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Acea: i profitti oltre gli sprechi

La multiutility capitolina potrebbe prelevare più acqua dalla sorgente del Peschiera con la scusa del rinnovo degli impianti, senza intervenire sulle perdite e ignorando le conseguenze della siccità

10.07.24

Gabriele Di Donfrancesco

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Cambiamento climatico
Consumatori
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Spesa pubblica

Nelle reti idriche dell’Italia si perde in media il 42,4 per cento dell’acqua potabile. Solo a Roma e provincia, nel 2022 si è sprecato quasi il doppio di quella a disposizione del gestore idrico della città di Napoli per lo stesso periodo. 

A peggiorare la situazione della capitale ci sono i cambiamenti climatici e la siccità, che stanno mettendo a rischio le principali fonti di approvvigionamento idrico della città.  

Secondo l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac), tra settembre 2023 e maggio 2024 le precipitazioni nel Lazio sono diminuite del 30 per cento rispetto alla media degli anni calcolata tra il 1991 e il 2020. L’Aubac ha rilevato anche una diminuzione della portata delle sorgenti, incluse quelle che alimentano l’acquedotto Peschiera-Le Capore, da cui, secondo i dati del Comune di Roma, dipende il 60 per cento dell’acqua che arriva alla capitale.

L’inchiesta in breve

  • L’Italia è nell’elenco delle 21 aree globali dove la crisi idrica è più grave. La quantità d’acqua persa nel 2022 è pari a quella consumata in un anno dalla città di Napoli
  • Mentre le fonti idriche si seccano, perdiamo in media il 42,4 per cento dell’acqua potabile, perché le reti sono un colabrodo. Roma è una delle città in perenne crisi idrica a causa delle perdite e delle conseguenze dei cambiamenti climatici, che fanno aumentare le temperature e diminuire le precipitazioni, seccando le sorgenti
  • Nonostante questo c’è un progetto di Acea, l’azienda che gestisce l’acqua di Roma, che porterebbe a un aumento delle captazioni dalle sorgenti del Peschiera, la principale fonte di approvvigionamento idrico della capitale 
  • L’azienda ha infatti intenzione di utilizzare i fondi del Pnrr per costruire due nuovi acquedotti accanto ai già esistenti del Peschiera-Le Capore e del Marcio. La capacità della sorgente, già danneggiata dalla siccità, rischia quindi di diminuire ancora
  • A fronte dei miliardi che verranno spesi per i nuovi acquedotti, solo 400 milioni di euro sono stati investiti per tamponare le perdite nei prossimi cinque anni
  • A favorire i progetti dell’azienda romana ci sono le concessioni della Regione Lazio, vecchie di quasi quarant’anni e rinnovate più volte senza tener conto degli impatti dei cambiamenti climatici
  • Il 16 settembre 2024 abbiamo pubblicato le risposte che Acea ha dato a Fondazione Finanza Etica in merito ad alcuni interrogativi sollevati da questa inchiesta. Si possono leggere in fondo all’articolo

Nonostante questo c’è un progetto di Acea, l’azienda che gestisce l’acqua di Roma, che punta ad aumentare i quantitativi prelevabili dalla sorgente del Peschiera, costruendo con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) due nuovi acquedotti accanto ai già esistenti del Peschiera-Le Capore e del Marcio. 

Per l’azienda il progetto è necessario per prevenire il rischio di un incidente sulle attuali infrastrutture, che sono in uso da circa un secolo. Per evitare di interrompere la fornitura d’acqua mentre si fa manutenzione sulle condotte, l’azienda ha pensato di posarne di nuove a fianco delle vecchie: per questo si parla di «raddoppio», un unicum in Europa. 

Il progetto è stato venduto come panacea ai problemi di approvvigionamento di Roma ma, come fanno notare gli attivisti che da anni protestano contro l’azienda, non risolve la crisi idrica, semmai la aggrava e a caro prezzo.  

I nuovi acquedotti del Peschiera e del Marcio serviranno infatti a prelevare più acqua senza intervenire sulle perdite, andando a ridurre la capacità della sorgente, già danneggiata dalla siccità. I romani del futuro rischiano di avere i rubinetti nuovi, ma vuoti.

