Palermo ha scelto il turismo di massa
Nel capoluogo siciliano, la politica spinge il settore e compie scelte sorde alle esigenze degli abitanti, mettendo così a rischio conquiste sociali e comunitarie dal basso
Vista dall’alto, via Maqueda scorre lineare lungo il centro storico di Palermo come un canale artificiale per circa un chilometro e mezzo. In una giornata estiva, partendo dall’ingresso monumentale che si affaccia su corso Tukory, a pochi passi dalla stazione centrale, la strada ribolle dell’irrequietezza che si riversa dal limitrofo mercato di Ballarò. Gorghi di voci da ogni dove — Sri Lanka, Capo Verde, Gambia, Tunisia — accompagnano lo sfrecciare dei motorini elettrici guidati da giovanissimi.
A pochi passi dal cinema Orfeo, l’ultimo cinema a luci rosse della città, un gruppo di bambini tamil gioca a pallone. Proseguendo, ci si affaccia sulla cinquecentesca Fontana Pretoria e il Palazzo delle Aquile, sede del Comune. L’aria è pregna delle zaffate di orina dei cavalli parcheggiati a bordo strada e agghindati con cappellini e ninnoli, in attesa di spingere a trotto la carrozza per i turisti lungo la città.
Infine, i Quattro Canti, ovvero l’incrocio tra via Vittorio Emanuele, che dalle montagne scende a mare, e via Maqueda: centro vorticoso della città dove i più si fermano a fotografare le allegorie monumentali delle quattro stagioni.
E più in là ancora, la strada prosegue fino al Teatro Massimo, dove la carreggiata si restringe sempre più, e una strabordante distesa di corpi, perlopiù turisti, faticano a camminare tra tavoli, gazebi, chioschetti, gli inviti insistenti dei buttadentro. Una volta arrivati a piazza Verdi, pare di riprendere il fiato dopo aver passato svariati minuti in apnea.


Prima del 2015, una passeggiata del genere sarebbe stata pressoché impossibile, in quanto il centro storico era in ostaggio del traffico automobilistico. Il 3 luglio del 2016, a Bonn, il Comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco ha dichiarato l’itinerario arabo normanno “Patrimonio mondiale dell’umanità”.
Una superficie di ben 6.235 ettari, dove già nel 2013 era stato previsto, in merito al Piano di gestione per la candidatura presentata dall’allora amministrazione di Leoluca Orlando, il raddoppio delle aree pedonali nel centro cittadino.
Una rivoluzione per una città il cui centro storico è sempre stato un’anomalia rispetto ad altre città italiane: lungamente abitato dalle comunità più povere sin dal secondo dopoguerra, protagonista di battaglie politiche e di speculazioni che ne hanno cambiato le funzioni e la fisionomia.
In breve
- Nel 2024, per la festa della città, uno striscione spicca in centro a Palermo: «La turistificazione è la nuova peste. Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?», dice, riferendosi alla patrona del capoluogo siciliano
- Otto anni prima, l’itinerario arabo normanno, in centro città, era diventato Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco e, da allora, i turisti sono fortemente cresciuti: da 560mila arrivi del 2016 a 860mila nel 2024
- Gli affitti brevi sono aumentati in molti quartieri, garantendo un reddito aggiuntivo ad alcuni abitanti e spingendone molti di più fuori dal centro, per i prezzi in salita degli affitti a lungo termine
- Intanto, le scelte politiche del Comune mettono a rischio le conquiste sociali dal basso, che hanno sempre caratterizzato il centro della città, storicamente abitato dalle comunità più povere di Palermo
- È il caso dell’ex convento di San Basilio, occupato per fini sociali, e del mercato dell’usato dell’Albergheria. Entrambi potrebbero sparire, a causa di politiche di “rigenerazione urbana” pensate più per i turisti che per gli abitanti
- Ma gli effetti del turismo si ripercuotono anche nelle aree rurali fuori Palermo. A Borgo Parrini, la cooperativa sociale Noe, che da decenni promuove progetti agricoli ed educativi, rischia la chiusura a causa di un parcheggio per bus turistici
Palermo si è aperta dunque al mondo come una rinnovata capitale del Mediterraneo ma, in poco tempo, un modello, che avrebbe dovuto restituire dignità alla città e ai suoi abitanti, ha invece innescato nuove conflittualità e pressioni sociali.
