Chiesa della Santissima Trinità, oblast di Kharkiv, distretto di Izyum, villaggio di Velika Komyshuvaha. Per alcuni mesi la Chiesa è stata utilizzata come ospedale da campo dalle forze russe d’occupazione. Hemo (Ukrainian Heritage Monitoring Lab), il Sergente Tytych e i suoi ne hanno documentato i danni © Patrick Tombola
Museo nazionale letterario, un anniversario tra le macerie
Il Museo nazionale letterario e memoriale di Hryhorii Skovoròda è stato colpito da un razzo all’alba del 6 maggio 2022, nel 300° anniversario della nascita del filosofo settecentesco. Grazie a fotografie, campionamenti e interviste con i testimoni, Hemo ha stabilito come a causa dell’impatto dovuto sia all’onda esplosiva che alla frammentazione e all’incendio devastante che ne è conseguito, tutte le strutture interne al museo sono andate distrutte.

Allo stesso modo, la collezione del museo presente al momento dell’incidente (la parte più consistente e preziosa era stata già evacuata dopo il 24 febbraio) è stata ridotta in macerie. Le mura esterne hanno subito varie deformazioni, mentre il palazzo centrale e il seminterrato in legno originario del Seicento hanno subito danni significativi.

Grazie al sistema Delta, Tytych e i suoi possono dimostrare «come non ci fossero truppe, carri armati o obiettivi militari nei paraggi e che si sia, quindi, trattato di un attacco deliberato». Secondo Maria Zadorozhna «era il museo in sé, più che quello che racchiudeva, a rappresentare un bene prezioso. Skovoroda è un personaggio simbolico per gli ucraini».
Chi è Hryhorii Skovoròda
(1722 – 1794)
Il Socrate ucraino o russo, a seconda dei punti di vista, è nato e vissuto in Ucraina, ma parlava e scriveva russo e, almeno nei suoi scritti, non dava l’impressione di essere particolarmente critico nei confronti dell’Impero. Per questo motivo i sovietici non l’hanno mai bandito e Putin, nel famoso saggio, lo cita per dimostrare che tra cultura ucraina e russa non vi è differenza.
Skovoroda, però, è stato un punto di riferimento importante per gli scrittori del Rinascimento culturale ucraino degli anni ’20 del Novecento (diventati famosi per aver adottato il motto «Via da Mosca verso l’Europa»), poiché parlava ante tempore, già nel Settecento, di uguaglianza, ascensori sociali e assenza di divisioni di classe.

Mentre i russi la considerano troppo astratta, la filosofia di Skovoroda, basata sulla trasposizione dei concetti di libertà e felicità nella vita reale, è spesso presa a esempio dagli ucraini per il tipo di società che ambiscono a costruire.
Oltre a questo, altri casi gravi per cui si sono potute raccogliere prove cospicue sono: il Museo di storia locale, il Museo artistico del pittore Kuindzhi e il Museo del folklore a Mariupol; i Musei di storia ed arte regionale e due dipartimenti del Museo storico di Kakhovka (prossimo alla diga esplosa il 6 giugno scorso, nd) nella regione di Kherson, e il Museo d’arte regionale e quello di storia locale di Melitopol, nell’oblast di Zaporizhzhya – come evidenziato nelle due successive sezioni di approfondimento.
Kherson, libera ma svuotata del suo patrimonio
L’esercito russo ha occupato la città di Kherson dal 2 marzo all’11 novembre 2022. Nel corso delle ultime tre settimane, i soldati, insieme ad attori locali e non, hanno saccheggiato il Museo artistico e il Museo di storia regionale della città, oltre alla Cattedrale di Santa Caterina e agli Archivi nazionali.
Dalle indagini condotte da Human Rights Watch (HRW) la collezione del Museo di storia regionale è stata sequestrata da una settantina di persone in abiti civili, «apparentemente parte dei servizi di sicurezza federali (FSB) russi», e trasferito al Museo di Chersoneso vicino a Sebastopoli, in Crimea. Si tratta in particolar modo di reperti archeologici risalenti alle antiche civiltà greca e scita, monete, armamenti, medaglie di epoca zarista e sovietica, icone e dipinti.

Per quanto riguarda il Museo artistico, è stato lo stesso direttore del museo crimeano di Tavrida, Andrei Malgin, ad affermare al quotidiano spagnolo El Pais di aver ricevuto 10.000 delle oltre 14.000 opere totali. Sebbene avesse dichiarato di essere pronto a restituirle non appena la situazione si fosse calmata, nei mesi seguenti ha inserito alcuni di questi reperti all’interno di mostre propagandistiche, di cui è emersa traccia sui social media. Tramite ricerche incrociate tra gli stessi e i cataloghi degli anni passati, anche HRW ha identificato come alcuni dipinti esposti a Tavrida provengano da quello stesso Museo artistico. Tra questi, La torre di Ivan Kushchin (1989) del pittore Georgy Petrov, e La tempesta che arretra (1870) di Ivan Aivazovsky.

