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Partiti senza frontiere

Classifiche e confronti sul “divario di trasparenza” nei sistemi di finanziamento della politica europea. Opacità, gruppi di interesse e personalizzazione rendono il quadro «deludente», in Italia e non solo
  • Europa: top e flop nel ranking della trasparenza
  • Italia: come si finanzia una campagna elettorale
  • Chi dona
  • In conclusione: un circolo vizioso

#EUParty

31.05.24

Sofia Centioni
Francesca Cicculli
Novella Gianfranceschi
Celeste Gonano
Simone Olivelli
Riccardo Saporiti

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Europa
Lobby
Politica

Il caso Toti ha riportato l’attenzione sul modo in cui la politica finanzia le campagne elettorali e sulla trasparenza dei finanziamenti a partiti e candidati. Entrambi gli argomenti in Italia sono stati al centro di programmi politici e discussioni in Parlamento. E resta ancora aperto il dibattito su quale sia il metodo migliore per evitare sprechi e mantenere il contatto tra i partiti e le proprie basi, non solo durante l’esercizio del voto. 

Come sono messi l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione europea alla vigilia delle prossime elezioni europee del 6-9 giugno 2024?

In dubbio tra pubblico o privato

Paese che vai, finanziamento che trovi. In Spagna lo Stato è tra le principali fonti di approvvigionamento dei partiti. Tra il 2019 e il 2022, in Germania i donatori privati hanno versato nelle casse dei partiti 641 milioni di euro: è il primo Paese nella classifica delle elargizioni dei privati alla politica. Segue l’Italia, dove nello stesso periodo le donazioni private ai partiti hanno totalizzato 71 milioni di euro (83 milioni, se si contano le quote versate dagli iscritti ai partiti). Senza questi soldi, i partiti non starebbero in piedi e non sarebbero in grado di svolgere le campagne elettorali.

L’inchiesta in breve

  • In Europa, la politica ha un problema di trasparenza. Tra 2019 e 2022, i principali partiti europei hanno ricevuto 941 milioni di euro di donazioni private. Del 71% di queste, l’autore non è pubblico 
  • In Italia, le donazioni private sono state 71 milioni di euro (83 milioni, se si contano le quote versate dagli iscritti ai partiti). Le norme sulla trasparenza sono solide, ma il problema è che ogni partito compila il proprio bilancio con modalità diverse. Non è stato quindi possibile fare un confronto con gli altri Paesi
  • La Lega è stata il partito più capace di attrarre donazioni private, il Partito Democratico quello che ottiene più fondi dal due per mille e +Europa quello coi candidati più sostenuti, anche dall’estero 
  • Giocano un ruolo fondamentale anche le donazioni dei membri di partito eletti alla Camera, al Senato o all’Europarlamento. Per Transparency International, questa forma di finanziamento vale il 60% del capitale racimolato dai partiti italiani nel 2022
  • La tendenza esiste in tutta Europa: complessivamente, gli europarlamentari della legislatura uscente hanno fatto quasi duemila donazioni ai loro partiti nazionali, per circa 7,5 milioni di euro di contributi tra 2019 e 2022

Che sia pubblico o privato, il finanziamento ai partiti comporta sempre dei rischi. Il professore di Scienze politiche dell’Università di Murcia Fernando Jiménez ritiene che quando i partiti si sostengono soprattutto grazie a fondi pubblici diventano «solo un altro apparato dello Stato» e di conseguenza perdono «la capacità di rappresentare la società».

Quando invece dipendono troppo dal finanziamento privato, le inchieste giudiziarie dimostrano che si corre il rischio che si trasformino in comitati d’affari. È l’ipotesi che sta seguendo la procura di Genova nel caso di Giovanni Toti.

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Toti, che è presidente della Regione Liguria e presidente del consiglio nazionale di Noi Moderati, è indagato per corruzione: in quattro competizioni elettorali avrebbe ricevuto decine di migliaia di euro da diverse società dell’imprenditore Aldo Spinelli, sotto forma di donazioni liberali al suo comitato elettorale, offrendo in cambio il proprio impegno per velocizzare pratiche e assegnazioni a favore dell’imprenditore.

«Il caso Toti mette in evidenza la dinamica di personalizzazione del finanziamento – commenta Chiara Fiorelli, ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma -. Il candidato diventa oggetto di interesse da parte di aziende e multinazionali, più dei partiti di riferimento».

Da dove vengono i dati: l’inchiesta Transparency Gap

Transparency Gap è un’espressione che definisce il divario tra la trasparenza sulla carta e quella reale. Dà anche il titolo al progetto, coordinato dalla piattaforma di giornalismo investigativo olandese Follow the Money, che indaga il finanziamento dei partiti politici in Europa.