Dopo che nel 2022 Orlando ha concluso i suoi due ultimi mandati da sindaco sostenuto da partiti e movimenti di centro-sinistra ed è stato sostituito da Roberto Lagalla del centro-destra, oggi, ad agire sulla città è il turismo di massa.
«Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?»
Il 14 luglio del 2024, durante la sfilata verso il mare del carro di Santa Rosalia, la patrona di Palermo che nel 1625 salvò la città dalla peste, tra due palazzi di via Vittorio Emanuele svettava uno striscione che recitava: «La turistificazione è la nuova peste. Santa Rosalia, dov’è finita casa mia?».
A reclamare l’azione è stata l’Assemblea permanente resistenza over tourism (Apro), di cui il ricercatore indipendente Federico Prestileo è un attivista.
Nato e cresciuto a Palermo, Prestileo vive con la compagna alla Kalsa, quartiere alle prese con un incontrollato aumento repentino di locali e ristoranti. «Stiamo cercando una nuova sistemazione fuori dal centro storico perché la vita nel quartiere è diventata insostenibile. Sotto casa si è aperto l’ennesimo locale. Se apro le finestre mi ritrovo la gente a casa».
Questa è una delle due storie dedicate a due comunità mediterranee che stanno affrontando il fenomeno dell’overtourism, realizzate nell’ambito del progetto collaborativo Senza Segnale, che coinvolge giornalisti di Malta e Italia. Il capitolo maltese, curato da Amphora Media e scritto in collaborazione con il media maltese Newsbook, si concentra sulla città di Swieqi, un centro suburbano che ha poco da offrire ai turisti ma che è comunque profondamente segnato dall’impatto del turismo.
Prestileo racconta che i primi incontri pubblici di Apro si sono tenuti ad inizio 2020 e hanno avuto «un riscontro enorme», sintomo che la frustrazione nei confronti della turistificazione in città fosse già ampia.
«Durante le assemblee cominciamo a capire che la questione del turismo si lega inestricabilmente alla questione della casa e dei servizi», spiega. «L’inserimento sempre più massivo di popolazioni temporanee modifica il mercato degli alloggi e dei servizi, orientandosi a fasce sempre più alte. Viene incoraggiato così il turismo di qualità: ma cos’è il turismo di qualità se non una barriera economica all’accesso?», si chiede. Un primo segnale d’allarme è stato il rincaro degli affitti nel centro storico.
I cittadini puntano il dito contro la diffusione sempre più capillare degli alloggi brevi per turisti: minore possibilità di scelta associata a un’impennata dei costi d’affitto. I dati Idealista confermano che nel gennaio 2020 il costo di affitto a metro quadro dei vani nel centro storico si aggirava intorno agli 8,2 euro mentre nel dicembre del 2025 va sui 12,1 euro, un rincaro del 47,6 per cento.
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Un aumento insostenibile in una città dove quasi un terzo dei contribuenti palermitani ha un reddito lordo inferiore a diecimila euro. Il centro storico si fa più inaccessibile e sposta il mercato degli affitti più in periferia, dove il sistema di servizi e trasporti è meno efficiente.
La città che cambia
In questi ultimi anni, il mercato degli affitti brevi a uso turistico è diventato parte strutturale dell’economia urbana di Palermo. Analizzando i dati di Inside Airbnb, emerge come tra 2020 e 2025 le inserzioni su Airbnb per Palermo sono cresciute da 5.700 a circa settemila. Si tratta, nella quasi totalità dei casi, di interi appartamenti, segnale di una progressiva sottrazione di abitazioni al mercato residenziale tradizionale.
I quartieri della prima circoscrizione mantengono una posizione dominante, concentrando circa il 45 per cento dell’offerta sia nel 2020 che nel 2025. Accanto a questa stabilità, però, si registrano aree della città che, nel giro di pochi anni, raddoppiano la propria presenza sul mercato turistico.
È il caso dei quartieri Cuba-Calatafimi e Zisa, dove zone come Danisinni e l’area dei Cantieri Culturali emergono come nuovi poli di attrazione per turisti e smart worker. Cresce anche Settecannoli, spinta dalle aspettative legate ai progetti di trasformazione del futuro waterfront, che incentivano gli investimenti immobiliari anticipandone la riqualificazione.
