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Il Garante ha “spento” il riconoscimento facciale dello Stadio Olimpico. Ma una legge potrebbe riattivarlo

Per quattro anni è stato usato senza un'adeguata base legale: documenti inediti rivelano che, nel 2025, il Garante per la privacy ha intimato al Viminale di sospenderne l’uso

09.09.26

Rosita Rijtano

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Il sistema di riconoscimento facciale attivo allo stadio Olimpico di Roma dal 2021 veniva usato senza rispettare le norme sulla privacy. Per questo motivo, a maggio del 2025, il Garante per la protezione dei dati personali ha ottenuto lo stop della tecnologia gestita dal ministero dell’Interno. Ma oggi un nuovo decreto legislativo potrebbe farla tornare in funzione.

È quanto scoperto da IrpiMedia grazie a richieste di accesso agli atti e documenti esclusivi che permettono di ricostruire la storia del sistema usato nello stadio della capitale. Una tecnologia in grado di tracciare una mappa digitale del volto di milioni di spettatori. E che, senza una legge a regolarne l’utilizzo, non avrebbe dovuto essere messa in funzione.

Eppure è successo per quattro anni, tra il 2021 e il 2025. Ogni volta che il sistema è stato attivato, le telecamere installate agli ingressi dello stadio hanno scattato sette fotografie a chiunque entrasse, rivela IrpiMedia. Un archivio potenzialmente enorme, alimentato attraverso «un trattamento illecito dei dati», sostiene l’avvocato Francesco Paolo Micozzi, esperto di diritti digitali.

L’inchiesta in breve

  • Dal 2021 al 2025 allo stadio Olimpico di Roma è stato utilizzato un sistema di riconoscimento facciale che fotografava sette volte ogni spettatore all’ingresso. Nel maggio 2025 il Garante privacy ne ha chiesto lo stop per l’assenza di un’adeguata base giuridica
  • I documenti ottenuti da IrpiMedia mostrano che le immagini venivano conservate per sette giorni insieme ai dati del biglietto. In caso di reato, il software poteva confrontare il volto di una persona da identificare con quelli di tutti gli spettatori presenti
  • L’Olimpico era già stato un laboratorio per queste tecnologie: nel 2014 Sind avrebbe testato un sistema su 22mila tifosi per individuare cinque persone attenzionate. Il Garante dichiara però di non essersi mai occupato del riconoscimento facciale sviluppato dall’azienda
  • Nel marzo 2025 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi assicurava al Senato che il sistema rispettasse le norme sulla privacy. Poco più di due mesi dopo, il Garante ne contestava l’utilizzo e il Viminale disponeva la sospensione
  • Un decreto legislativo approvato dal governo il 4 agosto 2026 potrebbe ora fornire la base giuridica finora mancante. Il testo definitivo non è ancora in Gazzetta Ufficiale: non è quindi chiaro se, e con quali garanzie, il sistema di riconoscimento facciale potrà tornare in funzione

Era stata proprio IrpiMedia, nel 2023, a scoprire e denunciare l’esistenza di questa attività di controllo. Dopo due anni, il Garante ha messo nero su bianco che le telecamere “intelligenti” nella casa di AS Roma e SS Lazio sono state utilizzate «nella perdurante assenza di un’adeguata base giuridica», si legge in un’email classificata come «urgentissima» e finora inedita, che l’autorità ha inviato al Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno il 28 maggio 2025.

Da qui, la richiesta di sospendere qualsiasi uso della tecnologia, «prima di dover, eventualmente, prendere i provvedimenti necessari», intimava il Garante. Una richiesta che il Viminale ha accolto il giorno dopo.

A poco più di un anno di distanza, lo scorso 4 agosto, il governo di Giorgia Meloni ha approvato in via definitiva un decreto legislativo che regola l’uso del riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine nei luoghi pubblici e che potrebbe ampliare l’uso di tecnologie come quella già sperimentata all’Olimpico.

Il condizionale è d’obbligo dato che il decreto non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ma qualunque testo abbia adottato il governo, non può cancellare il passato.

Dal test del 2014 al primo sì del Garante

«L’ordinamento europeo non ammette una compressione generalizzata dei diritti fondamentali per soddisfare l’esigenza di individuare una singola persona sospettata di un reato grave», commenta Micozzi.