In vista delle elezioni europee che si terranno tra il 6 e il 9 giugno, 49 giornalisti di 27 redazioni provenienti da 24 Paesi, hanno esaminato i bilanci di oltre duecento partiti politici che hanno buone probabilità di ottenere almeno un seggio all’Europarlamento, analizzando 1.200 relazioni finanziarie e più di 500 mila donazioni per scoprire da chi ricevono i fondi e quanto sono trasparenti nel dichiararlo. L’inchiesta Transparency Gap, laddove è possibile, ha calcolato quante donazioni sono tracciabili e quante no. 

IrpiMedia è parte dell’inchiesta internazionale, ma l’Italia non compare nel confronto tra i transparency gap dei diversi Paesi perché i partiti mancano di omogeneità nel modo in cui redigono i propri bilanci in virtù del loro status giuridico. Sono, infatti, associazioni private non riconosciute, ciascuna dotata di statuti, regolamenti interni e una certa autonomia – un’eccezione rispetto al resto dell’Europa.

Tra il 2019 e il 2022 i duecento e più partiti selezionati dai giornalisti in base alla possibilità di far parte della prossima legislatura europea hanno ricevuto 941 milioni di euro in donazioni private.

Finanziamenti pubblici: Italia fanalino di coda in Ue

In Europa, tra il 2019 e il 2022, i finanziamenti pubblici prevalgono rispetto alle donazioni da privati per il sostentamento dei partiti politici. In Italia, i due contributi quasi si equivalgono

In valori relativi

In valori assoluti

«Restringere il sostentamento dei partiti a forme di finanziamento privato rischia di allontanare ancora di più la politica dagli interessi della collettività – afferma Sara Gentile, professoressa di Scienza politica e Analisi Linguaggio politico all’Università di Catania e professeur invité au Cevipof (SciencesPo) di Parigi -. La politica, in Italia e non solo, ha impiegato secoli per emanciparsi dall’economia, mentre con il finanziamento privato torna a essere ancillare a essa».

Dalla fine del finanziamento pubblico, «le entrate dei partiti [italiani] sono calate in maniera significativa», aggiunge Aiste Galinyte, coordinatrice progetti e comunicazione di Transparency International Italia. E sono sempre più cruciali le donazioni che i candidati eletti a ogni livello restituiscono al partito, la cosiddetta party tax: in Italia, stima Transparency International, vale circa il 60% del capitale racimolato dai partiti nel 2022.

Il dato italiano è particolarmente elevato, ma la tendenza esiste in tutta Europa: complessivamente, gli europarlamentari della legislatura uscente hanno fatto quasi duemila donazioni ai loro partiti nazionali, per circa 7,5 milioni di euro di contributi tra 2019 e 2022.

Europa: top e flop nel ranking della trasparenza

Secondo esperti e think tank il finanziamento della politica è trasparente quando prevede delle regole uguali per tutti e quando rende possibile monitorare chi, quando e quanto dona. In Ue, questa trasparenza manca, soprattutto in alcuni Paesi.

Per misurarla, i giornalisti dell’inchiesta coordinata da Follow The Money hanno calcolato il Transparency Gap, un indicatore che rivela per ciascun Paese di quante donazioni private ai partiti non si conosce l’autore. Due risultati: in media, i Paesi dell’Europa orientale sono più trasparenti di quelli occidentali; tra il 2019 e il 2022 non è possibile stabilire chi abbia donato ai partiti europei 664 milioni di euro, il 71% del totale delle donazioni da privati, siano essi persone fisiche o imprese.

Trasparenti – Transparency Gap basso

Estonia – Qui gli elenchi dei donatori e degli importi vengono resi noti ogni tre mesi. È il migliore anche tra i Paesi baltici, che hanno un livello di trasparenza elevato. «Il fatto che volessero far parte dell’Unione europea è stato un forte incentivo (a essere più trasparenti, nda)», afferma Wouter Wolfs, politologo dell’università di Leuven. 

Opachi – Transparency Gap alto

Germania – Nella più grande economia europea, le donazioni private che confluiscono nelle casse dei partiti rappresentano i due terzi del totale europeo. Dei 641 milioni di euro totali, 329 provengono da imprese e privati cittadini e 312 dagli stessi politici. I nomi dei donatori vengono resi noti solo per le donazioni sopra i diecimila euro e circa il 75% delle donazioni di cui non è pubblico l’autore in Europa risulta effettuato in Germania.

