#29Leaks

«Alle organizzazioni criminali non serve andare nei paradisi fiscali, basta l’Europa»
Michele Riccardi, senior researcher di Transcrime: «Società come Formations House non richiedono professionisti con expertise specifiche come accade per chi va nelle Isole Vergini Britanniche o alle Bermuda»
07 Dicembre 2019

Lorenzo Bagnoli
Matteo Civillini
Gianluca Paolucci

«Alle organizzazioni criminali non serve andare offshore oltreoceano. Basta spostarsi in Europa per nascondere il volto dei beneficiari ultimi di una società e rendersi difficilmente rintracciabili. È sufficiente sfruttare i controlli inadeguati di società come Formations House e le difficoltà investigative che impediscono collaborazioni tra polizie europee per continuare a fare affari indisturbati».

L’osservazione è di Michele Riccardi, senior researcher di Transcrime, centro studi dell’Università Cattolica che si occupa di criminalità organizzata e del suo impatto economico. «Sicuramente le mafie stanno sperimentando l’estero perché ormai in Italia si sequestra e confisca tutto e facilmente, mentre all’estero è molto più difficile», afferma. Eppure, a guardare l’analisi massiva svolta da Transcrime in questi anni su aziende sequestrate, interdittive antimafia e indagini delle nostre forze dell’ordine il quadro che emerge sembra diverso, a un primo sguardo: «L’estero non emerge in maniera preponderante, tutt’altro».

Delle spiegazioni però ci sono: i tempi troppo lunghi per portare a termine un sequestro, i vincoli giuridici che rendono più complessa congelare beni e aziende all’estero, la collaborazione tra polizie ancora poco sviluppata, persino entro i confini dell’Unione europea. Elementi che rendono quasi impossibile quantificare l’evoluzione all’estero delle società “legali” riconducibili a interessi mafiosi. Per questi motivi il leak di una società di servizi di Londra, il cuore finanziario dell’Europa, assume una grande rilevanza, soprattutto dal punto di vista dell’Italia: la Gran Bretagna è nella top 5 dei Paesi esteri coinvolti negli ultimi 20 anni in operazioni di riciclaggio dove compaiono organizzazioni criminali italiane (dopo Svizzera, Spagna, San Marino, Romania e Germania).

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«Attenzione però: il mito della colonizzazione delle mafie della City di Londra non ha riscontro, come pare infondata la credenza dei figli dei mafiosi diplomati nelle scuole di alta finanza inglese», avverte Riccardi. Il Regno Unito attrae soprattutto i grandi oligarchi, persone esposte sul piano politico, che da qui possono facilmente accedere alle isole della Manica come scrigno per nascondere il proprio patrimonio. «Chi muove contante, però, preferisce stare in area Schengen – prosegue il ricercatore – perché è più basso il rischio di essere fermati». Servizi come quelli forniti da aziende simili a Formations House, società che aprono società per conto terzi semplicemente via internet, a costi bassi e con poca burocrazia rendono l’Europa ancora più conveniente: «Non richiedono il coinvolgimento di professionisti con expertise specifiche come accade per chi va nelle Isole Vergini Britanniche o alle Bermuda. Questo diminuisce il rischio di leak e di finire coinvolti in una frode». È andata male a chi ha scelto proprio l’azienda al 29 di Harley Street.

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Autori

Lorenzo Bagnoli
Matteo Civillini
Gianluca Paolucci

In partnership con

La Stampa

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Gianluca Paolucci

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La Stampa
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