Nell’aprile 2021, l’operazione Shamar porta all’arresto di sette residenti del Vallo di Diano, accusati di associazione a delinquere legata al traffico e allo sversamento illegale di rifiuti chimici liquidi, identificati come «idrocarburi leggeri con pericolosità HP14-ecotossico». Si tratta di rifiuti estremamente nocivi, sversati da camion in diversi terreni nel Vallo di Diano, area di frontiera tra Campania e Basilicata, in particolare nei comuni di Polla, Sant’Arsenio, Atena Lucana. Per un breve lasso di tempo, il territorio del Vallo, come lo chiamano gli abitanti, esce dal cono d’ombra della cronaca locale per arrivare a quella nazionale.
Con Shamar: cosa resta della notte, un podcast in due puntate, prodotto e realizzato dalla rete RESTA in collaborazione con Fada Collective, gettiamo luce sui reati ambientali e sulla resistenza di cittadine e cittadini che, da quell’aprile del 2021, hanno continuato a mobilitarsi, reagendo a una rassegnazione strisciante, in una zona in cui la scelta di emigrare, per lavoro e studio, accomuna nonni e nipoti.
Subito dopo i primi ordini di arresto seguiti all’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, nasce RESTA (Rete Ecologia, Salute, Territorio e Antimafia), una piattaforma civica che riunisce cittadine e cittadini determinati a lottare per difendere l’ambiente del Vallo di Diano, facendo pressione su amministratori, istituti scolastici e società civile.
Per realizzare Shamar: cosa resta della notte, RESTA si è alleata con Fada Collective, all’interno del progetto #SenzaSegnale ideato da IrpiMedia.
Le due puntate del podcast raccontano – attraverso i protagonisti – l’indagine della magistratura, il ruolo dell’azienda da cui sono partiti i materiali nocivi e le forme di protesta e mobilitazione messe in atto da studenti e attivisti. Sullo sfondo e a tratti protagonista, il territorio del Vallo di Diano, area interna, lontana da centri di potere, in cui il ricatto occupazionale condanna alcuni al silenzio. Quello che nasce tra i monti che incorniciano il Vallo, può e deve diventare di dominio pubblico.
Ep.1 – Contaminazioni
Il Vallo di Diano, all’estremità meridionale della provincia di Salerno, è una grande conca raccolta in un anello di montagne. Una scacchiera di campi frammentati, alternati a edifici e capannoni industriali.
All’alba del 12 aprile 2021 scoppia il caso Shamar: sette persone, tutte valdianesi, sono indagate per traffico e sversamento illecito di rifiuti chimici liquidi. Tra i nomi degli indagati spicca quello di Luigi Cardiello, conosciuto come il “Re Mida dei rifiuti” e già coinvolto in altre inchieste.
Per gli abitanti del Vallo, è un risveglio amaro: l’isola felice, lontana dalle cronache giornalistiche, è in realtà un territorio contaminato. Nasce anche una nuova consapevolezza. E con essa l’associazione RESTA.
Ep.2 – Antidoti
L’inchiesta Shamar rivela che i rifiuti sversati nel Vallo di Diano provengono da un’azienda del territorio: la PRA.CAL di Polla, che dà lavoro a centinaia di persone. Mentre il processo prosegue, udienza dopo udienza, la ditta cerca di ripulire la propria immagine.
Cinque anni dopo gli sversamenti, però, le bonifiche sono ancora lontane. Di fronte a lentezze giudiziarie e scarsa volontà politica, per molti nel Vallo di Diano non resta che partire. Un’emigrazione che ricorda quella di nonni e bisnonni.
Partecipare sembra essere l’antidoto più forte a contaminazioni criminali e rassegnazione. C’è chi rimane sul territorio e chi parte. Tanti giovani, migranti forzati dal lavoro o dallo studio, credono nella possibilità di resistere in maniera diversa, di «restare anche da fuori».