A luglio 2023 una cordata di ambientalisti ha protestato davanti all’ingresso principale dell’impianto Acea alla sorgente del Peschiera. Tra i partecipanti, l’associazione Postribù e il Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Sullo striscione principale si legge: «Acea: i tuoi profitti, la nostra sete» © Federico Ambrosini

Il raddoppio degli acquedotti

L’emergenza idrica di Roma è ormai perenne: nel 2017 per far fronte alle perdite e alle carenti precipitazioni Acea Ato 2, la controllata di Acea che si occupa di Roma e provincia, ha già rischiato di prosciugare il lago di Bracciano, la riserva di sicurezza della capitale, ed è ora a processo per disastro ambientale. All’epoca le perdite sfioravano il 50 per cento e giocarono un ruolo chiave nell’innescare la crisi idrica di quell’anno.

Per la messa in sicurezza del sistema idrico di Roma sono stati stanziati, nel 2022, oltre 2,3 miliardi di euro, di cui 944 milioni da fondi pubblici, in larga parte derivanti dal Pnrr. I rimanenti 1,377 miliardi sono coperti dalla tariffa, ossia dai contributi pagati dagli utenti in bolletta e riconosciuti dallo Stato ad Acea in quanto gestore di un bene comune.

L’opera più costosa della messa in sicurezza è il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera: 1,2 miliardi di euro, di cui 700 milioni stanziati con la legge finanziaria del 2023. I lavori per ora coinvolgono solo il primo tratto della condotta risalente agli anni ‘30: il tronco superiore – 27 chilometri che vanno dalla sorgente fino alla centrale idroelettrica di Salisano – dove l’infrastruttura si unisce alla condotta che preleva dalle sorgenti Le Capore, la seconda fonte di alimentazione dell’acquedotto. 

I raddoppi sono stati inseriti tra le opere strategiche del Decreto semplificazioni 2021 e godono perciò di procedure di valutazione di impatto ambientale (Via) e di appalto accelerate, come IrpiMedia ha già raccontato per la circonvallazione ferroviaria di Trento.

Dai documenti da noi analizzati si vede come questo meccanismo abbia permesso di aggirare quesiti seri sulla sostenibilità dell’opera, come l’impatto che avrà un aumento dei prelievi al presente stato di salute delle sorgenti, tenuto conto dei cambiamenti climatici.

Oggi dalla sorgente del Peschiera, tra le maggiori dell’Appennino, Acea Ato 2 preleva 8,7 metri cubi al secondo (m³/s), ovvero quasi novemila litri al secondo. Con il raddoppio potrà captare 10 m³/s, perché la nuova condotta sarà più capiente. Sommate, a pieno carico, le condotte avranno la capacità di prelevare 19 m³/s.

Acea sostiene che le due condotte non verranno mai usate contemporaneamente a pieno carico, ma in realtà non esistono garanzie in proposito. Il nuovo acquedotto entrerebbe in funzione proprio quando la Regione dovrà procedere al rinnovo dei permessi di captazione dalla sorgente. La valutazione di impatto idrico non analizza in modo adeguato neanche l’aumento previsto, concentrandosi soprattutto sugli effetti generati dal cantiere, il cui impatto idrico viene ritenuto trascurabile. 

La quota d’acqua che Acea preleverebbe con il raddoppio è autorizzata dalle concessioni rilasciate dalla Regione Lazio. Tuttavia queste risalgono al 1987 e perciò non tengono conto dei cambiamenti climatici.

Nel 2019, il rinnovo dei permessi non ha portato ad alcun aggiornamento delle quote, una decisione che è stata presa senza effettuare alcuna valutazione di impatto ambientale. Anzi, la Regione ha ammesso di non sapere quanta acqua ci sia alla sorgente. Per capirlo, avrebbe dovuto stilare un bilancio idrico, un’operazione complessa ma prescritta dalla legge regionale 5/2014.

La concessione, inoltre, che in un primo tempo doveva essere provvisoria, scadrà invece nel 2031.

