«Non ho amici qui, non esco a Torre Maura perché non c’è niente», dice Leonardo (nome di fantasia), seduto su un muretto davanti alla stazione della metropolitana linea C. La fermata si inabissa sotto la via Casilina, l’arteria che per antonomasia è simbolo della periferia est di Roma. È l’undicesima tappa a partire da San Giovanni, lo snodo ferroviario dove la linea C incontra la linea A, alle porte del centro storico. È la dodicesima, invece, partendo dalla parte opposta, al capolinea Monte Compatri-Pantano, ad oltre 22 chilometri dal Campidoglio. Sulla mappa del percorso della metropolitana, Torre Maura è il punto mediano dove le giornate di Leonardo iniziano e finiscono.
L’adolescente frequenta un liceo fuori dal quartiere, in un altro municipio. Lì studia, ha la sua cerchia di amici, il luogo di ritrovo anche per un semplice caffè. «Ma è sempre tutto abbastanza faticoso. Quando esco da scuola, l’autobus passa dopo venti minuti, alcune corse saltano. Comunque mi ritengo fortunato, al contrario di altri, perché almeno abito qua vicino», dice indicando la mastodontica entrata della stazione, incassata nel sottosuolo, mentre gruppetti di ragazzi, zaini in spalla, ne fuoriescono.

Sul futuro, Leonardo è speranzoso. Esita, distogliendo lo sguardo, fissa il vuoto su via Walter Tobagi, la strada che si infossa nelle profondità di Torre Maura. L’università è uno dei traguardi a cui ambisce.
«Bisogna però capire se ci sono i soldi, se mi prenderanno o no. La vita è imprevedibile».
La povertà educativa è principalmente una condizione di privazione. Si manifesta nell’impossibilità, per migliaia di bambini e adolescenti, di coltivare e accrescere le proprie aspirazioni. Avviene in contesti dove il diritto allo studio è minato, l’offerta culturale è limitata e i luoghi di condivisione sono inesistenti. È il risultato di una stratificazione di deficit socio-economici, di carenze infrastrutturali e mancanze delle istituzioni, il cui impatto combinato ricade sulla formazione delle nuove generazioni.
Roma è enorme, contiene tante città insieme distanti tra loro, ognuna con le sue peculiarità. La povertà educativa è un fenomeno tangibile nel VI municipio, detto il “municipio delle Torri” perché molti dei quartieri che ingloba portano nel nome una “torre”, una rovina divenuta emblema del territorio: Torre Angela, Tor Bella Monaca, Tor Vergata, e Torre Maura, per l’appunto.

Con 240 mila abitanti, il VI Municipio di Roma sarebbe la tredicesima città italiana per popolazione. Per accesso alle risorse, aspettativa di vita e livello di istruzione, è il peggiore Municipio della Capitale.
Il reddito annuo qui è inferiore del 34% rispetto alla media romana: 17 mila euro. Le domande di Reddito di cittadinanza del 2023 contavano per il 16% delle richieste totali del bacino cittadino.
Un primato positivo del VI Municipio afferisce alla popolazione: un quinto dei residenti è infatti sotto i 19 anni. Purtroppo, però, l’offerta scolastica non è all’altezza: è il Municipio con meno istituti superiori e licei con 9 unità, contro le 55 del I Municipio.

Con 240 mila abitanti, il VI Municipio di Roma sarebbe la tredicesima città italiana per popolazione. Per accesso alle risorse, aspettativa di vita e livello di istruzione, è il peggiore Municipio della Capitale.
Il reddito annuo qui è inferiore del 34% rispetto a Roma: 17 mila euro. Le domande di Reddito di cittadinanza del 2023 contavano per il 16% delle richieste totali del bacino cittadino.
Un primato positivo del VI Municipio afferisce alla popolazione: un quinto dei residenti è infatti sotto i 19 anni. Purtroppo, però, l’offerta scolastica non è all’altezza: è il Municipio con meno istituti superiori e licei con 9 unità, contro le 55 del I Municipio.
