«Le munizioni sono la spina dorsale di qualsiasi sistema d’arma leggero. La qualità delle munizioni determina in larga misura la capacità dell’arma nel suo insieme». Così spiegano, in uno studio del 2020, i tecnici della fabbrica di munizioni russa Tula, uno dei più grandi produttori di cartucce del mondo, situato nell’omonimo centro industriale a 200 km da Mosca. Stanno illustrando i risultati di un progetto di ricerca per la produzione in Russia di munizionamento di grosso calibro per fucili di precisione, su committenza dell’FSB, i servizi segreti interni eredi del KGB sovietico.
«Lo sviluppo e l’adozione di una nuova cartuccia è il compito più complesso e di responsabilità, quindi viene affrontato con grande attenzione», prosegue lo studio, firmato – fra gli altri – dal direttore dell’impianto di Tula. Da pochi mesi, la fabbrica è stata sanzionata dall’Unione europea, perchè è il «fornitore principale di munizioni per le forze dell’ordine russe».
L’inchiesta in breve
- Fra il 2011 e il 2017, l’azienda italiana Vasini Srl ha spedito macchinari per munizioni e pezzi di ricambio per un valore di quasi 3,5 milioni di euro alla Fabbrica di cartucce russa di Tula, a 200 km da Mosca
- Documenti visionati da IrpiMedia suggeriscono che le linee di produzione uscite dalla fabbrica italiana siano state determinanti per completare il piano del ministero della Difesa russo di produrre potenti munizioni da destinare ai servizi di sicurezza
- Questo significa che i macchinari inviati da Vasini sono stati utilizzati per scopi militari, anche se non ci sono elementi per ritenere che l’azienda italiana fosse a conoscenza del loro utilizzo effettivo. Vasini non ha risposto alle domande di IrpiMedia
- Macchinari per la produzione di munizioni con calibro militare avrebbero avuto bisogno di una licenza di esportazione. Questo tipo di autorizzazioni in Italia vengono rilasciate dal ministero degli Esteri, che tuttavia non ha risposto alle nostre domande
Il progetto era iniziato anni prima, sotto l’egida dell’Istituto centrale di ricerca per l’ingegneria di precisione. «Ad oggi, stiamo sviluppando in modo proattivo un sistema di armamento da cecchino in nuovi calibri che non sono ancora disponibili nel nostro Paese», raccontava nel 2014 in un’intervista radiofonica Dmitry Semizorov, all’epoca direttore generale dell’Istituto. Il progetto «viene svolto da cinque delle nostre imprese, il cui compito è quello di creare un sistema russo di fucili da cecchino che non sia inferiore agli analoghi importati».
Un ruolo fondamentale nel fornire alla Russia i macchinari per poter avviare una produzione su larga scala di munizioni di grosso calibro è stato giocato, ancor prima che Vladimir Putin occupasse la Crimea, anche da alcune aziende italiane. Oggi le cartucce progettate e testate con macchinari occidentali vengono usate dalla Guardia nazionale, da unità speciali dei servizi segreti russi e anche dalle forze di occupazione in Ucraina.
Macchinari Made in Italy
Vasini Srl era una piccola azienda con una quindicina di dipendenti e un impianto produttivo alla periferia di Cremona. Fondata nel 1960, si definiva «leader mondiale nella produzione di macchine» per la realizzazione «di cartucce da caccia e munizioni sportive». L’ultimo bilancio disponibile (2017) registrava utili per 1,6 milioni di euro. Dal 2020, l’azienda è stata acquisita da Simecon – una società che si occupa di automazione industriale di proprietà dell’imprenditore lecchese Domenico Todeschini – diventando il ramo del gruppo dedicato alla difesa. Tutt’ora, nel catalogo Simecon si trovano macchinari a marchio Vasini per il caricamento, la sigillatura e l’inscatolamento delle munizioni.
Molto prima di essere rilevata da Simecon, Vasini aveva intrattenuto proficui rapporti commerciali con la Russia, contribuendo ad aumentare la capacità del Paese di produrre munizioni senza dover dipendere dalle importazioni occidentali.
Fra il 2011 e il 2017, l’azienda italiana ha effettuato oltre 110 spedizioni di macchinari per munizioni e pezzi di ricambio alla Fabbrica di cartucce Tula. Lo riportano i dati doganali ImportGenius consultati da IrpiMedia. Il valore delle merci spedite da Vasini è di almeno 3,5 milioni di euro, e 30 spedizioni sono state effettuate dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, a seguito della quale il Consiglio europeo aveva introdotto un embargo sulla fornitura di armamenti.
All’epoca l’azienda italiana era parte del gruppo Vasini, Diana & Gualandi, dell’imprenditore bresciano Renato Ballabio.
