• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Formati
    • Serie
    • Inchieste
    • Feature
    • Editoriali
  • Speciali
    • Inchiestage
    • Fotoreportage
    • Video
    • Podcast
  • Archivi
    • Archivio generale
  • IrpiMedia
    • Membership
    • SHOP
    • Newsletter
    • IrpiLeaks
    • Editoria
    • Redazione
  • Irpi
    • APS
    • SLAPP
    • Dona
  • In English
    • Investigations
    • Donate
  • Social
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    • YouTube
IrpiMedia

IrpiMedia

Periodico indipendente di giornalismo d'inchiesta

  • Home
  • Menu
  • MyIrpi
  • Login

Lussemburgo meta prediletta dei fondi green

Il 34% dei fondi green europei è domiciliato in Lussemburgo. Il Granducato del Lussemburgo ha creato Lgx una piattaforma dedicata agli investimenti green. A investire, però, ci sono anche aziende che finanziano il fossile.

#FinanzaVerde

12.09.25

Camilla Borri
Gabriele Ciraolo
Sofia Soldà

Argomenti correlati

Finanza verde
Lussemburgo

C’è un Paese europeo che ha saputo ritagliarsi un ruolo privilegiato nel panorama della finanza verde. Secondo al mondo per numero di fondi di investimento qui domiciliati e primo in Europa, il Granducato di Lussemburgo detiene anche il primato nei fondi Esg ospitati, destinati a progetti con impatto ambientale positivo.

Dal dicembre 2023 è in vigore un regolamento che impone maggiore trasparenza sull’allocazione dei fondi verdi, e richiede l’allineamento alla tassonomia europea anche per gli emittenti extra-Ue. È un passo importante verso una maggiore coerenza del sistema, in un mercato in cui l’85% dei fondi ambientali risulta domiciliato in Europa, sotto la supervisione dell’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. 

Il Granducato ne detiene ben il 34%, stando a dati del 2023, circa 748 miliardi di euro. Questa proporzione riflette il peso del Paese nel settore finanziario; qui, è anche nata una piattaforma dedicata alla finanza verde, per facilitare lo scambio e il commercio degli investimenti in linea con la tassonomia Esg.

In breve

  • Il Lussemburgo è lo Stato più appetibile se si parla di investimenti verdi. Il 34 per cento dei fondi europei è domiciliato lì
  • Da un lato il Lussemburgo è il principale polo finanziario europeo con personale specializzato, dall’altro l’accesso al mercato europeo e i vantaggi fiscali lo rendono una meta attraente per gli investitori
  • JP Morgan e Amundi sono i due maggiori Asset Manager domiciliati in Lussemburgo. È Amundi a detenere il portafoglio più ampio di investimenti che rispecchiano le linee guida Esma con un totale di 1,45 miliardi di dollari
  • Il Lussemburgo ha creato una piattaforma di investimenti sostenibili, la Lgx. Il sistema di controllo qualità risulta viziato, creando un’ombra attorno alla piattaforma

Le ragioni di questa preponderanza sono diverse: la presenza radicata di banche e consulenti, una certa praticità linguistica per gli operatori internazionali, e un impianto regolatorio percepito come più flessibile rispetto ad altri hub finanziari.

A partire da novembre 2024, la Cssf (la Commissione di sorveglianza del settore finanziario) richiede che i nomi dei nuovi fondi verdi rispecchino le linee guida Esma. Per i fondi già esistenti, la scadenza per adeguarsi era fissata al 21 maggio 2025.

Tuttavia, nel rapporto annuale 2024, la Commissione ha riconosciuto alcune criticità nel monitoraggio dei fondi Esg, che hanno portato a casi di non conformità.

I motivi citati riguardano una supervisione insufficiente da parte delle società di gestione verso i soggetti a cui avevano delegato la gestione del portafoglio, non accorgendosi del mancato rispetto delle normative sostenibili.

Il report evidenzia anche il caso di una società, non nominata, che pubblicamente promuoveva pratiche sostenibili in modo fuorviante, presentando un’immagine “green” non supportata da attività concrete. In tale contesto, i controlli risultavano privi di analisi formali, valutazioni dell’impatto ambientale e sociale, nonché di adeguati meccanismi di verifica dei fondi.

Pochi mesi dopo, la Cssf ha emesso la sua prima sanzione amministrativa per violazione del regolamento Sfdr, finalizzato a prevenire il greenwashing. Il 15 ottobre 2024, la società sanzionata è stata Aviva, multata per 56.500 euro proprio a causa di controlli interni e procedure amministrative inadeguati, oltre a una comunicazione poco trasparente nei confronti degli investitori.