Malta – Il Partito Nazionalista di Malta, di cui fa parte Roberta Metsola, attuale presidente del Parlamento europeo, non presenta una relazione finanziaria dal 2020, in violazione della legge. Secondo un portavoce del partito, ciò è dovuto alla «mancanza di risorse umane».

Il Transparency gap

Il divario di trasparenza (transparency gap, in inglese) indica la percentuale delle donazioni di cui si conosce il nome sul totale delle donazioni private ricevute dal partito. L’Italia è assente poiché le regole di rendicontazione per i bilanci dei partiti non sono uniformi e rendono difficile il confronto

Spagna – I nomi dei donatori vengono resi pubblici solo se la donazione supera i 25 mila euro, ma c’è un cavillo che permette di aggirare anche questa regola: qualsiasi persona affiliata a un partito può donare più di 25 mila euro e in questo caso le regole sulle donazioni non vengono applicate. Il solo Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) del primo ministro Pedro Sánchez incassa ogni anno oltre undici milioni di euro di donazioni di cui non deve dichiarare l’autore.

Francia e Belgio – Non hanno una legge che obblighi i partiti a rivelare i donatori. 

Francia – Nei quattro anni considerati, undici partiti hanno ottenuto in totale 47 milioni di euro, senza che i cittadini sappiano chi abbia donato.

Belgio – Qui i partiti ricevono ingenti sussidi pubblici, molto più che da qualsiasi altra parte in Europa, il finanziamento privato alla politica è invece praticamente inesistente. Anche perché la legge non consente donazioni superiori a 500 euro. Tuttavia, le donazioni esistenti non sono accessibili al pubblico.

Portogallo e Lussemburgo – È possibile accedere alla documentazione solo andando di persona alla Corte dei Conti o nei rispettivi Parlamenti. In Portogallo, si archiviano ancora le donazioni in cartaceo e non c’è un sistema online disponibile per ottenere i dati completi e aggiornati. In Lussemburgo il Parlamento ha chiesto a Follow The Money di firmare un accordo per evitare di rendere pubblici i dati dei donatori in quanto la pubblicazione avrebbe violato il regolamento sulla protezione dei dati personali.

Diversamente trasparenti – Transparency Gap incalcolabile

Italia – È impossibile paragonare l’Italia con gli altri Paesi Ue. Un’anomalia simile è emersa nell’analisi delle vicende giudiziarie che riguardano i candidati europei con maggiore probabilità di essere eletti.

L’Italia è anomala perché, pur essendo un Paese dell’Europa occidentale, ha dei solidi principi di trasparenza. Uno è la soglia minima delle donazioni da rendere pubbliche, fissata a soli 500 euro; un altro è la possibilità di accedere ai dati (completi, seppur perfezionabili) sulle donazioni sul sito della Camera; un altro ancora è la soglia massima per la singola donazione, pari a centomila euro. 

Nonostante le buone basi, il sistema manca di omogeneità e questo rende impossibile paragonare i partiti. Senza possibilità di comparazione manca anche un pezzo della trasparenza e dove non c’è trasparenza si nascondono maggiori opportunità per il malaffare. 

Italia: come si finanzia una campagna elettorale (e si contrasta il finanziamento illecito)

La maggior parte dei partiti in Italia ha i bilanci in rosso ed è decisamente più povera degli altri Paesi europei. Hanno più facilità di sopravvivere i partiti che riescono a far eleggere i propri candidati grazie alla party tax, una tassa imposta a chi ha ottenuto una carica dopo la corsa elettorale.

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Questo fatto «potrebbe danneggiare l’equilibrio del sistema, favorendo i partiti con già tanti eletti e sfavorendo gli altri», commenta Galinyte di Transparency International Italia. Che si tratti di diventare senatore, europarlamentare o governatore di regione, i candidati attraggono più risorse dei partiti e poi, se vengono eletti, contribuiscono alla sostenibilità del loro partito donando parte dei loro compensi.

«Chi ha di più, spende di più e, probabilmente, ottiene di più», con potenziali implicazioni negative in termini di rappresentanza democratica, aggiunge Fiorelli, ricercatrice de La Sapienza di Roma.

Non è stato sempre così. Almeno dagli anni Settanta la politica cerca regole adeguate per finanziarsi e per contrastare le forme illecite di finanziamento. Nessun sistema finora è stato in grado di evitare scandali.

