Sangue verde
Una miniera di nichel in Guatemala sta distruggendo l’ambiente e la vita dei pescatori locali. Un leak svela le menzogne dei proprietari e le tattiche usate per tenere sotto controllo attivisti e giornalisti
07 Marzo 2022

Cecilia Anesi

Olga Ché Ponce non era in casa il giorno in cui la polizia era venuta a prenderla. Quando gli agenti hanno fatto irruzione nella sua abitazione a El Estor, nell’est del Guatemala, hanno trovato solo i suoi figli. Non potendo portare a termine la loro missione – arrestare una dei leader delle comunità indigene che protestavano da settimane contro la miniera “Fénix” – si sfogano sulle sue poche cose. Le saccheggiano casa, rubano il cibo, le ammazzano anche gli animali. Sotto gli occhi impotenti dei suoi figli. Ché Ponce è un membro importante della comunità locale: è parte del consiglio ancestrale dei Maya Qeqchí di El Estor, nonché tesoriera del sindacato dei pescatori.

Quello stesso giorno, la polizia ha perquisito dozzine di case a El Estor, cercando chi aveva osato protestare contro la vicina miniera “Fénix”. Per tre settimane, infatti, la gente aveva provato a fermare i camion che entravano e uscivano dalla miniera, ma la repressione della polizia era stata durissima: lacrimogeni, botte e arresti. Più un mese di legge marziale in città, con coprifuoco dall’imbrunire all’alba. Era ottobre 2021, e in teoria la miniera era ferma da febbraio, bloccata dal Ministero delle miniere a causa di una violazione, ma i camion andavano e venivano lo stesso, in barba al blocco ministeriale.

«Il governo dice che siamo terroristi, ma non è vero. Semplicemente chiediamo il rispetto dei nostri diritti», racconta Ché Ponce. «Protestiamo affinché la nostra comunità indigena possa godere di un ambiente senza inquinamento».

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Una veduta aerea della miniera “Fénix”.

Foto: Forbidden Stories

L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Una veduta aerea della miniera “Fénix” – Foto: Forbidden Stories

“Fénix” è una delle più grandi miniere di nichel dell’America Centrale e rifornisce acquirenti da tutto il mondo, compresa l’acciaieria finlandese Outokumpu e, in Italia, Acciai Terni Spa, la maggiore acciaieria del nostro Paese e l’unica in Italia a fare accaio inox, una lega in cui va anche il ferronichel. L’acciaio prodotto da Outokumpu con il nichel del Guatemala è finito in elettrodomestici e strumenti casalinghi venduti da Ikea, Bosch, Miele ma anche nella famosa Burj Khalifa tower di Dubai.

Ma pentole, posate o facciate di edifici moderni hanno un prezzo, quello dei diritti umani schiacciati senza pietà e quello pagato dall’ambiente, sfruttato e maltrattato per estrarre e processare il nichel.

Per anni, la popolazione Maya locale si è opposta alla miniera, denunciando l’inquinamento dell’aria ma soprattutto la contaminazione del più grande bacino di acqua del Guatemala, il lago Izabal. L’azienda che possiede la miniera, la svizzera Solway Investment Group, nega tutto e dichiara di rispettare la legge e i regolamenti ambientali. Nel 2019, Forbidden Stories, Le Monde, il Guardian, OCCRP e altri media partner hanno raccontato nella serie Green Blood le ingiustizie e le prevaricazioni portate avanti dall’impresa mineraria con l’appoggio del governo guatemalteco.

Il lago Izabal – Foto: Benjamin Thuau

Il lago Izabal – Foto: Benjamin Thuau

Due anni dopo, Forbidden Stories ha ricevuto un leak, una segnalazione anonima, di migliaia di documenti che ha condiviso con 65 giornalisti di 20 media partner, tra cui IrpiMedia, e che dimostra come i funzionari di Solway abbiano a lungo nascosto prove che la miniera inquinasse il lago Izabal. Ma non solo.

I documenti rivelano tutta una serie di piani dell’azienda per annientare le proteste dei pescatori e dei contadini, nonché una serrata attività di sorveglianza su attivisti e giornalisti, inclusi quelli di Forbidden Stories che nel 2019 erano stati in loco a filmare.