Considerata la mole di fondi presenti in Lussemburgo, per un totale di circa 5.750 miliardi di euro, anche una minima variazione nei dati dichiarati può avere un impatto significativo sull’intero settore.

La Cssf conta su una quantità di impiegati stabile, a fronte di un numero sempre maggiore di fondi da monitorare. Nel corso dei prossimi anni, la Commissione programma di integrare tecnologie di intelligenza artificiale nei propri processi, promettendo una maggiore efficacia nell’analisi dei dati. 

Perché il Lussemburgo attira molti Asset Manager?

Nonostante un rallentamento notevole nella crescita del settore Esg negli ultimi anni, il Lussemburgo rimane la meta prediletta per gli investimenti verdi nell’Unione europea. 

Parte della ragione è da ricercarsi nella grandezza del polo finanziario lussemburghese, dove ci sono migliaia di dipendenti formati in materia di fondi di investimento e investimenti sostenibili. Lo stesso vale per i fornitori di servizi (come revisori dei conti, studi legali, banche depositarie), che hanno già ampia esperienza nella gestione dei fondi verdi.

Molte società di gestione del risparmio apprezzano la stabilità delle norme fiscali del Lussemburgo. Luc Caregari, giornalista lussemburghese contattato da IrpiMedia ha, però, anche menzionato l’approccio più rilassato alla regolamentazione e la vicinanza ai centri di decisione politica: essendo il Paese piccolo, l’accesso ai policy maker è piuttosto facile e veloce. Caregari ha aggiunto che il settore dei fondi verdi è «simile a un’operazione di marketing gestita dal governo e dalle grandi banche e aziende».

La newsletter  mensile  con le ultime inchieste di IrpiMedia

Iscriviti

Un altro vantaggio, secondo il sito di una società di consulenza con sede a Dubai e che si rivolge ad asset manager internazionali e promuove gli investimenti in Lussemburgo, è la possibilità di scelta: «I gestori dei fondi possono scegliere il livello di supervisione richiesto, a seconda del tipo di clienti a cui il fondo si rivolge».

L’accesso al mercato europeo e i vantaggi fiscali (spesso esenti da imposte fiscali) rendono il Lussemburgo una meta molto attraente per gli investitori.

Gli investimenti green in Lussemburgo

Come emerge dal database London Stock Exchange Data & Analytics, dal 2023 al 2025 gli investimenti totali in fondi green ammontano a quasi 102 miliardi di dollari. Di questa somma fanno parte sia i fondi che sono e quelli che non sono in contravvenzione con le linee guida Esma. Queste permettono di stabilire se un determinato fondo investe sui criteri Esg, ovvero i criteri di Environment, Social e Government. Questi criteri non sono assoluti, né tanto meno sono sinonimo di sicurezza. 

Il ventaglio di investimenti, però, si restringe notevolmente quando si parla di fondi che rispettano le linee guida Esma. Infatti, dei quasi 102 miliardi, soltanto il 10 per cento – equivalente a 10.224.070.325 dollari – viene contrassegnato “non in contravvenzione” con le linee guida Esma.

Il dato si fa interessante quando si analizzano nel dettaglio questi fondi. Circa il 47% degli asset sono domiciliati in Lussemburgo – nel periodo compreso tra il 2023 e il primo quarto del 2025 – raggiungendo volumi pari a 47 miliardi di euro. Anche in questo caso la percentuale di fondi che rispettano le linee guida Esma si aggira al 10%, equivalente a 4,3 miliardi di dollari. La proporzione tra il totale dei fondi e quelli domiciliati in Lussemburgo non cambia aggirandosi sempre attorno al 45%.

I due maggiori Asset Manager domiciliati in Lussemburgo sono JP Morgan, che possiede un portafoglio di quasi 8,3 miliardi di dollari, e Amundi, con 4,4 miliardi di dollari. Gli investimenti di JP Morgan, però, non rispecchiano le linee guida Esma. Considerando soltanto gli investimenti conformi alle linee guida Esma, i maggiori asset manager sono Amundi e Black Rock. Amundi ha un portafoglio di 1,45 miliardi di dollari in Lussemburgo, il 33% del totale. BlackRock, invece, ha un portafoglio di quasi mezzo miliardo domiciliato in Lussemburgo. Nonostante questi bond rispecchino le linee guida Esma, le aziende in questione non sono una garanzia di green. IrpiMedia ne ha già scritto, evidenziando quanto le aziende che promuovono investimenti sostenibili come Amundi, JP Morgan e Eurizion in realtà investano nel fossile.