L’origine del finanziamento pubblico – Diventato legge nel 1974 con la proposta di Flaminio Piccoli (Democrazia Cristiana), il finanziamento pubblico ai partiti ha l’intento di favorire la trasparenza dopo il “caso Trabucchi” del 1965, una storia di tangenti che aveva coinvolto un senatore Dc ex ministro delle Finanze. Prevede due contributi diversi: uno per il funzionamento ordinario dei partiti tramite i gruppi parlamentari, l’altro a titolo di rimborso per le spese elettorali per le elezioni politiche, europee e regionali. Non evita che 18 anni dopo i partiti finiscano in un altro scandalo sui rapporti tra politica e imprenditoria: Tangentopoli.

Il referendum dei Radicali – Proposto dal leader Marco Pannella nel 1993, il referendum dei Radicali chiede l’abolizione del finanziamento pubblico e ottiene il 90% dei sì. Toglie il contributo al funzionamento ordinario ma non il rimborso elettorale. Tra il ’95 e il ’99 una serie di interventi legislativi modificano i rimborsi e ne aumentano il valore, ripristinando di fatto parte del finanziamento pubblico ai partiti abolito dal referendum del 1993. 

L’ondata anticasta – La crisi finanziaria, gli scandali sui fondi sottratti dai partiti, l’ascesa di movimenti contro gli sprechi della politica: nei primi anni Duemila si sviluppa il contesto che porta nel 2014 a passare una nuova legge che abolisce ogni forma di finanziamento pubblico diretto ai partiti. 

La Spazzacorrotti – Nel 2019, durante il governo Conte I, viene approvata la cosiddetta legge Spazzacorrotti, il cui intento è riformare i reati contro la pubblica amministrazione. La legge coinvolge anche i partiti, rendendo obbligatoria la dichiarazione di tutte le donazioni ricevute superiori ai 500 euro. Estende poi le stesse regole a fondazioni e associazioni politiche.

I controlli impossibili

In Italia, il monitoraggio dei finanziamenti ai partiti politici spetta alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. È composta da cinque magistrati e sette membri del personale e svolge questo compito dal 2012. Dal 2019, però, deve controllare non solo i partiti, ma anche fondazioni politiche, associazioni politiche e comitati elettorali, per un totale di circa seimila enti. 

La stessa Commissione, nella sua ultima relazione datata aprile 2024, ha denunciato per l’ennesima volta il «permanere della insufficiente dotazione di risorse umane e strumentali».

Ong e ricercatori attivi in questo ambito sottolineano che le leggi sulla trasparenza diventano vane se i controlli per applicarle non sono possibili. Il problema non è solo italiano. L’organo spagnolo equivalente è composto da 40 persone, ma deve controllare 30 partiti nazionali e circa duecento locali e si dice sovraccarico. Al Parlamento federale tedesco, a controllare tutte le formazioni politiche del Paese sono solo tre avvocati.

Finanziamenti privati: l’irrinunciabile contributo dei politici

Secondo il report Soldi e Politica di Transparency International Italia, nel 2022 il mondo della politica italiana ha ricevuto 32,2 milioni di euro di donazioni private. Il 61% dei contributi ricevuti dai partiti è rappresentato dalle rimesse dei politici eletti

Finanziamenti privati ai principali partiti italiani, 2022

Pay tax: l’incidenza delle donazioni dei politici eletti rispetto alle donazioni private, 2022

Ricchi e poveri 

Gli ultimi bilanci – Nel 2022, Fratelli d’Italia non è stato solo il partito più votato alle elezioni, ma anche quello che ha chiuso meglio il bilancio: 492 mila euro di utili e il patrimonio netto più alto tra tutti i partiti, con 2,6 milioni di euro.

Il Partito Democratico nel 2022 ha chiuso con un patrimonio netto di 600 mila euro. 

Il Movimento Cinque Stelle chiude con un attivo di circa 126 mila euro e ha come entrata principale i 6,1 milioni di contribuzioni di parlamentari e consiglieri regionali. 

La Lega Nord ha restituito trenta milioni dei 49 previsti dalla confisca decisa dal tribunale di Genova per truffa aggravata ai danni dello Stato. Il patrimonio netto ha per questo un disavanzo di 11,8 milioni di euro. L’altro partito della Lega, la Lega per Salvini Premier, ha chiuso il 2022 con un segno meno di fronte al patrimonio netto di circa 25 mila euro provocato da un disavanzo di esercizio da 3,9 milioni.

Anche Italia Viva spende più di quanto incassa: l’esercizio è in perdita per 55.513 euro. 

Il buco peggiore è quello di Forza Italia: il patrimonio netto è sotto di quasi cento milioni di euro. Nella rendicontazione del 2022 si esplicita che «la sofferente situazione finanziaria» è dovuta a meno «contribuzioni» e «quote associative» del previsto: «La riduzione dei parlamentari eletti nonché la discontinuità dei versamenti provenienti da essi e dai consiglieri regionali del nostro Movimento rappresentano la causa primaria del risultato negativo della gestione caratteristica», si legge. 

