In una scena che ricorda più un film di Guy Ritchie che una conferenza stampa, si vede Robert Fico, il primo ministro slovacco, fissare un tavolo con sopra un mucchio di mazzette. Pile di banconote che pesano in tutto 30 chilogrammi. «Signore e signori, davanti a me c’è un milione di euro – ha detto Fico alle telecamere -. Questa ricompensa andrà a chi avrà il coraggio di raccontare alla polizia, o in qualche altro modo, quello che sa riguardo a questo crimine».
Solo due giorni prima, il giornalista investigativo Ján Kuciak, 27 anni, e la fidanzata, Martina Kušnírová, erano stati trovati morti nella loro casa. Uccisi da un’arma da fuoco. Il corpo di Kuciak accovacciato sulle scale con un proiettile nel cuore. Quello di Kušnírová in cucina, il laptop ancora aperto su alcuni siti web di abiti da sposa.
Kuciak stava lavorando sui finanziamenti illeciti appannaggio di oligarchi e magnati appoggiati dai governi che Fico ha guidato negli anni. Kuciak e la compagna sono morti per queste inchieste sugli intoccabili: oligarchi conosciuti in Slovacchia come “la nostra gente”.

La reazione della società civile slovacca è stata imponente. Migliaia di persone sono scese per le strade di tutto il Paese per chiedere giustizia. Sono state più grandi anche delle manifestazioni di piazza dal 1989, anno della Rivoluzione di velluto (il processo politico che tra il novembre e il dicembre del 1989 ha condotto alla fine del comunismo in Cecoslovacchia, ndt). Gran parte della rabbia era rivolta a Fico e al fallimento del suo governo nel contrastare corruzione e clientelismo.
L’offerta di Fico da un milione di euro in cambio di informazioni ha solo alimentato l’indignazione pubblica. Meno di tre settimane dopo, nel marzo 2018, il primo ministro è stato costretto a dimettersi.
Negli anni successivi le indagini giudiziarie hanno scoperto un groviglio di corruzione all’interno del governo. Più di 130 funzionari e uomini d’affari con presunti legami con il primo ministro sono stati accusati di corruzione e traffico di influenze. Decine di persone sono state condannate. Fico stesso è stato accusato di dirigere un gruppo criminale che, all’interno del governo, avrebbe manipolato appalti pubblici e dossier con informazioni ottenute illegalmente da usare contro i rivali politici.
Niente di tutto questo è servito a tenere Fico fuori dalla politica slovacca. Alla fine del 2023 è stato rieletto primo ministro per la quarta volta, diventando il politico più longevo nella storia della Slovacchia. Per vincere ha dovuto dare tutto se stesso. E ora, sembra che nel suo mirino ci siano le istituzioni europee.
La crescita
Nel 1992, Fico è stato eletto per la prima volta come deputato per l’ex Partito comunista della Slovacchia. Sette anni dopo, ha fondato Direzione-socialdemocrazia (Smer), partito che ha proposto come “terza via”, distante sia dagli autocrati degli anni Novanta, sia dai riformisti di destra che vennero dopo.
Gli anni successivi non sono stati facili per il Paese: Bratislava ha fatto riforme necessarie per aderire all’Unione europea e alla Nato, riducendo il debito, liberalizzando l’economia e rafforzando lo stato di diritto. Le riforme hanno dato i loro frutti nel 2004, quando la Slovacchia è entrata a far parte dell’Ue. Solo allora il Pil è aumentato, sono arrivati investimenti esteri e fondi europei.
La popolazione, però, era comunque stanca delle riforme. In questo contesto il governo riformista è caduto e Smer ha vinto le elezioni anticipate del 2006. È allora che Fico diventa per la prima volta primo ministro, formando un governo in coalizione con due partiti minori controversi.
A letto con i nazionalisti
Nel 2006, il partito Smer di Fico governa per la prima volta in una coalizione con il partito nazionalista di estrema destra Sns (Partito nazionale slovacco) e con l’Hzds (Movimento per la Slovacchia democratica) di Vladimír Mečiar, leader autoritario e controverso che ha dominato la scena politica slovacca negli anni Novanta.
