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Sulle Dolomiti il boom di turisti si sta rivoltando contro i residenti

In Alto Adige il turismo combatte lo spopolamento e garantisce redditi alti. I prezzi delle case, però, sono fra i più alti d’Italia, e i residenti sono costretti ad andarsene

#PadroniDellaNeve

14.03.25

Michele Bertelli
Federica Bonalumi
Alessandra Tranquillo

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Cambiamento climatico
Trentino Alto Adige
Turismo

A San Cassiano, in Trentino-Alto Adige, gli imponenti edifici di legno dei majun dominano incontrastati il panorama. In questa piccola frazione del comune di Badia gli abitanti parlano ancora una varietà del ladino, idioma diffuso anche nelle valli altoatesine di Gardena, Fassa, nell’alta valle di Cordevole e a Cortina d’Ampezzo.

Grazie alla cabinovia Piz Sorega, da San Cassiano si raggiunge rapidamente il Dolomiti Superski, un comprensorio sciistico con 1.200 chilometri di piste e 450 impianti di risalita. Aperto nel 1974, da allora il Dolomiti Superski ha più che decuplicato il numero di skipass venduti, passati dai 400mila della prima stagione agli oltre quattro milioni del 2024. Fra turismo invernale ed estivo, l’afflusso di turisti rischia però di rendere le valli ladine inabitabili per gli abitanti locali.

In breve

  • In Trentino-Alto Adige la stagione turistica dura 11 mesi. Nella regione si trovano 21 dei 50 comuni italiani con la pressione turistica, ovvero il rapporto fra residenti e turisti, più alta
  • La regione non sta soffrendo lo spopolamento che vivono altre zone di montagna, e i suoi comuni montani hanno redditi fra i più alti. Tuttavia, il boom di turisti sta causando problemi ai residenti 
  • Le valli dolomitiche stanno diventando troppo costose per i ladini, gli storici abitanti. In Val Badia un villino può arrivare a costare fino a 8.100 euro al metro quadro, quanto un appartamento in centro storico a Roma 
  • L’alternativa per chi cerca casa è spostarsi più a valle. Diventando parte dell’«emigrazione silenziosa» dei ladini, spinti via dall’arrivo dei turisti
  • L’aumento dei prezzi delle case sta creando difficoltà anche ad albergatori e proprietari degli impianti, che non riescono a trovare personale stagionale disposto a pagare affitti così elevati 
  • In Alto Adige un comitato di cittadini protesta contro il traffico e l’affollamento causati dall’overtourism. Chiedendo l’introduzione di una tassa da far pagare ai turisti per garantire ai residenti mezzi pubblici gratuiti

Emigrazione silenziosa

Elide è nata in Val Gardena, e dopo il matrimonio si è trasferita a San Cassiano, in Val Badia. «In valle i prezzi sono speculativamente alti», racconta, «tutte le abitazioni vuote vengono affittate di proposito ai turisti». Quando sono arrivati due figli, ha iniziato a guardarsi intorno alla ricerca di una casa più grande. Era fiduciosa: lei è una libera professionista, suo marito un imprenditore informatico, non certo una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese. 

Secondo l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, una villa o un villino nella zona di San Cassiano in stato di conservazione normale può costare dai 5.200 agli 8.100 euro al metro quadro. Tanto quanto una casa in Corso Vittorio, in pieno centro storico a Roma. Anche se Elide assicura di aver visto prezzi fino a 15.000 euro al metro quadro.

Il progetto #PadroniDellaNeve

Questa è la terza puntata di #PadroniDellaNeve, un progetto d’inchiesta transnazionale sull’impatto dell’industria dello sci sulle montagne italiane e francesi alla vigilia di Milano-Cortina 2026, realizzato con il supporto di Journalismfund Europe.

Dopo anni passati a cercare una sistemazione adatta, così, Elide e la sua famiglia hanno deciso di spostarsi più a valle, a Longiarù, frazione del comune di San Martino in Badia. Diventando parte di quella che lei chiama l’«emigrazione silenziosa» dei ladini, originari di quei luoghi, spinti via dall’arrivo dei turisti.

Nelle zone popolari di Bolzano il prezzo al metro quadrato per le case in vendita è tra i 4.200 e i 4.500 euro, mentre in centro arriva a punte di 14.000 euro © Alessandra Tranquillo

Il sogno alpino

Anche se difficilmente misurabile, è opinione condivisa fra gli esperti che il turismo sia fondamentale per le aree montane. Nel 2015, l’Istat classificava oltre la metà dei comuni montani come destinazioni a vocazione turistica. Fra le regioni con la maggior disponibilità di posti letto in rapporto alla popolazione, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia.

In Alto Adige, nel secondo dopoguerra, il turismo arrivava come una ventata di novità in un contesto rurale connotato dalla povertà, spiega Harald Pechlaner, professore di turismo del centro di ricerca privato Eurac, con sede a Bolzano.

All’inizio erano stati i primi affittacamere a recepire il desiderio di «una vita che nei grandi nuclei urbani non si poteva più vivere», spiega Pechlaner. Per poi lasciare il posto a piccoli e grandi alberghi e, negli anni ’70 e ’80, al boom dello sci da discesa.

