#SanctionsGame
Il gioco delle sanzioni
Aggiornata il: 03 Dicembre 2025
#SanctionsGame
Fucili di precisione. Eliche per navi rompighiaccio. Munizioni di grosso calibro. Presse per fabbricarle. E ancora, connettori elettrici per missili da crociera e turbine per impianti a gas liquefatto. Tutti beni made in Italy che non dovrebbero più arrivare in un Paese sotto sanzioni internazionali da oltre 10 anni qual è la Russia. Eppure, questo succede in modo sistematico, spesso senza che le sanzioni stesse vengano violate.
Subito dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina è accaduto grazie alla clausola che consentiva di ottemperare a contratti in corso. Oggi, sempre di più, attraverso semplici triangolazioni con Paesi ex sovietici in cui le sanzioni non sono in vigore. Raccontare come aziende e flussi economici si adattino ai nuovi divieti significa indagare le complessità e i paradossi delle sanzioni, le scappatoie e, solo raramente, le violazioni.
Se prodotti che potrebbero rafforzare – o già rafforzano – l’economia di guerra del regime putiniano continuano ad affluire in Russia non è perché le sanzioni “in sé” non funzionano, ma per precise scelte imprenditoriali, di aziende che non rinunciano alle proprie partecipazioni azionarie o a chiudere le proprie filiali in Russia, che continuano a fare affari con imprenditori sanzionati, che non si domandano dove andranno a finire tutti quei fucili che improvvisamente spediscono in Kirghizistan.