14.05.24
Che cos’è Dubai Unlocked?
È un lavoro giornalistico internazionale condotto da 74 partner (quotidiani, televisioni e centri di giornalismo investigativo) provenienti da 58 Paesi. Coordinata dalla testata finanziaria norvegese E24 e da Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), l’inchiesta Dubai Unlocked svela come come presunti criminali, truffatori, imprenditori sotto sanzioni, politici corrotti e altri personaggi di pubblico interesse nascondano le loro ricchezze in proprietà immobiliari a Dubai.
L’inchiesta è nata da un leak ottenuto dal Center for Advanced Defense Studies (C4ADS), un’organizzazione non profit con sede a Washington che effettua ricerche su criminalità e conflitti internazionali. Sono stati poi condivisi con E24 e con Occrp. Il progetto Dubai Unlocked ha avuto un prequel nel 2022 con l’inchiesta #DubaiSvelata.
Cosa c’è (e cosa non c’è) nei dati?
I dati del leak contengono informazioni su centinaia di migliaia di proprietari immobiliari, risalenti soprattutto al biennio 2020-2022. Provengono da oltre cento banche dati differenti, la principale delle quali è il Dubai Land Department (il catasto di Dubai) e società pubbliche di erogazione di utenze come elettricità e acqua.
Attraverso i dati i giornalisti hanno potuto identificare i proprietari – o, in alcuni casi, gli affittuari – degli immobili di Dubai. Ogni informazione è stata verificata incrociandola con altri documenti ufficiali, fonti aperte, leak e interviste con le parti interessate.
L’inchiesta non ha potuto ricostruire le proprietà immobiliari schermate da trust, fiduciarie o società anonime, specialmente quando hanno sede in paradisi fiscali che garantiscono il segreto societario. Per quanto basate su una consistente fuga di documenti, quindi, va ricordato che le analisi elaborate dai dati di Dubai Unlocked sono incomplete. A volte, specialmente nei casi di compravendite recenti, non è stato possibile stabilire se i nomi che si trovano nel leak sono tuttora proprietari oppure no a causa di ritardi nell’aggiornamento dei documenti ufficiali.
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Perché Dubai è così attrattiva?
James Henry, esperto di paradisi fiscali che insegna all’università di Yale, negli Stati Uniti, paragona gli Emirati Arabi Uniti, di cui Dubai è uno dei sette, al bar di Mos Eisley, il porto spaziale del pianeta Tatooine nella saga Guerre Stellari. In una famosa scena dell’episodio 4, Una nuova speranza, Luke Skywalker si addentra in una taverna, buia e discreta, dove hanno trovato riparo personaggi poco raccomandabili che trattano tra loro nelle più disparate lingue dell’universo.
Nessuno fa domande sulla provenienza e chi posa lo sguardo troppo a lungo è preso a male parole dagli astanti. Dubai è come il bancone di quel bar: «Entri e trovi cleptocrati, a sinistra oligarchi, in mezzo riciclatori e alle spalle venditori di materie prime russe che lo sfruttano come falla del sistema per aggirare le sanzioni», spiega Henry.
Negli Emirati il mercato immobiliare è molto vantaggioso per investitori che vogliono produrre profitto rapidamente. Nel 2023 valore delle transazioni nel segmento del lusso è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, rendendo l’emirato attrattivo sia per capitali puliti sia per quelli sporchi.
Per quanto Dubai abbia sottoscritto con molti Paesi – soprattutto occidentali – accordi per lo scambio di informazioni, mantiene ancora, almeno parzialmente, il segreto societario e bancario. Fino al 2022, gli agenti immobiliari, i broker e gli avvocati non erano nemmeno obbligati a segnalare alle autorità grandi transazioni in contanti o in criptovalute.
Gli Emirati nel 2023 hanno introdotto per la prima volta una tassa sugli utili delle imprese con un’aliquota al 9%, la più bassa della regione (al pari del Bahrain). A Dubai ci sono comunque 28 zone economiche speciali totalmente esentasse. Dividendi e individui non sono tassati.
Nonostante la collaborazione con le forze dell’ordine straniere e i trattati per la consegna di latinati e criminali siano cresciuti negli anni, moltissime richieste di estradizione continuano a cadere ancora nel vuoto. L’avvocata dell’organizzazione internazionale Detained in Dubai Radha Stirling ritiene che casi di arresti o di sequestri possano essere usati dalle autorità emiratine «solo per farne un comunicato stampa» e non per perseguire davvero il crimine. Le autorità emiratine, contattate per un commento, sostengono che le capacità di rispondere alle richieste dei Paesi stranieri in materia di estradizione «sono in aumento».
Cosa rivelano i dati sull’Italia?