Due terabyte di dati, comprensivi di oltre 470 caselle email e otto milioni di documenti, tra cui bolle di accompagnamento dei carichi e informazioni finanziarie, pieni di rivelazioni scioccanti: da chiare prove di danni ambientali a piani per “comprare” capi Maya e pagare mazzette a polizia e giudici, fino a progetti dettagliati per sfrattare le comunità indigene nonchè l’archivio dell’attività di sorveglianza su giornalisti e attivisti.

Una veduta aerea della miniera.

Foto: Forbidden Stories

L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Una veduta aerea della miniera – Foto: Forbidden Stories

Solway, diretta da impresari russi e estoni, ha il suo quartier generale in Svizzera ma controlla la miniera di Fenix tramite due aziende sussidiarie registrate in Guatemala – la Compañía Guatemalteca de Níquel (CGN) e Pronico.

Solway – che la gente della zona chiama semplicemente “la empresa” (l’azienda) – ha negato qualsiasi impatto ambientale, nonostante l’evidente deforestazione, erosione del suolo e inquinamento di aria e acqua.

Nel rispondere alle domande del consorzio di giornalisti la direzione di Solway è stata categorica. «Solway Investment Group opera rispettando completamente le leggi nazionali e i regolamenti internazionali», ha dichiarato l’amministratore delegato Dan Bronstein. «Rifiutiamo qualsiasi accusa contro di noi mossa senza base fattuale».

Sotto sorveglianza

Tutto inizia una mattina di aprile 2017 quando sulle sponde del lago Izabal, il principale del Guatemala, i pescatori Maya Q’eqchi’ che uscivano per pescare i pescegatto, notano qualcosa di strano: una patina rossa sulla superficie del lago. E non hanno dubbi, per loro c’è solo una causa possibile: la miniera.

«Già dal 2016 abbiamo visto lamantini, lucertole, pesci e tartarughe morire – spiega Cristobal Pop, presidente dell’associazione di pescatori – ma nessuno si è allarmato fino a quando il lago non ha cambiato colore».

Pescatori delle comunità lacustri.
Foto: Forbidden Stories
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Pescatori delle comunità lacustri – Foto: Forbidden Stories

A quel punto, i pescatori scendono in strada a protestare, chiedendo un’indagine approfondita sulle cause della macchia rossa. Le proteste però, vengono represse nel sangue. Il 27 maggio 2017 infatti, il pescatore 27enne Carlos Maaz viene ucciso con un proiettile – mettendo così fine, in modo brutale, alle proteste.

Ma l’omicidio non viene indagato, anzi. Ad oggi resta una sola prova di questo crimine, una foto scattata dal giornalista Carlos Choc di Prensa Comunitaria, un giornale della comunità Maya, che stava lavorando a lunga inchiesta sulla resistenza storica del popolo Q’eqchi’.

Choc aveva intervistato i pescatori per mesi, raccolto campioni di acqua dal lago e documentato i danni ambientali causati dalla miniera nella regione, le cui colline metallifere sono piene di nichel. L’inchiesta però, non ha mai visto la luce.

Accusandolo di avere partecipato alle proteste, Solway ha denunciato Choc, assieme a un altro giornalista e cinque pescatori, per sei diversi tipi di reato. Un mandato d’arresto nei suoi confronti scatta ad agosto 2017, costringendo Choc alla fuga e a nascondersi per mesi. «Ho dovuto abbandonare i miei figli, la mia famiglia, la mia comunità», ha raccontato Choc a Forbidden Stories.

Carlos Choc – Foto: François Ruchti

Con il processo ancora in corso ma l’ordine di arresto cambiato in obbligo di firma, Choc può tornare a casa. Ma Solway non si accontenta. Così quando il giornalista riappare a El Estor, l’azienda lo mette sotto sorveglianza, come documenti ottenuti grazie al leak dimostrano.