«Quanto accaduto all’Olimpico è importante per tutti proprio per questo: la stessa logica di controllare indiscriminatamente chiunque partecipi a un evento, che non ha di per sé alcuna correlazione con attività criminose, rischia di essere applicata anche a manifestazioni LGBTQIA+, incontri religiosi o riunioni sindacali. In questi casi identificare i partecipanti può rivelarne l’orientamento sessuale, la fede religiosa o l’appartenenza a un sindacato. Sapere di poter essere sorvegliati potrebbe quindi spingere molte persone a non partecipare a un’iniziativa per timore di subire discriminazioni o persecuzioni», avverte l’esperto.

Ufficialmente, il primo progetto di installare un sistema di riconoscimento facciale all’Olimpico è stato reso noto nel 2016, quando la questura di Roma ha annunciato un’iniziativa per potenziare la videosorveglianza della struttura e rendere più facile identificare chi commette reati. Con il via libera dello stesso Garante.

Il funzionamento autorizzato era preciso: se, per esempio, durante una partita si verificavano degli scontri, la polizia avrebbe potuto confrontare le immagini riprese dentro lo stadio con quelle degli spettatori scattate ai tornelli e associate in automatico al nome indicato sul biglietto. Un sistema che il Viminale, allora guidato da Angelino Alfano, dichiara di aver inaugurato il 20 agosto 2016, durante Roma-Udinese, la prima partita del campionato di Serie A.

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Ma non è nemmeno questa la prima sperimentazione del “laboratorio Olimpico per la sorveglianza”: un video ottenuto in esclusiva da IrpiMedia riprende una presentazione riservata a forze dell’ordine e autorità governative tenuta il 3 giugno 2026 all’ISS World Europe di Praga, una fiera a porte chiuse nata per mettere in contatto aziende di sorveglianza e potenziali acquirenti.

Protagonista è un manager di Sio, società che fornisce sistemi di intercettazione alle procure italiane. Alle sue spalle, una foto degli spalti dell’Olimpico, dove si vedono i volti dei tifosi della Roma, riconoscibili dalle maglie.

«Queste sono 22mila persone e noi le abbiamo identificate tutte per individuare cinque target», dice il manager, aggiungendo che la tecnologia è stata «adottata in collaborazione con le forze dell’ordine» e sviluppata da Sind, un’azienda partner che dal 2022 fa parte dello stesso gruppo societario di Sio, Zenita Group.

Interpellata da IrpiMedia, è Zenita a collocare l’episodio nel tempo. «Un test del 2014», spiega un portavoce della società, precisando che «l’affermazione secondo cui sarebbero state identificate 22mila persone è un’imprecisione comunicativa».

Nessuna «identificazione generalizzata – assicura il portavoce –: la tecnologia opera esclusivamente per il confronto con soggetti segnalati dalle autorità competenti». In pratica, analizza e confronta ciascun volto con un database acquisito in precedenza, fino a quando non c’è una corrispondenza con i soggetti ricercati.

L’azienda non chiarisce perché usi un esempio del 2014 in una presentazione del 2026, ma sottolinea che oggi è «guidata da un management completamente rinnovato e utilizza una tecnologia differente rispetto a quella impiegata nel test citato».

Nel 2014, infatti, Sind era controllata da Enrico Fincati e Nicola Franzoso, due imprenditori che hanno lasciato il consiglio di amministrazione dell’azienda appena pochi mesi fa, ad aprile, pur conservando una quota dell’11,25 per cento della società.

Entrambi sono diventati noti alle cronache giudiziarie proprio in quel periodo, quando la procura di Roma ha emesso nei loro confronti un decreto di perquisizione: sono indagati per aver venduto alla Presidenza del Consiglio un software a un prezzo maggiorato. Un contratto che, secondo l’accusa, avrebbero ottenuto grazie ai loro rapporti con Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, l’organismo che coordina i servizi segreti italiani. 

All’epoca del test all’Olimpico, Sind descriveva sul proprio sito la soluzione proposta per gli stadi come un software capace di estrarre i volti da immagini ad alta risoluzione, per poi permettere la ricerca in un database di riferimento.