Questa scelta è stata criticata dai socialisti europei, che ritengono Sns e Hzds movimenti estremisti, nazionalisti e antidemocratici. Il Partito dei socialisti europei (Pse) decise di sospendere Smer dal gruppo, affermando che «per noi l’Sns nella sua forma attuale non è accettabile come partner di coalizione di uno dei nostri membri».
Tuttavia, due anni dopo – pur facendo ancora parte della coalizione governativa slovacca – il Pse decise di far rientrare Smer tra i socialisti europei. Secondo quanto riportato all’epoca, Smer era uno dei pochissimi partiti socialdemocratici europei al governo e con una popolarità in aumento.
Negli anni successivi, Fico ha continuato a collaborare con partiti di destra. Nel 2016 e nel 2023, si è coalizzato con il partito nazionalista Sns, ancora oggi uno degli alleati di governo del Smer.
Secondo le intercettazioni trapelate successivamente, Fico – già prima di assumere l’incarico di capo del governo – stava facendo affari con imprenditori e politici. Le registrazioni dei servizi segreti della Slovacchia, risalenti al 2005 e 2006, contengono i dettagli di alcuni incontri tra un magnate e diversi politici. Nelle registrazioni si sente Fico discutere con vari uomini d’affari in vista, descritti come «sponsor segreti» di Smer.
Fico e molte altre persone coinvolte hanno cercato di minimizzare l’accaduto. Il caso, però, reso pubblico nel 2011 e noto con il nome in codice Gorilla, è considerato il più grande scandalo politico nella storia della Slovacchia. Nel decennio successivo sono proseguite le rivelazioni e i casi di malaffare.
Nel 2012, le notizie sulle intercettazioni scuotono la campagna elettorale. Due anni prima Smer aveva vinto le elezioni, ma non era riuscito a formare la propria coalizione di governo. Il governo di centro-destra che si era formato era presto crollato e, nonostante lo scandalo, il partito di Fico stravince le elezioni anticipate. Dal 2012 al 2016, Fico riesce a formare un governo con il suo partito, senza la necessità di una coalizione.
Quattro anni dopo, il partito di Fico rivince e governa fino al 2020 con i partiti Most-Híd, (slovacco-ungherese) e Sns (nazionalista), ma Fico non resta primo ministro per tutta la durata del mandato. Era sopravvissuto a uno scandalo ma le conseguenze degli omicidi di Kuciak e Kušnírová sono state la sua – temporanea – rovina.
La caduta
Il 21 febbraio 2018, la Slovacchia è scossa dal duplice omicidio: viene ucciso il giornalista investigativo, Ján Kuciak, e la fidanzata, Martina Kušnírová. La polizia annuncia che, per la prima volta nella storia del Paese, un giornalista è stato ucciso per il suo lavoro.
L’evento scatena un’indignazione mai vista nella società civile. Neanche le proteste che hanno portato al crollo della dittatura comunista della Cecoslovacchia nel 1989 sono state così partecipate. Per l’omicidio, migliaia di persone hanno manifestato a Bratislava e in altre città del Paese chiedendo le dimissioni di Fico. Gran parte della rabbia era rivolta proprio al primo ministro, che da tempo aveva un rapporto ostile con i media, soprattutto con chi raccontava gli scandali all’interno del suo partito. In un’occasione, il politico ha pubblicamente etichettato i giornalisti come «sporche prostitute anti-slovacche».
Karolína Farská, una delle organizzatrici delle proteste, oggi coordina una piattaforma per la sicurezza dei giornalisti. Spiega che Fico ha favorito una cultura dell’impunità, che ha fatto sentire al di sopra della legge chi era vicino al governo. «Per anni, (il governo, ndr) ha creato l’ambiente per “la nostra gente” – un ambiente in cui quando qualcuno ordina l’omicidio di un giornalista, non si aspetta che sia un problema», sostiene.
