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Chi vuole il Taser in Italia. Con tutti i suoi difetti

«Non letale» secondo i suoi promotori, concausa del decesso di un operaio che aveva fatto uso di cocaina secondo una perizia. Il dispositivo presenta problemi tecnici ma il Viminale ne ha voluti comunque circa cinquemila. E ne vuole ancora

04.02.26

Laura Carrer

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Sicurezza

Tra agosto e ottobre 2025 quattro persone in Italia sono morte a seguito di fermi di carabinieri e polizia. Le forze dell’ordine coinvolte nelle operazioni sono state indagate: in tre occasioni per omicidio colposo, in una per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

In tutti e quattro gli interventi, il cui obiettivo era sedare comportamenti aggressivi, hanno sempre usato il Taser, la pistola a impulsi elettrici che alcuni agenti hanno in dotazione. È un’arma «deterrente», definita «non letale» o «a bassa mortalità» dall’azienda che la produce e dai sindacati di polizia.

Nel primo decesso, la perizia ordinata dalla procura ha escluso che l’arma abbia avuto un ruolo nella morte del fermato. Negli ultimi due, ancora si attende il riscontro dell’autopsia. Nel secondo episodio, invece, la scarica del Taser è indicata come possibile corresponsabile insieme al consumo di cocaina.

L’inchiesta in breve

  • A dicembre 2025, per la prima volta in Italia, una perizia medico-legale ha indicato l’utilizzo di un Taser come concausa, insieme all’assunzione di cocaina, del decesso di un operaio. Si chiamava Elton Bani ed è morto il 17 agosto dopo un intervento dei carabinieri chiamati dai vicini, preoccupati perché andava in escandescenze
  • Il Taser è una pistola a impulsi elettrici che immobilizza i bersagli. Prende il nome dalla società americana che la produce, dall’aprile 2017 rebrandizzata in Axon Enterprises Inc. Introdotto in Italia come «arma non letale» alternativa a quelle da fuoco nel 2014, il suo impiego era previsto come sperimentazione all’interno del “decreto stadi” (governo Renzi). Dopo anni di incertezze giuridiche, il Taser è stato definito dalla giurisprudenza un’arma comune da sparo che può essere acquistata solo dalle forze dell’ordine. I partiti di destra e i sindacati di polizia la chiedono in risposta alle aggressioni agli agenti. Una voce fuori dal coro è il sindacato dei militari, da sempre critico per mancanza di regole di utilizzo e formazione
  • Nel 2019 Axon, la ex Taser, apre una filiale a Roma e si presenta agli appalti del ministero dell’Interno. Nel 2021 le viene assegnata una procedura negoziata d’urgenza grazie alla quale porterà in Italia circa 5mila Taser da distribuire tra carabinieri, polizia e guardia di finanza. In quattro occasioni – nel 2020, 2021, 2024 e 2025 –  Axon è stata esclusa da altrettanti bandi di gara, mai assegnati, perché il dispositivo falliva le prove tecniche. In pratica, l’unica procedura vinta da Axon era senza gara, con il Viminale che aveva come obiettivo portare l’arma in Italia dopo un primo periodo di sperimentazione
  • Il Taser è stato prima “sperimentato” in grandi città italiane tra il 2018 e il 2019. Da allora i ministri e i sottosegretari che si sono susseguiti al Viminale ripetono la promessa dell’arma che protegge le forze dell’ordine senza uccidere. I contatti tra Axon e il ministero dell’Interno sono cominciati nel 2016. Organizzazioni non governative come Amnesty International e Antigone criticano l’uso dei Taser. La stessa azienda cita una percentuale di mortalità a seguito dell’esplosione dei dardi nello 0,25% dei casi

Il caso riguarda Elton Bani, muratore di origine albanese di 41 anni morto a Manesseno (Genova) il 17 agosto 2025. Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla stampa locale, l’uomo avrebbe iniziato a urlare per strada, nei pressi della sua abitazione, facendo preoccupare i vicini di casa. Sarebbe intervenuto prima il personale medico e in un secondo tempo una gazzella dei carabinieri, che lo avrebbe convinto a prendere i suoi documenti in casa. Bani a quel punto si sarebbe calmato e si sarebbe seduto sugli scalini del suo palazzo.

