19.03.25
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«Faremo qualcosa che nessuno ha mai fatto», ha detto lo scorso 4 febbraio Donald Trump. Quel giorno, nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente statunitense ha presentato il suo piano per il futuro della Striscia di Gaza.
«Penso che lo trasformeremo in un posto internazionale, bellissimo. Penso che il potenziale nella Striscia di Gaza sia incredibile», ha aggiunto.
Il piano del presidente statunitense prevede che gli Stati Uniti abbiano un ruolo chiave nel controllo della Striscia di Gaza, se necessario inviando truppe; che i palestinesi si trasferiscano in massa e in modo permanente altrove, non è chiaro dove; e che questa deportazione venga finanziata «da Paesi confinanti con un buon cuore umanitario».
Così, facendo, nella Striscia si potrebbe sviluppare un enorme progetto immobiliare che la trasformerebbe, sempre per usare le parole di Trump, nella «riviera del Medio Oriente». La proposta del presidente Usa è stata duramente criticata e ha scosso la regione.
In breve
- Il piano di Trump per trasformare Gaza in una «riviera del Medio Oriente» ha scosso il mondo, ma il presidente statunitense non è il primo a parlare di questi termini nella Striscia. Lo aveva già fatto un anno prima il suo genero Jared Kushner, lodandone il potenziale immobiliare
- Kushner ha sposato Ivanka Trump nel 2009 e, durante la prima amministrazione Trump, è stato l’architetto degli Accordi di Abramo che hanno portato al riconoscimento di Israele da parte di Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Sudan
- Poi, chiusa l’esperienza di Governo, ha aperto il fondo di private equity Affinity Partners, che fa affari in tutto il mondo, grazie soprattutto a capitali del Golfo. Affinity investe in Israele, in imprese legate ai coloni e all’esercito, ma anche nei Balcani
- In Serbia e Albania, Kushner sta portando avanti grandi progetti immobiliari, grazie alle conoscenze politiche maturate durante il primo mandato di Trump. In questa amministrazione non ha assunto nessun incarico ufficiale, ma la sua influenza sul presidente sarebbe forte
- Nel 2024, il Senato Usa ha aperto un’indagine su Affinity, accusando Kushner di «vendere l’influenza politica al miglior offerente straniero». L’inchiesta è poi passata al dipartimento di Giustizia ma, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, è molto difficile che prosegua
Trump però non è stato il primo a parlare del valore immobiliare di Gaza. Già prima che tornasse alla Casa Bianca, qualcuno a lui molto vicino aveva dichiarato che «le proprietà sul lungomare di Gaza potrebbero essere molto preziose». Le parole sono del genero di Trump, il politico e uomo d’affari Jared Kushner.
Kushner le ha pronunciate nel corso di un’intervista del febbraio 2024 organizzata dalla Middle East Initiative, un programma dell’Università di Harvard. «Dal punto di vista di Israele, farei del mio meglio per trasferire la gente e poi ripulire tutto», ha continuato, anticipando di fatto quello che avrebbe detto Trump un anno dopo, una volta insediatosi.
Ma chi è Jared Kushner? Cosa ha fatto nella sua carriera da uomo d’affari e in quella successiva da politico? E come questi due suoi ruoli, oggi, si intrecciano generando un enorme conflitto di interessi e, al tempo stesso, una spregiudicata diplomazia immobiliare non solo in Medio Oriente?
Jared Kushner e la rete di investimenti nella regione
Kushner proviene da una famiglia di ebrei ortodossi, fuggita dalla natia Bielorussia a causa delle persecuzioni naziste. Passata dopo la guerra anche da un campo di transito in Italia, la famiglia Kushner si stabilizzò poi a New York, dove il nonno materno creò dal nulla un impero immobiliare.
Il nipote Jared ha studiato in una scuola religiosa ebraica prima di laurearsi a Harvard, lavorando nell’immobiliare e sposando Ivanka Trump nel 2009. Nel gennaio 2017, una volta che Trump si è insediato per la prima volta alla Casa Bianca, è stato nominato consigliere strategico del presidente: «Jared è stato una risorsa straordinaria e un consigliere fidato durante la campagna elettorale e la transizione e sono orgoglioso di averlo in un ruolo di leadership chiave nella mia amministrazione», ha detto il neopresidente Trump in quell’occasione, lodando il genero per «l’incredibile successo, sia negli affari che in politica».