Scavando tra gli archivi di Solway, i giornalisti hanno scovato un documento rivelatore. Una cartella chiamata “foto chiave”, con al suo interno dozzine di foto di Choc: nella foresta durante un reportage a marzo 2019, alla guida del suo pick-up rosso in giro per la città di El Estor, mentre entra in tribunale per un’udienza a Puerto Barrios con il suo avvocato Rafael Maldonado.

Confrontato con queste prove, il direttore della miniera ha dichiarato a Forbidden Stories che «questa informazione non corrisponde alla realtà».

Carlos Maaz, ucciso dalla polizia guatemalteca durante le manifestazioni – Foto: Carlos Choc

Eppure, tra i file di Solway emerge la prassi della sorveglianza sui giornalisti: nel 2019 i giornalisti che avevano lavorato al progetto Green Blood 1 sono stati filmati e fotografati di nascosto. Non solo, uno dei loro operatori video e l’autista sono stati seguiti da un drone dell’azienda. L’obiettivo – dicono rapporti interni – era «seguire i movimenti di questi individui e le loro intenzioni».

Quando invece i giornalisti del team hanno visitato la miniera ufficialmente, lo scenario era stato costruito ad arte. «Mostrategli una fabbrica pulita, accesso alla salute [per i dipendenti], impiegati e abitanti della zona felici», dice una mail mandata dal responsabile comunicazione Arina Birstein. «Gli sarà più difficile descriverci come dei cinici capitalisti che affamano la sottosviluppata economia e popolazione guatemalteca».

La retorica non li ha però fermati dal denunciare per diffamazione Le Monde e Forbidden Stories dopo la prima pubblicazione del 2019. Ma oggi è con nuove prove – che l’azienda ha sempre cercato di nascondere – che devono fare i conti.

Quella strana chiazza rossa

All’inizio di marzo 2017, il direttore dell’agenzia governativa che monitora il lago Izabal scrive all’ufficio controlli del ministero dell’Ambiente del Guatemala avvertendo che acqua sporca stava fluendo da un canale di scolo della miniera di Fénix.

«Il punto [detto] “canale di uscita CGN”, scarica acqua di colore rosso-arancione nel lago Izabal», si legge nel rapporto.

La miniera e il canale di scolo che termina nel lago.
Foto: Benjamin Thuau
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
La miniera e il canale di scolo che termina nel lago – Foto: Benjamin Thuau

Pochi giorni dopo, Gustavo Garcia, all’epoca responsabile ambientale di Pronico – l’azienda di Solway che dirige l’impianto di lavorazione del nichel estratto dalla miniera – redige un rapporto descrivendo come una macchia rossastra che «si vede da lontano» si stava diffondendo per almeno 200 metri quadrati nel lago, proveniente da un canale vicino all’impianto. «La presenza di sedimenti nel canale di scolo dell’impianto è indubbia, scrive Garcia. «E’ stato osservato che dopo forti piogge il materiale stava raggiungendo il lago Izabal».

Un altro rapporto interno, dell’11 marzo, tradotto in russo e condiviso con la direzione di Solway, mostra che un sedimento di limonite – un minerale ricco in ferro identico al nichel che viene estratto tra le colline della miniera – era almeno in parte responsabile della perdita di acqua rossa. «Il rilascio del sedimento nel lago è chiaramente la ragione del colore rosso dell’acqua in quel punto», dice il rapporto.

«Sono preoccupato, specialmente perché questo evento potrebbe attrarre un’ispezione [da parte del Ministero]», risponde uno dei direttori della miniera all’epoca, Marco Aceituno. Gli fa eco un altro impiegato, con un piano specifico per «fermare la contaminazione della zona 212» fatto di barriere di legno che fermino il sedimento.

Ma CGN si concentra su un’altra strategia. Si rivolge ad un consulente per analizzare le acque, solo dal punto di vista biologico. E così, nonostante i report interni sul sedimento, il biologo scrive che la causa primaria della variazione nel colore dell’acqua sia un’alga rossa.