Nel mentre è arrivata una seconda auto: un militare avrebbe dato di proposito un calcio alla bottiglietta che l’uomo stava bevendo, provocando di nuovo una reazione di Bani. A quel punto, i carabinieri avrebbero utilizzato il Taser tre volte: alla terza scarica, l’uomo sarebbe morto. I carabinieri indagati dalla pm Paola Calleri della procura di Genova per omicidio colposo sono due.

La causa del decesso va «ricondotta a un arresto cardio-circolatorio acuto verificatosi in un quadro multifattoriale caratterizzato da intossicazione acuta da cocaina e da stimolazione elettrica ripetuta mediante arma a conduzione elettrica», scrive la medica-legale Isabella Caristo, consulente della procura.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, Caristo ha precisato nella perizia che «[n]on è possibile affermare che uno solo dei due fattori – l’assunzione di cocaina e l’uso del Taser, ndr – sarebbe stato sufficiente a determinare l’evento morte in assenza dell’altro. L’esito letale, dunque, deve essere ricondotto all’azione combinata di questi due elementi, che hanno concorso in maniera sinergica e combinata nel determinare l’insorgenza dell’arresto cardio-circolatorio terminale».

Dalle pene aumentate allo scudo penale per le forze dell’ordine

Il decreto sicurezza del 2025, attualmente in vigore, ha introdotto tre livelli di protezione a difesa delle forze dell’ordine. Con l’articolo 19 si è prevista un’aggravante specifica per violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

Nell’articolo successivo il governo ha aumentato le pene per il reato di lesioni personali a ufficiali o agenti di polizia: da due a cinque anni per lesioni semplici, da quattro a dieci per lesioni gravi e da otto a 16 per lesioni gravissime.

Il pacchetto sicurezza ha anche introdotto un contributo economico fino a 10mila euro per gli operatori indagati o imputati durante l’attività di servizio. Infine, ha autorizzato gli agenti di pubblica sicurezza a portare armi personali senza licenza anche al di fuori del servizio.

Tra le misure da inserire nel nuovo “pacchetto sicurezza” del governo, è previsto uno “scudo penale” inizialmente pensato per gli agenti in servizio che su proposta di Fratelli d’Italia potrebbe essere allargato a tutti coloro che commettono un reato in un contesto per il quale è ravvisabile una “causa di giustificazione” (come legittima difesa o stato di necessità).

Per gli agenti delle forze dell’ordine, l’uso legittimo delle armi rientrerebbe in queste circostanze. Nel caso passasse, il pm avrebbe sette giorni per accertamenti preliminari prima dell’iscrizione nel registro degli indagati

Questo episodio ha riaperto una questione che non è mai stata risolta, né in Italia né nel mondo: il Taser è davvero un’arma non letale? Axon Enterprise Inc. – la società statunitense produttrice che ha dato a battesimo l’arma e che prima dell’aprile 2017 si chiamava Taser International Inc. –, insieme a esponenti delle forze dell’ordine e politici della maggioranza, sostiene di sì e ne difende l’utilizzo a protezione di agenti e uomini dell’Arma.

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Organizzazioni non governative e associazioni, invece, sostengono di no, da ben prima del decesso di Bani. A distanza di dodici anni dalla sua introduzione in Italia, senza stime né rapporti ufficiali, è difficile stabilire come sia impiegata questa pistola a impulsi elettrici e quanto sia efficace come deterrente.

Quanta confusione sugli “storditori elettrici”

Nonostante i dispositivi attualmente in dotazione alle forze di polizia, alla guardia di finanza e ai carabinieri siano definiti «armi comuni a impulsi elettrici» già dal 2014, a diventare di uso comune nel dibattito pubblico italiano è stato fin dall’inizio il termine Taser.