Per Belkin Wille, direttrice associata di HRW, non c’è dubbio: «Si tratta di un saccheggio sistematico volto a spogliare gli ucraini del loro patrimonio nazionale e consiste in un crimine di guerra, per cui i responsabili dovranno pagare il prezzo».
In entrambi i casi i furti sono avvenuti grazie al coinvolgimento degli impiegati e dei direttori dei musei, sanzionati sia dagli Stati Uniti che dall’Ue.
Nel primo caso, i russi sono stati accolti a braccia aperte, con «bouquet di fiori» al loro arrivo. Nel secondo, dopo che la direttrice filo-ucraina è fuggita all’inizio dell’invasione, a sostituirla è arrivata la cantante filorussa Natalya Desyatova, che non ha mai negato il suo ruolo nella «evacuazione della collezione», per cui ha raccontato di aver ricevuto il supporto di rappresentanti provenienti dalla Crimea, tra cui lo stesso direttore di Tavrida.
«Per noi è semplice: è un crimine di guerra perché hanno trasferito le opere d’arte da un territorio ucraino a un altro ma, legalmente, è difficile dimostrarlo, perché la Crimea è stata annessa alla Russia», commenta il sergente-avvocato Tytych. «Faremo leva sul fatto che, andandosene, i russi hanno distrutto gli archivi. Perché mai l’avrebbero fatto, se non per cancellare l’unica prova delle opere contenute nella collezione?».
Nella regione di Kherson, un altro dei casi “eclatanti” in mano al Procuratore Generale è quello relativo al furto – anche in questo caso camuffato da trasferimento per ragioni di “sicurezza” – della collezione del Museo storico di Kakhovka, sulla riva sinistra del fiume Dnepr a circa 8 km dalla centrale idroelettrica, uno dei rami locali del Museo di storia regionale di Kherson. Aperto nel 1957 e contenente più di 7.000 oggetti, il museo racconta la storia della città e della regione, focalizzandosi sulla Guerra civile e quella patriottica, sulla creazione della diga idroelettrica di Kakhovka (distrutta il 6 giugno 2023) e del suo particolare sistema di irrigazione.

Mariupol, a immagine e somiglianza russa
Un esempio su tutti dell’intento russo di plasmare i territori contesi a sua immagine e somiglianza è Mariupol, occupata il 21 aprile 2022, dopo essere stata bombardata di continuo per quasi due mesi, provocando decine di migliaia di vittime tra i civili e la sua distruzione pressoché totale.
Diventata il simbolo della resistenza ucraina in Donbass, dal 2014 si era riuscita lentamente a distinguere non solo come polo industriale, ma anche culturale.

Se al mondo è rimasto impresso il massacro avvenuto al Teatro d’arte drammatica, bombardato nonostante fungesse da dichiarato rifugio per centinaia di disperati, di cui molti bambini, tanti sono gli esempi che dimostrano la presenza di un piano sistematico dietro al processo di distruzione e progressiva ricostruzione della città e del suo patrimonio culturale.

Già il telone che, per un certo periodo, ha ricoperto le impalcature issate attorno alle ceneri del Teatro era di per sé indicativo: affianco ai ritratti di autori russi come Pushkin e Tolstoy, è stato inserito quello del poeta ucraino, contestato dai russi, Taras Shevchenko.
Dove nel 2020 le autorità ucraine avevano eretto un monumento per le loro vittime, a settembre 2022 i russi hanno costruito un monumento dedicato ad Alexander Nevsky, il santo guerriero patrono delle forze armate. I nomi delle strade e delle piazze principali, come la Myru Avenue, o Corso della Pace, rinominato Lenin Avenue, sono stati sostituiti da nomi simbolo dell’Unione Sovietica e della dominazione russa dell’Ucraina.
Il 5 maggio, alla presenza di uno degli uomini più vicini a Putin, è stata svelata la statua della Babushka Z, una “nonna” russa 3.0, che sventola la bandiera sovietica.
Quattro giorni dopo, nella Giornata della vittoria sovietica contro i nazisti, il 9 maggio, i russi hanno festeggiato inaugurando un monumento per celebrare sia i successi ottenuti al termine della Seconda Guerra Mondiale, che quelli contro i “nazisti contemporanei”, ovvero gli ucraini.
«L’invasione va di pari passo con la memorializzazione degli eventi, che diventano subito storia», spiega il ricercatore Damian Koropeckyj.
A concludere l’opera di ricostruzione, e assimilazione, qualche settimana fa le autorità hanno annunciato che in estate inaugureranno il Museo della liberazione di Mariupol, seguendo le disposizioni date da Putin ad aprile 2023, che raccomandava di creare ovunque musei che inneggiassero alla guerra contro l’Ucraina.
Hemo sta cercando anche di venire a capo di varie collezioni trafugate, di cui solo pochi oggetti sono stati rinvenuti, per ora, in Crimea, e che si teme siano già state trasferite in Russia. Nello specifico: il Museo di storia locale, il Museo d’arte Arkhip Kuindzhi, il Museo del folklore e il Museo dei medaglioni di Yukhym Kharabet.
Inoltre, anche nel caso di Mariupol, come in quello di altre città occupate, come Donetsk, Luhansk o Melitopol, i russi hanno cominciato a installare statue e busti di Lenin precedentemente abbattuti dagli ucraini.