Kushner è diventato noto come “architetto” degli Accordi di Abramo, il processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche che, a partire dal settembre 2020, ha portato Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Sudan a riconoscere per la prima volta nella loro storia lo Stato d’Israele.
Gli Accordi di Abramo erano parte del piano Dalla pace alla prosperità, la proposta presentata all’epoca dall’amministrazione Trump per risolvere la questione palestinese: l’annessione del 30% della Cisgiordania occupata nel 1967 dalle truppe israeliane ad Israele in cambio di uno Stato palestinese sul resto dell’attuale territorio e su Gaza.
Dalla pace alla prosperità è stato rifiutato dai rappresentanti della Palestina e dalle Nazioni unite ma, grazie al ruolo di garante esercitato dagli Usa, ha consentito agli stati firmatari degli Accordi di Abramo di siglare una serie di nuove intese economiche regionali con Israele. Proprio per questa iniziativa diplomatica, nel marzo 2024, Kushner è stato premiato dalla Anti-Defamation League, la principale organizzazione pro-Israele negli Usa.
Nella seconda amministrazione Trump, né Kushner né la moglie Ivanka hanno assunto incarichi formali. Lei ha detto di volersi occupare dei tre figli della coppia, mentre lui è ufficialmente impegnato nei suoi affari. Eppure, scrive Reuters citando una fonte confidenziale, Kushner rimarrebbe «coinvolto dietro le quinte, fornendo consulenza sulla strategia mediorientale di Trump, aiutando a selezionare le nomine e guidando alcuni membri del gabinetto durante la transizione». Senza però rinunciare al business.
Kushner, infatti, dopo la sconfitta del suocero alle elezioni del 2020, ha creato il fondo di private equity Affinity Partners, con sede a Miami, dove lui stesso risiede. Un fondo a cui partecipano investitori provenienti dai Paesi del Golfo che ha tra i suoi principali interessi la partecipazione all’interno di diverse società in Israele.
Gli interessi di Affinity nella guerra a Gaza e nell’occupazione della Palestina
Affinity Partners è un fondo di private equity gestito da A Fin Management, società costituita all’ombra delle Trump Towers di Sunny Island Beach, in Florida, nel 2021. Il suo fondatore, Jared Kushner, fin dall’inizio ha puntato ad attrarre investimenti provenienti da Paesi del Golfo e oggi ha tra i principali finanziatori i fondi sovrani di Qatar e Arabia Saudita.
A giugno del 2024, Affinity Partners ha investito circa 118 milioni di euro per acquisire la quota di maggioranza (passando da poco più del 5 al 10%) di Phoenix Financials Ltd, ex Phoenix Holdings Ltd, una holding israeliana che investe in due settori: finanza e assicurazioni. Phoenix è tra i principali gruppi finanziari in Israele, con interessi che spaziano su vari fronti. Nell’industria delle armi e della difesa, Phoenix investe in Elbit Systems, di cui è socia al 3,88%.
Il gruppo Elbit possiede società in diversi Paesi europei, Italia compresa (dove si chiama Elbit Aerospace Italy srl). Elbit ha comunicato ai suoi investitori che nel terzo quadrimestre del 2024 ha raggiunto la cifra record di 22,1 milioni di euro di ordini non ancora completati, prevedendo un fatturato record per il 2024.
Secondo l’ong Euro-Med Monitor, Elbit ha fornito all’esercito israeliano i droni militari Thor utilizzati a Gaza durante la guerra cominciata il 7 ottobre. Oltre agli ordini dell’esercito per la guerra a Gaza, Elbit ha anche ottenuto la commessa da 200 milioni di dollari per la realizzazione di Iron Beam, un sistema laser da integrare al sistema di difesa israeliano.
Altre 11 società che hanno Phoenix Financials come azionista, rivela il giornale online Middle East Eye, sono state inserite dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) nell’elenco di coloro che fanno affari attraverso l’occupazione illegale dei territori palestinesi, di Gerusalemme est e del Golan.