Il marchio registrato dalla Taser International – dal 2017 Axon Enterprise – definisce un certo tipo di arma a impulsi elettrici, brevettata e rispondente a precise funzionalità, ma similmente a quanto è avvenuto per prodotti come lo Scotch, il Walkman o la Biro, indipendentemente dal produttore, qualsiasi prodotto simile al Taser è definito con la stessa parola. 

In Italia, la definizione di questi dispositivi a conduzione elettrica è stata chiarita solo di recente dalle sentenze della Cassazione. Così storditore (o dissuasore) elettrico, arma a impulsi elettrici e Taser sono parole adottate dalla politica in modo intercambiabile. Invece i termini si riferiscono ad armi che hanno caratteristiche tecniche e regimi d’uso differenti.

Lo «storditore elettrico» è definito per la prima volta da una circolare del ministero dell’Interno del 1997. Si tratta di un strumento destinato all’autodifesa che per essere attivato richiede il contatto diretto con la vittima. Nel 2011, con l’attuazione di una direttiva europea sulle armi, il decreto legislativo 204 equipara gli «storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione» alle armi da sparo (pistole, fucili e simili).

Un rapporto congiunto del 2021 della polizia scientifica e dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie (Enea) specifica poi che gli storditori elettrici non possono essere messi sul mercato e non possono essere acquistati nemmeno da chi ha un porto d’armi. Si tratta infatti di «armi proprie non commercializzabili, in quanto la loro destinazione naturale è l’offesa alla persona». Dunque, solo le forze dell’ordine possono comprare un Taser legalmente.

Fermare i criminali senza armi

A segnare l’interesse politico sull’introduzione di queste armi è un episodio avvenuto il 3 maggio 2014. Lo stadio Olimpico di Roma ospita la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli: nel tragitto verso l’Olimpico l’ultras romanista Daniele De Santis spara a tre tifosi napoletani uccidendone uno, Ciro Esposito.

De Santis viene condannato a sedici anni di carcere. Questo episodio, insieme a un aumento generale dei feriti negli incontri di serie A e B rispetto alla stagione precedente, spinge il governo guidato allora da Matteo Renzi a emanare d’urgenza il “decreto stadi” (decreto-legge 119/2014), che prevede tra l’altro «un ammodernamento delle dotazioni» della polizia di Stato. 

L’allora esponente di Forza Italia Gregorio Fontana, raccogliendo l’esplicita richiesta della Confederazione sindacale autonoma di polizia (Consap), propone in un emendamento l’obbligo «di sperimentare l’uso della pistola elettrica Taser» negli stadi.

Sono «tanti i casi in cui poliziotti e carabinieri riportano gravi lesioni o mettono a repentaglio la propria vita, nel tentativo di fermare i criminali, senza fare uso delle armi», diceva, e per questo è necessario «dotare le nostre forze di polizia di strumenti di difesa non letali, che consentano di bloccare le persone, senza correre il rischio di provocarne la morte».

Con la conversione in legge dell’ottobre 2014 il concetto passa ma con una terminologia diversa: il marchio Taser è sostituito da «arma comune a impulsi elettrici». 

Nel marzo 2015 il ministero dell’Interno istituisce un tavolo tecnico interforze con esperti designati anche dal ministero della Salute per definire concretamente le modalità di utilizzo dell’arma. Dopo tre anni, nel febbraio 2018, il gruppo approva le «linee guida tecnico-operative per l’avvio della sperimentazione della pistola elettrica denominata Taser modello X2».

L’arma prodotta da Taser International viene scelta in seguito a un’indagine di mercato che il Dipartimento della pubblica sicurezza aveva condotto consultando le ambasciate di Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia e Regno Unito. Questi Paesi già allora si erano dotati dell’arma ritenuta dagli esperti la più idonea per «le caratteristiche tecniche di impiego e di sicurezza possedute». 