«Oggi province come Trento o Bolzano, sia d’inverno che d’estate, sono diventate territori Doc che lavorano, che fanno turismo a livello mondiale e sono punti d’attrazione dei percorsi globali», dice Pechlaner. In provincia di Bolzano, in trent’anni, il numero di turisti è più che raddoppiato: nel 1994 gli arrivi erano quasi quattro milioni, nel 2024 hanno toccato quota 8,7. Nell’ultima stagione, l’entrata comunale dell’imposta di soggiorno è stata di 94,08 euro pro capite, più del doppio della media italiana.

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Per Pechlaner di Eurac, lo sviluppo del settore è una delle ragioni del successo locale: il Trentino-Alto Adige non ha infatti sofferto lo spopolamento come altre zone di montagna, incrementando del 3,5% i propri residenti. Inoltre, i comuni montani della ragione sono quelli con il reddito medio più alto di tutto il Paese.

L’overtourism di montagna

I numeri di posti letto ogni 1.000 abitanti disponibili nei  comuni montani  e nei  comuni non montani  confermano la vocazione turistica. Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia hanno però addirittura valori doppi rispetto alla media dei comuni montani italiani

IrpiMedia | Dati: elaborazione IFEL – Ufficio Studi e Statistiche Territoriali su dati Istat, 2023 | Creato con Flourish

Il territorio, però, potrebbe diventare vittima del proprio successo.

Dei primi 50 comuni italiani con la pressione turistica più alta – ovvero il rapporto fra la presenza totale di turisti e i residenti – ben 11 sono infatti collocati nella provincia autonoma di Bolzano e 10 in quella di Trento. Il paese di Andalo ha solo 1.150 abitanti, ma nel 2017 ha ricevuto 824.064 turisti. A Selva di Val Gardena sono stati addirittura 1,2 milioni.

L’impennata degli affitti

«In Alto Adige abbiamo ormai una stagionalità di 11 mesi», commenta Maurizio Surian del Centro Casa Bolzano. «Quando finisce la stagione dello sci, che ormai si spinge fino ad aprile, poi si riparte con la stagione estiva e quindi l’apertura delle malghe e dei rifugi».

Secondo Surian anche Bolzano, da città relativamente poco interessata dal turismo, negli ultimi vent’anni è diventata una meta ambita. Questo ha avuto un forte impatto sul mercato immobiliare: «Se negli anni ’80 e ’90 la Provincia di Bolzano metteva a disposizione mutui agevolati per l’acquisto di case, oggi il mercato è esploso. A Bolzano città, una zona popolare ha prezzi tra i 4.200 e i 4.500 euro al metro quadro, mentre in centro si arriva a 10.000, con punte di 14.000 euro», dice Surian.

A febbraio 2025, il Trentino-Alto Adige ha raggiunto una media di 3.482 euro al metro quadro per le case in vendita, il più alto in tutta Italia.

Una conseguenza dell’aumento del costo della vita è che molti giovani decidono di lasciare l’Alto Adige per spostarsi in altre città, spesso in Germania, Austria e Svizzera, facilitati anche dalla conoscenza della lingua tedesca e attratti dalle maggiori possibilità lavorative.

L’aumento dei prezzi delle case sta creando difficoltà anche per chi lavora nel settore turistico, come albergatori e proprietari degli impianti, che non riescono a trovare personale disposto a pagare affitti così elevati.

La manodopera locale non è infatti sufficiente a ricoprire tutte le mansioni necessarie all’industria del turismo, che deve quindi fare affidamento su lavoratori stagionali provenienti da altre regioni.

#PadroniDellaNeve
Inchiestage

Alpi, la fine dello sci per come lo conosciamo

10.03.25
Bertelli, Bonalumi, Tranquillo
La seggiovia Colz (Bolzano), costruita per collegare il piazzale della cabinovia Piz La Ila alla seggiovia Doninz, per una distanza di meno di 200 metri
La seggiovia Colz (Bolzano), costruita per collegare il piazzale della cabinovia Piz La Ila alla seggiovia Doninz, per una distanza di meno di 200 metri © Alessandra Tranquillo
Alcuni degli alberghi che popolano il paesaggio di Selva di Valgardena (Bolzano), tra impianti di risalita e ski rental. Selva, paese di 2.600 abitanti, nel 2017 ha accolto 1,2 milioni di turisti
Alcuni degli alberghi che popolano il paesaggio di Selva di Valgardena (Bolzano), tra impianti di risalita e ski rental. Selva, paese di 2.600 abitanti, nel 2017 ha accolto 1,2 milioni di turisti © Alessandra Tranquillo

«Il personale manca un po’ a tutte le attività», racconta a IrpiMedia Enzo Bassetti, vice presidente dell’Unione albergatori del Trentino. «Anche il turismo ne risente, con diversa intensità nelle varie località, ma in maniera comunque diffusa», dice Bassetti. Il lavoro stagionale è meno attrattivo del posto fisso, e a questo si aggiunge la mancanza di alloggi, affittati preferibilmente ai turisti anziché a residenti e lavoratori.

