Il 26 marzo 2013 l’agenzia di investigazione privata Kcs Group, con sede nel Regno Unito, riceve un incarico, nome in codice CX Leon. Deve appurare se un «un dirigente di livello molto alto» di Eni che lavora ad Abuja, in Nigeria, sta facendo investimenti non autorizzati o illeciti in una banca in Lussemburgo.
Il manager in questione è Roberto Casula, allora vice presidente esecutivo di Eni per l’Africa e il Medio Oriente. Resterà con vari incarichi nell’azienda fino al 2020. Il suo nome compare insieme a quello di altri manager di Eni e Shell e di pubblici ufficiali nigeriani in un esposto depositato nel corso dei due mesi precedenti dalle ong ReCommon, The Corner House, Global Witness e da un cittadino nigeriano all’Autorità di vigilanza del mercato degli Stati Uniti (Sec, l’acronimo in inglese), al ministero della Giustizia statunitense e alla polizia di Londra con la richiesta di far partire un’indagine.
Qualche tempo dopo, lo stesso esposto sarà inoltrato anche alla procura di Milano, da cui partirà un lungo processo per corruzione internazionale in Nigeria, chiusosi nel 2022 con l’assoluzione piena e definitiva di tutte le parti in causa (IrpiMedia aveva seguito il processo, noto come Opl 245, nella serie #TheNigerianCartel).
L’inchiesta in breve
- L’agenzia di investigazioni britannica Kcs Group, nel marzo 2013, ha ricevuto un incarico da Eni per ottenere informazioni sul manager Roberto Casula, sospettato di aver effettuato investimenti non autorizzati in Lussemburgo. Non troverà alcun elemento d’interesse
- Un gruppo di ong, tra cui l’italiana ReCommon, aveva da poco inserito il nome di Casula e di altri manager di Eni e di Shell in un esposto depositato a diversi organi inquirenti per segnalare una sospetta tangente in Nigeria. La procura di Milano ha avviato un procedimento chiusosi con l’assoluzione piena e definitiva nel 2022 di tutte le parti in causa
- I telefoni del manager, che lascerà Eni a fine 2020, hanno ricevuto 108 richieste di localizzazione da Altamides, il sistema utilizzato per tracciare persone sviluppato dall’azienda First Wap, di cui si occupa l’inchiesta Surveillance Secrets. In Italia un sistema del genere può essere impiegato solo per indagini di polizia giudiziaria
- Kcs ha consegnato il report con le localizzazioni di Casula all’allora capo della security di Eni Umberto Saccone. Kcs Group ha emesso fattura a una società svizzera che si occupa di intelligence aziendale e di risk management i cui dirigenti hanno diretto delle società per le quali lavorerà anche Saccone una volta lasciata Eni, nel 2015
Per svolgere il lavoro, Kcs decide di appoggiarsi anche ad Altamides, il sistema per tracciare telefoni di proprietà di First Wap, la società di cui si occupa l’inchiesta Surveillance Secrets.
Nel suo archivio segreto, i giornalisti di IrpiMedia scoprono 108 richieste di localizzazione inviate con Altamides verso il numero personale e quello di lavoro di Casula tra il 4 e l’8 aprile 2013. Il manager è localizzato mentre viaggia tra l’Italia e la Libia, con tappe tra Milano e Roma.
Esperti sentiti da IrpiMedia spiegano che in Italia uno strumento come Altamides dovrebbe essere utilizzato solo da agenzie governative e polizie per operazioni di polizia giudiziaria. Il caso di Roberto Casula, come altri trovati dai giornalisti di Surveillance Secrets, indicano invece che è stato usato anche per soddisfare le richieste di clienti privati.
L’inchiesta Surveillance Secrets
Surveillance Secrets è un’inchiesta collaborativa coordinata da Lighthouse Reports. IrpiMedia è partner italiano dell’inchiesta. Le altre testate che hanno realizzato questo lavoro sono Paper Trail Media, The Center for Investigative Reporting, ZDF, Der Spiegel, Tamedia, Der Standard, Haaretz, Tempo, KRIK, Investigace.cz, Le Monde e NRK.
Partendo da un archivio di dati di First Wap ottenuto da Lighthouse Reports, i giornalisti di Surveillance Secrets hanno identificato telefoni sorvegliati attraverso il software Altamides, un sistema che si aggancia alla rete del telefono per tracciare la posizione di utenze telefoniche. Due giornalisti sotto copertura hanno incontrato a una fiera di settore i manager della società che hanno proposto loro delle scappatoie per aggirare eventuali sanzioni. L’inchiesta identifica telefoni sorvegliati in 168 Paesi.
Il cliente finale: Eni
L’agenzia di investigazione britannica ha un accordo per la rivendita di Altamides a governi e forze di polizia. Eppure, in questo caso, lo utilizzano per un cliente privato.
Dalle email di Kcs, si legge che per la prima fase del lavoro (attività di analisi di mercato), l’agenzia di investigazioni emette una fattura da quasi 10mila sterline. Non è il primo documento del genere e anche questo andrà inviato alla società svizzera S.W. Advisory SA, in liquidazione dal 2021. Tuttavia, si legge nell’email, «il cliente finale è la società petrolifera italiana», cioè Eni.
Il rapporto di Kcs con gli spostamenti di Casula – l’agenzia non scoprirà niente di sospetto – viene inviato per posta a Umberto Saccone, tra il 2006 e il 2015 Senior vice president e direttore della sicurezza di Eni. In precedenza, tra il 1981 e il 2006, Saccone ha lavorato per il Sismi, il Servizio informazioni e sicurezza militare, ovvero i servizi segreti di allora. Dopo l’esperienza in Eni, Saccone entra nel mondo dell’impresa, dove dirigerà – fino a oggi – società di consulenza nel settore dell’analisi del rischio e dell’intelligence aziendale. Al suo fianco, nel corso degli anni, compaiono anche nomi di ex dirigenti di S.W. Advisory. Prima della liquidazione, il suo sito web riportava tra i clienti «le principali industrie italiane a livello globale e diversi clienti internazionali di rilevanza regionale».
Dall’inchiesta Surveillance Secrets
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Eni ha dichiarato che «i due dirigenti (Saccone e Casula, ndr) non lavorano presso Eni da diversi anni. La Società non è a conoscenza della questione specifica e non ha ulteriori commenti al riguardo».
I giornalisti hanno cercato di raggiungere Casula ma non hanno ricevuto risposte in tempo utile per la pubblicazione. Sono entrati invece in contatto con Saccone, che però non ha poi risposto a una richiesta di commento.
First Wap ha dichiarato che i propri rivenditori, compresa Kcs Group, «sono tenuti a rispettare tutti i requisiti legali e giuridici» quando utilizzano Altamides e non è a conoscenza «di eventuali abusi in violazione del contratto», come l’utilizzo per clienti privati e non per enti governativi o polizie.
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