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Wealth Bank, dall’isola africana di Mwali un’altra banca che ha operato in Italia senza autorizzazione

All’oscuro delle banche centrali in Italia e nelle isole Comore, dove è registrata, Wealth Bank ha offerto servizi bancari e finanziari nel nostro Paese e in Romania. IrpiMedia ha scoperto diversi casi in cui i clienti denunciano di aver perso i propri soldi

26.05.25

Edoardo Anziano
Cecilia Anesi
Raffaele Angius

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Al secondo piano di un palazzo storico in pieno centro a Firenze, dietro piazza della Repubblica, l’ufficio ha luci soffuse e quadri di macchine d’epoca alle pareti. Un signore di mezza età, vestito elegante, parla con voce calma ma ferma. Ha di fronte a sé uno scatolone che trabocca di carte. Ogni tanto si interrompe ed estrae un blocco di fogli.

Alfredo Mancini (il nome è di fantasia, per proteggere la sua identità) non è certo uno sprovveduto. Laureato in economia, da decenni si occupa di consulenza nel campo del marketing per importanti multinazionali e pubbliche amministrazioni. Eppure racconta di aver perso quasi 800mila euro, scomparsi sui conti di una banca pirata, che offriva servizi non autorizzati in Italia. 

Tra il 2018 e il 2023, infatti, nel nostro Paese hanno operato varie banche mai abilitate da Banca d’Italia a esercitare. Alcune, come quella a cui si era affidato Mancini, vantavano persino licenze bancarie false di un piccolo arcipelago africano.

L’inchiesta in breve

  • Tra il 2018 e il 2023 in Italia hanno operato varie banche pirata, che non sono mai state abilitate da Banca d’Italia a operare nel nostro Paese. Alcune vantavano licenze bancarie di un piccolo arcipelago africano, l’isola di Mwali, che sono state dichiarate illegali e fraudolente
  • In Italia le banche pirata sono riuscite a offrire i propri servizi a piccoli investitori che hanno sottoscritto investimenti e imprenditori che cercavano un luogo sicuro dove parcheggiare i propri capitali
  • Fra queste c’è la Wealth Bank di Massimiliano Arena, un finanziere italiano. Arena è attualmente indagato a Messina per aver raccolto abusivamente gli investimenti di persone anziane e senza competenze finanziarie
  • IrpiMedia ha scoperto che altri clienti hanno depositato soldi in Wealth Bank senza poi riuscire a rientrarne in possesso. Fra questi, un imprenditore ha denunciato alla procura di Firenze di aver perso oltre 750mila euro che aveva affidato alla banca di Arena
  • Il nome di Arena compare anche in una denuncia presentata in Romania. Lo schema è lo stesso: un imprenditore ha denunciato di aver depositato un milione di euro in Wealth Bank, senza aver mai ricevuto indietro i soldi
  • L’intermediario dell’operazione in Romania sarebbe stato Calin Georgescu, il candidato di estrema destra escluso dalle elezioni presidenziali di maggio per presunte influenze russe nella sua campagna elettorale

Nonostante questo, le “banche” sono riuscite a offrire i propri servizi a una variegata clientela: da piccoli investitori che hanno sottoscritto investimenti a imprenditori che volevano parcheggiare i propri capitali all’estero oppure ottenere finanziamenti. Come Mancini, anche altri investitori di cui IrpiMedia ha raccolto le testimonianze hanno denunciato di aver subito la stessa sorte: i soldi sarebbero rimasti bloccati nei sistemi delle finte banche. 

Una delle banche pirata più attive in Italia è stata Bandenia, che – come già raccontato dalla nostra testata – aveva anche aperto una sede fisica a Bari. Salvo poi sparire nel nulla, con centinaia di migliaia di euro di piccoli investitori. La banca dichiarava di avere una licenza dell’isola di Mwali – parte dell’Unione delle Isole Comore, arcipelago di 700mila abitanti fra il Madagascar e il continente africano – ma la licenza era falsa, dichiarata illegale e fraudolenta dalla banca centrale delle stesse Comore. 

