«Sono un consumatore storico di eroina, se così vogliamo dire. Ho iniziato a usare eroina all’età di 16-17 anni». Marco – nome di fantasia -, che oggi di anni ne ha 54, rimane sul vago quando parla di sé e delle sue origini, tradito solo dall’accento romano.
Da un paio d’anni ha iniziato a consumare farmaci oppioidi a scopo ricreativo. «Sono riuscito facilmente a reperire farmaci oppioidi prescrivibili», dice. Non medicinali contraffatti, sintetizzati illegalmente, ma prodotti farmaceutici fatti uscire dai canali di vendita dietro prescrizione «con la connivenza di medici e ricette false. Oppure – racconta Marco – a volte acquisto da persone che hanno familiari che ne fanno uso per motivi medici»
L’inchiesta in breve
- Gli oppioidi sono antidolorifici usati per trattare dolori cronici e presentano rischi di dipendenza. Adesso stanno emergendo anche nel mercato nero italiano come sostituti dell’eroina, anche se non esistono dati chiari sul numero di persone con patologie di dipendenza da farmaci oppioidi in Italia
- Dopo il divieto alla coltivazione di oppio in Afghanistan da parte dei talebani nel 2022, nei Paesi europei l’eroina di buona qualità è diventata molto più costosa, mentre è aumentata quella di cattiva qualità. I farmaci oppioidi rappresentano quindi un’alternativa più accessibile e meno rischiosa all’eroina
- La diffusione e la vendita di queste sostanze avviene in modalità anonime e decentralizzate, spesso tramite pacchi postali e spedizioni. Al momento non sembrano essere coinvolte le grandi organizzazioni criminali
- Nel 2024, il governo italiano ha approvato il “Piano nazionale contro l’uso improprio di fentanil e altri oppioidi sintetici”, che punta a rafforzare i controlli e a sensibilizzare le forze dell’ordine sul traffico di queste sostanze
- Il Piano è stato criticato da vari osservatori per essere distante dalla realtà di chi consuma droghe, sottolineando la mancanza di strumenti pratici per supportare i consumatori
- L’aumento dello spaccio di oppioidi va di pari passo con una crescita dell’uso terapeutico di queste sostanze in Italia, un Paese considerato generalmente “oppiofobico” rispetto alle altre nazioni europee
Gli oppioidi sono farmaci – naturali o sintetici – che danno gli stessi effetti sedativi dell’oppio, e vengono utilizzati come antidolorifici. Fra le sostanze più note ci sono la morfina, l’ossicodone e il fentanil. Il loro ruolo è fondamentale nel trattamento del dolore cronico nei pazienti oncologici, quando i farmaci meno potenti non sono abbastanza efficaci. Allo stesso tempo, però, comportano dei rischi di dipendenza per chi ne fa uso.
La storia di Marco è rappresentativa di un fenomeno più ampio. L’Italia è uno dei Paesi europei in cui vengono prescritti meno farmaci oppioidi, tanto da essere stato considerato a più riprese «oppiofobico». Adesso però le cose stanno cambiando: la diffusione di oppioidi – almeno per quanto riguarda alcune tipologie – è in aumento e, come testimoniano diverse indagini e sequestri, parte di questi farmaci viene spacciata fuori dai canali legali come sostanza stupefacente.
Su questa storia
Questa storia fa parte della serie World of Pain, un’inchiesta transazionale in collaborazione con The Examination, Paper Trail Media, Finance Uncovered, Metrópoles, The Initium, Der Spiegel, ZDF, Der Standard, Tamedia-Group e The Washington Post. IrpiMedia è partner per l’Italia.
Nella prima puntata avevamo raccontato di come la famiglia Sackler – proprietaria di Purdue Pharma, azienda produttrice di ossicodone criticata per il suo ruolo nell’epidemia di overdose da oppioidi negli Stati Uniti – continui a beneficiare dalla vendita di oppioidi in tutto il mondo attraverso le aziende Mundipharma. Anche in Italia
Da alcuni anni in campo medico, la paura degli oppioidi, «sebbene molto lentamente, si sta riducendo», spiega Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza (Sipad). «Sempre più specialisti e terapisti del dolore vengono sottoposti a corsi di formazione fatti da noi tossicologi esperti di dipendenza. Spieghiamo perché non bisogna avere timore di usare questi farmaci, ma anche quali sono le precauzioni che devono essere prese».
Mentre crescono le prescrizioni legali, in Italia aumenta l’attenzione delle istituzioni verso la diffusione di questi farmaci sul mercato illegale. Secondo i dati forniti a IrpiMedia dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (Dcsa) del Ministero dell’Interno, nel 2023 sono state sequestrate 11.908 compresse di ossicodone, in forte aumento rispetto alle 728 del 2018.