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Fico ha cercato di reagire. La sua strategia è stata diffondere teorie del complotto secondo cui le proteste erano organizzate dal filantropo ungherese-americano George Soros (lo stesso nemico pubblico di Orbàn). La pressione però è stata troppo forte e il 15 marzo 2018 Fico si è dimesso. Per molti anni, l’ex premier ha continuato a descrivere gli eventi di quella primavera come un colpo di Stato. Mentre presentava la lettera di dimissioni al presidente della Repubblica, ha dichiarato con aria di sfida: «Puoi stare tranquillo. Non me ne vado da nessuna parte. Continuerò a essere il capo del mio partito».
Smer è rimasto al potere per i successivi due anni, ma ha perso molti voti nelle successive elezioni del 2020. I partiti di centro-destra che hanno formato il governo – guidati dal movimento populista Oľano (Persone comuni e personalità indipendenti) – hanno apertamente dichiarato che avrebbero «slegato» le mani degli investigatori per andare oltre gli intoccabili dell’era Fico.
Così, nel 2020 molti credevano che Robert Fico fosse politicamente finito.
Il tramonto
Poco dopo le elezioni, c’è stata una grande ondata di arresti. Molti scheletri sono stati tirati fuori dall’armadio. In totale, oltre 130 persone dei precedenti governi Fico sono finite in manette per crimini legati alla corruzione: più di 40 di loro sono già stati riconosciuti colpevoli.
Nell’aprile 2022, anche Fico è stato incriminato. Le imputazioni: abuso d’ufficio, istigazione e guida di un gruppo criminale. Secondo gli investigatori, Fico era il capo di un’organizzazione criminale di cui erano parte anche il presidente della polizia Tibor Gašpar e un suo parente, l’oligarca Norbert Bödör.
Secondo l’accusa, quando Fico era primo ministro, una volta scelte le persone da mettere in varie posizioni pubbliche, insieme a Gašpar e Bödör, le corrompeva e usava questa rete per fare soldi attraverso appalti pubblici truccati e ricattando piccoli imprenditori con la minaccia di aprire indagini del fisco o della polizia nei loro confronti. Fico usava l’organizzazione criminale anche per combattere i suoi avversari politici, ricevendo illegalmente informazioni – ad esempio i segreti fiscali dei suoi rivali politici – alle quali altrimenti non avrebbe avuto diritto. Faceva partire indagini della polizia su di loro senza apparente motivo.
Fico, Gašpar e Bödör hanno respinto le conclusioni delle indagini. Secondo Fico è stata «una caccia alle streghe».
L’operazione – chiamata Súmrak, tramonto in slovacco – si è in parte arenata nel momento in cui Fico doveva essere messo in custodia cautelare. All’epoca Fico era ancora un deputato e dunque era necessario che il Parlamento gli revocasse l’immunità. A maggio 2022, quando la questione è stata votata in aula, la coalizione di centro-destra guidata da Oľano era divisa al suo interno. Nonostante avesse vinto le elezioni con la promessa di estirpare la corruzione dall’era di Fico, diversi deputati della coalizione si sono astenuti facendo fallire la mozione per la revoca dell’immunità parlamentare di Fico. Il governo si è ritrovato ancora più in crisi.
Il procuratore generale, nominato da Oľano, lo stesso anno annulla le accuse contro Fico e i suoi complici. Un mese dopo, il governo perde una mozione di sfiducia in Parlamento. Vengono allora indette elezioni anticipate per settembre 2023.
La rinascita
Mentre il governo anti-Smer veniva consumato dalle lotte interne, Fico lavorava nell’ombra per riconquistare popolarità e consenso. L’ex primo ministro ha usato la pandemia del 2020 per alimentare l’ira della società civile contro chi lo ha estromesso. Smer ha convinto diversi cittadini a protestare contro le misure restrittive messe in atto dal governo per arginare la diffusione del virus.