Tra le 15 suddivisioni amministrative, il VI municipio è una delle più popolose, con 240 mila abitanti distribuiti su un’area che sconfina oltre il Grande raccordo anulare (Gra), l’anello autostradale attorno alla Capitale. Per popolazione, sarebbe la tredicesima città italiana.
La miriade di report e dossier sulla città convergono su un punto: qui il disagio sfiora percentuali da record. Secondo le stime elaborate da Mapparoma – un progetto di ricerca e di divulgazione che ha radiografato la città – è il territorio con il peggior Indice di sviluppo umano. Il parametro è la media geometrica risultante dall’intreccio di tre elementi: l’accesso alle risorse, l’aspettativa di vita e i livelli di istruzione.
Stando alle analisi del Comune di Roma, il VI municipio è quello con il più alto Indice di disagio sociale. Redditi estremamente esigui, lavoro povero e disoccupazione e un tasso di scolarizzazione sotto la media cittadina. Il reddito annuo è poco sopra i 17 mila euro, inferiore del 33,6 per cento rispetto alla media dichiarata dai contribuenti capitolini, come si evince dall’ultimo rapporto Caritas Roma sulle povertà.
Un dato esemplificativo che fotografa con più nitidezza lo stato della zona est: le domande di Reddito di cittadinanza accolte nel 2023 – quando la misura era ancora in vigore – sono state 27.668, circa il 15,6 per cento delle richieste totali del bacino cittadino. Inoltre il municipio ha un ulteriore primato, stavolta positivo: è quello con più giovani della città. Circa il 20 per cento della sua popolazione ha meno di 19 anni. Eppure è anche quello con meno istituti superiori e licei, 9 unità scolastiche contro le 55 del I municipio, quello più centrale.
Torre Maura
Torre Maura è la rappresentazione plastica del dato municipale. È aggrappato ai guardrail della città delimitata, nel 1946, dal Gra. Ed è tranciato dalla via Casilina, un muro di traffico e asfalto che divide il quartiere in due nuclei separati: la borgata storica e i blocchi degli alloggi popolari.
La prima è fatta di edifici bassi e strade senza marciapiedi, tirata su da contadini e dalle ondate migratorie del sud Italia in cerca di casa, mattone dopo mattone, dal 1922. La seconda è composta dai due comprensori, uno di proprietà del Comune e l’altro gestito dall’Azienda regionale Ater, due grumi di cemento da 958 appartamenti, costruiti durante l’ondata dei programmi per l’edilizia residenziale pubblica.
I due volti del quartiere convivono ai margini di Roma, in uno spazio connotato dagli abitanti con un “al di là” e un “al di qua” della via Casilina. Gli alloggi dell’Ater, sono definiti le “case gialle” per il colore degli edifici. Quelli del Comune, invece, sono stati realizzati dall’Istituto per lo sviluppo edilizio e urbanistico (Isveur) con i fondi della Comunità europea e consegnati all’amministrazione nel 1977. Col tempo, l’acronimo Isveur ha perso il suo significato ed è divenuto il termine popolare con cui identificare la zona attorno a queste palazzine.

Stando alle analisi di Mapparoma sui dati Istat del 2021, il 17,6 per cento dei residenti ha soltanto la licenza elementare o è privo di un titolo scolastico. Poco più di un cittadino su tre (il 40,5 per cento) ha un diploma superiore. E soltanto il 14,1 per cento ha una laurea in tasca. Mancano un cinema, un teatro e una biblioteca.
Monica Aloisantoni ne è consapevole. Abita da dieci anni in zona e fa parte di Cittadinanza attiva Torre Maura Odv, un’associazione che si spende per rendere il quartiere un luogo che risponda alle esigenze dei cittadini.
«Oltre a lamentarci con le istituzioni, ci sporchiamo le mani, siamo presenti sul territorio, cercando di essere anche un po’ i portavoce della comunità. Quindi operiamo su più livelli», dice. Per colmare uno dei tanti buchi, «senza però sostituirsi all’amministrazione», come sottolinea più volte Aloisantoni, l’associazione ha puntellato il quartiere con delle “bibliocabine”.