Accedi alla community di lettori MyIrpi
Il tenente colonnello Maruska Strappatelli comanda un piccolo gruppo di Carabinieri del Nucleo Tutela Salute (Nas), distaccati presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che si occupa esclusivamente di contrasto al crimine farmaceutico. In un’intervista con IrpiMedia spiega che, fra i 38 nuclei Nas sparsi in tutta Italia, quasi tutti hanno almeno un’indagine avviata sullo spaccio di farmaci oppioidi. «Il traffico di oppioidi – spiega Strappatelli – è abbastanza invasivo».
Sequestri di Fentanil
Dosi di fentanil e derivati sequestrati in Italia fra il 2018 e il 2023.

Nota: L’indicazione di due unità di misura significa che in alcuni anni la sostanza è stata sequestrata sia in polvere, sia in compresse o altri confezionamenti.
Fonte: Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, II Servizio – Studi, Ricerche, Informazioni e Progetti, luglio 2024
Sequestri di Ossicodone e medicinali
Dosi di ossicodone e medicinali sequestrati in Italia fra il 2018 e il 2023.

Nota. L’indicazione di due unità di misura significa che in alcuni anni la sostanza è stata sequestrata sia in polvere, sia in compresse o altri confezionamenti.
Fonte: Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, II Servizio – Studi, Ricerche, Informazioni e Progetti, luglio 2024
Anche se i sequestri di oppioidi ancora rappresentano una frazione minima rispetto a quelli di altre droghe come la cocaina e la cannabis, diversi fattori fanno pensare che il mercato nero per questo tipo di farmaci sia promettente.
Mancano dati sulla dipendenza
Purtroppo non è ancora chiaro quante siano le persone che hanno sviluppato una dipendenza da farmaci oppioidi. Alcuni articoli stimano questa cifra in 350mila persone, senza però spiegare come sia stata calcolata. Diversi esperti del settore contattati da IrpiMedia hanno ridimensionato questo numero.
Abbiamo inviato al Ministero della Salute una richiesta di accesso agli atti per sapere se esistano dati ufficiali sul numero di persone dipendenti da oppioidi. Il Ministero ci ha indirizzato agli studi IPSAD (Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs), che raccolgono statistiche sulla popolazione italiana tramite dei questionari.
Gli ultimi dati completi però risalgono al 2011 e riguardano solo le abitudini di consumo. Dei dati più recenti – di prossima pubblicazione, fanno sapere i responsabili della ricerca – è per ora disponibile solo un estratto: secondo lo studio 750 mila persone hanno assunto oppioidi nel 2022. Tuttavia, non si fa distinzione, per esempio, fra eroina – anch’essa un oppioide – e farmaci.
Anche i dati sulle persone che entrano nei percorsi di riabilitazione dei Serd (Servizi per le dipendenze patologiche) vanno presi con cautela. Ci sono persone «alle quali sono stati prescritti questi farmaci per motivi terapeutici – spiega Leonardi di Sipad –, che non avevano nella maggior parte dei casi nessuna storia di abuso di sostanze» e che hanno sviluppato una dipendenza da farmaci oppioidi. Ma si tratta di numeri molto bassi, circa lo «0.02% delle persone in trattamento presso i Serd».
Le cifre ufficiali del Dipartimento per le Politiche Antidroga distinguono le persone prese in carico dai Serd in base alla sostanza di abuso primaria, senza però specificare il modo in cui si è creata la dipendenza. Fra gli oppioidi, nel 2022, quasi 2000 persone erano in trattamento ai Serd per consumo di metadone, 540 per buprenorfina, 10 per fentanil.
Sono numeri molto piccoli, ma bisogna considerare che non è facile distinguere i confini del fenomeno della dipendenza da farmaci oppioidi. In Italia, molte persone che utilizzano questo tipo di sostanze a scopo ricreativo, senza avere una prescrizione medica, lo fanno per trovare dei sostituti dell’eroina.
Sarebbe però importante capire quanti pazienti a cui viene prescritto, ad esempio, ossicodone, poi sviluppano una dipendenza: la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, come abbiamo raccontato nella prima puntata di World of Pain, è iniziata così.
Sostituire l’eroina
«Noi “oppiomani” siamo nati con l’eroina. Nessuno ha iniziato assumendo fentanil, ossicodone, tramadolo», spiega Marco. Il passaggio ai farmaci oppioidi avviene generalmente dopo, quando reperire l’eroina diventa più difficile. Nel 2022 le persone in carico ai Serd per consumo di questa sostanza erano più di 79 mila.