A mettere in discussione ulteriormente il progetto finanziato con i fondi del Pnrr è anche un altro elemento: Acea preleva da tutte le sorgenti a cui ha accesso — e dunque non solo dal Peschiera-Le Capore — già più di quanto serva al fabbisogno di Roma e provincia. I dati dicono che a fronte dei 13 m³/s necessari ne vengono captati circa 21 m³/s. La quantità di acqua prelevata in più, 8 m³/s, serve a coprire le perdite lungo la rete sull’intero territorio servito da Acea Ato 2. È quasi l’equivalente di quello che l’azienda preleva dalla fonte del Peschiera.

A fronte dei miliardi che verranno spesi per gli acquedotti, per tamponare le perdite sono stati investiti poco più di 400 milioni di euro: 343 da parte del Comune, di cui 50 milioni dal Pnrr; e solo 100 milioni da Acea, ripartiti in cinque anni a partire dal 2021.

La quota è bassa, gli obiettivi sono timidi. Secondo il Piano regionale di tutela delle acque, datato 2018, si dovrebbe scendere almeno al 20 per cento di perdite entro il 2027, nell’intera provincia di Roma, dove le perdite al momento sono parti al 38,4%.

Al momento però, l’obiettivo di riduzione delle perdite per la sola capitale è quello di scendere dal 27,8 per cento al 25 per cento entro il 2027. Un dato molto elevato rispetto a quello che si registra, per esempio, a Milano dove le perdite sono del 14%. 

Risparmiare acqua dovrebbe essere la priorità, ma Acea si è mossa davvero solo quando gli è stato vietato di attingere al lago di Bracciano dopo il disastro. Tardi e per costrizione.

Nonostante questo, nel 2023, Acea ha ricevuto 24,7 milioni di euro da parte di Arera, l’ente regolatore che si incarica di promuovere e valutare la qualità del servizio dei gestori di bene pubblico, per aver ridotto le perdite.

Da un po’ di anni, però, questi miglioramenti hanno subito un progressivo rallentamento. Abbiamo chiesto all’azienda quali sono i suoi attuali obiettivi di riduzione delle perdite, ma non ci è stato risposto.

Per Acea, l’impatto delle perdite sui suoi profitti non è comunque un problema rilevante, perché lo recupera già con la tariffa stabilita da Arera: secondo il meccanismo del full cost recovery, infatti, un gestore deve rientrare sempre di tutti i costi di gestione del bene pubblico.

Il Full cost recovery e i premi per Acea

La tariffa stabilita dall’autorità Arera garantisce il recupero completo dei costi sostenuti dal gestore, per questo si parla di Full cost recovery, il che permette però alle aziende di farsi rimborsare anche voci che non sarebbero addebitabili agli utenti. Tra questi, gli oneri delle proprie operazioni finanziarie, le morosità, ovvero le quote di contributi non ancora versati da utenti in ritardo, e altri rischi di impresa.

Nonostante il Referendum sull’acqua del 2011 proibisca di lucrare sulla risorsa pubblica, il meccanismo permette il profitto, mascherato da costi opachi di gestione di cui è garantita la compensazione in bolletta. 

A questo si aggiunge il meccanismo dei premi dell’autorità Arera, che è il modo con cui lo Stato ricompensa – con soldi pubblici – le aziende che garantiscono un buon servizio agli utenti. Da quest’anno Arera premierà anche i gestori che aumentano la disponibilità idrica per certificare la resilienza al cambiamento climatico.

Se le perdite non hanno un vero impatto sul profitto, l’associazione reatina Postribù e il Forum dell’acqua sostengono che ce l’abbiano invece gli appalti per le grandi opere a partecipazione statale, e in misura positiva. Questo spiega in parte perché da anni l’azienda combatta per farsi approvare e co-finanziare i raddoppi.

I fondi pubblici per i nuovi acquedotti saranno un’iniezione di liquidità per Acea. Inoltre, le nuove opere pubbliche, pur essendo di proprietà del demanio – Acea sarebbe solo il gestore -, contribuiscono ad aumentare il valore delle azioni dell’azienda.

Il lato finanziario ha grande peso per Acea. Anche se il comune detiene la quota di maggioranza dell’ormai privatizzato gestore dell’acqua pubblica, a contare è il 49 per cento di azionisti privati. Il grosso è in mano a Suez, la multinazionale francese dell’acqua. Il 5,45 per cento risponde invece a Francesco Gaetano Caltagirone, il padre della famiglia di costruttori più importante di Roma. Del Gruppo Caltagirone fanno parte il quotidiano Il Messaggero e la ditta per le grandi opere Vianini Lavori.