«Noi imprenditori partiamo già dal presupposto che se non diamo la casa ai nostri dipendenti, è inutile che vengano a cercarla», spiega Diego De Battista, amministratore delegato della rete d’impresa Funivie Arabba, che si trova appena oltre confine, in Veneto. Arabba Marmolada è una delle località fondatrici di Dolomiti Superski.

Per De Battista, la sua è la destinazione ideale per chi vuole cimentarsi fin dal mattino presto con le piste più tecniche. Durante il picco stagionale, al comprensorio lavorano circa 250 persone. Il paese di Arabba ha però poco più di mille abitanti, e quindi serve personale da fuori. Gli alloggi disponibili, tuttavia, sono pochi e troppo cari. Così De Battista ha ormai messo in conto di doverli garantire ai propri dipendenti. «Quest’anno abbiamo anche dovuto allestire un’area con dei container-alloggio in modalità cantiere, per sopperire agli alloggi mancanti», dice a IrpiMedia.

E più le mansioni diventano qualificate, più è complicato trovare qualcuno disposto a svolgerle in queste condizioni. «O ti do un appartamento, magari anche funzionale a portare la tua famiglia, oppure è impossibile farti venire a lavorare qui», conclude De Battista.

Far pagare i turisti

Parte del Dolomiti Superski è anche l’Alpe di Siusi, il più esteso altipiano d’Europa. Si estende per 56 chilometri quadrati e ci si può sciare fino ad aprile. Gli sciatori che a inizio febbraio si apprestavano a godere della vista delle cime dello Sciliar, del Sassopiatto e del Sassolungo, si sono trovati davanti a una sorpresa: qualcuno aveva scritto sulla neve, con vernice rossa, la scritta «too much».

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Non è la prima protesta contro l’overtourism nella zona: nel 2024, il comitato Make Tourists Pay aveva organizzato manifestazioni a Bressanone, in Val Gardena, a Vipiteno e a Merano. Il primo marzo 2025 circa 100 persone si sono ritrovate in piazza Silvius Magnago a Bolzano per chiedere una tassa di 2 euro per i turisti che pernottano nella zona, in modo da rendere il trasporto pubblico gratis per i residenti: troppo traffico e troppe macchine, denunciano gli organizzatori.

«D’estate in Val Pusteria non puoi girare con la macchina, sei costretto a stare nel tuo villaggio o andare nelle altre valli», dice Patrick Unterkircher di Make Tourists Pay. Unterkircher, 25 anni, si divide fra Bressanone e Monaco, dove lavora come consulente informatico. Quest’anno vorrebbe tornare in Alto Adige in pianta stabile, ma vive sulla propria pelle le conseguenze del successo della regione. «Un appartamento nuovo, per una famiglia normale, ti costa intorno agli 800.000 euro, una cifra che può permettersi un imprenditore, non lo puoi pagare con uno stipendio medio in Alto Adige».

La funivia di Ciampinoi (Bolzano), uno dei tanti punti di accesso al SellaRonda, circa 26 chilometri di piste perfettamente preparate che collegano la Val Gardena, la Val Badia, la Val di Fassa e Arabba
La funivia di Ciampinoi (Bolzano), uno dei tanti punti di accesso al SellaRonda, circa 26 chilometri di piste perfettamente preparate che collegano la Val Gardena, la Val Badia, la Val di Fassa e Arabba © Alessandra Tranquillo
Ai piedi del gruppo del Sella, gli impianti di risalita spostano turisti e sciatori tra lingue di neve tecnica e prati verdi
Ai piedi del gruppo del Sella, gli impianti di risalita spostano turisti e sciatori tra lingue di neve tecnica e prati verdi © Alessandra Tranquillo

Per Unterkircher, Make Tourist Pay non è un’iniziativa contro i turisti, ma un tentativo di ridistribuire i suoi benefici alla popolazione locale. Prima che questa inizi a rivoltarsi contro una delle attività più redditizie. Anche per il professor Pechlaner di Eurac è ormai arrivato il momento in cui «vale la pena che la politica entri in campo e vada a regolamentare il problema».

Un tentativo l’aveva già fatto nel 2022 la Provincia autonoma di Bolzano, diventando la prima in Italia a dotarsi di una norma per limitare il numero dei posti letto in ogni comune. In totale erano stati autorizzati 34 milioni di pernottamenti annui, ovvero il numero raggiunto nel 2019, prima dell’esplosione della pandemia di Covid 19. Chiunque voglia aprire un’attività ricettiva deve prima chiedere il permesso al comune, che non potrà concedere l’autorizzazione se i posti letto assegnati saranno già stati esauriti. Il consuntivo del 2023 indica però che la soglia è già stata superata, raggiungendo i 36 milioni di pernottamenti.

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Crediti

Autori

Michele Bertelli
Federica Bonalumi
Alessandra Tranquillo

Editing

Edoardo Anziano

Fact-checking

Edoardo Anziano

Visuals

Lorenzo Bodrero

Ha collaborato

Lyse Mauvais

In partnership con

Puntomov

Con il supporto di

Foto di copertina

© Alessandra Tranquillo

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