Nel 2018 Taser International fornisce al ministero dell’Interno tra i 30 e i 35  dispositivi, gratuitamente. Il modello X2 – in dotazione a polizia, carabinieri e guardia di finanza – è in materiale plastico giallo ed emette scariche elettriche ad alta frequenza che durano al massimo cinque secondi l’una e hanno una tensione di 50mila volt.

Alta tensione ma a bassa intensità: il voltaggio della scarica è molto alto ma la quantità di corrente che il Taser veicola è relativamente bassa. Tolta la sicura e premendo il grilletto due elettrodi collegati a fili conduttori partono in direzione del bersaglio. La scarica avviene nel momento in cui i dardi raggiungono il corpo, a cui si arpionano, e chiudono il circuito elettrico. A essere inibite sono le funzioni sensoriali e motorie dell’individuo, perché lo scopo è immobilizzarlo.

Come dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera dallo stesso Rick Smith, fondatore di Taser International, un primo incontro con il Viminale è avvenuto a Roma nel 2016. Due anni dopo, è stato poi il prefetto Vittorio Rizzi, all’epoca a capo della Direzione anticrimine della polizia di Stato, ad annunciare l’inizio effettivo della sperimentazione dell’arma in sei città: Brindisi, Caserta, Catania, Milano, Padova e Reggio Emilia.

I Taser mancano di requisiti tecnico-prestazionali

Gli esiti di questa sperimentazione durata fino al 2019 sono poco documentati. Il Viminale non ha mai fornito dettagli in merito, né ha risposto a una richiesta di chiarimento inviata da IrpiMedia.

Alla conclusione della sperimentazione del 2019, però, il ministro dell’Interno dell’epoca (governo Conte I) Matteo Salvini ha dichiarato: «Finalmente a giugno entreranno in vigore le pistole elettriche». Salvini promuoveva i Taser con le stesse parole dell’azienda produttrice: «Un’arma di dissuasione non letale», un «importante deterrente» a difesa delle forze dell’ordine.

Matteo Salvini, nel 2019 ministro dell’Interno, prova il Taser modello X2 in dotazione alla Polizia di Stato durante un’esercitazione alla scuola per ispettori di Nettuno, Roma
Matteo Salvini, nel 2019 ministro dell’Interno, prova il Taser modello X2 in dotazione alla Polizia di Stato durante un’esercitazione alla scuola per ispettori di Nettuno, Roma

Il 2019 è anche l’anno in cui al ministero si è cominciato a parlare di dotare anche la polizia locale di Taser e non solo nelle città metropolitane. Quell’anno Axon Enterprise ha anche aperto una filiale a Roma che dal 2023 organizza l’Axon Tech Summit, una fiera espositiva dei prodotti di Axon. Dal suo ingresso in Italia, la società partecipa a eventi delle forze dell’ordine in cui i suoi formatori illustrano il funzionamento dei dispositivi. 

Tra il 2019 e il 2024 il ministero dell’Interno ha bandito cinque gare per l’acquisto di armi a impulsi elettrici destinate a polizia, carabinieri e guardia di finanza. Quattro di queste sono procedure ristrette, ovvero destinate alle aziende che passano un prima selezione.

Axon partecipa ma viene sempre esclusa per motivi tecnici: se sottoposti alle prove balistiche, i Taser non sono conformi. I dardi colpiscono in modo poco preciso oppure non sono visualizzati correttamente sul display dell’arma, mentre il filo per la conduzione elettrica che collega il dardo all’arma si stacca inavvertitamente in troppe occasioni.

Lo dicono, a vario modo, le commissioni incaricate di verificare l’idoneità dell’offerta l’8 luglio 2020, il 23 febbraio 2021, l’11 luglio 2024 e l’1 aprile 2025, quest’ultima esclusione avvenuta nel momento in cui il Viminale aveva intenzione di firmare un’intesa per un accordo quadriennale per 10mila Taser. 

