’interazione. Il giornalista ha continuato ad importunarla, indicando la scollatura della giovane che, in visibile imbarazzo, ha provato a coprirsi il décolleté con i capelli. Il giornalista, incurante del disagio di Irene, le ha spostato per due volte i capelli dicendo: «No, no, fai vedere». L’episodio ha lasciato l’allieva in preda a un malessere tale da portarla a uscire dalla stanza insieme a un compagno che aveva notato la sua agitazione. Un paio di ore dopo, Irene, ci ha detto di avere riferito quanto accaduto a un referente del master.

L’insegnante ha riso, sminuendo l’accaduto e dicendo: «Gli uomini sono fatti così. Dovresti imparare a sfruttare i loro punti deboli per fare carriera». Irene, da allora, non ne ha più parlato con la scuola.

La replica della scuola

«Né io, né il direttore delle testate del master Lino Patruno siamo venuti a conoscenza di alcun episodio del genere. Se ci fosse stato esposto il caso, sicuramente avremmo affrontato la questione all’interno del Consiglio della scuola per le dovute indagini ed eventuali azioni», ha dichiarato Luigi Cazzato, coordinatore del master in giornalismo di Bari, che ha continuato: «Proviamo a inserire all’interno del programma le questioni di genere e l’approccio postcoloniale, una decisione che a volte ci ha anche causato problemi sia tra docenti che con gli studenti». 

Cazzato ha segnalato che per il biennio 2024-2026 l’Ateneo ha adottato un Gender Equality Plan, un documento che include misure per la promozione del linguaggio di genere, l’equilibrio di genere nelle posizioni di vertice, l’integrazione della dimensione di genere nella formazione e misure a contrasto alla violenza di genere, comprese le molestie sessuali. È la seconda volta che l’Università di Bari si dota di un documento simile: il primo risale al biennio 2022-2024.

La replica del rettore

Al giorno della pubblicazione non siamo riuscite a ottenere commenti da parte del rettore dell’Università di Bari.

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA PUGLIA

Rispetto al master in giornalismo di Bari, all’Ordine dei giornalisti della Puglia non sono risultati episodi che configurassero «nei confronti delle studentesse, ipotesi di reato né tanto meno fatti deontologicamente sanzionabili».

Serena Bersani, presidente dell’associazione Giulia giornaliste e consigliera dell’Ordine dell’Emilia Romagna, messa al corrente del risultato della nostra inchiesta ha spiegato che, con le colleghe, sta prendendo i nostri risultati molto sul serio.

«Purtroppo non sono stupita di ciò che avete scoperto perché nelle redazioni situazioni come quelle che descrivete sono frequenti. Sicuramente sono molto dispiaciuta e credo sia necessario intraprendere una serie di azioni perché fatti del genere non avvengano più e non restino impuniti».

Secondo Bersani aumentare la presenza della componente femminile tra i formatori non soltanto favorirebbe un pluralismo di prospettive, inclusa quella di genere, ma aiuterebbe a ridurre i casi di molestie e discriminazioni. Le formatrici donne ci sono e sono disponibili, sottolinea, spiegando che una decina di anni fa lei stessa ha accolto con favore la creazione, in Emilia Romagna, di un albo a disposizione del consiglio e del master contenente anche un elenco di giornaliste donne formate e competenti.

«Purtroppo l’iniziativa è stata ignorata e ad oggi non ha dato gli esiti sperati perché, nonostante il Consiglio dell’Ordine proponga sempre tre giornalisti esperti nella materia ricercata dal master, compresa almeno una donna, le docenti scelte alla fine sono pochissime e in diverse scuole c’è poco ricambio. Io invece credo che docenti, tutor e speaker dovrebbero essere cambiati ogni due anni».

Con altri colleghi, Bersani assicura che proporrà all’Ordine nazionale di vigilare perché gli incarichi nelle scuole di giornalismo di tutta Italia vengano d’ora in avanti assegnati in un’ottica di parità di genere.

Questa inchiesta per noi è un inizio: speriamo che possa servire, anche tramite il vademecum redatto dall’avvocata penalista Virginia Dascanio, ad aumentare la consapevolezza generale, a fare in modo che chi subisce oppure ha subito molestie o discriminazioni di genere non si senta più sola e sappia che sia nelle scuole sia negli Ordini si possono trovare percorsi con persone di supporto.

Sappiamo che lo spaccato che abbiamo fornito rispetto alle scuole di giornalismo è simile a situazioni che si possono trovare nelle redazioni. Per questo motivo abbiamo creato un questionario anonimo, aperto sia alle studentesse sia alle giornaliste freelance e a quelle assunte, che può essere diffuso e compilato.

* Per non rendere riconoscibili le fonti e chi, secondo le testimonianze, ha compiuto discriminazioni, molestie verbali e sessuali e tentate violenze sessuali, usiamo indistintamente per docenti accademici, docenti giornalisti, giornalisti che hanno tenuto seminari di poche ore o più giorni e tutor i termini “formatori” e “insegnanti”. 

MOLESTIE NELLE SCUOLE DI GIORNALISMO: L’INCHIESTA IRPIMEDIA E LA NOTA CPO FNSI

Roma, 17 ottobre 2024

«Voi con queste gonnelline mi provocate». Un formatore della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia si rivolgeva così alle sue alunne durante le lezioni.
Il formatore è già stato allontanato dall’incarico: lo si apprende dall’inchiesta delle giornaliste Francesca Candioli, Roberta Cavaglià, Stefania Prandi divulgata il 16.10.2024 da IrpiMedia.

L’inchiesta è durata otto mesi e ha raccolto “testimonianze di molestie e discriminazioni da 239 studentesse e studenti, relative agli ultimi 10 anni di corsi. Un terzo delle studentesse ha raccontato di aver subito discriminazioni, molestie verbali e sessuali in classe e negli stage”. L’inchiesta è fruibile nella sua interezza sul sito IrpiMedia.

La Cpo Fnsi, da sempre attenta e vigile sul tema (fin dal sondaggio scientificamente svolto nel 2019 secondo cui l’85% delle giornaliste italiane dipendenti aveva subito molestie nei luoghi di lavoro), prende spunto da questo nuovo lavoro per ribadire la necessità di combattere ogni sessismo. Di più: la necessità di evitare che si creino le condizioni stesse per il proliferare di atti molesti e discriminatori; per questo si rivolge ai vertici di Scuole e Ordini con l’auspicio che si creino da subito le condizioni di attenzione e sostegno affinché le vittime trovino la forza di denunciare anche alla magistratura gli abusi subiti, che sono reato e non semplice malcostume. Sostegno e denuncia sono i presupposti per il necessario cambiamento .

Commissione Pari Opportunità – Federazione Nazionale Stampa Italiana

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Crediti

Autori

Francesca Candioli
Roberta Cavaglià
Stefania Prandi

Editing

Giulio Rubino

Visuals

Lorenzo Bodrero

Ha collaborato

Espulse. La stampa è dei maschi

Foto di copertina

Claudio Capellini

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