Il Gruppo Caltagirone risulta indirettamente tra i beneficiari degli appalti – indetti da Acea Ato 2, nelle vesti di stazione appaltante, così come concesso dal Decreto semplificazioni –  per il piano di messa in sicurezza del sistema idrico della capitale.

In particolare, il consorzio Eteria, di cui Vianini Lavori fa parte, si è aggiudicato la commessa da 126,5 milioni di euro del nuovo acquedotto Marcio. Questo, nonostante Alessandro Caltagirone, figlio di Francesco, sieda sia nel Cda di Acea, in qualità di consigliere indipendente, che di Vianini. E nonostante il dirigente di Vianini, Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso, sia al contempo consigliere indipendente di Acea.

Nel codice etico per le operazioni con società correlate, Acea sostiene di non far votare in Cda i consiglieri connessi a società appaltatrici e non ritiene ci sia conflitto di interesse, anche se i suoi consiglieri indipendenti lavorano per Vianini Lavori.

L’appalto per il raddoppio del Peschiera comunque non è stato ancora affidato, perché da più di un anno, nonostante il Decreto semplificazioni, manca ancora il parere del ministero della Cultura, necessario vista la presenza di opere archeologiche lungo il tracciato progettato.

IrpiMedia ha chiesto al dicastero quando pensa di esprimere il proprio parere, ma non ci è stato risposto.

Del decreto, però, si sono rispettati i tempi ridotti per le osservazioni del pubblico. L’associazione reatina Postribù è stata l’unica a riuscire a opporsi in tempo al progetto.

Tra le irregolarità segnalate, c’è l’assenza di un Piano regolatore generale acquedotti (Prga).

«Quello regionale del 1977 è scaduto dal 2015 e quello adottato nel 2006 non è mai stato approvato», dichiarano da Postribù.

Il Prga, un po’ come il bilancio idrico, avrebbe permesso alla Regione di dettare le regole per lo sviluppo della rete nel suo insieme. In assenza, la programmazione è, di fatto, rimasta in mano al gestore. «

È la politica che stende il tappeto rosso ad Acea», sostiene l’associazione ambientalista. In risposta a Postribù, nella valutazione di impatto ambientale del raddoppio, Acea nega qualsiasi irregolarità. Interrogata da IrpiMedia sulle tempistiche del rinnovo del Prga e della redazione del bilancio idrico, la Regione ha preferito non rispondere. 

La sete di Acea

Marco, un tecnico specialista in risorse idriche e attivista che ha chiesto di restare anonimo, ci porta lungo il primo tratto dell’acquedotto del Peschiera. Qui, poco oltre la stazione di captazione di Acea, l’acqua che affiora e non viene prelevata fluisce purissima nel fiume omonimo.

«Roma ha più disponibilità idrica di tante altre città», dice Marco, e forse anche per questo si è potuta permettere di sprecarne in quantità.

Veduta frontale dell’impianto Acea di captazione della sorgente del Peschiera. L’acqua che sgorga è già il fiume Peschiera, alimentato dalla quota di sorgente che non viene prelevata dall’acquedotto © Federico Ambrosini
Il fiume Peschiera vicino all’impianto Acea, all’altezza della scala idrometrica per la valutazione del livello delle acque © Federico Ambrosini

«Qui l’acqua sbuca da tutte le parti» continua il tecnico. La piana di San Vittorino è attraversata da rigagnoli, vasche termali e laghi, come quello di Paterno lì vicino, dove l’imperatore Tito costruì la sua villa.

Marco teme che tanta abbondanza faccia gola ad Acea. Nel 2016, quando Acea proponeva il raddoppio, lo faceva chiedendo di aumentare i limiti di concessione «dagli attuali 10 m³/s a 13 m³/s» proprio perché la nuova infrastruttura avrebbe permesso di prelevare di più. Sulla carta, le condotte opereranno a metà capienza, dividendosi la quota della concessione (5 m³/s cadauna).

