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Bandenia, la banca pirata che ha raccolto investimenti in Italia senza autorizzazione

Operava con una licenza falsa e senza aver mai avuto l’autorizzazione di Banca d’Italia. Ha raccolto investimenti per centinaia di migliaia di euro, ma diversi clienti hanno denunciato di aver perso i loro risparmi.

14.05.25

Cecilia Anesi
Edoardo Anziano
Raffaele Angius

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IrpiMedia ha scoperto che diverse famiglie in tutta Italia, convinte da intermediari fidati, hanno investito centinaia di migliaia di euro in strumenti finanziari Bandenia, con rendimenti promessi fra il 4 e il 6%.

In realtà, come già confermato da Banca d’Italia alla nostra testata, la banca non è mai stata autorizzata a operare in Italia. Questo tipo di raccolta di investimenti senza un’autorizzazione di Banca d’Italia potrebbe essere abusiva, secondo diversi esperti di diritto bancario consultati.

Infatti, per esercitare l’attività bancaria o finanziaria nel nostro Paese è obbligatoria un’autorizzazione, in mancanza della quale si commette un reato – che è compito dell’autorità giudiziaria accertare.

Palazzo Massenzio Filo della Torre a Bari, sede del Tribunale amministrativo regionale della Puglia e in passato della filiale italiana di Bandenia
Palazzo Massenzio Filo della Torre a Bari, sede del Tribunale amministrativo regionale della Puglia e in passato della filiale italiana di Bandenia © IrpiMedia

La stessa licenza bancaria vantata da Bandenia – emessa dalle Isole Comore dopo che una prima licenza della Dominica le era stata revocata – è falsa, come già svelato da IrpiMedia in collaborazione con Occrp e altre testate internazionali. Alcuni investitori intervistati, poi, sostengono di non aver mai ricevuto indietro il capitale versato inizialmente. Così hanno presentato una serie di denunce contro alcuni gestori e intermediari di Bandenia.

Dove sono finiti i miliardi di Bandenia?

L’ex presidente di Bandenia, lo spagnolo Josè Artiles Ceballos, è stato condannato nel 2022 dall’Audiencia Nacional spagnola a quattro anni di prigione per riciclaggio dei proventi di un traffico di cocaina. Nonostante i guai giudiziari in Spagna, la banca ha continuato a operare, aprendo una rete di centinaia di società in giro per il mondo e vantando capitalizzazioni miliardarie. Il successo è stato possibile grazie a due manager italiani: Fabio Pastore e Giovanni Modafferi, nessuno dei quali ha risposto alle nostre domande. 

Documenti trapelati dall’interno di Bandenia e ottenuti da IrpiMedia mostrano che, almeno fino al 2016, la banca guidata da Artiles Ceballos dichiarava di avere in pancia più di 1,8 miliardi di euro. Nel solo conto denominato «Treasury account Bandenia main office» ci sarebbero stati oltre 510 milioni. 

Nei conti Bandenia della Artiles Capital Ltd, società britannica di cui è stato direttore tra il 2013 e il 2017 proprio Artiles Ceballos, risultavano invece 17 milioni di euro, 22 milioni di sterline e 8 milioni di dollari. Dal 2017 Ceballos – che non ha risposto alle domande di IrpiMedia – è stato rimpiazzato alla direzione della Artiles Capital da Fabio Pastore.

Non è chiaro che fine abbiano fatto questi soldi e c’è il sospetto che esistessero solo su carta. Quando Bandenia è stata messa in liquidazione nel Regno Unito, infatti, il liquidatore non ha trovato alcuna traccia dei centinaia di miliardi dichiarati a bilancio.

L’impatto

Leggi l’impatto che ha avuto questa inchiesta

Elementi sospetti

Giovanni Marangelli e Anna Lasaracina, marito e moglie di Bari, hanno investito in Bandenia nel 2018. Nel 2024, non essendo rientrati del capitale, hanno sporto denuncia alla guardia di finanza. A proporre loro l’investimento, affermano, è stata Annarita Carparelli, all’epoca responsabile del gruppo Bandenia in Italia insieme ad Andrea Polegri. Carparelli era la consulente finanziaria dei coniugi da molti anni.

