03.05.25
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LavoroIl presidio permanente degli operai della fabbrica ex Gkn Driveline di Campi Bisenzio, per reindustrializzare nonostante i piani del nuovo proprietario; gli scioperi lanciati dal Sindacato Unione democrazia dignità (Sudd Cobas), per sindacalizzare coloro che erano considerati fino a poco tempo fa insidacalizzabili, ovvero gli operai migranti del distretto tessile più grande d’Europa, in Toscana, nei cui capannoni il sindacato sembrava non potesse entrare; la mobilitazione delle lavoratrici de La Perla di Bologna, per salvare e rilanciare un marchio storico della moda scarnificato dalla speculazione finanziaria; e Mondeggi Bene Comune, a Bagno a Ripoli, a ridosso di Firenze, la fattoria occupata da oltre 10 anni per difendere ettari di patrimonio pubblico abbandonato promuovendo un modello di autogestione, focalizzato sull’agricoltura contadina e l’agroecologia, con centinaia di persone provenienti dai comuni limitrofi che partecipano attivamente al progetto.
Queste lotte per il lavoro hanno coagulato intorno a loro anche altre vertenze, collettivi, associazioni, movimenti, istituzioni culturali, docenti, ricercatori, studenti, intellettuali e semplici individui che forniscono quotidianamente nuovi impulsi, orizzonti da perlustrare che vadano oltre la questione sindacale. La concatenazione delle idee di chi partecipa a questi processi permette di immaginare nuove convergenze.
Oltre ad avere una natura resistenziale – scongiurare i licenziamenti, rivendicare condizioni di lavoro eque e dignitose, restituire un bene comune alla collettività – queste esperienze si configurano come atti trasformativi della realtà: la loro prassi immagina e mette in pratica un futuro alternativo, realizzabile perché frutto di un’analisi delle condizioni materiali che caratterizzano il presente.
Futura Umanità è un podcast che racconta le storie di queste e altre esperienze, presenti e passate con le testimonianze tratte da Ruvide, storie di lotte e lavoro, l’archivio audiovisivo dello Spi-Cgil sul movimento operaio italiano tra gli anni ‘50 e ‘80, curato dal Centro di giornalismo permanente (Cgp).
È stato realizzato con il contributo alle ricerche di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Ep.1 – La finestra sul cortile
Claudio è un ragazzo di provincia degli anni ‘70 e pensa sempre alla rivoluzione.
Marco e Maurizio, invece, sessant’anni dopo, sono precari e si barcamenano nel mondo dell’informazione. Nel frattempo lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, ha avuto un’idea: raccogliere le testimonianze di coloro che hanno lottato tra gli anni ‘50 e ‘80, mentre i braccianti romagnoli, un secolo prima, non avrebbero mai immaginato che le loro memorie, persino i foglietti scritti a matita, sarebbero stati cercati, assemblati e catalogati. A tenere insieme questi incipit, nel tempo e nello spazio, ci sono le utopie. La più importante? Immaginare una vita felice.
Ep.2 – Odio mosso da amore
Alì Zain fa l’operaio in una delle tante fabbriche tessili che puntellano l’hinterland di Prato. E si è conquistato la felicità lottando con il sindacato Sudd Cobas. Paolo Bellini, agli esordi degli anni ‘60, sgobbava in una «fabbrica polverosa», come lui stesso afferma, a Cagnano, in Abruzzo. La felicità l’ha pretesa con le unghie e con i denti. A dividerli c’è mezzo secolo di storia. Ad unirli, invece, è l’odio nei confronti dello sfruttamento.
Ep.3 – Tifiamo rivolta
Il desiderio, a volte, viene fuori nei modi più disparati. Cantare, ad esempio: allevia le fatiche, entusiasma, coinvolge, secondo le testimonianze operaie raccolte. È un atto creativo con cui sublimare la propria condizione. E sognare ad occhi aperti. Natalina Bertolone è stata una mondina nelle risaie di Vercelli e cantava assieme alle sue compagne durante gli scioperi. Le operaie de La Perla di Bologna cantano il proprio orgoglio. Gli operai dell’ex Gkn di Campi Bisenzio fanno altrettanto. La storia del movimento operaio, in effetti, potrebbe essere messa in scena attraverso un musical.
Estratti: Festival della letteratura Working Class, di Tutta Scena 1; L’ora del fucile, di Pino Masi
Ep.4 – Sogni d’oro
Per chi sogna ad occhi aperti, la parola fine non è ammessa, nonostante questa sia l’ultima puntata di Futura Umanità. Che sia in un quartiere periferico della città, tra i campi della produzione agricola o nei corridoi di una fabbrica, l’utopia concreta è un processo che ha bisogno di nuovi incipit. È il desiderio a muovere la collettività. Ma è il viaggio intrapreso che risignifica le esistenze.