«Abbiamo trasformato delle cabine telefoniche in disuso in piccole librerie. L’idea è semplice: noi abbiamo messo i primi volumi. Le persone vengono autonomamente, prendono in prestito ciò che vogliono. Portano dei libri propri, li leggono e li restituiscono», spiega, sfogliando un fumetto, sfilato da una mensola appoggiata accanto alla cornetta del telefono. «Abbiamo lanciato l’input. Torre Maura continua da sola».
La cultura che manca
Nel VI Municipio, soltanto l’8% dei giovani si ritiene molto soddisfatto per come impiega il proprio tempo libero.
Il 72% della popolazione ritiene che la mancanza di luoghi di cultura sia tra le carenze più gravi.
A Torre Maura non ci sono cinema, teatri né biblioteche.
L’associazione Cittadinanza attiva Torre Maura ha creato le bibliocabine, vecchie cabine telefoniche convertite a librerie dove i residenti possono prendere in prestito o lasciare libri.
Nel VI municipio ci sono due biblioteche comunali: la biblioteca Borghesiana e quella di Collina della Pace, inaugurata nel 2016 in un casale confiscato alla criminalità organizzata. La più vicina però è un’altra, la biblioteca Rugantino, che si trova nel vicino quartiere di Torre Spaccata, assorbito dal VII municipio nel 2021.
«Bisogna prendere la macchina per arrivarci. È molto bella. Sarebbe necessario però averne una a Torre Maura», commenta Aloisantoni. Stesso discorso per la biblioteca Gianni Rodari, quartiere Alessandrino, nel V municipio: è piuttosto vicina ma occorrono circa 20 minuti di autobus con relativa attesa alla fermata. Oppure l’automobile: a piedi è lunga, e la strada è senza marciapiedi.
Il Comune di Roma, nell’ambito del Piano urbano integrato (Pui), una serie di interventi per le periferie delle città metropolitane, finanziato con i fondi del Pnrr, ha dato il via alla progettazione dei “poli civici culturali e di innovazione”. Tradotto: un piano di potenziamento della rete di biblioteche di Roma Capitale per cui sono stati stanziati complessivamente 56 milioni di euro. Di questi, circa 37 milioni di euro sono dedicati alla realizzazione di 9 nuovi poli culturali, «strategicamente collocati in quartieri non ancora raggiunti dal servizio».
Nell’elenco, però, il VI municipio non compare. Gli altri 19 milioni di euro sono finalizzati all’efficientamento e alla riqualificazione di 21 delle 40 biblioteche già esistenti. In questo caso, il territorio delle Torri è presente con i suoi due avamposti.
«Siccome c’è la metro, pare che il quartiere sia diventato l’ombelico del mondo. Sembra che si possa arrivare dappertutto. Ma non è vero. In realtà quel poco che c’è, è difficilmente raggiungibile. Il danno e la beffa», esordisce così Alessia Rocco, una delle due coordinatrici del Punto luce di Torre Maura, lo spazio ad «alta intensità educativa» di Save The Children, rivolto ai ragazzi dai 6 ai 16 anni, «nelle periferie maggiormente svantaggiate delle città».
I due parallelepipedi a vetri su via Walter Tobagi, sormontati dalle balconate delle case popolari Isveur, ospitano anche lo “spazio mamme” per il supporto alla genitorialità. Il partner operativo è la cooperativa Antropos. Le attività sono molteplici: laboratori teatrali e musicali, collaborazioni con le scuole, supporto allo studio, corsi di lingue, sport. Il Comune aveva costruito gli edifici con fondi regionali stanziati nel 2005, prevedendo un centro culturale polivalente.