Le acque del lago inquinate dai sedimenti della miniera.
Foto: Carlos Choc
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Le acque del lago inquinate dai sedimenti della miniera – Foto: Carlos Choc

Solway rilascia così una dichiarazione pubblica a maggio, dopo che le proteste dei pescatori si erano ormai trasformate in scontri con la polizia, ribaltando i fatti e arrivando ad accusare gli abitanti dei villaggi di avere causato il proliferare di «alghe dannose». A farle da eco, l’allora ministro dell’Ambiente del Guatemala, Sydney Samuels, che ha accusato «le acque nere e i fertilizzanti» dei contadini.

«Se scopriamo qualcosa di irregolare fatto dall’azienda, agiremo» ha dichiarato Samuels ai media locali, pochi giorni dopo che Carlos Maaz era stato ammazzato dalla polizia durante le proteste.

Marvin Méndez, il direttore amministrativo della miniera, ha confermato a Forbidden Stories l’esistenza del report del 11 marzo che non è mai stato reso pubblico ma, ha detto, «quel canale di scolo non è di responsabilità di CGN e Pronico perchè deriva da aree naturali non sfruttate dalla miniera».

A aprile 2018 i direttori della miniera vengono informati di un’altra perdita rossa. Ma per allora, la comunità indigena è ormai ridotta al silenzio. «Ormai i movimenti di protesta erano stati schiacciati», spiega Rafael Maldonado, avvocato che assiste l’associazione di pescatori. «La comunità è molto spaventata».

Una strada all’interno del complesso minerario.
Foto: Benjamin Thuau
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Una strada all’interno del complesso minerario – Foto: Benjamin Thuau

Monitoraggio ambientale

A gennaio 2022, quasi tre anni dopo la prima visita, i giornalisti del consorzio sono tornati a visitare la miniera. E qui, i direttori dell’impianto provano addirittura a convincere i giornalisti che il canale di scolo ben visibile dall’alto non scarichi acque reflue di alcun tipo nel lago.

Ma centinaia di rapporti, studi e dati sulla qualità di acqua e aria organizzati in modo metodico negli archivi elettronici dell’azienda, mostrano inequivocabilmente che Solway mente consapevolmente.

In una email inviata all’amministratore delegato Bronstein, il 26 giugno 2019, il presidente della CGN Dmitry Kudryakov sintetizza così la sua preoccupazione nel rilasciare dati sul monitoraggio ambientale: «Se oggi i giornalisti non possono accusarci di inquinamento, dopo la consultazione con esperti ne potrebbero avere l’opportunità».

Dati alla mano, il consorzio di giornalisti ha sentito numerosi esperti indipendenti e le loro risposte, messe assieme, dipingono un quadro chiaro: scarti minerali incontrollati raggiungono senza dubbio i vicini fiumi e il lago Izabal.

Il lago Izabal al tramonto.
Foto: Benjamin Thuau
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Il lago Izabal al tramonto – Foto: Benjamin Thuau

Alti livelli di ferro, nichel, manganese e alluminio sono stati rilevatii nel lago, particolarmente nelle aree vicino al canale di scolo della miniera. E un dato è particolarmente inquietante: nel centro dei 48 chilometri quadrati del lago la concentrazione di nichel è di 1.8 microgrammi a litro, mentre nella zona adiacente la miniera la concentrazione sale a 35.3 microgrammi – circa 20 volte di più.

A novembre 2017, uno studio ambientale dell’agenzia governativa di monitoraggio ambientale, rileva violazioni in 19 diverse categorie. Lo studio, anch’esso contenuto nel leak, metteva in guardia come campioni di acqua presi vicino alla miniera erano talmente contaminati con il nichel che violavano gli standard della Banca Mondiale, a cui Solway dichiarava di avere aderito.

Nonostante questo fosse una chiara violazione certificata da ufficiali governativi del Guatemala, l’azienda mineraria ha dovuto pagare solo una piccola multa.

Garcia – lo stesso funzionario di CGN che a marzo 2017 aveva scritto un report interno avvisando della perdita di acqua rossa dalla miniera al lago – ha negato l’evidenza e rinnegato il suo stesso lavoro durante un’intervista a gennaio 2022 con i giornalisti di SVT. «Non scarichiamo acqua nel lago Izabal, in nessun modo. L’evento di maggio 2017 è completamente slegato da noi», ha dichiarato, aggiungendo che fosse solo «una coincidenza» che le ipotetiche alghe e il sedimento minerario avessero lo stesso colore.