In passato è già capitato che la Regione aumentasse più volte il limite di prelievo dalle sorgenti del Peschiera e Le Capore, fino a concedere persino più di quel che le vecchie condotte potevano trasportare. 

Abbiamo chiesto ad Acea e alla Regione quale garanzie ci sono che questo permesso al rialzo non venga chiesto o rilasciato, ma non abbiamo ricevuto risposta.

L’effetto di un aumento dei prelievi, anche di un solo metro cubo al secondo, sarebbe a catena. Nelle ormai annuali siccità, il nuovo regime strozzerebbe ancor più il fiume Peschiera, da cui dipende il Velino, corso d’acqua che attraversa Rieti e finisce poi nel Tevere. Quest’ultimo oggi vede la sua portata ridotta del 30 per cento rispetto a dieci anni fa, perché piove e nevica sempre meno. Il suo affluente principale, l’Aniene, è a sua volta a corto di sorgenti, captate interamente da Acea o in uso dall’Enel.

«Acea incamera e basta. Cercano di prendere tutta l’acqua possibile», dice Marco.

Eppure, la Direttiva acque europea del 2000, recepita dall’Italia con due decreti ministeriali nel 2017, vieta l’ulteriore deterioramento di un corpo idrico con nuove strutture e prevede che per i fiumi sia tutelato il deflusso ecologico, ovvero una portata sufficiente al benessere dell’ecosistema. Nessuno, però, controlla. La Regione non ha nemmeno determinato quali siano i livelli da rispettare.

Nonostante i documenti del raddoppio riconoscano la Direttiva acque, la valutazione dell’impatto di un aumento delle captazioni è trattata in maniera sbrigativa. Non si tiene conto degli effetti del cambiamento climatico e non si procede a un bilancio dello stato di salute attuale della sorgente.

Questo vale anche per l’area del Peschiera soggetta a protezione perché parte della Rete Natura 2000, e dunque tutelata ai sensi delle norme europee.

Un lento prosciugarsi

La sorgente del Peschiera, seppur tra le più stabili e resilienti d’Italia, perché alimentata non solo dalle piogge, ma soprattutto dalle nevi appenniniche, non è immune agli effetti del cambiamento climatico.

Secondo i dati forniti da Acea all’Aubac, la portata media è scesa sotto i 17 m³/s, sfiorando i 15,5 m³/s tra il 2022 e il 2023. In passato, la media era di 18 m³/s e si toccavano massime oltre i 20 m³/s. L’ultima volta che la sorgente è stata così piena risale a prima della siccità del 2017 e in previsione la sua portata media è destinata ancora a calare.

«La portata della sorgente del Peschiera continua a diminuire», si legge nel bollettino sulla crisi idrica dell’Aubac di giugno 2024, certificando un quadro di «severità idrica media» per l’Ato 2. 

Questo è in linea con il dato generale. Secondo le stime sul lungo periodo di Arpa Lazio e Cnr, le precipitazioni nel Lazio diminuiranno dell’un per cento all’anno, mentre le temperature aumentano di circa 0,09 gradi centigradi. Il che vale anche per la sorgente del Peschiera, come calcolato per IrpiMedia dal climatologo del Cnr Giampietro Casasanta.

Più caldo

Meno piogge

L’aumento annuale delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni per l’area della sorgente del Peschiera, tra i comuni di Castel Sant’Angelo e Cittaducale, nella Provincia di Rieti tra il 2009 e il 2023

Dati: Giampietro Casasanta su dati stazione meteorologica di Borgo Velino (Rieti) • IrpiMedia 2024

Più caldo

L’aumento annuale delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni per l’area della sorgente del Peschiera, tra i comuni di Castel Sant’Angelo e Cittaducale, nella Provincia di Rieti.

Meno piogge

Dati: Giampietro Casasanta su dati stazione meteorologica di Borgo Velino (Rieti) • IrpiMedia 2024

Anche la neve che alimenta la sorgente è in vertiginosa diminuzione, come dimostrano le rilevazioni della Fondazione CIMA, il centro internazionale in monitoraggio ambientale. Ad aprile 2024 il deficit per l’Appennino centrale era del 78 per cento rispetto alle medie storiche.