Uno sguardo va poi al quartiere Arenella-Vergine Maria, che durante la pandemia beneficia di politiche di valorizzazione del patrimonio edilizio e di una posizione strategica, sospesa tra il centro storico e la baia di Mondello, diventando una delle zone più ricercate sul mercato turistico.
Accanto alla diffusione territoriale degli annunci, un ulteriore elemento di trasformazione riguarda la crescita delle imprese specializzate nella gestione degli affitti brevi.
Fino al 2020, Wonderful Italy — la più grande azienda per la gestione di affitti brevi in Italia — era l’unica realtà presente a Palermo con oltre cento alloggi gestiti; nel 2025 le sue unità superano le duecento e il mercato si popola di nuovi operatori. Tra questi, GuestHost, secondo con circa cento inserzioni a giugno 2025.
«Il valore medio annuo lordo generato da un alloggio turistico si aggira intorno ai 18mila euro», spiega Maurizio Giambalvo, direttore Social Impact e Special Projects di Wonderful Italy. «A quella cifra, vanno sottratti i costi di gestione, manutenzione, utenze e periodi di vuoto. Per questa ragione, in molti casi, l’affitto breve costituisce una forma di integrazione del reddito familiare piuttosto che una rendita speculativa».
Sebbene la stragrande maggioranza degli annunci non sia gestita da aziende professionali, i margini di guadagno per tali aziende sono comunque consistenti.
Nel 2023, Wonderful Sicily (controllata locale di Wonderful Italy) ha fatturato circa 620mila euro, nel 2024 i ricavi sono saliti invece del 33 per cento con un fatturato di circa 830mila euro e un utile di poco sopra i 210mila euro.
La ridistribuzione economica legata alla «febbre» del turismo allarga dunque le distanze tra cittadini, tra chi è proprietario di immobili e tenta di capitalizzarne i frutti con gli affitti brevi e chi invece si ritrova costretto ad annaspare tra affitti sempre più cari, trovando soluzioni fuori dal centro.
Palermo e i turisti
I dati sugli arrivi di turisti e le permanenze a Palermo tra il 2016 e il 2024
IrpiData | Dati: Istat | Creato con: Flourish
La richiesta di alloggi per turisti, infatti, si fa sempre più pressante: nel 2016, Palermo ha registrato 560mila arrivi, nel 2024 sono diventati più di 860mila e allo stesso modo le presenze sono passate dalle 1,1 a oltre 1,9 milioni.
A sfruttare questa crescita sono soprattutto le società più strutturate nell’ambito dell’ospitalità e della ristorazione, le quali beneficiano maggiormente degli investimenti del Comune di Palermo in promozione turistica. Nel più recente documento unico di programmazione redatto dal Comune per il 2025-2027, la missione turismo mostra impegni di spesa ambiziosi di circa 3,06 milioni di euro nel 2026.
Molte altre missioni vengono ridimensionate, in un quadro di sostanziali tagli delle spese. La spesa per il turismo, invece, per quanto rimanga una fetta di bilancio limitata, viene mantenuta stabile per tutto il triennio.
Mentre Palermo si promuove dunque come destinazione internazionale — nel 2022 il National Geographic l’ha inserita tra le migliori città al mondo per lavorare da remoto insieme a Bali e a Lima — le comunità che abitano quotidianamente la città si trovano alle prese con le pressioni di un’economia nuova e poco regolamentata e di scelte politiche sorde alle esigenze degli abitanti, mettendo così a rischio conquiste sociali e comunitarie dal basso.


Spezza le catene
Nel centrale quartiere Olivella, l’ex convento di San Basilio ospita una palestra popolare che accoglie ogni giorno centinaia di persone. Nel cortile, un gruppo di persone si riscalda per un allenamento di boxe mentre nell’aula coperta ci si prepara all’assemblea sul futuro della palestra popolare.
L’ex convento di San Basilio è uno spazio di proprietà comunale e, in passato, è stato utilizzato come scuola e come palestra a servizio del centro storico. In seguito al terremoto del 1968 venne dichiarato inagibile.
Nel 2002 l’edificio venne messo in sicurezza per poi essere chiuso per un lungo periodo. Dal 2012, è presente nello stabile il centro sociale Ex Karcere che oggi ospita la palestra popolare, il comitato di quartiere Olivella, una biblioteca e un ambulatorio popolare.