«Era una di famiglia per noi, ci conoscevamo dal 2002», raccontano a IrpiMedia. «Era un’amica molto stretta, per questo ci fidavamo di lei al cento per cento».

Come ricostruito nella denuncia, inizialmente la coppia ha avuto dei dubbi, visto che Bandenia non era registrata in Italia. Dopo le rassicurazioni di Carparelli, nel novembre 2018 Marangelli e Lasaracina si sono convinti. In un bar del quartiere Poggiofranco hanno sottoscritto l’investimento da 61mila euro. Carparelli, ricordano, «ci disse persino che Bandenia era parte del gruppo Intesa Sanpaolo». La causale della prima tranche versata da Marangelli e Lasaracina infatti recita: «giroconto […] a Bandenia, banca del gruppo Intesa». Interpellati in merito, né Carparelli né Intesa Sanpaolo hanno risposto.

Ai coniugi sono stati promessi interessi del 6% annuo con capitale garantito. C’era però un elemento sospetto: il capitale non è stato bonificato né a una società del gruppo Bandenia né a un conto di banca Intesa, bensì a un conto corrente aperto presso la filiale Unicredit di Praga. Unicredit non ha risposto alle domande di IrpiMedia.

Carparelli ha consegnato ai due clienti di Bari una carta prepagata con circuito MasterCard: in alto a destra si vede il logo di Bandenia, e al posto dell’intestatario la scritta «Bandenia euro 145». Il numero risulta ancora oggi valido, la carta non sembra essere contraffatta. Sul retro si legge che è stata emessa su licenza MasterCard da una società britannica, Cash Flows.

Marangelli e Lasaracina sono riusciti a spendere appena 982 euro, poi nel 2020 la carta prepagata ha smesso di funzionare. «Volevamo prelevare i soldi ma non era possibile. Ne avevamo davvero bisogno perché erano tutti i nostri risparmi», raccontano.

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Bandenia, la finta banca per criminali veri

06.04.23
Anesi, Anziano, Civillini

Nel 2021 Carparelli ha comunicato ad Anna Lasaracina che stava lasciando Bandenia. La coppia, dunque, si è rivolta a Fabio Pastore e Giovanni Modafferi, i due italiani al vertice di Bandenia. Dopo molte insistenze via mail, è stata loro riaccreditata parte dei soldi, in tre tranche, per un totale di poco più di 41mila euro.

Nel 2023 Marangelli e Lasaracina hanno ricevuto una mail in cui viene loro confermata la chiusura del conto, senza aver mai ricevuto indietro i 20mila euro mancanti. Così, a febbraio 2024 la coppia ha deciso di sporgere querela alla guardia di finanza. Modafferi e Pastore non hanno risposto alla nostra richiesta di commento.

Quello di Bari, però, non sembra essere un caso isolato.

Dalla Grecia alla Cina

Nel luglio 2015, a causa della crisi finanziaria in Grecia, l’azienda International Armour di Atene stava cercando alternative al sistema bancario internazionale. La società vende prodotti e servizi per il settore della difesa, è un’azienda certificata Nato ed è inclusa nel registro ufficiale dei fornitori delle Nazioni Unite. Le è stato consigliato di aprire un conto presso la filiale Bandenia di Madrid. 

L’azienda si è fidata e, fra luglio e agosto 2015, ha versato quasi 230mila euro in due conti Bandenia, da cui ha poi ordinato una serie di bonifici in uscita. La banca avrebbe eseguito solo parte delle operazioni e poi, secondo quanto denunciato da International Armour in varie lettere inviate alle ambasciate greche di Madrid e Londra, avrebbe smesso di rispondere.

All’appello mancavano 167mila euro. International Armour non ha risposto alle richieste di chiarimento di IrpiMedia, quindi non è possibile accertare se i soldi siano stati successivamente restituiti.

Allo stesso periodo risale il caso di un imprenditore cinese, riportato dalla stampa spagnola, che ha denunciato di non aver mai ricevuto indietro gli oltre 120mila euro trasferiti su un conto Bandenia.