Documenti visionati da IrpiMedia suggeriscono che le linee di produzione uscite dalla fabbrica cremonese siano state determinanti per completare il piano del ministero della Difesa russo di produrre potenti munizioni da destinare alle unità d’élite dei suoi servizi di sicurezza. Ovvero per scopi militari, anche se non ci sono elementi per ritenere che Vasini fosse a conoscenza dell’utilizzo effettivo a cui erano destinate le sue forniture.
Secondo un esperto nel settore dei controlli sulle esportazioni di armamenti consultato da IrpiMedia, macchinari che possono essere usati per la produzione di munizioni con calibro militare non sono considerati dall’Unione europea a duplice uso, ma vere e proprie «attrezzature militari».
Questo significa che, per essere inviate in un altro Paese avrebbero avuto bisogno di una licenza di esportazione. In Italia a rilasciare le autorizzazioni per esportare questo materiale è l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA) del ministero degli Esteri. Raggiunta via mail da IrpiMedia in merito a eventuali autorizzazioni per l’export verso la Russia ricevute da Vasini, UAMA non ha risposto. Contattati in merito alla vicenda, né l’ex proprietario di Vasini, Renato Ballabio, né quello attuale, Simecon, hanno risposto alle nostre domande.
Il progetto “Accuratezza”
Nel 2011, la fabbrica moscovita Promtekhnologiya – oggi sanzionata perché rifornisce l’esercito russo – concepisce un fucile da cecchino prodotto interamente sul suolo nazionale, l’ORSIS T-5000. Con questo modello l’azienda cerca esplicitamente commesse pubbliche da parte del ministero della Difesa, mirando a rimpiazzare gli obsoleti fucili di precisione sovietici utilizzati dalla Guardia nazionale russa e dall’FSB, il servizio di sicurezza interno.
A differenza di altri fucili di precisione russi, Promtekhnologiya cerca di replicare il potere perforante dei fucili di grosso calibro occidentali, tipicamente dotati di munizioni .308 Winchester e .338 Lapua.

Nel tentativo russo di ridurre la dipendenza dalle importazioni occidentali, la progettazione di alternative nazionali a questi calibri per il nuovo fucile ORSIS T-5000 viene affidata, fra le altre, alla Fabbrica di cartucce di Ulyanovsk – situata sul fiume Volga, a oltre 800 chilometri da Mosca –, parte del gruppo Tula.
È in questo contesto che Tula si rivolge al produttore italiano Vasini per ordinare una linea di produzione di munizioni per calibro .308 Win e .338 Lapua. Secondo i dati di spedizione, il primo macchinario arriva nel settembre 2011.
I media russi riportano che qualche anno più tardi, nel 2014, la produzione dei due tipi di munizioni presso la fabbrica di cartucce di Ulyanovsk è ormai «padroneggiata» e la produzione in serie è ben avviata. Il fucile da cecchino T-5000, nelle prime prove e nelle competizioni di tiro, dà buoni risultati.
Dal 2017 le fabbriche di Tula e Ulyanovsk sono di proprietà della famiglia Rotenberg – i cui principali esponenti, gli oligarchi Arkady e Boris Rotenberg, sono sotto sanzione dal 2014. Le due fabbriche sono oggi fra i principali produttori di munizioni militari per le forze armate russe. In un’inchiesta del 2023, IrpiMedia – in collaborazione con Occrp e altri partner, aveva ricostruito la rete di società e professionisti che hanno consentito ai Rotenberg di evadere le sanzioni.
Pur essendo un progetto tecnicamente riuscito, il ministero della Difesa russo richiede ulteriori miglioramenti prima di poter distribuire una «versione militarizzata del modello del 2011» ai membri della Guardia nazionale e dell’FSB.
Con i progetti di ricerca e sviluppo «Tochnost-7,62-P» e «Tochnost-8,6-P» – in russo «Accuratezza», entrambi lanciati nel 2016 – la fabbrica di munizioni Tula viene incaricata dai servizi interni, l’FSB, di avviare la ricerca sulla produzione in massa di munizioni per questa nuova generazione di fucili di precisione russi.
Nello stesso anno Tula ordina all’italiana Vasini Srl altre due linee di produzione per munizioni .308 Win e .338 Lapua, una macchina capsulatrice e una per caricare le cartucce. Secondo lo studio interno prodotto dai tecnici di Tula e pubblicato nel 2020, nell’ambito dei lavori di ammodernamento della fabbrica militare queste presse Vasini vengono utilizzate per condurre prove per la produzione in serie dei nuovi proiettili di grosso calibro.
«L’accurata produzione di cartucce – annotano i tecnici – garantisce un’elevata precisione dei proiettili».