Nell’aula della biblioteca, Verdiana Mineo, attivista e atleta della palestra popolare, racconta con entusiasmo della nascita della palestra ma il tono si fa più fermo quando ripercorre che «nel corso degli anni non è mai stata definita una proposta organica di utilizzo né una destinazione d’uso stabile dello spazio. L’edificio è stato inoltre più volte inserito tra i beni destinati all’alienazione».
Mineo spiega come «l’occupazione ha in qualche modo portato alla luce una contraddizione evidente del nostro centro storico, come accade per moltissimi altri luoghi: un centro caratterizzato da un’ampia presenza di spazi pubblici abbandonati o non fruibili, ma allo stesso tempo abitato e attraversato dalle comunità dei quartieri popolari».
In questo contesto, l’esperienza nata all’interno dello stabile si è configurata come un progetto aperto alla città, capace di offrire servizi e attività senza la pretesa di sostituirsi alle istituzioni ma assumendo al contempo un tono critico nei confronti della municipalità, percepita come noncurante e responsabile dell’abbandono di interi quartieri.

Flusso di turisti nella centralissima Via Maqueda © Bruna Casas
Dopo un tentativo di sgombero avvenuto nel 2012 che non ebbe seguito, si è instaurato una sorta di accordo di pacifica convivenza tra il Comune e gli occupanti.
Questo equilibrio è rimasto in piedi fino all’arrivo dei fondi del Pnrr, quando per la prima volta si è appresa la notizia dello stanziamento di circa 90 milioni di euro destinati al centro storico di Palermo da suddividere in diverse aree di interventi. Tra gli immobili coinvolti rientra l’ex convento di San Basilio.
«La notizia giunge agli occupanti e agli abitanti del quartiere esclusivamente tramite la stampa. Nessuna istituzione avvia però un confronto diretto né con chi vive lo spazio né con il quartiere, per discutere di un possibile riuso condiviso», continua Mineo. Lo stabile dovrà essere convertito in una Casa delle Culture. Una «definizione vaga e poco chiara», puntualizza Mineo. A novembre 2025 è arrivata la notizia che i lavori di ristrutturazione sono stati ufficialmente aggiudicati. La fine dei lavori è prevista per giugno 2027.
La minaccia, neppure troppo velata, di uno sgombero rappresenta un ulteriore tassello «di un processo di turistificazione sempre più aggressivo, orientato esclusivamente a soddisfare i bisogni di chi attraversa la città per pochi giorni, piuttosto che quelli degli abitanti e di chi costituisce il tessuto sociale e produttivo del territorio», afferma Mineo.
La sera del 11 dicembre 2025, viene organizzata un’assemblea. L’aula della palestra è piena: cittadini, attivisti e realtà amiche. Intervengono vari consiglieri comunali che ascoltano dei successi di questo spazio e della sua importanza nel tessuto comunitario del quartiere.
Mineo accoglie con favore la presa di parola da parte dei consiglieri ma ribadisce che «la comunità resisterà» e che sia partecipe nella costruzione del proprio futuro. E una bambina, assidua frequentatrice dello spazio, chiede di prendere il microfono proclamando che «noi da qua non ce ne andiamo!».
«Io con la mia ombra salgo un cielo antico»
Sono le stesse parole che riecheggiano a piazza San Saverio, nel cuore dell’Albergheria. Il quartiere ha assistito a numerosi cambiamenti nel corso degli anni. Oggi, è rivitalizzato dall’innesto di numerose realtà sociali e culturali attive nel quartiere ma, allo stesso tempo, è anche un buco nero dello spaccio di droghe pesanti, specialmente il crack, in città.
Ballarò, il suo mercato storico, pare essere diventato il simulacro di ciò che rappresentava per i suoi abitanti, ovvero il cuore economico e sociale del quartiere.
«I turisti vogliono vedere il suq», commenta caustico Federico Prestileo, e le vanniate — le urla dei mercanti per richiamare l’attenzione degli acquirenti — riecheggiano incomprensibili per la maggior parte dei turisti che attraversano i vicoli, eppure gli sforzi dei mercanti sono rivolti principalmente a loro.