Fico ha sempre sostenuto che l’influenza comune uccide più persone del Covid-19. Ha rifiutato di farsi vaccinare e ha affermato che la vaccinazione obbligatoria è una «disgustosa idea fascista». Sempre più spesso, il leader di Smer è apparso in canali di disinformazione che in genere diffondono propaganda russa e teorie del complotto. Ha persino concesso un’intervista al noto suprematista bianco slovacco, antisemita, Danny Kollar (alias Daniel Bombic), su cui pendono tre mandati di arresto internazionale per diversi reati.
Fico stesso ha utilizzato sempre più spesso un linguaggio radicale, prendendo di mira liberali, progressisti, rifugiati e persone della comunità LGBT. I media cechi lo hanno perciò iniziato a definire un «estremista populista».
Fico è stato anche aiutato da uno dei suoi più stretti alleati, il leader di destra ungherese, Viktor Orbán. Un’inchiesta di VSquare ha scoperto che alcuni dei principali operatori della campagna di Orbán avevano segretamente suggerito a Fico, per la campagna elettorale delle elezioni del 2023, di puntare il dito contro l’immigrazione illegale.
In quel periodo, i video del governo ungherese contro i migranti e le politiche di accoglienza di diversi Paesi tra cui la Slovacchia, raggiungevano su Youtube circa 1,8 milioni di visualizzazioni. Secondo il portale investigativo ungherese Direkt36, quegli annunci potrebbero essere stati visti da circa il 30% della popolazione slovacca. Ha funzionato.
Nel 2023, Smer rivince le elezioni. Il partito forma una nuova coalizione che include ancora una volta il gruppo nazionalista Sns e Hlas, partito che si è originariamente scisso da Smer dopo la sconfitta alle elezioni del 2020. Il governo di Fico è ancora oggi in carica.
La vendetta
Il nuovo governo si è insediato il 25 ottobre 2023. Nel 2021, Fico è stato di nuovo intercettato mentre parlava con alcuni uomini d’affari. Nelle registrazioni si sente Fico affermare che sta «risparmiando il 10% delle energie per la vendetta», a prescindere da ogni altra attività in cui è impegnato.
Al potere, il piano è diventato evidente. Il 27 ottobre, il nuovo ministro dell’Interno sospende gli investigatori della polizia dell’unità d’elite Naka (Agenzia nazionale anticrimine), che avevano indagato su molti dei casi riguardanti Fico e persone a lui vicine.
La nuova maggioranza parlamentare approva – in mezzo a enormi proteste in diverse città slovacche – la riforma del Codice Penale. La misura introduce pene molto più leggere per i crimini legati al fisco e alla corruzione e termini di prescrizione notevolmente ridotti. Come hanno scoperto i giornalisti, la riforma è stata preparata in collaborazione con diversi avvocati che difendono alcune delle figure di spicco accusate o incriminate nei tre anni precedenti.
La riforma è però stata bloccata dalla Corte Costituzionale, che ne ha sospeso l’efficacia fino al momento in cui non prenderà una decisione definitiva. Anche se la sentenza ha irritato Fico, non significa automaticamente che la Corte troverà elementi di incostituzionalità: è al momento altrettanto probabile che non trovi alcun difetto e che la riforma entri in vigore.
Il governo ha anche abolito l’Ufficio del Procuratore Speciale, dove lavoravano molti dei pubblici ministeri che hanno seguito i casi riguardanti Fico. A marzo 2024, i due pm dell’indagine sugli omicidi di Kuciak e Kušnírová sono stati trasferiti ad altri dipartimenti, ma il mese dopo si sono dimessi.
Per approfondire
E poi c’è il problema dei media. Fico ha interrotto ogni comunicazione con diverse grandi testate, definendoli «media nemici» e minacciando di vietare l’ingresso ai loro reporter presso l’Ufficio del Governo.