€ 25.700
il reddito medio annuo
40
le biblioteche in città
26%
la popolazione laureata

€ 17.000
il reddito medio annuo
2
le biblioteche
13%
la popolazione laureata

€ 20.000
il reddito medio annuo
0
biblioteche, cinema o teatri
14%
la popolazione laureata
IrpiMedia | Dati: mapparoma.info | Feb 2024

€ 25.700
il reddito medio annuo
40
le biblioteche in città
26%
la popolazione laureata

€ 17.000
il reddito medio annuo
2
le biblioteche
13%
la popolazione laureata

€ 20.000
il reddito medio annuo
0
biblioteche, cinema o teatri
14%
la popolazione laureata
IrpiMedia | Dati: mapparoma.info | Feb 2024
«Rimane una cattedrale nel deserto, chiuso e inutilizzato per anni», spiega, invece, Alessandro Telloni, vice presidente della cooperativa. «Subentra poi Save The Children che mantiene le stesse finalità del progetto iniziale, spostando però il target su infanzia, adolescenza e famiglie». Nel 2015, l’inaugurazione del Punto luce, in un territorio «a cavallo tra due municipi che si contendono, come dico sempre scherzosamente, il primato della sfiga in termini di dispersione scolastica», sottolinea Telloni.
Lo spazio potenziale per giovani adulti
Argolab2 è «lo spazio potenziale per giovani adulti» del Centro di salute mentale del VI Municipio, uno dei territori di competenza dell’Asl Roma 2. Nato nel 2020, si trova all’interno delle “case gialle”, il comprensorio pubblico gestito dall’Ater. Il servizio è rivolto alle persone in fascia di età tra i 18 e i 30 anni, con progetti che puntano a far «incontrare l’emergere di nuove possibilità così come richiesto in un periodo della vita in cui ci si confronta per la prima volta con tante cose come non mai», spiega Maria Grasso, psichiatria e psicoterapeuta, responsabile dello spazio potenziale.
Laboratori, supporto allo studio, eventi, corsi per la sperimentazione artistica e teatrale. «Attività centrate più sul pensiero che sul fare concreto in un ambiente in ascolto che incoraggia e stimola gli interessi culturali. E la costruzione di realizzazioni gruppali a seconda dei contenuti che affiorano», dice Grasso. Le evidenze mostrano, rimarca Grasso, che i classici percorsi di cura basati esclusivamente su psicofarmacologia e ricoveri non hanno portato ai risultati sperati. Il tentativo messo in campo da Argolab2 è quello di riaprire il discorso sullo sviluppo, che la crisi psicotica minaccia di chiudere.
Il concetto di spazio potenziale è dello psicoanalista Donald Winnicott che, nella sua teorizzazione, lo ha descritto come incontro tra mondo interno e mondo esterno. Ed è l’esperienza culturale, a suo avviso, ad avere un ruolo imprescindibile nel creare relazioni, permettendo la separazione necessaria alla crescita con il prevalere dell’esperienza sulle “tendenze ereditate”.
«Dare il nome di un concetto che proviene dalla teoria dello sviluppo psichico a un luogo istituzionale pubblico è anche un’iperbole di buon auspicio che qualcosa possa evolvere rispetto alle nostre prassi», dichiara Grasso. Tendere all’ideale di coerenza tra teoria e prassi, come sottolinea. «Argo è nome di tanti oggetti, anche di una costellazione, ma è soprattutto la nave della mitologia greca. Mi tornava come immagine rispetto ad alcune sue caratteristiche che ancora una volta rappresentano un ideale a cui un’istituzione di cura potrebbe tendere».
Il mito narra di una nave costruita per mano di Atena, dea della sapienza: un sapere competente al servizio dell’organizzazione. L’obiettivo, la conquista del vello d’oro, è di scarsa importanza: è il viaggio che conta. L’imbarcazione è così grande da accogliere un numeroso equipaggio, «tanto quanto è grande la popolazione di cui bisogna occuparsi». E il fatto, rimarca Grasso, che questa nave possa interagire coi suoi passeggeri, trasformandosi per realizzare la loro impresa. «Questo rappresenta bene il rapporto dinamico e di co-costruzione auspicabile soprattutto per la giovane età dei naviganti».
Argomenti è la rivista periodica dello Spazio potenziale ed è realizzata dai “giovani adulti” che frequentano il laboratorio di giornalismo. «Si chiama così proprio perché funziona approfondendo ed esplorando diversi argomenti culturali in base alle inclinazioni che nascono dal dialogo tra redattori».
Il Centro di giornalismo permanente (Cgp) ha collaborato con la redazione di Argomenti alla realizzazione dell’ottavo numero della rivista, dedicato al fenomeno della povertà educativa. Qui la copia digitale.