Ad avere una licenza simile, sempre emessa dall’isola di Mwali, è Wealth Bank: un’altra delle banche che non ha mai avuto il nulla osta di Banca d’Italia. Wealth Bank è esplicitamente nominata in un comunicato dalla banca centrale delle Comore come entità che offre illegalmente servizi bancari offshore. Ed è proprio a Wealth Bank che si era rivolto Alfredo Mancini. 

La banca è riconducibile a un gruppo di aziende con a capo Massimiliano Arena, un finanziere italiano. Le società del gruppo – come Jabardo, Eibt e, appunto, Wealth Bank – sono sparse in vari Paesi, fra cui Repubblica Ceca, Romania, Regno Unito.

Contattato da IrpiMedia, Arena ha affermato che l’autorità finanziaria dell’isola di Mwali «ha legalità per emettere licenze bancarie offshore e non solo, se vi sono delle dispute interne e locali» con la banca centrale delle Comore «questo non è un problema che riguarda la Wealth». A sostegno delle sue argomentazioni ha inviato il parere di una anonima «società internazionale di consulenza», scritto in un inglese stentato. L’autorità finanziaria dell’isola di Mwali, invece, non ha risposto alle domande di IrpiMedia.

L’impatto

Leggi l’impatto che ha avuto questa inchiesta

La procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, aveva già messo nel mirino le società di Arena nel 2021. Il finanziere è infatti accusato – insieme ad altri – di «associazione per delinquere transnazionale» finalizzata all’«abusivismo finanziario». In sostanza, le aziende del gruppo avrebbero raccolto investimenti di alcuni clienti italiani su «banche estere» senza averne l’autorizzazione. I clienti erano spesso persone anziane, senza competenze finanziarie, a cui venivano promessi facili guadagni. 

Arena ha preferito non commentare nel merito del procedimento, che si trova in fase di udienza preliminare di fronte al tribunale di Messina, «per rispetto nei confronti dei pubblici ministeri e del giudice che procede». 

Il caso di Alfredo Mancini non fa parte dell’indagine della procura siciliana, ma consente di raccontare i meccanismi con cui hanno agito queste banche.  

Lingotti e rottamazione

Fra il 2018 e il 2019, Mancini aveva acquistato da una società di Arezzo l’equivalente di quasi 425mila euro in lingotti d’oro e li aveva depositati in una cassetta di sicurezza in Svizzera. I soldi, ci tiene a sottolineare Mancini, sono puliti, guadagnati con il proprio lavoro di manager. Chiede di rimanere anonimo per via delle consulenze che svolge nel settore pubblico.

Dopo un anno aveva deciso di liquidare la cassetta di sicurezza, così aveva venduto l’oro e si era fatto pagare sul conto di un trust aperto tramite Massimiliano Arena. «Avevo dei capitali all’estero, che dovevo parcheggiare da qualche parte in attesa di rimettermi in linea con il fisco usando la rottamazione», racconta oggi Mancini. Si riferisce alla possibilità, introdotta con la legge di bilancio 2023, di pagare all’Agenzia delle entrate tasse non pagate senza incorrere in sanzioni. In attesa di saldare i propri debiti con lo Stato, il manager aveva deciso di affidarsi ad Arena per schermare i soldi nel trust.

Cos’è un trust

Il trust è un istituto presente nel diritto anglosassone che consente di affidare a un fiduciario (trustee) la gestione di determinati beni, per perseguire un certo scopo o in favore di uno o più beneficiari. Strutture come i trust queste possono essere usate per rendere difficile l’identificazione dei titolari effettivi di società o beni.