I contributi dei parlamentari – Se cala la party tax, quindi, i partiti rischiano di fallire. L’ultima edizione del report Soldi e Politica di Transparency International Italia (che prende in considerazione un numero più ampio di partiti rispetto a quelli analizzati per questa inchiesta) stima che nel 2022 il contributo degli eletti al proprio partito valga circa il 61% delle donazioni ricevute dai partiti. Nel 2021 era l’82%, nel 2020 era quasi l’80%.

L’ultimo dei finanziamenti pubblici: il due per mille

Nell’anno di dichiarazione 2022 (redditi 2021), solo il 3,5% dei contribuenti italiani ha destinato il due per mille a un partito politico, per un totale di 20,4 milioni di euro. Nonostante funzioni molto peggio di elargizioni simili (come il cinque per mille o l’otto per mille), è comunque una fonte rilevante.

La classifica 2022 – Il Partito Democratico è quello che ha raccolto più risorse in questo modo: 475 mila contribuenti lo hanno scelto, per un totale di 7,3 milioni di euro (su 12 milioni di entrate totali). Seguono Fratelli d’Italia con 234 mila contribuenti per 3,1 milioni di euro e la Lega, al terzo posto, con 138 mila contribuenti e 1,6 milioni di euro incassati.

Il contributo ai gruppi parlamentari

Esiste un’altra forma di finanziamento pubblico indiretto mai diminuito negli anni: il contributo annuale di Camera e Senato ai gruppi parlamentari. È annuale e viene distribuito in base alla dimensione del gruppo – più parlamentari, più fondi – come sostegno alle attività istituzionali.

Il confine che le divide dalle attività di partito è molto sottile, tanto è vero che i bilanci dei gruppi parlamentari dimostrano che questo finanziamento viene utilizzato per pagare staff e personale interno, ma anche materiale di comunicazione. Non sono contributi residuali: gli incassi dei gruppi superano infatti quelli dei partiti.

Il partito che beneficia di più di questi fondi, avendo vinto le elezioni, è Fratelli d’Italia. Secondo un’analisi del Sole 24 Ore a FdI dovrebbero andare quasi 16 milioni di euro, seguito dal Pd con 9,3 milioni e dalla Lega (8,2 milioni).

Finanziamenti pubblici: il 2xMille nei partiti italiani

L’Italia è tra i Paesi europei dove il finanziamento pubblico diretto alla politica è stato abolito. È rimasto solo una forma di sovvenzione pubblica indiretta, il 2xMille: che è rilevante per i bilanci dei partiti, nonostante non sia mai davvero decollato. Nel 2022 solo il 3,5% dei contribuenti ha destinato questa quota a un partito. Il più scelto è stato il Partito Democratico, con circa sette milioni di euro ottenuti nel 2022

Finanziamento pubblico ai partiti in Europa, 2022

Il 2xMille ai principali partiti italiani, 2022

Candidati superstar 

Nel sistema italiano attuale, i candidati hanno un ruolo centrale. Da un lato, la crisi dei partiti e la personalizzazione della politica hanno aumentato la loro capacità di attrarre fondi. Dall’altro, come abbiamo visto, i partiti hanno accresciuto la dipendenza economica dai propri membri che riescono a farsi eleggere. Per questo, anche la trasparenza dei loro finanziamenti è cruciale. 

Le leggi attuali prevedono che i candidati alle elezioni di ogni livello debbano dichiarare tutte le donazioni ricevute sopra i tremila euro, specificando importo dell’erogazione e donatore. Inoltre, gli eletti devono depositare anche una dichiarazione sulla propria situazione patrimoniale e una copia dell’ultima dichiarazione dei redditi.

IrpiMedia ha chiesto e ottenuto dalla Tesoreria della Camera le dichiarazioni congiunte presentate dai candidati ed eletti negli ultimi anni. Non sono dati facilmente utilizzabili perché sono per lo più documenti scritti a mano scannerizzati, spesso difficili da decifrare, con parti illeggibili o addirittura nascoste. Nonostante questo, siamo stati in grado di analizzarli.

Tra i parlamentari già eletti che si sono ricandidati per le elezioni politiche del 2022, i due che hanno ricevuto più fondi privati sono risultati Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, entrambi parlamentari di +Europa (confluita in Stati Uniti d’Europa per le imminenti elezioni europee). 