Una “presunta” istituzione finanziaria

In Italia la banca ha proposto ai propri clienti un «Bandenia business bond» a capitale garantito, con interessi fino al 6% annuo. Un’altra famiglia di Bari ha investito in questo strumento, convinta da un intermediario finanziario di fiducia.

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Nel novembre 2019 Amalia Beneventi* e Domenico Marino*, su consiglio del proprio consulente e amico di lunga data, M. D., hanno investito 91mila euro in due bond Bandenia con scadenza a 24 mesi. M.D. aveva già seguito la famiglia in altri investimenti, che erano andati bene. «I miei genitori si fidavano così tanto che gli avevano lasciato le credenziali per accedere al portale online Bandenia», racconta a IrpiMedia la figlia della coppia. 

Già qualche mese prima, a luglio, l’Organismo di vigilanza dei consulenti finanziari aveva radiato M.D. dall’Albo, contestandogli diverse irregolarità: ha «comunicato false informazioni ai clienti, consegnato rendicontazione non veritiera a una cliente, nonché simulato un’operazione di investimento», e si è appropriato, «anche temporaneamente», dei soldi di alcuni clienti. Il consulente non ha risposto alla richiesta di commento di IrpiMedia. 

Beneventi e Marino hanno inviato i soldi a una società del gruppo Bandenia con sede a Brno, in Repubblica Ceca. Anche in questo caso hanno ricevuto una carta prepagata, sulla quale venivano versati gli interessi. Quando i coniugi hanno consultato l’estratto conto, però, hanno scoperto una serie di operazioni che non riconoscevano. La carta, poi, non funzionava.

La famiglia ha chiesto un appuntamento con i rappresentanti di Bandenia in Italia. Negli uffici di palazzo Massenzio sono stati ricevuti da Polegri e Carparelli, che «manifestando sorpresa e incredulità dell’accaduto si offrivano di regolarizzare il tutto», garantendo che «l’investimento era sicuro» e che avrebbero preso provvedimenti contro M.D. Nonostante l’intervento dei direttori della filiale barese, i soldi dei coniugi sono rimasti bloccati.

Contattati via mail da IrpiMedia, Polegri e Carparelli hanno risposto di aver provveduto «tempestivamente» a segnalare il comportamento di M.D. ai «vertici di Bandenia». I due ex responsabili della banca in Italia affermano che «la mancata adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti del menzionato consulente» è stato uno dei motivi che li ha spinti a interrompere la collaborazione con Bandenia.

Aggiungono anche di essere riusciti in diversi casi a ottenere – pagando di tasca propria le spese legali – la restituzione integrale del denaro investito in quella che definiscono una «“presunta” istituzione finanziaria». Questo, spiegano, è avvenuto nella «maggioranza» dei sette casi di cui sono a conoscenza, segno che altri investitori potrebbero aver avuto problemi con Bandenia.

Dopo l’uscita di Polegri e Carparelli, i coniugi di Bari si sono rivolti ai manager della banca, Fabio Pastore e Giovanni Modafferi. Hanno inviato loro decine di mail, chiedendo la restituzione dei soldi, ma hanno ricevuto solo risposte evasive. Così, nel 2021, hanno presentato contro Pastore e Modafferi una querela alla guardia di finanza di Bari. A oggi è stata loro ripagata solo una piccola parte del capitale, 20mila euro su 90mila, più qualche migliaio di euro di interessi versati da una società estone di proprietà di Pastore, Findigit Ou.

Alla Findigit sono arrivati anche i soldi di un altro investimento, l’ultimo in ordine cronologico che IrpiMedia è riuscita a ricostruire. Miriam*, medica di Torino – secondo la denuncia che ha sporto nel 2024 alla procura di Ivrea – ha investito 30mila euro in un bond Bandenia della durata di 36 mesi con tasso del 4% annuo. La donna, che non vuole essere identificata, è stata convinta a investire da un amico che conosceva da vent’anni.