In circa 10 anni, tante cose sono cambiate. Rocco è fin dall’inizio nel progetto, è allarmata però da un dato che, giorno dopo giorno, si ingrandisce. Dal 2001 al 2022, Torre Maura ha avuto un calo della popolazione del 9,6 per cento, attribuibile, secondo l’educatrice, alla scarsità di opportunità e servizi.
«Negli ultimi due anni, ad esempio, la scuola di via delle Alzavole ha formato soltanto una prima elementare. Quando ho iniziato a lavorare, ce ne erano quattro», dice, riferendosi all’istituto comprensivo a ridosso delle palazzine Isveur. «Dall’altra parte della via Casilina sono stati più fortunati. Alla scuola Rugantino ne hanno formate tre invece di cinque». E gli adolescenti? «Vanno fuori».
Coscienza di classe
Quando Elisa (nome di fantasia) si alza dal letto, alle 04:30, l’oscurità riempie ancora il quartiere. Si concede una colazione veloce, dedicandosi allo studio. Esce di casa tassativamente alle 06:20. «Se mi muovo alle 06:30, arrivo a scuola alle 08:40 ed è troppo tardi», racconta. Linea C della metropolitana e autobus. E poi lezioni durante la mattinata. Al suono della campanella, saluta i compagni di classe e riavvolge il nastro del trasporto pubblico: autobus e linea C della metropolitana.
Il pomeriggio lavora. «Dipende dai periodi. Generalmente cinque giorni alla settimana per quattro ore al giorno». Lo fa per pagarsi i libri e permettersi qualche svago. Quella di Elisa è una storia ordinaria.
«Molti degli studenti provenienti da questo quadrante sono costretti a trovarsi un lavoretto per sostenere la famiglia. Le conseguenze? Il rendimento scolastico cala e l’impegno che il mondo della formazione richiede è ingestibile», spiega Carlo Fanfoni, rappresentante degli studenti del VI municipio. «Non c’è nessun sostegno agli studenti che lavorano, tranne qualche agevolazione. Ed è complicato farsi riconoscere come studente lavoratore perché gli impieghi sono prevalentemente in nero o troppo brevi per la burocrazia». Così, per Elisa, la sveglia del giorno dopo è sempre alle 04:30.
«Già è tanto se finisco le superiori. Non mi entusiasma continuare con l’università», rimarca.
Marianna (nome di fantasia), invece, ha pensato più volte di lasciare gli studi, è avvilita della solita routine e delle difficoltà che si addensano quotidianamente. È appesantita, a tratti annoiata. Vorrebbe lavorare subito «ma senza un diploma, dove vai?». Nel tempo libero, dice, avrebbe voglia di fare tanto. «A Torre Maura, puoi giusto fumare una sigaretta alle panchine e farti una chiacchiera. Oppure esci a Centocelle», ovvero nel quartiere catalizzatore dei desideri per gli adolescenti della porzione est della Capitale.
Gli studenti
La povertà educativa si manifesta nell’impossibilità, per migliaia di bambini e adolescenti, di coltivare e accrescere le proprie aspirazioni.
Il 18% della popolazione di Torre Maura ha soltanto la licenza elementare o è privo di un titolo scolastico, mentre il 40% ha un diploma superiore.
Ne l’Indagine sui giovani romani: under 35 ai raggi x, realizzata dal Comune di Roma e dall’istituto di ricerca Demoskopika, pubblicata nel 2019, il VI Municipio è al penultimo posto per quanto riguarda il benessere delle nuove generazioni. Soltanto il 7,7 per cento del campione analizzato si ritiene molto soddisfatto per come impiega il proprio tempo libero. Eppure Roma non è priva di svaghi ma le distanze siderali da quartiere a quartiere affossano ogni tipo di velleità. Elisa e Marianna escludono aprioristicamente le zone monumentali della città.
