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Indonesia, leader mondiale nell’esportazione di olio di palma
L’Indonesia è il maggior esportatore mondiale di olio di palma. Nel 2022 ha coperto quasi il 50% del fabbisogno globale. Circa il 10% delle esportazioni finiscono in Europa – dove il principale Paese importatore è l’Italia.
La produzione intensiva dell’olio di palma e l’uso massiccio di Paraquat e altri erbicidi sono indissolubilmente legati.
In totale, nel 2020 l’Indonesia ha importato pesticidi per un valore totale di circa mezzo milione di dollari, un mercato in continua crescita. Nel 2019 l’Indonesia ha importato dal Regno Unito 2.300 tonnellate di Paraquat.
Nel cuore del Borneo
Nella provincia di Seruyan, nel Kalimantan centrale, sono centinaia i villaggi che, fino a una decina di anni fa erano circondati dalla foresta e ora si ritrovano invece circondati dalle monoculture di olio di palma.
Sembuluh, il lago inquinato
Il lago Sembuluh è il lago più grande del Kalimantan centrale. Gli abitanti hanno sempre fatto affidamento sul lago per la pesca e come fonte di acqua potabile.
Ma da quando le monoculture di olio di palma si sono espanse a dismisura l’acqua del lago è sempre più inquinata, da scarichi, pesticidi e fertilizzanti.
In una delle zone più piovose al mondo, sulle rive di un grande lago, oggi gli abitanti non hanno abbastanza acqua pulita.
Malesia
La Malesia, dopo l’Indonesia è il secondo esportatore mondiale di olio di palma.
Nel 2004 il Paese aveva vietato l’importazione e l’uso del Paraquat, ma dopo appena due anni il divieto era stato cancellato a causa delle forti pressioni da parte delle aziende produttrici e dell’industria dell’olio di palma, che hanno chiamato a difesa del pesticida le associazioni dei proprietari terrieri e sponsorizzato “studi” che ne dichiaravano la sicurezza.
Nel 2020, dopo quasi due decenni di dibattito, il Paraquat è stato definitivamente bandito.
Un lavoratore raccoglie i frutti della palma da olio, in una monocultura di un privato © Daniela Sala
I frutti vengono caricati su camion e trasportati verso la raffineria. L’intera industria si basa sul lavoro manuale sotto pagato © Daniela Sala
Un serbatoio per la raccolta dell’acqua da un pozzo. Questi serbatoi sono una costante nel villaggio di Bangkal: una volta era il lago a procurare gran parte dell’acqua potabile, ma con l’avvento dell’industria dell’olio di palma e dell’inquinamento che ne consegue i pozzi sono diventati imprescindibili © Daniela Sala
Un lavoratore raccoglie i frutti della palma da olio, in una monocultura di un privato © Daniela Sala
I frutti vengono caricati su camion e trasportati verso la raffineria. L’intera industria si basa sul lavoro manuale sotto pagato © Daniela Sala
Un serbatoio per la raccolta dell’acqua da un pozzo. Questi serbatoi sono una costante nel villaggio di Bangkal: una volta era il lago a procurare gran parte dell’acqua potabile, ma con l’avvento dell’industria dell’olio di palma e dell’inquinamento che ne consegue i pozzi sono diventati imprescindibili © Daniela Sala
Una bambina, come da tradizione, si bagna la fronte con il sangue di un bufalo sacrificato da poco. La comunità di Bangkal si è riunita per festeggiare il Mapas Lewu © Daniela Sala
A Bangkal, un paesino sulle rive del lago Sembuluh, la comunità locale (principalmente indigeni Dayak) festeggia il Mapas Lewu, una festa rituale il cui obiettivo originario è la purificazione dalle cattive influenze sia umane che spirituali © Daniela Sala
Una bambina, come da tradizione, si bagna la fronte con il sangue di un bufalo sacrificato da poco. La comunità di Bangkal si è riunita per festeggiare il Mapas Lewu © Daniela Sala
A Bangkal, un paesino sulle rive del lago Sembuluh, la comunità locale (principalmente indigeni Dayak) festeggia il Mapas Lewu, una festa rituale il cui obiettivo originario è la purificazione dalle cattive influenze sia umane che spirituali © Daniela Sala
Alcune bottiglie e taniche di pesticidi, tra cui il Gramoxone, sono ammucchiate nel terreno dove James Watt, agricoltore e attivista, coltiva alcune palme da olio © Daniela Sala
Alcune bottiglie e taniche di pesticidi, tra cui il Gramoxone, sono ammucchiate nel terreno dove James Watt, agricoltore e attivista, coltiva alcune palme da olio © Daniela Sala
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