Nei documenti Acea ammette che la sorgente del Peschiera risente delle anomalie climatiche. Poi però di questa evidenza non tiene davvero conto.

Per far fronte all’attuale livello di emergenza idrica, l’Aubac prescrive «provvedimenti di risparmio della risorsa, anche tramite limitazione dei prelievi». È quanto chiede di fare già da più di vent’anni la Direttiva 2000, sostenendo la necessità di una riduzione dei prelievi di modo da allentare la pressione sulle sorgenti e dare il tempo alle fonti di ricaricarsi.

Sempre nei documenti del progetto, Acea dice di recepire quanto prescritto dalla direttiva, per poi non seguirla nei fatti. Né Acea né la Regione hanno saputo dirci se le concessioni e i raddoppi degli acquedotti rispettino la direttiva europea e tengano conto dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle fonti idriche.

Un altro modo per ridurre lo stress sulle sorgenti è il riuso: il ricircolo in una rete secondaria (rete duale) delle acque depurate per impieghi non potabili, come gli sciacquoni o gli impianti industriali. Invece, a Roma si usa acqua di sorgente per tutto. Il riuso è contemplato da Arera e dal comune, ma non sono ancora previsti fondi e mancano i piani d’azione.

Il caso dell’acquedotto Marcio

Le criticità del raddoppio del Peschiera sono simili a quelle del Nuovo acquedotto Marcio, un cantiere da 7,3 km – il primo di tre – per posare nuove condotte accanto alle vecchie, una delle quali risale al 1904. Le sorgenti da cui attinge sono quelle dell’Aniene, tra le più sfruttate della Regione.

Anche qui il nuovo acquedotto dovrebbe permettere di prelevare il massimo previsto dalla concessione, che per il Marcio risale al 1990, con scadenza al termine dei lavori, nel 2034. Le sorgenti, in questo caso, dipendono interamente dalle piogge e sono spesso in esaurimento.

Acea, del resto, dice di riuscire a prelevare in media molto meno di quanto stabilito dalla concessione, e cioè 4,2 m³/s su 6,7 m³/s – in generale mai più di 5,3 m³/s, per via della mancanza di acqua.

Il comitato per l’Aniene

A vegliare sul corso d’acqua dovrebbe essere il Comitato per il monitoraggio del fiume Aniene. La Regione lo ha istituito nel 2021 dopo le pressioni dei gruppi ambientalisti locali. «Non si riunisce dal 2022», dice Luciano Meloni dell’associazione Italia Nostra e membro del comitato. Acea non ha mai comunicato i dati sui prelievi, il comitato non è mai riuscito a pubblicare un rapporto sullo stato del fiume. Manca il deflusso ecologico. Il contratto di fiume è ancora in via di definizione.

«Il fiume Aniene soffre della stagionalità degli apporti meteorici e la ridotta copertura nevosa negli ultimi anni lo ha reso di fatto un torrente in estate. I prelievi fissi non tengono conto delle mutate condizioni climatiche» sottolinea Meloni.

È prassi che nella procedura di valutazione di un’opera ogni istituzione competente esprima le proprie indicazioni sulla conformità del progetto. L’Autorità di bacino, per ora, non si è ancora espressa per il raddoppio del Peschiera, ma ha già promosso il Nuovo acquedotto Marcio in fase di valutazione di impatto ambientale, pur ammettendo di non poter verificare se la portata della nuova opera di Acea sia in linea con quanto stabilito dalle autorizzazioni.

All’Autorità manca la concessione originale, ottenuta invece da IrpiMedia.

In realtà, la portata del nuovo acquedotto è in linea con la concessione, ma questo non cambia la riflessione in merito a valori che sono vecchi per delle sorgenti che da tempo si trovano in costante curva di prosciugamento.

Concessione del 1990 con cui si rinnova il precedente permesso – scaduto nel 1964 e siglato inizialmente nel 1865 dall’allora governo pontificio – per derivare dalle sorgenti dell’Aniene

Il parere dell’Autorità sul Marcio è stato comunque positivo, nonostante si riconosca che «stante i cambiamenti normativi ed ambientali intervenuti nel frattempo, dal 1990 ad oggi, appare necessario valutare la compatibilità del prelievo assentito con lo stato dei corpi idrici direttamente influenzati dall’intervento».