I dati di Dubai Unlocked svelano nel 2022 oltre 2.500 immobili residenziali posseduti da italiani a Dubai. Gli economisti dell’EU Tax Observatory e del Norway’s Centre for Tax Research stimano che queste proprietà valgano sul mercato quasi un miliardo di euro. Grazie a diverse richieste di accesso agli atti inoltrate all’Agenzia delle Entrate, IrpiMedia ha scoperto che nello stesso anno il valore degli immobili posseduti da italiani in tutti gli Emirati Arabi Uniti dichiarati al fisco italiano – 645 in tutto – era di 186 milioni di euro. Cioè nella sola Dubai si concentrano in realtà immobili di proprietari italiani per oltre cinque volte il valore dichiarato in tutti gli Emirati.
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Da questo dato IrpiMedia ha potuto stimare l’evasione fiscale derivante dalla mancata dichiarazione di proprietà a Dubai: nel 2022 l’Italia ha perso almeno tra i 2,7 e i 5,4 milioni di euro solo di imposta sugli immobili all’estero.
Non tutti gli italiani che non dichiarano un immobile a Dubai sono evasori fiscali: chi è iscritto fra i residenti negli Emirati è esentato dalla dichiarazione al fisco. Sulla base dei dati di Dubai Unlocked e dell’Agenzia delle Entrate, tuttavia, risultano forti discrepanze tra:
- il numero di italiani che dichiarano una proprietà immobiliare in tutti e sette gli Emirati Arabi Uniti: meno di 500;
- le persone fisiche di nazionalità italiana che risultano proprietarie di un immobile nella sola Dubai secondo Dubai Unlocked: almeno 2.022;
- il numero di italiani proprietari di immobili che sono certamente residenti a Dubai stando ai dati contenuti nel leak.
Come abbiamo fatto i nostri calcoli
La forbice di valori con cui abbiamo stimato l’evasione fiscale si basa su una serie di assunti:
- i proprietari italiani a Dubai possiedono il 100% dell’immobile e che questa non è una prima casa;
- tutti i proprietari sono fiscalmente residenti in Italia;
- il valore dell’aliquota per la tassa sulla casa all’estero (Ivie) è lo 0,76% (per le dichiarazioni del 2024 sulle proprietà del 2023 è stata alzata all’1,24%).
Quello che non siamo in grado di prendere in considerazione – circostanza che rende la nostra una stima per difetto – sono le persone fisiche di nazionalità italiana proprietarie di un immobile a Dubai che si celano dietro società anonime. Appena 33 italiani nel 2022 hanno dichiarato all’Agenzia delle Entrate di possedere quote di società emiratine.
Il dato sui proprietari certamente residenti a Dubai è desunto contando coloro che hanno registrato insieme all’immobile un Emirates ID, la carta d’identità degli Emirati obbligatoria per cittadini e residenti.
Chi sono i proprietari immobiliari più controversi che compaiono in Dubai Unlocked?
Il principale criterio con il quale sono stati scelti i nomi da pubblicare dei proprietari immobiliari a Dubai è l’interesse pubblico. Ci sono quindi condannati e indagati per reati di varia natura, uomini d’affari sotto sanzione, politici accusati di aver distratto fondi pubblici all’estero.
Ciro Arianna, il presunto riciclatore legato alla camorra
Alcuni proprietari o ex proprietari immobiliari italiani e stranieri sono legati al narcotrafficante Raffaele Imperiale, arrestato a Dubai nel 2021. Il più rilevante per l’Italia è Ciro Arianna, imprenditore residente a Dubai dal 2017 che è stato intestatario di un appartamento di circa 150 metri quadri alla Sunrise Bay Tower. È ritenuto dalla procura di Napoli un riciclatore di Raffaele Imperiale. Nel 2020 è stato anche accusato di traffico di sigarette da Dubai a Secondigliano, roccaforte del clan Di Lauro. IrpiMedia ha provato senza successo a contattare Arianna per un commento.
Narcos d’Europa
Nell’arcipelago artificiale a forma di palma c’è un appartamento di lusso che appartiene a Joseph Johannes Leijdekkers, un olandese di 32 anni inserito da Europol nella lista dei latitanti europei più ricercati. È accusato di traffico internazionale di droga e riciclaggio ed è considerato il re della droga di Anversa. È coinvolto in procedimenti aperti a carico dei narcotrafficanti della mocromafia, potente organizzazione criminale marocco-olandese dedita al traffico di cocaina. Diversi suoi membri hanno appartamenti a Dubai.
C’è anche Daniel Kinahan, importante narcotrafficante irlandese che in patria è ricercato anche per tentato omicidio, insieme ad altri familiari. Tra la lista di invitati al suo matrimonio al grattacielo Burj al Arab nel 2017 c’erano anche Raffaele Imperiale e altri membri della mocromafia.