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Dal 2020 al 2023 Mancini ha effettuato altri 18 bonifici – sempre con soldi frutto delle proprie consulenze, assicura – per un totale di oltre 760mila euro. La maggior parte era indirizzata a società di Arena nel Regno Unito, fra cui le solite Jabardo, Eibt e Wealth Bank. Quando però aveva provato a effettuare alcuni bonifici in uscita dal nuovo conto, sostiene, questi sarebbero rimasti pending – in attesa – senza mai andare a buon fine. Non riuscendo a rientrare in possesso dei propri capitali, nel luglio del 2024 Mancini ha presentato una denuncia alla procura della Repubblica di Firenze. 

Trust in me

Alfredo Mancini racconta che ad avergli suggerito di depositare i propri fondi in un trust è stato un consulente per l’apertura di società e conti all’estero con uffici fra Livorno e il Delaware. L’intermediario aveva garantito la «piena affidabilità» di Arena, con cui aveva già lavorato spesso. Aveva anche spiegato a Mancini il funzionamento del trust, «una forma di deposito che aveva al suo interno numerosi conti correnti presso numerose banche corrispondenti», il tutto collegato a un «sottoconto». 

A giugno 2019 Mancini e Arena avevano firmato l’accordo per la costituzione del trust. Il conto era stato aperto presso Wealth Bank, l’istituto finanziario indicato dalla banca centrale delle Isole Comore fra le «strutture fittizie» che hanno fornito «illegalmente prodotti e servizi».

Il conto di Alfredo Mancini aperto con Wealth Bank
Il conto di Alfredo Mancini aperto con Wealth Bank

Alle numerose richieste di sblocco dei fondi da parte di Mancini, Wealth Bank aveva risposto chiedendo ogni volta l’integrazione di supposta documentazione mancante. Nel frattempo il consulente aveva comunicato a Mancini di aver smesso di collaborare con Wealth Bank, pur garantendogli che i dirigenti fossero «persone di indubbia onestà e competenza». Neppure una sua diretta intercessione, però, aveva sortito effetto.

L’intermediario non ha risposto alla richiesta di chiarimenti di IrpiMedia. Gli oltre 750mila euro depositati nel trust sono rimasti inaccessibili al suo proprietario.

Un conto svizzero che porta in Romania

Nella lista dei bonifici di Mancini, ci sono diverse stranezze. All’imprenditore è stata data istruzione di inviare i soldi a una miriade di entità diverse, fra cui alcune che non appaiono collegate ad Arena e Wealth Bank. A riceverli è stata anche una banca digitale che all’epoca aveva una filiale in Italia. La banca ha confermato a IrpiMedia che Massimiliano Arena è stato suo cliente, senza che emergesse «alcuna attività sospetta». Nel 2023, nonostante i suoi conti fossero inattivi, la banca ha comunque deciso di chiuderli dopo essere «venuta a conoscenza di notizie di stampa negative riguardanti il signor Arena». 

Parte dei soldi di Mancini sono arrivati anche in Svizzera, più precisamente nel conto numero 31814 di una banca del canton Zurigo. Quando l’abbiamo contattata, la banca ha invocato il segreto bancario svizzero, che impedisce di divulgare informazioni sui propri clienti. Fuori dal fortino elvetico, IrpiMedia ha scoperto che il conto numero 31814 porta fino in Romania, in una vicenda che arriva a toccare l’ex candidato presidenziale Calin Georgescu.

Lo stesso numero di conto corrente si ritrova infatti in una denuncia, ottenuta in esclusiva in Italia da IrpiMedia, presentata da un imprenditore romeno alla procura di Bucarest che indaga sulla criminalità organizzata. L’uomo d’affari, originario della città di Buzau, avrebbe depositato 1,1 milioni di euro come garanzia per una linea di credito di sei milioni che avrebbe dovuto essere erogata dalla Wealth Bank di Arena. Il prestito però non sarebbe mai arrivato e i soldi già versati, come nel caso di Alfredo Mancini, mai restituiti. Secondo la denuncia, il milione di euro sarebbe stato inviato dall’imprenditore allo stesso conto svizzero 31814 a cui aveva bonificato i propri soldi anche Mancini.