Il primo, tra 2018 e 2022, ha ricevuto 316.800 euro tramite quattro donazioni. Le più generose sono quelle arrivate da Peter Baldwin (filantropo statunitense e cofondatore del Fondo Arcadia) e da George Soros – filantropo ungherese, presidente del Soros Fund, dell’Open Society Foundations (che per trasparenza ricordiamo ai lettori essere anche tra i sostenitori di IRPI) e fondatore e consigliere del Quantum Group.

Magi, invece, ha ricevuto 312 mila euro, tutti da Soros nel 2022.

«Sono contributi ricevuti secondo le regole, pubblicati sul sito della Camera in base alla legge, che non solo confermiamo ma che rivendichiamo – rispondono Magi e Della Vedova alle richieste di commento di IrpiMedia, in particolare riguardo le donazioni di Soros -. Alla base di essi c’è una consolidata e duratura condivisione dei valori politici liberali e democratici, oltre che una comune visione europeista. Rivendichiamo il suo sostegno alle nostre battaglie, che sono comuni con lui per i diritti umani e civili, per l’antiproibizionismo e per lo Stato di diritto. E lo ringraziamo per quello che fa».

Le donazioni da cittadini stranieri a candidati italiani sono autorizzate dalle legge, mentre non sono possibili quelle ai partiti, dal 2019. Prima di quella data, Soros e Baldwin avevano finanziato direttamente anche +Europa.

Dall’analisi dei dati della Tesoreria della Camera, un altro politico che ha ottenuto un forte sostegno economico per le sue campagne elettorali è Raffaele Fitto, di Fratelli d’Italia. L’attuale ministro degli Affari europei si è candidato alle elezioni europee del 2019 (eletto) e alla presidenza della Regione Puglia nel 2020 (sconfitto) e tra 2018 e 2020 ha ricevuto 255.500 euro in cinquanta diverse transazioni.

Tra i donatori vi sono state liste e movimenti politici a lui collegati, ma anche diverse imprese, soprattutto locali e impegnate nel settore delle costruzioni e dello smaltimento rifiuti. Interpellato da IrpiMedia, Fitto ha dichiarato che i «rendiconti [di queste due campagne elettorali] sono stati presentati in base alla legge e regolarmente approvati da tutti gli organismi preposti». «Non ho da aggiungere nulla», ha concluso.

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Chi dona

Bastano decine di migliaia di euro per avere un ruolo di primo piano nel finanziamento di una campagna elettorale. È una deduzione che si basa sulle ipotesi della magistratura per il caso Toti: le presunte mazzette per il comitato elettorale del governatore della Regione Liguria, in totale, avrebbero raggiunto la cifra di circa 74 mila euro. 

I finanziamenti di cui scriviamo di seguito, a differenza di quelli ricevuti da Toti, non sono oggetto di alcuna indagine giudiziaria. Aiutano però a capire come i contributi privati possano incidere sull’agenda politica di un partito. Soprattutto in Italia, un Paese che, come lamentano da tempo gruppi come The Good Lobby, non ha normative adeguate sui conflitti di interessi e sulle attività di lobby. 

I partiti che attraggono più donazioni

Lega 

Nel periodo 2019-2022, secondo i dati analizzati per questa inchiesta, la Lega per Salvini Premier è stata di gran lunga il partito italiano che ha raccolto più contributi da privati. Il partito è stato anche quello che, nel 2022, ha ricevuto più donazioni da imprese e professionisti, riporta il rapporto Soldi e Politica di Transparency International Italia. La tendenza è confermata anche dall’analisi delle donazioni effettuate nel 2023 e nei primi mesi del 2024.

Questo fatto, secondo la professoressa Gentile, «non deve stupire più di tanto». «Anche se il partito al momento non è il più forte all’interno dell’area di centrodestra, bisogna tenere conto che è un movimento che resta molto radicato nelle regioni del Nord, quelle che fanno da traino all’economia dell’intero Paese», spiega la docente. 

A donare al partito il cui segretario è l’attuale ministro per le Infrastrutture e i trasporti ci sono anche aziende che lavorano in ambiti sotto la sua giurisdizione, come la logistica.

Sic Europe, Twe Srl e T.M. 2018 Srl – Sono tre aziende della logistica che, nel 2023, hanno donato alla Lega (intesa come sezioni regionali e nazionali) 50 mila euro in quattro bonifici, tre dei quali lo stesso giorno. Era l’11 dicembre 2023. 