Prima di sperimentare una tecnologia del genere in un luogo pubblico, però, avrebbe dovuto essere richiesta una verifica preliminare al Garante per la protezione dei dati personali. Lo prevedevano il Codice della privacy e un provvedimento del 2010 che già metteva in guardia su questi sistemi, definendoli «particolarmente invasivi sulla sfera di autodeterminazione dell’interessato e di conseguenza sul suo comportamento».

Ma il Garante dichiara a IrpiMedia che non si è «mai occupato del riconoscimento facciale di Sind». Contattati via email tramite la loro attuale società, Franzoso e Fincati non hanno invece risposto alle richieste di commento.

Cosa (non) sappiamo del software installato all’Olimpico

Sette anni dopo quel test, nel 2021, all’Olimpico viene installato il sistema di riconoscimento facciale svelato da IrpiMedia nel 2023 e poi finito nel mirino del Garante. A comprarlo con affidamento diretto è Sport e Salute, la società controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce sia lo stadio sia il Foro Italico. Lo sviluppo è affidato a Reco 3.26, un’azienda nata nel 2018 in provincia di Lecce.

Reco 3.26 e il riconoscimento facciale delle forze dell’ordine

Reco 3.26 è un nome noto alle forze dell’ordine, perché sviluppa anche Sari Enterprise, l’unico sistema di riconoscimento facciale di cui sia finora noto l’impiego da parte della polizia italiana. Una sorta di motore di ricerca per volti: si parte dalla foto di una persona e la si cerca nell’Afis, l’archivio del Viminale che contiene foto e impronte digitali dei soggetti già identificati dalle forze dell’ordine.

Ma per l’Olimpico la richiesta descritta negli atti è diversa. Una determina del 2021 parla di un sistema «chiavi in mano, denominato Real time face identification system», capace «di analizzare i flussi video delle telecamere per riconoscere automaticamente i volti presenti, confrontandoli con una banca dati di soggetti fotosegnalati».

Una descrizione che ricorda Sari Real Time, un’altra tecnologia che è stata sviluppata dalla stessa azienda e sarebbe in grado di analizzare i volti in tempo reale, quando passano davanti a una telecamera collegata all’infrastruttura. Un trattamento considerato sproporzionato dal Garante, che lo boccia nel 2021.

Di questo sistema non conosciamo i dettagli tecnici né il numero di volte in cui è stato effettivamente usato per identificare qualcuno. Il Viminale si è opposto alla condivisione di queste informazioni, sostenendo che potrebbero provocare un «pregiudizio concreto per l’ordine e la sicurezza pubblici». Ma i verbali delle ispezioni fatte dal Garante e ottenuti da IrpiMedia permettono almeno di capire come erano trattati i dati degli spettatori dell’Olimpico. 

Le sette foto, scattate a chi entrava allo stadio quando la tecnologia era attiva, venivano conservate per sette giorni insieme ai dati del biglietto: nome e cognome, data e luogo di nascita, posto, fila e settore. In caso di reato, un operatore poteva caricare nel sistema l’immagine della persona da identificare, lasciando al software il compito di confrontarla con quelle di tutti gli spettatori e di proporre i volti più somiglianti.

I verbali lasciano però aperti due punti decisivi. Il primo riguarda una contraddizione: un documento pubblico del 2021 descrive il prodotto installato all’Olimpico come un sistema «real time», cioè in grado di analizzare i volti in tempo reale. Mentre durante l’ispezione del Garante, un rappresentante di Sport e Salute ha sostenuto che la versione in uso non funzionasse realmente in tempo reale.

La società si è riservata di trasmettere all’autorità i documenti aggiornati, ma questi atti non sono stati condivisi con IrpiMedia.

Il secondo omissis, ancora più importante, è il momento in cui venivano creati i dati biometrici, cioè quelle impronte matematiche ricavate dai tratti del volto che permettono di riconoscere una persona in modo univoco: se già all’ingresso, oppure solo dopo un possibile reato, partendo dalle fotografie conservate.

Si tratta di una differenza fondamentale: nel primo caso, il sistema avrebbe creato una banca dati biometrica temporanea di tutti gli spettatori. Anche di quelli che non avevano nulla a che fare con alcun episodio violento. Una «sorveglianza indiscriminata, di massa» l’aveva già definita il Garante in altre occasioni, contestandola.

