#Srebrenica30
Srebrenica, le risposte che mancano
Aggiornata il: 20 Agosto 2025
#Srebrenica30
Srebrenica, nel mondo, è sinonimo di orrore.
Trent’anni fa, a due passi dall’Italia, si consumava quello che Amnesty International ha definito il «più brutale, veloce e letale genocidio della storia europea dopo il 1945».
Furono almeno 8.372 i musulmani bosniaci trucidati in questa cittadina, secondo la commissione diretta dall’ex relatore speciale della Commissione delle Nazioni unite sui diritti umani Tadeusz Mazowiecki. Ad ucciderli furono le unità dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, guidate dal generale Ratko Mladić.
Oggi Srebrenica è una città vuota: secondo l’ultimo censimento affidabile, quello del 2013, risiedono in città 15.242 persone, molte delle quali però risiedono all’estero e mantengono la residenza. Nel 1991, all’epoca dell’ultimo censimento della Jugoslavia, erano 36.666. Cittadina nata attorno alle sue miniere, ancora in uso, era un centro turistico per cittadini da tutto il Paese per le sue terme e i suoi boschi. Oggi è una città che non riesce a farsi dimenticare.
Questa serie nasce da una domanda: a cosa serve un anniversario? A ricordare, certo. Anzi, a non dimenticare. Dovrebbe servire in primo luogo come monito, perché certi orrori non debbano ripetersi mai più. E infine per fare un bilancio e capire quali sono le risposte che mancano, o le domande che non sono state fatte.
Srebrenica è al centro di tre questioni aperte: quelle della comunità locale, di oggi e di ieri; quella della comunità nazionale, piantata nel cuore delle divisioni tra Federazione croato-musulmana e Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina (entità che, insieme, danno vita alla Repubblica di Bosnia ed Erzegovina); quella internazionale, con un’architettura nata dopo la guerra con gli accordi di Dayton che non funziona e un’idea di giustizia internazionale che ha lasciato molte perplessità.
Una serie, in tre puntate, attraverserà queste tre questioni, mettendole in dialogo con delle storie che le rappresentano. Per arrivare, alla fine di questo viaggio nella memoria che parla al futuro, a capire anche il valore simbolico globale di Srebrenica, all’epoca del dibattito su vecchi e nuovi genocidi.