Una volta rientrati in ufficio, un dirigente di Pronico si è arrampicato sugli specchi dicendo ai giornalisti che Garcia si era dimenticato del report perchè nel frattempo aveva cambiato lavoro. In ogni caso, ripete il dirigente, l’azienda non è responsabile per la perdita di acqua rossa, piuttosto l’acqua rossa arrivava da un fiume che era esondato a causa delle forti piogge.

Ma una serie di email contenute nel leak mostrano come gli amministratori della Solway fossero piuttosto preoccupati dei monitoraggi che mostravano alti livelli di nichel e ferro nelle acque del lago.

In una email, l’amministratore delegato della Solway, Bronstein, dichiarava come campioni di acqua racconti dai pescatori a giugno 2017 mostrassero livelli di nichel e ferro nel lago Izabal tali da violare non solo gli standard canadesi e peruviani, ma addirittura i limiti – bassissimi – della legislazione nazionale guatemalteca.

«In tutti i casi, i quattro campioni eccedono questi standard per i valori di nichel, e tre di essi per il ferro. E i campioni 1 e 3 eccedono anche i limiti del MARN (il Ministero dell’Ambiente guatemalteco, ndr)», si legge in una mail del presidente di CGN, Kudryakov.

Altri esperti hanno sollevato un altro, meno visibile, problema: gli alti livelli di cromo nel sedimento sul fondo del lago. Laurence Maurice-Bourgoin, un geochimico ambientale dell’istituto francese di ricerca per lo sviluppo (IRD), ha notato come i dati mostrano una concentrazione di cromo nel sedimento che va da sei a 27 volte la soglia oltre la quale la vita acquatica viene danneggiata.

Lo smog avvolge le comuntià di El Estor.
Foto: Carlos Choc
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Lo smog avvolge le comuntià di El Estor – Foto: Carlos Choc

Maurice-Bourgoin ha spiegato che il cromo è molto spesso un prodotto di scarto dell’industria di estrazione del nichel, perchè si trova nelle stesse rocce. Una volta che la roccia è processata e il cromo scartato, poiché non solubile, tende a depositarsi sul fondo dei corsi d’acqua e dei laghi.

In questo caso però, non è stato possibile analizzare dei campioni di sedimento per capire che tipo di cromo sia questo presente sul fondo del lago Izabal: nella sua forma più pericolosa questo metallo può essere estremamente tossico, potenzialmente causando mutazioni cancerogene al DNA.

Ma non solo le acque del lago sono inquinate – i giornalisti hanno raccolto prove di emissioni che stanno contaminando anche l’aria.

Stringere mani, spostare opinioni

A causa della mancanza di monitoraggio da parte delle autorità, gli abitanti di El Estor sono l’unico punto di riferimento per raccontare cosa stia succedendo alla loro salute. «Chiunque faccia il bagno nel lago, esce sentendo prurito ovunque», racconta il pescatore Cristobal Pop. E le telecamere di SVT hanno filmato vari bambini ricoperti di bolle, soprattutto i neonati.

Il condizionatore regalato da Pronico – Foto: SVT

Paulo Mejia, direttore della clinica pediatrica CAIMI di El Estor, non vuole commentare sull’impatto della miniera sulla salute dei bambini. «Mi mancano le basi scientifiche o amministrative per dare la mia specifica opinione», ha detto ai giornalisti in visita.

Il condizionatore del suo ufficio mostra un adesivo con il logo di Pronico, l’azienda che processa il nichel nella miniera. Mejia conferma che Pronico ha donato il condizionatore e anche un nuovo veicolo, equipaggiamento medico e addirittura finanziato una nuova sala operatoria.

I dirigenti della miniera di Fénix, secondo le email contenute nel leak, sono pronti a tutto per evitare studi che leghino l’inquinamento a danni per la salute. In una discussione con l’addetto stampa della miniera, per contrattaccare la prima pubblicazione di Forbidden Stories del 2019, il direttore della miniera Kudryakov non concorda sulla creazione di un database statistico. «Causerebbe una valanga di lamentele. Lamentele che darebbero la colpa alla miniera per le malattie con la speranza di ottenere qualche tipo di indennizzo. E tutte queste lamentele verrebbero documentate al CAIMI e le statistiche sarebbero poi disponibili ai giornalisti», scrive Kudryakov.