Luxemburg Green Exchange

Inaugurato nel 2016, il Luxembourg Green Exchange (Lgx) è la «prima piattaforma e la leader al mondo dedicata esclusivamente alla finanza sostenibile». Lanciata e gestita dalla Borsa del Lussemburgo, «tutti i titoli quotati su Lgx sono riconosciuti a livello globale come ecologici al 100%», dichiarava Robert Scharfe, amministratore delegato della Borsa del Lussemburgo al tempo.

Fondi e obbligazioni

Le obbligazioni o bond sono strumenti finanziari di debito emessi da enti pubblici o privati per raccogliere fondi. Quando un investitore acquista un’obbligazione, presta denaro all’emittente – che può essere un governo, un ente locale o una società – in cambio di pagamenti di interessi periodici e del rimborso del capitale alla scadenza dell’obbligazione. I fondi di investimento sono panieri di investimenti gestiti da società di gestione del risparmio e che possono includere titoli, obbligazioni o altri strumenti finanziari di diverse società.

Lgx nasce ed è principalmente conosciuta in quanto piattaforma dedicata ai green bond, ovvero obbligazioni i cui proventi vengono utilizzati per finanziare progetti ambientali. Si è aperta poi a una serie di altri strumenti con obiettivi verdi e/o sociali (social bonds e sustainability bonds) e ai sustainability-linked bonds, strumenti legati non a uno specifico progetto ma al raggiungimento di un obiettivo futuro.

A oggi, è possibile quotare anche fondi d’investimento su Lgx, a patto che questi siano già presenti in uno dei tre mercati della Borsa del Lussemburgo: il mercato Bourse de Luxembourg, regolamentato dall’Unione europea, l’Euro Mtf, un sistema alternativo regolamentato dalla borsa lussemburghese stessa, oppure il fondo può essere registrato nella la Securities Official List della Borsa di Lussemburgo, dove gli emittenti possono quotare i propri titoli senza ammissione alla negoziazione.

Per essere considerati idonei alla quotazione su Lgx, gli strumenti finanziari sono sottoposti anche a degli standard di sostenibilità; il processo di controllo della qualità degli asset è diverso per bond e fondi di investimento.

Per quanto riguarda le obbligazioni, è l’emittente a scegliere a quali standard di sostenibilità aderire tra quelli elencati.

I bond devono poi essere verificati da un revisore esterno prima della quotazione e ricevere una “seconda opinione”, quindi devono essere ricontrollati annualmente. Le seconde opinioni possono essere emesse da agenzie come Morningstar Sustainalytics, Institutional Shareholder Services, Moody’s, S&P. Le differenze nelle metodologie utilizzate dalle agenzie hanno attirato critiche sulla standardizzazione delle informazioni per gli investitori. E implica anche che gli emittenti possano essenzialmente scegliere la metodologia che preferiscono.

I fondi di investimento invece sono automaticamente idonei alla quotazione se conformi all’Sfdr. È l’asset manager che si incarica di categorizzare il fondo come articolo 8 o articolo 9 ai sensi dell’Sfdr: «I fondi visualizzati su Lgx devono essere pienamente conformi agli obblighi di rendicontazione a livello di prodotto previsti dal regolamento Sfdr o da normative equivalenti, al fine di garantire la trasparenza e l’impegno costante nei confronti della sostenibilità. Ci riserviamo il diritto di ritirare dalla nostra piattaforma qualsiasi titolo che non rispetti i requisiti Sfdr», si legge sul sito di Lgx.

Come trattato in precedenza da IrpiMedia, l’Sfdr impone obblighi di trasparenza alle società di gestione del risparmio, ma non è un sistema di classificazione. Ciò significa che gli asset manager hanno ampio spazio nella scelta dei propri parametri, specialmente per quanto riguarda i fondi articolo 8.

Scopri MyIrpi

Sostienici e partecipa a MyIrpi

Regala MyIrpi

Regala l’adesione a MyIrpi+
e ricevi in omaggio la nostra T-shirt IrpiMedia.

Segnala

Diventa una fonte.
Con IrpiLeaks puoi comunicare con noi in sicurezza.