«È tornato e sta di nuovo attaccando i giornalisti – hanno scritto i caporedattori di 17 media in occasione del sesto anniversario dell’omicidio di Kuciak -. Durante i sei anni trascorsi dall’omicidio, Fico non ha imparato nulla. Anzi. Sta spingendo ancora di più. Descrive i giornalisti scomodi come nemici dello Stato. Rifiuta di rispondere alle loro domande e preferisce i disinformatori».
Attualmente, il governo sta preparando una nuova legge per abolire l’emittente pubblica Rtvs (Radio e televisione della Slovacchia) e per rifondarla con il nome Star (Slovacchia televisione e radio). Ciò darebbe la possibilità di cambiare completamente la sua gestione: la legge stabilisce anche un nuovo «consiglio di programma» che sarebbe totalmente controllato dal governo, con la possibilità di revocare il suo nuovo direttore in qualsiasi momento.
Ancora più allarmante è la situazione nelle televisioni private. I proprietari di Markíza, una delle più importanti, secondo diversi media slovacchi stanno facendo pressione sui propri giornalisti affinché non critichino troppo il governo. Il motivo potrebbe essere che Fico ha minacciato di voler controllare i soldi che il canale ha ricevuto dallo Stato in passato. Proprietario di TV Markíza è il gruppo finanziario ceco Ppf, che ha interessi commerciali in Slovacchia, anche nel settore pubblico.
La colpa
Per molti anni, Bruxelles ha chiuso un occhio di fronte alla retorica sempre più radicale del primo ministro slovacco. Nonostante le posizioni populiste e anti-immigrazione, Fico era comunque considerato un partner pro-Ue e pro-Nato.
Sotto la sua guida, la Slovacchia è entrata nell’area Schengen (2007) e nella zona euro (2009). Quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014 e ha interrotto le forniture di gas all’Ucraina è stato il governo di Fico ad approvvigionare la vicina Ucraina con gas naturale.
A differenza del suo alleato, Orbán, Fico non ha mai bloccato nessuna delle risoluzioni del blocco – comprese quelle che condannano la Russia – e ha votato in linea con il resto dei leader europei. Tuttavia, ha sempre mantenuto una posizione più filo-russa rispetto a molti capi di governo dell’Ue. Già nel 2014, ha affermato che la guerra in Ucraina era, in realtà, una guerra tra Russia e Stati Uniti e ha dichiarato inefficaci le sanzioni contro la Russia.
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A febbraio 2024, nel giorno del secondo anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, Fico ha affermato che la guerra mossa dalla Russia era stata innescata dalla «furia dei neonazisti ucraini». La settimana dopo, il ministro degli Esteri slovacco ha incontrato il suo omologo russo, Sergej Lavrov. L’incontro è avvenuto il giorno successivo alla morte di Alexei Navalny, il più famoso oppositore politico della Russia di Vladimir Putin, e ha suscitato il dissenso di molti leader europei.
Anche per la Repubblica Ceca, alleato storico della Slovacchia, la mossa di Bratislava è stata esagerata. I due Paesi, creati nel 1993 dopo la pacifica dissoluzione della Cecoslovacchia, godono di una relazione speciale, simboleggiata dagli incontri informali annuali dei loro gabinetti. Quest’anno, però, il lato ceco ha cancellato.
La reazione di Fico è stata feroce: «Notiamo che il governo ceco ha deciso di minacciare (le relazioni tra i Paesi, ndr) solo perché è interessato a sostenere la guerra in Ucraina, mentre il governo slovacco parla apertamente di pace», ha detto.
Sembra che Fico possa andare adesso incontro a diverse ripercussioni. Secondo alcuni report, la Commissione europea sta valutando di trattenere i fondi Ue destinati alla Slovacchia per sanzionarla delle riforme del Codice penale e perché ritiene che i finanziamenti non siano sufficientemente protetti dalla corruzione.
Se la Commissione trattenesse gli aiuti economici – miliardi di euro assegnati tramite il piano di ripresa post pandemia e parte dei quali sarebbero assegnati per finanziare proprio misure anticorruzione – metterebbe il governo di Fico accanto ai leader di destra dell’Ungheria e del precedente governo della Polonia.