Secondo una fonte qualificata, che ha accettato di parlare con IrpiMedia sotto garanzia di anonimato, sta proprio qui la differenza tra il sistema installato nel 2021 e il funzionamento approvato dal Garante nel 2016. Quest’ultimo non prevedeva la raccolta preventiva del dato biometrico di tutti all’ingresso, mentre il sistema in funzione dal 2021 avrebbe potuto consentire anche questa modalità.

Prima gli appalti e le rassicurazioni del Viminale, poi lo stop

Nel 2016 l’Autorità aveva dato il proprio parere in base alle leggi dell’epoca. Leggi che nel frattempo sono cambiate.

Eppure la prima ispezione del Garante sul prodotto sviluppato per l’Olimpico da Reco 3.26 risale solo all’8 agosto 2024. Tre anni dopo che la tecnologia era stata installata e potenziata, con una spesa complessiva di circa 149 mila euro.

Le regole per l’uso dei dati biometrici

Dal 2018 non basta più ottenere una verifica preliminare del Garante. Per usare i dati biometrici, le forze dell’ordine devono poter dimostrare che il trattamento è strettamente necessario e, soprattutto, devono avere una base giuridica che glielo permetta: il diritto dell’Unione europea, una legge o, nei casi previsti dalla legge, un regolamento.

Altri limiti sono arrivati con l’Ai Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale approvato nel 2024. Le regole cambiano a seconda del tipo di riconoscimento facciale che le forze dell’ordine vogliono usare nei luoghi pubblici. Quello in tempo reale, cioè quando la collezione dei dati, il confronto con una banca dati e l’identificazione avvengono quasi in contemporanea, è vietato.

Sono consentite solo poche eccezioni che ogni Paese, se vuole introdurre, deve prima regolare con una propria legge. Quello a posteriori può essere usato solo per scopi mirati, e mai senza un legame con un reato, una minaccia concreta di reato o la ricerca di una persona scomparsa.

Una seconda verifica, del 27 gennaio 2025, ha confermato che il sistema continuava a essere attivato: aveva immagazzinato le immagini dei volti di tutti gli spettatori di Lazio-Real Sociedad del 23 gennaio e Lazio-Fiorentina del 26 gennaio. 

La cronologia dei mesi successivi è significativa. Il 20 marzo 2025 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo a un’interrogazione del senatore Filippo Sensi, rassicura che la tecnologia usata all’Olimpico rispetta le norme sulla privacy.

Il 14 aprile Reco 3.26 si aggiudica 72 mila euro per la manutenzione del «Sistema di Safety & Security installato presso lo Stadio Olimpico Roma» fino alla fine dell’anno. Nei documenti pubblici non c’è alcun esplicito riferimento al riconoscimento facciale. Tuttavia, in base agli atti disponibili, è l’unico servizio che l’azienda ha fornito allo stadio.

Appena 70 giorni dopo le rassicurazioni fornite da Piantedosi in Senato e 45 giorni dopo l’ultimo appalto ottenuto da Reco 3.26, il ministero dell’Interno ha dovuto sospendere l’uso del software. Contattati più volte da IrpiMedia, il Viminale, Sport e Salute e Reco 3.26 non hanno rilasciato dichiarazioni in merito. Mentre il Garante ha detto di avere avviato un’istruttoria per verificare eventuali violazioni e valutare possibili sanzioni, ma non si è ancora conclusa.

«Chi doveva decidere ha ignorato gli aspetti relativi alla protezione dei dati personali o li ha valutati in modo sbagliato. Questo caso mostra come il diritto alla privacy sia spesso considerato un fanalino di coda rispetto ai potenziali benefici derivanti dall’utilizzo di uno strumento: un ostacolo all’innovazione, anziché una tutela dei diritti fondamentali», commenta Micozzi.

A preoccupare l’esperto è anche l’impossibilità di verificare che fine abbiano fatto i dati raccolti: «Chi ci assicura che siano stati effettivamente cancellati?», osserva Micozzi.