Le società hanno legami con la destra italiana: l’amministratore delegato di Twe Mattia Cicciarelli è stato candidato al VII Municipio di Roma con Fratelli d’Italia; Renato Panella, membro del consiglio di amministrazione di Sic Europe è stato consigliere provinciale con Forza Italia e poi è approdato alla Destra di Francesco Storace. Lo stesso Panella è vicepresidente di Feoli, la federazione europea degli operatori della logistica integrata, che è nata nel 2020 e che ha come presidente Enrico Folgori, manager di Sic Europe.

Nel dicembre 2022, poco dopo l’insediamento del governo Meloni, Feoli è stata tra le delegazioni delle categorie rappresentanti l’autotrasporto che hanno incontrato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. Contattate da IrpiMedia, le aziende non hanno risposto alla richiesta di commento.

Sea Segnaletica Stradale – Controllata da Itinera, a febbraio scorso ha dato alla Lega 30 mila euro. Nei precedenti cinque anni non aveva mai fatto donazioni ai partiti, mentre precedentemente il gruppo Gavio, tramite una delle proprie società, era stato tra i finanziatori di Giovanni Toti e di Open, la fondazione vicina a Matteo Renzi. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Pietro Garibaldo Boiardi – Amministratore delegato di Milano Serravalle-Milano Tangenziali Spa, attraverso delle sue società ha donato alla Lega 30 mila euro, in due bonifici da 15 mila euro ciascuno emessi entrambi il 15 dicembre 2023. Milano Serravalle-Milano Tangenziali Spa appartiene a Ferrovie Nord Milano (Fnm) SpA, a sua volta controllata al 57% da Regione Lombardia, dove la Lega è anche il partito che guida il consiglio regionale. Il presidente di Fnm è Andrea Gibelli, ex politico della Lega. Contattate da IrpiMedia, le società legate a Boiardi non hanno risposto alla richiesta di commento.

Gruppo Cremonini – Attraverso la sua società Italia Alimentari nel 2023 ha dato al Carroccio 50 mila euro. Il gruppo ha donato spesso ai partiti nel corso degli anni: da Fratelli d’Italia (30 mila nel 2022) ad Azione (40 mila tra 2020 e 2022), fino alla Fondazione Democrazia Cristiana (20 mila euro in quattro finanziamenti tra 2019 e 2023). È impegnato in campagne contro la carne sintetica e la difesa, anche in sede Ue, degli allevamenti industriali. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Vaporart – Azienda milanese che produce aromi per sigarette elettroniche. Dona alla Lega da anni: centomila euro all’inizio del 2018; 75mila euro tra il 2020 e il 2023. «Negli anni passati, il settore delle sigarette elettroniche in Italia è stato vittima di numerose iniziative legislative che miravano a renderne difficile la sopravvivenza – fa sapere Vaporart a IrpiMedia -. La Lega, in quegli anni, era l’unico partito che ascoltava e valutava con obiettività e senza pressioni esterne le istanze del settore. Finanziare un partito aiuta ad avere la possibilità di spiegare e illustrare la situazione e le istanze di un settore». In effetti, alla fine del 2018, il governo Lega-Cinque Stelle condonò oltre 170 milioni di euro alle imprese produttrici di succedanei del tabacco.

Forza Italia e il sostegno dal packaging

Seda Italy Spa – Azienda leader nel settore del packaging di carta, tra il 2020 e il 2023 ha donato 175 mila euro a Forza Italia. Tra la fine del 2023 e i primi mesi del 2024 il numero uno di Seda Italy, l’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, ha preso parte a una convention del partito organizzata a ottobre a Paestum e poi ad aprile agli Stati generali dell’Economia, iniziativa promossa dai gruppi parlamentari azzurri alla Camera e al Senato. 

Nel 2019 e nel 2022, Seda ha donato anche a favore dell’attuale ministro degli Esteri Antonio Tajani e di Lara Comi, condannata in primo grado a quattro anni e due mesi dal Tribunale di Milano per corruzione, false fatturazioni e truffa ai danni dell’Europarlamento nel 2023.

Al Parlamento europeo, nei negoziati per il nuovo regolamento imballaggi Ue approvato ad aprile 2024, Massimiliano Salini di Forza Italia è stato uno degli eurodeputati più attivi nel sostenere le richieste della lobby degli imballaggi di carta relativi ai contenitori usa e getta, come raccontato anche da IrpiMedia. 

Contattata da IrpiMedia, Seda Italy Spa fa sapere di «aver sostenuto Forza Italia in piena trasparenza e secondo le regole di legge». «Abbiamo deciso di farlo – aggiunge – perché ne condividiamo i valori, il progetto politico e le proposte». Per questo l’azienda dice di aver «iniziato a sostenere Forza Italia da ben prima che il regolamento sugli imballaggi fosse all’orizzonte», regolamento che poi è stato adottato «a larghissima maggioranza con 476 eurodeputati favorevoli in rappresentanza di tutti i gruppi politici e di tutti i Paesi europei».