«Cosa vai a fare al centro di Roma?», domanda Elisa, sorpresa. Le due ragazze non si limitano soltanto a segnalare le falle dei mezzi pubblici, tracciano soprattutto un solco esistenziale con i coetanei della città perimetrata dalle Mura Aureliane. Dicono di vestirsi in modo diverso, di avere ambizioni frustrate e di provenire da famiglie e contesti sociali diametralmente opposti. Banalità, sottolineano, conseguenza non solo delle forti disuguaglianze che attanagliano la metropoli ma anche di una percezione di alterità insita nelle periferie, da contrapporre ai “fighetti” delle zone del centro.
«Io giro soltanto in quartieri in cui sono tutti grezzi», dice Marianna, quasi a ribadire un’ovvietà. Ed è nei loro quartieri che vorrebbero ricevere più stimoli. Stando al report Spatium urbis: indagine sullo spazio urbano della città di Roma, condotto dal Comune e dall’Università La Sapienza, i residenti del VI Municipio hanno fame di diritti. Il dossier è basato su 2590 interviste svolte nel 2023. Alla domanda “cosa manca nel tuo quartiere?”, il 72,4 per cento delle risposte ha evidenziato la carenza di luoghi di cultura mentre il 39,7 per cento l’assenza di spazi di aggregazione.
Per soddisfare i bisogni culturali dei giovani e fronteggiare il fenomeno della dispersione scolastica, l’amministrazione capitolina ha lanciato il progetto Scuole aperte. Un bando per attività laboratoriali e didattiche in orario extracurriculare, che prevede un contributo fino a 15 mila euro ad istituto di ogni ordine e grado.
«La strategia è fornire ai ragazzi e alle ragazze opportunità formative, di socializzazione, di incontro e confronto. I divari che insistono sulla nostra città si combattono così, con più scuola e cultura», dice ad IrpiMedia Claudia Pratelli, assessora alla scuola, formazione e lavoro del Comune di Roma. Nonostante l’importo per ciascun istituto sia piuttosto basso, i risultati ci sono stati. «Ci investiamo da due anni e ho avuto l’opportunità di girare tantissime scuole in ogni angolo della città: vedendo accadere cose davvero belle, maturare relazioni intergenerazionali, capaci di creare legami nella comunità». Nella graduatoria, ci sono undici scuole del VI Municipio, un numero inferiore soltanto ai plessi della VII circoscrizione.
La “scuoletta antica”
Inaugurata nel 1927 dall’allora ministro dell’Istruzione del regime fascista, nasceva come luogo per l’alfabetizzazione delle campagne.
Oggi, il comitato di quartiere ne ha chiesto più volte la riapertura dopo decenni di abbandono.
La “scuoletta antica”
Inaugurata nel 1927 dall’allora ministro dell’Istruzione del regime fascista, nasceva come luogo per l’alfabetizzazione delle campagne.
Oggi, il comitato di quartiere ne ha chiesto più volte la riapertura dopo decenni di abbandono.
Le case Isveur
Scarsa manutenzione, infiltrazioni alle pareti, tubature rotte, balconi scarnificati, aree verdi dimesse: Angela Barone vive negli alloggi Isveur dal 1977.
Qui, solo il 20% della popolazione è diplomato, mentre il tasso di occupazione è del 33%.
Vuoti a perdere
A Roma, anche quando gli spazi ci sono, i cortocircuiti delle procedure burocratiche costituiscono un ostacolo. Gli edifici vuoti restano tali per troppo tempo, perdendo la propria funzione originaria. Torre Maura non fa eccezione. All’interno del comprensorio scolastico Rugantino, in via della Rondini, nel cuore della borgata dove ogni mattina il mercato rionale prende vita, c’è un vecchio edificio che nessuno sa che fine debba fare. La “scuoletta antica” – così è chiamata nel quartiere – ed è un rudere.
È stata inaugurata nel 1927 alla presenza di Pietro Fedele, ministro della pubblica istruzione del regime fascista. Era uno degli ultimi tasselli piantati nell’agro romano dal Comitato delle scuole per i contadini, nato agli inizi del ‘900 per alfabetizzare le campagne. Un presidio che in età repubblicana ha perso la sua funzione, acquisendo però un valore storico e architettonico di primaria importanza. Oggi il piccolo edificio è sbarrato, accerchiato dalle transenne, con piante e arbusti che appesantiscono le falde del tetto.