Stando sempre alla denuncia, il ruolo di intermediario nell’operazione sarebbe stato svolto dall’ex candidato presidenziale romeno Calin Georgescu. Nel 2024 il politico di estrema destra aveva vinto il primo turno delle elezioni, ma il voto era stato annullato dalla Corte costituzionale romena dopo che l’intelligence aveva rivelato presunte influenze russe nella campagna social a favore di Georgescu. Georgescu – a cui è stato proibito di partecipare alle elezioni di maggio – non ha risposto alle domande di IrpiMedia. 

La procura romena ha confermato a IrpiMedia che sta indagando per «costituzione di gruppo criminale organizzato e frode». «Apprendo da voi la presentazione di una denuncia in Romania che mi riguarderebbe – ha dichiarato Arena a IrpiMedia –. Mi riservo di commentare solo dopo la ricezione di comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria competente».

Come ha operato Wealth Bank

Il flusso dei soldi versati a Wealth Bank da Alfredo Mancini e dall’imprenditore romeno

A Messina, nel corso del procedimento per intermediazione finanziaria abusiva, il tribunale siciliano ha disposto un sequestro nei confronti di Massimiliano Arena pari a quasi un milione di euro. Tuttavia, secondo informazioni raccolte da IrpiMedia, i sequestri per adesso sarebbero andati a vuoto. 

Seguendo la traccia dei soldi del gruppo in giro per l’Europa si trova ben poco: le aziende ceche non esistono più o hanno perdite per poche decine di migliaia di corone. Lo stesso vale per quelle del Regno Unito: dichiarano capitali irrisori, zero dipendenti oppure perdite per qualche migliaio di sterline. 

IrpiMedia ha appreso che Arena avrebbe chiesto al tribunale di Messina di patteggiare una pena a due anni, offrendo un risarcimento dei danni di 250.000 euro. Il giudice dovrebbe pronunciarsi a giugno. Su questo punto il finanziere non ha risposto alle nostre domande.

L’impatto dell’inchiesta

Il 14 luglio 2025, a seguito di un’inchiesta della procura di Bari sulla finta banca Bandenia, Massimiliano Arena è stato indagato per associazione a delinquere finalizzata ad abusivismo finanziario, truffa e autoriciclaggio. La Guardia di finanza ha eseguito sequestri nei confronti dei sette indagati per un totale di sei milioni di euro. 

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la fraudolenta licenza bancaria utilizzata da Wealth Bank è stata sospesa dalla sedicente autorità finanziaria dell’isola di Mwali – parte dell’arcipelago africano delle Comore – che l’aveva rilasciata nel 2020.

Il 29 ottobre 2025 il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, ha disposto un sequestro preventivo, per un totale di oltre tre milioni di euro, nei confronti di Massimiliano Arena. Arena è stato indagato dalla guardia di finanza di Barcellona Pozza di Gotto, coordinata dalla procura locale, con l’accusa di aver auto-riciclato i proventi di una truffa finanziaria nei confronti di 39 risparmiatori del Messinese, che avrebbero sottoscritto contratti di investimento con società riconducibili al finanziere. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro di 12 conti correnti riconducibili ad Arena, aperti tra Italia, Regno Unito, Portogallo, Repubblica Ceca, Austria e Ungheria, oltre a beni mobili e immobili. 

Crediti

Autori

Edoardo Anziano
Cecilia Anesi
Raffaele Angius

Editing

Giulio Rubino

Fact-checking

Lorenzo Bodrero

Visuals

Edoardo Anziano
Lorenzo Bodrero

Foto di copertina

Una vista di Moroni, citta nell’Isola di Mwali © Olympia De Maismont/Getty

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