Ci sono banche che finanziano la realizzazione degli insediamenti israeliani, società di costruzione, pompe di benzina, società di telecomunicazioni e che aiutano in operazioni logistiche l’esercito israeliano.
Da quando è stata fondata, Affinity ha raccolto più di tre miliardi di dollari, tra cui un impegno di due miliardi di dollari dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che stava per normalizzare le sue relazioni con Israele prima del 7 ottobre 2023. Grazie ai fondi sauditi, ma anche a quelli provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, l’impresa di di Kushner ha acquisito una quota del 15% nell’unità di servizi automobilistici del gruppo israeliano Shlomo.
Il gruppo, con interessi in vari settori, controlla anche Israeli Shipyards Ltd, società che gestisce il porto privato di Haifa e produce navi missilistiche di classe Sa’ar 4.5 ed è l’unico costruttore navale nazionale per la marina israeliana. «Affinity è in cerca di altre promettenti opportunità in Israele e nella regione», ha dichiarato lo stesso Kushner, commentando l’operazione da 110 milioni di dollari.
Impegno politico e profitto economico, quindi, si legano e confondono nell’operato di Kushner in maniera sempre più stretta, in un intreccio in cui potrebbe finire anche la trasformazione di Gaza.
L’origine del piano per Gaza, e i fondi per realizzarlo
Dopo l’intervista di Kushner ad Harvard nel febbraio 2024 e prima che Trump parlasse della «riviera del Medio oriente» lo scorso gennaio, a mettere nero su bianco il piano statunitense per Gaza è stato Joseph Pelzman, docente della George Washington University. Esperto di economia e relazioni internazionali e direttore del Centro di eccellenza per lo studio economico del Medio Oriente e del Nord Africa dell’università, Pelzman dice di aver presentato il documento al team di Trump già nel luglio 2024.
«Mi è stato chiesto (dal team di Trump, ndr) di pensare fuori dagli schemi su cosa fare dopo (la guerra, ndr), dato che nessuno ne parlava davvero», ha detto il professore intervistato dal giornalista Kobby Barda nel suo podcast America, Baby! lo scorso agosto.
Secondo Pelzman, nessuna entità di investimento privata o internazionale entrerebbe a Gaza allo stato attuale delle cose: bisogna «ripartire da zero» e puntare «su turismo, agricoltura e alta tecnologia. Il passaggio necessario, però, è svuotare la Striscia per scavare a fondo e riciclare le macerie», ha detto sempre a Barda.
Pelzman propone di usare anche a Gaza il metodo Bot (Build-operate-transfer), un modello implementato nei Paesi in via di sviluppo. Le aziende e le organizzazioni del settore privato stipulano partnership di investimento con enti governativi, ricevendo un contratto di locazione immobiliare dal governo per 50-100 anni.
In base a questo sistema, un’entità privata costruisce e gestisce il progetto per diversi decenni, dopodiché la proprietà viene trasferita a un’autorità pubblica. Durante il periodo operativo, all’entità privata è consentito addebitare tariffe per l’uso dell’infrastruttura. Secondo Pelzman, se Gaza venisse ricostruita con questo metodo, il costo del piano sarebbe tra i mille e i duemila miliardi di dollari «e ci vorranno dai cinque ai dieci anni per completarlo».
In questo quadro, a Kushner potrebbe spettare il compito di trovare i fondi per il piano di Pelzman.
Il 21 ottobre 2024, circa un anno dopo l’inizio dell’ultima guerra a Gaza, in una zona militare chiusa e sotto la protezione dell’esercito, si è riunita una conferenza di esponenti del movimento dei coloni israeliani.
Una delle ospiti di maggiore importanza è stata Daniella Weiss, leader di Nahala, un movimento ebraico di estrema destra che ha nella sua mission «organizzare gruppi di giovani coppie il cui obiettivo è quello di creare nuove comunità in Giudea e Samaria».
Secondo le organizzazioni internazionali e israeliane per i diritti umani, Nahala è il motore delle colonizzazioni illegali di terre palestinesi e, dopo il 7 ottobre 2023, i suoi membri hanno piantato delle tende al confine con Gaza nella speranza di occupare e reinsediare l’enclave palestinese.