L’esito del progetto di ricerca è un successo, e il rapporto conclude che queste munizioni «hanno superato con successo i test statali e sono stati accettati per le armi del Servizio di sicurezza federale russo (FSB, ndr) e della Guardia russa». Gli autori dello studio riconoscono l’importanza di un tale risultato: «È la prima volta nella storia della Russia moderna che questo fucile da cecchino viene sviluppato e non ha nulla da invidiare agli analoghi stranieri né per quanto riguarda la precisione né per la gittata» che, nel caso dell’ORSIS T-5000 arriva a 2.000 metri.
Cecchini con un fucile ORSIS T-5000M in servizio nelle Forze del gruppo meridionale dell’esercito russo attive nella regione occupata del Donbas, in Ucraina © Ministero della difesa russo
Nel 2017, si legge, inizia la produzione su larga scala per le forze di sicurezza. Nello stesso anno, durante la guerra per procura della Russia nella regione orientale del Donbass in Ucraina, i fucili T-5000 vengono usati dall’esercito di Putin, con i cecchini russi che confermano di averlo usato nei combattimenti a lungo raggio.
La Guardia nazionale e l’invasione
Le forniture di Vasini continuano a svolgere un ruolo chiave nel programma russo per i nuovi fucili di precisione. Proprio nel 2017, l’azienda italiana trasferisce altri tre lotti di attrezzature per il confezionamento di munizioni alla fabbrica Tula, tutte per proiettili calibro .308 Winchester e .338 Lapua.
Per approfondire
Le macchine non sembrano fermarsi all’impianto civile di Tula, ma vengono viste assemblate nella filiale di Ulyanovsk, uno dei principali fornitori di munizioni di grosso calibro all’esercito russo.
Nel 2018, in un evento a cui partecipano Alexey Dubsonov, direttore esecutivo della fabbrica di cartucce di Ulyanovsk, e il governatore dell’omonima Regione, Sergey Morozov, nuove macchine per produrre i due calibri di munizioni di precisione vengono presentate alla stampa.
«Così, le cartucce diventeranno completamente realizzate in Russia», afferma il direttore Dubsonov, mentre il governatore Morozov dichiara che «si tratta di un investimento di quasi un miliardo di rubli (all’epoca oltre 13 milioni di euro, ndr). Il risultato è la creazione di una tecnologia unica».
Una comparazione visiva condotta da IrpiMedia sulla base dei video dell’evento mostra una corrispondenza con le macchine vendute sul sito web di Vasini. Nonostante i registri doganali certifichino che le attrezzature sono state spedite in Russia con il marchio Vasini «assente», nel video in cui i nuovi macchinari vengono inaugurati a Ulyanovsk si intravede una targhetta con il marchio «CE» – che indica un bene prodotto in Unione europea – e il logo dell’azienda italiana.
Una macchinario Vasini per la ricottura a induzione delle munizioni © Sito web della fabbrica di munizioni di Ulyanovsk
I dati degli appalti pubblici russi mostrano che, dal 2017 a oggi, l’impianto di Ulyanovsk ha prodotto almeno 223.000 colpi calibro .338 Lapua e .308 Winchester per la Guardia nazionale russa.
Istituita nel 2016 da Putin in persona come corpo militare separato dall’esercito, la Guardia nazionale svolge oggi un ruolo attivo nel conflitto in Ucraina. Durante l’assalto russo a Kyiv nel 2022, le sue unità hanno agito come avanguardia per le forze di invasione e sono state anche coinvolte nelle atrocità commesse nella città ucraina di Bucha.
Nell’aprile 2023, un tenente colonnello del ministero degli Affari interni russo ha confermato che le unità della Guardia Nazionale russa «partecipano alle battaglie in Ucraina» contro l’intelligence e i sabotatori ucraini.
«La Guardia russa sta reclutando volontari per la leva nelle nuove regioni (sic) della Russia», ha annunciato la TV di Stato russa pochi mesi dopo. L’emittente locale Ugra News ha riportato che le unità della Guardia russa sono già attive nei «territori liberati» e che i cecchini sono pagati l’equivalente di circa duemila euro al mese.
Il ruolo delle sanzioni
Oltre ai macchinari delle munizioni di grosso calibro, Vasini ha fornito alla fabbrica di munizioni Tula numerose linee di produzione per cartucce da pistola, in particolare il 9x19mm Parabellum, il calibro più usato dalle forze dell’ordine in tutto il mondo.
Come mostrano i registri degli acquisti del governo russo, questi proiettili sono stati forniti da Tula a vari ministeri, tra cui il Comitato investigativo, la Guardia nazionale, l’FSB, il Servizio penale, il colosso militare Kalashnikov Group e diverse «unità militari» che sarebbero controllate dall’intelligence.
Secondo i registri contabili russi consultati da IrpiMedia, nel periodo 2015-2018, Tula ha versato un equivalente in rubli di allora pari quasi 3,5 milioni di euro a Vasini per i suoi macchinari.