Il comitato di quartiere ha chiesto più volte la sua riapertura dopo decenni di abbandono. Come riporta Roma Today, nel 2020, era stata avanzata la proposta di utilizzare la scuoletta come spazio ulteriore per gli studenti in tempi di Covid-19. Ma niente. Agli inizi del 2023, il cambio di passo. Perlomeno su carta. Il Comune di Roma ha annunciato lo stanziamento di 6,5 milioni di euro per mettere a nuovo alcune caserme dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Ed è spuntata anche la scuoletta.
«È stato finanziato il recupero per restituirla ad attività comunque legate alla scuola. Siamo in una fase ancora iniziale, vale a dire quella della definizione del progetto di riqualificazione, ma certamente lo stabile tornerà alla cittadinanza e al quartiere», conferma l’assessora Pratelli. Destinazione d’uso, però, ancora da valutare.
Il cartolaio di Torre Maura
La cartoleria Guidi ha aperto i battenti nel 1958, divenendo uno degli snodi fondamentali di Torre Maura, un luogo dove tutti inevitabilmente convergono.
Nel cuore della borgata, è un osservatorio privilegiato per le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato il quartiere. E il mestiere del libraio.
L’ex scuola elementare in via dei Tordi è un cantiere. Il Comune ha dismesso la struttura nel 2011. Nello stesso anno è stata occupata e da un collettivo «di donne in emergenza abitativa». Nel quartiere, dicevano le attiviste, si vociferava di interessi privati pronti a fagocitare l’edificio. L’occupazione è stata poi sciolta. Dopo tre anni di abbandono, lo stabile – dato nel frattempo al ministero degli Interni – è stato assegnato all’Arma dei carabinieri per farne una caserma. Circa sei anni di stallo durante cui i cittadini hanno palesato l’esigenza di una riconversione immediata.
Sicurezza urbana o luogo di pubblica utilità, purché si faccia qualcosa, è stato il leitmotiv che ha caratterizzato il dibattito tra le vie di Torre Maura. Una scuola o una biblioteca, però, sarebbero state meglio, notano alcuni residenti.
La delibera dell’assemblea capitolina, che ha segnato la definitiva metamorfosi in via dei Tordi, è arrivata nel 2020. L’amministrazione ha inserito l’ex scuola di Torre Maura in un pacchetto di tre immobili da destinare al progetto Patti per Roma sicura per aumentare i presidi delle forze dell’ordine sui territori. Nel 2022, sono iniziati i lavori di ristrutturazione.
Il collo di bottiglia: le case popolari Isveur
In uno degli appartamenti Isveur, lo scorso novembre, le piogge hanno provocato ingenti danni. I soffitti ricoperti di muffa con l’intonaco scrostato per l’umidità. Le pareti annerite, gonfie per le infiltrazioni di acqua. Angela Barone mostra le foto dallo smartphone. La sua è un’indignazione atavica, connaturata al portato di storica attivista. Barone è la presidente del comitato inquilini ed è sindacalista di Asia-Usb. Aveva 10 anni, nel 1977, quando è venuta a vivere nei caseggiati popolari di Torre Maura.
«Eravamo quelli esclusi, i diversi, quelli delle case popolari al di là della via Casilina», puntualizza.
Scarsa manutenzione degli stabili, infiltrazioni alle pareti, tubature rotte, balconi dal cemento scarnificato, aree verdi dimesse. «Queste giostre sono un reperto archeologico. Sono qui dal ‘77. Gli unici giochi che abbiamo», dice, guardando uno scivolo e un’altalena, accerchiati dalla vegetazione, trincerati da muriccioli sbeccati, ai piedi dei sette piani di una palazzina Isveur. Nonostante le innumerevoli segnalazioni fatte alle diverse amministrazioni comunali, l’attenzione istituzionale è stata flebile.
«Ci siamo autorganizzati, pulendo le parti comuni, facendo delle collette per sistemare alcuni spazi», commenta Barone.