Un bambino piccolo affetto da problemi di salute legati all’inquinamento della miniera.
Foto: SVT
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Un bambino piccolo affetto da problemi di salute legati all’inquinamento della miniera – Foto: SVT

Le “lamentele” però sarebbero giustificate. La popolazione indigena racconta di gravi problemi respiratori tra i bambini della zona, e tra i lavoratori della miniera. Il monitoraggio dell’aria fatto da parte di Solway, e che si vede nel leak, mostra livelli di particolato fine nella zona attorno alla miniera che supera di 40 volte i limiti europei, rappresentando un rischio concreto per la salute. Ma in risposta alle domande mandate dal team di questa inchiesta, l’azienda nega ogni responsabilità per l’inquinamento dell’aria, e allega le analisi atmosferiche del secondo semestre 2020 come prova.

Una infermiera che lavora presso un’altra clinica, la Parroquia Health Center, ma che chiede di restare anonima per paura di ritorsioni, spiega come purtroppo nessuno dello staff denunci perchè la maggior parte del personale infermieristico è sposato con minatori. E tra i minatori con problemi respiratori nessuno denuncia perchè verrebbe «licenziato in tronco».

Alcuni documenti contenuti nel leak dimostrano come la CGN abbia usato soldi per muovere a suo favore le opinioni delle comunità locali durante le consultazioni tenute dal governo rispetto all’impatto ambientale della miniera. Una tabella fa la lista delle infrastrutture sponsorizzate da Pronico prima delle consultazioni, con alcune voci di spesa descritte come «compera di leader delle comunità [indigene]».

In un’altra tabella, le 55 comunità indigene della zona, sono valutate in base alla loro attitudine verso la miniera, etichettate come «negativa», «positiva» o «neutrale». In circa otto mesi, 11 comunità sono passate da una posizione negativa a neutrale, e 14 da neutrale a positiva. Alla fine, solo una comunità restava «negativa».

Comunità di El Estor.
Foto: Benjamin Thuau
L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Comunità di El Estor – Foto: Benjamin Thuau

Una donna della comunità Chicipate, etichettata come neutrale, ha raccontato ai giornalisti che la gente era stata pagata per parlare a favore della miniera durante la consultazione pubblica.

«Mi sono arrabbiata quando le altre donne hanno accettato 100 quetzales (13 dollari) al giorno per andare alla consultazione a dire che approvano l’azienda», ha raccontato la donna.

Un altro documento interno dell’ottobre 2019 descrive in dettaglio come Pronico abbia usato donazioni di denaro per «impedire al sindacato dei pescatori (che ha guidato le proteste del 2017, ndr) di ricevere sostegno da altre organizzazioni di pescatori». Il sindacato dei pescatori aveva presentato una petizione contro la miniera e la società sperava che il denaro contante avrebbe dissuaso altri pescatori dal firmarla.

A inizio 2020, Pronico prevedeva di donare 34.000 dollari per comprare strumentazione da pesca «con l’intenzione di fare diventare i leader e membri dell’associazione dei pescatori Bocas del Polochic degli alleati». Alcuni mesi dopo, prevedeva altri 13.600 dollari per quelli di Manatí.

Le donazioni sembrano aver sortito degli effetti: una nota allegata al piano dice che il numero di firme sulla petizione è scesa, da 60 a 30.

Contadini e radicali

La popolazione locale non è solo scesa in strada a protestare, ha anche provato a seguire la strada della giustizia nei tribunali.

Infatti, la comunità Maya Q’eqchi nel 2018 ha consegnato una denuncia che sosteneva come la licenza estrattiva della CGN fosse illegale, in quanto non era stata data prima della necessaria consultazione con le popolazioni indigene rispetto all’impatto ambientale. L’anno successivo, in risposta, la Corte costituzionale del Guatemala ordinava alla miniera di fermare temporaneamente le operazioni.