Nonostante i problemi tecnici, il giorno dopo l’esclusione del 2021, il ministero ha aperto una procedura negoziata, ovvero una gara senza bando in cui il contraente è scelto dalla stazione appaltante. È una procedura straordinaria, che si fa solo in casi di estrema urgenza.

La verifica dei requisiti tecnici avviene ugualmente ma è meno puntigliosa delle gare con bando aperto. Così, dopo una verifica su dieci dispositivi campione inviati,ad Axon è stata assegnata la fornitura di 4.482 armi a impulsi elettrici.

Non si tratta di armi diverse da quelle che avevano fallito i test precedenti. Tuttavia, negli anni seguenti, per evitare di cambiare fornitore, l’azienda è stata selezionata ancora dai carabinieri per nuove cartucce e, in totale, per altri 374 dispositivi.

«Troverete in me un grande difensore del Taser»

Da quanto si può ricostruire, quindi, in Italia risultano circa cinquemila Taser a disposizione di guardia di finanza, carabinieri e polizia. L’intento dell’attuale sottosegretario del ministero dell’Interno Nicola Molteni è però aumentare la dotazione a 10mila dispositivi.

Lo dichiara sul palco dell’Axon Tech Summit, dello scorso 28 ottobre alla Lanterna di Roma, parlando della buona riuscita della prima sperimentazione del 2018, «lunga, doverosa e necessaria».

«Troverete in me un grande difensore del Taser – continua Molteni –. Se al mondo ci sono circa cento Paesi che hanno deciso di utilizzare il Taser non vedo perché non farlo anche in Italia».

Nicola Molteni interviene dal palco dell’Axon Tech Summit
Nicola Molteni interviene dal palco dell’Axon Tech Summit © Laura Carrer

Nel corso del tempo Molteni ha infatti perfezionato il quadro normativo a sostegno dell’arma. Nel 2024 e nel 2025 con alcuni emendamenti al decreto “Milleproroghe” ha chiesto una nuova sperimentazione dell’arma nelle città più piccole: ora il Taser può essere usato anche in comuni con meno di 20mila abitanti. Quando parla dell’arma, il sottosegretario leghista si riferisce al dispositivo come «uno strumento di difesa e non di offesa», «con una straordinaria capacità di deterrenza, a tutela e a garanzia delle forze di polizia». 

Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dialogando con il fondatore dell’azienda Rick Smith all’evento Forum in Masseria tenuto da Bruno Vespa in Puglia, ha ribadito che il Taser «ha una vocazione di utilizzo alternativa all’arma da fuoco». Come dice Axon: l’arma non è letale, «salva vite» e offre ai poliziotti uno strumento intermedio tra il manganello e la pistola. 

Sono le stesse posizioni che ha assunto nel 2014 Gregorio Fontana, su richiesta del Consap, e che oggi riecheggiano anche in altri esponenti dei partiti di maggioranza del governo Meloni.

Contattato da IrpiMedia per un commento sulle esclusioni di Axon dagli appalti del Viminale, e dunque sulla possibilità che i Taser possano non essere efficaci sul campo, il Sindacato autonomo di polizia (Sap) fa sapere che «la commissione per l’approvazione delle pistole a impulsi elettrici svolge la propria funzione di verifica e garantisce agli operatori l’uso di strumenti che funzionino correttamente».

E, quindi, continua il segretario generale Stefano Paoloni, «il Taser è uno strumento che dà garanzie perché collaudato e verificato. Gli apparecchi in dotazione infatti hanno superato tutte le prove». Il Consap, sentito per un commento analogo, non ha risposto. Il Siulp ha preferito non commentare.

Unica voce fuori dal coro è quella del Sindacato dei militari, un’associazione a cui qualunque militare può iscriversi e che, tra le altre cose, da anni chiede di costituirsi parte civile in vari processi che coinvolgono militari dell’Arma dei Carabinieri per aver usato il Taser.

Ultimi in ordine cronologico sono i procedimenti aperti dalle procure di Tempio Pausania, Napoli e Genova, quest’ultima proprio per il caso Bani.