Le “case gialle” e gli alloggi Isveur
Gli alloggi dell’Ater, sono definiti le “case gialle” per il colore degli edifici. Quelli del Comune, invece, sono stati realizzati dall’Istituto per lo sviluppo edilizio e urbanistico (Isveur).
Col tempo, l’acronimo Isveur ha perso il suo significato ed è divenuto il termine popolare con cui identificare la zona attorno a queste palazzine.
Le “case gialle” e gli alloggi Isveur
Gli alloggi dell’Ater, sono definiti le “case gialle” per il colore degli edifici. Quelli del Comune, invece, sono stati realizzati dall’Istituto per lo sviluppo edilizio e urbanistico (Isveur).
Col tempo, l’acronimo Isveur ha perso il suo significato ed è divenuto il termine popolare con cui identificare la zona attorno a queste palazzine.
Una lingua di prati circuisce i due blocchi residenziali. Il parco delle Canapiglie, sull’omonima via, dietro le “case gialle”. Il Comune di Roma ha previsto un piano di forestazione urbana, con la messa a dimora di 1.824 alberi e 1.194 arbusti. I parchi di via Belon e di via delle Cince, stretti tra il Gra e i colossi Isveur, sono immensi.
«Molte famiglie si sono rese conto della loro esistenza durante la fase più acuta del Covid-19».
I media nazionali, invece, si sono accorti dell’esistenza delle case popolari nel 2019, quando un gruppo di residenti, con Casapound e Forza Nuova al seguito, è sceso in strada contro l’arrivo di alcune famiglie rom nel centro di accoglienza in via Codirossoni, a pochi passi dagli alloggi Isveur. Le immagini della protesta hanno fatto il giro del Paese.
Altrettanto vorticosa, tra siti web e video postati sui social, è stata la voce di Simone, l’adolescente di Torre Maura che ha zittito le organizzazioni di estrema destra con il suo «a me non me sta bene che no». Barone ricorda ancora la concitazione di quelle ore. E la frustrazione patita per il racconto che la stampa ne ha fatto, dipingendo il quadrilatero Isveur come l’epicentro della violenza razzista, «senza fare distinzioni, non andando a fondo nelle dinamiche e non capendo la situazione in cui stiamo».
Le elaborazioni di Mapparoma e dell’urbanista Enrico Puccini sui dati Istat 2011 scavano in quel baratro, analizzando i dati riguardanti i comprensori popolari. I ricercatori definiscono “allarmanti” gli indicatori socio-economici. Un collo di bottiglia. Soltanto il 4,1 per cento di chi vive negli alloggi pubblici è laureato, il 19,8 per cento è diplomato. Il tasso di occupazione è al 33,5 per cento. Differenze con l’al di qua della via Casilina che si concretizzano anche tra i banchi di scuola.
«Noi lo vediamo nel rendimento dei bambini che abitano da questo lato, nelle problematicità che le scuole espongono, costrette a tamponare emergenze continue. Ed è ovvio che a risentirne è la didattica e la qualità del percorso collettivo dei ragazzi», spiega Alessia Rocco del Punto luce.
Tiziana Pica ha due nipoti. Una vive con lei. La scuola, dice, è un’ancora di salvezza, un punto di riferimento. Qualche famiglia dall’altra parte della via Casilina non esita però a domandare: «Da dove venite?» per evidenziare un discrimine con coloro che abitano negli alloggi Isveur.
Pica è cosciente del divario che separa i due lati del quartiere. Ma c’è anche altro, sottolinea, come le iniziative di solidarietà e le pratiche di mutuo aiuto che molti abitanti di Torre Maura mettono in campo nel quotidiano. Per un bambino è stata organizzata una piccola raccolta fondi per pagare l’occorrente per proseguire gli studi. «Non è abbastanza», commenta. È consapevole degli sforzi che associazioni e comitati fanno per il quartiere: lei è una volontaria per una realtà che dà pasti a chi non può permettersi un pranzo. Si ostina a non rassegnarsi e ne ammette le difficoltà. La precarietà economica, il disagio abitativo e l’assenza di prospettive pesano. Le nipoti escono da scuola e rimangono a giocare, a studiare in casa. «Qua non abbiamo proprio niente», dice.