All’evento hanno partecipato alti ministri del governo e membri della Knesset, tra cui diversi membri del partito Likud di Netanyahu e, in quell’occasione, Weiss ha sostenuto di aver già stipulato un accordo da «milioni di dollari» per unità abitative temporanee nella Striscia da destinare ai membri di Nahala. Non ha specificato però chi fossero gli investitori.
Kushner in Serbia: il palazzo simbolo di Belgrado
Kushner non è nuovo a operazioni immobiliari che hanno anche un significato politico.
Per approfondire
A marzo 2024, Affinity Partners ha siglato un contratto di locazione di 99 anni, senza spese, con il diritto di costruire un lussuoso complesso alberghiero e residenziale e un museo sul sito dell’ex sede del ministero della Difesa jugoslavo a Belgrado, in Serbia.
Si tratta del cosiddetto edificio dello Stato maggiore, che andrebbe rifatto con un l’investimento del valore di circa 500 milioni di dollari e per il quale, in base a un accordo provvisorio, il governo serbo dovrebbe ricevere il 22 percento dei profitti. Non un palazzo a caso.
L’edificio è uno di quelli bombardati dalla Nato durante la guerra in Kosovo del 1999. Un palazzo sventrato, nel cuore della capitale serba, che serviva come monito anti-Nato e anti-Usa in un Paese da sempre politicamente filo-russo e che negli ambienti di estrema destra non ha mai accettato la perdita del Kosovo per “colpa” degli Usa.

Dieci anni fa, prima dell’avventura politica, Donald Trump aveva già espresso interesse nello sviluppo del sito di Belgrado, mentre l’intermediario serbo nelle trattative era la stessa persona con cui Kushner sta lavorando ora. I soci della Trump Organization si recarono a Belgrado per ispezionare la sede, ma il progetto non fu realizzato prima dell’elezione di Trump nel 2016 e, dopo il giuramento, il neoeletto presidente si impegnò a non fare nuovi accordi con Stati esteri.
Un nome chiave dell’affare è Richard Grenell, che ha ricoperto diversi ruoli nella prima amministrazione Trump e, in quella attuale, è stato nominato Special Presidential Envoy for Special Missions.
Tra il 2019 e il 2021, Grenell è stato inviato speciale presidenziale per i negoziati di pace in Serbia e Kosovo e, in quella veste, aveva già proposto di ricostruire il sito del ministero della Difesa a Belgrado grazie a investimenti Usa. Oggi Kushner sta percorrendo quella strada.
Kushner in Albania: l’eco resort nell’ex base militare
Un altro affare che lega Grenell, Kushner e i Balcani è quello dell’investimento per la riqualificazione dell’isola di Sezan, in Albania. Ex base militare, abbandonata e divenuta meta del turismo emergente nell’ex paese comunista per la sua natura incontaminata. Qui, Affinity Partners intende costruire un “eco-resort” di lusso e una serie di ville sull’isola di Sazan, oltre a un totale di circa diecimila unità tra abitazioni di lusso e camere di hotel nella vicina area di Zvërnec.
Da circa un decennio il governo albanese progetta lo sviluppo turistico di queste aree, che di anno in anno attirano sempre più visitatori. Il 18 marzo 2024, il presidente albanese Bajram Begaj ha firmato una legge, approvata qualche settimana prima dal parlamento, che apre la strada alla costruzione di progetti ritenuti di importanza strategica nelle aree protette del paese, nonostante le proteste dei movimenti ambientalisti e delle opposizioni.
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Il primo ministro albanese Edi Rama ha confermato che l’Agenzia albanese per lo sviluppo e gli investimenti (Aida) ha ricevuto una proposta da Affinity Partners e si è dimostrato entusiasta all’idea di trasformare Sazan in un «paradiso del turismo».
Ad aiutare Kushner anche in questo affare sarebbero stati i rapporti intessuti da Grenell nella regione, nel 2019-2021. Per quanto riguarda, invece, la pianificazione dei progetti immobiliari in loco godrebbe del sostegno del miliardario albanese Shefqet Kastrati e del figlio Musa, che recentemente hanno acquistato proprietà immobiliari milionarie a Miami, vicino alla residenza della famiglia Trump.