«Abbiamo sempre espresso forti dubbi sull’efficacia dei Taser e sulle concrete modalità di utilizzo da parte degli operatori – spiega a IrpiMedia il portavoce del sindacato Luca Comellini, ex militare dell’Aeronautica in congedo assoluto – che hanno lamentato la mancanza di regole chiare e formazione specifica sull’uso dell’arma. Lamentele che smentiscono la narrazione dell’attuale governo. Il Taser è un’arma e per questo motivo dovrebbe esserne sospeso l’uso fino a quando non verranno definite regole e formazione che attualmente oggi mancano».

Rick Smith: «Uccidere è un problema tecnologico»

Non solo Steve Jobs avrebbe creato le fondamenta di Apple in un garage. In una foto pubblicata da Axon Enterprise sul profilo LinkedIn, Rick Smith è ritratto sorridente nel suo garage, in cui insieme al fratello Tom (che ha lasciato l’azienda nel 2012 per incomprensioni) avrebbe dato vita a Taser International (poi diventata Axon Enterprise nel 2017).

Nel suo libro Arma non letale Smith racconta che è stata la pistola phaser usata dal capitano Kirk in Star Trek a ispirarlo e fargli pensare «siamo in grado di costruire i phaser di Star Trek?».

Rick Smith. Foto condivisa sul profilo LinkedIn di Axon Enterprise
Rick Smith © Linkedin/Axon Enterprise

In numerose interviste Smith ha inoltre dichiarato che l’evento che lo spinse a sostenere il Taser come alternativa all’arma da fuoco sarebbe stata la morte di due compagni di liceo, avvenuta nel dicembre 1990: entrambi uccisi a colpi di pistola.

Tuttavia secondo alcune fonti sentite dall’agenzia Reuters, Smith non era amico di Todd Bogers e Cory Holmes, uccisi dopo un episodio di violenza stradale nel 1991 (e non nel 1990).

Il padre di uno dei due ha dichiarato all’agenzia di stampa che Axon «ha lanciato un’intera campagna pubblicitaria basata sull’omicidio di mio figlio», sottolineando poi come l’azienda avesse e continui a «trarre profitto da quella pubblicità» senza il permesso della famiglia.

In ogni caso, il percorso imprenditoriale di Smith va avanti e, come si legge in Arma non letale, Axon prevede di «usare la tecnologia per porre fine all’uccisione così come la conosciamo» perché «uccidere è un problema tecnologico». E poi, integrare dispositivi come bodycam, droni o sistemi di intelligenza artificiale che permettano di automatizzare i report di polizia, come nel film Robocop. 

Per Smith i quattro obiettivi di Axon per il futuro sono la sorveglianza senza uccisioni entro il 2030, le operazioni militari senza spargimento di sangue, la presenza di grandi aziende tecnologiche motivate a ridurre la violenza, e attivisti che promuovano progressi dentro le istituzioni di polizia e corpi militari.

Nel tempo alcune ong statunitensi hanno infatti espresso contrarietà nei confronti dei prodotti Axon, tra cui l’American Civil Liberties Union (Aclu), e in merito alla definizione di «non letalità» che accompagna il Taser. Nel suo libro Smith cita spesso le ong definendole «un problema non da poco», che «impedisce il progresso e ci ostacola nel disegno di salvare vite».

Le critiche sulla “non letalità”

Per Amnesty International, però, le criticità di un’arma simile rimangono. «È difficile per chi ha in mano il Taser avere un’idea delle condizioni di salute della persona che ha davanti. Occorre enorme competenza e sangue freddo, frutto di formazione ed esperienza, per evitare scariche multiple verso organi vitali». E sulla serie di decessi avvenuti nel 2025, Amnesty dichiara: «Viene da chiedersi da cosa dipenda: dalla maggiore diffusione di queste armi? Dall’errata definizione di “armi non letali” che ne favorisce un uso più disinvolto?».