Spesso – secondo Carlo Alessandro Locatelli, direttore del Centro Antiveleni-Centro Nazionale di Informazione Tossicologica di Pavia – i farmaci oppioidi non sono consumati da soli. «Noi abbiamo avuto casi di intossicazione in Italia in cui l’ossicodone, in rari casi, è stato trovato da solo; quindi erano persone che prendevano solo l’ossicodone». Tuttavia, prosegue, «non sono casi sufficienti per dire che oggi c’è un’ecatombe dovuta all’ossicodone in Italia».
Nel caso di Marco il passaggio ai farmaci oppioidi «è stato dettato dalla possibilità di reperirli e soprattutto dal drastico calo della qualità di eroina presente sul mercato nell’ultimo periodo. È veramente scarsa, quindi non sortisce più l’effetto ricercato».
€ 3.000.000
Valore dei sequestri di ossicodone (principalmente) e tramadolo fra luglio 2023 e maggio 2024
€ 30
Il prezzo di una pasticca di ossicodone sul mercato nero si aggira tra i 20 e i 40 euro
Fonte: Carabinieri Nas, 2024
ItanPud, network italiano delle persone che usano droghe, è un’associazione che si occupa di diritti delle persone che consumano sostanze. Come spiega il presidente, Alessio Guidotti, «abbiamo riscontrato con il tempo un forte abbassamento della qualità e della disponibilità di eroina in strada. Questo crea tutta una serie di problemi per chi cerca questa sostanza e finisce per andare verso altre sostanze o per chi consuma eroina di pessima qualità, tagliata con altre cose», dice.
Confermano questa tendenza anche le analisi della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga. «Nel 2022 i talebani in Afghanistan hanno vietato la produzione di oppio. Quindi in Occidente l’eroina buona è diventata più cara, mentre è aumentata l’eroina di pessima qualità», spiega il tenente colonnello dei Carabinieri Massimo Barbaglia, direttore di sezione presso la Dcsa del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Il rischio in questa situazione è che l’eroina possa essere mischiata con altri oppioidi per abbassarne il costo, come «fentanil, ossicodone o altri sintetici. Magari anche all’insaputa del consumatore», conclude Barbaglia.
«Mettiamo che io prendo dell’eroina e la uso come eroina. Se poi invece di eroina in realtà quella sostanza è fentanil, io ci muoio […]. È come se ti prendi una bottiglia di Moretti e dentro trovi della grappa senza accorgerti della differenza. Bevi una bottiglia da 66cl e ti ritrovi in coma etilico», spiega Marco.
Il fentanil, infatti, è fra le 30 e le 50 volte più potente dell’eroina e, quindi, anche molto più letale: una dose di appena 2-3 milligrammi porta alla morte per depressione respiratoria. Per questo a marzo 2024 il Dipartimento delle Politiche Antidroga del Governo ha approvato il «Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanil e di altri oppioidi sintetici», che aumenta l’attenzione verso la circolazione di queste sostanze. Ancora la sostanza non è presente in modo diffuso in Italia – come testimonia il sequestro di “solo” 24 pasticche di fentanil nel 2023 –, anche se a maggio di quest’anno a Perugia è stata individuata una dose di eroina tagliata con fentanil.
La strategia è principalmente quella di potenziare l’apparato repressivo: si parla – fra le altre cose – di aumentare i controlli, sensibilizzare forze dell’ordine e procure, favorire lo scambio di informazioni tra polizia e servizi segreti. Solo l’ultimo punto del Piano è dedicato alla popolazione generale e prevede generiche «azioni di sensibilizzazione […] sulla pericolosità di tutte le droghe».
Secondo Alessio Guidotti di ItanPud «il Piano corrisponde a un determinato tipo di sguardo politico e ideologico sulle sostanze. È lontano mille miglia dalla realtà quotidiana di chi consuma sostanze e dalle misure che servirebbero a tutelare queste persone. Ad esempio, non esiste la possibilità di effettuare l’analisi delle proprie sostanze, il drug checking».
Il caso del Portogallo
Dal 2000, il Portogallo porta avanti una politica di depenalizzazione di tutte le droghe, trasformando il consumo da reato penale a infrazione amministrativa per le piccole quantità e abolendo la differenza tra droghe leggere e droghe pesanti.
Quando è stata ideata, l’obiettivo principale era ridurre il numero di nuovi casi di HIV tra i consumatori di droghe, implementando programmi di riduzione del danno, trattamenti di sostituzione e campagne informative. Il modello portoghese ha visto un calo significativo nelle morti per overdose e nel numero di nuove infezioni da HIV tra i consumatori di droghe, con un aumento generale nell’accesso ai trattamenti e una diminuzione dei carichi giudiziari legati ai reati di droga.