Le famiglie dei dittatori africani
Le famiglie Obiang (Guinea Equatoriale), Ben Ali (Tunisia), Dos Santos (Angola), Sassou Nguesso (Congo-Brazzaville), Bongo (Gabon) sono finite sotto inchiesta per aver sottratto milioni di euro alle casse dei Paesi che governano o hanno governato. Sono indagati in diversi Paesi europei, così hanno portato le loro ricchezze al sicuro a Dubai, investendo in ville e appartamenti di lusso nell’emirato.
I finanziatori di Hezbollah
A Dubai hanno trovato casa diversi uomini d’affari messi sotto sanzione dagli Stati Uniti perché ritenuti tra i finanziatori di Hezbollah. Il paradosso: gli Emirati Arabi Uniti sono tra coloro che hanno inserito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche.
I fratelli ricercati per corruzione e riciclaggio
Indiani di nascita, i fratelli Gupta hanno costruito un impero in Sudafrica grazie agli appoggi con l’ex presidente del Paese, Jacob Zuma. Si sono trasferiti a Dubai almeno dal 2016 per evitare l’arresto. Nonostante tra Emirati Arabi Uniti e Sudafrica esista un trattato di estradizione, le autorità emiratine si sono rifiutate di consegnare i fratelli Atul e Rajesh Gupta alla polizia giudiziaria di Johannesburg, dove dovrebbero affrontare un processo per frode e riciclaggio di denaro sporco.
La casa del manager di Stato guineano ricercato in Spagna affittata a un narcos bosniaco
Candido Nsue Okomo è il cognato del presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema ed ex manager della compagnia petrolifera di Stato GEPetrol. In Spagna è sotto indagine per aver corrotto un poliziotto affinché mettesse insieme un dossier contro uno dei figli di Obiang, tra i rivali per ereditare le ricchezze di famiglia. Uno dei cinque appartamenti di proprietà di Okomo a Dubai, al 37esimo piano del grattacielo Burj Khalifa, è stato affittato a Dženis Kadrić, criminale bosniaco che fa parte del gruppo criminale di uno dei narcos più ricercati al mondo, Edin Gačanin detto Tito.
L’imprenditrice bulgara
Ruja Ignatova è un’imprenditrice bulgara ricercata per una truffa da quattro miliardi di euro. La chiamano la «cryptoregina», perché è stata l’ideatrice di uno schema Ponzi con cui ha accumulato la sua ricchezza attraverso la vendita della falsa criptovaluta OneCoin. Fino al 2015 è stata proprietaria di immobili a Dubai, poi venduti a un cittadino tedesco. Anche alcuni suoi vecchi soci hanno investito nel mattone a Dubai, tra cui alcuni italiani che avevamo già individuato con #DubaiSvelata.
Cosa ha fatto Dubai per ridurre il rischio di riciclaggio di denaro sporco nel settore immobiliare?
Gli Emirati Arabi Uniti nel 2024 sono usciti dalla “lista grigia” dei Paesi a rischio del Gruppo d’azione finanziaria internazionale (Gafi), organismo intergovernativo che si occupa di lotta al riciclaggio dei capitali illeciti e di prevenzione del finanziamento al terrorismo. Il Gafi ritiene che il Paese abbia fatto sforzi sufficienti per combattere i reati finanziari. Nel 2023, a seguito di una doppia visita dell’inviato speciale dell’Unione europea sulle sanzioni, le autorità emiratine hanno vietato la ri-esportazione di materiale bellico verso la Russia.
Il responsabile del Centro di analisi dei reati finanziari degli Emirati, Sauod Abdulaziz Almutawa, ha spiegato ai partner della tv svedese Svt che il Paese ha «tolleranza zero verso l’inadempienza». «Dubai – ha aggiunto – non è un rifugio per criminali e fondi sporchi. È un rifugio per il commercio legale, per grandi lavoratori legittimi che hanno guadagnato ciò che possiedono».
Nonostante l’uscita dalla “lista grigia” del Gafi, il Parlamento europeo ha votato contro una risoluzione della Commissione del febbraio 2024: la proposta rigettata prevedeva di rimuovere gli Emirati Arabi Uniti dal gruppo dei Paesi a rischio ai sensi della direttiva europea per la prevenzione del riciclaggio di denaro sporco.
«Sulla carta — spiega a IrpiMedia Chiara Putaturo, advisor a livello europeo di Oxfam su disuguaglianze e politiche fiscali — gli Emirati Arabi Uniti rispettano gli standard internazionali per contrastare pratiche fiscali dannose e sullo scambio di informazioni amministrative. Formalmente sono conformi. Tuttavia, le inchieste degli ultimi anni, gli indici sviluppati da associazioni internazionali e, da ultimo, il voto dell’Europarlamento contro la rimozione dalla “lista grigia” dimostrano che questi standard, nel caso degli Emirati, sono solo di facciata».