In questo caso i soldi sono stati trasferiti su un account lituano della Findigit di Pastore. Come nel caso delle famiglie baresi, anche a Miriam sono state fornite carte di pagamento non funzionanti. Entrambe sono intestate alla Findigit, una con circuito MasterCard, l’altra emessa nuovamente dalla CashFlows.

Miriam sostiene che il capitale non le sia mai stato restituito, nonostante le ripetute email all’amministrazione di Bandenia. Secondo la sua testimonianza, il portale home banking di Bandenia ha continuato a funzionare, ma i soldi sono rimasti bloccati anche dopo la fine dell’investimento, e non è mai riuscita a trasferirli su un altro conto.

Registrazione video del portale home banking di Bandenia © IrpiMedia

«Bandenia, purtroppo, è una storia triste, un contatto di lavoro me ne parlò e glielo riferii a una mia cara amica che voleva fare un piccolo investimento», ha spiegato a IrpiMedia chi ha suggerito a Miriam di investire. «Con il senno di poi, ovviamente, fu un consiglio stolto e oggi sto cercando di porre rimedio per rifondere il danno da lei subito».

Carte personalizzate

Oggi Bandenia non ha più un ufficio in Italia e la banca sembra non essere più attiva neanche in altri Paesi. A febbraio 2025, Companies House, la camera di commercio britannica, ha iniziato a cambiare gli indirizzi di varie aziende collegate a Bandenia, spostandoli al «Default Address» di Cardiff.

La camera di commercio procede in questo modo quando ha il sospetto che un’azienda utilizzi l’indirizzo a cui è registrata senza autorizzazione: è il primo passo verso la dissoluzione forzata. Sono passati sei anni da quando l’autorità di regolamentazione del Regno Unito ha concluso che Bandenia rappresentava un rischio per l’integrità dell’intero sistema finanziario britannico.

In Italia, invece, nonostante non sia mai stata autorizzata a operare, la banca con finta licenza sembra essere sempre riuscita a conquistare la fiducia degli investitori.

Una carta prepagata con logo Bandenia e circuito MasterCard consegnata a uno degli investitori
Una carta prepagata con logo Bandenia e circuito MasterCard consegnata a uno degli investitori © IrpiMedia
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In alcuni casi, questo è stato possibile accostando l’appartenenza di Bandenia a gruppi bancari internazionali – per esempio Intesa Sanpaolo –, o aprendo conti in questi istituti, come nel caso di Unicredit. Le due banche italiane non hanno risposto alle domande di IrpiMedia, ma non c’è motivo di supporre che fossero a conoscenza delle attività di Bandenia.

In altri casi i manager Bandenia hanno utilizzato banche estere con pochi controlli antiriciclaggio: è il caso di Findigit, che aveva un conto presso Transactive Systems, a cui nel 2023 la Banca centrale lituana ha revocato la licenza perché consentiva di aprire conti anonimi.

Dai documenti ottenuti dai clienti che hanno investito in Bandenia, emerge che i numeri di tutte le carte prepagate con circuito MasterCard consegnate loro fossero validi. La maggior parte di queste è stata emessa su licenza di MasterCard stessa da un’azienda di nome CashFlows. Si tratta di una «e-money firm», cioè autorizzata a emettere moneta elettronica, di Londra. Né MasterCard né CashFlows hanno risposto alle domande di IrpiMedia. L’emissione da parte di Bandenia di carte prepagate personalizzate può sicuramente aver contribuito a convincere i suoi clienti di aver investito in un istituto finanziario in piena regola.

* Alcuni nomi sono stati cambiati per tutelare l’identità delle persone coinvolte.

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L’impatto dell’inchiesta

Il 14 luglio 2025 la Guardia di finanza di Bari ha sequestrato oltre sei milioni di euro ai direttori di Bandenia. Fabio Pastore, Massimiliano Arena, Giovanni Modafferi, Annarita Carparelli e Andrea Polegri sono indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere, abusivismo finanziario, autoriciclaggio e truffa aggravata.

Crediti

Autori

Cecilia Anesi
Edoardo Anziano
Raffaele Angius

Editing

Giulio Rubino

Fact-checking

Lorenzo Bodrero

Foto di copertina

© Bunhill/Getty

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