Allo stesso modo, nemmeno la Soprintendenza speciale per il Pnrr e l’Osservatorio ambientale per il piano di messa in sicurezza hanno avuto da ridire sui raddoppi. Tutto viene rimandato a un monitoraggio a opere compiute. 

Lo spirito del Decreto semplificazioni sembra essere questo: andare avanti, il prima possibile, per non perdere i fondi europei, e preoccuparsi dopo delle conseguenze. Peccato che così venga meno il principio di precauzione che dovrebbe animare le opere pubbliche.

«Non è una questione puramente ambientalista, perché la conservazione degli ecosistemi è fondamentale anche per la tenuta delle infrastrutture dell’uomo», conclude Marco.

Aggiornamento del 13 settembre 2024

Lo scorso luglio, Fondazione Finanza Etica ha rivolto ad Acea alcune domande, prendendo spunto dagli interrogativi sollevati da IrpiMedia e dagli attivisti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. L’incontro si è svolto alla presenza dei dirigenti dell’azienda. Fondazione Finanza Etica ha potuto farlo perché è un azionista di Acea spa. Questa forma di interazione è definita azionariato critico e la fondazione, che fa capo al Gruppo Banca Etica, la esercita da anni nei confronti di numerose compagnie.

Nelle sue risposte Acea sostiene che i progetti dei nuovi acquedotti non prevedono una revisione delle concessioni al rialzo, e che l’effettivo aumento di portata delle nuove infrastrutture non si tradurrà necessariamente in un aumento di prelievo, sebbene la sua utilità viene comunque motivata nell’ottica dell’adattamento ai cambiamenti climatici, senza spiegare in che modo.

L’azienda inoltre ritiene che non ci sia nessun conflitto d’interesse nell’assegnazione degli appalti, nonostante i consiglieri identificati come «indipendenti» (Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso) ricoprano ruoli dirigenziali nelle compagnie appaltatrici (rispondenti nel consorzio Etera, di cui fa parte Vianini lavori, gruppo Caltagirone).

Le offerte delle aziende appaltatrici vengono confermate come a “prezzo di mercato”, sebbene Acea non abbia risposto alla richiesta di IrpiMedia di accedere alle altre offerte ricevute in gara non vincitrici.

Acea, invece, ammette che i nuovi acquedotti aumenteranno il valore dell’azienda e, quindi, dei dividendi degli azionisti. È previsto infatti un aumento del 4 per cento nel corso dell’ultimo piano finanziario.

Acea, poi, conferma di aver iniziato i lavori per il nuovo acquedotto Marcio a marzo 2024, mentre dice di essere alla ricerca di ulteriori fonti di finanziamento pubblico per il raddoppio del Peschiera e per lo stesso Marcio, di concerto con il Commissario Straordinario del ministero delle Infrastrutture assegnato ai progetti, Massimo Sessa.

Il completamento dei raddoppi, che per ora è previsto solo per una prima parte del tracciato, è rimandato a oltre il 2032, a scadenza perciò dell’attuale concessione del Servizio idrico integrato ad Acea.

Un ultimo punto riguarda il metodo di gestione societaria di Acea. Questo prevede l’accentramento della liquidità delle società partecipate, tra cui Acea Ato 2, in un unico conto intersocietario, a cui poi possono accedere a credito, con gli interessi, le altre società del gruppo. Con questo sistema, detto cashpooling, Acea agisce nei confronti di Acea Ato 2 come una banca.

Non è però chiaro se i fondi del Pnrr vinti da Acea Ato 2 verranno spostati in questo conto intersocietario, a cui fanno capo tutte le attività finanziarie del gruppo. Su questo Acea scrive: «Il sistema di tesoreria accentrata, in generale, non implica la gestione dei fondi depositati che rimangono nella piena disponibilità delle singole società partecipanti al cashpooling».

Rimandiamo a questa pagina per il documento integrale.

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Crediti

Autori

Gabriele Di Donfrancesco

Editing

Francesca Cicculli

Con il supporto di

Foto di copertina

© Federico Ambrosini

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