A marzo 2020, il presidente di CGN Kudryakov scriveva al co-fondatore di Solway, Aleksandr Bronstein, spiegando come la miniera fosse ancora operativa nonostante l’opposizione di «contadini» e «gruppi radicali».

«Chiedono che si fermino del tutto i lavori. Ma noi stiamo operando. Non per preservare la strumentazione, come abbiamo dichiarato, ma per produrre prodotto, cosa che potrebbe essere sufficiente per infiammare le teste di questa gente malata, se lo scoprissero», scriveva Kudryakov. «E alla fine lo verranno a sapere, sicuro».

Lavori sulla miniera.

Foto: Anonimo, parte del leak ricevuto

L’Italia è il secondo Paese produttore di pomodori, dopo gli Usa. La Puglia produce più della metà dei pomodori in scatola italiani, in particolare nella zona di Foggia.
Lavori sulla miniera – Foto: Anonimo, parte del leak ricevuto

A giugno 2020, la corte costituzionale determinava come la miniera avesse illegalmente operato su un’area di quasi 250 chilometri quadrati, quando la licenza copriva poco più di sei chilometri quadrati, sospendendo così la licenza estrattiva. Non solo, la Corte aveva riscontrato anche una violazione della Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale per il lavoro (ILO) sui diritti dei popoli indigeni e tribali, uno strumento internazionale giuridicamente vincolante dal 1991. La convenzione sancisce il diritto alla consultazione e alla partecipazione dei popoli indigeni, obbligando gli Stati a garantire la partecipazione dei nativi alle decisioni politiche e ai processi di sviluppo. E così la corte costituzionale ha sospeso la licenza della miniera finché un vero processo di consultazione non fosse portato a termine.

Ma fino a febbraio 2021 il Ministero delle miniere del Guatemala non ha ratificato la decisione. E così, la miniera ha comunque operato per mesi nonostante la sentenza della Corte Costituzionale.

Immagini satellitari fornite dall’osservatorio guatemalteco Extractive Industries Observatory dimostrano come le trincee della miniera si siano espanse anche tra febbraio e novembre 2021, nonostante la (tarda) ratifica del Ministero.

«L’azienda non ha mai rispettato la risoluzione del più alto tribunale del Paese e ha continuato ad operare con impunità», ha spiegato Guadalupe Garcia Prado, direttore dell’osservatorio sulle miniere, che ha indicato nuove aree chiaramente ripulite in quei mesi. «Cronologicamente potete vedere come iniziano rimuovendo la foresta, costruendo strade e poi avanzino con le linee di scavo».

Nonostante queste chiare infrazioni, le autorità del Guatemala hanno continuato a supportare le attività di Solway. E il Congresso non ha rinnovato l’incarico della giudice della Corte costituzionale che aveva bloccato la miniera. La giudice, per paura di ritorsioni, ha lasciato il Guatemala, scomparendo dai radar. «La corte costituzionale era una delle poche risorse rimaste alla comunità indigena per difendere i propri diritti», ha commentato Garcia Prado.

Il 6 gennaio 2022, il Ministro dell’energia e delle miniere, Alberto Pimentel Mata, ha firmato una risoluzione dicendo che potevano ripartire le operazioni alla miniera di Fénix dopo che una «consultazione legittima era stata portata avanti con le comunità indigene» da CGN.

Solway ha dichiarato di avere ripreso ufficialmente le attività lo scorso mese.

Nel frattempo, i giornalisti hanno condiviso le proprie scoperte con le acciaierie finlandesi di Outokumpu in Svezia, le acciaierie Acciai Speciali Terni Spa a Terni e le acciaierie Aparem in Lussemburgo. Aparem, ha detto che avrebbe condotto un audit, e potrebbe terminare i rapporti a seconda di ciò che sarebbe emerso. Outokumpu ha detto di avere temporaneamente sospeso l’approvvigionamento e che si riserva di fare un’ispezione in loco.

CREDITI

Autori

Cecilia Anesi

In partnership con

Forbidden Stories
SVT
Occrp

Editing

Giulio Rubino

Foto di copertina

Forbidden Stories
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