L’email con cui il Garante per la privacy ha chiesto al Viminale di sospendere l’uso del riconoscimento facciale

La risposta del ministero dell’Interno al Garante per la privacy

I rischi sono molti: da un lato, il sistema potrebbe essere violato, anche da dipendenti infedeli. Dall’altro «i dati trattati in modo illecito potrebbero essere già stati condivisi con altre autorità europee, rendendo difficile ricostruirne la circolazione e ottenerne la cancellazione», conclude l’esperto.

Un decreto scritto per l’Olimpico?

Per la Rete Diritti Umani Digitali – coalizione che riunisce The Good Lobby, Privacy Network, StraLi, Amnesty International Italia, Hermes Center, Period Think Tank, Antigone, Sloweb, Italiani Senza Cittadinanza e Comunicazione pubblica – quanto accaduto all’Olimpico e scoperto da IrpiMedia è una conferma: «Per anni gli stadi sono stati utilizzati come laboratorio della sorveglianza biometrica su larga scala e adesso questa tecnologia verrà portata al di fuori, nelle piazze, nei luoghi della democrazia».

Anche il test condotto su 22mila tifosi del 2014 viene letto dalla coalizione dentro questo quadro: «Non è solo un episodio che ci sembra grave in sé, che succede una tantum, e su cui va fatta chiarezza, ma una finestra su un futuro ormai vicinissimo», conclude l’organizzazione. 

Ora la base giuridica che mancava per usare il sistema di riconoscimento facciale installato all’Olimpico potrebbe arrivare dal decreto legislativo approvato in via definitiva dal governo il 4 agosto 2026. Secondo una fonte qualificata, che ha chiesto di rimanere anonima, il decreto dovrebbe servire proprio per colmare la lacuna contestata dal Garante e poi ammessa dallo stesso Viminale.

Ed è sul momento in cui vengono raccolti i dati biometrici che c’è stato un braccio di ferro tra le due istituzioni. Nella sua versione iniziale, il decreto permetteva di trasformare automaticamente in dati biometrici i volti di tutte le persone presenti in luoghi o eventi considerati sensibili, come partite, concerti e cortei. Questi dati sarebbero rimasti a disposizione delle forze dell’ordine per sette giorni.

«Non appare coerente» con l’Ai Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, ha subito contestato il Garante nel parere dello scorso 14 luglio.

Dopo le critiche, il governo ha cambiato il meccanismo con un escamotage. Secondo quanto ricostruito sia dall’Ansa sia da Cybersecurity Italia, la legge ammetterebbe l’impiego di sistemi che possono fotografare e conservare per sette giorni i volti di tutte le persone che entrano, senza trasformarli subito in dati biometrici.

Un passaggio che avverrebbe solo dopo un reato. In pratica, non sarebbe più preventiva la creazione della banca dati biometrica. Ma resterebbe preventiva la raccolta delle fotografie da cui quei dati possono essere ricavati.

Molto permissiva, nella prima versione del decreto, era anche la parte relativa alle autorità che avrebbero potuto autorizzare l’uso del riconoscimento facciale, lasciando molti margini di manovra. Anche su questo il governo ha dovuto trovare un compromesso.

Il comunicato stampa di Palazzo Chigi assicura che l’identificazione in tempo reale sarà ammessa solo «in casi eccezionali, per periodi limitati e previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria».

E aggiunge di aver precisato obblighi di cancellazione e limiti alla costruzione delle banche dati per il riconoscimento a posteriori. Ma non dice chi dovrà autorizzare ogni singolo utilizzo né come funzionerà la raccolta delle immagini. Il decreto non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non è entrato in vigore.

Non è quindi possibile sapere quali garanzie siano state davvero introdotte. Ma intanto, all’Olimpico, tutto aspetta solo di (ri)entrare in funzione.

Rosita Rijtano è Bertha Challenge Fellow 2026. Questa inchiesta è stata realizzata con il supporto della Bertha Challenge Fellowship.

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Crediti

Autori

Rosita Rijtano

Editing

Raffaele Angius

Visuals

Lorenzo Bodrero

In partnership con

Foto di copertina

Roma, Italia, 16 marzo 2025. Interno dello Stadio Olimpico prima della partita di Serie A tra la Roma e il Cagliari © Emmanuele Ciancaglini/Getty

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