• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Formati
    • Serie
    • Inchieste
    • Feature
    • Editoriali
  • Speciali
    • Inchiestage
    • Fotoreportage
    • Video
    • Podcast
  • Archivi
    • Archivio generale
  • IrpiMedia
    • Membership
    • SHOP
    • Newsletter
    • IrpiLeaks
    • Editoria
    • Redazione
  • Irpi
    • APS
    • SLAPP
    • Dona
  • In English
    • Investigations
    • Donate
  • Social
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    • YouTube
IrpiMedia

IrpiMedia

Periodico indipendente di giornalismo d'inchiesta

  • Home
  • Menu
  • MyIrpi
  • Login

Mascherine: l’Italia paga ma la merce resta bloccata a Pechino

Una società cinese di big data incassa 12,5 milioni di euro dallo Stato italiano. Ma le mascherine consegnate non passano la validazione e restano bloccate a Pechino.

#Covid-19

06.05.20

Matteo Civillini
Gianluca Paolucci

Argomenti correlati

Cina
Salute
Spesa pubblica

Cinque milioni di mascherine già interamente pagate dalla Protezione Civile sono bloccate in Cina perché non in regola. I fornitori cinesi sono di conseguenza finiti sulla lista nera del governo di Pechino per aver venduto prodotti di scarsa qualità. E la richiesta dell’Italia, intanto, resta inevasa.

È passato un mese ormai da quando la Protezione Civile ha versato dodici milioni e mezzo di euro nelle casse di un’azienda tecnologica controllata dallo Stato cinese. Prive di marcatura CE, per queste mascherine KN95 (2,50 euro l’una) è necessario il nulla osta del Comitato tecnico scientifico del Ministero della salute. Ma la partita sta sollevando diverse perplessità tra i funzionari che gestiscono la crisi Covid-19. «Siamo in un momento in cui si acquista e poi si fanno i controlli quando la merce viene consegnata», concedono dalla Protezione Civile a La Stampa e IrpiMedia. Certo, la corsa globale alle mascherine obbliga a tagliare tempi e cautele. Con il rischio però di incappare in brutte sorprese: ovvero, che in Italia della merce non arrivi mai, lasciando spazio solo alla complicata strada del rimborso per recuperare i fondi pubblici spesi per gli acquisti.

Al centro dell’acquisto bloccato c’è la Tus Data Asset: società statale fondata nel 2018 dall’università Tsinghua di Pechino che si occupa di big data, tecnologia blockchain e intelligenza artificiale. Niente a che vedere con i Dpi ma, come molti altri in questo periodo di emergenza, anche l’azienda cinese si sarebbe reinventata. Secondo il quotidiano South China Morning Post, la Tus Data Asset avrebbe cambiato la sua ragione sociale per includere l’esportazione di strumenti medicali il 23 marzo. Una settimana dopo aver siglato il contratto con la Protezione Civile per 5 milioni di FFP2 (poi diventate KN95) a 2,50 euro l’una, iva e trasporto escluse. Il prospetto inviato dall’azienda e consultato da IrpiMedia comprende anche le foto dei modelli specificando però che «si tratta solo di un esempio, e il materiale inviato dipende dalle scorte disponibili». 

La fattura in favore della Aipo International

Le condizioni di vendita appaiono restrittive: l’azienda cinese esige un acconto pari al 50% dell’importo totale e il versamento del saldo prima che la merce lasci la Cina. Pagamento che, come indica la fattura, non viene richiesto a favore della stessa Tus Data Asset, ma di un’azienda terza. Si tratta di Aipo International, un rivenditore di cuffie bluetooth e videoproiettori con sede a Shenzhen, l’hub dell’elettronica cinese a 2.000 km di distanza da Pechino. Non è chiaro quale sia la relazione tra le due aziende. Interpellato da IrpiMedia, un responsabile di Tus Data Asset non ha voluto commentare.

Come da accordi, la Protezione Civile liquida i 12 milioni e mezzo all’atto della consegna del materiale in un deposito cinese. La qualità delle mascherine ricevute però lascia dei dubbi e il trasporto in Italia viene bloccato. Il 13 aprile un nuovo capitolo: il Ministero del Commercio cinese vieta ufficialmente alla Tus Data Asset e alla AIPO International di esportare Dpi all’estero. «I prodotti di alcune aziende sono stati restituiti perché, data la bassa qualità, macchiano l’immagine del Paese», si legge nella nota ministeriale cinese. Fatto sta che oggi le mascherine sono ancora in Cina. «Noi puntiamo ad avere la merce certificata dice la Protezione Civile. Se la merce non sarà riconosciuta valida allora avvieremo le procedure di rimborso. Ma speriamo tutto vada bene».

Crediti

Autori

Matteo Civillini
Gianluca Paolucci

Editing

Redazione Irpi

In partnership con

La Stampa

Condividi su

Potresti leggere anche

#Covid-19
Inchiesta

Covid19: la zona grigia del mercato dei rapid test

06.05.20
Anesi, Bagnoli
#Covid-19
Feature

Regione Lombardia: contestata a una società la frode sulla commessa per la mascherine

08.05.20
Civillini
#Covid-19
Inchiesta

Il gran bazar delle certificazioni per le mascherine dalla Cina

19.05.20
Bodrero, Civillini
#Covid-19
Inchiesta

Scorte e nuove rotte: i narcos alla prova del lockdown

20.05.20
Anesi, Baquero, Jaccard, Rubino

Logo IRPI media
Logo IRPI media

IrpiMedia è una testata registrata al Tribunale di Milano n. 13/2020.
IRPI | Investigative Reporting Project Italy | Associazione di promozione sociale | C.F. 94219220483
I contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

  • Serie
  • Inchieste
  • Feature
  • Editoriali
  • Inchiestage
  • Fotoreportage
  • Video
  • Podcast
  • Newsletter
  • IrpiLeaks
  • Irpi
  • Cookie Policy
WhatsApp Facebook X Instagram LinkedIn YouTube
Gestisci consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
{title} {title} {title}