A livello globale, l’associazione chiede maggiore trasparenza e l’adozione di un trattato legalmente vincolante che sottoponga il Taser e altre armi cosiddette meno letali a controlli, per indagare eventuali violazioni dei diritti umani.

«L’amministrazione pubblica racconta il Taser come un’arma alternativa alla pistola: un racconto fuorviante, che nuoce in primis agli stessi operatori in strada. Pensano che usarla sia sicuro ma così non è, e la responsabilità è anche dello Stato», spiega Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, ricordando come «nel 2020 molti comuni avevano aderito alla campagna “No Taser”, facendo dietrofront successivamente».

Quando alcuni partiti politici abbracciano il Taser come «alternativa all’arma da fuoco», operano quindi un calcolo implicito: un’arma che stordisce e immobilizza è preferibile a un’arma che uccide direttamente. Quello che dice la perizia medico-legale depositata nel processo per la morte dell’operaio Elton Bani, però, mette in dubbio quel calcolo implicito che vede il Taser come un’alternativa.

La richiesta di protezione degli operatori delle forze dell’ordine da parte dei sindacati è legittima, ma i recenti fatti di cronaca (e nello specifico il caso Bani) mettono in crisi il significato di «arma non letale». Per ora quella che era stata presentata come soluzione ha semplicemente fornito alle forze dell’ordine un’arma diversa, non una vera alternativa all’arma di ordinanza.

È Axon stessa, nel promuovere la sicurezza delle sue armi sul sito ufficiale, ad ammettere che il rischio di morte a seguito delle scariche del Taser si aggira intorno allo 0,25%.

Eppure il manuale fornito alle forze dell’ordine italiane per l’uso del Taser, che IrpiMedia ha potuto consultare, non contiene avvertenze esplicite sui fattori di rischio di morte che l’azienda statunitense identifica nelle sue linee guida internazionali di sicurezza.

Il manuale si concentra sulle procedure operative standard: avvertimenti orali, acustici e visivi prima dell’uso dell’arma, accortezze per evitare cadute o incendi nell’ambiente circostanze e alcune indicazioni sanitarie, che prevedono di contattare il personale medico «in caso di perdita di coscienza o di persistente sanguinamento». E poi, nel manuale si consiglia all’operatore di prestare attenzione a donne in stato di gravidanza o «in condizione di vulnerabilità obiettivamente percepibile dall’operatore».

Le policy di Axon, però, sono significativamente più dettagliate e indicano esplicitamente di non utilizzare il Taser su «individui particolarmente sensibili» tra cui le persone compromesse da «intossicazione da droghe» e «abuso cronico di droghe». Inoltre, le policy prevedono che qualora il soggetto non sia immobilizzato alla prima scarica, l’operatore debba allontanarsi e valutare se «riutilizzare il dispositivo elettrico o altre opzioni di intervento» per evitare di «aumentare il rischio di morte o lesioni gravi per l’utente, il soggetto o altre persone».

Questa divergenza tra le indicazioni operative italiane e quelle internazionali di Axon rappresenta un vuoto critico nella preparazione degli agenti che hanno in dotazione l’arma a impulsi elettrici e che, stando sempre al manuale operativo, sono formati in tre giorni.

A settembre 2025, sull’onda della morte di Elton Bani e degli altri decessi in Italia, la sindaca di Genova Silvia Salis ha deciso di interrompere l’introduzione del dispositivo per la polizia locale della città.

Diversamente, a Ravenna, dove non si sono registrati casi di decessi durante fermi di polizia simili, il dibattito sull’introduzione dell’«arma non letale» è proseguito, culminando in una discussione del consiglio proprio a gennaio di quest’anno.

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Crediti

Autori

Laura Carrer

Editing

Lorenzo Bagnoli

Fact-checking

Lorenzo Bagnoli

Foto di copertina

Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, mentre visita l’Istituto per ispettori di polizia di Nettuno a luglio 2019 © interno.gov.it

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