Su Lgx sono presenti 1.434 fondi, tra articolo 8 e articolo 9. Un controllo incrociato di questi fondi e quelli presenti in un database del provider London Stock Exchange Group Data and Analytics (che presenta la lista di fondi “verdi” che però continuano a mantenere investimenti nel fossile) non ha mostrato corrispondenze.

Ciononostante, molti dei fondi verdi presenti su Lgx sono gestiti da asset manager presenti nel dataset del London Stock Exchange Group Data (alcuni di cui abbiamo già discusso) come Amundi, BlackRock, Bnp Paribas, Candriam, Ubs, State Street, Robeco, Ossiam, Nordea, JPMorgan, HSBCGoldman Sachs, Franklin Templeton. Questi asset manager sono presenti nel nostro database perché alcuni dei loro fondi verdi articolo 8 o 9 presentano investimenti in società fossili. Gli stessi asset manager si incaricano di classificare i propri fondi commercializzati su Lgx.

L’Unione europea aveva cercato di risolvere la poca uniformità nella certificazione dei prodotti finanziari come “verdi” introducendo la cosiddetta Tassonomia europea nel 2020, che puntava a definire in maniera standardizzata le attività economiche sostenibili.

Tuttavia, gran parte degli asset manager preferiscono dichiarare un allineamento pari a 0% per i propri fondi per evitare problemi di rendicontazione o sanzioni dovute a margini interpretativi della normativa. In maniera analoga, in Lussemburgo la tassonomia è solo uno dei tanti standard che l’emittente può scegliere, vanificando lo scopo di cercare uniformità nella classificazione delle attività verdi.

In un altro tentativo di risolvere la questione, in Lussemburgo è stata creata Luxflag, un’agenzia di certificazione per fondi di investimento e prodotti assicurativi, che opera indipendentemente come Ong.

Lgx e Luxflag dovrebbero essere indipendenti. Tuttavia, è da notare che la Borsa del Lussemburgo, che gestisce Lgx, sia uno dei principali sponsor di Luxflag e che l’amministratrice delegata Julie Becker in passato abbia fatto parte del consiglio di amministrazione di Luxflag proprio in quanto rappresentante della Borsa del Lussemburgo. 

E nonostante Lgx si occupasse inizialmente solo di bond verdi, distinguendo in maniera netta il campo d’azione delle due aziende, al momento sia Lgx che Luxflag si occupano di fondi verdi.

Nonostante le caratteristiche che rendono il Lussemburgo una meta attraente per gli investimenti verdi, la coesistenza di alti volumi e standard poco uniformi solleva ancora diverse criticità e dubbi sul livello di trasparenza del settore. Per dare credibilità al sistema sarà necessario puntare su controlli più rigorosi e criteri di classificazione più chiari.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Voxeurop; fa parte di un ciclo di inchieste sulla finanza verde e realizzato con il sostegno dello European Media and Information Fund (Emif). 

La responsabilità di qualsiasi contenuto sostenuto dal European Media and Information Fund è esclusivamente degli autori e non riflette necessariamente le posizioni dell’Emif e dei partner del Fondo, la Calouste Gulbekian Foundation e l’European University Institute.

Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.

Crediti

Autori

Camilla Borri
Gabriele Ciraolo
Sofia Soldà

Editing

Giulio Rubino

In partnership con

Voxeurop

Foto di copertina

© Getty

Condividi su

Potresti leggere anche

#FinanzaVerde
Feature

I maggiori asset manager italiani investono 1,9 miliardi di dollari nel fossile

19.09.25
Borri, Ciraolo, Soldà
#Greenwashing
Feature

Crediti di carbonio e biocarburanti: come si muove l’Italia in Europa

21.11.25
Indiano
#TerraPromessa
Inchiesta

Due agenzie di rating Esg cambiano i criteri di valutazione a favore delle aziende coinvolte nel conflitto...

07.05.25
Angius, Elia
#PadroniDellaNeve
Inchiesta

I padroni dell’inverno

12.03.25
Bertelli, Bonalumi, Tranquillo

Logo IRPI media
Logo IRPI media

IrpiMedia è una testata registrata al Tribunale di Milano n. 13/2020.
IRPI | Investigative Reporting Project Italy | Associazione di promozione sociale | C.F. 94219220483
I contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

  • Serie
  • Inchieste
  • Feature
  • Editoriali
  • Inchiestage
  • Fotoreportage
  • Video
  • Podcast
  • Newsletter
  • IrpiLeaks
  • Irpi
  • Cookie Policy
WhatsApp Facebook X Instagram LinkedIn YouTube
Gestisci consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
{title} {title} {title}