L’immobiliarista californiano Asher Abehsera, infine, si dovrebbe occupare dello sviluppo concreto dei progetti. La scorsa estate, Abehsera ha visitato la costa albanese a bordo di uno yacht, insieme a Kushner, alla moglie Ivanka Trump, a Grenell e a Rama.
L’hotel che Affinity Partners progetta di costruire sull’isola di Sazan verrà gestito da Aman, una multinazionale svizzera che possiede resort di lusso in tutto il mondo. Il proprietario è l’oligarca russo Vladislav Doronin mentre il responsabile della sicurezza è a tutt’oggi l’ex agente dell’Fbi Charles McGonigal.
A febbraio 2024, McGonigal è stato condannato a 28 mesi di carcere dal tribunale federale di Washington per aver ricevuto 225mila dollari da un ex agente dei servizi segreti albanesi.
L’ex spia stava aiutando McGonigal a stabilire relazioni in Albania per gettare le basi di future opportunità di business nel Paese. Lo stesso McGonigal ha anche ammesso di aver tenuto nascosti vari incontri con Edi Rama quando era ancora nell’Fbi, tra il 2017 e il 2018.
Vendere influenza politica al miglior offerente
Da Gaza all’Albania, da Miami alla Serbia passando per Arabia Saudita, Emirati e Qatar: dove inizia la politica e dove finisce l’economia? E dove il conflitto d’interessi si trasforma in influenza straniera? Queste domande sembra essersele poste anche il Senato statunitense, lo scorso anno.
Nel giugno 2024, in seguito a un’inchiesta del New York Times proprio sugli affari di Kushner nei Balcani, la commissione Finanze del Senato ha lanciato un’inchiesta su Affinity Partners. E ha rivelato ulteriori informazioni importanti.
Dalla fine dell’amministrazione Trump fino alla metà del 2024, la società di Kushner Affinity Partners ha ricevuto 157 milioni di dollari in commissioni da clienti stranieri (tra cui 87 milioni di dollari dal governo saudita) pur non generando alcun ritorno sugli investimenti, pagando zero guadagni agli investitori e investendo solo una piccola parte dei fondi ricevuti dai fondi sovrani di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha spiegato un comunicato stampa della commissione Finanze lo scorso ottobre.
In pratica, per anni, Affinity è stata un buon affare per Kushner, ma non per i suoi finanziatori. Che cosa ottiene allora chi ha investito nel fondo di private equity del genero di Trump? E chi ne facilita i progetti?
Il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro albanese Edi Rama sono accusati dai rispettivi partiti di opposizione e società civili di corruzione e svendita dei beni pubblici per guadagnare influenza negli Usa. Con l’Arabia Saudita, invece, si va oltre. Ron Wyden, il senatore democratico a capo della commissione Finanze del Senato Usa, ha definito le manovre di Kushner come «apparenti sforzi continui per vendere l’influenza politica al miglior offerente straniero».
«Mentre è sul libro paga del governo saudita, Kushner – ha aggiunto il senatore – è contemporaneamente consulente politico dell’ex presidente Trump e agisce come diplomatico ombra e consigliere politico del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman e di altri mandanti stranieri».
Wyden ha chiesto lo scorso ottobre al dipartimento di Giustizia di «nominare un consulente speciale per indagare sulle possibili violazioni» di alcune leggi statunitensi da parte di Jared Kushner. Pochi giorni dopo, si sono tenute le elezioni, Trump ha vinto di nuovo e ha annunciato che a capo dello staff del dipartimento di Giustizia avrebbe nominato Chad Mizelle.
«Chad è un guerriero Maga (Make America Great Again, ndr)», ha scritto il neoeletto presidente sui social media a proposito di Mizelle, che aveva già lavorato per la prima amministrazione di Trump occupandosi di migrazione. Poi, Mizelle si è dato agli affari. Come Kushner, insieme a Kushner. Fino alla sua ultima nomina, infatti, è stato il capo del dipartimento legale di Affinity Partners.
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