Un murale raffigurante Franco Scaldati — cantore del quartiere, morto nel 2013 — si staglia sulla piazza San Saverio coperta da un tappeto di oggetti di ogni tipo: frullatori, abiti, vecchie PlayStation, specchi, pezzi meccanici non meglio precisati, macinacaffè, armadi e mobilia varia.
Margherita Sauro, conosciuta da tutti come Cetty, mercatara del mercato dell’usato dell’Albergheria, ha montato la sua merce sin dall’alba in attesa di compiere gli affari del giorno. Saluta tutti, avventori e mercatari. Si appoggia allo sportello dell’auto e si accende una sigaretta. «Ho cresciuto i miei tre figli qui. Faccio questo mestiere da quasi trent’anni ma adesso le condizioni di lavoro si stanno facendo più difficili», racconta.
Sauro fa parte di Sbaratto, l’associazione che gestisce l’Area di Libero Scambio dell’Albergheria, istituita nel 2019. Giulia Di Martino, ricercatrice e socia fondatrice di Sbaratto, spiega che il principio che sta alla base dell’associazione è «quello legato all’ecologia dal basso, di economie di prossimità che mettano al centro le relazioni».
Secondo Sbaratto, sono circa 300 le famiglie che traggono il loro unico guadagno dal mercato e sono più di cento i mercatari che formano l’associazione. Sono molte le donne a lavorarci e Sauro spiega che «qui molte hanno trovato un luogo dove poter lavorare, darsi una svolta. Qui siamo una comunità».
La sospensione del reddito di cittadinanza voluta dal governo Meloni ha però messo in difficoltà numerose famiglie del quartiere e il mercato ha accolto così nuovi mercanti. Ma il suo futuro è ora a rischio.


Un quartiere che vive ai bordi del centro storico turisticizzato, oggi si ritrova conteso tra le mire del Comune di Palermo che vuole regolarizzarlo ma con approcci che non sono ben accolti dai suoi abitanti.
Durante l’ultimo mandato del sindaco Orlando, Sbaratto e altre realtà sociali del quartiere iniziano insieme al Comune un processo per regolamentare il mercato, con l’apertura di un tavolo tecnico. Nel 2024, però, proprio il Comune presenta Albergheria Creativa, un progetto da 350mila euro che prevede dei «lavori di rigenerazione» per rendere il quartiere un «distretto creativo e del riciclo» e il rifacimento della pavimentazione di piazza San Saverio, dove si tiene il mercato dell’usato.
Una nota del sindaco Roberto Lagalla (subentrato ad Orlando nel 2022) e dell’assessore alla rigenerazione urbana Maurizio Carta parla di una «situazione di impunità e degrado» insostenibile e dell’intenzione di «migliorare le attività commerciali per intercettare turisti e fruitori attratti anche da un mercato dell’usato che possa somigliare alle migliori esperienze italiane e internazionali».
Nello stesso anno, la polizia municipale effettua almeno cinque blitz a sorpresa all’interno del mercato dell’usato, intimando ai mercatari di rimuovere la merce. È in questo clima di tensione che lo scorso settembre si tiene un consiglio comunale proprio all’Alberghiera.
La mercatara Cetty Sauro e l’associazione Sbaratto sono intervenute accusando la giunta Lagalla di aver «rinnegato un tentativo sperimentale di riconoscere formalmente il mercato secondo delle regole condivise, per evidente contrasto politico con l’amministrazione precedente». «Il percorso di regolamentazione dal basso che era stato attivato con la giunta Orlando – concludono – risulta a oggi fermo».
A partire presto, però, potrebbero essere i lavori per rifare piazza San Saverio, che rischiano di mettere in ulteriori difficoltà il mercato. De Martino di Sbaratto vorrebbe «chiarezza» mentre da parte del Comune sono arrivati solo «incontri informali e parole volanti, spesso contraddittorie». Eppure, in questa apparente confusione, De Martino intravvede una visione ben precisa che l’amministrazione cerca di portare avanti: «La valorizzazione economica della città tramite l’ingresso massiccio dei privati».
Un esempio concreto lo si trova proprio accanto al mercato dell’usato. Qui un vecchio campo di calcetto è stato rifatto da Red Bull, la nota bibita energetica di cui ora compare un enorme logo al centro dello spazio da gioco. Il Comune l’ha inaugurato nel giugno 2025 e i mercatari, che in precedenza usavano il campo anche per depositare la loro merce, ora non vi possono più accedere.