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In quegli anni però le sanzioni imposte dagli Stati Uniti avevano già iniziato ad aggredire i proprietari di Tula. Nelle note integrative al bilancio 2018, l’azienda russa rileva che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni «contro la Russia, “bloccando” sette uomini d’affari russi». Tra questi, viene citato l’allora proprietario effettivo della Fabbrica di munizioni Tula, l’oligarca miliardario Igor Rotenberg, molto vicino al Presidente russo Vladimir Putin.
Le sanzioni contro Rotenberg impedivano alla società di ricevere pagamenti per oltre 15 milioni di euro da parte dal rivenditore di armi texano Eurosports LLC. All’epoca Rotenberg non era ancora stato sanzionato dall’Unione europea, quindi i pagamenti di Tula a Vasini (laddove le esportazioni fossero state autorizzate da UAMA) non erano soggetti a restrizioni.
Nuovi canali e richieste urgenti
Nonostante le sanzioni, però, le fabbriche di munizioni russe avevano trovato facilmente – da ben prima dell’inizio della guerra in Ucraina – strategie per continuare ad approvvigionarsi attraverso altri canali. È il caso di Tula, come provano i documenti di revisione contabile fatti trapelare da Cihan Kuzkaya, whistleblower della società di consulenza KPMG, e visionati da IrpiMedia. Nelle comunicazioni tra il produttore belga di macchinari New Lachaussée e la Fabbrica di munizioni Tula, alcuni faccendieri si vantano di come l’azienda russa sia in grado di aggirare liberamente le sanzioni.
«[Tula] ha fatto sforzi extra per evitare le restrizioni», scrive a ottobre 2020 un rappresentante di New Lachaussée in Russia al direttore commerciale dell’azienda. «Hanno molte società in tutto il mondo (anche a Hong Kong). […] Finora sono riusciti a trovare un modo totalmente legale per questo business». Il bilancio 2016 di Tula rivela un pagamento di oltre due milioni di euro a una misteriosa società di Hong Kong, Trisun Enterprises Limited, con causale «anticipi concessi per l’acquisto di attrezzature e tecnologie».
Le email ottenute dal collettivo di hacker Anonymous nel 2022 dallo Stabilimento meccanico di Lipetsk – una fabbrica che opera per conto del colosso degli armamenti Kalashnikov – confermano il forte interesse del complesso militare-industriale russo nell’ottenere macchinari europei per la produzione di munizioni.
Siamo a pochi mesi dall’invasione su larga scala dell’Ucraina. Per conto del gruppo Kalashnikov, Lipetsk indice una gara d’appalto per la fornitura di una linea di produzione di munizioni in calibro 7,62 e 12,8 mm. Si rivolge all’azienda italiana Invernizzi Presse, che ha sede a Lecco, come Simecon, società madre di Vasini.
«Lo stabilimento meccanico di Lipetsk – si legge nella richiesta di preventivo indirizzato a Invernizzi Presse – intende espandere il volume di produzione di munizioni nei calibri 9×19, 7,62×39 e .223R di 30 milioni di unità all’anno. Si prega di fornire una proposta commerciale allo stabilimento meccanico di Lipetsk per l’acquisto di una linea automatizzata a ciclo completo per la produzione di cartucce».
A fine novembre 2021 Invernizzi Presse risponde che sta preparando la propria «migliore offerta», e Lipetsk inoltra la mail al Gruppo Kalashnikov. Pochi giorni dopo, il primo dicembre, l’azienda russa Lipetsk mostra impazienza: «[L]a nostra azienda deve procedere con l’acquisto dell’attrezzatura il più velocemente possibile. Pertanto, potreste fornire una stima dei tempi di preparazione della proposta», scrive in una mail.
A stretto giro, Invernizzi Presse comunica di non essere in grado di sopperire alla richiesta di Lipetsk, in quanto non fornisce linee di produzione complete per fabbricare munizioni. Tuttavia, suggeriscono di contattare l’azienda Vasini, con cui Invernizzi Presse afferma di collaborare per alcuni dei macchinari necessari alla linea di produzione.
«Non avevamo la benché minima idea che Lipetsk Mechanical operasse per conto dell’azienda militare russa Kalashnikov Concern. Nelle pochissime comunicazioni intercorse non fecero mai menzione. Ce lo rivelarono giornalisti in seguito. Non abbiamo più avuto rapporti commerciali con aziende russe, in linea con l’adozione di misure punitive nei confronti della Russia», scrivono da Invernizzi in risposta alle domande di IrpiMedia.
Non è chiaro se l’azienda russa abbia contattato Vasini, ma il rappresentante della fabbrica di Lipetsk ha scritto che lo avrebbe fatto. Interpellata sul tema, Simecon non ha risposto.