Dall’analisi delle donazioni tra il 2020 e il 2023 risulta però che solo una delle cinque donazioni a Forza Italia precede l’annuncio ufficiale da parte della Commissione Ue di voler avviare i lavori per un nuovo provvedimento in materia di imballaggi. «Per i grandi partiti di massa – chiosa l’azienda – le istanze specifiche non possono avere prevalenza rispetto ad un indirizzo più generale e di lungo periodo sulle grandi scelte di politica sociale, economica ed industriale».

Donatori coinvolti in vicende giudiziarie

Ricciardello Costruzioni Srl – Nel 2015 è stata coinvolta nella maxi-inchiesta Dama Nera su un giro di corruzione all’interno della sede di Anas. Ad aprile scorso è arrivata la prima sentenza: in primo grado l’imprenditore Giuseppe Ricciardello è stato condannato a quattro anni per avere pagato o promesso denaro ai funzionari della società controllata dal ministero delle Infrastrutture in cambio di appalti. Tre mesi prima, a metà gennaio, la Ricciardello Costruzioni ha donato alla Lega 30 mila euro. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Francesco Polidori – Fondatore di Cepu, l’8 marzo 2021 è stato arrestato per bancarotta (IrpiMedia ha parlato di lui nella serie StoryKillers). Tramite donazioni personali e attraverso una sua società ha versato 120 mila euro alla Lega. Il 2024 è iniziato con il dibattito in Parlamento sulla possibilità di concedere alle università telematiche una proroga dei termini per adeguare i propri standard per ottenere l’accreditamento al ministero. La proposta è stata poi congelata ma la partita resta aperta. Tra chi più ha spinto affinché venisse concesso il rinvio c’è stata la Lega. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Soigea – Impresa attiva nel settore delle reti elettriche di proprietà della famiglia Pappacena, ha donato alla Lega 30 mila euro a fine gennaio 2024, mentre in vista delle elezioni politiche del 2022 ha dato a Italia Viva 50 mila euro e 15 mila al candidato Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia, oggi viceministro degli Esteri. L’imprenditore Aniello Pappacena nel 2019 è stato indagato insieme ad altri in un’inchiesta della procura di Salerno su una serie di sentenze ritenute pilotate dalla Commissione tributaria. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Loro Piana – Il fondatore dell’omonima casa di moda Pier Luigi Loro Piana è stato rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta nella gestione della Maico Prefabbricata nel 2022, anno in cui ha donato ad Azione 75 mila euro. In tutto le donazioni al partito di Carlo Calenda, tra 2020 e 2024, ammontano a 185 mila euro. Contattata da IrpiMedia, l’azienda non ha risposto alla richiesta di commento.

Donatori “scomodi” nel resto d’Europa 

Nikolay Sabev, Bulgaria – Proprietario del più grande servizio postale privato del Paese, nel 2021 ha donato 50 mila euro al neonato partito pro-Europa Noi continuiamo il cambiamento, che quell’anno è salito al governo. Dopo la donazione, è stato annunciato che Sabev sarebbe stato il candidato ministro dei trasporti e delle comunicazioni. Ottenuta effettivamente la nomina, Sabev ha donato altri 105 mila euro al partito. Fino alla fine della caduta del governo di cui era ministro, Sabev ha controllato i servizi postali statali, il più grande concorrente della sua azienda privata.  

Estonia e Lettonia – Ci sono diversi casi in cui si è scoperto che il donatore nominato non era la persona che aveva effettivamente dato il denaro. Gli uomini d’affari che avevano bisogno di favori da parte dei politici usavano prestanomi per nascondere la loro identità.

In conclusione: un circolo vizioso 

«Se si considerano i numeri disponibili e la trasparenza delle finanze dei partiti politici e dei loro candidati, il quadro generale è molto deludente», è la conclusione che trae dall’analisi il politologo belga Wouter Wolfs.

La delusione si traduce in una pessima opinione nei confronti di partiti e politici: secondo l’Eurobarometro 2023, un sondaggio d’opinione annuale a livello europeo, circa il 60% del campione di cittadini europei ritiene che tangenti e abusi di potere siano particolarmente diffusi nella politica. E questo potrebbe avere ripercussioni anche sull’affluenza alle urne, che alle elezioni europee è già storicamente bassa e che, in Italia, potrebbe ulteriormente risentire dell’astensionismo in crescita.

Crediti

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Sofia Centioni
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