Il borgo che non c’era
Le trasformazioni innescate dal turismo di massa si ripercuotono anche nelle aree rurali limitrofe a Palermo, in una continuità città-campagna che replica dinamiche simili a quelle urbane, se non con più aggressività. Borgo Parrini ne è un esempio.
Questo piccolo insediamento rurale si trova sul territorio di Partinico, un comune a circa 30 chilometri dal capoluogo siciliano. Il borgo è stato fondato nel XVII secolo dai gesuiti ed è stato per lungo tempo abbandonato, a pochi metri dal suo ingresso vi è la cooperativa sociale No Emarginazione (Noe).
Enrico Milazzo è un volontario e spiega che Noe gestisce cinque ettari di terreno confiscati alla mafia in comodato d’uso sin dal 1998. «Un comodato della durata di trent’anni, cosa che all’epoca non era affatto scontata», dice. La cooperativa coltiva e commercializza prodotti agricoli biologici e promuove progetti educativi per minori in condizioni di svantaggio.
A partire dal 2016, la cooperativa realizza importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la creazione di un laghetto, una nuova disposizione dei campi per gestire meglio l’acqua piovana e la creazione di una food forest, cioè un sistema agroforestale in cui convivono diverse specie di piante, alcune finalizzate alla produzione di cibo e altre volte a favorire la biodiversità indispensabile all’equilibrio ambientale.
All’incirca in quegli stessi anni, l’imprenditore di Partinico Giuseppe Gaglio inizia a investire per il recupero di Borgo Parrini. Acquista e ristruttura alcuni ruderi, li dipinge con colori mediterranei, che ricordano alla lontana Gaudì e gli azulejos portoghesi e ne decora i muri con citazioni di Frida Khalo, Nelson Mandela e Ghandi, tra gli altri.
Nel 2024, proprio Gaglio sarà coinvolto in un’operazione dei carabinieri locali, contro un presunto sistema di tangenti e favoritismi per ottenere appalti pubblici nel settore dei servizi socio-sanitari.
Parallelamente, tra 2018 e 2019, la cooperativa Noe inizia a faticare, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità del settore agricolo. Servono maggiori entrate e così, racconta ancora Milazzo, acquistano un palco per eventi musicali e un food truck, «con l’idea di vendere gli ortaggi prodotti sotto forma di piatti pronti durante eventi e fiere».
A Borgo Parrini, intanto, accanto al museo del carretto siciliano, apre qualche ristorante e iniziano ad arrivare i primi visitatori, che vanno via via crescendo. Sono turisti mordi e fuggi che ormai arrivano ogni anno a centinaia, tanto che, nelle giornate di punta, decine di auto e autobus sono costretti a difficili manovre nelle piccole strade a ridosso del centro.
È in questo contesto che scoppia il conflitto tra Noe e il Comune di Partinico.
Per realizzare un parcheggio per autobus turistici, nel 2024, l’amministrazione espropria una porzione del terreno della cooperativa che, racconta Milazzo, «veniva usata per attività ludiche, agricole e didattiche».
Vengono sradicati anche degli ulivi produttivi, ma Noe non ha le risorse per aprire un contenzioso legale e a questa difficoltà se ne aggiungono altre, come il furto del trattore della cooperativa.
Nella primavera del 2025 viene organizzata un’assemblea sui terreni di Noe, per sostenerla. Partecipano anche i gruppi di acquisto solidale riforniti dalla cooperativa e gli attivisti di Apro, per creare nuove alleanze. Oggi, però, le attività di Noe sono ferme. «Siamo allo stremo», dice ancora Milazzo.
La rinascita di Borgo Parrini come meta turistica non si è rivelata un volano per la crescita della cooperativa. Anzi, le scelte del Comune hanno finito per penalizzarla. Secondo Milazzo, Noe è stata spinta «alla resa». Per il volontario, i terreni della cooperativa sono «un gioiello dal punto di vista agroecologico e sociale».
«Migliaia di alberi, biodiversità, relazioni, formazione. Ma tutto questo è stato azzerato», dice con tristezza. «Gli alberi – conclude tornando speranzoso – cresceranno comunque. Forse, un giorno, qualcun altro raccoglierà ciò che è stato seminato».
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