Nel 2008 la Corte suprema portoghese ha ristabilito il reato di consumo di droga quando la quantità ritrovata supera una certa soglia, in una mossa considerata dai critici contraria alla politica di depenalizzazione portata avanti dal Paese. Dal 2008 è stato registrato un aumento netto delle sanzioni per consumo di droga, imputabile proprio alla decisione della Corte suprema.
Come funziona il mercato illegale
L’approvvigionamento di oppioidi per il mercato clandestino avviene in vari modi. Nella maggior parte dei casi, però, i farmaci non vengono prodotti illegalmente ma “distratti” dai circuiti legali. A volte vengono rubati i ricettari medici e i timbri per produrre ricette false. Così poi queste ricette vengono utilizzate per ottenere gli oppioidi, spesso in «farmacie distanti tra di loro per evitare che si abbia una certa continuità che possa destare dei sospetti», spiega il tenente colonnello Strappatelli.
Altre volte invece sono gli stessi medici ad essere complici. «In alcune situazioni abbiamo trovato proprio iper-prescrizioni fatte da medici. Era insomma intenzionale. Il medico faceva prescrizioni a pazienti che ne erano ignari, proprio per fini di spaccio. Aveva dei complici a livello delle farmacie o a livello di soggetti che poi andavano ad acquistare il farmaco», prosegue la comandante del nucleo Nas Aifa.
È il caso dell’indagine No Pain, condotta dai Nas di Latina nel 2021: un medico prescriveva farmaci oppioidi – soprattutto Depalgos, a base di ossicodone e paracetamolo – a braccianti agricoli indiani per permettergli di sopportare meglio i turni massacranti di lavoro, con la complicità di una farmacia locale.
Nell’ordinanza di custodia cautelare, ottenuta da IrpiMedia, lo studio del medico viene definito come un vero e proprio «supermarket di servizi illeciti». Intercettato, il medico diceva: «prendono quella roba per lavorare….hanno lasciato l’oppio».
Le fonti investigative sentite da IrpiMedia confermano episodi di spaccio di oppioidi in tutta Italia. Per ora, comunque, secondo la Dcsa, viene considerato improbabile un coinvolgimento della criminalità organizzata.
Questo dipende dal metodo di distribuzione delle sostanze.
«Tradizionalmente abbiamo le classiche piazze di spaccio governate da una criminalità organizzata, che quindi non consente l’ingresso a nuovi soggetti», spiega il tenente colonnello Barbaglia.
Nel caso degli oppioidi, prosegue, lo spaccio è «parcellizzato, anonimo, viaggia nei pacchi postali. Abbiamo numeri di pacchi postali pazzeschi. Attualmente anche le dogane – a causa della mole di spedizioni postali – hanno difficoltà nei controlli».
In questo quadro si inserisce anche l’esperienza di Marco: «non c’è lo spacciatore di oppioidi all’angolo della strada come invece può capitare per le altre sostanze stupefacenti – dice –. Oltretutto le sostanze di cui stiamo parlando, almeno quelle che ho utilizzato io, sono tutti preparati farmacologici. In altre parole, non c’è l’ossicodone in polvere venduto nell’incarto artigianale, ci sono le compresse di ossicodone».
Crescono le prescrizioni
In Italia l’aumento dello spaccio di oppioidi va di pari passo con una crescita dell’uso terapeutico di queste sostanze.
Sostienici e partecipa a MyIrpi
I dati dell’Aifa sulla somministrazione di medicinali nel 2022 mostrano un trend leggermente in crescita per quasi tutti i principi attivi oppioidi.
Tra il 2014 e il 2022, ad esempio, le dosi giornaliere di fentanil ogni mille abitanti sono aumentate in media dell’1,5% all’anno. Per l’ossicodone (in combinazione col naloxone), l’aumento medio annuo è del 4,8%.
In Italia la svolta nell’utilizzo di farmaci per la terapia del dolore è arrivata – almeno sul piano teorico – nel 2010.
«La legge 38/2010 ha garantito a tutti i pazienti affetti da dolore cronico il diritto all’accesso alle cure», spiega Guido Mannaioni, professore ordinario di Farmacologia Tossicologia dell’Università degli Studi di Firenze e presidente eletto della Società Italiana di Tossicologia (Sitox).
«Prima c’erano maggiori problematiche per riuscire ad accedere alla terapia con farmaci oppioidi. Questa legge ha facilitato l’accesso alla cura degli oppioidi che, è bene sottolineare, sono degli ottimi farmaci analgesici».
Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.